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Trovato 59 risultati

  1. battaglia di lancia e spada

    link al commento Mi piacerebbe sentire le vostre opinioni su questo combattimento. Ogni volta che ne scrivo uno ho paura di rendere le cose o troppo confusionarie o troppo noiose. Una piccola nota: il soggetto delle frasi precedenti è Selene, per capire di chi si sta parlando nella prima frase. I tre lancieri incappucciati le furono addosso in pochi istanti. La loro coordinazione era magistrale, e si alternavano negli attacchi con un perfetto sincronismo. Roteavano la lancia con grande abilità e i lunghi mantelli neri volteggiavano attorno a loro in una danza silenziosa. Il vantaggio dei lancieri neri risiedeva nella loro arma, che costringeva gli avversari a tenersi a distanza. La sua punta di ossidrite era così tagliente che bastava un breve contatto per provocare una ferita. Selene riusciva a schivare i colpi saltando in continuazione e quando la punta di una delle lance stava per sfiorarla, la fermava con la sua lama di cristallio. Era impossibile che potesse mantenere quel ritmo per lungo tempo. Irine Segres rimase accanto all’imperatore, per proteggerlo nella remota eventualità che lei arrivasse fin lì. L’altro capitano mosse qualche passo in avanti e cambiò presa sull’asta della lancia, soppesandola, tenendo lo sguardo fisso su Selene. Nella foga del combattimento, ad uno dei tre lancieri neri calò il cappuccio, rivelando una donna dal viso appuntito e dei capelli corti e biondi. Attaccò Selene con un affondo, ma lei saltò all’indietro con una mezza capriola ed atterrò a distanza di sicurezza dai suoi avversari. Prima che questi le fossero di nuovo addosso, sfoderò una seconda spada, quella con la lama di ossidrite. I tre lancieri si scagliarono verso Selene e ripresero ad attaccarla senza sosta. Uno di loro protese la lancia verso il suo fianco, ma Selene la schivò con un guizzo. La donna dal viso aguzzo roteò la propria arma e menò un colpo diretto all’altro fianco. Selene non poteva spostarsi perché la lancia del primo avversario le chiudeva la fuga. Parò il colpo con la spada di cristallio, che cozzò direttamente con la punta della lancia e la frantumò. Approfittò di quella apertura e si slanciò subito verso la donna. Con la seconda spada sferrò un fendente contro di lei, ma il terzo lanciere lo fermò con la sua lancia. La donna mosse immediatamente l’asta dell'arma rotta e colpì Selene alla gamba. Lei barcollò e fu costretta a fare un passo indietro. All’improvviso, i tre lancieri balzarono via all’unisono. I mantelli neri sembrarono un’onda di risacca nella notte. Il loro capitano aveva preso la rincorsa e scagliò la lancia contro Selene. La folla si ammutolì. Selene se ne accorse solo quando era troppo tardi: gli uomini davanti a lei le avevano ostacolato la vista. Schizzò all’indietro più in fretta che poté. Impedì che la lancia la trafiggesse al petto, ma non poté evitare che le si conficcasse nella gamba destra. Elios aveva pensato che sua sorella sarebbe morta davvero e per un attimo il suo cuore aveva smesso di battere. Vide che il gruppo di gendarmi aveva quasi raggiunto i lancieri, e lo svantaggio numerico di Selene sarebbe ulteriormente aumentato. Inoltre, ora che era ferita non avrebbe potuto evitare i colpi dei lancieri con altrettanta agilità. Elios si guardò attorno, in cerca di una scalinata per raggiungerla, ma la folla lo stava schiacciando contro la ringhiera e non sarebbe mai riuscito ad andarsene da lì in tempo. Selene si strappò via la lancia dalla gamba senza emettere un gemito, e il polpaccio cominciò a sanguinare. I lancieri neri ripresero ad attaccarla. Nonostante il dolore alla gamba, lei continuava a muoversi velocemente, ma era evidente che presto sarebbe crollata. Elios strinse i pugni. Avrebbero ucciso sua sorella e lui non stava facendo assolutamente nulla per aiutarla.
  2. Edizioni Librarsi

    Nome: Edizioni Librarsi Generi trattati: Avventure fantasy, mitologia, fantasy game e sottogeneri Modalità di invio dei manoscritti: info@edizionilibrarsi.it, anticipazione/spiegazione tema trattato, sinossi e primo capitolo. Intero manoscritto solo se interessati Distribuzione: http://www.edizionilibrarsi.it/acquistare Sito: http://www.edizionilibrarsi.it/ Facebook: https://www.facebook.com/edizionilibrarsi/ Casa editrice incontrata navigando sul web. Sembrano specializzati per i romanzi a scelta multipla e fantasy. Altro non conosco, al momento. Pensateci voi, grazie!
  3. Firma copie Shaytan

    Fino a
    Incontro informale con i lettori e firma copie del nuovo thriller Shaytan da Mondadori Store Alessandria.
  4. Il Buco Nell'Acqua

    "Il Buco nell'Acqua" "Il Buco nell'Acqua" è un esperimento e una personale necessità di scrittura, di evasione e di condivisione. E' un portale che conduce verso ignote mete, un luogo virtuale, in divenire, il cui format sarà frutto di un'evoluzione spontanea e naturale. "Il Buco Nell'Acqua" é un'insieme di idee, scagliate in un oceano di parole. Queste potranno affondare, ma non senza aver prima creato nel lettore una piccola perturbazione. I racconti variano e varieranno dal gotico al pulp, dal thriller al noir. Il filo conduttore è la ricerca di una scrittura che mostri e che descriva immagini-per-immagini. Una scrittura cinematografica, in bianco e nero. Che evidenzi i contrasti. Una scrittura a volte violenta, in cui la penna si trasforma in coltello e graffia, erode, scava. Nel profondo dell'essere umano. Lasciatevi quindi sedurre dalla mia penna. E prendetemi per mano. Bastien de la Bastille http://unbuconellacqua.blogspot.nl/
  5. Paix entre Nous - capitolo 3

    Il primo pensiero di Rebecca, quando si svegliò che il sole stava giusto sorgendo, fu di controllare le condizioni del suo paziente. Si avvicinò al letto – lei, invece, aveva passato la notte su un mucchio di cuscini orientali raccolti in un angolo – e stette ad ascoltare: il respiro del Templare era ancora fioco, ma non quanto il giorno prima. Rebecca si sentì più leggera e tastò senza timore il suo polso. Anche i battiti, regolari, erano più forti. Ma doveva essere cauta: Miriam le aveva spiegato che quando gli organi soffrono troppo a lungo per la mancanza di sangue, è possibile che un uomo non si svegli più e che muoia nonostante la ferita sia sana e i segni vitali incoraggianti. Ricordò ciò che aveva detto in presenza dell’arciere e si morse il labbro, temendo di essere stata troppo avventata nelle previsioni. Si vestì in fretta e corse al pozzo di casa per attingere altra acqua. L’avrebbe fatta bollire e poi, una volta raffreddata, l’avrebbe usata per inzuppare fazzoletti da disseminare su viso, spalle e torace del cavaliere. Quando tornò in casa, nel silenzio del sonno di pressoché tutti gli altri abitanti, aspettò che l’acqua fosse bollente e poi, portandosi dietro la pentola in cui l’aveva scaldata, si chiuse nella propria stanza. Quando guardò il letto, però, trovò che il ferito si era mosso. Era ancora privo di conoscenza, ma aveva mosso un braccio. Aveva la mano prossima alla benda che gli fasciava il ventre, come se avesse sentito dolore e inconsciamente avesse voluto cercare la ferita. Era un ottimo segno e Rebecca si precipitò al suo capezzale. La speranza le diceva di vigilare perché avrebbe potuto svegliarsi da un momento all’altro. Il rabbino Nathan, anche se riluttante, la raggiunse quella stessa mattina per aiutarla a cambiare le fasciature e, a denti stretti, lodò la medicazione. Tuttavia, prima di lasciarla sola con il ferito, dedicò a entrambi uno sguardo di disapprovazione e scosse la testa. Rebecca si fece portare il pranzo e non lasciò la camera per tutta la giornata: stette seduta sui cuscini o alla finestra e ingannò il tempo mescolando intrugli che le sarebbero tornati utili in un secondo momento. Intanto si avvicinava il tramonto e Bois-Guilbert non aveva più dato cenni di vita. La giovane fanciulla ebrea quasi temeva di scoprirlo morto. E nel frattempo le tornavano alla memoria i tragici momenti dello scontro tra il Templare e Ivanhoe. A proposito, Ivanhoe, il cavaliere sassone cui aveva affidato la vita e che non le aveva rivolto nemmeno una parola nel momento in cui il pericolo era svanito. All’apparire di re Richard, Ivanhoe aveva dimenticato persino dove si trovasse e perché. Aveva ascoltato le accuse ai traditori con il cuore infiammato d’orgoglio, nella consapevolezza che uno di questi giaceva a pochi passi da lui. Si era fatto giustiziere per il re e per Dio. Era davvero tanto diverso dall’uomo che sarebbe dovuto morire e invece respirava sul letto? Sì, in effetti sì: Ivanhoe aveva combattuto per puro spirito cavalleresco, per ricambiare un favore che, per quanto assoluto come la vita, l’aveva spinto all’arena di Templestowe solo per dovere. Brian de Bois-Guilbert – solo ora pensava al suo nome completo, come se nel solo nome della stirpe si confondessero tante cose e si perdesse l’unicità di quella persona e della sua anima – Brian de Bois-Guilbert era lì, suo malgrado, schierato dalla parte sbagliata. “Avevo intenzione di apparire come tuo campione” le aveva detto, quando era andato a trovarla per l’ultima volta nella sua cella. E lei non aveva saputo opporgli altro che uno stentato: “Voi?!” Queste parole erano state pronunciate solo due giorni prima, ma a Rebecca sembrava trascorsa un’eternità. Suonavano lontane, mescolate agli schianti delle spade contro gli scudi. Le lame avevano fatto scintille; e scintille avevano lanciato gli occhi dei due contendenti. Amore e odio si erano scontrati su quel campo di battaglia e l’amore aveva vinto. Questo non significava che avrebbe ceduto alle lusinghe di Bois-Guilbert: l’unica cosa che riconosceva era il suo debito di gratitudine, debito che intendeva sanare attraverso la propria dote di guaritrice. Mentre era assorta in così tragiche riflessioni, la mano del ferito si mosse di nuovo; ebbe un tremito, strisciò contro il lenzuolo e si accostò alle bende. Rebecca osservò tutto, rimanendo immobile sui cuscini. Vide che il suo viso si contraeva in una smorfia di dolore e che le sue palpebre tremavano. Un singulto, e Bois-Guilbert mosse anche la testa: la ruotò a destra, poi a sinistra. Rebecca si alzò, accostandosi ai piedi del letto. Il Templare si contorse ancora per un attimo prima di aprire gli occhi con immensa fatica. Era un morto che risorgeva dalla morte. Le sue membra gli erano pesanti, i legamenti erano intorpiditi e anche lo sguardo era appannato dalla nebbia dell’incoscienza. Pure, il suo spirito battagliero aveva dichiarato guerra al torpore mortifero. Il movimento convulso delle palpebre alla fine trovò requie e gli occhi azzurri del cavaliere brillarono di nuovo di vita. Qualche sguardo, ancora confuso, al soffitto, poi ai tendaggi orientali della finestra. Poi Brian de Bois-Guilbert spalancò gli occhi e li fermò su Rebecca. Parve che, per un attimo, volesse ritrarsi, ma il dolore lo fece crollare nuovamente disteso. Rebecca si avvicinò ancora, lentamente, finché non gli fu accanto. «Sono in Paradiso?» domandò lui, con lo sguardo di un bambino sperduto. «No, signore. Siete nella casa del rabbino Nathan» spiegò lei, impassibile. «Non sono morto, dunque? – continuò – Per un attimo ho creduto che lo fossimo entrambi e che questa stanza fosse il Paradiso...» Le sue parole si spensero pian piano, e Rebecca non si trattenne dal raccomandare: «Non esagerate, signore. Avete bisogno di molto riposo» Lui le sorrise debolmente e reclinò il capo su una spalla: «Siete ancora più bella, Rebecca, di quanto la mia memoria ricordasse» Rebecca si accostò come se non avesse sentito, gli sollevò leggermente la testa e gli porse alle labbra una ciotola ingiungendogli, con tono dolce ma fermo, di bere. Lui obbedì, nonostante nei suoi occhi fosse balenata una vena di sospetto. «Cosa mi hai dato?» domandò. Evidentemente, ora che si trovava in completa balia di lei, l’audace cavaliere ripensava alle accuse di stregoneria e le sue certezze vacillavano davanti alla prospettiva di essere avvelenato. «Qualcosa che vi farà dormire» rispose sibillina Rebecca, quindi uscì dalla camera.
  6. Paix entre Nous - capitolo 2

    Commento «Aiutatemi a sfilargli la cotta» disse Rebecca all’arciere e questi obbedì alle sue indicazioni. Il respiro del Templare era diventato più flebile, ma restava regolare. Una volta che la ferita fu scoperta, Rebecca si armò di ago e filo e ne ricucì i lembi. Subito dopo, sciacquò il sangue e spalmò un unguento dal profumo intenso. Quando ebbero anche fasciato tutto il busto a protezione della sutura, la giovane ringraziò l’arciere sconosciuto, allungandogli un borsello pieno di monete d’oro. Questi ringraziò e chiese di poter attendere l’arrivo dei due compagni per ripartire insieme a loro. Rebecca si inginocchiò accanto al Templare privo di conoscenza e annuì. Intanto tastava il polso, prendeva la temperatura della fronte e tornava a pulire le ultime tracce di sangue schizzate sul viso. Nathan, il rabbino, non era in casa in quel momento; alla servitù Rebecca aveva ordinato di non entrare nella camera riservata agli ospiti – e in quel momento spettante a lei. Non avrebbe saputo dove lasciar coricare il Templare ferito con la certezza che nessuno l’avrebbe trovato. L’arciere non aveva sollevato nessuna questione, ma l’aveva osservata per tutto il tempo con fare sospettoso. Aveva tenuto d’occhio i suoi movimenti, controllato l’unguento e mantenuto un rigoroso silenzio durante le operazioni. Rebecca non riusciva a crearsi un’idea di cosa quel giovane arciere stesse pensando di lei in quel momento. «Diffidate ancora di me?» gli domandò, per spezzare definitivamente la cappa di sospetto che incombeva nella stanza. «No, non più. Ho visto che tenete alla salute di quest’uomo; e francamente non me ne capacito» ribatté, aggiustandosi il cappello sulla testa. «Voi probabilmente non conoscete la storia» constatò Rebecca con un sospiro. «Conosco tutta la storia: mi chiamo Locksley ed ero a Torquilstone con i miei uomini e il Cavaliere Nero; il quale non è altri che re Richard, a quanto ho potuto vedere» Rebecca volse gli occhi in su, sperduta: «Eravate là?» farfugliò, senza tenere conto della seconda parte della risposta. «Ho visto con i miei occhi questo Templare che vi portava via passando attraverso le frecce e le spade dei miei uomini; giuro che non ho mai visto un uomo così pazzo» ribatté Locksley, accennando con la testa. Rebecca si rialzò: «Se supererà questa notte – disse, quasi parlasse a se stessa – potrò auspicare che sopravvivrà alle successive. Ha perso molto sangue...» «Perché salvate l’uomo che avrebbe potuto decidere per la vostra morte?» Rebecca, a disagio per l’insistenza di Locksley, gli dedicò uno sguardo imbarazzato prima di rispondere: «Perché in effetti avrebbe potuto condannarmi, ma ha preferito farsi uccidere piuttosto di vedermi, da vincitore, ardere sul rogo» Locksley annuì, fissando intensamente gli occhi di lei. Ma quel momento di sospensione fu brevissimo: dalla porta d’ingresso la voce di Frate Tuck risuonò potente. Stava discutendo con Isaac su un passo dell’Antico Testamento, tentando in tutti i modi di convincere l’ebreo della propria interpretazione per dichiararlo convertito. «Mio buon eremita – lo interruppe Locksley raggiungendolo all’ingresso – Il cristiano è in buone mani, il funerale non si farà più. L’elemosina, però, l’abbiamo ricevuta lo stesso» e dicendo così fece tintinnare il borsello legato alla cintura. In pochi minuti i tre presero la loro strada e scomparvero nell’aria fredda di un crepuscolo nuvoloso. Isaac indovinò facilmente dove potesse trovarsi la figlia e la sorprese inginocchiata in preghiera ai piedi del letto su cui giaceva il Templare a petto nudo. «Figlia mia! – chiamò ad alta voce, senza rispettare il silenzio della fanciulla e del ferito – Figlia mia, se quegli uomini sapessero che costui è sopravvissuto, ti condannerebbero di certo! Lascia che a prendersene cura siano i suoi compagni...» «Non ne ha più – intervenne Rebecca – Il prezzo della sconfitta sarebbe stata l’espulsione dall’Ordine» «Allora la sua famiglia penserà a lui!» obiettò Isaac. Rebecca negò: «Credo che non abbia neanche questa. O per lo meno, credo sia molto lontana» Isaac la guardò con espressione affranta: «Quale figlia sconsiderata mi ha dato l’Onnipotente. Un passo falso e potremmo essere messi a processo... Ma costei vuole salvare il suo nemico! Non come Giuditta, che preservò il popolo eletto...» Rebecca decise che sarebbe stato inutile rispondere. Si rimise a pregare ad alta voce, recitando i salmi del re David. E suo padre preferì andare a lamentarsi nell’altra stanza piuttosto che interrompere nuovamente le sante parole della figlia.
  7. Commento Sua Maestà re Richard Cuor di Leone aveva gettato la maschera. Stava fiero in groppa al suo destriero, che calpestava altezzosamente il terreno insanguinato della lizza di Templestowe. L’aria vibrava tra lo stupore e la rabbia dei presenti. I contadini dei dintorni alzarono forti urla di approvazione, coprendo quasi del tutto le parole del sovrano. Ma chi non avesse potuto udirle con le proprie orecchie le avrebbe intese dalla faccia del Gran Maestro Beaumanoir, che diventava sempre più livido di stizza e vergogna. Albert de Malvoisin, la serpe della discordia, era assicurato alla custodia delle guardie del re e Richard tornava a rivolgersi al Gran Maestro, circondato dai propri fidi, tra cui lo stesso Wilfred di Ivanhoe. Rebecca non badava a ciò che le capitava attorno, intontita dall’angoscia che lentamente lasciava il suo corpo. Fuoriusciva come fuoriusciva, in quel preciso momento, il sangue dalla ferita aperta nella bianca tonaca del Templare Bois-Guilbert. Da quando aveva visto la spada di Ivanhoe immergersi nella sua carne era pervasa da una sensazione che aumentava al diminuire dell’angoscia. Quasi non si accorse di suo padre che l’abbracciava e baciava e accarezzava. I suoi occhi erano fissi al luogo dove ancora giaceva il cadavere dello sconfitto. Richiamati da Beaumanoir, i Templari si erano raccolti ordinatamente in assetto da combattimento, ma la risolutezza con cui il Gran Maestro aveva ordinato subito dopo di abbandonare la lizza li obbligò a marciare rapidamente via da quella che era stata la Precettoria di Templestowe. E il cadavere di Bois-Guilbert era abbandonato a un destino crudele. Lentamente, Rebecca si sottrasse alle attenzioni del padre. «Rebecca, luce dei miei occhi – la pregò – Lasciamo questo luogo maledetto il più in fretta possibile» «Voglio vederlo» bisbigliò la fanciulla, senza prestare attenzione alle sue parole. «La follia ha colto mia figlia, la mia unica figlia! – si lamentò Isaac tendendo le mani al cielo – Andiamo via, prima che i cristiani si adirino con noi» Rebecca non lo ascoltava; camminò veloce, praticamente non vista, tra i cavalieri del re e raggiunse il nemico che l’aveva condotta alle soglie di una morte orribile. Lo guardò attentamente, fissò il suo viso immobile e pallido, la sua posa degna di un crocifisso, a braccia aperte. E il fianco aperto: ora che era più vicina, si accorse che la ferita non era estesa come aveva creduto. Sentì il cuore sussultare nel petto e non seppe spiegarsi il perché. Si inginocchiò accanto a lui, osservò più attentamente il suo corpo e capì, capì che respirava flebilmente. “È vivo!” pensò, senza sapere se gioire per una vita risparmiata o se disperarsi per il prolungarsi della sua persecuzione. Si voltò e vide che il re si stava allontanando, per mettere fretta ai Templari e convincerli che tornare indietro non sarebbe stata affatto una buona idea. Solo suo padre non distoglieva gli occhi da lei e si stringeva nel mantello, lanciandole certe occhiatacce. Rebecca tornò ad osservare la ferita di Bois-Guilbert: era curabile, avrebbe saputo guarirlo. Oppure avrebbe potuto fare come i Templari e abbandonarlo lì come giusta ricompensa per ciò che le aveva fatto. Ma, pensò, lei gli aveva dato il suo perdono; e nondimeno lui l’aveva esortata a fuggire. Lo stallone aspettava ancora nascosto nel bosco da qualche parte. E poi, quello sguardo... quell’ultimo sguardo prima del terribile fendente... Non era stata una distrazione a condannarlo alla sconfitta. All’attacco disperato di Ivanhoe Bois-Guilbert avrebbe facilmente opposto una difesa; invece aveva allargato le braccia e offerto il petto. Rebecca era tanto concentrata a controllare i segni vitali del Templare da non notare tre figure che si avvicinavano dal vicino boschetto. «Giudea – la apostrofò una voce carica di disapprovazione – Sei stata dichiarata innocente, ma per me resti comunque una negromante: cosa vuoi fare a questo disgraziato, ora che è morto?» Rebecca alzò gli occhi, sorpresa. A parlare era stato l’uomo vestito da monaco. Un altro aveva un cappello a punta dotato di piuma e un lungo arco a cui si appoggiava; il terzo aveva un cappello simile, ma nessun arco, bensì una cetra a tracolla. «Parola mia, giudea – continuò l’arciere – Noi non abbiamo le sofisticherie di questo monaci armati. Emaniamo in fretta le nostre sentenze e, per quanto quest’uomo in vita non fosse proprio uno stinco di santo e neanche un sassone, era comunque un cristiano. Frate Tuck, vorresti provvedere a un buon funerale per lui?» Il monaco storse il naso: «Lo faccio in ossequio alla croce che ha sul mantello; l’ho visto sulle mura di Torquilstone e non ha di certo conquistato la mia simpatia» «Allora andiamo; prima lo seppelliamo cristianamente, prima potremo tornare alla Quercia» rispose l’arciere e si apprestò, con l’aiuto del menestrello, a sollevare il cadavere. «Se lo farete – intervenne Rebecca, frapponendosi – seppellirete un uomo vivo, condannandolo a una morte ben peggiore» All’udire quelle parole, tutti e tre gli uomini sobbalzarono. «Grande Signore! – esclamò il monaco – Questa donna ha già compiuto le sue cabale richiamandolo dall’Inferno!» Rebecca scostò il brandello di stoffa che teneva premuto contro il fianco del Templare, indicò prontamente la ferita e ribatté:«Guardate la ferita: converrete con me che non è mortale. E ascoltate: sentite anche voi? Respira piano, ma respira ancora!» I tre uomini dovettero riconoscere che non si trattava di magia: Bois-Guilbert non aveva mai superato la soglia dell’altro mondo. «Che cosa possiamo fare?» domandò il menestrello, rivolto all’arciere. Questi aveva un’aria cupa; il monaco rispose al posto suo: «Non possiamo farci niente. Io posso solo abbreviargli le sofferenze con un colpo ben assestato del mio bastone» L’arciere alzò le spalle: «Nella foresta non troverebbe chi lo possa medicare» «Potreste aiutarmi a portarlo presso il rabbino Nathan? Noi sapremo salvargli la vita» intervenne Rebecca. Nel frattempo Isaac li aveva raggiunti e aveva sentito le sue ultime parole: «Follia! – esclamò – La mia unica figlia ha perso l’intelletto!» e continuò a lamentarsi per tutto il tempo. L’arciere diede una rapida occhiata ai due compagni e disse: «Giudea, possiamo fidarci davvero delle tue intenzioni?» «Certamente!» «Ma figliola! Questo infedele ti ha quasi fatta bruciare come la buona Miriam, che il Signore accolga la sua anima nei cieli!» obiettò Isaac. «Attento a chi chiami infedele, giudeo! – ringhiò Frate Tuck – Ma su una cosa hai ragione: la tua generosità mi suona sospetta, ragazza» Rebecca deglutì: «Avete visto tutti che si è lasciato trafiggere. L’ha fatto per salvarmi la vita!» «Se tu, Frate Tuck, sei d’accordo con il padre, io lo sono con la figlia. Se quest’uomo non era sotto l’effetto di una magia, c’è solo un’altra spiegazione: amore» ammise l’arciere. Rebecca si sentì arrossire e senza rialzare lo sguardo sugli sconosciuti tagliò corto: «Vogliate portare il Templare dove vi ho detto e avrete una giusta ricompensa per la vostra compassione». I tre accettarono di buon grado. E i lamenti del povero Isaac non sortirono alcun effetto. Rebecca avvertiva con ansia lo scorrere del tempo: la ferita, in sé, non era mortale, ma Bois-Guilbert rischiava il dissanguamento. Isaac aveva un cavallo; lo stallone nero del Templare fu trovato tra gli alberi a brucare. L’arciere montò in sella e caricò il ferito, dando di sprone per fare più in fretta. Non aveva bisogno di guide che gli indicassero la casa di Nathan. Rebecca lo seguì con il cavallo del padre; Isaac e gli altri due avrebbero continuato a piedi.
  8. Conflitto

    Scena at cazzum senza nessun collegamento a niente, solo come esercizio di stile. Commento: Sentì delle voci avvicinarsi. Aspirò un’altra volta. La sigaretta sfrigolò debole, un pezzo di cenere si separò infrangendosi al suolo. Paolo se la tolse di bocca, buttò fuori il fumo e poi la gettò poco distante dal suo piede, che la calpestò spegnendola. Due persone comparvero all’entrata, non notando la figura in piedi contro il muro vestito di ombre, passarono oltre continuando a parlare. A braccetto uno all’altra. Paolo allora uscì e si mise dietro di loro, accelerò il passo fino a poterli toccare e poi, di punto in bianco, colpì dietro al ginocchio destro il ragazzo. Quello cadde a terra, fermandosi con le mani prima di toccare con la faccia l’asfalto del marciapiede. La ragazza bionda lo guardò, riconobbe Paolo e poi ricevette un pungo al volto che la fece caracollare. Il suo compagno si alzò e affrontò Paolo, lo placcò a mo’ di rugbista buttandolo a terra. Gli assestò due pugni precisi al volto, che gli fecero rimbalzare la testa, il terzo non arrivò mai perché Paolo lo aveva colpito al fianco. Insistette su quel punto fino a che il ragazzo si ritrasse, quindi si rialzò e continuò a infierire. Un montante poderoso lo spinse contro un negozio dalla sarracinesca abbassata, generando un gran fracasso. L’aggressore infierì di nuovo colpendolo all’addome con una ginocchiata, afferrandolo al collo rifece il gesto. D’improvviso però delle mani iniziarono a tirarlo indietro, piccole dita dalle unghie colorate di rosso. Paolo si voltò e prese per i capelli Valeria, gettandola in mezzo alla strada. Fece per andarle dietro ma il traditore si avventò su di lui e lo spinse in avanti. La faccia strisciò sul ruvido asfalto, la testa gli venne afferrata e schiacciata ancora di più verso il basso. Seguirono parecchie craniate che non poté evitare, avvertendo i primi segni di vera debolezza. Venne girato, preso dal giubbotto e costretto a prendersi i cazzotti dallo stesso tipo che avrebbe voluto uccidere con le sue mani. Valeria continuava a urlare di fermarsi, di lasciarlo stare perché così l’avrebbe ucciso, ma lui nulla. Lei quindi si mise tra i due, spinse lontano il ragazzo mentre Paolo cercava di riprendere fiato. Non era così che doveva andare a finire. Si voltò dall’altra parte, non avrebbe visto uscire il coltello dalla tasca del giubbotto. Lo fece scattare. Analizzò la distanza delle voci, capì che quello era il momento giusto e a fatica, con la faccia insanguinata e le gambe tremanti si mise in piedi. Crollò subito dopo, appoggiando la mano con il coltello a terra per sorreggersi. Il traditore, colui che aveva reso la sua vita inutile, colui che aveva rubato la sua unica ragione di vita lo notò. Spinse di lato Valeria, in pochi passi lo raggiunse e gli mollò un calcio tra mascella e occhio che lasciò Paolo a terra. Impotente. Lo sentì infierire sull’addome, imprecare che non avrebbe dovuto farlo, che era stata una pessima idea ma ormai lo aveva già capito. Mentre subiva tutto quel dolore, mentre il sangue gli colava sugli occhi, mentre il fiato si smorzava. Come la sigaretta venne calpestato e la sua luce interna, già spenta dal dolore, svanì del tutto, come il suo vano tentativo di vendetta. Lo abbandonarono a terra, sul catrame inzaccherato di sangue, un corpo senza vita. Forse, già da prima di quello scontro.
  9. Shaytan

    Fino a
    Sabato 2 dicembre, presso la Libreria La Piazzetta, incontro informale con l'autore e presentazione del nuovo thriller "Shaytan", secondo libro della serie di Luke McDowell.
  10. Shaytan

    Fino a
    Venerdì 1 dicembre presso Mondadori Store Alessandria incontro informale con l'autore e presentazione del nuovo thriller "Shaytan", secondo libro della serie di Luke McDowell.
  11. Shaytan

    Venerdì 24 novembre, dalle 15.30 al 18:00 incontro informale con l'autore e presentazione di "Shaytan", il secondo thriller della saga di Luke McDowell.
  12. Il giglio di fuoco

    Immagine di copertina: http://www.sonzognoeditori.it/index.php/component/marsilio/scheda-libro/4542653/il-giglio-di-fuoco Titolo: "Il giglio di fuoco" Autore: Vic Echegoyen (traduzione di Amaranta Sbardella) Casa editrice: Sonzogno ISBN: cartacea ISBN-10: 884542653X; ISBN-13: 978-8845426537; digitale ASIN: B07662T5TX Data di pubblicazione (o di uscita): 19 ottobre 2017 Prezzo: 16,58 euro (versione cartacea) 9,99 euro (versione digitale ) Genere: romanzo storico Pagine: 491 Quarta di copertina o estratto del libro: "Francia, durante la Guerra dei trent'anni. Quando il cardinale Richelieu incarica Leon, segretario di stato e capo delle sue spie, di una rischiosa missione segreta in Borgogna, territorio nemico, questi non immagina che dovrà trovare, catturare ed eliminare la donna più pericolosa del regno. Mentre la caccia avanza e la misteriosa preda trova mille stratagemmi per sfuggire ai suoi persecutori, vengono gradualmente alla luce la personalità e il passato dell'eroina braccata: una spregiudicata avventuriera, proveniente dai bassifondi della società, ripudiata fin da piccola dai genitori e marchiata a fuoco dall'Inquisizione, capace però di conquistare le corti di Londra e Parigi grazie al fascino, all'astuzia e a un ingegno senza scrupoli. Aveva saputo entrare anche nelle grazie dell'uomo più potente di Francia, il cardinale; ma ora, al termine di una sequela di raggiri e inganni, inizia tra i due - i cui destini sono intimamente intrecciati - l'ultima sfida, nella quale entrambi metteranno a rischio la propria fortuna, la propria vita, e perfino la pace in Europa." Link all'acquisto: https://www.amazon.it/Il-giglio-fuoco-Vic-Echegoyen/dp/884542653X/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=&sr= Recensioni (attenzione: SPOILERS!): Bostonian Library Scaffalidariscrivere Convenzionali
  13. Ponte alle Grazie

    Nome: Ponte alle grazie Generi trattati: saggistica e narrativa Modalità di invio dei manoscritti: proposte@ponteallegrazie.it Distribuzione: nazionale Sito: http://www.ponteallegrazie.it/ Facebook: https://www.facebook.com/PontealleGrazie Nel caso delle proposte di saggistica, si può inviare una sinossi (massimo 4000 battute). Se di nostro interesse, richiederemo poi l'intero manoscritto. Nel caso della narrativa, è bene inviare, assieme alla sinossi, l'incipit del romanzo (massimo 20000 battute). In tutti i casi, è benvenuta una breve notizia sull'autrice o l'autore, e in particolare sulle pubblicazioni precedenti. Se non fosse possibile inviare sinossi e incipit per posta elettronica, si può utilizzare l'indirizzo della casa editrice: via Gherardini, 10 - 20145 Milano. I manoscritti non verranno in nessun caso restituiti. Gruppo editoriale GeMS
  14. Ordinaria Amministrazione(Capitolo 1)

    Commento a "Neon" La vallata si estendeva per un ampio palmo di terra che comprendeva diversi rilievi montuosi. Verdi campi in pianura erano perfetto pascolo per la fauna locale. L’erba cresceva rigogliosa bagnata dalle acque del fiume che, come in quel caso, diventava quasi un torrente per la sua impetuosa forza donata dalla pioggia. La foresta si affacciava ai limiti della piana e saliva sulle montagne circostanti. La ipsilon che formavano le confluenze dei due corsi d’acqua dividevano perfettamente la montagna più alta di tutte, il Dente Aguzzo. Fino a pochi anni prima questa era zona di caccia per i Nativi Americani del luogo. Lentamente, con l’arrivo della polvere da sparo e dell’uomo bianco, le cose erano cambiate. Gli indiani avevano dovuto lasciare quella piana rigogliosa, chiamata da loro Lacrima Verde, per ritirarsi in luoghi più sicuri per i loro popolo. Così le montagne erano diventate casa di molte tribù che, protetti dalla roccia e dagli alberi, potevano sopravvivere per lungo tempo al passaggio di sempre più folti gruppi di cacciatori di pelli e altre prelibatezze. Così, a diverse miglia di distanza dalla valle della Lacrima Verde, era nato il primo avamposto militare che ospitava qualche mercante in cerca di fortuna e una nutrita guarnigione per proteggere la zona dal pericolo degli indiani. Quella era diventata una perfetta oasi di pace e riposo per tutti i cowboy e gli uomini che cercavano fortuna nel nuovo West. In molti avevano solcato quel mare. In molti ne avevano colto i frutti. Proprio alle pendici della montagna più grande si trovava una piccola costruzione in legno. Una locanda. L’insegna di legno pitturato di rosso recitava “Il ristoro di Harry”. Quella notte quell’asse ballava davanti alla porta urtando spesso il muro. Lampi e fulmini sferzavano il cielo. Non si vedeva un tempo così da molti anni. La forza di acqua e vento era così tanta da aver costretto a chiudere le finestre per proteggersi dal freddo pungente. Il comignolo buttava fuori placidamente il fumo. All’interno c’erano quattro lunghi tavoli con altrettante sedie. Solo uno era occupato. Sedevano due uomini. I cappotti ancora indosso tenevano in mano un boccale di birra e guardavano il fuoco scoppiettare allegramente, quasi non si rendesse conto del tempo che correva fuori. Il più vecchio, che dava le spalle alla porta, aveva una folta barba bianca e una cicatrice che correva sotto l’occhio destro fino alla guancia. Uno sguardo torvo. Le guance scavate dalla fatica e dal poco cibo che poteva consumare. L’altro avventore del locale era un giovane. Aveva capelli neri corti e due paia di baffi, ma non sembrava molto vecchio. Forse li usava per nascondere l’età. Somigliava molto a quello che doveva essere suo padre, seduto di fronte a lui. Il locandiere stava pulendo bicchieri al bancone. Ogni tanto, quando tuonava, dava un’occhiata fuori come se potesse vedere oltre il legno. Aveva pochi capelli che facevano il giro delle tempie come il mare fa con un’isola. Ancora di un buon color castagna. Due paia di lunghi baffi incorniciavano il viso pieno. “Credo di essere passato qui tre o quattro anni fa. E non ricordo la tua locanda” disse all’improvviso il vecchio mentre guardava la sua birra. “Oh, be’. Questo è vero. Sono qui da un paio di anni al massimo.” “Come mai hai scelto un posto così sperduto per una locanda?” “Avevo bisogno di stare tranquillo. Ma non disdegno un po’ di compagnia. Quindi ho pensato, tanto vale farsela pagare” disse ridendo Harry. “Hai ragione. Questa è una buona birra. Ragazzo, bevi, così ti scaldi” ammonì il figlio guardandolo torvo. “Non mi piace il sapore della birra” rispose il ragazzo stizzito. “Non rispondermi in quel modo. Bevi e non fare storie, Paul.” “Va bene, va bene” disse Paul mentre guardava il bicchiere con poca voglia. “Ho deciso di offrirvi qualcosa” proseguì il locandiere mentre spariva sotto il bancone. Uscì poco dopo con tre sigari in mano. Il sorriso indicava che erano di buona qualità. Il vecchio lo guardò con occhi luccicanti. Erano esemplari di ottima fattura. Color cioccolato. L’uomo avanzò verso il tavolo e si sedette accanto al vecchio. “In notti come queste un sigaro in compagnia è la cosa migliore che esista” disse mentre prendeva i fiammiferi dalla tasca del grembiule. “Sono d’accordo. Non capita tutti i giorni di vederne di così belli.” “Tenga.” “Grazie. Paul, accendi tu.” Il ragazzo sospirò e prese un sigaro e un fiammifero. Lo mise tra le labbra e strusciò con violenza il fiammifero sul legno del tavolo. Lentamente avvicinò la fiamma e cominciò a girare. Quando il tabacco si fu annerito per bene prese a tirare con forza. Boccate di fumo uscivano dalla sua bocca formando volute sinuose. Gli altri due seguirono il suo esempio. In un attimo la stanza si era riempita di caldo e dolce profumo di sigari. “Era da molti anni che non fumavo qualcosa di così buono. Ma, devo dire, era da molti anni che non capitava una pioggia del genere” disse il vecchio mentre guardava il fuoco. “Questa notte, per chiunque si trovi di fuori all’addiaccio, sarà molto dura. Speriamo che non muoia nessuno. Solo qualche indiano, se possibile.” “Hai ragione. Quando portavo il bestiame d’inverno per i pascoli, qualche volta, mi è capitato di dover dormire all’aperto durante la notte. Con questo tempo è una vera tortura. L’acqua ti entra nelle ossa fino a fartele dolere.” “Verissimo. Anche cavalcare non è facile.” “Hai sempre fatto il locandiere?” domandò il vecchio guardando le mani di Harry. “No. Questa è un’occupazione che ho intrapreso di recente, a dire il vero. Prima avevo una vita più avventurosa ma decisamente meno sicura. Ormai sono troppo vecchio per stare giorni a cavallo. Per non parlare delle creature maligne che si aggirano da queste parti ultimamente. Inoltre la mia gamba destra non è più tanto buona da quando sono stato ferito alla tibia da un proiettile” disse sollevando il pantalone per far vedere la cicatrice obliqua. “Cristo santo. Ora capisco.” “E voi. Per quale motivo siete passati da queste parti?” “Mio fratello ha una fattoria non lontano da qui. Era un sergente dell’esercito. Se l’è costruita da solo quando non era ancora territorio americano. Non è diventato ricco ma vive degnamente, da quanto dice. Qualche settimana fa ho ricevuto una lettera da parte sua. Mi chiedeva aiuto. Sta molto male in seguito ad una caduta da cavallo. Ha bisogno di una mano fino a quando non si riprende per gestire la fattoria. Così siamo partiti lasciando mio figlio, il più grande, a badare a tutto.” “Capisco. Capisco molto bene. E tu ragazzo. Come ti senti? Ti piace viaggiare?” domandò il locandiere abbozzando un sorriso. “Non molto. Fa freddo di notte. E quando non troviamo locande bisogna stare attenti ai lupi, o peggio. Casa era più calda e accogliente.” “Questi ragazzi diventano più pigri ogni giorno” rise Harry. “Imparerà presto che il sudore della fronte rende un uomo libero e degno di essere chiamato tale.” Il locandiere stava per ribattere quando, improvvisamente, qualcuno bussò tre volte alla porta. All’inizio pensarono che si trattasse del vento. Ma dopo alcuni istanti l’evento si ripetè. Harry, a quel punto, si alzò e andrò verso il bancone. Si piegò e ne uscì con un fucile in mano. “Non si sa mai chi potrebbe essere a quest’ora della notte” disse guardando gli avventori. “Hai ragione. Prendo anche la mia pistola” rispose il vecchio mentre estraeva un vecchio revolver. Si alzarono insieme e si diressero alla porta. Harry guardò l’uomo che stava per sollevare la sbarra di legno che chiudeva la porta. Puntò il fucile dritto sull’entrata, pronto a sparare. “Apra.”
  15. Prevenire è meglio che curare

    commento Per quanti anni lo hanno sottovalutato? Per quanto tempo si sono detti che un giorno avrebbero scoperto una cura? In fondo qualcuno si salvava con la chemio. Tornava alla vita di tutti i giorni e cosa gli restava? Una pessima esperienza e un grande spavento. Altri invece no. Morivano o subito, lasciando la famiglia in un dolore immediato, o guarivano, dando l’impressione di avercela fatta, per poi riammalarsi, lasciando la famiglia in un dolore digerito e ancora più scuro. Come facevano a continuare a sorridere, mentre quel mostro silente si muoveva nell’ombra? Un boia imprevedibile. Un boia da cui non puoi difenderti, perché non viene a cercarti. A un certo punto ti germoglia dentro, come la gioia, la compassione o l’empatia. Una roba che inizia astratta e finisce per ucciderti, con estrema concretezza. E loro facevano finta che non esistesse. Una ricerca qui, una lì, ma niente di concreto. In fondo chi non vedeva coinvolto sé stesso o un familiare stretto, poteva benissimo ignorare il tutto e continuare la propria esistenza. Cosa avevano da perdere a quel tempo? Nulla. Che cozza terribilmente con il tutto di adesso, ma loro non potevano sapere. Non potevano nemmeno lontanamente immaginare. Poi un giorno il cielo si è squarciato e nel placido celeste del giorno è comparsa una colossale unghiata, di un nero notturno e senza stelle. Mio padre, quando era ancora in vita, me la descriveva di tanto in tanto: sosteneva che una cosa così, una volta che l’hai vista, non puoi più dimenticarla. «Dalla lacerazione nel cielo cadde una specie di mollica rosa. Sai quando bagni il pane e la mollica si fa tutta compatta? Così. Ecco, ne cadde tanta. Tantissima. Si divise e cominciò a muoversi per le strade di tutto il mondo, come un verme. Milioni di vermi alla ricerca delle loro prede, cioè noi.» Chiudeva sempre con quel “cioè noi”, quando raccontava la storia del primo contatto. Non voleva certo dare enfasi a quella che sarebbe stata poi riconosciuta da tutti come la fine dell’umanità. Era semplicemente un modo realista di affrontare la cosa. Si scoprì che la “mollica rosa” era senziente ed era arrivata sulla Terra con un preciso scopo: riunirsi alle sentinelle, inviate in avanscoperta millenni prima sul pianeta. Quelle erano molliche primitive e parassite, non in grado di sopravvivere fuori da un corpo umano. Erano state loro a causare il cancro, come l’aveva conosciuto l’umanità fino alla generazione di mio nonno. «Gastone, stai sempre a pensare. Guardi fuori dalla finestra e pensi. Cos’avrai da pensare in questo mare di merda? Devi fare tu il turno di guardia dall’una alle quattro?» «Sì, sta a me.» «E cerca di concentra-Ah! Cazzo!» «Tutto ok?!» «Sì, tranquillo. Queste fitte si fanno sempre più lancinanti, ma è ok. Sto bene ora. Buonanotte.» «Buonanotte.» Saluto il capo del mio reparto con un gesto rapido della mano destra, che fa tintinnare l’ago cannula sul mio polso. La uso per la chemio da due mesi ormai, quando uno dei vermoni è entrato nella nostra zona, durante la mia ronda. Mi si è attaccato alla bocca e mi ha instillato un tumore ai polmoni. I miei compagni l’hanno tirato via, prima che fosse troppo tardi e arrivassero anche le metastasi, ma ormai il mio sistema respiratorio era compromesso. Nonostante tutto sono quello che se la passa meglio nell’hangar. C’è Clotilde che ha metà colon compromesso e che convive con una colonstomia da sei mesi, cercando di sorridere ogni volta che svuota la sacca. C’è Demetrio, il capo con cui ho appena parlato, a cui uno dei vermoni ha letteralmente masticato la testa per dieci minuti, prima che riuscissero a dividerli. Il tumore al cervello che ne è scaturito sembrava essere funesto. Doveva esserlo. Invece gliel’hanno asportato in toto e ciò che è rimasto della sua massa cerebrale, non l’ha trasformato in un vegetale. Ha una cicatrice dietro la nuca, che ricorda il simbolo della Nike e a volte ha delle allucinazioni, ma non è cambiato di una virgola. Molti qui hanno gridato al miracolo, ma la realtà è che chirurghi e oncologi lavorano ormai a pieno regime. Ciò che aveva una medio-bassa incidenza sulla popolazione, adesso viene ad attaccarci come una bestia insaziabile e se non sei così fortunato da morire subito, vai incontro alla malattia. Ci sono più casi da studiare e la ricerca ha ritmi che non si erano mai visti. Le sovvenzioni statali stesse non si fanno più attendere e all’improvviso si trovano soldi, che prima non c’erano mai stati. La paura di una morte certa deve aver smosso parecchie coscienze. Tsss… Scatto in piedi e punto la torcia contro la finestra blindata. Vedo però soltanto il mio riflesso smagrito, con la testa calva e le sopracciglia ormai assenti. Sono sicuro di aver sentito il verso di un vermone. Devo suonare l’allarme. E se mi fossi sbagliato? Sì, era il vento. No, mi sta guardando. Sento i suoi cazzo di occhi addosso. «Dove sei, figlio di puttana?» Tsss… «Sei dentro o fuori? Non ho paura di te! Mi hai già attaccato una volta e sono sopravvis-» Mi blocco. L’ho visto. È fuori. Il problema è che non è solo. Ce n’è un altro al suo fianco. Altri due sono sulla destra del mio campo visivo. Uno scende dall’alto e fa scorrere il flaccido ventre di “mollica” sulla finestra. «Non è stupenda Londra, in Autunno, Judith?» C’è Demetrio a fianco a me. Ha gli occhi vacui ed è nel pieno di un’allucinazione. Mi faccio il segno della croce. Poi lo abbraccio. Una lacrima mi scende sulla guancia destra.
  16. Incontro con Felix Madison

    Fino a
    DOMENICA 15 OTTOBRE alle ore 17.00 presso il MONDADORI BOOKSTORE PAVIA Presentazione del libro DIARIO DI UN'AVVENTURA IMPROBABILE di Felix Madison. Opera vincitrice del concorso letterario "Romanzi in cerca d'autore" di Kobo, Mondadori e Passione scrittore. Conduce la presentazione Guja Mabellini ---------------------------------------------------------------------------------------------- Dall'editoriale MONDADORI di Maggio '17 Uno scrittore di libri per ragazzi si mette sulle tracce nientemeno che della fonte dell'eterna giovinezza. Sarà catapultato al centro di intrighi internazionali e costretto ad attraversare peripezie di ogni tipo. Un raffinato congegno narrativo che ricorda i grandi classici dell'avventura. --------------------------------------------------- “Un romanzo perfetto per ragazzi cresciuti o per adulti che di crescere non hanno poi tanta voglia.” Stefano Tura - European Merchandising Manager Rakuten Kobo
  17. Fino a
    Presentazione dell'ultimo romanzo di Alberto Alessi, dal titolo "In basso, agli inferi". Interverranno, oltre all'autore, Attilio Favaro, professore di letteratura e lingua inglese e scrittore, e il dottor Fiorenzo Rizzetto, storico, poeta, critico d'arte, due figure di spicco del panorama culturale della provincia di Padova.
  18. Nessun porto nella nebbia

    Immagine di copertina: Titolo: Nessun porto nella nebbia Autore: Maria Campanaro Collana: Romance Casa editrice: Triskell Edizioni ISBN: (versione digitale): ISBN: 978-88-9312-280-1 Data di pubblicazione (o di uscita): 6 ottobre 2017 Prezzo: (della versione digitale) euro 5,99 Genere: storico - sentimentale Pagine: 457 Quarta di copertina: Francia, 1671. L’impetuosa marchesa Isabel de Martigny s’imbarca per la Spagna, per sfuggire ai propositi del duca di Belfort, Primo Consigliere di Luigi XIV, di trasformarla nella nuova favorita del re. Durante una tempesta la sua nave viene assalita dalla Lucky Chance, un vascello pirata sotto il comando del carismatico e irrequieto Julian Koslow. Scoperto il valore che la ragazza ha per il sovrano, questi decide di barattare la sua liberazione con la consegna del duca di Rocheville, l’uomo che crede il suo vero padre e verso il quale nutre un’oscura ansia di vendetta. In attesa del giorno dello scambio il rapporto tra Isabel e Julian cresce, li porta ad avvicinarsi e allontanarsi come nella sincronia di una danza, come nei passi di un duello, a trovare una sorprendente intesa che mette in luce tutto ciò che li accomuna, a partire dalla sete di libertà e di conoscenza e si trasforma in una passione profonda e definitiva. Lo scambio con il duca di Rocheville alla fine fallisce: Julian si rende conto che non è la persona che sta cercando. Sarà Isabel a permettergli di scoprire l’agognata verità sulle sue origini, ma numerose avversità li separano da questa rivelazione, sulle rotte seguite dalla ciurma della Lucky Chance, tra battaglie navali, agguati, arrembaggi, razzie, e tra le insidie della fastosa corte di Versailles: con la forza del trascinante amore che li unisce, Isabel e Julian dovranno in seguito affrontarne le schiaccianti ripercussioni sulle loro vite. Link di acquisto: https://www.amazon.it/Nessun-porto-nella-nebbia-Campanaro-ebook/dp/B0761T2RQH/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1507305103&sr=8-1&keywords=nessun+porto+nella+nebbia
  19. La Strada Per Lexington (I. Oh Death)

    Primi 3000 caratteri del terzo libro. E' solo la prima stesura quindi prendetela con le pinze, però volevo avere un giudizio su queste prime righe. Mi sento come se mancasse qualcosa. Passo il frammento di specchio sotto l’uscio della porta e controllo le ali del corridoio. Il terzo piano dell’ospedale militare è immerso nel buio, e solo i lampi esterni lo illuminano a intervalli regolari. Quando sono sicuro di essere solo, ritraggo lo specchietto e infilo i cerini nelle orecchie. L’attimo giusto arriverà da un momento all’altro, e il tempismo deve essere perfetto; l’adrenalina comincia scorrermi nelle vene. Impugno lo shotgun e faccio scorrere la pompa; il fucile sussulta come il primo colpo entra in canna. Appoggio il calcio sulla spalla e prendo di mira il maniglione. Il fulmine giusto non si fa attendere oltre. Brilla attraverso le fessure della porta, e dopo un secondo il tuono martella nei campi allagati attorno agli edifici ospedalieri. Il boato si propaga su per le tromba delle scale, affondando i cerini contro i timpani. È la mia occasione. Schiaccio il grilletto e disintegro la serratura. Lo scoppio si confonde nel rombo del tuono e il flash del colpo mi acceca per un istante. Ma almeno i cerini salvaguardano l’udito. Appena le ombre bianche abbandonano la retina, ricarico il fucile: il bossolo esploso schizza fuori dalla canna e mi accarezza il volto. Ne seguo la scia ardente sfiorarmi l’occhio, tracciando un sentiero di calore dalla tempia all’orecchio. Poi mi butto nel corridoio oscuro. Mi lascio guidare dalla tempesta elettrica del temporale. Mi fermo solo a studiare la mappa che ho disegnato sul palmo della mano. Ieri con la luce del sole questo posto sembrava totalmente differente, e sicuramente meno intricato. I randagi mi hanno scortato attraverso le corsie fino alla farmacia, per mostrarmi le scorte di tretracicline. Per l’antibiotico hanno chiesto il fucile a pompa e tutte le munizioni: disperato sì, stupido no. Ho declinato la proposta e mi hanno lasciato andare, sono sicuro solo nella speranza di seguirmi fino al mio rifugio. Però ho fatto perdere le mie tracce con facilità. Clarksburg è una discreta città, almeno per gli standard della Virginia Occidentale, ed è attraversata da un paio di fiumi: il Forca e il suo affluente l’Alce. E mentre i randagi si avventuravano nel centro città, nella speranza di ritrovare segni del mio passaggio, non potevano sospettare che nel frattempo me ne stavo tranquillo nel mezzo del Forca, nascosto tra la vegetazione fluviale sulla mia barchetta di legno. Li ho osservati tornare indietro con in mano nient’altro che un pugno di mosche, e di nuovo uscire con l’intenzione di cacciarmi una volta tramontato il sole. Non hanno mai avuto intenzione di fare commercio. La loro iniziale disponibilità era solo una scusa per studiarmi e venire a fregarmi tutto ciò che posseggo. Adesso però loro sono chissà dove sotto il temporale, e io intento a ripagarli con la loro stessa moneta. Almeno questo era il piano prima di perdermi. Ho le mani sudate, e l’inchiostro della mappa si è sciolto. Ora è solo un illeggibile impiastro informe e di notte questi corridoi sembrano tutti uguali. I lampi mi stampano negli occhi in negativo la corsia di rianimazione; svolto in un nuovo corridoio, sorpasso le camere riservate ai pazienti e sgabuzzini della manutenzione, poi entro in una stanza abbastanza ampia, composta da banconi in mattonelle, computer, microscopi e centrifughe. Un laboratorio di qualche tipo. Rovisto negli armadi, e nelle dispense sopra i lavandini. Trovo solamente materiale di scarto e rifiuti. Sto per uscire quando la luce di una torcia si accende nel corridoio. Ho pochi secondi disponibili. Non posso tornare nel corridoio, quindi trovo un armadietto e mi ci infilo dentro, cercando di non far cigolare l’anta mentre la chiudo.
  20. Hadriaticum presentazione a Pesaro

    Fino a
    In occasione della Rassegna Internazionale del Libro Worldbook , nella sala 1 del Palazzo Caldari di Pesaro, alle 16 di domenica 1° ottobre, Pio Bianchini presenterà il suo ultimo romanzo "Hadriaticum". Dialogherà con l'autore la scrittrice Giovanna Vigilanti.
  21. Fuga Da Lexington: Mutation By Design

    Titolo: Fuga Da Lexington (Ciclo di Lexington vol. 2) Autore: JPK Dike Data di pubblicazione: 30/09 Prezzo: 1 euro Genere: Avventura - Fantascienza Pagine: 100 Quarta di copertina: Sono passate un paio di settimane da quando Kilo e la ragazzina si sono rifugiati sulle colline fuori Lexington. Ora vivono in sicurezza dentro lo chalet montano di Kilo, imparando a conoscersi e fidarsi l'uno dell'altra. In queste giornate Kilo è solito esplorare le gallerie sotterranee, mentre la ragazzina resta in superficie, tra boschi e ruscelli. Tutto sembra andare per il meglio, ma questa nuova sistemazione è minacciata dall'arrivo imminente della grande onda di invasati che risalendo le interstatali passerà da Lexington, prima di raggiungere New York. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/Fuga-Lexington-Ciclo-Vol-ebook/dp/B075GS1G3Z/ Dopo un'estate di scrittura sono riuscito a finire e a editare il nuovo romanzo, ho però deciso di cambiare modalità di rilascio. Un po' perché mettere fuori 300 pagine di romanzo a 1 euro mi faceva male alla pancia, un po' perché rilasciare 100 pagine ogni due mesi mi permette di aggiornare il libro continuamente, e nei prossimi quattro mesi scrivere il terzo. Quindi quella sopra è la prima parte di tre totali, e il titolo rimanda (senza sottotitolo) a quello del libro completo. Le altre due parti, con copertina rinnovata della Virginia Occidentale, usciranno sempre al prezzo di 1 euro a fine novembre e fine gennaio, e avranno titolo Passaggio A Westfield e Roanoke. Quando usciranno aggiornerò questa discussione con le copertite nuove, il prezzo e il link. Il libro completo, al prezzo di 3 euro, vedrà la luce a fine marzo, contemporaneamente al primo capitolo del terzo libro La Strada Per Lexington.
  22. Fino a
    Siete tutti invitati all'aperitivo letterario che terrò a Busto Arsizio (VA). Si mangia, ci si diverte, ci si conosce e si conosce "L'ultimo Paleologo".
  23. Leggere Distopico

    Blog nato dal Gruppo Facebook dedicato al fantastico mondo della Distopia. Per scoprire e approfondire insieme i romanzi Distopici più belli che il panorama Letterario ha da offrire! In questo blog troverete gli articoli che riassumono, racchiudono, riportano, tutto ciò che accade nel gruppo Facebook dal quale nasce. Quanti di voi di fronte al termine Distopico hanno storto il naso, per poi scoprire invece di essere innamorati di questo genere fantastico? E se siete già stati nel nostro gruppo, quanti di voi si sono resi conto di leggere romanzi Distopici solamente dopo aver consultato i titoli presenti nel nostro album “Letture Distopiche”? Ecco. Le risposte che avete dato a queste domande sono il motivo che ci hanno spinto ad aprire questo gruppo! Vogliamo rendere giustizia alla Letteratura Distopica, portare questo termine sulla bocca di tutti, e dare la giusta visibilità a opere che vengono lasciate nell’ombra perché prive di una trasposizione cinematografica o perché considerate "di nicchia". Il genere Distopico è adrenalina, sentimento e genialità. Il nostro obbiettivo è quello di diffondere il verbo Distopico, attraverso approfondimenti ma soprattutto interviste. All'interno della nostra programmazione sono infatti previste delle giornate autore in cui mettiamo in risalto il lavoro di autori conosciuti (tartassandoli di domande ed estercendogli copie autografate), ma anche di autori meno noti che cercano di raggiungere i Lettori amanti del genere. Oggi, inauguriamo ufficialmente il Blog Leggere Distopico, e lo facciamo pubblicando un'intervista Oltreoceano che ci ha permesso di conoscere un po' di più una delle icone della Fantascenza. Spero di aver fatto cosa gradita nel mettervi al corrente della nascita di questo Blog. https://leggeredistopico.wordpress.com/
  24. SIBRIUM LANGOBARDORUM 2017 - Seconda Edizione

    Fino a
    "Vivere la storia" è lo slogan che anima questa rievocazione storica, giunta alla sua seconda edizione, che si terrà nel prossimo fine settimana al Parco Archeologico di Castelseprio (Va). Gruppi provenienti da tutta Italia mostreranno al pubblico come si svolgeva la vita quotidiana nel periodo compreso tra il sesto e l'ottavo secolo d.C. Moltissime le iniziative collaterali previste dal programma, che potrete trovare sul sito o sulla pagina facebook. Per gli amanti della lettura, un'apposito stand dedicato a Paolo Diacono ("L'angolo di Winfrid"), metterà a disposizione del pubblico una vasta scelta di testi relativi a questo particolare periodo storico, tra i quali figureranno anche Sibrium e Gens Vaga.
  25. I Figli delle Ninfe

    Titolo: I Figli delle Ninfe Autore: Mauro Barbarito Casa editrice: LFA Publisher ISBN: 9788899972158 Data di pubblicazione (o di uscita): 09/2017 (Nuova Edizione) Prezzo: 14€ Genere: Fantasy Pagine: 149 Quarta di copertina o estratto del libro: Sono passati cinquant’anni dalla guerra scatenata dalle ninfe. Eretria è stata sconfitta e le razze convivono in armonia. Ma l’ombra di un nuovo conflitto si staglia all’orizzonte. Alleati si tramuteranno in nemici e vecchi eroi dovranno brandire nuovamente le armi, quando la Fratellanza minaccerà la pace tra i regni, guidata da forze oscure e assetata di vendetta. Soltanto l’antica magia ed il coraggio degli uomini potranno contrastare la furia dell’Oracolo… Link all'acquisto: https://www.ibs.it/figli-delle-ninfe-libro-mauro-barbarito/e/9788899972158
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