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  • L'AMORE ,QUELLO VERO


    Domenico De Ferraro

    L’AMORE , QUELLO VERO

     

    DI DINO FERRARO

     

     

    Stare alla finestra ad osservare i passanti per strada , i bar aperti illuminati di luci colorate, le coppie d’innamorati , ratti per vie solitari , là  tra i tanti palazzi,  fatti di pasta frolla , morbidi palazzi che ondeggiano nel vento come arbusti,  smilzi e sinistri , silenti , uniti nell’abbraccio, in una promessa vaga  nel viaggio che ci porterà tutti , verso un altro giorno , verso altre odissee . Palazzi simili , opachi , inclinati sotto il chiarore della luna pallida ,  tra le nuvole,  tra temporali ed altri tempi,  smarriti lungo il  percorso per giungere a casa . E cosi difficile , guardare  negli occhi della verità , vedere il  vero viso  dei propri figli , fino al termine di questa vita,  allibiti  in  un vento di note bizzarre,  saltellanti,  l’une sulle altre,  nell’alito che soffia,  sulla cappella ingrassata del pene gonfio di sperma , sbuffante , ridicolo,  mostruoso , sotto il mento della luna pallida che bacia il cielo,  la terra ed altri amori che rimangono nella memoria d’ognuno che si confondono con quel senso intimo chiamato pudico  . Dopo essersi lavato , epurati  dal male che  attaccato alla pelle  ti trascini dietro come una vecchia borsa , come questo sogno pallido ,assorto, bello ,tanto bello che non ha occhi per guardare  fino in  fondo a se stesso.

     

    Vivo di giorni futili,  forse sono bella , come lo era mia nonna , ho perso l’abitudine di conquistare  lo scettro per nulla  e maledire questa vita che mi ha costretto a vendermi per pochi spiccioli,  ad angoli di strade  oscure, strade che dormono nella mia mente che mi portano dove non voglio,  dove non credo , sia possibile giungere. Vorrei cambiare quartiere,  andarmene via da qui , far dimenticare a tanta gente il mio sesso nero ,rosa , dolce come un  bacio feroce . Vorrei piangere ma non posso , in tanti,  mi direbbero cambia vestito ,cambia aria, cerca di stare allegra al capo non piace vederti in questo stato. Ma io piango , piango sul mio destino su questa favola bella al gusto di lampone , dal sapore di marmellata fatta in casa .

     

    La strada è fatta di tante occasioni , di tanta gente che la vive d’incontri che non potrai mai capire,  mai catalogare in quello strano senso che induce gli uomini a sentirsi diversi ,complici , amanti per brevi momenti di una creatura che te la dà per pochi euro, che ti stringe,  ti sorride,  ti stravolge  in fretta come il vento che passa,  senza nome  ti porta via , verso un altra esistenza , un nuovo gioco di visi e nomi , amori mai partoriti che ti fanno stare , cosi bene che continui a ballare ,  ridere in quella strada,  piccola dove vendi il tuo corpo , la tua vita , con il senno di poi  , ragioni   ed altro non sai perché c’è tanta gente,  che gode a guardare e non parlare. Ma tutto ciò non ha senso , nulla è  certo come te , come  la tua vita  il tuo corpo in affitto  , tutto si risolve, nel vago  ago che  infila e cuce buco dopo buco che ridere , l’alba giungerà ad illuminare questa strada , dove hai partorito , dove tutto è nato , dove tutto è morto.

     

    Ed ho creduto di poter cambiare,  di essere qualcosa altro,  le mie lacrime nascoste , scendono leggere,  sono stelle cadenti , sono giorni oscuri,  legati a questo carro a questo essere se  stessi,   fatto ad immagine  sua,  di tanti , di nessuno e  continuo a vivere dei  miei ricordi  che cadono , goccia dopo goccia, sulla ruota,  nella corsa , verso qualcosa di bello , nell’abbraccio effimero  in ciò che provo e  non sò dire  chi mi ama in vero  o chi  mi chiama per nulla . Perché  la sera mi rende diversa  ed io sono sua,  mentre godo , mentre penso a tutto il male che mi hanno fatto ,  a tutto le cose che avrei voluto fossero state o  come io avevo creduto fossero. Ma adesso non ha più importanza,  sono quella  che sono e mi vendo per pochi denari ,  tutto qui ,  il perdono,  tutto qui ,  il mio ardire,  la mia voglia di vivere , tu mi dirai,  non è vero , ed il vento ritornerà e si prenderà anche me , questa volta. Dove sono,  chi sono , cosa sarò domani ? quanti amanti avrò?  quanti baci conserverò nella mia memoria,  dentro   me stessa.

     

    Le luci si fanno rade , ombre antiche , fuggono ratte , sotto la volta celeste , tra gli spetrali  palazzi , nei vicoli bui e fondi che  trasudano di ricordi e  dolori  ,  di  miseria  novelle dei suoi abitanti , che giorno dopo giorno, nota dopo nota , nell’aria tetra , raminga,  t’invita a comprendere a denudarti a metterti comodo,  a provare ad ascoltare , l’ennesima canzone  popolare  . Di chi  è quel cuore,  che batte forte?  sotto quell’arco antico,  brullo , purulento,  invecchiato insieme alla croce della  vecchia cattedrale che immane aspetta , attende ancora di udire  il tuo grido , di vedere la volontà di redenzione che trasuda dai pori della pelle,  evapora  nello spirito . Universi , storie cosi simile a questa donna di nome Carmela , venuta da un lontano paese in cerca di fortuna ,  finita a battere sotto l’arco del peccato , lottando contro i tanti mostri della citta,  nascosti  nell’oscurità della sera.

     

    Ciao come stai ?

    Bene

    Come ti chiami ?

    Ha importanza

    No

    Mi chiamo Carmela

    Mi piace hai un bel nome

    Grazie

    Vuoi venire con me

    No,  voglio parlare

    Parlare ,dopo paghi

    Si pago, non ho nulla da perdere

    Bene , perché io non so parlare, so solo fare  l’amore

    Bene,  io mi chiamo Giovanni

    Simpatico

    No , sono uno stronzo

    Perché

    Perché ho moglie , tre figli e sto qui a parlare all’una di notte con te  senza combinare nulla .

    Avevi detto solo parlare. Non ti disperare

    Non mi dispero, non voglio morire

    Morire , morire,  mi fai ridere

    Ti faccio ridere,  non credo . Io sono un cadavere che cammina

    Ma tu mi vuoi prendere proprio in giro

    No,  avevo detto che avremmo parlato

    Va bene continua

     Continuo a non capire perché sono morto

     Quando sei morto ?

     Credo  ieri sera  quando ho visto quel mio amico in ospedale con un proiettile conficcato dentro una gamba.

     Grande,  sei un killer , un ammazza sbirri

    No , te lo detto sono uno stronzo, meglio un cadavere che cammina

    Mi fai ridere,  mi fai piangere , basta con questa farsa ,

    Se vuoi fare,   pagami   prima  o vuoi che  chiamo il mio boy friend

    Ti pago in anticipo, non agitarti,  non voglio farti del male,

     non ho nisciuna intenzione di prendermi gioco di te ,

    sono troppo scalognato , più sfortunato di paperino.

    Basta con i doppi sensi ,  te faccio solo vedere , poi mi paghi

    Non voglio vedere nulla,  mi basta parlare

    Va bene mi seggo sulle tue gambe e ti canto una bella canzoncina

    Fallo , mi piace essere coccolato.

    Lo sapevo sei un bamboccione

    No,  sono uno sbirro,  travestito da stronzo

    Minchia,  me lo sentivo , mi vuoi arrestare

    No,  ti voglio parlare della mia vita

    Va bene farò  questo sforzo,  ti ascolterò

    Bene , farò  finta di non aver capito nulla

     

    La strada è un luogo di perdizione , oggi sei pazzo , domani sei libero di essere quello che vuoi,  la luna  sul mare,  rappresenta tutto il romanticismo di una frase , un onda  che segue a ruota libera i pesci dietro una nave , trainata da una balena   sulle onde del mare , come un tiro di sigaretta aspirata avidamente. Tutto si confonde, tutto diviene,  cosi simile alle tante vite  che lottano per sopravvivere per essere qualcosa altro che s’ incontrano  nelle parole mai udite,  gocce  di saggezza ,aspetti di questa folle esistenza che si consuma velocemente , cosi velocemente che la mente si sente preda di tante vessazioni,  di tanti stravolgimenti , eccessi che si fingono  forme amorfe , figure , punti di una storia che si ripete e non finisce mai di stupirti. E i due continuarono a parlare,  lei una contadinotta   dall’aspetto di cocotte,  lui uno sbirro che ha  dimenticato la strada di casa. Si sono incontrati , si continuano a parlare a dispetto del male che l’attende a dispetto dell’amore molesto , di quell’amore venduto e comprato,  mai rinnegato ,  reso schiavo del vizio e dalla corruzione.

     

    Ti va di venire con me?

    No , ho paura

    Hai paura di morire?

    Stai parlando con uno che è morto  già tante volte

    Beh tu sei morto,  ma io devo sopravvivere

    Accidente ti facevo più furba

    Mettitelo in testa,  io non sono una gallina

    Ed io non sono un gallo

    Ma quando mi baci ?

    Io non bacio  se non  ti pago prima

    Non voglio essere pagata

    Interviene il magnaccia

    Adesso voi due mi avete stancato

    Vai via è  il mio protettore

    Io sono uno sbirro , non ho paura

    Quello ti ammazza , scappa

    Io non scappo

    Sei morto

    Te l’avevo detto , che ero morto

    La finite voi due ,  tu , vattene via

    Se non vado via,  cosa mi fai ?

    Ehi ti ho detto vai via,  sè non vuoi finire male stasera

    Vattene , stupido

    No,  voglio rimanere

    Io ti sparo

    E spara , io t’arresto

    Brutto,  stronzo

     

    Uno sparo poi le grida , due , tre energumeni si buttano addosso allo sbirro che prova a scappare , senza distintivo  , senza riuscire ad afferrare la sua pistola , il suo destino . E il suo destino che si compie in pochi attimi , un divenire che volge ad un epilogo  mai scritto , ad una svolta radicale ,  ridicola in  una morte cercata,  dentro l’alcova  di una donna di malaffare,  dentro un amore malato , tutto si consuma nel breve sospiro , nella sorte che regala istintivamente un altra occasione , un momento interminabile  per poter cambiare,  essere qualcun altro. Ma il protettore,  non conosce la  legge e non sa leggere le carte,  nè tanto meno conosce la parola pieta o comprensione,  lui è  quello che lo mette nel buco,  quando vuole,  senza pagare e per questo lo sbirro deve abbuscare , deve imparare che non si scherza o si fà o si parla , e sé qualche volta si vive , forse si muore pure  a dispetto del male e del bene che accompagna ognuno fino alla fine della sua storia  , fino dove vogliamo,  giungere per essere finalmente , uomini o donne che amano , parlano a  dispetto di un destino diversodal proprio nome , da quell’amore nell’amore che a volte è vero a volte morto.

     

     

     

     


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    Feedback utente


    Mi è piaciuto molto!

     

    Però, secondo me, dovresti rivedere i dialoghi (alcune volte mi sono perso). 

    Hai una prosa poetica (per i miei gusti troppo marcata).

    Usa anche i punti e virgola (ogni tanto potresti togliere qualche virgola, a mio modesto avviso superflua al fine della lettura, che rallenta notevolmente, e del senso psicologico di claustrofobia).

       

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