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valsiwho

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  1. Sicuramente farò così! Non avevo pensato alle stufe a gas difettose, come morte accidentale è perfetta! Grazie a tutti. Prendo il tuo consiglio, @Cappello di Meringa, e scriverò alla caserma dei vigili del fuoco.
  2. Ci ho pensato a quest'opzione e potrebbe essere possibile, però devo valutarla. La morte di questo personaggio deve ricadere moralmente sul protagonista, quindi cercare di incastrare il tutto è un po' difficile, ma non impossibile Grazie di nuovo.
  3. Grazie per aver la risposta! Quindi in due ore complessive, è già bello che morto. Mi interessa un lasso di tempo ristretto. Sì, l'incidente avviene di giorno ed è una morte casuale. Proprio una disgrazia. Quindi si potrebbe supporre che questo personaggio muore in casa, soffocato, magari sono i vicini stessi ad allertare gli altri coinquilini e i vigili del fuoco della fuga di gas. Ma una volta subentrati, non riescono a rianimare la persona. Spero che sia abbastanza verosimile
  4. Buongiorno a tutti! Sappiate che vi leggo sempre, ma purtroppo per timidezza (o forse poca esperienza nel campo?) intervengo relativamente poco. Se questo è un argomento che è stato già affrontato, chiedo scusa in anticipo, ma ho effettuato delle ricerche nel forum e non ho trovato nulla di attinente. Sto iniziando un progetto per un romanzo e come già si evince dal titolo, un personaggio muore per una fuga di gas. In rete ho cercato un po' e non è insolito che capitano delle fughe di gas come incidenti domestici. L'unica cosa però che non vorrei inserire è l'esplosione: la maggior parte delle volte, l'esplosione è la causa della morte, non il soffocamento per mancato ossigeno. Ecco, io vorrei che questo personaggio morisse per soffocamento, quindi una morte nel sonno dolce, seppur brutale, e non un'esplosione che coinvolge l'intera palazzina. Dunque, quanto tempo ci vuole affinché il gas (in questo caso il metano) si propaga per la casa? Un'ora? Due ore? Le finestre, naturalmente, sono ben chiuse e l'ambiente è piccolo (un bilocale, magari). E' una conseguenza quasi obbligatoria lo scoppio? Se così fosse, mi sconvolge tutta la storia. Aiutatemi,
  5. Ho iniziato a leggere Dance, Dance, dance di Murakami che mi è stato consigliato. Per ora sono solo all'inizio, ma lo stile mi piace molto e la storia mantiene l'interesse, tant'è che vorrei continuare a leggere fino a stasera, benché non mi dia possibile per via di diversi impegni. Che frustrazione
  6. Grazie
  7. Posso avere anche io l'abilitazione per i racconti over 18? Purtroppo ho compiuto la maggiore età 7 anni fa...
  8. Mi ricordo che ai tempi del liceo, sia io che la mia amica, ci divertivamo a scrivere Fan fiction. Sì, avete letto bene: fan fiction. E le nostre erano talmente popolari sul forum dove le proponevamo, che quando mi capitò tra le mani l'annuncio del Filo, non ci pensai due volte a spedire la Fan fiction (editata da refusi vari). Così fece la mia amica. Ora, io non sto dicendo che siamo due capre nella scrittura, ma a quattordici anni, quando a malapena sai scrivere un tema di italiano in classe, vincere un contratto di pubblicazione mi pare assurdo. Infatti arrivò a entrambe, dopo forse venti giorni dall'invio dei romanzi, il contratto in busta chiusa. Il Filo si congratulava con me e mi chiedeva sui 4000 euro (o forse 4500 euro? E' passato così tanto tempo) per pubblicare il mio romanzo, 500 copie. Mia madre si fece una risata, io strappai il contratto amareggiata. Alla mia amica non importava niente, voleva comunque pubblicarlo. Chissà dove avrebbe trovato 4000 euro. I genitori devono averle dato un schiaffo morale, perché poi non ha fatto più nulla. Anni dopo mi ritrovo, per lavoro, in uno studio di un fisioterapista. Mentre si parla del più o del meno, apre il cassetto e mi lancia sulla scrivania il suo romanzo. Tutto fiero mi dice che l'ha pubblicato l'anno precedente con il Gruppo Albatros. E' un successone secondo lui. Vuole rifilarmi una copia, a quanto pare ha uno scatolone di libri dentro il ripostiglio. Forse li vende ai suoi pazienti insieme alle prestazioni che fa, questo non lo so. So solo che tuttora vedo annunci dell'Albatros e mi domando come sia possibile pubblicare a quelle cifre, soprattutto se non credono per niente nella tua storia. Ora, io non voglio andare a puntualizzare il romanzo del fisioterapista, ma il mio, una fan fiction trasformata in un libro, che se pubblicata sarebbe stata il disonore di tutti i romanzi e un grande affronto agli alberi tagliati per renderla su carta, io, ora, come posso dire di fidarmi di una casa editrice del genere? Forse con gli anni saranno cambiati, forse no, ma quando leggo il loro nome scappo a gambe levate.
  9. Be', mi hanno invogliato all'acquisto... quindi tanto! Comunque L'Arminuta mi interessava già da prima che vincesse il Campiello.
  10. Okay, ho finito Le otto montagne di Cognetti. Quando l'ho finito è stato come salutare un vecchio amico. Stamattina in biblioteca ho preso vari libri in prestito, ma un salto in libreria l'ho fatto lo stesso, tant'è che sono tornata a casa con otto libri sulla schiena. Ho acquistato L'Arminuta di Donatella Di Pietrantonio e per l'ora della merenda l'ho quasi finito.
  11. Puoi sempre rileggere. Credo che un'opera la si possa apprezzare meglio, se riletta una seconda volta. Soprattutto Calvino, che ogni suo periodo è un misto di sensualità e pura perfezione.
  12. Penso che non mi stancherò mai di leggere Calvino. L'ho amato alle superiori con Il sentiero dei nidi di ragno, l'ho apprezzato più in là con Le città invisibili e me ne sono innamorata con Palomar. Quando vado in una libreria (soprattutto quella presente in Stazione Termini, che è ben fornita) mi fiondo sempre a cercare qualcosa di suo.
  13. Di Kundera (per ora) ho letto Amori ridicoli e come raccolta di racconti mi è piaciuto molto. In lista d'attesa - dopo gli altri mille libri da leggere - ci sono Il Valzer degli addii, L'immortalità e L'arte del romanzo.
  14. Le braci di Sandor Marai. Credo che nessun libro, finora, mi abbia toccata così tanto.
  15. Me lo ricordo ancora: ci eravamo trasferiti in provincia di Sondrio per il lavoro di mia madre. A scuola l'insegnante mi aveva assegnato Il Giornalino di Gian Burrasca come libro da leggere durante le vacanze natalizie. Io non volevo, non mi piaceva, lo consideravo un libro per ragazzini, senza in effetti constatare che a undici anni si è ragazzini. Comunque dopo giorni di litigio tra me e il libro, mi rassegnai per svolgere i compiti e con sorpresa mi divertì tanto, che feci la tessera in biblioteca e cominciai a prendere in prestito altri libri.