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BOG

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  1. Una testimonianza, la mia, travagliata e sfortunata, con l'editore Del Vecchio che dovrebbe dare l'idea di cosa aspettarsi dal mondo dell'editoria. Un romanzo, il mio primo, segnalato al Premio Calvino (edizione XXVII). Spedisco a tutti, aspetto invano, riesco ad avvicinare Einaudi, "no, grazie", entro nel WD e trovo una giovane agente di diritti internazionali, alle prime armi con gli italiani, che adora la mia storia e avvicina gli editori presso il Salone del Libro di Torino. 10 case editrici in due anni, due sole risposte. I tempi? Dopo 4 mesi di nuovo Einaudi, "No". La Del Vecchio, invece, si dice interessata... ben un anno dopo, ossia all'edizione successiva del Salone del Libro. Gioiamo comunque! L'agente sottolinea quanto la Del Vecchio, per quanto piccola, faccia libri curatissimi e molto belli, distribuiti con Messaggerie e assai riconoscibili. Firmo? Non ancora. L'editor assicura: "Arriverà entro un mese una scheda del testo su come lavorare in futuro e con tanto di previsione dei tempi per la pubblicazione". La scheda arriva quattro mesi dopo, a seguito di rinnovate richieste, nessuna previsione, solo qualche indicazione su come migliorare il testo, secondo l'opinione della editor che ha paragonato la storia e lo stile ad un romanzo di Jane Austin (decido che è un complimento). Il tutto avviene per mediazione dell'agente. Quindi è fatta? L'agente si dice stupita se le cose, arrivate a questo punto, dovessero fermarsi: "Certo, se licenziano la editor tu rischi di cadere con lei". "Quindi che faccio, intervengo sul manoscritto?". Decido di farlo. Non mi si chiedono grandi cambiamenti ma un "lavoro di fino". Migliorare è sempre apprezzabile. Metto mano alla storia: poche cose ben ponderate insieme all'agente, che approva o contrasta ogni parola cambiata, con ampie motivazioni. La nuova versione è infine completata e viene spedita alla editor (metà settembre). Passano mesi. Nessuna risposta. Ma proprio nessuna. L'agente è esterrefatta. Dopo Natale inizio a non capire che succede. Sono una persona discreta, per inclinazione, e non mi va di insistere troppo ma capisco che lei è furiosa. Tutto tace dall'editore, nulla via mail o telefono. Si avvicinano i Saloni, Rho e Torino. Rivedrò la mia agente? Riusciremo a contattare la editor? No e no. Che sia un problema del romanzo (penso io), dell'agente o della casa editrice (che magari è in un momentaccio e ha bloccato tutti i contatti per problemi loro), non è possibile dirlo con certezza. Si torna al punto di partenza e più indietro ancora: l'agente dopo due anni di tentativi getta la spugna. A mente fredda posso dire che non serve analizzare troppo l'accaduto. Se fossi un gatto potrei giocare e nutrirmi del pugno di mosche che mi è rimasto fra le mani dopo questa esperienza. Ma sono un homo sapiens, faccio tesoro di tutto ciò e vengo a raccontarvelo. Del resto è questo che facciamo noi tutti, raccontiamo storie.
  2. @rushvoivod mi unisco ai complimenti di molti. Il Neri Pozza è un premio prestigioso e ambito; a suo tempo la Meucci in persona mi disse che era l'unico concorso serio d'Italia ma concordo coi molti che dubitano in quanto esordienti: la concorrenza è tale che per quanto talentuosi e fortunati si possa essere, si dovrà fare i conti con l'esperienza e la tecnica di tutti coloro che hanno un passato editoriale alle spalle. Ma è la tenacia degli esordienti a fare "la fortuna" dei concorsi, per cui non si demorda e, di nuovo, congratulazioni ai vincitori.
  3. Spezzo una lancia a favore di Sarah della Argosy Agency e del suo impegno. Sono uno di quelli che lei aveva selezionato ai tempi della sua richiesta di inediti, circa due anni fa. Ci siamo visti al Salone del Libro di Torino e lei ha presentato il mio testo, all'epoca segnalato al Premio Calvino, a tutti gli editori per ben due anni. I contatti dell'Agenzia (che tratta soprattutto diritti esteri di autori in lingua portoghese e spagnola) sono ottimi, tutti grandi e medi, ben distribuiti (Messaggerie, per intenderci). Per lei, rappresentare italiani in Italia è una novità. Decidiamo di fare questo percorso assieme. Nessun editing, ma solo la sua passione per la mia storia e la scheda del Calvino. Risultato? Il libro è stato dato in lettura ad almeno una decina di case editrici, e per tutto questo tempo, grandi mail e telefonate di sollecito. Risposte pochissime. Giusto Einaudi motiva il proprio no e nonostante ciò lei combatte con l'editor per convincerlo. Nulla di fatto. Evito di parlare dei problemi avuti con la Del Vecchio (non è la sede), ma col passare del tempo ci convinciamo che c'è qualcosa che non va: forse non è il momento adatto e l'editoria italiana ha perso la propria identità (dice lei), o forse non è il libro giusto (dico io, in un momento di sconforto). Insomma, ho adorato Sarah dal primo momento. Non solo perché ama il mio romanzo, ma perché si è battuta per esso e parla con una schiettezza davvero rara. Non so quanto al momento sia attiva presso l'agenzia o se legga ancora inediti ma se non l'avete fatto, recuperate i suoi consigli qui sul forum. Sono davvero illuminanti.
  4. Cari colleghi sognatori e non, trovo il coraggio e vi racconto la mia. Tre anni fa, mando all'Agenzia Meucci quanto richiesto via forum al cardiopalma e aspetto trepidante. Dopo pochi giorni, una settimana circa, mi arriva risposta affermativa: interessati a leggere l'intero. Prendo armi e bagagli e corro a spedire. Nella mail mi si chiede inoltre di segnalare la storia del manoscritto, vale a dire quanti l'hanno visto e in che modo sono stati contatti. Opto per la sincerità: all'epoca ero in attesa del responso del Calvino (mancavano due mesi) e, come molti esordienti ai loro primi approcci con il mondo dell'editoria, avevo mandato il manoscritto un po' a tutti i grandi, invio cartaceo e/o via posta elettronica. Mai ricevuto risposte. Scrivo resoconto dettagliato, allego al manoscritto e spedisco. Tempo che il pacco arrivi a destinazione, ricevo mail dalla signora Meucci in persona, cordiale e diretta: non leggerà il manoscritto. Motivazioni: 1) si dovrà aspettare comunque esito del Premio Cavino; 2) l'ho mandato a troppi; 3) che io ne sia stato informato o meno, quando un editore rifiuta, non rilegge. Ergo, lei preferisce rappresentare e lavorare con autori e manoscritti di cui solo lei, o pochissimi altri, è a conoscenza. Entro nel panico. Rileggo la mail mille volte. Non è arrogante, bensì sinceramente dispiaciuta per il disguido. Prendo coraggio e la chiamo al suo numero privato, come lei, in maniera inaspettata, mi invita a fare al termine della lettera. Ci parliamo per quasi una mezz'ora. Ovviamente non la convinco. E' una donna determinata e davvero disponibile: lei lavora così. Me lo ripete. Dopo la mail di accettazione, avrei dovuto rispondere per raccontarle le vicende pseudo-editoriali del romanzo e solo dopo sua finale autorizzazione spedirle il tutto. Mi sento un imbecille. Glielo dico. Lei cerca di tranquillizzarmi. Così funziona per lei e così devo accettare se voglio essere rappresentato in un certo modo. Mi invita a farmi vivo dopo l'esito del Calvino e ci salutiamo. Cosa trarne da questa sventura? Quando vi chiedono in quanti hanno letto il manoscritto... mentite. Ma forse è una lezione che voi avete già imparato e mancavo solo io a scuola quel giorno. Detto ciò, ottima impressione nonostante tutto. Ammiro chi ha regole ferree e le segue. Vuol dire che sa il fatto suo. E' da un agente così che vorrei essere rappresentato. Postilla: Il romanzo è stato segnalato al Calvino e le ho scritto. Non ho ricevuto risposta. E' decisamente come diceva lei. Dopo un rifiuto, che lo si abbia letto o no, non si torna indietro. Next! In bocca al lupo per tutti.
  5. Secondo anno, esperienza da fare, gradevole scoprire le scritture altrui e devastante il momento dei giudizi, nel bene e nel male. Per partecipare al gioco dico/non dico, ecco qualche anticipazione dei voti meritevoli: 8,67 NG (la rossa), 8 S (vette), 7,67 RS (toscana), 6,33 NG (modernità), 6,33 NG (vela), 6 NG (eco). Il resto si aggira intorno al cinque: al di là del gusto personale, vi sono troppi problemi che appesantiscono la lettura e non generano curiosità; si tratta soprattutto di errori di impostazione della trama più che di stile. In un paio di casi, invece, la media è del 3, per la presenza di imperdonabili errori di grammatica e ortografia. Buon concorso a tutti
  6. Siete troppo gentili. Arrossisco e ringrazio. Rispondendo alle domande, sono sempre un po' in difficoltà a definire i generi. Mainstream? Narrativa? Il romanzo segnalato al Calvino è una saga familiare. Un secondo mio "parto" è, invece, una sorta di mistery, ma sempre con LA famiglia come protagonista. Scrivendo ci si tolgono un sacco di sassolini dalle scarpe, no? Ancora grazie!
  7. Ho 38 anni, torinese, storico dell'arte, assistente universitario da un po' di tempo, scrivo per raccontare cose dimenticate, e, da alcuni anni, anche inventate. Segnalato al recente Premio Calvino (edizione XXVII), mi sono sentito un po' meno solo quando ho scoperto qui tanti "sognatori" con l'antico calamaio fra le dita. Come molti di voi, vorrei essere letto, almeno quanto leggo... e non leggo quanto vorrei! Per ora sogno, aspettando di trovare qualcuno che creda nelle storie che raccontiamo. Sperando di poter essere utile, a presto BOG