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  1. Tra i contro aggiungerei che l'interfaccia è orrenda, molto arretrata e difficile da utilizzare. Sono inoltre abbastanza lenti nell'aggiornare i dettagli del libro. Mi è capitato di dover interrompere la vendita un paio di volte, e mentre per il Kindle (o altri store) si tratta di un'operazione semplicissima e con effetto quasi immediato, con Createspace sto perdendo giorni e giorni. Nel mio caso, non possono interrompere subito la vendita perché hanno delle copie in magazzino che prima devono smaltire (il che è anche strano, per un POD) Tra i pro, va detto che l'assistenza è velocissima a rispondere, ma questo è abbastanza comune per Amazon. Il prossimo POD che pubblico, provo a vedere se il Kindle per cartaceo è migliore.
  2. Grazie mille per il tuo commento, @L'antipatico Sul mio passaggio alla Rizzoli ci sarebbe molto da dire al momento, ma per adesso è meglio se non mi sbottono più di tanto: rimandiamo a data da destinarsi. Per quanto riguarda la copertina, ti do totale ragione: anche a me la copertina nuova non piace molto, l'ho fatto presente ma non ho avuto voce in capitolo. Purtroppo, perché quasi tutti i lettori della prima edizione sono d'accordo con te. Avrebbe forse avuto più senso proseguire in continuità, ma... così è stato deciso. Grazie per la segnalazione dell'errore! Ho scritto sia ad Amazon che in Rizzoli per correggere il dato sbagliato. Attendo allora sia il tuo commento a "Da zero a diecimila" che la tua lettura di "Sulla strada giusta". A presto!
  3. Io concordo con @Marcello che concorda con @Niko Parere mio, dopo aver lavorato con tre editor diversi (di cui uno è proprio @Niko). Se devi scegliere tu l'editor, la prova è fondamentale, non solo per vedere come opererà sul testo e se ti piace il suo approccio, ma anche come lavora in generale. Risponde alle mail? Spiega bene le cose? È chiaro nel suo lavoro? È ordinato? Quando "assumi" un editor, finisci per lavorarci assieme (più o meno) per qualche tempo, oltre al fatto che gli consegni una tua creatura. Fidarsi e trovarsi bene è importante.
  4. Aggiornamento come cliente: @Niko si destreggia con l'usuale professionalità, velocità e qualità anche nell'editing di favole per bambini (target 3-6 anni). Così per dire, eh? Sa fare tutto, quest'uomo.
  5. Tanguera anche tu, vero? con quelle scarpe in foto profilo... Grazie del commento, comunque. Mi avevano fatto notare questo punto: sono stato un po' sbrigativo. Probabilmente non me la sono sentita di affrontare un argomento personale che, però, non riguardava solo me. Una delusione tremenda, guarda! Abbiamo fatto un editing molto leggero, probabilmente non noteresti nemmeno la differenza. Tutti piccoli errori, qualche parola cambiata qui e lì. In realtà ci sono un gran numero di modifiche, ma tutte molto leggere. Con Rizzoli ci sono stati ben tre passaggi: prima l'editor, poi due diversi redattori per arrivare a correggere l'impensabile (come, ad esempio, le pseudo-rime: parole che suonano più o meno allo stesso modo, su cui cade l'accento della lettura, creando una cantilena spiacevole). L'unica reale differenza è l'assenza delle citazioni a inizio capitolo che avevo messo nella mia edizione. Mi è stato detto che fa un po' "novellino": lo scrittore alle prime armi, non fidandosi delle proprie parole, cerca di nobilitarle usando parole di persone più famose di lui. A toglierle il libro non avrebbe perso niente del suo valore. Grazie Rica. Credo che questo sia la conseguenza di quello che ho scritto poco più sopra: lo scrittore alle prime armi non si fida delle sue parole. Credo temessi di non essere chiaro, di non essere capito, di essere frainteso, e per questo posso aver insistito su alcuni punti. Mi capita anche quando parlo a voce, a volte, perché odio le discussioni che nascono da fraintendimenti. Quello era un estratto del mio diario di viaggio, scritto ancora a caldo, pochissimo dopo quell'esperienza, e l'ho riportato tale e quale (correzione di errori a parte). Avrei potuto raddoppiare la dimensione del libro se avessi inserito il resto dei diari! Ho preferito non farlo per slegarmi un po' dal viaggio più geografico e concentrarmi più sulle esperienze. Ma forse, anche in questo caso, avevo solo timore di esagerare con la lunghezza. Grazie a tutti!
  6. Dato che ci siamo chiedo un'opinione anche io, così ravviviamo Siamo in un forum di scrittura, quindi ho la rara occasione rara di far commentare il mio libro non solo per il contenuto, ma anche per come è scritto, da "addetti ai lavori". Se vi va, mi piacerebbe avere una vostra opinione più "tecnica": se vi piace com'è scritto, quali sono i punti di forza e i punti deboli, e via dicendo. Grazie a chi vorrà dirmi la sua!
  7. Ragionamento molto sensato anche il tuo, @Cappello di Meringa In effetti "Maggiore" era sopravvissuto proprio perché oltre a un grado è anche una "parola generica" a differenza degli altri gradi (a parte, forse, Generale) Per quanto riguarda il "Risolutore", mi sta bene che sia un caposquadra, perché la squadra di cui parlo, in effetti, "risolve situazioni", e considerando il personaggio gli sta proprio bene. Per comandante... in effetti ci può stare. Senza cercare per forza termini astrusi: è la persona in comando (della sezione). Me lo mastico, ci penso, e lo faccio masticare anche ai lettori di test e sentiamo cosa dicono. Grazie mille!
  8. No, troppo. È una struttura gerarchica del futuro, ma non disegnata per essere troppo fantasiosa.
  9. Però i lettori di test mi hanno bocciato Referente, nel modo peggiore possibile. "Sembra uno che firma i contratti", hanno detto. Io "Referente generale [specifica]" lo tengo lì, buono, che non mi dispiace così tanto, ma prosegue la ricerca di un titolo migliore!
  10. No, adesso che la mettere in questi termini, mi piace risolutore senza niente di aggiunto. Penso che il Risolutore sarà quello che prima era il maggiore (tra parentesi, è anche uno dei protagonisti principali, quindi ci sta bene che il suo ruolo abbia un nome figo), e referente (operativo/tattico/informatico) per quelli che sarebbero stati i generali. Forse "referente generale" ci può anche stare, per farlo sembrare più altisonante. Referente Generale Tattico è abbastanza figo. E suona adatto per personaggi un po' stronzi (come tutti i generali di qualsiasi libro o film)
  11. Tutte proposte molto interessanti, grazie. Valutando le differenze, mi piace più l'idea che il grado suggerisca in qualche modo il ruolo, senza scendere in terminologie troppo astruse o dal sapore arcaico. Quindi, cose come: specialista, referente, risolutore, esecutore, coordinatore, supervisore, ecc. Uso gradi "alti" per ogni squadra per dare l'idea di persone ultra-specializzate, un po' come gli attuali spec-ops in cui, mi risulta, sono tutti ufficiali o sottoufficiali. In questa struttura non ci sono soldati semplici, per capirci (il ruolo del soldato semplice è coperto dall'androide). Ad ogni modo, credo toglierò Maggiore o Generale come grado per tagliare definitivamente il legame con i gradi passati, e forse potrei inserirlo solo come ulteriore definizione del grado. Es: risolutore maggiore, referente generale.
  12. Sia "prevalente" che "referente" non mi dispiacciono. Li devo masticare un po' per sentire se suonano bene. Mi suggerisce comunque l'idea di cercare il grado tra i sinonimi di qualche verbo (opportunamente modificato)
  13. Non l'avevo mai vista sotto questo punto di vista, ma è un'analisi geniale. Dovrò pensarci, ma la pancia mi dice già che hai ragione. In fondo, il Francesco protagonista ha attraversato tre fasi principali: non avere la più pallida idea di cosa stesse facendo, essere convinto di aver capito tutto, comprendere di aver iniziato un percorso del tutto personale. C'è stato quindi un momento, nella mia seconda fase, in cui stavo cadendo nella tentazione di spiegare agli altri come stare al mondo, mettermi in cattedra e fare il guru. Non è durata molto, per fortuna, ma è molto probabile che qualcosa mi sia rimasto addosso, anche solo nella formulazione dei miei ricordi. Anche se ho iniziato a scrivere il libro quando ormai ero totalmente nella terza fase, è probabile che io abbia descritto la prima parte della mia esperienza creando una dissonanza tra quello che ho capito adesso e quello che avevo capito allora. Ti ringrazio. Ottimo punto di vista.
  14. Salve a tutti, sono alle prese con un romanzo ambientato nel futuro prossimo, in una società evoluta sotto quasi tutti i punti di vista. Sono scomparse per esempio le forze militari, ma esistono ancora forzi di sicurezza interna, in cui esercitano pochi superspecialisti coadiuvati da molti robot androidi. Nella prima stesura avevo popolato le forze di sicurezza di molti gradi di stampo militare (tenenti, capitani, ecc), ma i lettori di test mi hanno fatto notare che suonavano un po' anacronistici, per cui nella revisione corrente sto cercando qualcosa che assomigli a un grado militare, ma... non lo sia. Per capirci, la tipica squadra di operazioni è composta da quattro uomini (e un numero indefinito di androidi e intelligenze artificiali): - specialista operativo (operazioni sul campo) - specialista informatico (operazioni in Rete) - psicotattico (ehm... interpreta la psiche umana per elaborare strategie) - maggiore (il più alto di grado, coordinatore della squadra. Abbiamo deciso che "maggiore" ci piace lo stesso) In giro poi c'è un certo numero di "supervisori" (di ruolo non meglio specificato). Fin qui tutto bene, ora però mi serve un grado ancora superiore al maggiore, che rappresenti il coordinatore di ognuna delle tre sezioni (operativa, informatica, tattica). Normalmente mi verrebbe "generale", "generale di divisione", ma mi richiamerebbe troppo la struttura militare corrente. Qualcuno mi aiuta a trovare un termine che sembri un grado alto, senza usare quelli correnti? Grazie mille
  15. @queffe Non vedo l'ora che tu finisca il libro Per adesso non vorrei commentare, preferisco tu abbia la visione d'insieme. Con questo non voglio dire che tu abbia detto niente di fuori posto, anzi, il contrario direi.