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  1. Immersività — Scrivere X Annegare

    Nuovo articolo! Come formattare un libro nel modo corretto. Per invio a CE e autori self Volete presentare il vostro manoscritto a una casa editrice? Volete autopubblicare il vostro romanzo nel cassetto? Formattarlo a dovere è fondamentale, tant’è che ci sono delle figure professionali addette a tale procedimento. Parlo dell’impaginatore, ma anche del correttore di bozze, dell’editor, del grafico… ognuno fa la sua parte nel processo di formattazione. Tanti autori che decidono di votarsi al self-publishing pagano dei freelancer per la formattazione, nonché per la conversione in ebook. Sappiate che le CE ricevono migliaia di manoscritti e, nella maggior parte dei casi, emettono un giudizio nel giro delle prime pagine (se non a colpo d’occhio, addirittura). Presentare un romanzo disastrato dal punto di vista della formattazione significa complicare il lavoro dell’editore, sia nella fase di lettura sia in una futura prospettiva di editing. Per non parlare del look poco professionale che date alla vostra opera! La formattazione è l’aspetto attraverso il quale si distinguono gli autori svegli e preparati da quelli… improvvisati. Certo, è la qualità del romanzo a contare, mica il modo in cui viene presentato. Tuttavia, voi leggereste il manoscritto pulito, chiaro, rilegato con tanto di spirale e copertina trasparente, o la pila di fogli spillati male e col testo sparpagliato sulla pagina? Mi risponderete che li leggereste entrambi; bene, quale leggereste per primo? Quale leggereste con la miglior disposizione? Quale scartereste a parità di qualità? E, diciamocelo, leggereste davvero entrambi se aveste una chilometrica lista d’attesa? Continua a leggere (e commenta!)
  2. Immersività — Scrivere X Annegare

    Nuovo articolo! Ispirazione per Autori: le opere dei miei pittori e illustratori preferiti Non credo all’ispirazione messianica, all’idea che arriva per volontà divina, al “blocco dello scrittore”. Non ho mai avuto le idee chiare prima di lavorare a un romanzo, né mi sono mai state chiarite da circostanze esterne. Spesso, chi intende cimentarsi nella stesura di un romanzo non realizza una cosa: scrivere è l’ultima spiaggia. È l’approdo. Prima bisogna creare le basi, ovvero chiavarsi su una sedia e rimuginare sugli spunti, la trama, i personaggi e così via. Una volta trovato l’humus, si inizia a comporre la struttura attraverso le varie tecniche e modalità che ho descritto in tanti altri articoli. Il punto è proprio questo: concentrarsi e pensare per ore di seguito, senza stringere nulla in mano. È difficile, “strano” in un certo senso, ma è l’unico modo per partorire quelle idee e/o colmare quelle lacune che vorremmo riempire con l’ispirazione. Credo sia la parte più frustrante della stesura di un romanzo, poiché precede qualsiasi regola, qualsiasi sistema, e comporta spesso inutili perdite di tempo. Si possono buttare giorni senza trovare le agognate risposte. Vi assicuro, però, che aspettare invece di cercare vi rallenterebbe molto, molto di più. Detto questo, credo nella “suggestione” o “fascinazione”. Si tratta di materia evanescente, intellegibile, che seduce la mente e riesce a mutarne la disposizione. Potrei definirla un’energia, o un fluido invisibile che emana dall’oggetto suggestivo e attraversa il soggetto affascinato. Questi sarà, tra l’altro, assai più sensibile ad altre suggestioni, fin tanto che il fluido continuerà a scorrere. Ogni stimolo è positivo. Ci sono stimoli più stimolanti di altri, e stimoli dalla cui influenza è impossibile affrancarsi. Con questo articolo intendo condividere gli spunti visivi che mi hanno affascinato o che trovo affascinanti, così da impattare positivamente la prosa di chi legge... Continua a leggere (e commenta)!
  3. Immersività — Scrivere X Annegare

    Chiedo scusa per il lungo stop, causato da un romanzo che non voleva saperne di terminare! Si riapre con un articolo nuovo di zecca! @JPK Dike @don Durito Tutto sui Dialoghi — Beat, dialogue tag, registro, conflitto e così via I dialoghi sono una cosa seria. Non vanno presi sottogamba. È facile incartarsi quando tocca far parlare i personaggi, ed è facile storcere il naso quando una battuta che leggiamo ci pare fuori luogo. Si tratta, senza ombra di dubbio, di un aspetto critico della narrativa, poiché i dialoghi costituiscono una buona fetta di un intero romanzo o, in certi casi, la parte preponderante. Con i dialoghi si può annoiare, divertire, stimolare, inorridire, perciò occorrono attenzione e strategia. Cominciamo, dunque, con alcune considerazioni fondamentali. Se dovessimo trascrivere una giornata di chiacchiere di vita vera scopriremmo che si tratta per lo più di suoni gutturali, frasi smozzicate, monosillabi, interiezioni e strafalcioni grammaticali. Insomma, un disastro illeggibile. A meno che non stiate scrivendo una storia iperrealista, vi sconsiglio un simile approccio. La chiave, nei dialoghi, sta nel capire che essi debbono essere verosimili ma non veri. Ciò che fuoriesce dalla bocca dei nostri personaggi non deve risultare né forzato o surreale né, allo stesso tempo, superfluo o noioso da leggere. Ciò si sposa con il principio di trasparenza della narrativa contemporanea, che suggerisce di sfruttare la realtà per ottenere il massimo effetto retorico. Realismo come mezzo, non come fine. Ricordate che il vostro obiettivo è coinvolgere ed emozionare i lettori, non ricreare un diorama della vita tipo dell’italiano medio. Ma come può un dialogo essere verosimile e non vero? Vediamolo insieme... Continua a leggere (e commenta)!
  4. Immersività — Scrivere X Annegare

    Nuovo articolo! Narrativa e Neuroscienze: il Cervello Simula ciò che Leggiamo Leggere non è come guardare la televisione. La rapida sequenza di immagini, la luminosità dello schermo e i suoni bombastici sono studiati per catturare l’attenzione. Sappiamo tutti quanto siano coinvolgenti certe serie tv, tanto da alienarci completamente e costringerci a divorare un episodio dopo l’altro. Diamine, con alcuni show si può fare la fine dei ratti che prendono il viagra (spoiler: si masturbano fino a morire di fame), a causa dei rush di endorfine. È una brutta immagine ma rende l’idea. Portereste il portatile in spiaggia, per godervi le ultime tre puntate di Better Call Saul, o un romanzo tascabile? Certo, dipende dal romanzo; certo, dipende dalla serie. Ma la spiaggia distrae dal video e il video distrae dalla spiaggia: non è il luogo adatto, non ci si può immergere come si deve nella visione. Credo di poter tranquillamente affermare che in media sia più difficile staccare gli occhi da uno schermo LCD che mettere giù un libro. Inoltre, la visione di una bella serie tv si può arricchire con un dolby sorround e un maxi-schermo. Come potrebbe mai competere, in termini di “assorbimento”, qualche pagina di carta velina? Al contrario, le giuste condizioni ambientali possono finanche potenziare l’esperienza di lettura. Continua a leggere (e commenta!)
  5. Immersività — Scrivere X Annegare

    Nuovo articolo! J.K. Rowling è una ladra, e Harry Potter è il suo furto. Oppure no? Da un articolo di maggio, su Digital Trends: Continua a leggere (e commenta)!
  6. Immersività — Scrivere X Annegare

    Nuovo articolo! 10 Trucchi per Scrivere il Dannato Romanzo Sappiamo tutti quanto sia difficile scrivere un intero romanzo, a differenza di un racconto più o meno lungo. È facile perdersi per strada e lasciare le cose a metà, per poi recuperarle in seguito oppure mai più. Per tale motivo ho ideato la seguente rassegna di trucchi e consigli utili a non perdere la Trebisonda, a comporre un prodotto degno di questo nome in tempi accettabili. I punti spaziano dai suggerimenti semplici, per neofiti, agli accorgimenti che anche scrittori con una certa esperienza troveranno utili. 1. Costruite la storia In tanti prendono la scrittura come un atto di fede, un gesto spontaneo dovuto all’estro artistico. Non è così: per scrivere romanzi decenti in tempi decenti, e possibilmente più di uno nella propria vita, serve quella che chiamo “guida”. Con questo termine mi riferisco a una serie di informazioni sviluppate precedentemente dall’autore, alle quali egli possa rifarsi per scrivere la propria storia in maniera lineare, veloce, coerente e compita. Continua a leggere (e commenta)!
  7. Immersività — Scrivere X Annegare

    Nuovo articolo! 1984 nel 2017. Orwell ai tempi della Democrazia Occidentale (parte 2: il Ministero della Verità) Nello scorso articolo abbiamo parlato di 1984 in generale e di George Orwell. Poi, abbiamo fatti dei parallelismi tra i totalitarismi e le democrazie. Infine, abbiamo tratto delle similitudini tra l’orwelliano Ministero della Pace e le nostre società liberali. In questo episodio, invece, analizzeremo un altro pilastro del Socing: il Ministero della Verità (Miniver). Il Miniver si occupa dell’informazione e della propaganda politica. Esso è addetto sia alla gestione dei flussi di notizie, sia alla produzione di materiale multimediale. Programmi radiotelevisivi, libri, giornali e chi più ne ha più ne metta. Ma, oltre alla gestione, il Miniver opera la manipolazione. Ogni documento, ogni articolo, ogni opera viene modificata per adattarla ai dettami del Partito. Il lessico viene convertito in Neolingua, la verità dei fatti storici o di attualità si piega al Bispensiero, i dissidenti subiscono la Damnatio Memoriae e sono rimossi da qualsiasi fonte, le perdite si trasformano in rialzi. Come specificato da Orwell, «la menzogna diventava verità e passava alla storia». Un altro slogan del partito recita (inspiegabilmente, aggiungo; perché sgamarsi?): «Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato». È stato stimato che, negli USA, circa il 6% della popolazione crede ai Media. Lì come da noi, la realtà assume un aspetto man mano più volatile. Quanti, oggi, credono ancora ciecamente a ciò che dicono i giornali e la TV? Quanto pensate ci sia di falso, manipolato, travisato nell’informazione? Continua a leggere (e commenta)!
  8. Immersività — Scrivere X Annegare

    @don Durito Oltre? Qualche idea ce l'avrei, ma la tengo stretta per un futuro romanzo . Posso solo dirti che l'ultima frontiera del metaromanzo e della tecnica narrativa è senza dubbio... la realtà. @JPK Dike J.J. la fa sempre fuori dal vaso Nuova recensione! Recensione: La Scala Urlante, di Jonathan Stroud Lockwood & Co. è una saga di romanzi fantasy per ragazzi scritta dall’autore inglese Jonathan Stroud, famoso per la Trilogia di Bartimeus e prolifico scrittore di storie per bambini. Il primo volume della serie, La Scala Urlante, uscì nel 2013 e fu tradotto in Italia nel 2014. Il secondo volume, Il Teschio Parlante, uscì nel 2014 e fu tradotto nel Bel Paese a ben due anni di distanza, da Salani. Nonostante le fortune della saga in patria, la pubblicazione in Italia procede a rilento e, al momento in cui scrivo questo articolo, sull’adattamento del terzo volume (The Hollow Boy) ancora non si sa nulla. Stroud dal canto suo sforna un romanzo dopo l’altro. Nel settembre di quest’anno è prevista l’uscita in Gran Bretagna del quinto titolo della serie, The Empty Grave, seguito di The Creeping Shadow. Ma parliamo del primo romanzo, La Scala Urlante. Purtroppo vi sarà capitato di non trovarlo in libreria, tra gli altri libri fantasy. La Scala Urlante è considerato a cavallo tra uno YA e un romanzo per bambini, e viene spesso riposto sugli scaffali dei libri per ragazzi dai 10 ai 14 anni (o dai 9 agli 11). Non è un errore: la serie è in effetti indirizzata a quel target di lettori, ma non solo. Posso tranquillamente affermare che Lockwood & Co. sia una saga adatta a tutte le età. Anzi, gli adulti potranno godere di aspetti che i giovanissimi non saranno in grado di cogliere. Continua a leggere (e commenta)!
  9. Immersività — Scrivere X Annegare

    @JPK Dike Non dirlo a me... ho fatto il traduttore freelance per un po', anni fa, e ho smesso perché è impossibile ricavarci qualcosa. Lo sfruttamento è totale, la competizione è serrata e disposta a tutto, e il lavoro non viene preso sul serio. Lo si vede nei libri, con le traduzioni di una fedeltà pari allo zero; nei videogiochi, con le localizzazioni pagate pochi cent via oDesk o siti simili e risultati degni di Google Translate; nei film e nelle serie tv, coi sottotitoli a dir poco ignoranti (Netflix. Mio Dio) e adattamenti da doppiaggio frettolosi, patetici, amatoriali. Guarda, meglio che mi fermo qui, che mi ribolle il sangue e sono più che OT. Nuova recensione! Recensione: S. La Nave di Teseo, di J.J. Abrams e Doug Dorst S. La Nave di Teseo è un esperimento letterario partorito dalla mente di J.J. Abrams, famoso produttore cinematografico, sceneggiatore e regista di serie televisive. Lo scrittore è, invece, Doug Dorst. Perché un esperimento? Perché si tratta di un romanzo nel romanzo, ovvero di una storia metanarrativa. I protagonisti sono due ragazzi, Eric e Jen, che comunicano lasciando note su La Nave di Teseo, romanzo del fittizio autore V.M. Straka. Entrambi studiano il volume per una ragione. Un mistero, a essere precisi, che avvicina la storia alla Mystery fiction, con una vena low-fantasy. I protagonisti, però, non si lasciano soltanto note. I due allegano documenti e materiale di vario genere, inserendoli tra le pagine del libro. S. La Nave di Teseo presenta, infatti, una moltitudine di inserti nascosti nel romanzo: pagine di giornale, cartoline, appunti e quant’altro, che impreziosiscono la già pregiata pubblicazione. Tutto fedelmente tradotto in Italiano. Il volume in sé è molto ben curato dal punto di vista tipografico. Come nei romanzi di un tempo o nei grandi classici, la rilegatura di S. La Nave di Teseo è in filo refe, la copertina è in tela rigida, la grammatura è pesante e ingiallita per dare l’effetto di “vecchio manoscritto”. Anche gli inchiostri delle note fatte a penna sono più o meno stinti a seconda della datazione, e ciò contribuisce all’aspetto vissuto del volume. Il packaging funziona a meraviglia... Continua a leggere (e commenta)!
  10. Immersività — Scrivere X Annegare

    La traduzione è quello che è, ma meno peggio di tante altre. Io il primo l'ho trovato ottimo, mentre gli altri due pessimi. Nuovo articolo di M.M., l'Eminenza Grigia! Buona giornata mondiale dell’ambiente, da M.M. Buona giornata mondiale dell’ambiente! E un grazie a Google per avermelo ricordato! L’ambiente è una cosa meravigliosa. Stupenda da guardare dietro un monitor o da un vetro. Continua a leggere (e commenta!)
  11. Immersività — Scrivere X Annegare

    Nuova recensione! Recensione: La Trilogia dell’Area X, di Jeff VanderMeer. Annientamento, Autorità, Accettazione La Trilogia dell’Area X (Southern Reach Trilogy) di Jeff VanderMeer è composta da Annientamento, Autorità e Accettazione. Si tratta delle uniche opere tradotte in Italiano, al tempo in cui scrivo, del sopracitato autore. Jeff Vandermeer è, infatti, un autore americano di grande successo. Vincitore del Premio Nebula, Hugo e baciato dai grandi numeri, si tratta di uno degli autori di speculative fiction (o narrativa speculativa) più quotati e seguiti. Fa strano che, dunque, i nostri lungimiranti editori non l’abbiano notato prima, e che abbiano portato qui una delle opere più “contestate” e complicate dell’autore. Ma, forse, lungimiranti non lo sono poi tanto. Come suo solito, Jeff VanderMeer ci narra una storia dalle tinte surreali e di difficile collocazione: non è vera fantascienza, né semplice fantasy dalle tinte horror, ma speculativa fino alle radicali conclusioni. Per questo motivo la Trilogia dell’Area X si può etichettare, similmente ad altre opere dell’autore, nella pozzanghera informe che prende il nome di New Weird. Einaudi ha sublimato la pubblicazione con tre meravigliose cover di Lorenzo Ceccotti, che rendono bene il concetto e ne amplificano il fascino. Peccato per la quarta di copertina dell’ultimo volume, marchiata dal commento della popolare Michela Murgia. «VanderMeer stupisce per la profondità con cui tratta una storia d’amore come se fosse un territorio contaminato dal mistero. L’area X non è solo lo spazio di crisi tra l’umanità e i suoi eccessi, ma è anche il nebuloso territorio della relazione tra un uomo e una donna». Manco a dirlo, amore di misera importanza ai fini della storia. Ammesso che esista. Continua a leggere (e commenta)!
  12. Immersività — Scrivere X Annegare

    Nuovo articolo! 1984 nel 2017. Orwell ai tempi della Democrazia Occidentale (parte 1) 1984 fu scritto da George Orwell nel 1948 e profetizzò, in un futuro prossimo, il dominio dei totalitarismi. Non è un mistero che Orwell intese dipingere il regime di Oceania e il suo dittatore fantasma, il Grande Fratello, con i colori dell’Unione Sovietica. Non a caso il volto del despota, nell’omonimo fumetto, presenta sia i tratti di Stalin che di Hitler. Ma Orwell era un socialista convinto, specie ai tempi della Guerra civile spagnola. Fu proprio l’esperienza nel Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM) a fargli disprezzare il comunismo stalinista, reo, nei suoi occhi, di aver tradito i socialisti e gli anarchici. Allo scoppio non proclamato della Guerra fredda Orwell scelse di stare dalla parte dell’Occidente, dell’America, e ciò nonostante egli criticasse gli USA proprio in virtù di alcune analogie ravvisate nei totalitarismi. Eppure, in 1984 la prassi totalitaria non riflette soltanto le “distanti realtà” dei regimi a noi noti. Si ricordi, a tal proposito, che Orwell stesso fu censurato dal governo britannico nel 1944, che ostacolò inizialmente la pubblicazione de La Fattoria degli Animali (i Sovietici, all’epoca, erano preziosi alleati contro Hitler e godevano di un nutrito numero di sostenitori nei paesi occidentali). Nonostante Orwell fosse già un giornalista e scrittore affermato, il romanzo fu respinto da ben quattro editori, anche a causa del giudizio negativo del Ministro dell’Informazione. Solo nella metà del 1945 Secker & Warburg decise di pubblicare La Fattoria degli Animali, e senza il saggio introduttivo La Libertà di Stampa. Quest’ultimo fu scritto da George Orwell proprio in seguito al boicottaggio del suo libro e denuncia i meccanismi di censura e autocensura della democratica Inghilterra... Continua a leggere (e commenta)!
  13. Argento Vivo Edizioni

    Ho parlato qualche giorno fa con William, il direttore editoriale, il quale mi ha fatto un'ottima impressione. Mi è stato detto che la CE opera un editing completo dell'opera e non una semplice correzione di bozze, il che mi fa molto piacere. Poi mi è stato spiegato che l'editore è disposto a promuovere il romanzo attraverso presentazioni sia nella città dell'autore sia in altre parti d'Italia, e mi è stato chiesto se fossi disponibile a spostarmi. Quando la CE avrà un catalogo di pubblicazioni all'attivo, è prevista la partecipazione ad alcune fiere del libro. Inoltre l'editore si sta organizzando per pubblicare in ebook oltre che in cartaceo (sta valutando le sue opzioni) e si sta accordando con Libro Co. Italia per quanto riguarda la distribuzione. Altra cosa importante da dire è che il marchio editoriale Argento Vivo Edizioni fa capo all'associazione PCS, o "Pontina Calcio Show", ed è un'organizzazione non profit. Infine il calendario di pubblicazioni della CE è pieno per tutto il 2017; per quanto riguarda il mio romanzo, infatti, si parlerebbe di pubblicarlo nei primi mesi del 2018. Questa è la mia testimonianza per quanto concerne la telefonata del direttore editoriale. Spero possa essere utile a qualcuno. Ripeto, persona molto affabile ed esauriente. Ottima impressione. Per quanto riguarda il contratto, invece, vi saprò dire tra un po'. @Argento Vivo Edizioni Vi invito a correggermi nel caso in cui abbia detto qualche inesattezza o informazioni che non volete siano pubbliche. Saluti!
  14. Immersività — Scrivere X Annegare

    Nuovo articolo! La Solitudine come Trincea: riscoprire la solitudine feconda, atto di crescita e di rivolta contro il mondo moderno. Il pugile pratica tecniche e combinazioni fino allo sfinimento. Le spalle bruciano, le braccia pesano come macigni. Il movimento, il pugno e l’energia che vi s’infonde devono instillarsi nel corpo e nella mente. Il colpo e il passo diventano un riflesso, una seconda natura. Eppure, ciò non accade durante l’allenamento. È di notte che il cervello mette a punto la tecnica, ripassa gli sforzi e li imprime nell’anima. Durante il sonno, l’attività cerebrale raggiunge il culmine e la memoria muscolare prende coscienza di ciò che è accaduto. Ecco che l’indomani, magicamente, le combinazioni sono più sciolte e naturali di quanto immaginasse l’allievo. È così che, nella quiete e intimità del sonno, si rielabora il vissuto. È così che, in solitudine, si dà senso alle proprie esperienze. Jack London fu boxeur e vagabondo. Fu un giornalista, un alcolista, un cacciatore di foche. Ogni viaggio dell’autore si ritrova nei suoi libri. Fiumi d’inchiostro riversati nella solitudine, come raccontato nel capolavoro Martin Eden. Nel libro, il marinaio illetterato Martin si trasforma in scrittore di successo per amore di una donna. Egli si chiude nel suo mondo e scrive dozzine di libri sulla base dalle tante avventure, fino a perdere contatto con la realtà che, prima, abitava freneticamente. In questo suo viaggio interiore, Martin nota di essere diventato migliore degli altri, superiore a quegli individui altolocati che prima ammirava. Ritagliarsi del tempo per sé stimola, dunque, una crescita personale. Riflettere sulle proprie esperienze, metterle in relazione col proprio Io, significa elaborare nuove soluzioni. Un superamento della condizione precedente, sia dal punto di vista interiore che esteriore. Se in tal modo, infatti, il solitario impara a conoscere se stesso, a gestirsi e a perfezionarsi, egli getta nuova luce anche su ciò che lo circonda. Per Nicolás Gómez Dávila, «vive la sua vita solo chi la osserva, la pensa e la dice: gli altri, è la vita che li vive». Essere faccia a faccia col sé significa, per forza di cose... Continua a leggere (e commenta)!
  15. Immersività — Scrivere X Annegare

    Nuovo articolo! Costruire una Storia 4: What-if e High-Concept. Cosa accadrebbe se... La locuzione What-if può essere tradotta in “E se…” o, ancora meglio, “Cosa accadrebbe se…” e rappresenta il nucleo di ciò che chiamiamo speculative fiction (narrativa speculativa), cioè fantasy, fantascienza e così via. È la domanda da cui si genera la storia che ci accingiamo a leggere o a narrare. “Cosa accadrebbe se la magia esistesse nel nostro mondo e i maghi vivessero tra noi a nostra insaputa?”. È il What-if di Harry Potter. “Cosa accaderebbe se i mostri proliferassero nel mondo e sorgesse un ordine di guerrieri mutanti per cacciarli e proteggere i cittadini?”. È il What-if di The Witcher. “Cosa accadrebbe se uno scienziato scoprisse il segreto dell’invisibilità e se ne avvalesse per i propri scopi?”. È il What-if de L’Uomo Invisibile. “Cosa accadrebbe se dei ragni extraterrestri dal cervello collettivo trascinassero l’Umanità in una guerra spaziale?”. È il What-if di Fanteria dello Spazio. La speculative fiction si fonda sul cambiamento del reale e del possibile, sulla creazione di mondi alternativi o modificazioni del mondo in cui viviamo. Ucronie, distopie, utopie… sono tutte branche della narrativa speculativa. Per quanto riguarda il fantasy e la fantascienza, possiamo facilmente distinguerli così: nel primo accade ciò che non potrebbe accadere; nella seconda accade qualcosa che potrebbe accadere. Impossibile contro Probabile. E in entrambi i casi il What-if funziona allo stesso modo: genera la domanda che innesca la speculazione. Continua a leggere (e commenta)!
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