Floriana

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  • Compleanno 30/11/1985

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    Donna
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    Varese
  • Interessi
    Scrivere ciò che mi suggerisce la mia anima..

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  1. Sera paolati, il titolo del tuo racconto mi ha incuriosito molto ma ho visto che è un racconto brevissimo e questo già mi irrita. Ora leggo e ti dirò. Concludo già anch'io sono breve... scherzo. Scrivi benissimo, scorrevole e chiaro. Anche se è un racconto molto ma molto breve, riesci a trasmettere tanto. Per me descrivi molto bene una scena satanica . Buona continuazione. Floriana
  2. Io

    Buonasera Sira sono rimasta di stucco davanti a questa poesia, non è il tuo stile. Molto particolare e molto singolare. I primi due versi non gli capisco, sembrano accessori fissati a "l'io" che formano delle parole. Sono d'accordo con Lujset la poesia è nell'ultimo verso. Ciao. Flo
  3. Commento: Il trillo del diavolo Firmato C.L. L’autunno era alle porte. Le gocce di pioggia s’arrampicavano sui vetri delle finestre come fossero gatti. Seccati. Fu un appuntamento fulmineo. Temerario. Non potevo resistere ancora a lungo, un giorno in più e sarebbe stata la catastrofe. Mi fermai sulla soglia della sua porta molto titubante, non sapevo se farmi forza o ritornare alla mia postazione di lavoro. Sudavo freddo. Avevo paura non di lui ma del contesto. - Che sia maledetto questo ambiente – continuavo a ripetere tra me e me. Il suo ufficio davvero era strano, era un ampio angolo in una stanza formato da due pannelli. Cosa strana. Avevano risolto così. Un ufficio nell’ufficio di segreteria 2. «Preside posso? Ha un attimo, le devo parlare» dissi con un tono esasperato. Tra pratiche, registri e penne, spuntava anche lui. Un uomo sopra i quarant’anni. Un pino direi nella mia mente. Alto con molto fascino, sempre in giacca e cravatta, capelli bizzarri ondulati proprio come se fossero gli aghi di un albero sempre verde. «Vieni pure, dimmi Flo» rispose mentre stava sistemando un plico di nullaosta. Il mio dirigente scolastico aveva preso la corsia preferenziale, la più amichevole possibile. Ero stata proprio io a permetterlo. L'abbreviazione del mio nome doveva essere solo per gli amici stretti, così voleva mia madre e invece feci tutto di testa mia confondendo il lavoro con la vera amicizia. «Preside avrei bisogno di una “pausa lavorativa”» dissi con timore sperando di essere capita. La sua penna stilografica fece una capovolta tra le dita. Era pensieroso. «Hai appena iniziato, perché vuoi già prenderti delle ferie?» mi chiese senza comprendere il mio stato d’animo. Aveva ragione, avevo appena iniziato il mio sesto anno di tirocinio, da ventisei giorni per la precisione. «Preside lo so ma ne ho davvero bisogno. In questo periodo non mi sento bene» provai a mascherare la mia sofferenza. Il dirigente scolastico dopo un’occhiata perplessa mi disse: «Non mi sembri ammalata. Sei un po' deperita questo si, hai il viso pallido e mi sembri pure dimagrita. Cosa c’è che non va?» mi domandò. Mi limitai a dirgli che volevo restare a casa soltanto per un po', non sapevo se erano giorni, settimane o mesi, questo non lo potevo comunicarglielo con precisione. Fin a quel momento, non misi mai paletti tra me e il mio dirigente scolastico. Me ne accorsi troppo tardi. Lui sapeva tutto di me. Aveva saputo conquistare la mia fiducia e amicizia ed io mi sono troppo lasciata trasportare. Ora non potevo confidare un bel niente. Le mie sofferenze e i miei problemi erano qualcosa che nessuno poteva capire, neanche lui. «Va bene Flo ti concedo un breve periodo. Mi raccomando, che tu non stia bene si vede ma questo non deve diventare un pretesto per lasciarti andare. Alla mattina quando ti sveglierai, ti obbligo a vestirti, lavarti e a pettinarti. Anche se sei a casa, devi essere in ordine. Presentabile. Se sei in depressione, devi venire fuori da sola. La psicologa non serve a nulla» Aveva menzionato la psicologa perché io ne parlai. Facevo qualche seduta mensile da una brava psicologa ma ciò non bastava. Ringraziai il dirigente scolastico promettendo di ritornare al più presto al lavoro, più raggiante di prima. In realtà solo io sapevo che in quell’istituto comprensivo non ci avrei mai più messo i piedi. Non avevo scelta: dovevo mentire. Così uscii dal suo ufficio portando il grosso peso della bugia. Ricordo ancora il suo volto schifato nel vedermi andare via. Per lui ero soltanto una povera depressa. Son passati anni, non so quanti e sinceramente non mi interessa. Ora sto imparando a camminare a testa alta. Ci provo anche se non è facile. Sono diventata una donna un po' più matura col tempo. Già quell’arco “d’attesa” in cui ho scoperto di essere un’altra persona e di desiderate una vita degna dei miei sogni. Penso d’aver raggiunto un equilibro, finalmente. Sono felice? In realtà non so come definire la mia felicità, è un’insieme di cose astratte oppure è come un filo sottile che si può spezzare? Qualsiasi risposta do, non trovo mai la certezza della sua solidità. Tutti i giorni ne ho la prova, appena trovo il culmine della contentezza...”ZAC” qualcuno lo rade al suolo. È un ricordo, l’espressione severa di lui, un essere umano come me che si vuole credere superiore. Ho provato e riprovato a lasciarlo parlare da solo nel mio cassetto degli errori ma non ci riesco. Il ricordo nell’anima della sua presenza, mi distrugge. Qualunque cosa bella che io faccia, arriva sempre lui che come un fantasma mi ricorda da dove provengo: dalla sua delusione più grande. Spesso mi capita di dire – io questo non me lo merito - Ad esempio quando sono davanti ad una vetrina di vestiti dico – io questo non me lo merito - pensando a lui. Oppure quando ho l’opportunità di uscire di sera con gli amici, a volte mi salta in mente lui che mi guarda con uno sguardo pietoso. Il suo ricordo mi fa pensare che sono una donna che non si merita nulla dalla vita. Un ricordo troppo permissivo che mi divora in un boccone. Il bello è che io sono l’artefice di tutto questo. Non riesco a tener a bada il mio peggior nemico. È più forte di me. Un uomo che non ha nulla a che fare con me, in realtà mi sta guastando il sapore dolce della vita semplicemente con il suo ricordo. Come si permette di essere così ingestibile? Lui che ha tutto, lui che è un uomo in carriera, lui che è un’affarista con tutti, lui che è definito perfino buono con tutti. Che cazzo vuole ancora da me? È la stessa identica cosa se è lui o il suo ricordo. Mi ha rotto l’anima! Il bello è che lui non lo sa nemmeno, continua a vivere beato ignorando che è diventato il mio incubo peggiore. A volte penso che sia tutta colpa mia, questo incubo l’ho inventato io man mano che il tempo passava. Sono io l’artefice di tutto. In realtà quel giorno, il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo dove lavoravo ha solo espresso la sua impressione, nient’altro. È giusto colpevolizzarmi così? È giusto tenere saldamente presente, così a lungo, il giudizio di un dirigente scolastico che non c’entra niente con la mia vita? Sono troppe le domande a cui non so rispondere. Dannazione! Chissà perché non so rispondere. E allora mi vorrei solo nascondere da tutto questo. Persino quando sono in giro per fatti miei, ho paura di incontrarti dirigente scolastico del cavolo. Se dovesse mai succedere, mi farò piccola, piccola per poi sparire sotto terra come un fiore che è stato appena avvelenato. Ormai vivo così da un paio d’anni, con questo terrore sulle pelle. È come indossare un vestito che ha la mia taglia. Incredibile! Anche se è brutto, pare stupendo addosso a me. Perfetto ed elegante. Ciò non mi sorprende che un capo, di quel tipo, mi stia a pennello. È il mio incubo. Firmato C.L. - marchio di grande fama – privilegio che pochi hanno.
  4. Buongiorno @Emy oggi sono mattiniera inizio con un bel triller L'incipit non è male. Forse lo avrei scritto più asciutto, senza spiegare troppo avrei creato più suspance. Non mi piace Si è fatto. Preferirei: Prepara una camomilla. Suona male. Aggiungerei: e già tua figlia ... Non mi piace. Che cosa vuol dire tergiversare? Perchè eterna? Conclusione: appena ho finito di leggere sono andata subito su Google a cercare "Il trillo del diavolo". Esiste sul serio. Inquietante. In linea di massima il racconto mi è piaciuto, Emy scrivi molto bene, scorrevole e ben impostato. Non c'è neanche un refuso, che invidia. Ti posso segnalare ben poco in questo testo è perfetto. L'unica cosa che non mi convince è l'uso dei personaggi. Secondo me troppo pochi. In alcune parti, le scene tra moglie e marito sono monotone. In realtà sono quattro ma non c'è una vera e propria integrazione. Questo è il mio pensiero, spero che ti aiuterà un pochino. Buona Giornata Emy Floriana
  5. Buona sera @GiD Cioè? Simpatica frase. Meglio: l'avvolgo. Conclusione: racconto particolare, interessante. Mi piaci come scrivi. Asciutto e semplice. Sono d'accordo con Andrea28, più che un racconto mi sembra un frammento in sviluppo. Mancano molte nozioni e informazioni per essere una narrazione doc. Hai fatto bene a scrivere la premessa così ti ha "protetto" un pò se no andavo giù senza pietà. Attendo gli sviluppi! Ciao. Floriana.
  6. Buongiorno @Aldo Raccagni Qui mi perdo. Che cosa vuol dire? Direi: in cifra l'esistenza di Giovanni... Troppi che. Meglio: Ha una casa che occupa solo lui. Conclusione: mi piace il tuo stile, scorrevole e abbastanza corretto. Mi piacerebbe continuare la lettura. Non ho capito una cosa, Giovanni ha ucciso veramente Claudia e il suo bambino? Mi sai spiegare che cosa tratta il genere noir? sono ignorante. Buon appettito. Floriana
  7. Ciao @Ginseng ho letto questa poesia ieri sera e ne sono rimasta affascinata. Tratti vari temi con molta fantasia e simpatia. Ora proverò a commentarla: Qui metterei un bel punto. Una rivolta contro internet Verso secondo me troppo lungo. Qui non mi "piace" che immischi internet e la religione. Sono cristiana. Qui non ho compreso bene quello che vuoi dire. Mi piace molto come inizi. Internet ha il suono di un frigorifero. Perchè parli di suicidio? Conclusione: poesia moderna, ben strutturata e scorrevole. Tocchi molti argomenti. Avrei preferito più punteggiatura, sarebbe stata più impostata. Così si legge tutta ad un fiato e si rischia di mescolare i vari messaggi che lanci. Ti auguro una buona giornata. Flo
  8. Buona domenica pomeriggio @Roberto Ballardini non so perchè ma questo titolo mi ispira già un calore d'affetto Toglierei: di apprezzabile per chi? per la madre? Questo pezzo va rivisto perchè i dialoghi non hanno una struttura come quella sopra. Faccio un pò di confusione. Conclusione: che dire? Scrivi davvero molto bene, scorrevole e senza troppi giri di parole. Chiaro e comprensibile. Bravo! Un racconto che mi è piaciuto anche se non riesco a cogliere a pieno il messaggio che vuoi lanciare. Buon inizio di settimana Floriana
  9. Commento: Pitagora Il mare era ad un passo da me. Movimento nascosto da tutto il resto. Dolcissimo. Il suo rumore è indescrivibile. Universale. Un linguaggio difficile da riprodurre per chiunque, anche per un essere umano. Apro gli occhi. Il mio naso punta il cielo. Oggi il bimbo del mondo è così allegro che ha colorato il suo soffitto d’azzurro. Mi ha sorpreso ancora una volta. Le foglie di una palma gigante mi danno il ben tornata dopo un breve sonnellino pomeridiano. La guardo beata. Le porgo un sorriso pensando alle punte di una stella, si, una stella disegnata da una mano di un bambino. Di quelle strane ma nello stesso tempo tanto preziose. Sono appoggiata al suo tronco. Avverto che è ruvido. Sopra la maglietta cerca di graffiare, questo è quel che offre oggi la dolce natura. Sorriso e mi guardo intorno. Mare e sabbia tiepida, sabbia tiepida e mare. Un paradiso. Le mie mani sono giunte, ho le dita incrociate a mo di rete. Sono convinta che mentre dormivo, stavo pescando i miei desideri, quelli più belli. Gambe distese. Rilassate. All’orizzonte una spianata che sa di mare, la salsedine mi fa commuovere. Al momento sono sola in questa spiaggia ma è bellissimo non avvertire quella solitudine che ti lacera il cuore. Tra poco lei verrà e tutto sarà ancor più bello. Mi ricordo chi sono e scuoto la testa per cercare qualcosa che mi appartiene ma non la trovo. Nell’incredibilità ripenso a come sono giunta fin qui, - mio padre mi ha posato qui come un fiore -. Cambio di posizione e mi metto a fatica in ginocchio. I palmi della mia mano s’affossano nella sabbia, avverto il cuore caldo delle Bahamas. «Oggi sono venuta in spiaggia senza, per fortuna che c’è mio padre!» Penso tirando un sospiro di sollievo. Ferro vecchio ecco cos’è, un vecchio ferro che non si arrugginisce mai. Oggi si nasconde o meglio qualcuno lo tiene nascosto per me. In questo posto dove la natura parla da sola, non c’è posto per lui. Mi sistemo la camicetta e aspetto. «Dovrebbe arrivare a momenti...» La mente parla per me. M’accordo che il verbo attendere su questa spiaggia cambia il suo significato. In questo caso mi dovrò dedicare al mio paradiso. Lei verrà, ne sono sicura. Senza pensarlo due volte, la vedo arrivare. Non me la ricordavo così. È cresciuta tanto. Due anni compiuti. Il mio cuore inizia a battere forte, i miei occhi incominciano così a lacrimare sale. La piccola si avvicina molto lentamente, aggrappata con tutte due le manine al dito della madre cammina incerta. Da lontano mi pare un piccolo acino appeso al graspo, sorpresa mi accorgo che un flash delle mie origini arrivano fin qui. «...E’ difficile trovare un grappolo di uva alle Bahamas» Penso e lancio un sorriso al cielo. Lei continua ad avanzare sempre più con quelle gambe aperte, cicce piene di righe felici. Sta ridendo. Mamma Chiara è alla sua destra mentre papà Julian è dalla parte opposta, premuroso nei suoi spostamenti. Non vedo l’ora che la piccola si accorga di me, della sua amata zia italiana. Nell’attesa i “seagull” mi fanno compagnia. Li osservo immobile, sono creature meravigliose alte quanto me in ginocchio. Veri uomini che narrano, in pochi minuti la vita in mare. Resto senza fiato e senza parole nel guardare la loro danza prima di pescare, sgambettano proprio come la mia dolce nipote. Mi distraggo un attimo, la natura alla meglio. Commuove me e il mio pensiero. Ritorno a guardare il mio orizzonte preferito. La mia Rita Mae Leah. La mia piccolina cammina quasi da sola, che gioia! Sorride al mondo e da un senso a tutto. Ora è più vicino a me, sento i suoi versi. Brontola come una bambina che ha da ridire. La sua “voce” è un suono allegro. Uno schianto tra la terra e un cuore pieno d’amore. È sempre più vicina, ora allargo le mani e la prendo, così mi muto in zia quercia dai rami tremanti. L’emozione è forte. E’ qui ad un passo da me. Mi sorride. Mi riconosce ed io non posso non amarla come la prima volta che l’ho vista. «Mi hai trovata!...» Penso. Si ferma ad un millimetro da me, mi guarda e mi sorride ancora di più. I suoi occhioni sono come le lenti di ingrandimento: trovano amore anche dove non c’è. - Birba mia – e lei s’accomoda sulla sabbia. È una perla, la mia preziosa perla venuta dal mare, profuma ancora di latte madre. Adoro quel suo profumo, inevitabilmente candido e unico. «Aunt’s love!» Le dico amorevolmente. Rita mi scruta, so che vorrebbe parlare ma non lo fa. Chiara m’abbraccia come sempre. Trovo bellissimo come due ragazze che non si conoscono possono diventare, in pochi anni, come sorelle. Certi legami di sangue nascono solo con il tempo e con le giuste circostanze. Io e Chiara ci siamo scelte a vicenda. «Aunt’s love!» Ripeto con più convinzione. Rita Mae Leah muove le gambine nella sabbia, sembrano due simpatiche chele di una aragosta. Bellissima creatura. Le sorrido un’altra volta. Allungo la mano per raggiungere la sua piccina. Rita mi prende il dito e con lui tenta di giocarci. Ecco uno, dei tanti sensi della mia vita: l’esser finalmente zia. Passarono dei secondi interminabili e adorabili. I suoi occhioni neri, ancora incontaminati da tutto, nei miei. Come due nature si stavano fondendo, scrutabili l’una con l’altra. Solo in quel momento mi sono accorta che nella vita ci possono essere tanti orizzonti differenti. Me l’ha fatto scoprire Rita con il suo piccolo ma meraviglioso sorriso. Mi stupisco all’istante. Nell’orizzonte di mia nipote, c’è posto anche per me. La tentazione di prendere Rita Mae Leah è tanta ma appena faccio un movimento, qualcosa mi blocca e allora ritorno sui miei passi. Così mi limito ha giocare insieme a lei con la sabbia, stando però attenta a non farla mettere in bocca. Io e Rita così giochiamo per delle ore. Mi sento la donna più felice del mondo, Rita sta giocando con sua zia. Lei non sa ancora nulla. Mi parte una distonia. Improvvisa. La sfioro col pensiero e la evito. - Brava zia è così che si fa! - Mi incoraggio da sola. Sono stanca di stare inginocchio ma non posso mollare, non ora che c’è Rita. Allora come se non fosse successo nulle mi rimetto a giocare. Rita continua a sorridermi. Gioca felice con la sabbia. Poi è una goccia, appena caduta, ha mettermi in serie difficoltà. Una circonferenza perfetta che bagna la sabbia di Rita. Alzo gli occhi al cielo. C’è solo una piccola nuvola bianca in cielo, innocua. Faccio finta di nulla. «Rita, does not touch!» Le dico prontamente. Lei non deve sapere nulla dei miei problemi. La mia saliva è solo un sintomo di stanchezza, niente d’infetto ma preferisco che la mia piccola non conosca ancora questa realtà. Dove so che è caduta la mia saliva, la ricopro con la sabbia asciutta. «Ti ho nascosto...» Penso fiera e sorrido al mondo. Mia nipote mi guarda senza comprendere quello che è appena successo. Tranquilla cerca di affossare un piedino sotto la sabbia. Allegramente scalcia. Lei non lo può sapere, è così piccina che non se ne accorge. In realtà noi due, stiamo giocando a nascondino. - Si, amore di zia – proprio così. Tu credi di avermi “trovata” e d’aver vinto, ma in realtà il vincitore sono io. Già perché sono nascosta ancora fin troppo bene. Se non vinci lo sai che è per il tuo bene. - Dai su, ora non ti mettere a piangere musona - Chiedo a mamma Chiara se mi aiuta a prenderla in braccio. Acconsente, lo ha sempre fatto. Chiara non vede macchia nella vita, è da ammirare. Adagia la sua bambina su mio ventre, pesa quanto una pepita d’oro. Oggi ho vinto ben due volte. Ho nascosto la mia disabilità nella mia abilità e mi son guadagnata l’amore di una bimba. La dolcezza di un universo intero.
  10. Ciao solidea ti dò il benvenuto nel WD Prima di tutto ti volevo chiedere teorema di pitagora o figli di pitagora? Aggiungerei: il loro gatto. Io direi: un certo Giacomo (inventa un cognone) Perchè nudo? Lo eliminerei. Lui è già a letto. E' un'affermazione, quindi senza punto di domanda. Ha già ammazzato qualcuno? Conclusione: solidea parti da zero ma non ti preoccupare, con l'esperienza e tanta esercitazione si migliora e si ottengono risultati. Questo racconto è scarno, troppo breve. Sembra una lista: questa sera ho fatto... Manca un filo di narrazione, una struttura su cui basare scene, azioni e dialoghi. Qui sono i tuoi punti deboli. Un consiglio che ti può essere utile e riscrivere tutto partendo da questo testo. Elenchi tante azioni che "possono" essere i gradini secondari o terzari di una piramide. La narrazione è la base su cui appoggia. Tipo: E' una sera come tante qui a Bologna. In salotto, Paola ha già messo il quotidiano preferito sul tavolino del suo uomo. Ama coccolarlo in questo modo. E' un esempio Buon proseguimento. Floriana.
  11. 12 OTTOBRE 2017: Resto immobile, in silenzio. Intorno a me soltanto terra bruciata. Non ho più voglia di parlare, ho parlato troppo in questi anni. Sconfitta lascio spazio al futuro senza me, senza te, senza noi. Eppure non schiodo, qualunque cosa che fai, io non schiodo. Rimango qui zitta e buona perché ho bisogno di te. Non trovo risposta al perché ho bisogno proprio di te. Rimango qui zitta, immobile, in silenzio tra le pareti del tuo cuore. Non vado via, io non schiodo anche se tu vorresti. A volte ripenso ad Arianna ed Erik con il tuo cognome, sognavamo insieme questi nomi per i nostri figli. Ero pronta, anche se sapevo che per una disabile non era facile esser madre. Sapevo che potevo farcela per te. Ecco perché ora resto in silenzio, tante promesse non mantenute. Ho fallito. Se oggi mi vedi ridere è perché ho la forza di guardarmi dentro e pensare che è meglio stare sola che complicare la vita ad un uomo con la mia disabilità. Per questo, sono orgogliosa e a volte me ne vanto. Oggi è il tuo compleanno e credimi che mi sento come un cane legato ad una catena, non ti posso fare un regalo, non posso vederti e non posso venire a trovarti. È vietato. A volte penso che è tutta colpa mia se mi son fatta odiare così da chi ti è vicino. Vorrei tornare indietro ed essere semplicemente una amica che ogni tanto ti viene a trovare. Neanche questo mi facilita la vita. Ma io continuo a restare, immobile e zitta. Come mi hai insegnato tu, vivo giorno dopo giorno. Non posso fare nient’altro. Vivo le giornate, so che mi vuoi bene ma mi spaventa non sapere fino a quando. Io non schiodo, resterò anche quando ti dimenticherai completamente di me. Come vedi, io son solo capace solo di scrivere parole che non si sa mai dove andranno. Magari andranno dritte al tuo cuore oppure saranno perse e tutto sarà inutile. Inutile proprio come la mia presenza qui. Comunque vada, sappi che io resterò per sempre al tuo fianco.

    Buon Compleanno Tesoro grande.

    Non sai quanto ti voglio bene.

    Flo

    1. wivern

      wivern

      Se queste parole lo raggiungeranno sono certo che il suo cuore ne rimarrà folgorato.

  12. Ciao @wivern molto bella la tua poesia, semplice, musicale e soave. Qui ti specchi dentro nel tuo passato. Resta sempre qualcosa d'amaro. C'è pessimismo dopo la scoperta che anche se hai un dolore nel cuore, la vita procede. E allora disprezzi anche le piccole gioie che la vita ti ofre. Buon appettito. Flo
  13. Buondì Sassa866continuo con le mie considerazioni. Mi domando il perchè. Togli l'"acapo". Una scena inverosimile. La signora si sarebbe allarmata vedendo due ragazze identche, almeno che non fossino gemelle? Non ho capito questa frase. Preferirei: anche nella vita reale. Cancellerei. Qui mi perdo. Perchè dice così? Le prime tre righe le trovo un pò pesanti. La fine del pensiero è davvero stupenda! Conclusione: scorrevole e ben calibrato. Storia interessante, senza refusi. Punterei l'attenzione sui dialoghi, secondo me vanno rivisti perchè sono troppo deboli. Per il resto brava. A presto Floriana
  14. Rieccomi Sasa866buon pomeriggio, riprendo la lettura Perchè 021 e non 21? Si riferisce sempre a te, quindi Come stai? Cancellerei Prima racconta che scriveva nell'ultimo messaggio e poi dici che Raffaele chiuse ecct.. Neanch'io ci sto capendo molto. Se parla Mara, è più corretto dire: non lo so perchè sono qui Conclusione: fino a metà racconto, non ho capito nulla ma poi mi son ricordata che è un fantasy, quindi mi è apparso tutto un pò più chiaro. Testo scorrevole da perfezionare però. Domanda: perchè la chiami Mara se è in parte Astrid\Mara? Confonde un po, specialmente nei dialoghi. Andrò avanti nella lettura. Buona continuazione Floriana
  15. Buongiorno @Sasa866 incomincio a leggere il tuo capitolo. Concordo con Marcleo: togli Mara Toglierei: anzi. Cambierei la punteggiatura. usi troppo : Ripetizione: forse Spiega dove e perchè giocava. Cancellerei: X D Cancellerei: non dirlo Da qui mi perdo. Mara scende alla prima fermata e poi cosa gli succede? Perchè passi da Mara a Raffaele così velocemente? Non mi convice neanche il tempo dal 21gennaio 2015 al 21 gennaio 2017? Raffaele ha dormito per tutto questo tempo? Continuerò a leggerea presto