Astaroth

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  1. In realtà valutano anche fantasy e horror. E la fantascienza non include anche lo steampunk? Anyway, sì, andrebbero aggiornate le collane perché adesso non sono più solo quelle tre. E sì, è vero che viene lasciata molta libertà ai curatori delle singole collane e che quindi ci sono politiche differenti. beh, Astaroth, avete un quadro completo dei generi? Condividetelo. Noi ci si basa su quello che voi riportate nelle vostre esperienze. Se non siete precisi voi che ci lavorate, non possiamo esserlo noi che raccogliamo le vostre segnalazioni. Sino a ieri Amanda diceva che presto ci sarebbe stata una collana horror. C'è già? Di Steampunk, ne hai parlato tu, scisso dal resto Io ho semplicemente citato ciò che c'è scritto sul sito di Vaporteppa, che include anche fantasy e horror (e già hanno in catalogo più di un'opera che ricade dichiaratamente in questi generi). Ultimamente si stanno occupando molto anche di Bizarro fiction, ma in generale credo basterebbe parlare di fantasy, fantascienza e horror, dato che tutti gli altri sono sottogeneri o comunque ibridi tra questi tre macro-generi. Non conosco la situazione delle altre collane, invece. Comunque non ti stavo criticando, tranquillo. xD
  2. Eh, conosco soprattutto quella. A tal proposito, ti ringrazio per aver inserito informazioni anche su Officina Marziani.
  3. In realtà valutano anche fantasy e horror. E la fantascienza non include anche lo steampunk? Anyway, sì, andrebbero aggiornate le collane perché adesso non sono più solo quelle tre. E sì, è vero che viene lasciata molta libertà ai curatori delle singole collane e che quindi ci sono politiche differenti.
  4. Grazie.
  5. Salve! Potreste gentilmente cambiarmi il nome utente e di log in in Astaroth o, se non disponibili, Dill?
  6. Ah, mi scuso per gli errori di battitura dettati dalla fretta.
  7. Ah, dimenticavo: magari quel passaggio è assolutamente coerente col punto di vista e quindi è ben filtrato e quindi tutti quei dettagli sono motivati, ma in tal caso forse converrebbe cambiare il personaggio-pov o la scena. Qui è questione di furbizia, perché se prendi un addetto ai lavori stacanovista, freddo, distaccato e fissato a tal punto da notare i colori prodotti dai singoli metalli, è chiaro che poi risulti pedante e noioso. Ma non credo neppure che l'autore ci abbia pensato a tutto ciò, se no avrebbe notato che aggiungere aggettivi "rapidissime e fulminante" in realtà rallenta e quindi non dà la sensazione di velocità. La scena sembra quasi in bullet time, ma così diventa palese che non è voluto. È un po' come quelli che scrivono "all'improvviso": per mille atomi scissi, se mi avverti prima con un avverbio togli totalmente il senso dell'improvviso. Se una cosa accade improvvisamente, accade e basta, sembra preavvisi di sorta. Se poi è una cosa rapida, ottieni pure di rallentarla agli occhi del lettore. Bah...
  8. Oddio, quell'esempio è terribilmente... LOL! È esagerato, pesante, eccessivo, illeggibile, innaturale perché viola il filtraggio e descrive cose che difficilmente il personaggio-pov noterebbe in quel caso. Non è carino mostrare proprio tutto-tutto-tutto, il Duca un passaggio del genere lo avrebbe segnalato in rosso scrivendo "ti sei bevuto il termometro?!". Magari andrebbe bene per un passaggio, anche se sembrerebbe comico, ma per due pagine anche no! [in tutto ciò, sono riuscito a notare il "subito dopo": il tempo del subito dopo è già passato mentre si sta leggendo, quindi che senso ha specificarlo? A volte per mostrare davvero è sufficiente non-mostrare e lasciare sottintendere. xD]
  9. Sono piuttosto d'accordo, ma vorrei porre un puntolino fermo, giusto per evitare di scivolare in estremismi stilistici: bisogna stare anche attenti a non tagliare troppo e a non dare al lettore una narrazione troppo asciutta. Più esplicitamente, il rischio, che ho rilevato anche in alcuni 'prodotti ducali' (la mia è giusto un'intuizione, non perché ci fosse un difetto evidente), è che si appiattisca la dimensione temporale sul momento presente, su ciò che accade al di fuori del personaggio, tagliando tutta una serie di pensieri ed immagini (specialmente ricordi) che comunque attraversano la mente del personaggio e che, in definitiva, ci possono invece benissimo evitare sia gli as you know Bob, sia gli spezzoni di infodump. Nei prodotti ducali che ho visionato e di cui parlavo sopra questo rischio non si nota poiché comunque, mi pare, si tratti di lunghi racconti-romanzi brevi che, vuoi perché la tensione è costantemente piuttosto alta, vuoi perché si rischierebbe di anticipare elementi-spoiler, risulta sempre non necessario (e poco opportuno) che il personaggio-pov si soffermi a pensare o ad avere certi flash mentali. In altre situazioni penso non sia così. Ci sono dei casi in cui, ad esempio, un romanzo è piuttosto lungo e la trama non scorre sempre in tensione ad alta velocità. In questi casi certe scene possono essere davvero tanto calme da permettere al personaggio di avere dei flash mentali relativi a dei ricordi o dei pensieri: ad esempio, si trova di fronte ad un fatto o ad un problema che gli richiama alla mente dei ricordi o che gliela mette in moto richiamando informazioni. E, paradossalmente, il discorso mentale diretto (cioè: "devo prendere il latte" pensò Tizio) non sempre è la maniera appropriata per mostrare il pensare del personaggio: la soluzione potrebbe essere invece raccontare queste informazioni così come ce le racconterebbe il personaggio. Ovviamente, tutto ciò dev'essere motivato, altrimenti è giusto tagliarlo. Come motivare? Se, come ho detto, ognuno di questi pensieri, di questi 'flash' deve scaturire da una scena, un'immagine, una situazione reale, o meglio, esterna al personaggio, allora ecco che la necessità della resa narrativa di questi pensieri risiede nella necessità della resa dell'elemento esterno cui sono correlati, ovvero dovrà trattarsi di un elemento necessario alla trama. Date queste due condizioni quindi 1) scena lenta a bassa tensione in cui effettivamente il personaggio può riflettere tranquillamente 2) relazione con un elemento necessario della trama, non penso sia effettivamente necessario (o utile) tagliare qualunque cosa che non derivi dai sensi dei personaggi. Non che il pensiero del Duca e di Prometheus dica necessariamente questo: mi pare però un estremismo in cui, almeno in linea teorica, è possibile cadere e da cui invece bisogna guardarsi. Sì e no. Cioè, i pensieri ci sono sempre, costantemente, solo che non sono espliciti. Ti faccio un esempio semplice semplice: c'è un Tizio per strada. È sporco, molto sporco, e sta vomitando per via di un'indigestione. Se il tuo personaggio-pov è Calderoli, quel Tizio verrà descritto come "il solito immigrato che si ubriaca coi soldi degli italiani". È la verità? No, ma non importa. Non bisogna dire le cose come sono davvero, ma come il personaggio-pov crede che siano. Bisogna entrare nell'ottica che lo scrittore non deve esistere più e che il narratore deve coincidere col personaggio-pov. E questo anche in terza persona. Come ho detto, i pensioni possono anche essere impliciti. Cretino!, pensò = Quel cretino di Ubaldo sbagliò strada. Giusto per citare un romanzo pubblicato dal Duca, in "Caligo" di Alessandro Scalzo il filtro psicologico è generalmente molto profondo, quindi l'oggettività viene soggettivata. Trattandosi, però, di una prima persona, la cosa si fa ancora più esplicita. Come ho detto, la prima e la terza persona devono funzionare allo stesso modo. Ma è anche vero che la prima persona, facendo pensare al lettore "io" e non "lui", permette un'immedesimazione maggiore. La terza persona, invece, permette di dare più azione e dà un tono più "classico" alla storia. Per il resto, come ho detto, prima e terza persona sono identiche. E attenzione che il non detto è importante tanto quanto il detto: se si usa la terza persona sperando di poter alleggerire il filtro a piacimento, ci si sbaglia. Se il personaggio descrive in modo freddo una scena o se non ha opinioni riguardo a un fatto, ci dirà molto sulla sua personalità. Ma torniamo a "Caligo": lì ci sono molti pensieri impliciti, molte soggettivazioni dell'oggettività. Va be', siamo in prima persona e quindi i pensieri espliciti e quelli impliciti sono praticamente la stessa cosa (in terza sono facilmente distinguibili, fosse solo perché quelli espliciti sono in prima persona e tra virgolette o in corsivo), ma non è questo il punto. Ci sono anche dei flashback e dei ricordi. Se poi, invece, prendi come esempio i racconti brevi "L1L0" (di Abrami) e "La Maschera di Bali" (di Durigon), devo darti ragione. Ma lì è un problema dettato dal poco spazio disponibile e dalla volontà di sfruttarlo usando l'azione. Poi è chiaro che un romanzo non può essere così veloce e che il ritmo vada calibrato a seconda della scena, magari usando un gioco di climax e anticlimax e sfruttando il conflitto. È chiaro che certe scene rischiedano maggiore riflessività e introspezione, ma semplicemente in quei due racconti non ce n'è stata l'occasione. Nel romanzo su cui sto lavorando ci sono scene più introspettive, lente e riflessive, e questo nonostante sia generalmente molto d'azione. Ma il ritmo va variato a seconda della scena, e la scena a seconda della trama e dei personaggi. Il Duca non mi ha mai corretto in merito a questo, anzi mi ha detto che va bene. Riguardo al tagliare, vanno tagliate le scene inutili (per la trama e/o per i personaggi e/o per la dimostrazione della premise) e, soprattutto, quelle ripetitive. Se Osvalda lavora in un call center, non ha senso descrivere tutte le chiamate per filo e per segno, a meno che non siano utili per la trama per qualche assurdo motivo. Allo stesso modo non ce ne frega nulla di sapere tutto ciò che fa Tizio, tutto il reseconto della sua giornata, a meno che non sia importante per la trama, ma in tal caso bisogna cercare di renderlo interessante. In generale, la regola è questa: è una scena importante? Mostrala. Non è una scena importante? Tagliala. È una scena che non sai mostrare? Modificala evitando di complicarti le cose. È una scena che non sai mostrare e non puoi modificare? Raccontala, ma si tratta di un caso abbastanza raro. Allo stesso modo, può aver senso raccontare i passaggi tra i salti temporali (Tizio e Caio si addentrano in un bosco, fine capitolo. Inizio nuovo capitolo: camminavano da giorni e ancora non avevano visto l'ombra di un lupo), specie perché si tratta di cose difficili da inserire in modo naturale nei dialoghi. E bisogna evitare di confondere il lettore, a meno che non sia una scelta voluta (se il personaggio-pov è confuso, ad esempio). C'è anche un altro caso in cui vale la pene inserire poche frasi raccontate, ma ne parlo sotto. Infine, attenzione ché i pensieri devono essere naturali, se no si rischia di scivolare comunque negli infodump. Questi ultimi si evitano tenendo sempre d'occhio il punto di vista. Giusto, in linea teorica. In linea pratica, come dice Aristotele (eh sì, sempre lui), i trucchetti si possono usare, ma bisogna stare attenti a non farsi scoprire e invece a 'rimanere nascosti'. Più esplicitamente: io lettore (che non sempre sono fesso) potrei anche accorgermi che quel poster viene fatto cadere dal vento così, a bella posta, proprio per farmelo notare. In questo caso l'effetto che si ottiene è opposto a quello voluto e anche peggiore che se si fosse scritto "Clotilde guardò il poster appeso in camera bla bla bla". Ovviamente quello di Prometheus era un esempio esplicativo e quindi semplificato, però mi pareva necessario evidenziare che alle volte in questo modo potrebbe essere come tentare di nascondere un elefante dietro una 500. Che poi difficilmente mi paiono necessari certi trucchetti: se un oggetto od una persona risultano importanti ai fini della trama, prima o poi verranno notati da sé per un motivo o per l'altro da qualche personaggio, senza bisogno di scorciatoie. Altrimenti, forse non erano così importanti; non vorrei andare OT, ma, tanto per rimanere nell'esempio, la descrizione della stanza e in generale, dei luoghi familiari ad un personaggio, la trovo una delle cose più inutili in narrativa quando si usa un pov con filtro soggettivo del personaggio. Sono sempre i luoghi nuovi che vengono mostrati, poiché pieni di oggetti degni di nota (in quanto sconosciuti) per il personaggio-pov. Concordo perfettamente, ma è chiaro che il mio fosse un esempio buttato lì. xD Solo una cosa: "se un oggetto od una persona risultano importanti ai fini della trama". Dipende. Prendiamo il primo capitolo del primo libro de "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco". Lì il personaggio-pov si ferma a descrivere lo stendardo degli Stark, che però conosce da sempre. Ne risulta una scena abbastanza innaturale, fuori dalla testa del personaggio a e atta solo a fare un piccolo infodump al lettore. In tal caso, il trucchetto del vento potrebbe essere utile. Se no, ancora meglio, si può introdurre quell'elemento con ancora più naturalezza, ma bisogna cogliere il momento giusto e capire il modo giusto per farlo. Alla fin fine, ogni situazione ha una sua soluzione. Concordo perfettamente anche sulle conclusioni. O meglio, va bene dare una minima descrizione dei luoghi conosciuti per ambientare, per dare atmosfera, per far capire al lettore dove siamo. Ma bisogna farlo in modo multisensoriale, dinamico e quindi in movimento, concreto, preciso e coinvolgendo attivamente il personaggio. In generale è inelegante mostrare tutto-tutto-tutto, quindi è meglio focalizzare le descrizioni su uno o due elementi importanti, quelli che meritano di essere mostrati. Tutti gli altri possono essere mantenuti sul generico, ma sempre mantenendo la concretezza e il dinamismo. Ad esempio, "Giulio si sedette" facendo capire dal contesto che lo fece su una sedia, o "batté i pugni sul tavolo" senza descrivere ulteriormente il tavolo.
  10. Richiamo per insulti. Da due punti. Non mi risulta di aver insultato. Se un'azienda scarica rifiuti in mare, dirlo non è un insulto né un'illazione infamante. Semmai è strano dispiacersi quando la suddetta azienda andrà in fallimento. E se una persona apprezza gli escrementi, è corpofaga o coprofila: semplice dato di fatto. Strix, il punto è che non sono considerazioni personali: la narrativa può essere valutata secondo parametri oggettivi e quasi scientifici. Senza contare che, al di là dell'ambito tecnico-stilistico, qui si parla proprio di romanzi contenutisticamente scadenti. Poi, ripeto, se la mettiamo sul "non piacciono a me, ad altri sì", tutto diventa soggettivo. E allora nulla vieta di mettere sullo stesso piano Fabio Volo e Dante, Moccia e Saramago, la Mayer e Palahniuk, Melissa P. e King. È quest'atteggiamento che ha portato alla distruzione qualitativa dell'editoria italiana. Senza contare che non vi rendete conto delle conseguenze: ogni pessimo romanzo pubblicato toglie spazio e visibilità a un romanzo qualitativamente migliore. Per lo meno qui non stiamo parlando di una grande casa editrice, di quelle che insano le librerie con decine di copie dell'ultimo libro di Vespa togliendo spazio a una marea di libri più meritevoli. Inoltre non è neanche vero che X piaccia e Y no. La maggioranza dei lettori compra ciò che trova, non ha gusti suoi. Va in giro con un imbuto in bocca dentro il quale le case editrici importanti vi riversano dentro qualsiasi cosa. Basta spacciare un libro come la moda del momento (tipo "50 Sfumature" spacciato per scandaloso, quando in realtà è quasi puritano) ed è fatta. I lettori consapevoli sono quelli medi, forti e fortissimi, che è vero che rappresentano più del 40% del mercato, ma è anche vero che numericamente sono inferiori. Yattaman, hai ragione. Ma un conto è una casa editrice che ogni tanto pubblica schifezze o che comunque compensa con altro, un altro è una casa editrice che ha pubblicato quasi solamente schifezze e poi uno o due autori decenti. Notare, perché, che a quanto pare criticare la Troisi o la Spada della Verità vada bene e nessuno ti dice nulla. Mi sembra un atteggiamento simile a quando, alla morte di un personaggio famoso, diventano tutti suoi fan. Come ha detto Marcello, la Nord ora è con Mauri Spagnol. E infatti il livello qualitativo medio è già un pochino più alto (Alan Campbell, saluta con la manina *-*).
  11. Pandoro tutta la vita: odio i canditi. xD
  12. Slevin - Patto criminale Lucy Liu Chicago
  13. Perché la scrittura è (assieme alla musica) il linguaggio che più mi è affine, perché voglio immergermi in nuove "Realtà Virtuali", perché voglio mettermi nei panni di qualcun altro, perché voglio imparare nuove cose anche attraverso allegorie e simboli e metafore, perché voglio nutrire la mia fantasia e la mia immaginazione, perché sono curioso, perché voglio conoscere nuovi mondi, nuovi personaggi, nuove storie.
  14. Sono indeciso tra quella delle fiabe e quella dell'invasione aliena. La prima potrebbe trasformarsi in qualcosa di sserio e impegnato, la seconda in qualcosa di adorabilmente nonsense e trash. Vada per la prima, che potrebbe essere più nelle mie corde, ma sempre con elementi trash-assurdi. :3
  15. "Dust & Cloud" di Sleepthief e Phildel.