lillo favia

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  1. n.b. "Defenestrare": Scaraventare giù dalla finestra. Atto partigiano ai politici e agli amministratori collusi col il Fascismo.
  2. Io amo ogni copia che giunge al mio prossimo tanto quanto quelle che giungono a me, che fosse una, due, tre... quattrocento, perché amo chi prova a capire, confrontarsi, migliorarsi, scambiarsi... migliorarmi! Senza toghe sulle spalle. MAI! Osserva il confronto che c'è stato con altri utenti... in privato o pubblico. Con chi piaceva il mio contenuto e con chi meno, tutti sulla linea del confronto... poi sono arrivati "i supercritici"... a beh... Defenestrerei te e le tue fette di prosciutto celebrali dall'alto della tua inconsistenza culturale, etica e umana. Togli punti? Ma ti rendi conto di come parli e di cosa dici e scrivi? Ti "depuntualizzi" da sola, c'è ben poco ormai da togliere... ti senti "la dea dei sogni" di chi scrive. Poverina... Ora, fai l'ultima porcheria... scrivi le tue patetiche memorie dopo che mi hanno cancellato!
  3. quote sarebbe stata più bella "armatura di ricotta"... lol
  4. n.b. si entra in una comunity per migliorarsi, per confrontarsi, per analizzarsi... e correggersi. Non per essere giudicati, per misurare chi zampilla più lontano -sono stato abbasuanza soft-, per essere schiacciati dall'arroganza di "SUPERCRITICI E MODERATORI"! Se volete farlo, almeno, svestitevi del falso buonismo con cui vi presentate e cacciate fuori sin da subito quel piedistallo di ricotta latente in alcuni di voi...
  5. E' arrivato il quadro alla piazza! La narrativa è anarchia di emozioni. Il problema è: "Siete capaci di cogliere emozioni in parole? o continuerete a scalare quel sentiero che vi porterà a essere cronisti del quotidiano -non dell'ignoto, vedi Bradipi!-, editor, mai viaggiatori dell'anima". Tu vedi falle sul mio percorso perché sai solo vivere di piattume. Mi sarebbe piaciuto sin da subito parlare di "aurea" o "aura"... di "sostentavamo" o di "sussistenza"! Ma sei editor, sai solo levare non aggiungere. Non i lettori - 400 copie in due mesi di un prodotto auto-gestito e indipendentte possono affermare il contrario, anzi, affermano il contrario-, "Voi vi irritate perché nel tempo siete diventati giornalisti, non sapete più emozionarvi con le parole e di parole". Certo che se decidi di fare un sentiero deve valerci la pena di camminarci sopra... ma ancor prima devi levarti la benda -benda=sovrastrutture- che hai sugli occhi. Altrimenti sarai costretto a pensare al primo ostacolo e non a godere del paesaggio. Esci dal paradigma in cui vivi!
  6. n.b. la parte dei "due albatros" in planata libera e delle "foglie al vento", cavolo, annoiano anche me, voleranno quanto prima... stucchevoli. Grazie.
  7. A volte ho la sensazione che chi legge ha la necessità di rintracciare se stessi nelle parole altrui. Leggere un libro è un viaggio nell'autore che può condurti a te stesso non il contrario. Può piacere o meno, se hai voglia di volare sulle sue sensazioni, sempre che e lui "convenga" a ciò che vivi in quel momento storico della tua esistenza, bene, altrimenti... niente di più facile... se l'autore non ti entusiasma o emoziona, pace, chiudi il libro, il capitolo, la frazione di capitolo, e ne acquisti un'altro. Ascolta, da uomo con due neuroni e che scrive da qualche minuto, posso contraddire i tuoi "quote" e rintracciare due-tre motivazioni per farlo. La sai bene tanto quanto lo so io, perché si legge lontano un miglio che di sale in zucca ne hai... e come se ne hai. Allora di cosa stiamo parlando? Se dopo appena 5 capoversi hai rintracciato poca armonia sulle sensazioni che ti do, è chiaro, è palese che le mie parole non si appoggino a ciò che cerchi... E come posso farlo su uno scritto "X", bada bene - e tu sai di cosa parlo-, potrei farlo con la "Divina Commedia"... Giusto per dare una breve risposta a l'ultima affermazione, il sunto della questione: "Come meta il viaggio è un viaggio nei luoghi della memoria che vuole condurti ai luoghi dell'anima di due personaggi... in tutto il libro non troverai mai grandi descrizioni di paesaggi o affini, troverai solo intrecci di pulsioni che si rincorrono in "luoghi" e in "tempi" che diventano lo sfondo del "focus". Se non è questo che cerchi in un libro... è evidente, non è "tuo" e non lo sarà mai... Spero di esserti arrivato almeno in questo stralcio razionale... e che non diventi scontro, ti prego, mi annoiano già tanto fuori da qui... lasciamo che la scrittura ci avvolga di positività. un abbraccio, Lillo.
  8. Ben arrivato... posta qualche stralcio del tuo "romanzetto" in "frammenti" o "Racconti", noi ti daremo la nostra. n.b. leggi il regolamento, c'è una procedura da assimilare, io ne faccio ancora di Ca...volate! A presto...
  9. A pensarci bene Severance... credo che fra predicato verbale e complemento la virgola sia un errore in blu, ma ti saprò dire meglio. Ora devo scappare...
  10. Ciao Severance, sulla virgola che dire... te ne metto tre,,, e valgono per le prossime... in verità ho uno strano rapporto con lo strumento virgola, un giorno ne parleremo... a volte invade la dinamica che voglio liberare... Sì, "volte" suona meglio! Su "Apoliticità", non c'è altra parola che esprima la totale mancanza di etica e dialettica da parte della lobby ecclesiastica... su questo potremmo discutere per ore... "deve essere cacofonica" perché è schifoso l'oggetto in questione... non pensi?
  11. Porsi domande... non è questo che facciamo scrivendo? Di mio, rifuggo da chi ha troppe certezze. Scrivo perché leggo, leggo perché mi piace rintracciare domande... il più possibile giuste. Farsi domande giuste è la prerogativa a rintracciare risposte giuste. Farsi domande sbagliate porterà inevitabilmente a risposte sbagliate. Per me, ora è il tempo di porsi domande. In futuro, chissà, forse arriverà il tempo delle risposte...
  12. http://www.writersdream.org/forum/topic/22060-ci%C3%B2-che-provo-per-larte-12/ Per la prima volta le opere più rappresentative del “rivoluzionario della prospettiva” sarebbero state esposte simultaneamente nella stessa galleria. Fu come inoltrarsi nelle alacrità cerebrali di un genio. Le sue certezze - e le sue contraddizioni - ci parevano materia di rappresentazione dell’inattendibilità dell'uomo. Ovunque guardassimo dubbi e quesiti ci assalivano. Ogni soggetto tracciava prospettive e valutazioni designate a destabilizzare le nostre convinzioni, la nostra realtà. Il culto per il messaggio socio-politico che maturai nell'osservare la “Guernica” si è radicato in me tanto da volerne una copia fedele, al mio seguito, in tutte le dimore a venire. Quella tela mi scosse. Guernica: simbolo della sopraffazione culturale, razziale ed etica imposta dall'uomo sull'uomo mediante la forza e l’arroganza delle armi; un monito contro la legge del più forte; un colpo di luce spettrale contro la cultura dell’annientamento politico, sociale, genetico. Sembrava ribellarsi anche al muro che la reggeva. Viveva di luce e ombre proprie. Il senso della realtà da cui si elevava si dibatteva nei suoi bianchi tanto quanto nei suoi grigi, nei suoi neri più neri. Una rissa selvaggia tra riflessi di chiaro-scuro e forze della stessa natura scagliata verso la coscienza collettiva. Mi narrò della disarmonia che pervade l’umanità; dell'approssimativa saggezza della ragione; della bieca dissonanza che vige nelle logiche militari; del letargico disinteresse su cui contano i fascismi; della colpevole apoliticità della chiesa. La diversità è un peso insostenibile per la civiltà che abbiamo creato. Un peso che degenera nella più codarda delle manifestazioni barbariche: esilio o distruzione per il diverso.
  13. Premetto che mi piace molto come scrivi.... non starò lì a dare indicazioni su ciò che mi piace o meno, vorrei discutere con te su alcune suggestioni. Mentre leggevo mi è venuta in mente una domanda che quanche dì fa, credo fosse Bradipi, mi aveva posto su un mio scritto: cosè un cronista dell'ignoto? beh... ecco, tu sei un cronista dell'ignoto. Percuoti la realtà e ne cogli i frutti fino a farne traccia d'inchiostro. Qui, una domanda. E' una formula che esasperi incredibilmente, non una traccia dell'autore, non un commento, una suggestione che porti da te, non un rivolo che induca a ciò che senti o non vuoi sentire... solo l'aneddoto, nudo, crudo, certo ricco, accattivante, che si rincorre di gesto in gesto e in minuzia n munuzia. E' voluto... è una tua prerogativa... e perché così esasperata. Poi, ritengo fantastica la dinamica, crescente, che ti prende e ti porta via con sè... e proprio sul finale, quando ti aspetti l'apoteosi, la deflagrazione, tutto si ferma, si appiattisce e ti lascia sospeso dove sei... a pensar di ciò che s'è fatto e s'è detto. Fantastico!
  14. Il finale del capitolo nella Parte II... peccato dividerlo, ma ne vale la pena cercarlo...