BigMissSunshine

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    Onnivora della pagina scritta. Leggo davvero di tutto, da bambina le enciclopedie. Il mio primo racconto era quello che oggi chiamerei una graphic novel: inventati un personaggio e disegnavo la storia con dialoghi e ambientazioni. Avevo otto anni. ho capito che il disegno non era cosa per me e così mi sono concentrata sulle parole.
    E le parole mi danno da vivere: sono giornalista professionista, scrivo per settimanali e quotidiani nazionali. Da 10 anni ho ripreso a mettere su carta le bozze di alcune storie inventate, forse un po' stanca di raccontare la realtà. Due manoscritti non terminati nel cassetto, un saggio (commissionato) pubblicato da una seria CE, e un romanzo scritto per gioco che sto cercando di pubblicare. Ora sono al lavoro al secondo romanzo che un'agente letteraria mi ha opzionato, non essendo interessata al genere di quello già finito.

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  1. anche a me non ha risposto ancora. Ormai credo non mi risponda nemmeno negativamente
  2. congratulazioni Denise! Tienici informati sulla pubblicazione
  3. ho spedito il 14 maggio. lei ha risposto il 19 chiedendomi il manoscritto integrale...
  4. Allora, volevo informarvi che quelli di Sosia & Pistoia sono vivi e vegeti. Mi hanno risposto oggi, negativamente ahimè (con la formula "non è scoccato il necessario colpo di fulmine"). A metà aprile avevo inviato alla mail di Kylee Doust (che da qualche mese lavora anche con questa agenzia), ma non avevo ricevuto nessuna risposta. Io però sono una testa dura, ho voluto strafare e così a metà maggio ho inviato anche a Sosia & Pistoia. Dopo due giorni mi dicono di aver ricevuto il manoscritto e oggi (neanche due mesi dopo) di averlo letto (spero). Quindi, ne deduco, che ora Kylee lavori prioritariamente per loro, concentrandosi alle mail ricevute a manoscritti@sosiapistoia.it Fatevi coraggio quindi! Spedite a loro E buona fortuna!!!
  5. quello terminato ho difficoltà a categorizzarlo, perché l'ho scritto per gioco fondamentalmente. mi dicono sia un chicklit (che conosco poco perché non lo leggo). a me piace definirlo "commedia sentimentale", come i film, mentre poco fa un editor che l'ha finito me l'ha definito «intrattenimento brillante». sento comunque che appartiene al momento in cui l'ho scritto e non tanto a un genere che potrei continuare a scrivere, seppure l'editor non mi ha nascosto che ho un certo talento, soprattutto nel raccontare le situazioni tragicomiche. il chicklit non mi pare proprio un genere da Trentin e Zantedeschi da un paio di mesi però sto scrivendo un giallo che spero di terminare per la fine dell'estate. mi sa che tra poco ci chiedono di rientrare in tema però ne approfitto visto che sei qui da tanto tempo, per chiederti: c'è una sezione del forum dove ci si può confrontare tra scrittori, proprio sul genere. nel senso, mi piacerebbe dialogare con chi scrive i gialli e magari capire le linee guida che seguono.
  6. credo che il genere non collimasse con le loro esigenze, perché è scritto davvero bene. Io invece ho notato che il genere del romanzo che ho terminato non compare e ho preferito non perdere tempo né farlo perdere a loro Il tuo invece che genere è?
  7. Sì Axolotl, scriviamo entrambi. soffriamo della stessa malattia . Lui però ha già pubblicato due romanzi e due per una CE media ma vorrebbe affidarsi a una buona agenzia per un salto di qualità. E anche con un discreto curriculum, non è affatto semplice. Il manoscritto gliel'hanno chiesto intero però. Hanno fatto subito subito
  8. Mio marito gli ha inviato il suo manoscritto in quei giorni. dopo 4-5 giorni gli hanno scritto che lo avevano ricevuto e gli avrebbero fatto sapere al più presto. gli hanno risposto dopo un paio di settimane che non erano interessati al genere (giallo comico).
  9. Essendo giornalista, tocco con mano ogni giorno la crisi dell'editoria. Però, badate bene, c'è una enorme distinzione tra crisi della carta stampata (giornali, riviste e simili) con quella del libro che vivono due vite economiche completamente distinte e non possono essere minimamente paragonate. Hanno leggi (un es. su tutto è quello dei contributi ministeriali che vanno ai quotidiani ma non a quello del libro) completamente agli antipodi. Quindi Nativi Digitali quando parlate di quel grafico, vi assicuro che (purtroppo per me) è soltanto relativo alla carta stampata, ovvero quotidiani e riviste. Soffermiamoci su quella dei libri. Siete sicuri che ci sia la crisi del libro? Che alle case editrici non convenga l'andazzo che hanno? Un annetto fa incappai un interessante articolo sull'argomento perché dovevo farne uno a mia volta in seguito alla chiusura di una libreria storica della mia città, che alla fine associai non al costo eccessivo degli affitti dei locali (sono solo un tassello del problema) ma alle dinamiche legate al costo del libro che in Italia è troppo elevato. A sopperire a queste dinamiche ci sono stati degli interventi legislativi (la legge Levi introdotta nel 2006, arrivata troppo tardi secondo me) che in ogni caso non riescono a colmare un gap ormai stridente. Tenete presente poi che il mercato editoria (libri) è in mano a 5 grandi gruppi: Mondadori, Rcs, Giunti, Feltrinelli e GeMauriSpagnol (ognuno dei quali al suo interno racchiude altre case editrici, ma la casa madre per intenderci è sempre la stessa) e la restante fetta (circa il 30%) da piccoli medi editori. Il problema vero sorge con la distribuzione. Mondadori, Rcs e Giunti hanno la loro distribuzione, GeMS ha Messaggerie e Fetrinelli ha Pde. Cosa comporta? Comporta che io gruppo editoriale produco, stampo e distribuisco i miei libri inevitabilmente a prezzo favorevole, perché bypasso la legge sull'iva, perché posso vendermi il libro al 40% e nei miei store al 25%. Quindi, ci guadagno e ci speculo, mettendo a rischio i piccoli e medi editori che vengono da me per far distribuire i loro libri e che se mi girano, posso pure un pochino mobbizzare, tipo far arrivare prima le mie copie, e con calma le loro. E noi lettori? Noi lettori favoriamo di sconti spesso iperbolici nelle grandi catene a loro volta aperti, gestiti e coordinati da uno dei grandi gruppi editoriali, a scapito delle piccole librerie che loro quegli sconti non li possono approntare per legge. Quindi: noi lettori saremo favoriti nell'acquisto di libri spinti da talune case editrici ingolositi dal prezzo che non sempre corrisponde a qualità o a quei titoli di best seller che ormai abbiamo tutti negli scaffali che sono lì a ingolfare gli spazi espositivi in prima linea (tipo Siddharta, ci siamo capiti) a scapito di scrittori esordienti, magari eccellenti, ma con poco glamour. Con il tempo, il lettore vero a volte deluso da acquisti buoni solo il portafogli, deciderà di affezionarsi a uno scrittore e comprerà sempre le sue opere (vedi Camilleri). Appena un 5% rischierà di spendere 20 euro per uno scrittore di cui non sai niente e di cui non scrive una riga la stampa (ed eccoci a un altro nodo: i gruppi editoriali hanno anche quotidiani e riviste dove pubblicalo recensioni). Questo implica che gli esordienti rappresentano solo una percentuale minuscola all'interno di un gruppo editoriale (3-4 autori pubblicai all'anno) , meglio se selezionati dalle agenzie perché gli favoriscono un lavoro di comprensione di due elementi: talento e continuità (connesso alla velocità di scrittura). perché non fa piace per loro puntare su uno scrittore che per scrivere ci impiega dieci anni. è poco conveniente. E' un po' come per il cibo: se la mia salsa al pomodoro vende bene, perché dovrei coprire che so il 40% del mercato con una salsa alle olive? Ne coprirò inizialmente il 2-3% poi se va bene negli anni (tanti anni) aumenterò la percentuale. Solo che nel frattempo il consumatore si sarà scocciato di mangiare sempre salsa al pomodoro. perché a guidarci è la diversità, la possibilità di scegliere. Le librerie alla fine ci proprinano sempre la stessa pappina e trovare qualcosa di saporito è cosa rara. Io mi affido alla piccola libreria per i miei acquisti. Ho un amico libraio che mi consiglia, che legge, che mi mette da parte volumi che secondo lui devo leggere e mi guarda male se mi vede tra le mani uno pessimo. Questo perché spendo davvero tanto in libri, perché la lettura è la mia vita e senza non riesco a stare. per me l'acquisto va curato come un investimento. non mi piace avere tra le mani un libro brutto che non riesco a farmi piacere. Io però sono mosca bianca. gli altri leggeranno Moccia e Volo (mi scuso con chi li apprezza, ma gli preferisco Murakami, Richler o Roth). Ma mi rendo conto che non riescano a farlo tutti e nemmeno forse ne hanno voglia. La gente guarda la classifica o la sezione "Consigliati da noi (se se )" e compra quelli. I gruppi editoriali non vivono una crisi nera. E' grigiolina. Per ora è ancora un gioco a loro vantaggio, ma se non cambiano tattica nella vendita, nel giro di 20 anni avranno solo vecchi best seller su cui reggere le entrate. Se non tornano a scoprire talenti, rinsecchiranno. Per chi c'è crisi? Per i piccoli e medi editori. Loro sì che soffrono tanto. E poi per noi scrittori che ambiamo a trovare un posto al sole. Fatichiamo non poco per farci pubblicare, perché per i gruppi editoriali non rappresentiamo entrate economiche. Potremmo avere più fortunata con la piccola o media CE, che però di esordienti ne stampa anche solo uno all'anno. Spero di non avervi tediato troppo e di non essere stata troppo OT
  10. eh sì! nel giornalismo devi sfrondare e limitarti a un aggettivo per descrivere uno stato d'animo, per esempio. con la narrativa pure un capitolo
  11. grazie frà! lo tengo sul comodino come una bibbia
  12. una cartella corrisponde a 2000 battute (inclusi spazi) con corpo 12, mentre 1500 circa a corpo 13
  13. Solo a voce, me lo hanno specificato anche nella mail di conferma ricezione. Io ho spedito uan settimana fa e sto aspettanto la telefonata non potendo andare direttamente in sede (è a Roma). però ho letto sul sito che con 50 euro ti inviano una scheda di lettura dettagliata, dalle tre alle sei cartelle.
  14. Oh bene. Quindi giustificano il pagamento? Magari lo usano come filtro per non essere invasi da richieste
  15. Freccetto sai cosa non mi convince? La rassegna stampa. Che mettono a fare un link inserendo appena due articoli, palesemente comunicati stampa pubblicati su giornali locali? Sappiamo tutti che la promozione è un tassello fondamentale di un'agenzia letteraria. Se non hai agganci nei giornali, non hai recensioni né boxini, quindi pochissima visibilità.