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  1. Salve.   Letizia: tra l'omicidio e il ritrovamento passano un paio di ore, più il caldo di una serata estiva, ma, come scritto, non ho approfondito la parte tecnica, chiedo venia.   Gli autori da te citati li conosco poco, per questo racconto mi sono ispirato a Mozzi e Forlani, molto bravi.   Sul resto sono d'accordo, più assurdo che reale, sarà per la prossima.   Grazie del tuo tempo.
  2. I nostri personaggi non conoscono smartphone e social?

      ... @simone volponi
  3. I nostri personaggi non conoscono smartphone e social?

    Forse perché la maggior parte di noi legge i classici o roba pre "tecnologia 2.0", dove per contattare qualcuno o scrivi una lettera o ti tagli un polso e scrivi con il sangue AIUTO sulla finestra della camera da letto.   Forse anche per pudore: i messaggi e le chat usano un linguaggio che ci sembra anti-letterario, qualcosa che rovina la pagina.   Forse... Perché siamo un po' snob.
  4. 'Sera.   Camp: sei un cavaliero, e non hai creato dolore.   Un bacio.
  5. Salve.   sira: non sarei riuscito a commentare come si deve i racconti partecipanti, così ho chiesto di essere messo fuori gara.   Sinoe: Grazie del tuo tempo.
  6. 'Sera. Sira: sulla puzza del corpo sono andato a occhio: il caldo di Luglio e le ore che passano dalla sua uccisione fino al ritrovamento.   BiancaB: piacere. Diciamo anche che sono una pippa nel far pensare i personaggi senza dare l'impressione di polpettone psicologico, e cerco di ovviare in qualche modo.   Grazie a entrambe. Alla prossima.
  7.     Sei unico. Ma come è nato questo soprannome?
  8. La sezione contest in queste ore:  
  9. Salve.   Cristina: mi lasciano sempre un po' così quando certi programmi televisivi riescano alle 16:30 a parlare di un uomo che fa a pezzi la propria famiglia con un'accetta, e alle 16:31 a ridere del nuovo amore della star di turno. Ho tentato (senza riuscirci) di scrivere questa alternanza, vita pacifica-raptus.   Sulla dinamica dell'incidente: lei sta poco discosta dall'ingresso, il figlio passa senza sfiorarla.   INGRESSO. FIGLIO.  MADRE                     Inc: Sono d'accordo. Il finale è troppo vago e confuso, sono il solito pirlo.   Grazie del vostro tempo. ^^.  
  10. La butto lì: creare sezioni ad hoc per ogni tornata? MI 100-1 MI 100-2 Ecc. Ora ci si perde. Sfanculatemi pure.
  11. Mezzogiorno d'Inchiostro n. 100-2 - Topic Ufficiale

    Traccia di mezzanotte:    
  12. Traccia di mezzanotte (MI 50): A scalare All'inizio erano tre e parlavano lingue diverse. Poi ne rimasero due e alla fine uno(a) solo(a). Costruite il vostro racconto basandovi su questi fatti. Nessuna boa.   Commento   ***   Nella veranda dalle pareti di vetro, dopo il rigore di Grosso, domenica, uccisi mia moglie. «Italie gros cul!» aveva urlato mio suocero in viva-voce. «Modestement» avevo detto io. «Divisé en Cul!» aveva detto mio suocero. «Non litigate» aveva detto mia moglie. Mi aveva scompigliato i capelli, neri radi. «Divisè en CUL!» aveva urlato mio suocero. Poi avevo udito mia suocera dirgli qualcosa in tedesco. Lui aveva balbettato qualcosa in austriaco. Il telefono ammutolì.  «Sempre i soliti» aveva detto mia moglie, mano sulla bocca per trattenere un risolino. La avevo abbracciata nella veranda dalle pareti di vetro con la scusa della vittoria mondiale. «Che abbraccio...», aveva detto. «Sei proprio contento», aveva detto. «Sono contenta pure io, tantissimo», aveva detto. «Sono contenta, troppo», aveva detto. Poi aveva detto: «Facciamoci una foto». Poi aveva detto: «Anzi, no. Stringimi». Poi aveva detto: «Abbracciami». Poi aveva detto: «Non mi lasciare». Poi aveva detto: «Siamo fortunati, noi. Ci vogliamo del bene». La uccisi garbatamente, prima carezzai con i palmi sudati il suo lungo collo e poi, garbatamente, feci aderire i palmi sudati al suo lungo collo.  Vidi i suoi occhi nei miei occhi. Strinsi, garbatamente.  Mio figlio entrò nella veranda dalle pareti di vetro poco dopo le due di notte. Mio figlio era un tifoso occasionale. Non bestemmiava per un gol sbagliato, non imprecava per un gol preso, mio figlio era come sua madre, privo di una passione specifica, la classica persona che nell'esprimere un parere prima si gratta la testa, poi si schiarisce la voce, poi dice, incerto: «Ogni caso ha il suo caso». Mio figlio non vide il cadavere di sua madre dirimpetto alla porta, lo scavalcò, entrò in casa. Mio figlio aprì il frigo, prese della Pepsi ormai sgasata, ne versò un dito nel bicchiere. La rimise in frigo. Mio figlio cominciò a bere la Pepsi, a piccoli sorsi interrotti. Lo osservavo dalla poltrona vicino al camino, di fronte al frigo. Quando finì la Pepsi, trasse dalla tasca posteriore dei jeans slavati un pacchetto gualcito di Lucky Strike.  Accesi la luce. Mio figlio entrò nella veranda dalle pareti di vetro solo dopo che gli chiesi se sentiva uno strano odore. Mio figlio fece una faccia non troppo stranita, ma disse che sì, sentiva uno strano odore. Mio figlio non disse nulla quando vide il corpo della madre dirimpetto alla porta.  La faccia di mio figlio non era troppo bianca quando udii: «Papà, che è successo?». Le labbra di mio figlio non tremavano molto quando udii: «Papà, sei stato te?» La voce di mio figlio non era molto strozzata quando disse, al telefono: «Sì, sì. E' stato mio padre. Sì, sì.»
  13. [MI100-1] Di nuovo il vento

    Letto.   E quando fui in cima alla scaletta arrugginita, con il vento che mi soffiava contro e il mare che echeggiava sotto di me, guardai giù.   L'inciso non mi convince, sarà per i "che" e l'imperfetto. Cercherei di usare qualcosa di più snello. Esempio brutto: "E quando fui in cima guardai giù.  Il vento mi soffiava contro e il mare..."   Le onde si sollevavano e si abbattevano violente contro il parapetto del pontile, in un fragore assordante e maestoso. Il colore dell'acqua era verde cupo, con strisce di schiuma bianca che brillavano al sole. Tremai: il mio intero corpo come percorso dalla corrente elettrica. Dalla base del palo si levò un coro sguaiato di risate. Sette metri più in basso, il gruppo dei villeggianti guardava verso di me.   1) Direi che l'acqua è verde cupa.  2) "Che brillavano al sole"-> scintillanti al sole.   Fra loro, Sara. Deglutii. Le gambe tremavano, il piolo della scala che prudeva sotto i piedi scalzi. Qualcuno mi indicava, qualcuno celava un'espressione preoccupata dietro a una smorfia incredula. Sara aspettava, divertita. Si teneva un poco distante dagli altri, ma la sua mano era sempre in quella di Vittorio, il milanese di diciassette anni che aveva proposto quella stupida sfida.    1) Parte tagliata... Boh. Effetto telenovela.    La vertigini mi assalì, ma mi sforzai lo stesso di salire l'ultimo piolo. Da quel punto, solo un volo di nove metri mi separava dalla gloria. Mi sforzai di ricordare perché avessi accettato, che cosa mi avesse dato la certezza che a gettarmi da quell'altezza, avrei fatto interessare una ragazza due anni più grande di me. Ordinai alle mani di lasciare la presa, ai piedi di saltare. Braccia e gambe rimasero inerti. Fu la vescica invece a cominciare a rilasciare gradualmente urina.   1) "Mi, ma, mi" taglierei qualcosa. 2) "Certezza", "altezza", effetto rima. 3) "Ragazza due anni più grandi di me" refuso, in caso contrario: conosco dei buoni avvocati.   - Tranquilli: non si butta - disse la voce di Sara, dal basso.   Con un urlo che mi morì subito in gola, mi lasciai precipitare. La superficie verde sempre più vicina. L'odore della salsedine e dell'urina. Il vento che graffiava con dita fredde il mio corpo. Gli occhi velati di lacrime. L'adrenalina e la paura. Sara. Di nuovo il vento.   1) L'effetto rima vicina urina mi ha fatto venire in mente lui che cade e che vede un'altra donna che cade e che fa urina mentre cade. 2) "Sara" andrei accapo.   Quando riaprii gli occhi il mio cuore era fermo. Non so come spiegarlo, ma un attimo prima ero lì, in picchiata verso la massa verdastra del mare e l'attimo dopo ero sospeso a pochi centimetri dall’acqua. E non solo il mio corpo era immobile: anche le onde erano congelate, immobilizzate nel moto caotico dei marosi del pontile. Gli schizzi brillavano a mezz’aria come gemme incantate   *   Sul pontile, le teste spettinate e arruffate dei villeggianti si sporgevano per guardare. Persino il sole e le nuvole erano paralizzate in una quiete irreale che sapeva di morte. Tentai di reagire. Sbracciarmi, gridare, spingermi verso una direzione. Inutilmente. Come ogni cosa in quella scena, anche io ero immobilizzato in un istante infinito. Avrei voluto piangere e gridare, prendermi a schiaffi. Ma tutto quello che potevo fare era restare immobile e percepire.    *   Sopra, sotto, attorno e dentro di me. In nessun punto in particolare, ma da tutto contemporaneamente.  La voce vibrava dovunque e vibrando formava parole nella mia coscienza. Confusamente, provai a formulare una risposta: domande, muri di lettere che erano suoni, che erano paura e panico.   *   "Ci sono cose che non si possono spiegare quando sei vivo. È come essere in mezzo ad un vento inarrestabile: puoi solo seguire la spinta e non ti chiedi perché”.   Un senso opprimente di vuoto mi prese, costringendomi a smettere di cercare il mio interlocutore. Mi sforzai di chiedere alla voce una spiegazione.   "Non lo so, non posso sapere. Però capisco la sensazione: quel momento in cui stai per toccare l'acqua e lo stomaco ti si schiaccia in fondo, fino a sentirlo dentro il culo. Il vento che urla, ah! È un attimo terribile. Quando è successo a me, il motore non è esploso subito e così ho avuto tutto il tempo di vivere la caduta. È stato in quel momento che ho capito tutto. Cioè, ho capito perché l'avevo fatto ".   1) I tuoi testi sformattati <3.   Riuscii finalmente ad arginare l'ondata dei miei sentimenti e lentamente mi scoprii capace di pensieri calmi e razionali. Cosa succedeva? Ero vivo e stavo sognando?  Oppure ero morto e quella era la punizione per la mia bravata?   "Nè l'una e nè l'altra cosa. O forse entrambe, non so. Non è che quando sei come me, ti è tutto chiaro. Credimi: è come venire fuori da uno stanzino buio, solo per scoprire di essere in una stanza buia ancora più grande. Ecco, è questo che sono adesso: una stanza più ampia, senza pareti e senza pavimento. Senza un corpo. Solo questo vento e questo mare che passano attraverso".   1) Troppi avverbi ravvicinati. 2) Ci sono dieci "come", metaforatore. 3) Cercherei di snellirei un po' certe espressioni colloquiali "non so", "credimi".   "Ed ecco un'altra cosa che abbiamo in comune: una donna che ci spinge a fare una stronzata. Già, già… anche questo lo capisco bene solo ora, sai? Quando ho messo la firma su quel foglio e ho stretto mani e marciato in uniforme, pensavo di farlo per qualcosa di grande, di epico. La patria, la giustizia, il futuro e tutto il resto. Quel genere di stronzate là, insomma. Credevo fossero sufficienti, ma mi sbagliavo: il motivo era lei. Non lo capivo perché vivevo ed ero in spinto dal vento. Adesso che quel vento si è fermato, vedo invece la verità. E tutto sommato, va bene così. Non me ne vergogno: le cose grandiose si poggiano sempre su quelle quotidiane, piccole e banali.   1) "Genere di stronzate" mi sembra un po' da CSI.   ...   I puntini di sospensione a dividere proprio no.   ...   Racconto melodolce. Una donna da conquistare, uno schianto in acqua, un consigliere con la parlata spiccia. Il tutto condito da colonne sonore straniere e spazi che creano uno squarcio spazio-tempo nell'HTML del forum. Bella prova, Neriuccio.
  14. Mezzogiorno d'Inchiostro n. 100-2 - Topic Ufficiale

    Domanda sulle lingue: possono essere "raccontate"? Cioè invece di scrivere due parole in russo, scrivo "Ciao, pupa", disse in russo.