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  1. "Ogni genere letterario ha un suo specifico immaginario; a me interessano pochissimo gli immaginari del giallo e del fantasy. Mentre, tanto per fare degli esempi, l’immaginario teologico e cosmologico mi interessa moltissimo, l’immaginario funebre e macabro idem (ma non l’horror). Quanto al perché, mi pare evidente: la fine del mondo e il morire sono cose che toccano tutti; i delitti e i draghi no." Giulio Mozzi.
  2. Così sarò dopo di te. Sono anni che desidero sfidarti: preparati.
  3. Augurissimi
  4. Cedo il mio turno a @Ljuset.
  5. Di nulla, Massimo. Due perle di un veterano che partecipava al Mezzogiorno di Inchiostro quando ancora non esisteva il Mezzogiorno di Inchiostro: @Lo scrittore incolore
  6. 'Giorna. La prossima sfida è @wivern Vs @Joyopi?
  7. Questo intendevo. Sappiamo tutti che più uno ha tempo e più procrast...procrist... Rimanda, magari riducendosi a scrivere a cinque ore dalla scadenza. Detto questo rivedrei, come abbiamo detto molte volte, la gestione del campione in carica: così è una maratona scrittevole che toglie molto del divertimento.
  8. 'Sera. Dieci giorni mi sembrano troppi, credo che un minor periodo di tempo (tre giorni?) possa mettere "strizza" e invogliare tutti a pubblicare. Sfanculatemi.
  9. Poco da dire: tra le cose più belle del WD.
  10. 'Sera. Ho deciso di ritirare il mio racconto perché non credo sia ad un livello accettabile. Buon proseguimento.
  11. Prompt di Mezzogiorno:
  12. Letto. «Ridi, pagliaccio, sul tuo amore infranto… ridi del dol, che… che t’avvelena… ridi pagliaccio…» Non posavo il culo sul sedile di un autobus da non so quanto, e la puzza è la medesima, come la ricordavo. Sudori, fiati, a decine accalcati come bovini. Facce grigie, colli abbassati su micro-schermi che prima non esistevano. Ci sono più facce nere rispetto a un tempo, e come tempo di riferimento prendo quello di quando andavo al liceo. 1) "Sedile" lo potresti togliere, si capisce. Una Roma precedente che è stata fottuta forte negli anni. Quanti anni? Una ventina e passa, se non di più. La osservo dal vetro macchiato, anche perché ho il pacco di un negro in piedi alla mia destra praticamente a un paio di centimetri dalla faccia. Mi viene in mette quella mattina, mentre andavo a scuola, che in piedi vicino a me avevo una bionda con la minigonna e le calze color crema, una di quelle ragazze che le vedevi sul Postalmarket o su Ciao. Arrivato alla fermata, nello spostare il braccio per infilarlo nella cinghia dello zaino, la mia mano le aveva sfiorato la coscia, una morbidezza che ancora riesco a sentire se ci penso. * Così come riesco a sentire le risate e le prese per il culo di altre ragazze, queste invece tarchiate come demoni e dilaganti quella volgarità da borgata che non ho mai sopportato. Le cerco con lo sguardo, ora e qui, e in pratica le ritrovo sul retro dell’autobus. È cambiato lo stile dei jeans, bene o male il trucco smerdato in faccia è il medesimo, tra di loro ci sono pischelli con ciuffi che anni fa non c’erano. Prendono per il culo una cicciottella schiacciata in un angolo, sommersa dalle risate, e so che razza di spirale la sta avvolgendo, roba che ci vuole il cuore tosto per sopportarla. Te la porterai dentro a lungo, cicciottella. Fuori la strada indossa ancora i sanpietrini, dei reduci che fanno sobbalzare l’autobus, come bimbi antichi che si divertono a fare gli scherzi. Vedo gente radunata, bandiere in pugno, guidati da un rasato con il megafono premuto sulla bocca. La fermata fa salire e scendere bovini, un cambio di sudori e aliti, altre facce nere, altre facce grigie, altri colli abbassati su schermi o sul vuoto, e ho il tempo per intercettare i colori delle bandiere: nere, con dentro il tricolore e due lettere in grande. E in mezzo ce ne sono altre, famigerate, che già vedevo girare ai tempi di quando capivo un cazzo e poco altro. Il Fascio. * Mi pare di ricordare qualche lezione di storia e quella roba lì non aveva portato nulla di buono. Eppure eccola ancora qui, viva e vegeta e attiva. «Ridi pagliaccio…» Da stamattina ce l’ho in mente. L’amore infranto. Spinto da dietro dentro un baratro, e lì morto. Gli italiani sono passionali e le sentono di più le emozioni, e forse è davvero così. Mi piacerebbe essere più un nordico, quelli si dice siano freddi e distaccati. Oppure dell’Est, si dice siano freddi anche quelli e, almeno a vederli riempire le strade del mio paese, parecchio stronzi. Di certo non vorrei essere negro, se la sono sempre passata male e mi bastano le mie di sventure. 1) "Mi pare di ricordare"-> ricordo. Uscito dalla dannata scatola di lamiera, tra immondizia e sbuffate di tubi di scappamento, attraverso quello spicchio di capitale e mi fermo dal giornalaio per dare un’occhiata, magari c’è qualche libro. L’occhio cade anche sui giornali e sulle riviste, e in mezzo a un paio di chiappe ritrovo un volto familiare. Che anno facevo? Primo, o secondo? Le superiori comunque, e lui già c’era. Adesso sembra un pupazzo cinese in quello sforzo sovrumano di tenere a bada l’età ormai eccessiva, eppure è ancora qui, e ancora gli danno retta. Troppi vecchi ancorati all’ignoranza, troppi giovani nutriti dal nulla. * Vergogna gridata a comando, per un minuto da passare dentro lo schermo, per l’unico minuto che conta. Mi viene in mente che da giorni sembra che gli italiani siano interessati solo alla faccenda del vaccino vegano schiacciato da un Buondì. Qualcosa del genere. Forse ce lo spiegherà meglio Traviano, seduto su una poltrona con il suo nuovo libro. Uno dei pochi che verranno comprati nei prossimi mesi. In sostanza la penso come vent’anni fa. Mi fa schifo essere italiano, ma per fortuna lo sono. È l’unica lingua che so parlare. Non so. Il protagonista ritorna in un luogo per lui non proprio idilliaco, diciamo così. Fa considerazioni e confronti sparsi, il tono è un po' da cinico, un po' da rassegnato. Il fatto è che non succede nulla, vi è un'atmosfera grigia e di alienazione, vedi anche la mancanza di dialoghi e di ricordi più o meno piacevoli. Ti ho letto stanco, in questo racconto, forse a disagio visto che hai un altra concezione di scrittura e, soprattutto, di piacere letterario. Anche la brevità del racconto mi fa pensare che, forse, non eri neanche tu soddisfatto al 100% e non hai voluto strafare. Puoi anche sfancularmi. Ciao, Volp.
  13. Gli invocati erano tutti i desaparecidos (Over-menopausa). Te sei giovane. Te sei bello. Te sei fotomodello.
  14. E se facessimo il pacco a questo MI?
  15. L'effetto mi sembra da quarta di copertina; inoltre già dire su cosa verterà la storia e su chi... Sarà che detesto i gialli e simili, ma non mi convince. https://bottegadinarrazione.com/2015/08/20/se-ometti-informazioni-non-rendi-piu-interessante-il-tuo-racconto-ecco-un-esempio-2/ Non è il tuo caso, ma offre spunti interessanti.