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LuckyLuccs

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  1. Gds Edizioni

    non sono d'accordo. non è affatto vero che i piccoli editori non fanno editing. il mio editore fa editing. l'editore con cui la mia compagna collabora come editor pure. non sono grandi editori e sono free.
  2. Romanzi troppo lunghi

    Credo che questo sia l'approccio più onesto e positivo che si possa avere. Anche io ero convinto che il mio primo romanzo fosse tutto funzionale. Poi mi hanno detto che era ripetitivo, ho tagliato il 40% e mi sono reso conto che la storia non era stata impoverita nemmeno di un singolo dettaglio. Fare tagli a quello che si è scritto con tanta fatica è faticoso, anzi doloroso. Lo capisco e ci sono passato anche io. Il problema è che siamo troppo poco obiettivi per renderci conto che questi tagli sono necessari: l'effetto, dopo, si vede eccome!
  3. Romanzi troppo lunghi

    Va anche detto che specialmente quando siamo alle prime armi abbiamo il vizio di allungare un po' il brodo. Il mio primo romanzo, qualche anno fa, passo per le mani di un amico sincero (nemmeno di un editor) che mi disse: "bello ma che palle! ripeti le cose 3 volte, non finisce più". Riguardandolo con quegli occhi tagliai il 40% di libro. E scoprii che avevo tagliato solo cose inutili. A questo nuovo giro il taglio non è stato così consistente perché ho imparato a limitarmi da solo, ma anche in questo caso un buon 20% se n'è andato dopo l'editing. Io non credo che la CE si fermi davanti ai libri troppo lunghi quanto piuttosto davanti a libri dove il brodo è troppo allungato.
  4. Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

    Accidenti, abbiamo opinioni differenti su un libro, ci mancherebbe ancora che non possiamo rispettarci a vicenda!
  5. Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

    Sono stupito. In effetti il tuo intervento mi pareva molto condivisibile
  6. Cosa rende un libro un buon libro?

    La idea passa solo perché ha iniziAto la frase dicendo che il paesaggio è bello. Se la iniziasse dicendo che è inquietante ti passerebbe la sensazione che è inquietante. Capisci cosa intendo?
  7. Cosa rende un libro un buon libro?

    Non mi sembra che lo spieghi. Proprio il tuo esempio lo dimostra. Ti dice che una cosa è bella e poi fa l elenco della spesa. Una stravagonata di autori scrive così è meglio di così. Ma non ha tutto quel successo. Il successo di un libro come twilight non è certo imputabile allo stile ma alla idea di sdoganare l Harmony e di dargli una pennellata di Dark. In questo riconosco una notevole originalità.
  8. Cosa rende un libro un buon libro?

    Questione di gusti, sicuramente. Ti faccio un esempio: leggo un brano di Stephen King che parla di una donna e io me la immagino bella. Lo rileggo e non trovo da nessuna parte l'aggettivo "bello", eppure l'autore è riuscito a trasmettermi la sensazione. Leggo Twilight e la prima cosa che scopro è che Edward è bello. Poi ripete che è bello. Poi che ha bellissimi occhi color nocciola. Poi che i suoi occhi nocciola sono bellissimi, Poi che è ricchissimo, generosissimo, bellissimo, simpaticissimo, bravissimo, bellissimo, bellissimo e ancora bellissimo. Questione di gusti, ripeto. Per me dialoghi e descrizioni efficaci sono un'altra cosa.
  9. Cosa rende un libro un buon libro?

    mi permetto di dissentire sullo "scritto bene", sia in un caso che nell'altro. A mio giudizio Twilight ha avuto la grandissima intelligenza commerciale di coniugare il romance da harmony di bassa categoria all'ambientazione darkeggiante, e a coniugare l'equazione "vissero per sempre felici e contenti" realizzando il "per sempre" attraverso l'opzione dell'immortalità vampirica. Per il resto è un lungo elenco di ripetizioni su quanto è bello il Principeazzurr... ehm, Edward. Sempre a mio giudizio, il primo libro della Troisi è un manga pieno di incongruenze e con personaggi dallo spessore di un foglio di carta velina, con una protagonista che frigna ogni 3 pagine. In questo caso, a differenziarla dalla pletora di opere fantasy altrettanto valide o molto più valide c'è stato solo una bella campagna promozionale di mamma Mondadori e una serie di copertine accattivanti. Ma questo, sia chiaro, è un mio parere. E vi prego, non mi dite che parlo per invidia. Quella (e c'è, la ammetto) la riservo per tutta un'altra categoria di scrittori.
  10. Il Trampolino

    A onor del vero, gli attori sono quelli della mia compagnia teatrale. Abbiamo già avuto collaborazioni con diversi editori e autori per l'acting di scene del loro libro durante una presentazione. Abbiamo visto che funziona molto meglio della classica lettura!
  11. Il Trampolino

    sa tanto anche a me.
  12. Aletti editore

    Indubbiamente la poesia è un genere difficile da portare avanti per un editore (che, in fondo, è un imprenditore, non dimentichiamolo). Però in questo caso dev'essere chiaro che l'editore non si assume alcun rischio di impresa e fa anzi il suo business proprio sugli autori che pubblica. Una silloge poetica curata da diversi autori a ciascuno dei quali viene chiesto l'acquisto di 20 copie significa far vendere 200 copie per 10 autori, o 300 per 15 autori. Ed ecco coperti i costi di pubblicazione, forse pure con un po' di margine.
  13. La Ruota Edizioni

    condivido in pieno. questa piccola gentilezza è cosa rara nell'ambiente.
  14. La guerra dei Self

    Chissà perché non riesco a stupirmi della cosa. Ci sono gruppi di autori coalizzatisi per scambiarsi livello e re censioni a cinque stelle. Altri che si creano account multipli su anobii di ibs per votare il è recensirsi. Ma siamo sicuri che il sistema serva?
  15. Le Mezzelane Casa Editrice

    @sirialuna condivido!
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