serena.jandra

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  1. Mondadori

    Non so quanto ti sia d'aiuto saperlo ma io avevo mandato il mio manoscritto il 19 maggio e questa é stata la risposta: La segreteria letteraria ha ricevuto la sua proposta. La contatteremo solo se siamo interessati. La ringraziamo per la segnalazione e le porgiamo i migliori saluti. Segreteria Letteraria Mondadori Direi che nel tuo caso la rispota lascia intendere un certo interesse verso il manoscritto... Devi prendere una decisione davvero difficile!
  2. Fantasy e moda: uno tira l'altro?

    Anche io ho cominciato a scrivere per lo stesso motivo Hai ragione... Ed ecco che torna il bisogno di dare maggiore visibilitá alle piccole case editrici. Sabato sono andata nella libreria di una nota catena per cercare un libro pubblicato da una piccola casa editrice. Il commesso ha risposto un po' incerto che ordinandolo avrei potuto averlo nel giro di una settimana, forse. Sono uscita pensando che se solo ci fosse stata la versione ebook, sarei giá stata seduta da qualche parte a leggere... Insomma urgono strategie editoriali che bypassino l'egemonia pubblicitaria delle grandi case editrici
  3. Lettere Animate Editore

    Mah...se ti consola io scelgo quanto spendere per un libro in base a quanto mi coinvolge e incuriosisce la trama. Il nome dell'autore non lo guardo nemmeno...il mondo é bello perché é vario!
  4. Lettere Animate Editore

    @S. j. Queen congratulazioni!
  5. Fantasy e moda: uno tira l'altro?

    Forse è proprio questo il punto: questa mania di catalogare i romanzi in sottogeneri ben precisi, se da un lato serve a indirizzare più facilmente i lettori verso le storie che amano di più e a spingerli ad acquistare un prodotto dalle trame tutto sommato standardizzate (una sorta di investimento sicuro per il lettore e per l'editore), dall'altro omologa i contenuti a discapito magari di chi propone una trama più originale e magari complessa. Capiamoci bene: non mi riferisco a chissà quali pietre miliari della storia del fantasy ma a tutti quei libri che affollano gli scaffali e che vengono pubblicati dalle grandi case editrici sulla scia di mode e altri successi... ho l'impressione che queste c.e. ostruiscano il mercato editoriale di romanzi che a loro portano facili guadagni, e che impediscono ad altre case più piccole e che lavorano sulla qualità, di arrivare al grande pubblico... possibile che se vado in libreria mi ritrovo a leggere sempre le solite trame? Per me lettore medio con poco tempo libero (davvero poco ahimè!) è frustrante dover faticare tanto per trovare qualcosa di interessante da leggere. Forse quella di adesso è un'editoria massiva, più concentrata sui guadagni (o a far quadrare i conti, a seconda dei punti di vista) che sui contenuti... le persone hanno sempre meno tempo libero, ci siamo abituati ad avere sempre una risposta immediata a tutte le nostre esigenze (grazie alla tecnologia), soddisfiamo i nostri desideri sfruttando ogni facile mezzo a nostra disposizione, consumando e cambiando esigenze a una velocità impressionante. Anche l'editoria si adegua al nostro stile di vita cercando di cogliere l'onda emotiva dei nostri desideri collettivi (in parte indotti?) e proponendoci trame facili che ripercorrono schemi accattivanti ma già noti e testati... per cui ecco l'ondata di draghi, vampiri, maghi e troni che sfilano attraverso improbabili triangoli amorosi, guerre tra clan rivali, ambientati in pianeti sull'orlo dell'apocalisse. Forse mi sono fatta prendere dalla vena polemica e mi scuso per lo sfogo, non sono riuscita a mettere i miei soliti filtri a quello che penso. Comunque in tutto questo, ho cominciato a cercare i romanzi solo sul motore di ricerca del mio e-book... almeno si trova un po di tutto... anche se da qualche tempo, dopo che il server ha raccolto informazioni sulle mie preferenze, ha cominciato a mettermi in evidenza sempre i soliti romanzi (Oddio!)
  6. Fantasy e moda: uno tira l'altro?

    @JPK Dike mi rincuori grazie... Probabilmente mi mancava la visione temporale di insieme (si dice cosí?)... E se come affermi tu, prima o poi ritornano, allora sono felice perché c'é ancora speranza.... Non sai quante volte mi sono detta che se avessi proposto il mio romanzo alle case editrici anni fa, le cose sarebbero state molto piú facili
  7. Fantasy e moda: uno tira l'altro?

    Ciao a tutti, volevo condividere con voi una riflessione. Credo che i libri fantasy abbiano un grande potenziale commerciale perché oltre a far presa sulla fantasia dei lettori e il desiderio di evadere dal quotidiano, possono attirare un ampio bacino di lettori che va dagli adolescenti (chi piú di loro apprezza una storia fantastica?) a persone piú mature. Ecco peró il rovescio della medaglia: al cinema ha successo il film Twilight ed ecco che scoppia la moda vampiri fascinosi con relativa proliferazione di libri dedicati. Qualche tempo dopo si passa alla moda dei libri sui licantropi, poi zombie, angeli, demoni e cosí via, uno dopo l'altro come in una sfilata...e non appena un soggetto lascia il posto al successivo, finisce nel dimenticatoio. L'impressione che ho é che il genere fantasy sia diventato un mostro onnivoro che divora qualunque tipo di personaggio fantastico, lo mastica fino a scomporlo in mille declinazioni per poi sputarlo e dimenticarlo. Se sei uno scrittore fantasy e il tuo romanzo non rientra nel sottogenere che va di moda in quel momento... Aspetta e spera prima di riuscire a dargli un posto dignitoso nel panorama editoriale! La domanda che ora vi pongo é la seguente: veramente le cose stanno cosí o in realtá c'é spazio per tutti i sottogeneri? La mia visione magari é falsata dal fatto che negli scaffali delle librerie (per questioni di markenting) c'é una sovraesposizione dei titoli piú commerciali? Voi cosa ne pensate?
  8. Gainsworth Publishing

    Certamente! Solo pensieri positivi attirano eventi positivi...Basta non sovraccaricarsi di aspettative!
  9. Gainsworth Publishing

    Se ti può essere di conforto sei in compagnia... é arrivata anche a me ieri. Via una casa editrice e avanti la prossima. Oltre alla trama avvincente, il giusto stile e la corretta forma di scrivere, credo che ci voglia anche la giusta configurazione astro-spazio-temporale e socio-psico-emotiva delle redazioni editoriali quindi chissá che prima o poi tutti questi fattori si allineino nel giusto modo e che le nostre opere trovino una casa accogliente.
  10. [FdI 2017-3 Fuori concorso] La Chascona

    Ciao @gecosulmuro! Prima di tutto grazie del tuo tempo e della tua pazienza. Hai ragione sicuramente manca qualcosa e con un po' più di buona volontà (dato che ormai gli 8000 caratteri per partecipare al Fdl li avevo superati) avrei potuto partorire qualcosa di più curato... E accidenti, vorrei poterlo fare adesso! Sarebbe per me interessante riprendere in mano il racconto e rielaborarlo alla luce di quello che mi hai detto. In particolare mi ha colpito molto questa tua considerazione... A cosa si riferisce in particolare? Grazie ancora! Appena riesco corro a leggermi Lovecraft! Sono curiosa di capire meglio☺... Non vorrei passare per ignorante ma confesso che nonostante sia un autore fondamentale non mi é mai capitato di leggere una sua opera
  11. [FdI 2017-3 Fuori concorso] La Chascona

    Ciao @Ghianda! Grazie di avermi dedicato il tuo tempo Ti confesso che nemmeno io sono un'amante degli horror ma dopo aver scritto il racconto ho pensato che fosse il tag che più si avvicina al racconto. Riguardo al finale hai ragione, effettivamente il lettore potrebbe pensare che anche Eugenio sia uno spirito incorporeo. In realtá nella mia testa i passanti si ritraggono spaventati a causa dell' aspetto stravolto di Eugenio... Nella correzione cercheró di rendere meglio l'immagine. Ho sorrisso quando mi hai segnalato i puntini di sospensione perché mi rendo conto di abbusarne.... É più forte di me! Mi riprometto di farne un uso più consono e saggio. Non è dietro una vetrina lei? oppure ho compreso male io Anche qui potevo rendere meglio il concetto: nella mia testa voleva essere un vento come dire... Ultraterreno, ectoplasmatico, cioé i capelli della chascona fluttuavano proprio perché era uno spirito e il fatto che si trovasse oltre la vetrina rendeva il tutto ancora più inquietante. Ti ringrazio anche per tutte le altre segnalazioni che mi hai fatto, mi permettono di avere una nuova prospettiva per giudicare e correggere il testo. Per scrivere questa storia ho preso spunto da una leggenda locale che i miei cugini (malefici) mi raccontavano quando ero piccola e vivevo in Cile. Avevo poco più di sei anni e ti lascio immaginare quanto fosse facile per me venire suggestionata dai loro racconti fatti di sera, al buio, circondati da una natura molto più selvaggia da quella in cui vivo adesso. Alla prossima!
  12. La zanzara

    Ciao @nemesis74! Ho letto il tuo racconto in sala d'attesa dal medico e accidenti, avrei voluto farla tanto anche io una piccola vacanza cosí! Che invidia! Ma poi é arrivata quella maledetta zanzara e sono ripiombata di prepotenza nella realtá... Queste maledette...convivere con loro é davvero impossibile, sono pienamente solidale con il tuo protagonista... Altro che giornata perfetta, é stato l'artefice di un uragano domestico! E poi ha dovuto pure risistemare tutto...e sua moglie? Coma avrà fatto ad affrontarla? Non lo invidio... Alla prossima!
  13. Ciao @Cristina! Ho trovato molto divertente il tuo racconto... La caricatura del contadino veneto (ma era solo una caricatura o uno spaccato di realtà?) mi ha fatto ridere e ho trovato davvero azzeccate le sue battute... Poi sarà che sono vicentina ma é stato facile immaginarlo!
  14. [FdI 2017-3 Fuori concorso] La Chascona

    Eugenio fissava la vetrina con sguardo vago, distratto. Non sapeva neanche lui per quale motivo si fosse fermato lì davanti, ma fu in quel preciso istante che la vide tra i riflessi, eterea come un'illusione. Il volto emaciato, solcato da profonde cicatrici purpuree, era incorniciato da sottili capelli bianchi che danzavano tutt'attorno al capo come filamenti di ragnatela sospinti dal vento. Teneva lo sguardo basso, cercando di nascondere gli occhi per non far vedere quelle lacrime che una dopo l’altra, l’avevano resa quel che era… un mostro. Ma Eugenio questo non poteva saperlo e vedendo quella donna oltre il vetro, scossa dai singhiozzi, non riuscì a restare indifferente. In un slanciò di compassione si protese in avanti appoggiando i palmi sulla vetrina, e che importava se l’avrebbe sporcata, il bisogno di aiutare aveva la priorità. “Ehi, ti serve aiuto?” esclamò sentendo crescere dentro di sé il bisogno di consolarla. La donna si immobilizzò. I capelli si riadagiarono lentamente attorno al suo corpo, come un manto protettivo. La strana folata di vento era passata. Sollevato per essere riuscito ad attirare la sua attenzione, Eugenio si preparò a sorridere sperando così di infonderle un po’ di coraggio. Lentamente, la donna sollevò il capo. I capelli si spostarono dal viso come un sipario e i suoi occhi, due enormi pozzi neri, si posarono con tutta la loro mostruosità su di lui. L’uomo trattenne improvvisamente il fiato, il sorriso scomparve, scacciato da una nuova emozione più viscerale. Un brivido lo attraversò da cima a fondo accompagnato da un’improvvisa ondata di panico. La sua essenza venne risucchiata fuori dal corpo, catturata da quegli occhi contornati da cerchi violacei e lacrime di sangue. Eugenio spalancò la bocca per urlare ma era incapace anche solo di respirare… il centro assoluto dei suoi pensieri era permeato da quei due profondi buchi neri. La sua anima venne strappata dal corpo, catapultata in un’altra dimensione. Senza capire come, si ritrovò in una stanza buia e afosa, assieme a lui nuovamente quella donna, che ora sedeva davanti alle braci morenti del focolare. Eugenio poteva scorgerne il profilo dal naso leggermente aquilino e le labbra carnose. Sembrava molto giovane, dall’aspetto fragile e delicato. Aveva lunghi capelli neri che ricadevano attorno al corpo come un mantello. La donna piangeva, cercando di soffocare i lamenti, con le mani strette convulsamente attorno alla vita, si dondolava avanti e indietro al ritmo dei propri singhiozzi. Improvvisamente, il suo pianto venne interrotto dal rumore della porta che si apriva, e lei balzò in piedi. Prima ancora che il nuovo arrivato fosse entrato del tutto, la donna si gettò a terra supplicandolo. Con un grottesco connubio di disperazione e fervore cominciò a baciargli le scarpe, a piangere e implorarlo senza alcun ritegno. Avrebbe fatto qualunque cosa per cancellare quel che stava accadendo. “Ti prego! Ti supplico! Non far loro del male! Farò qualunque cosa vorrai ma riportali indietro! Sono solo dei bambini!” Il volto dell’uomo era solcato da profonde rughe di disapprovazione rese ancora più nette dagli ultimi bagliori delle braci. Cercando di aguzzare la vista, Eugenio distinse il colore innaturalmente rosso della sua pelle, le labbra sottili e tese, mentre gli occhi erano come due grandi tizzoni ardenti, contornati da sopracciglia lunghe e ispide. Era circondato da un aurea putrida e sporca, risultato di una vita trascorsa tra la feccia dell’umanità, spettatore dell’espressioni più ignobili dell’animo umano. Con gelida certezza Eugenio seppe che si trattava del guardiano di tutte le anime immonde che vivevano sulla Terra, insozzando e contaminando gli spiriti puri. Era il Diavolo. In un moto di disgusto, il demone sferrò un calcio alla donna per allontanarla. Ma lei, completamente insensibile al dolore, tornò subito a carponi da lui e ancora più determinata di prima, gli abbracciò le poderose gambe nude, baciandolo e stringendolo al culmine della disperazione più totale. Lentamente, sul volto del Diavolo affiorò un ghigno compiaciuto e il suo ego maligno rinvigorì soddisfatto. Era così che sarebbe dovuta andare fin dall'inizio! -pensò il demone- Ed è così che sarà d’ora in avanti. La sua sposa non doveva avere altri pensieri al di fuori di lui. Voleva essere l’unico punto focale delle sue giornate, tutte le sue azioni dovevano essere impiegate al solo scopo di compiacerlo e servirlo. E mai avrebbe tollerato che qualcun altro, neppure i suoi stessi figli, si frapponessero tra loro. Lui era il tutto e null’altro doveva esistere. Ritenendosi soddisfatto di tanta devozione, in un improvviso moto di indulgenza, le concesse una carezza sulla testa, quasi una grazia. “Non erano altro che carne da macello” sussurrò dolcemente piegandosi verso di lei “troppo innocenti, troppo fragili perché la loro vita avesse valore. Diventeranno la più prelibata delle bistecche quando li cucinerai” “Nooo!!” Non appena quelle terribili parole attraversarono il velo di disperazione che l’avvolgeva, la donna cominciò a gridare fuori controllo: “Cosa hai fatto! Come hai potuto! Ai tuoi figli!! Aaaah, Aaaaah!” Senza più alcun freno, senza più nulla per cui valesse la pena vivere, si lasciò crollare a terra urlando con tutto il fiato che aveva in corpo. Le mani corsero ai lunghi capelli e li strapparono con violenza, facendo scempio del dono più bello che la giovane avesse mai avuto. Poi trovarono il volto, e lo graffiarono scavando lunghi solchi sulle guance. Non esisteva più nulla al mondo che avesse significato, nulla per cui valesse la pena vivere e combattere. Una cosa inaudita, impossibile da accettare e tantomeno da tollerare: i suoi figli erano stati uccisi e tutto era diventato pura follia. Il diavolo, non sopportando ulteriormente di sentire le sue urla, la scavalcò con una lunga falcata e si diresse alla dispensa sghignazzando soddisfatto. Era stanco dopo tutto il lavoro che quei mocciosi gli avevano procurato. Scuoiarli, eviscerarli e tagliarli in pezzi era stato un lavoro più faticoso di quanto avesse immaginato. Ora aveva solo voglia di rifocillarsi, rilassarsi e riposare. Eugenio assistette a quella scena come un fantasma, senza alcuna possibilità di fare qualcosa. Ma il suo animo era come un vulcano in eruzione, tutto ciò che aveva visto e compreso lo avevano riempito di rabbia e disgusto che ora traboccavano da lui come lava ardente. Il senso di impotenza lo stava facendo impazzire ma lui non era altro che uno spettatore in quella vicenda. In quale universo perverso e malato poteva accadere una cosa del genere? Che razza di allucinazione pazzesca stava vivendo? Sentiva il bisogno lacerante di raccogliere tra le braccia quella donna e cancellare ogni suo dolore. Allo stesso tempo avrebbe voluto sbattere il demone a terra e fracassargli il cranio a calci. Quell’essere, quell’abominio, meritava di essere eliminato nel peggiore dei modi. Intrappolato in quell’incubo che non gli apparteneva, lacerato dal bisogno di compiere giustizia, Eugenio cadde in ginocchio e urlò con tutto il fiato che aveva in gola. Rapidamente così com’era stato risucchiato in quella visione, si ritrovò davanti alla vetrina, nella stessa identica posizione in cui tutto era cominciato. I polmoni si gonfiarono improvvisamente d’aria e un urlo improvviso gli sfuggì dalle labbra. Si allontanò dal vetro come se si fosse scottato. Era stordito dal rapido viaggio mentale che aveva compiuto ma la donna oltre il vetro era ancora lì e lo guardava con il volto sfigurato e imbruttito da cicatrici, lacrime e sangue. Proprio come poco prima aveva fatto Eugenio, protese le mani in avanti e le appoggiò alla vetrina, cercando di avvicinarsi il più possibile. Nei suoi inquietanti occhi l’uomo intravide qualcosa di diverso: era forse una debole scintilla di tenerezza? Le labbra sottili e screpolate della donna si mossero e l’uomo udì la sua voce come se gli stesse sussurrando all’orecchio: “Io sono la Chascona… e mi dispiace avergli permesso di ucciderti.” La donna abbassò lo sguardo e ricominciò a piangere piena di straziante dolore. Eugenio, sconvolto e confuso da quelle parole, dopo un unico impercettibile battito di ciglia, si ritrovò nuovamente solo. L’uomo si guardò attorno con il viso stravolto, cercando di comprendere cosa diavolo gli stesse accadendo… era stato vittima di un orribile scherzo? Un’allucinazione dovuta allo stress? I passanti attorno a lui camminavano tranquilli, di certo loro non erano stati minimamente toccati dalla sua stessa esperienza. Quando una coppia lo affiancò davanti alla vetrina per osservare i manichini agghindati, si voltò verso di loro. Li fissò con occhi stralunati, cercando nei loro sguardi una risposta che lo rassicurasse. I due si tirarono indietro spaventati. Eugenio, lottò faticosamente per racimolare le forze e articolare una frase: “Cco co co co…” ma come un balbuziente, gli uscì un’unica sillaba ripetuta. Sempre più perso e impaurito, li supplicò con lo sguardo, cercando di scorgere una briciola di comprensione ed empatia in loro. Sfinito, si limitò a fissarli attendendo. Ma niente. Lo guardavano seri, non parlavano. Forse una traccia di pietà nel loro sguardo.
  15. Ciao @Plata! A me il tuo racconto è piaciuto... e senza volerlo eviscerare (cosa che sinceramente non mi piace fare perché penso che la bella scrittura sia qualcosa di soggettivo...e per fortuna che è così!) l'ho trovato scorrevole. L'unico momento di incertezza l'ho avuto all'inizio, quando mi ero immaginata i due protagonisti seduti lungo il molo e solo dopo ho capito che erano ad un tavolino del bar. Ma a parte questo unico punto, sono riuscita subito ad immergersi nella narrazione senza alcuna fatica (e se lo dico io che sono molto pigra... ). Ho immaginato chiaramente subito la scena e mi ha sorpreso leggere tra i commenti che non è stato così per tutti (ma forse avevo del buon materiale personale per farlo). Comunque ho trovato piacevole anche la corrispondenza che hai creato tra l'incontro dei protagonisti e l'estate che lascia il posto all'autunno. Nonostante non succedano grandi cose, del resto si tratta solo di un breve appuntamento, l'emozione che mi ha lasciato è di una tenue malinconia, causata da tutte le cose perse e quelle non dette ma mitigata dalla sensazione che fosse proprio così che le cose dovevano andare... perché se è vero che "ogni occasione lasciata è persa" è anche vero che "chiusa una porta si apre un portone". Ciao! Questa frase mi è piaciuta molto: