Salvatore Anfuso

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  1. L’Assessore

    http://www.writersdream.org/forum/topic/26709-il-gatto-nero/ ________________ I due carabinieri si affacciano nello stanzone arrestandosi sulla porta. All’unisono si tolgono il berretto e l’infilano sotto il braccio. Si guardano attorno, come alla ricerca di pericoli o fuggitivi. Sempre all’unisono posano lo sguardo su di me. Mi fissano, come due rapaci pronti a scattare. Il più alto si fa avanti deciso. Il bassotto lo segue a ruota. «È lei Fernando Gozzi» dice il primo. Non lo chiede, lo dice. Mi tiro su, assestarmi meglio sul letto; cercando di dare un’impressione innocua. «Sono io, agente». «Gli agenti sono quelli dei telefilm americani,» afferma caustico lo spilungone, «noi siamo carabinieri. Io sono il tenente X-Y, e questo è il mio collega, il maresciallo Y-X». «Piacere,» rispondo e mentre lo dico sorrido come un ebete. Mi odio per questo. L’autorità mi ha sempre fatto questo effetto. Il tenente apre una cartellina con la custodia in pelle. Il simbolo delle forze armate è impresso sul davanti. Si sofferma a leggere qualche riga, poi volta il foglio e legge ancora. Ho il sospetto che in modo studiato cerchi di far salire la tensione. «È a conoscenza delle accuse?». Lo chiede questa volta, ma senza guardarmi. Lo sguardo resta posato sul taccuino, con indifferenza, come se non gli importasse davvero. La domanda però mi lascia di stucco. Tentenno, volto gli occhi per la stanza, poi mi soffermo sul maresciallo in cerca di conforto; per vedere se ho capito bene. Il maresciallo, invece, mi guarda in cagnesco. Ha la mascella dura. Quadrata, ma anche dura. Lo sguardo rapace è sempre fisso, come per paura che smettendo di guardarmi svanissi di colpo. «Accuse?» chiedo. A questa domanda il tenente lascia perdere le carte e alza lo sguardo. «Lei ha provocato un incidente quasi mortale» dice. «Provocato? Quello finito in ospedale sono io» ribatto. Non posso crederci che mi stiano accusando sul serio. «Anche l’automobilista è steso su un letto come il suo...». «Mi spiace per lui, ma io ero sulle strisce». «Ma alla guida dell’auto c’era l’assessore» afferma il maresciallo. Sorride adesso, la mascella non sembra più tanto dura. «... e l’assessore è il cognato del sindaco» ribatte il tenente. Dopo averla richiusa, porge la cartellina al maresciallo. Prende una sedia e la trascina fino al letto. «Ecco come stanno le cose,» dice, accomodandosi. «Lei attraversava sulle strisce, è vero. Ma noi possiamo dimostrare che lo stava facendo senza guardare, forte del fatto che sulle strisce il pedone ha la precedenza. Possiamo inoltre dimostrare che l’auto dell’assessore stava già passando quando lei è giunto, e che è stato lei ad andargli incontro. Per tentare di schivarla, l’auto ha sbandato ed è finita sul marciapiede opposto. Ha colpito un palo e si è arrestata...». «Per fortuna non passava nessuno,» s’intromette il maresciallo, «poteva andare decisamente peggio. Lei poteva avere delle vite sulla coscienza». Ascolto la farsa allibito. Quella mattina, mentre mi risvegliavo al Maria Vittoria, tutto mi sarei aspettato tranne che essere accusato per un incidente di cui io sono la vittima. «È uno scherzo?» chiedo. È l’unica cosa che riesco a chiedere. I due si guardano, poi tornano a guardare me. «Signor Gozzi,» dice il tenente, «lei ha l’aria d’essere un bravo ragazzo. Mentre passa il suo tempo steso su questo letto si chieda se per un incidente stradale da nulla vale davvero la pena compromettere il suo futuro». «Capisco la situazione: mi state minacciando». «No, signor Gozzi, nessuna minaccia» dice il maresciallo affettato. «Noi la stiamo aiutando. Il suo futuro ci preoccupa molto». «Stiamo cercando di farle comprendere come stanno le cose» chiarisce il tenente. «Ora, capisco che per lei sia un boccone amaro da mandar giù. Ma questa è la realtà. Non ci può fare nulla. In una società come la nostra: alcuni comandano e altri subiscono». «... e lei l’aria di comandare non ce l’ha proprio» rincara il maresciallo. Li ascolto filosofeggiare e l’unica cosa che riesco a pensare è che vorrei alzarmi dal letto e sfondargli la testa. Ma dal letto non posso alzarmi. Ho due costole rotte e un braccio ingessato. Il costato mi duole ad ogni respiro e credo che senza l’ibuprofene sarebbe anche peggio. «Siete sicuri d’essere dell’Arma? Non posso crederci che due carabinieri arrivino a tanto». Il maresciallo si accosta alla flebo e chiude la valvola. Osservo il livello del liquido nella cannula diminuire rapidamente, risucchiato dalle mie vene. Le ultime gocce riesco quasi a percepirle. Poi inizio a sudare. Avverto caldo e freddo allo stesso tempo. «Signor Gozzi non faccia il difficile...». «Il difficile? Voi mi state minacciando» urlo. «Siete collusi con un mafioso, ecco cosa siete». Mi guardo attorno disperato, ma nessuno accorre. La stanza è vuota. Adesso siamo soli: io e i due carabinieri. «Noi siamo suoi amici,» dice il tenente, alzandosi in piedi e sporgendosi su di me, «ma possiamo anche diventare il suo peggior incubo». Sento le lacrime premere contro le palpebre. Non è paura, è frustrazione. Il tenente allunga una mano e il maresciallo gli restituisce la cartellina. Il tenente la apre, volta un paio di fogli e si ferma su uno giallo. Ne scorgo solo il colore. Ho paura a chiedermi di cosa si tratti, ma temo di saperlo già piuttosto bene. «Adesso le dico cosa faremo». Il tenente infila la mano nella tasca interna della divisa ed estrae una penna. «Io le porgo questo foglio e lei lo firma. Poi noi ce ne andremo. Tutto chiaro?». «Oh sì, è tutto chiarissimo. Fin troppo. Ma se si aspetta che firmi... è matto». Il dolore al costato aumenta e il sudore cola copioso. L’unica cosa che vorrei è il liquido nella sacca. Passo la lingua fra le labbra e guardo la valvola con desiderio. Il mento trema mentre penso al guaio in cui sono finito e l’orgoglio non mi basta a frenarlo. «Lei non capisce la situazione in cui si trova» dice il tenente. Poi fa un gesto al maresciallo, con il mento. Questo si avvicina al letto e infila una mano sotto le lenzuola. Il dolore è una pugnalata. Quello che mi spaventa davvero è che le costole possano muoversi e forare il polmone. Non riesco a trattenere un urlo. Possibile che nessuno mi senta? «Allora, firma o no?». La pressione aumenta. Sento le costole scricchiolare. Il dolore è insopportabile. Frigno come un poppante e non me ne vergogno affatto. Sono lì lì per confessare ogni cosa, qualunque cosa, basta che smettano. «Firmi!» ordina il tenente. «Firmi!» ribatte il maresciallo. «Firmi!» esclamano all’unisono. Il lenzuolo è un bagno di sudore. La mano sul costato preme così forte da smuovermi di lato. Il dolore è qualcosa di inspiegabile. Le mie urla sono così acute che ho smesso di ascoltarle. La mano preme. E preme. E preme ancora. E in quel momento, con il fiato tronco nei polmoni e le labbra tremanti, una calma innaturale prende possesso dei miei pensieri. E l’unica cosa a cui riesco a pensare è che non è giusto. Che non mi piace piegarmi all’oppressione, ai ricatti, ai prepotenti. Che qualcuno deve sacrificarsi, per il bene di tutti. Se mi ammazzano, mi avranno sulla coscienza. Da solo, senza che lo decida davvero, con tutto il fiato che ritrovo nei polmoni, l’unica cosa che esce dalla mia bocca è un clamoroso: vaffanculo. Urlato con tutta la voce che ho: vaffanculo. Non mi arrendo, non mi piego, non mi faccio sottomettere. A pieni polmoni, mentre la mano preme, vibrando di un sacro furore urlo: «Vaffanculooo!». «Di’, ma sei matto? Che ti è preso? Perché urli a sto modo?». La voce è di mia moglie. La mano sul costato è la sua. Mi scuote per svegliarmi. Sento la tensione calare. Sento la temperatura assestarsi. Sento l’incubo evaporare. «Ti senti bene? Guardati, sei tutto sudato». «Un incubo,» la rassicuro, «solo un incubo». «Bell’incubo dev’essere stato. Hai urlato come un matto». «Che ho detto?» le chiedo. Voglio saperlo davvero. «Be’... vaffanculo, se proprio ci tieni a saperlo. Vaffanculo a chi, poi?». «Al potere,» le rispondo, «solo al potere». «Sei matto. Cerca di dormire che domani hai l’udienza». Lei si gira dall’altra parte e torna sotto le lenzuola. Io ritrovo me stesso. L’udienza... l’avevo scordato. Nel sogno l’avevo scordato. L’assessore Filippini non se la passerà tanto liscia domani. È mio lo scranno. Fine
  2. Il gatto nero

    C'è un racconto di Buzzati – Il cane che ha visto Dio – a cui il tuo mi riconduce. La presenza costante del gatto può essere interpretata in molti modi dal lettore, e questo credo inibisca a considerare il tuo racconto maturo. Per quanto sia importante lasciare al lettore dello spazio per la fantasia personale, certi elementi devono essere dei pilastri e per attribuire valore al tuo racconto bisogna che il lettore, in qualche modo, sia edotto su cosa significhi la sua presenza costante. Forse sono io a non aver capito, intendiamoci. Nel racconto di Buzzati la presenza del cane "che ha visto Dio" costringe i paesani, in genere ingiuriosi ed egoisti, a comportarsi bene. La presenza costante del tuo gatto che fa? Porta sfiga? Se è questa l'interpretazione, allora ho due cose da dire: la prima, che è banale; la seconda, a questo punto funzionava meglio se il protagonista non attribuisse la presenza del gatto a un problema di memoria, ma giungesse a credere realmente alla sfortuna che il gatto gli porta. Suggerire al lettore un interpretazione è meno negativo che creare una pseudo suspense su un elemento del genere. Posso sbagliarmi, certo. Per il resto mi sembra scritto bene, anche se non amo i racconti dove gli episodi sono così sfilacciati. In genere preferisco i racconti che mi narrino un solo fatto ma nella sua interezza. Noto che ti sono già state sottoposte delle indicazioni su eventuali refusi; al riguardo non ho altro da aggiungere.
  3. Mondadori all'assalto di RCS: arriva la MegaDitta?

    I soldi vengono dalle banche (in questo momento non ho l'elenco sotto mano, ma si può rintracciare) e dal gruppo Fininvest, che fa parte della stessa banda (proprietà Berlusconi).
  4. Davvero ottimi consigli, secondo me, Sarah. Grazie per la tua disponibilità.
  5. @sarah, belle risposte, grazie. Ti sei sicuramente fatta una gran bella pubblicità. Se posso ancora farti una domanda... ti chiederei: che caratteristiche deve avere un romanzo per essere venduto in Italia? @Lem, quali sono questi temi di cui parli, a cui ci si deve adeguare? Sono curioso di saperlo, magari scopro che mi piacciono anche...
  6. Ma hai dei buoni contatti presso editori grossi? Perché, alla fine, l'unico motivo che un esordiente oggi ha di rivolgersi a un qualsiasi agente sono i suoi contatti e, a distanza, la sua esperienza. Visto che di improvvisati ce ne sono sempre molti, che spuntano come funghi e fanno più danni che altro, la strada del self, al momento, rappresenta la migliore opportunità. Basta scrivere qualcosa di molto commerciale...
  7. Grazie Sarah, sei stata molto gentile. Era da un po' che le volevo leggere le statistiche americane, ma non sapevo dove cercarle. In effetti c'è una bella differenza. Quelle italiane le conosco bene, ci avevo scritto anche un articolo giusto una settimana fa, quelle americane però sono davvero sorprendenti. Addirittura sembra che i "black" (come dicono loro) leggano più dei "white"... Notevole. Scusa, ma perché sei tornata a lavorare sul mercato italiano? Di' la verità, sei masochista vero?
  8. Sinossi si, Sinossi no

    Be', guarda, se si cerca il confronto diretto... un modo ci sarebbe. Si chiama self-publishing. Si autoproduce, mettendo il proprio manoscritto su Amazon, e se raggiunge una certa quota di lettori sono poi le case editrici a contattarlo direttamente.
  9. Ho letto da qualche parte, non provo neanche a ricordare dove, che i manoscritti in Italia che giungono annualmente presso gli editori, tutti per carità, sono più di 700 mila... Ogni anno. Non credo che nemmeno i grossi abbiano minimamente le risorse necessarie a smaltirla tutta, questa carta. Sellerio, sul suo sito, indica un'attesa che si avvicina ai due anni e forse è più realistica dei sei mesi di molti altri. Io non ivierei mai il mio manoscritto a un editore. Piuttosto cerco di farmi notare con il self - dicono che tutti quelli che resistono in classifica per qualche giorno vengono automaticamente contattati dagli editori - o proverei con un agente. Il punto, però, è riuscire a trovare l'agente giusto. Certo, partendo dalla base di avercelo un manoscritto valido... Mi vuoi dire che in Inghilterra leggono davero più di noi? io finché non vedo delle statistiche serie, non ci credo. Qui, gli imprenditori, e lo dico per esperienza, sono molto bravi a lamentarsi anche quando le cose vanno a gonfie vele. Nel 2014, più di 23 milioni di italiani hanno letto almeno un libro. Almeno. Non mi pare poco. Forse ci sono troppi scrittori, questo sì, quindi la concorrenza è più spietata e i lettori li si frammenta fra tutti. Inoltre non spingiamo i nostri testi all'estero, causa lingua. Gli americani, e gli inglesi di conseguenza, hanno un mercato immenso rispetto al nostro. Ma ognuno deve guardare a casa propria. Stephen King scrive libri da 900 pagine... e sostiene che in fase di revisione ne taglia lameno il 20%. Quindi lo scrittore di successo, per eccellenza, è prolifico!
  10. @Alexander, nessun problema, avevo un quarto d'ora libero anch'io. Però, essendo negli affari, business su business, ti posso assicurare che la contrapposizione: affari/trasparenza, è una leggenda metropolitana. Certo, ci sono i disonesti, gli improvvisati, i volponi e quelli che lavorano semplicemente male, ma se si fanno affari, te lo garantisco, si predilige un partner trasparente è corretto. Io, almeno, mi comporto così. @Sarah, allora dai ragione ad Alexander, ci spingi a non rivolgerci a piccoli agenti... Alla fine se le CE posso osservarmi, quatte quatte, sul mio blog... Adesso vado subito a guardare le statistiche di visualizzazione, così le stano!
  11. Sinossi si, Sinossi no

    Vedi, la sinossi in fondo è esattamente questo: cercare di spiegare agli altri, nel modo più chiaro e completo possibile, di che parla il manoscritto. Se per primo l'autore, o chi per lui, non ne è capace (uso impropriamente il verbo, me ne scuso), come fa una casa editrice a capire se il prodotto può o meno essere di suo interesse? Per quanto riguarda la presentazione, immagino persassi a qualcosa come power point, secondo me è una bella idea. Ma è più complicato che fare una sinossi... Inoltre gli editori, com'è stato detto, sono bestie strane: alcuni sono trincerati dietro la tradizione, altri amano la novità (spesso inutile). Quindi, perché no?
  12. Crisi dell'editoria italiana: quali sono le soluzioni?

    No, o almeno, non lo so se esistono blog che funzionano come una catena di Sant'Antonio, ma nei blog, un autore motivato, può inserire racconti, brani estratti dal romanzo, spin-off, e piano piano crearsi la sua nicchia di lettori. Io, ad esempio, faccio così. Forse tu intendevi una cosa diversa?
  13. Alexander, scusa se te lo chiedo, ma tu sei solito rispondere in veste di altri? Ripeto, mi scuso, però credo che ad alcune questioni debba rispondere direttamente l'interessata, che sicuramente non avrà a male la curiosità di un utente del forum. Per quanto riguarda Mondadori, io non c'ho mai lavorato e l'idea che mi sono fatto sul destino dei manoscritti è soggettiva e non poggia su basi certe. Solo un'idea insomma. Tu, invece, c'hai lavorato? Inoltre affermare che la lettura dei manoscritti non è il canale principale, detto da te è solo una curiosità simpatica, diciamo pittoresca, se invece a rispondere fosse una casa editrice, la considererei grave. Sai perché? Perché, a parte Mondadori, le CE sui loro siti, come strumento per contattarli e proporsi, indicano proprio l'invio, elettronico o cartaceo, dei manoscritti. Quindi, stando alle informazioni ufficiali, quello DEVE essere considerato il canale ufficiale. Ne andrebbe della seriatà della casa editrice stessa. Che poi, nei fatti, possa anche non essere così, succede solo perché siamo in Italia. Non servirebbe uno scenziato per scrivere sul sito: se inviate i manoscritti sappiate che ogni tanto li leggiamo, ma principalmente scegliamo gli autori pescandoli dal web... Sarebbe poco serio, ma, parlando appunto di onestà, molto trasparente. Ti pare? Non adirarti, eh? Non sono polemico, anche se lo posso sembrare, solo molto curioso.
  14. Crisi dell'editoria italiana: quali sono le soluzioni?

    @EVE, l'idea della catena di Sant'Antonio non mi piace per le cose banali, figuriamoci per il libri o per i manoscritti. Io, da autore, non aderirei... Inoltre esistono già i blog e le piattaforme di auto-pubblicazione che, in parte, assolvono a questa esigenza.
  15. Crisi dell'editoria italiana: quali sono le soluzioni?

    Forse il problema andrebbe guardato da un'altro punto di vista. Comprarsi i libri a vicenda, senza magari leggerli neanche, con il solo scopo di sostenersi in una sorta di confraternita indi, è davvero una cosa triste. Diverso, invece, è abituarsi a leggere anche scrittori esordienti, oltre ai soliti nomi famosi (italiani o stranieri), seguendo però sempre i propri gusti e interessi. Spesso, anche lo scrittore in erba, si fa trasportare dal marketing editoriale e l'idea di leggere qualcuno che si affaccia per la prima volta sul mercato, magari senza essere spinto da una CE, addirittura in self-publishing, fa arricciare il naso. La domanda però è: se voi stessi, per primi, non siete spontaneamente attratti dall'idea di leggere un esordiente sconosciuto, perché un lettore dovrebbe leggere voi? Detto questo, ognuno faccia un po' come gli pare, tanto anche se ci leggessimo a vicenda, non credo che cambierebbe la situazione dell'editoria italiana. Al massimo si farebbe contento qualche piccolo editore.