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Nativi Digitali Edizioni

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  • Sito personale
    www.natividigitaliedizioni.it
  • Skype
    marco.frullo

Informazioni Profilo

  • Genere
    Non lo dice
  • Provenienza
    Bologna
  • Interessi
    Editoria digitale, ebook, cultura giovanile, internet, letteratura in generale

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5.254 visite nel profilo
  1. Curiosità sull'editor e i corsi

    Concordo. Non essendo quella di editor una professione "regolamentata" da ordini professionali, esistono varie strade per diventarlo, anche perché un conto è fare l'editor per il grande editore che è spesso una mini-celebrità nell'ambiente, e l'editor per il piccolo editore che purtroppo spesso è poco più che un volontario. Ma occuparsi di editing richiede comunque certe competenze e predisposizioni che è bene non sottovalutare. Un corso, se serio e con docenti qualificati (ma vale per tutti i corsi, che sono un investimento di denaro e tempo), può risultare un'opportunità interessante, come lo può essere uno stage o un po' di esperienza da autodidatta, ogni persona sarà predisposta a una strada diversa, l'importante è guardarsi bene intorno prima di prendere decisioni.
  2. Aprire una casa editrice: consigli

    Eh, bella domanda Ovviamente dipende da quello che si vuole fare e dall'efficienza con cui il budget viene speso. I costi di "startup" sono particolarmente ridotti ma questo probabilmente già lo sapevi. Inoltre tu hai il vantaggio di avere già un tuo "network" che non è certo banale perché è la cosa più faticosa da costruirsi per chi è nuovo. Noi siamo una tra le tante realtà "a basso rischio" citate da @camparino e devo dire che non avevamo mai sentito particolare esigenza di avere un po' di capitale alle spalle... fino a pochi mesi fa, cioè da quando abbiamo deciso di alzare un po' la posta in gioco con prodotti davvero innovativi, e quindi impegnativi da realizzare e costosi da promuovere. Tornando indietro, prima di provare a concretizzare questa idea avrei cercato più finanziamenti a proposito di ciò devo dire che quasi tutti gli errori che abbiamo commesso in questi anni sono dovuti a scarsa/insufficiente pianificazione. Quindi il consiglio che posso dare nel mio piccolo è: non si pianifica mai abbastanza!
  3. Nativi Digitali Edizioni

    Segnalo a chi è interessato a leggere qualcuno dei nostri libri che è un buon momento per farlo, visto che da oggi inizia il nostro Calendario dello Sconto: un'offerta al giorno fino a Natale. Spieghiamo tutto nei dettagli qui: http://bit.ly/avvento17
  4. Promozione romanzo di genere fantasy-fantascienza

    Oltre a confermare quanto scritto da Joyopi (soprattutto relativamente ai contatti con i blogger, incluso chi è attivo anche solo su Instagram dove è particolarmente attivo il pubblico under25), se c'è un budget (anche piccolo) dietro proverei anche con le inserzioni a pagamento su Facebook, che permettono di profilare con efficacia il target, ovviamente con i contenuti giusti.
  5. Nativi Digitali Edizioni

    @Il Conte Hai fatto benissimo, grazie. So che queste norme possono sembrare una scocciatura, ma con il tempo abbiamo dovuto mettere dei paletti perché tanto sappiamo che non siamo l'editore adatto per certi libri, e così noi risparmiamo tempo e gli autori evitano inutili attese.
  6. Pseudonimo Inglese

    Per il fantasy "classico" secondo me un nome italiano dell'autore potrebbe anche incuriosire. Poi, come ti hanno già scritto, sappi che puoi anche inventarti lo pseudonimo più intrigante di sempre, ma fare conoscere questa tua nuova identita e il "suo" romanzo non sarà banale.
  7. Nativi Digitali Edizioni

    Signori, vi comunico che i "cancelli" sono di nuovo aperti. Chiediamo solo la cortesia di leggere bene la pagina di presentazione: http://www.natividigitaliedizioni.it/pubblicareebook/ e, se il vostro "manoscritto" rispetta i nostri criteri di pre-selezione, di inviarci le vostre proposte solo attraverso l'apposito form, grazie!
  8. Pseudonimo Inglese

    "Quoto"! Inoltre ritengo che anche il genere del romanzo giochi la tua parte. Per generi di forte connotazione anglosassone, come il noir, lo pseudonimo inglese credo si presti meglio (se già si deve usare uno pseudonimo). L'importante secondo me è non scadere nel caricaturale, perché una Jessica Hott autrice di un romanzo erotico o un Hunter K. Bloody autore di un thriller magari possono anche "funzionare", ma a me fanno un po' ridere (a meno che, ovviamente, non sia quello lo scopo del romanzo :P)
  9. Proposta per gli editori: inserzioni pubblicitarie alla fine dei libri

    Assolutamente sì, in tutti i nostri ebook e cartacei c'è la classica paginetta "scrivi una recensione su amazon o dove l'hai comprato, controlla le novità del nostro catalogo", per i libri dello stesso autore ci limitiamo a inserire le copertine. È una pratica credo abbastanza comune, soprattutto per gli ebook, che non penso venga percepita come fastidiosa se non se ne abusa, a dimostrazione che "pubblicità" è un termine ombrello, abbiamo imparato a odiarla con gli spot invasivi in tv e i banner giganti che schizzano fuori da tutte le parti su certi siti, ma non è che sia necessariamente negativa, anzi. Chiaramente è un tema complesso, a livello economico, gestionale e pure etico, ma ritengo sbagliato porre dei paletti a priori. @Il Conte grazie per le belle parole!
  10. Lucca Comix 2017 - Chi parteciperà?

    Noi niente stand, se riesco a liberarmi vado a fare un giro venerdì (non essendo un'amante della ressa, preferirei evitare i giorni festivi :D)
  11. Proposta per gli editori: inserzioni pubblicitarie alla fine dei libri

    Tema molto interessante visto che i modelli economici attuali, sia quello "tradizionale" della distribuzione nelle librerie sia quello "digitale" della grande piazza di Amazon (o chi per lui), mostrano sempre di più i loro limiti. Ma come dice la stessa Maria Venturi, c'è dietro un tabù bello grosso. Se molti si indignano a chi "tratta i libri come se fossero vasetti di yogurt" e ritengono il marketing uno strumento del demonio o nel migliore dei casi un male necessario, figurati a inserire le pubblicità nei libri! Però se uno ci pensa, perché nessuno si fa problemi a usare app gratuite che ti bombardano di pubblicità? Perché è in fondo un modello distributivo interessante, almeno per la fruizione digitale. Se ci fosse la possibilità di testarlo per i nostri ebook noi lo faremmo volentieri, preparandoci però a ricevere chissà quali commenti indignati...
  12. Quale editing preferiscono gli scrittori

    Aggiungo due commenti a quest'interessante discussione: - Il nostro stile di editing è in realtà piuttosto simile a quello descritto dal Dottor Murgia, "leggero" e molto improntato al dialogo con l'autore, anche se mi è capitato di "uccidere" dei personaggi o di insistere su tagli consistenti o modifiche precise allo stile, e ovviamente sui refusi il dialogo si trasforma in un diktat. Posso capire che ciò provochi l'orrore degli editor "tradizionali", ma è una scelta nel nostro caso dichiaratamente necessaria: un editing strutturale richiederebbe un impegno economico che non siamo in grado di gestire senza tirare troppo la coperta e sacrificare il resto del lavoro intorno a una pubblicazione, in primo luogo il marketing, che io invece amo, anche se a volte è un amore non corrisposto - Detto questo, quando valuto un libro e riconosco che avrebbe in effetti bisogno di un editing più consistente, a malincuore non lo pubblico, è successo molte volte. Questo anche perché, in risposta alla domanda iniziale, è interessante ragionare su quale editing preferiscono gli scrittori (risposta banalissima: dipende dallo scrittore), ma credo che non bisogna dimenticarsi nemmeno dell'editing preferito dall'altro vertice del triangolo definito dallo scrittore e dall'editore nel loro gioco delle parti: il lettore
  13. Quale editing preferiscono gli scrittori

    Premetto che magari a volte prendiamo delle cantonate clamorose (non è ancora successo che io sappia, ma mi aspetto prima o poi di vedere un libro su cui ci siamo detti "carino ma invendibile" in cima alle classifiche), nel nostro caso specifico di editori digitali che si fanno conoscere quasi esclusivamente online, e quindi differente dagli editori tradizionali e non solo, in questa categoria rientra ad esempio la quasi totalità della narrativa contemporanea, escludendo solo quelli con tematiche di forte attualità, la totalità dei testi a carattere autobiografico se l'autore non è già noto (se volete scrivere qualcosa di simile, un consiglio: "romanzatelo" il più possibile, o tenetevelo per voi. O diventate prima famosi!), e i testi di genere "confusi" (del tipo: un po' horror, un po' sword and sorcery, un po' noir, un po' distopico... se devo cercare di venderlo a tutti, so già che non riuscirò a venderlo a nessuno).
  14. Nativi Digitali Edizioni

    Siamo a buon punto sul lavoro con gli arretrati, e se tutto va beene dovremmo riaprire le valutazioni entro metà novembre. Ne approfitto per un piccolo spam per spiegare perché siamo stati così tanto impegnati nell'ultimo anno e che penso, viste le tematiche, possa interessare gli aspiranti scrittori: la pubblicazione della demo gratuita della nostra prima visual novel "The Deadline", che parla proprio dell'esperienza della scrittura e della pubblicazione da un punto di vista ironico e volutamente dissacrante. - Per PC/Max/Linux: bit.ly/DemoVN - Per Android su Play Store: bit.ly/DemoVNG
  15. Quale editing preferiscono gli scrittori

    Rispondo di corsa visto che siamo stati citati e mi salvo di intervenire più diffusamente sull'interessante tema del thread quando avrò tempo per farlo visto che è "uno di quei lunedì"... Al momento direi abbondantemente sopra il 95%, ma è una percentuale al rialzo dal momento che stiamo perseguendo sempre più la politica del "pubblicare meno, pubblicare meglio". Un tempo era forse intorno all'85/90%. Relativamente alla mia esperienza, posso dire che dei manoscritti che ci arrivanno un terzo sono da scartare subito per gravi problemi di forma o di contenuto non risolvibili da un editing, un terzo sai che purtroppo sono invendibili, e sul restante terzo ci si può ragionare (e spesso, nel nostro caso, sono da filtrare per una questione di "linea editoriale"). Non è detto però che sia così per tutti, nel bene e nel male.
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