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Nicolaj

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Nicolaj ha vinto il 12 febbraio 2015

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356 Straordinario

Su Nicolaj

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    Sognatore
  • Compleanno 03/12/1991

Informazioni Profilo

  • Genere
    Maschio
  • Provenienza
    Napoli
  1. Tanti auguri, Frà!
  2. Passo la parola a Sissi per la terza settimana. Ma prima: complimenti! Non ci sono stati molti racconti, in questo turno, ma devo dire che la qualità si è mantenuta su un bel livello medio con picchi di bontà. E' stato un piacere leggere: - Primo giorno da supereroe - Klimt - Un libro e un'anima - Colazione da Tiffany - Un solo passo Avrei potuto trovarmi in difficoltà a scegliere un racconto della settimana, senonché ce n'è stato uno che è riuscito a colpirmi più di tutti gli altri e che mi ha fatto pensare: "Vedi questo quanta strada sta facendo, io mi ricordo alcuni dei primi racconti che postava qua e che io sia dannato se la qualità della scrittura non è cresciuta". Senza intenti adulatori, i miei complimenti particolari, Incolore Personalmente trovo che Colazione da Tiffany sia il miglior racconto della settimana.
  3. E' che io non c'ho il problema di strapparmi gli occhi, se strane luci mi si avvicinano. Sono molto miope, basta che mi tolga gli occhiali. Quindi il rischio follia è evitato Forse
  4. Si è conclusa la sfida 76 Proclamazione del vincitore Albo d'oro
  5. SFIDA 76 Sfidante: Hieronymus Sfidati: Nerio, Marco86 Genere: horror Tema: il racconto dev'essere ambientato in una palude Arbitro: Nicolaj Boa: c'è un fuoco fatuo. Siete liberi di scegliere se è o non è fondamentale per la trama, ma dev'esserci. Potete intenderlo come fenomeno chimico o come fenomeno soprannaturale, come preferite. Ma dovete mettercelo, e uno dei vostri personaggi deve vederlo Limiti: 8000 caratteri Scadenza: ore 12.00 di venerdì 30 gennaio (prorogata); conclusione della sfida sabato 7 febbraio, ore 12.00 Vincitore: La sfida si conclude con un pareggio.
  6. *arriva coperto di melma* Provatevici voi a uscire lindi e scintillanti da una palude Ebbene, dopo aver sguazzato attraverso i pantani, aver scostato la nebbia facendo aria con le mani ed essermi imbattutto in ogni sorta di fantasma, demonio e diavoleria miasmatica, eccomi qua a proclamare il vincitore di questa mefitica sfida 76 Definirla "combattuta" è voler minimizzare. I nostri tre partecipanti, Marco, Hier e Nerio hanno gareggiato alla pari, su questo non c'è dubbio. E' possibile dire quale dei tre sia un po' più vincitore degli altri? Visioni nella nebbia, con la sua seconda persona singolare, ha trascinato i lettori nella palude, li ha coinvolti ben bene nelle vicende di un personaggio che non capisce più quello che gli sta succedendo, tra lo stordimento indotto dall'alcol e la sua condizione... particolare. La tensione crescente e i riferimenti suggestivi all'ambientazione hanno creato un'atmosfera da brivido riconosciuta dai commentatori. Il culmine dei vagabondaggi del protagonista in questa palude da limbo e la conclusione hanno soddisfatto i più, lasciandoli piacevolmente sorpresi, ma hanno anche suscitato qualche dubbio circa la costruzione del racconto, che è parsa fin troppo artificiosamente mirata a ottenere la sorpresa finale, senza curare un po' meglio gli elementi legati al senso di colpa del protagonista e ai suoi incubi, che pure sono l'aspetto di maggiore originalità del testo. Dal punto di vista stilistico, poche segnalazioni su alcuni passaggi confusi non cambiano di molto l'impressione positiva lasciata dal testo. Ciò che si nasconde alla vista è stato altrettanto apprezzato per la costruzione della trama e della tensione. Un male agghiacciante è all'opera in questa palude, tanto più terribile per la sua irrazionalità, per la sua freddezza, per la sua incomprensibilità. Il richiamo a Lovecraft si sente ed è apprezzabile. Il finale si presenta con la giusta dose di imprevedibilità, gustosamente anticipato dall'inquietante presenza dello sceriffo Bloch. Il testo trova un limite soltanto nell'incisività di alcuni passaggi e dei personaggi, che poteva essere più esaltata nella prima parte del racconto, tutta condotta attraverso i dialoghi. Di scarso rilievo, nella lettura, i pur presenti refusi. Acquitrino per sempre segue più da vicino lo sfaldarsi dei confini tra quotidiano e soprannaturale descrivendo la malaugurata escursione in palude di un povero protagonista che ama il proprio cane. Proprio la gradualità del passaggio all'orrore, qui, è stata una buona soluzione, adeguata a trasmettere un crescente senso d'ansia. Più commentatori hanno evidenziato come le anticipazioni iniziali abbiano tolto qualcosa allo svolgimento successivo; ciononostante il finale resta efficace e anche moderatamente inconsueto, con quella scelta di proseguire in una sorta di anti-climax fino all'ultimo sorriso del demone che lascia la palude. In questo caso è stato segnalata qualche imprecisione stilistica in più, così come un uso a volte ridondante degli aggettivi, a discapito della resa drammatica. In conclusione? Forse sì. Forse si può stabilire una graduatoria. Forse si può individuare un gradino sommitale per il podio; ma non sarebbe molto più alto degli altri due, li supererebbe solo di qualche centimetro. Potrebbe essere una minima predilezione personale a decidere. Abbiamo davanti tre buoni racconti, gente. Non ottimi, a mio parere, non perfetti ma sicuramente buoni. E dai commenti non si può stabilire in maniera indubitabile quale sia il migliore. Di conseguenza, nuntio vobis gaudio magno: habemus parimerito Acclamate questi tre prodi, viandanti Su, su, non c'è moltissimo tempo. Presto le creature della palude verranno a reclamarli
  7. Complimenti ad Alessio
  8. Prodi commentatori e commentatrici, ci sono delle sfide assetate di commenti, in Penna e spada. Se avete il tempo fateci un salto (sennò finisce che quelle si armano e vi vengono a prendere di forza :asd: ).

    1. Unius

      Unius

      Mannaggia... le scene hard...

  9. Complimentoni, Mari
  10. Dunque, concludo la quarta settimana della Prima Luna e lascio la parola a Sissi, la nostra giudicessa finale (che titolo minaccioso). Cosa? Ah già! Stavo dimenticando di nominare il racconto di questa settimana. Uhmm, in realtà ho cercato di scansarmela Allora, siamo seri. Questa settimana ci sono stati 7 racconti in gara. Un bottino modesto, ma forse è stato meglio, ho avuto il tempo di rileggerli quasi tutti. Il punto è che ho qualche difficoltà a nominare un racconto della settimana. Diciamo che ce ne sono alcuni che mi sono piaciuti più di altri, ma, per i miei personalissimi gusti, nessuno mi ha veramente conquistato. Ciononostante ho deciso di selezionarne comunque uno, lasciando un po' di scelta in più a Sissi. E quindi io direi che passa alla "fase finale": Amore a prima vista, di Mari! Vai Sissi, tocca a te Eccoti la rosa: Downtown, di Bango Skank Tempi strani, di Mal'chick Amore a prima vista, di Mari
  11. Mi accodo agli apprezzamenti. Più che un racconto un piccolo episodio, ben scritto. Allo stesso tempo ispira dolcezza e tristezza. L'unica cosa che ti segnalo è l'incipit, secondo me un po' faticoso da leggere. Forse dipende dal fatto che non menzioni subito il bambino, per cui faccio fatica ad avere un immagine chiara di ciò che sto guardando con la mia immaginazione. Di conseguenza non sono catturato dalla frase, anzi forse un po' confuso. Nient'altro A rileggerti, Marcello!
  12. Ti uppo il topic, che è finito in seconda pagina...
  13. Già che c'ero l'ho corretto.
  14. Ciao Soldato, provo anche io a lasciarti qualche parere. Anzi, preferisco procedere con le segnalazioni, in questo caso. Sarò molto pignolo, e non certo per offenderti. Giudica tu, poi, cosa ti pare condivisibile e cosa no. Il protagonista definisce la giornata splendida, ma poi la descrive come dominata dal freddo e dal vento in tormenta. Siccome non è questa la concezione più comune di bella giornata, la cosa mi sembra un po' strana. Potrebbe trattarsi di una predilezione del protagonista per le giornate di questo tipo. Ma dal prosieguo del racconto non sembrerebbe. L'unica ipotesi che resta è che il protagonista dica splendida perché è la Vigilia di Natale. Ma, anche in questo caso, la sua predilezione non mi sembra andare tanto al giorno, quanto al fatto che poi scopre che i suoi hanno messo su gli addobbi. Insomma, trovo fuorviante l'inizio del racconto. E' necessario specificare entrambe le volte i colori? In fondo tutti sanno che la neve è bianca e il prato verde. Secondo me la descrizione è un po' ridondante, ma magari già eliminando uno dei due colori le cose andrebbero meglio e la frase sarebbe più scorrevole. Inoltre mi sembra superfluo l'aggettivo "solo". A che serve precisare che c'è solo la neve a coprire il prato? Se tu mi parli di neve che copre un prato, io ho in mente solo la neve e il prato. Semmai dovresti inserire una precisazione nel caso in cui ci fosse qualcos'altro oltre alla neve. Forse qui è veramente solo una questione di gusto: trovo che l'avverbio qui rallenti moltissimo la frase, quando peraltro sarebbe facilmente sostituibile con un verbo (esempio classico: "immersa"). Inoltre, perché specificare "mia"? Lo si capisce subito dopo, visto che è evidente che il protagonista ci vive con la sua famiglia. Dopo aver letto qui, mi iniziano a venire dubbi sul punto di vista che stai utilizzando. Narri la storia direttamente dagli occhi del protagonista, in prima persona. E fai capire che sta dormendo. Ma se sta dormendo, come fa a descrivere l'esterno della casa? Qui ritorna la stessa perplessità. Se russa vuol dire che sta dormendo della grossa. Ma se sta dormendo come fa a sentire l'odore del fumo? Inoltre, l'aggettivo "fastidioso" mi sembra inappropriato. Come può essere infastidito dal proprio russare, se nemmeno può sentirlo? (anche se capita di svegliarsi con il proprio russare però per come descrivi la situazione non sembra questo il caso) Secondo me qui stonano proprio tutti e due gli aggettivi. E' come sottolineare due volte un concetto che sarebbe reso ugualmente anche senza gli aggettivi. Potrei capirlo se questo fosse un passaggio particolarmente importante. Ma secondo me, è un passaggio secondario, in cui l'insistere di quei due aggettivi non aggiunge nulla e rallenta la lettura. Questa lunga frase mi sembra un po' contorta. Sembra che manchi qualcosa fra "anni" e "a costruire", mentre è ridondante "da tutta una vita era diventata la nostra vita". Qui i miei dubbi sulla questione del protagonista che dorme ritornano più forti che mai. Da come inizi questo secondo "paragrafo", quello che a me sembra è che tutto il primo sia la descrizione di una situazione che il protagonista non vede; una descrizione che peraltro non può fare, perché sta dormendo. Potrebbe essere che stia raccontando volgendo lo sguardo all'indietro, immaginando il mondo intorno a sé dormiente. Ma non sembra questa la struttura narrativa del tuo racconto, considerando che vai avanti descrivendo le scene che si susseguono nel giro di qualche ora. "notevole" trae in inganno. Difficile capire immediatamente se significhi che fa molto freddo o che fa molto caldo. "costruita bene" mi pare troppo generico, sembra creare una contraddizione con il fatto che invece la casa non favorisca il riscaldamento (cosa che, mi sa, fa parte del costruire bene case). Quindi, secondo me, piuttosto che "costruita bene" dovresti dire qualcosa tipo "pur essendo solida". Tra il festeggiamento e...? Cos'altro? La frase è incompleta. E i genitori non li considera proprio? Gli si siede vicino senza neanche salutarli? La parte in grassetto mi pare una ripetizione di un concetto già chiaro. L'hai detto, che il camino è acceso (con tronchi di quercia). E hai anche appena descritto il protagonista che si mette davanti al "caldo focolare". Qui il punto di vista non è chiaro. Sembra che improvvisamente si sposti dalla testa e dai pensieri del protagonista alla testa e ai pensieri dei genitori. E' un passaggio che avviene poco chiaramente, per cui mi ha disturbato, mentre leggevo. Hai già insistito così tanto, sul gelo, che è inutile ribadire quel "completamente". Perché dice "solo"? Gli sembra un motivo insufficiente? Non è chiarissimo. Non capisco che si intende per "tirar fuori la faccia dalla porta". Qui non si spiega benissimo. Dice di non provare alcuna emozione in alcuna situazione. Ma poi che la gioia degli altri è la sua, così come il dolore. Ma allora prova emozioni, e ne è cosciente. Insomma, il passaggio mi sembra un po' criptico, e non capisco se sia dato dall'intenzione volontaria di far apparire il protagonista confuso. Senza neanche andare a prenderlo? Allora ce l'aveva già a portata di mano? Qui devi esserti confuso con l'ora, è tornata indietro invece di andare avanti. Ok, non mi piace molto il modo in cui hai costruito queste frasi, ma al di là della forma è proprio in queste righe del racconto che emerge il fulcro di tutto, questo contrasto in ciò che il protagonista sente. Ed è un bello spunto narrativo. Qui si capisce quello che vuoi dire, ma, di nuovo, le frasi sono poco chiare. In particolare a causa di quel loro. Secondo me andava precisato di nuovo che l'interlocutore del padre era lo zio. Sennò può insorgere qualche confusione. Mi fermo qui. In realtà, però, ci sarebbero ancora molte correzioni da fare sulla punteggiatura, che spesso è usata un po' a sproposito (soprattutto la virgola al posto del punto). Non mi soffermo più di tanto sulle questioni al di là della forma. Ecco, la forma, secondo me, è la prima cosa che va proprio migliorata, perché l'ho trovata pesante e confusionaria, il che danneggia tutto il resto. Ma lo spunto alla base del racconto è validissimo. Il protagonista vive un contrasto interiore lacerante: da una parte la sensazione che la propria casa, la propria famiglia e tutti i problemi che vi sono legati lo stiano abbattendo e intristendo; dall'altra una sorta di nostalgia e la felicità legata semplicemente agli addobbi natalizi, una piccola cosa, un piccolo gesto di festa in famiglia, che mostra quanto il protagonista sia ancora legato affettivamente a quella stessa casa, a quella stessa famiglia. Penso che potrebbe essere una bella storia, da raccontare. Però, una cosa alla volta: ribadisco che lo stile deve migliorare, a mio parere. A rileggerti, Soldato!
  15. Alle 23.55. Tre minuti dopo, quattro racconti in più. Non posso fare altro che prolungare la pattata EDIT: "prolungare la pattata" suona in una maniera veramente oscena. Perdonami, l'ora è tarda