Eudes

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  1. Ammetto che pur essendo il tuo personaggio molto diverso da quello della Lettera Tre di Federico mi ha fatto fare considerazioni simili. Carlo rappresenta il tipico nerd che un lettore (o un telespettatore, fossimo sul grande schermo) si aspetterebbe: ingenuo, imbranato, passivo. In questo caso anche sovrappeso. Pur consapevole dei suoi limiti, è incapace di rapportarsi col mondo reale con una certa obiettività. Tutti elementi che un lettore può aspettarsi da un nerd. Mi è mancato l'inaspettato. Ammetto che io avrei dato a Carlo qualcosina in più, quel tipo di qualità che proprio non ti aspetteresti da un nerd ma invece no, in quanto essere umano, può averle anche lui. Diciamo che Carlo mi è sembrato il perfetto personaggio nerd. Personaggio, appunto. Aggiungendoli qualche elemento a sorpresa lo renderesti meno personaggio e quindi, in qualche modo, anche più verosimile. Almeno secondo me. Ammetto, per come mi hai presentato il personaggio, di ritenere quasi impossibile che la Lettera Uno sia di Elena e indirizzata a lui. Però sì, ammetto che una possibile risposta all'email mi sia venuta in mente. Evito di scriverla, perché magari Lizz o qualche altro animo femminile potrebbe aver voglia di farlo loro, e sarebbe più indicato. Per cui lascio loro la precedenza.
  2. Alex, veramente il tuo commento è questo: Dai, l'importante è averlo fatto.
  3. Grazie a wy e Sarah per i complimenti, ma soprattutto a Black per aver scelto il mio racconto. Onorato di esser finito nella prestigiosa raccolta wd dei migliori racconti della settimana.
  4. Caro Idiota, non faccio altro che pensarti. Per colpa tua ho i transistor in fibrillazione, i circuiti avariati, l'olio in ebollizione, il software impallato e la memoria sovraccarica di te, di te, soltanto di te. Sono in tilt e incapace di eseguire anche le più semplici operazioni di manutenzione. E tu? Da quando hai scoperto la mia vera natura non mi degni più neanche di uno sguardo, come non esistessi. Mi fai una rabbia, guarda! Vorrei infilarti tre chili di tritolo tra le chiappe e farti esplodere in miliardi di piccoli pezzi, affinché l'unico modo per resuscitarti sia ricostruirti artificialmente, almeno avrei una piccola speranza che le tue parti meccaniche si innamorassero di me. Teneramente tua, Lily Maledetti uomini, capaci di farmi provare le sensazioni più belle e più brutte nel giro di neanche 24 ore. È successo tutto il mese scorso. Finite le lezioni, diluviava, Marco e io abbiamo iniziato a parlare, ridere e scherzare sotto i portici della scuola, in attesa dell'astro-bus che ci portasse a casa. Da cosa nasce cosa, è finita che ci siamo baciati. Momento bellissimo: il mio primo e, ahimè, finora unico bacio. Il giorno dopo il prof di cibernetica sensoriale distrugge i miei sogni, svelando alla classe: “In questo trimestre avete avuto modo di conoscere Lily. Per qualcuno è diventata un'amica, una confidente, avrete copiato i suoi compiti, forse ci avete anche litigato. Insomma, l'avrete trattata da pari, come una qualsiasi altra ragazza di quindici anni. Ma Lily è molto più di questo, o se vogliamo, qualcosa di meno. È un'androide, un essere totalmente artificiale, anche se sembra, si muove e comporta da umana. Il pianeta sta diventando un luogo sempre più cosmopolita, aperto ai cyborg, friborg, alieni, alienati, ibridi, muta-forme e androidi, qual è appunto la nostra bella Lily” spiegò aggirandosi tra i banchi con le mani dietro la schiena ed esibendo orgoglioso la sua cravatta a pois – dio, nel 2327 esistono ancora le cravatte a pois! troverà mai fine il cattivo gusto? - quasi aspettandosi che a quel punto mi alzassi per essere ammirata e raccogliere un applauso. “Scopo del nostro corso è imparare a distinguerli” concluse il prof, e da quel giorno per i più smisi di essere una compagna per diventare oggetto di analisi. “Ma te, puoi davvero fare tutto quello che fa una donna?” mi ha chiesto Tom, uno studente ciccione e brufoloso con il cervello di una gallina elettronica venuta male. “Allora fammi vedere come fai questo” fa, provando a sbottonarsi la patta, finendo col ritrovarsi a terra con le mani tra le cosce per il dolore. Posso fare tutto quello che fa una donna, compreso darti una ginocchiata tra le palle, stronzo! Da allora la mia vita è cambiata. Io mi tormento per Marco e lui, con una sensibilità da patata lessa, ha persino avuto il coraggio di dirmi “Sai, dovrei essere arrabbiato con te, per aver tentato di sedurmi. Ma ti perdono. Immagino che un androide non sappia cosa siano i sentimenti.” E come gli altri, non mi vede più e ha quasi smesso di salutarmi. Solo la mia compagna di banco, a cui ho confidato le mie pene, mi è rimasta vicina. “Che vuoi farci, Lily, gli uomini non vedono al di là del loro pisello. In erezione avrebbero la vista più acuta di qualche centimetro, ma a quel punto hanno il cervello in tilt e non serve a nulla. Mia madre dice che sono come le luci di Natale: a intermittenza. Qualche volta volta gli funziona il cuore, altre il cervello, altre l'uccello e così via. Certo, come per le luci, qualche volta funziona tutto nello stesso momento, ma dura solo un attimo, poi torna l'intermittenza.” Questa è la mia triste vita di androide modello, studente al secondo ginnasio di tecnologie ultra avanzate. L'unica cosa che potrei aggiungere è che passo molto del mio tempo libero al Museo del Tempo. È un posto bellissimo: dai le coordinate spazio temporali del giorno che vuoi rivivere e lo rivedi. Certo, in forma di ologramma, non puoi modificare il passato o interagire con esso. C'è gente che torna indietro nel tempo ad assistere alla resurrezione del Cristo, la battaglia di Waterloo, il parto della moglie. Io torno sempre a quel primo bacio, visto che nel momento in cui accadde avevo gli occhi chiusi! “Spero di vederti sempre meno qui, sai?” mi ha detto oggi una graziosa bigliettaia. “Lo vedi quel vecchio? È stitico, e non fa altro che tornare al giorno in cui è andato di corpo senza problemi. Nella speranza che rivedersi gli stimoli qualcosa. Potrebbe farti sorridere, ma è quel che fanno quasi tutti. Tornare a quanto erano sposati, o single, o ricchi, o bambini, o avevano ancora un lavoro, o ai giorni che ricordano come eventi. Stanno così tanto nel passato che si dimenticano di aver ancora un futuro. E che in realtà non fan altro che guardare la propria merda scivolata via.”
  5. Adams e Asimov*
  6. @Ludwig von Drake: grazie per i numerosi suggerimenti. Qualcuno lo adotterò di sicuro. "Il tredicesimo piano" avevo iniziato a vederlo anni fa. Poi, per non ricordo più qual motivo, ho dovuto abbandonarlo e non mi è più capitata l'occasione di riprenderlo. @Luce Allievi: credo che il tuo sia uno dei commenti più originali che un mia racconto abbia mai ricevuto. L'ho apprezzato anche per questo. @UmbertoBieco So chi sono Douglas e Adams, ma mai letto niente di loro. Certo, ho usato temi ricorrenti della fantascienza, quindi ci sta che il racconto possa avere in comune qualcosa coi loro (oltre che con innumerevoli altri). Quindi se, quando hai definito il pezzo triviale, lo intendessi nel significato di "banale"...evvabe', ci può anche stare. Se invece con triviale intendevi dire che, come riporta il vocabolario, è "di una volgarità sguaiata e disgustosa", mi sembra una definizione un po' eccessiva. Grazie comunque per averlo letto.
  7. Ciao @Dav, Stiamo cercando di creare un sistema per cui sia possibile inserirsi anche a gioco in corso, figuriamoci quando non siamo ancora partiti. Benvenuto in carrozza!
  8. Un treno, varie destinazioni. A ogni fermata sale o scende qualche personaggio. Ogni utente che vorrà aderire all'iniziativa potrà inventarsi uno dei personaggi che sale in carrozza, la sua storia, da dove viene, dov'è diretto. Ad ogni fermata sale il personaggio di qualche nuovo utente. I personaggi che arrivano potranno, qualora l'autore lo voglia, interagire con i personaggi altrui già saliti sul treno. Se si muove un personaggio altrui, bisogna rispettarne la caratterizzazione e qualora si decida di fargli compiere azioni drastiche (tipo, fargli ammazzare qualcuno) se ne chiede il permesso all'autore che lo ha creato. Ogni utente ha a disposizione 10000 caratteri per raccontare la storia del personaggio che farà salire sul treno. Le altre regole dell'iniziativa le dobbiamo ancora definire. Soprattutto questa: Dove va il treno? In che stazioni ferma? Per ora si stanno valutando tre possibilità: a) destinazioni normali b) destinazioni miste, a luoghi normali per chi preferisce scrivere storie ancorate alla realtà si alternano luoghi immaginari, anche fantasy c) un treno che viaggia a ritroso nel tempo Il progetto nato in tag ma la tag è troppo caotica per mettere a punto l'iniziativa. Motivo per cui ci spostiamo qui e invitiamo tutti coloro a cui piacerebbe partecipare di proporsi, e dire la loro su come preferirebbero venisse impostato questo progetto.
  9. Scusate, ho letto in ritardo il libro e l'ho finito solo la settimana scorsa. Infatti ammetto di trovarmi meglio coi gruppi di lettura che partono con la lettura parallelamente alla discussione, perché mi fa da stimolo a non restare indietro. Tuttavia, per quel che vale, voglio dare le mie risposte ai quesiti posti. Ma avviso: post lunghetto, disorganizzato e non editato, prendetelo per quel che è. Se la trama e i personaggi nel loro insieme sono frutto della sua immaginazione, alcune scene, molte caratteristiche e pensieri dei personaggi e persino tanti dialoghi sono ripresi dalla realtà processuale che l'autore ha avuto modo di studiare. Allora vi chiedo: credete che questa fusione sia riuscita bene? E quale dei due livelli (fantasia/realtà) pensate prenda il sopravvento? Sì, in linea di massima la fusione mi sembra molto riuscita. Certo, forse si può – a tratti – notare una certa ripetitività nelle espressioni, atteggiamenti e azioni dei protagonisti. Elementi tutto sommato abbastanza credibili se si vuol far prevalere, come penso volesse fare l’autore, la realtà sulla fiction. Poi, certo, alla lunga un po’ appesantiscono la lettura. Ma, visto le intenzioni dell’autore, credo che l’equilibrio raggiunto sia moto buono. L’intervento familiare, pur poco presente, non direi sia assente. In fondo si avverte nella prima parte del libro, pur scomparendo completamente nella seconda, per poi ricomparire solo nelle ultimissime pagine. Mi ha fatto più di l’effetto di “gente che magari di qualcosa si accorge, ma non vuole davvero vedere. Perché quelli sono i loro figli, perché vedere vuol dire contrastare e contrastare, i figli che si stanno infilando in ambienti camorristici, vuol dire mettersi contro non solo contro di loro ma contro tutto il sistema”. E’ una cosa rimasta un po’ implicita ma tutto sommato avvertibile e (in quei contesti) piuttosto realistica. Mi ha fatto anche riflettere la figura del professore. Nicolas è convinto che non riuscirà a salvare nessuno, però lo rispetta, lo rispetta più del padre perché “ha le palle” di provarci, laddove il padre vorrebbe solo evitargli una vita da delinquente, mentre dal suo punto di vista quello è il tentativo dei vili, di chi non sa affrontarli. Mi è piaciuta anche la scelta, pur partendo da un episodio, quella della vendetta su Renatino, raccontato in maniera piuttosto cruda, negli altri, nonostante si raccontassero episodi di violenza ben peggiori, non ci si è soffermati sui particolari. Dare l’idea su quello che fanno e perché lo fanno, ma cercando di lasciarsi seguire anche da “stomaci deboli”, quale temo di essere. Non credo che opere come quelle di Saviano contribuiscano a creare miti. O meglio: sì, ragazzi che appartengono a quel tipo di delinquenza, innalzano i personaggi di cinema e televisione ispirati al loro ambiente, a “simboli” cui ispirarsi. Non è quello che fa Nicolas col film di Tornatore “Il camorrista”? O con “Quei bravi ragazzi” e gli altri film citati nel libro. Ma non servirebbe a nulla non diffondere certe opere. In fondo, il rituale con cui creano la Paranza, come altri episodi, si ispirano alla Bibbia. Hanno bisogno di simboli e se gli scelgono. Se non li trovano in fiction che parlano di mafia, useranno altri strumenti, persino la Bibbia. Non diffondere certe opere non serve a nulla in questo senso. Anzi, sarebbe un peccato perché immagino che il vero pubblico di queste opere siamo noi, gente normale che non sa o non vuole vedere certe realtà. E, da questo punto di vista, invece le ritengo molto utili. Come giudicate il lavoro fatto dall'autore sui personaggi? Pregi e difetti. E inoltre, con quale di loro siete riusciti (se ci siete riusciti) ad entrare in empatia? E perché? E ancora, che tipo di ragionamento avete colto sotto le scelte di caratterizzazione dei personaggi? Sono d’accordo che nessuno dei personaggi, a parte, Nicolas, spicchi davvero. Ma credo, anche in questo caso sia un effetto voluto: sono una paranza. Lo stesso autore spiega cosa rende, in gastronomia, una paranza davvero tale: l’indistinguibilità degli elementi. Se avverti il sapore di uno degli ingredienti rispetto agli altri, significa che non è stata cucinata bene. Da questo punto di vista la Paranza dei bambini è riuscita: spicca solo il capo, ovvero Nicolas. Non sono riuscito a provare empatia con nessuno. A parte, ma giusto un minimo, nell’episodio con Drone e Annalisa. Salvi la vita ai tuoi compagni e ti ritrovi dagli stessi condannati per non aver rispettato le regole. In modo che sia chiaro a tutti certi legami debbano essere più forti di tutto anche della famiglia. Una presa di coscienza difficile da accettare. Però anche in quel caso: Annalisa appare una ragazza in fondo onesta, con una certa dose di coraggio e intelligenza. Eppure, intuendo che in fratello si debba essere infilato in qualche giro poco pulito, ne è quasi orgogliosa, perché è contenta che suo fratello stia diventando “qualcuno che conta”. Anche per lei, l’essere temuto e far soldi, anche in maniera criminale, significa farsi rispettare. Vedrà lo schifo della situazione solo quando le arriva addosso. Troppo comodo e ipocrita, tutto sommato. Anche in questo caso (Annalisa è diciottenne, quindi adulta): gente che non vuole vedere. Non ho trovato del tutto assurdi i mancati interventi della Polizia (che però nel matrimonio del Micione sono intervenuti eccome). Mi è sembrata piuttosto una sorta di critica a un meccanismo che spiega le sue forza per le retate coi grandi nomi, ma lascia senza forze e mezzi chi dovrebbe agire per la sicurezza delle strade in cui agiscono delinquenti di mezza tacca. Non conosco Napoli o altre zone d’Italia in cui la presenza mafiosa è forte, ma da come la si racconta temo che in certi quartieri certi episodi avvengano davvero. E pure l’autore ha lasciato intendere come questi ragazzini non temono davvero il carcere, ma anzi lo ritengono un luogo dove imparare e farsi i contatti “giusti” per continuare a delinquere con maggiore efficacia. Ritenete fondate le critiche feroci che vedono in Saviano un mero sfruttatore dei fenomeni criminali al solo scopo di lucro personale? No, anche perché alla fin fine Saviano ha fatto una cosa che, prima di lui, ben pochi rischiavano: ha usato nomi e cognomi. Vero che di certe cose si parlasse anche prima di lui e che tutti sapessero chi fossero e dove fossero i criminali più potenti. Ma tutti venivano trattati come fossero innominabili in una sorta di “tutti sanno, nessuno dice”. L’arrivo di Saviano è stato uno spartiacque che ha rotto quell’argine. Sicuramente il successo mediatico che ne ha ottenuto gli ha permesso di lucrarci un po’ . Ma se qualcosa gli ha dato qualcosa gli ha anche tolto, visto che deve vivere sotto scorta. I recenti fatti di camorra giovanile sembrano anche a voi (abbiamo due napoletani) uscite pari pari da lì, o quasi? Bravura dell'autore o fenomeni imitativi? Bravura dell’autore. Mi associo alla risposta di Joyopi secondo cui “Tutto si può imputare a Saviano, ma non che non si documenti adeguatamente sull'argomento che tratta” Lo stile: come vi è sembrato? Scorrevole ma, in parte, ripetitivo. Ci sono aspetti che vi hanno colpito favorevolmente o negativamente? Come detto, la capacità di raccontare cose piuttosto crude e violente senza insistere senza insistere troppo su dettagli che avrebbero resto la narrazione troppo “splatter”. Insomma, mi è piaciuta la capacità dell’autore di raccontare una realtà cruda seza dare (troppi) pugni allo stomaco al lettore Avete apprezzato alcune scelte "particolari", come ad esempio quella di riportare le chat direttamente? No. o meglio, ho apprezzato alcune spiegazioni come l’uso dei post su facebook come messaggi in codice. Non ho apprezzato, come non le apprezzo quasi mai, le chat dirette o i messaggi whatsapp o cose di questo genere. Mi sembra ci sia una discussione sull’argomento, in cui ci si chiede se il loro utilizzo sia necessario in letteratura per non far sembrare le nostre storie ferme agli inizi degli anni ‘90. La mia risposta sarebbe: la tecnologia è troppo veloce. Introdurre questi elementi data in maniera molto precisa ciò che scriviamo. Il che vuol dire che tra 10 anni, quando avremo sostituito sms, msm, post, whatapp e smartphone con tecnologie e modelli più avanzati, il nostro scritto acquisirà una precisa connotazione temporale. Invecchierà troppo presto, insomma. Ovvio, se il pubblico a cui ci si rivolge è quello dei contemporanei la cosa ha poca importanza, se si sta tentando una storia “senza tempo” ne ha qualcuna in più. Da questo punto di vista, l’uso della chat nel libro non mi ha convinto. Fortunatamente l’autore ha deciso di farne un uso piuttosto limitato. Penso abbia fatto bene. La lettura vi ha soddisfatto? Vi aspettavate di più o di meno? E infine, visto che Saviano è un autore molto discusso, come è cambiata (se lo è) la vostra considerazione nei suoi confronti? Motivazioni argomentate sono gradite! Sì, mi ha soddisfatto. Diciamo che, in una scala da 1 a 10, do al libro sette e mezzo. Mi aspettavo più o meno ciò che ho trovato. Pur avendo Gomorra in libreria, non avevo mai letto il Saviano scrittore, mi ero limitato a qualche suo articolo sui quotidiani. L’ho apprezzato nello stile e nella capacità di raccontare la realtà. Non tutta la gestione dei singoli personaggi gli è riuscita, ma ci sta: in fondo era la sua prima opera completamente narrativa. Da questo punto di vista, direi che qualche pecca da “esordiente” l’abbia commessa. La mia considerazione su di lui resta la stessa che avevo prima della lettura. Quella di cui ho accennato nelle risposte precedenti. Però ammetto che ogni tanto succede anche a me a cui accennava Rica “A volte, anche quando condivido il suo pensiero, arriva prima il fastidio nei suoi confronti”. Però tutto sommato lo apprezzo, per quello che fa o tenta di fare. Visto che il finale è aperto, sembra legittimo chiedervi se sareste intenzionati a leggerne un seguito. Non amo i sequel e nessuno dei personaggi ha fatto “presa” su di me, tanto da volerne sapere di più sul loro futuro. Altri romanzi di Saviano è possibile li legga e di certo prima o poi leggerò Gomorra. Ma di un seguito alla Paranza non sento l’esigenza e dubito cambierò idea.
  10. Riprendo la discussione, partendo dal riepilogo delle scelte fatte finora. Garantiscono di partecipare ad almeno una tappa: Lizz (preferenza per la soluzione mista, interessata a scrivere un episodio in cui siano presenti elementi fantastici) Daleko (Preferenza per destinazioni realistiche) Kotobi (preferenza per una soluzione realistica, magari ambientata nel passato) Komorebi (preferenza per la soluzione mista) Thea (preferenza per itinerario misto, interessata a inserire elementi fantastici nell'episodio di sua competenza) Joyopi (preferenza per fare suicidi/cadaveri, indifferente al genere) Doria (preferisce scrivere un episodio realistico) Wivern (preferenza per ?) Emy (preferenza per ?) Eudes (sarei interessato a scrivere un episodio di transizione, ovvero a tentare di riportare nel realistico, succedendomi a qualcuno degli episodi con elementi fantasy) Hanno mostrato interesse, ma non hanno ancora assicurato certezza di partecipare: Marcello (che valuterebbe la possibilità di prendere parte al viaggio solo nel caso si scegliesse un itinerario realistico, ipotesi che si sta alquanto allontanando) Kuno (preferenza per le fermate fantastiche) Per mantenere una certe uniformità del progetto, la maggiorante si è mostrata favorevole all'uso della terza persona. Quindi tutti i racconti dovranno avere una voce narrante in terza persona. Descrizione del treno, a cui tutti dovranno attenersi: locomotore; Carrozza numero 1: carrozza letto, quindi fornita di cuccette Carrozza numero 2: carrozza ristorante, con bar e cucina aperte per tutta la durata del viaggio Carrozze 3 e 4: Prima classe Carrozza 4, 5 e 6: seconda classe, piuttosto affollata Carrozze 7 e 8: sempre seconda classe, ma piuttosto libere, pochi viaggiatori sparsi tra gli scompartimenti Carrozza 9: Carrozza bagagliaio. Adibita a chi ha necessità di portarsi dietro grandi bagagli, biciclette, talvolta usata anche per i pacchi postali. Essendo poco sfruttato (biciclette a parte) il più delle volte è una carrozza semivuota. Così chi ha bisogno di folla sa in quali carrozze è meglio il suo personaggio si stabilisca. Lo stesso per chi cerca solitudine. Altri particolari, come il colore dei sedili, delle tende, se ci sono murales all'esterno dei vagoni, ecc. possiamo anche lasciare vengano aggiunti man mano dagli autori e chi se li trova già fatti vi si adegua. La maggioranza si è mostrata favorevole all'itinerario misto. Ovvero il viaggio in treno avrebbe un'impronta e destinazioni perlopiù realistiche, ma in alcune tappe si faranno delle eccezioni, una sorta di parentesi in cui potrà avere spazio chi vuole destreggiarsi nel fantastico. A questo punto però, se le tappe nel fantastico dovranno essere solo piccole parentesi, ricordo che l'autore che scriverà dopo dovrà essere bravo a chiudere la parentesi per riportare il viaggio nella normalità (sempre che ce ne sia bisogno). Resta da decidere: il nostro treno: a) il nostro treno sarà un locale, espresso o intercity? per il tipo di treno scelto, le ipotesi b e c sarebbero le più plausibili Non siamo costretti a scrivere tutte le tappe. Se partecipiamo al progetto solo in 6, potremmo anche concludere il tutto raccontando solo le nostre sei fermate. Mentre se nel frattempo qualcuno vorrà aggiungersi o scrivere altri episodi, saprà di cosa tener conto. Non dobbiamo per forza scrivere i nostri racconti in ordine cronologico. Se io ho già scritto il racconto delle 16:00 e qualcuno vorrebbe partecipare scrivendo qualcosa di accaduto all'alba potrà comunque farlo, purché tenga in considerazione quello che gli altri utenti hanno scritto, sia di ciò che è accaduto prima dell'alba, sia di ciò che è successo dopo (se sarà necessario per non creare incoerenze). Per venire incontro a questo tipo di esigenze terremo una sorta di bibbia con tutti i personaggi presentati (anche quelli minori quindi, tipo qualcuno che ha accompagnato il passeggero aiutandolo a portare le valigie e poi è sceso dal treno) oltre le descrizioni materiali del treno che gli altri utenti avranno mano a mano aggiunto con i loro racconti. Resterebbe da decidere l'itinerario. Si sono fatte le seguenti ipotesi: a)luoghi esistenti (es: Italia, Francia), in cui magari si alternano fermate in città reali come Milano ad altre completamente inventate b)itinerario completamente immaginario, in cui il treno potrà anche muoversi in un mondo realistico ma ogni destinazione e anche la nazione che percorre durante il suo viaggio (es: stato del Kizzandocazistan) è completamente inventato. Ma la maggioranza (tra coloro che hanno espresso un'opinione al riguardo) si è espressa in favore di un itinerario realistico. A questo punto, resta da decidere quali terre percorrerà il treno. Se vogliamo essere realistici, forse ci conviene puntare sull'Italia, ma resta comunque da scegliere il tragitto. Dal meridione al settentrione o viceversa? costa tirrenica o adriatica? dall'Italia verso altre nazioni europee? dove preferite andare?
  11. @m.q.s. pur essendo affezionato al personaggio di Lily, non credo che scriverò altri episodi su di lei. ma sapere che il lettore vuol saperne di più vuol dire che il personaggio è riuscito, quindi lo vedo come un complimento e ti ringrazio. @Pietro97 il tuo commento rappresenta probabilmente uno dei migliori, se non il migliore, complimento mai ricevuto per un mio racconto. Vien voglia di stamparselo. Grazie! Però sarei curioso di sapere a quale anime ti riferisci. Anche perché la stesura di questo racconto risale a inizio 2014 e mi piacerebbe capire, soprattutto se ci sono similitudini come affermi, se posso vantarmi di "aver avuto prima io l'idea" o meno.
  12. @JPK Dike: ho fatto un corso per sceneggiature di fumetti e, in quell'ambito, ho conosciuto persone del settore. Se sei un completo sconosciuto, presentare un progetto editoriale, accompagnandoli con degli schizzi, aiuta senz'altro perché dà un'idea di cosa e come si vorrebbe realizzare. Non servono però illustratori professionisti, bastano disegnatori - anche gli stessi studenti di un corso di fumetto - che abbiano quel minimo di competenza richiesta per rendere la tua idea. Poi certamente è più facile proporsi in Francia che in Italia, per un sacco di ragioni. Però in linea di massima, proporsi semplicemente come sceneggiatore è fattibile. Però in Italia anche se il settore del fumetto è piuttosto chiuso, come tutti gli altri settori nazionali riguardanti l'editoria, bisogna quantomeno riconoscere: a) rispetto all'editoria tradizionale, l'auto-pubblicazione è molto più ben vista e ritenuta un momento di crescita per gli autori. Leggo un buon numero di blog e siti che parlano di fumetto e spesso sono i professionisti stessi a consigliare autopubblicati che hanno conosciuto alle varie fiere e di cui hanno comprato le produzioni. Altre volte ne consigliano i blog. In fondo, anche Makkox è partito dall'autoproduzione via web; b) Dire che nel fumetto l'Italia sia rimasta indietro è un po' un'eresia. Forse come sistema editoriale (ma non sono convinto) ma autori italiani vincono spesso premi internazionali, ultimamente persino in Giappone, quindi la qualità offerta dagli artisti che ci cimentano deve essere come minimo medio-alta.
  13. Considerando che vi state focalizzando sulle cifre, aggiungo un link che, forse, potrebbe aiutare a farsene un'idea più precisa: http://www.ilpost.it/2016/10/03/contratto-libro-diritto/
  14. Ulp! Lo stacco con l'ultima frase del racconto mi era proprio sfuggito. Però sì, anche così, non sono del tutto sicuro sia palese. "L'arancione della zucca di Joe" citato nella penultima frase un po' confonde. Io me la sono immaginata intera. Forse un accenno al fatto che fossero resti gioverebbe.
  15. Piaciuta molto. Sarà che sono nell'età in cui la giovinezza è ormai andata e alla terza età, per fortuna, manca ancora un po'. Ho pensato quindi che una persona come me fosse il target ideale per apprezzare certe parole. Ma poi ci ho ripensato e penso che chiunque, anche un diciottenne, chiunque si senta troppo giovane per vivere di ricordi o troppo adulto per vivere di soli sogni possa, anzi debba, accettare l'invito a imprimere un segno del proprio passaggio. Il come, se con irruenza o in punta d'animo, lo trovo meno importante anche se apprezzo che questo invito a non sprecare la propria vita sia fatto con toni non imperiosi, ma con la delicatezza di un sussurro. In punta d'animo, appunto.
  16. Grazie anche a te, @Rica No, magari cambio idea, ma per ora non ho intenzione di partecipare al Ferragosto d'Inchiostro. Anche perché sarei troppo tentato di utilizzare il pezzo che costituisce l'incipit numero 3 e il finale numero 8, senza aggiungere altro.
  17. @Luna, @camparino, @Darktianos e @Nekora è un racconto di qualche anno fa, scritto per un contest, e mi sono sempre chiesto se funzionasse come racconto a sé, al di fuori delle regole della competizione per cui è stato scritto. Mi fa piacere constatare di sì. Grazie e tutti per i complimenti.
  18. Utilizzare i segni maggiore e minore di al posto di caporali è antiestetico. Se proprio ti scoccia ricorrere ai caratteri speciali, puoi sempre utilizzare le virgolette alte, più accettate in narrativa. questione di gusti, ma a me suona meglio -> non l'ha dimenticato La bambina (anche se non l'hai esplicitato tutto lascia immaginare sia una bambina, il che è positivo, significa che sei riuscito a mostrare senza dire) corre affannata mentre poi, hai usato i segni esclamativi, tutto lascia pensare abbia gridato o comunque non lascia pensare al fatto che la sua voce possa essere "appena un sussurro". Trovo infatti che quest'accenno strida un po' con la premessa. A volte, le fattorie distano una dall'altra qualche chilometro. Messa così, le ragazze che il tipo faceva palpitare dovevano essere pochine. -> Se inizia a diluviare dubito una madre dia tutta questa importanza a una partita a freccette. Mi limiterei ad un augurio per l'imminente sfida. A me il finale non convince, manca la giusta tensione. Avessi scritto io questa storia avrei chiuso con una bambina terrorizzata (ha raccolto lei la zucca, anche se poi no ha avuto il coraggio di rivelarlo alla nonna), conscia di essersi appena resa oggetto di una maledizione. In realtà penso che, a parte l'incipit, che effettivamente incuriosisce sulle motivazioni per cui una determinata zucca vada lasciata marcire nell'orto, tutto il resto non faccia molta presa. In fondo, ciò che ha condannato Joe è stato un evento fortuito, non provocato da nessuno. La leggenda non ha conseguenze sui protagonisti (per questo consiglio di cambiare il finale), alcuni elementi come la sfida finale mai avvenuta col buono a nulla di Mick non hanno nessun rilievo nell'andamento della storia e tutto questo conferisce al racconto una certa staticità. Penso sia scritto benino, ma nonostante tutto non mi ha coinvolto. Comunque questo è solo il parere di un lettore neanche troppo attento quale son io. Spero comunque di aver fornito qualche spunto che possa tornarti utile, almeno le intenzioni erano quelle.
  19. Però l'albo d'oro delle vecchie edizioni l'avrei tenuto (anche perché c'è l'unico contest che abbia mai vinto in questo forum)
  20. Avendo ormai finito il manuale di cui ho precedentemente riportato qualche stralcio, aggiungo qualche altra considerazione contenuta nel libro che mi è parsa interessante. La prima è sugli stereotipi. Alcuni dei principiali stereotipi caratteriali legati ai maschi e alle femmine sono: Stereotipi femminili: passiva, paurosa, gentile, che rinuncia facilmente, confusa, incapace, gregaria, conformista, emotiva, preoccupata delle apparenze, con comportamento e linguaggio passivi Stereotipi maschili: forte, rude, competitivo, razionale, freddo, disordinato, con propensione al comando, aggressivo L'autrice consiglia di non rappresentare personaggi che rispettano questo tipi di stereotipi ma, piuttosto, di ribaltarli. Nel senso meglio creare un personaggio maschile gentile ed emotivo o un personaggio femminile rude ed aggressivo che il contrario. L'altro spunto interessante era sull'incipit e il ritmo. L'incipit, in una storia per ragazzi, acquista il valore di una promessa. E, come si sa, coi ragazzi è sempre sconsigliato disattendere le promesse, col rischio di perdere la loro fiducia. Motivo per cui tutto ciò che l'incipit promette non può essere disatteso. In particolar modo il ritmo che imprimeremo alla storia. Per dire, se in una storia per adulti possiamo anche cavarcela con un incipit lento che faccia da premessa a una storia convulsa (un po' come fosse la quiete prima della tempesta), agire in questo modo in una storia per ragazzi è un rischio che sarebbe meglio non permettersi.
  21. ma se "mainstream" comprende "tutto quello che non è di genere", come fa uno a darti una spiegazione più semplificata rispetto a quella riportata prima? Temo dovrai accontentarti. O restare sulle spine.
  22. Boh. Non credo sia possibile stabilirlo a priori, prima di sapere di cosa parlino. Temo di no. Al limite contengono elementi mainstream. Dipende. Anche se tutto lascia pensare a un "no" come risposta. La maggior parte, direi. Magari sbaglio, ma credo che la maggior parte della narrativa ambientata nelle società contemporanee non classificabile in altri generi possa definirsi mainstream. Il che non significa che nella narrativa mainstream non possano esserci elementi tipici di altri generi (tipo un morto e un'indagine, una storia d'amore, un mistero) ma nessuno di questi rappresenta il focus della storia come nella narrativa di genere.
  23. Sto leggendo proprio in questo periodo un manuale di scrittura per ragazzi. Per ora son fermo ai primi capitoli. Riporto comunque alcuni punti che mi son parsi interessanti Ogni frase, ogni azione, ogni valore che comunicherete attraverso le vostre storie potrà avere una grandissima influenza sui ragazzi - sia in positivo sia in negativo, naturalmente. Quello che leggiamo da bambini crea il nostro immaginario, ci influenza, ci guida, offre modelli di comportamento esattamente come accade per la televisione o il cinema. Con la differenza che durante l'infanzia l'effetto della parola scritta è ancor oggi mille molte più potente, forse perché imparare a leggere resta una tappa necessaria ed emozionante della nostra vita, che ci permette di decodificare quello che prima restava accessibile solo ai "grandi". A differenza di immagini e suoni, che hanno una fruizione più paritaria. [...] Non bisogna essere "didattici" ma allo stesso modo si deve procedere con i piedi di piombo quando si trattano temi delicati come il sesso, la sessualità, la morte, la violenza e anche la moda, che sembra innocua ma non lo è. [...] Un libro per ragazzi non dovrebbe confermare la realtà ma piuttosto suggerire che è possibile modificarla. Se nei romanzi per adulti si indugia spesso sul drammatico, nelle storie per ragazzi qualunque esperienza dolorosa diventa il modo per rinascere, combattere, crescere, imparare a stare al mondo. In definitiva, spesso nei libri per adulti l'assenza di speranza è ammessa e persino preferita, in quelli per ragazzi la speranza - e quindi la possibilità di cambiamento - dovrebbe essere proprio l'ingrediente fondamentale. [...] L'intento non è "insegnare" attraverso una storia, ma "narrare" qualcosa attraverso cui filtrino valori e non dogmi. [...] Il desiderio primario dell'infanzia, da sempre, è l'affrancamento selvaggio dal mondo adulto. Magari questo potrebbe essere il motivo sotteso per cui la narrativa per ragazzi abbondi di orfani e semi-orfani... La suddivisione dei lettori in fasce d'età è: 0-3 anni: libri senza parole; dai 4 ai 6 anni: albi illustrati; 7-8 anni: prime letture illustrate, romanzi brevi; 9-10 anni: preadolescenza (tweens) 11-13 anni: adolescenza (teens) 14-17 anni: youngs adult Per quanto la suddivisione in target è una convenzione pubblicitaria che serve ad aziende e mercato ma l'umanità non si divide in comportamenti stagni e, in definitiva, ognuno legge quello che vuole. Secondo ricerche di marketing, le lettrici leggono libri con protagonisti di entrambi i sessi, mentre i lettori evitano come la peste testi in cui il personaggio principale è una femmina. Il rifiuto del femminile è, nella nostra società, così ben radicato che non si può non tenere presente quando si scrive un libro per ragazzi - anche e soprattutto nel caso lo si voglia combattere - perché proprio loro subiscono le aspettative degli adulti rispetto al sesso di appartenenza e per questo sono sensibili all'argomento. E paradossalmente, i maschi pagano il prezzo maggiore [...]
  24. Commento Non ho mai avuto fortuna con gli uomini, a cominciare da te pensa Giulia, davanti alla tomba del padre. In mano ha un mazzo di rose bianche. Una folata di vento ne stacca alcuni petali, i quali ondeggiano pochi secondi, prima di posarsi a terra. È aprile ma un'improvvisa nevicata notturna ha ammantato la città tanto che, sebbene sia domenica mattina, al cimitero non c'è nessun altro. I suoi concittadini, non a torto, avranno pensato che facesse troppo freddo per far visita ai morti. Quanto tempo sprecato a non capirci, sarà per un'altra vita. Una vita in cui spero mi consentirai di avere un'opinione, senza minacce, senza condanne, senza liquidarmi con quel “non te lo permetterò” con cui chiudevi tutti i nostri discorsi, frantumando i miei sogni. “Lo faccio per il tuo bene” sbraitavi. Eppure, chissà perché, ho sempre sentito il desiderio di fuggire da quel bene, c'era stato qualcosa di sbagliato tra noi se solo ora, così distanti, riesco a confidarmi con te senza timori. Resta immersa in certi pensieri anche mentre svolge le operazioni per sostituire i fiori secchi: li raccoglie, gettandoli in un cestino della spazzatura a pochi passi da lì, quindi sistema quelli freschi. Cerca con lo sguardo l'innaffiatoio rosso che è solita usare in analoghe circostanze. Lo ritrova dove lo lascia sempre, ai piedi della statua dell'Angelo della Morte. Accanto c'è una fontanella, di cui Giulia si serve per riempire l'innaffiatoio e dare l'acqua alle piante. Ti voglio bene, papà, nonostante tutto. «Saluta la mamma.» Conclude i suoi pensieri a voce alta e le sfugge una lacrima. L'ultima delle tante. Le altre, rinchiusa nel buio della propria camera abbracciata a un cuscino, pesavano come macigni. Questa ha la leggerezza di chi ha ritrovato la serenità. Mentre Giulia esce dal cimitero riprende a nevicare. Nonostante la giornata gelida, poco lontano, appoggiato alla scalinata della Chiesa e avvolto in una sciarpa azzurra e un giubbotto marrone, c'è un artista di strada con un violino in spalla. È giovane, gli occhi verdi, i lineamenti delicati. Indossa un berretto scuro che non riesce a contenere i suoi lunghi capelli biondi. Un po' magro, forse, ma è un bel ragazzo. Giulia lo ritrova sempre là, tutte le volte che va a far visita al padre, ma non si aspettava ci fosse persino stavolta. Che stupido pensa. Chi vuoi che passi a farti un'offerta col freddo che fa. È un uomo si risponde. Irrimediabilmente perso nelle sue abitudini. Giulia attraversa la strada per elargire la sua offerta a quel tizio e poi, vorrebbe consigliargli, faresti meglio ad andartene a casa, tanto non passerà nessuno oltre me. Mentre versa le sue monete nel cesto delle offerte, l'uomo ringrazia a modo suo: suonando una melodia dolce, quasi romantica. Accompagnata dalla musica, Giulia si allontana. Lei non lo capisce proprio quel violinista. Ma forse non li ha mai capiti, gli uomini, e non crede di poter dare a suo padre la colpa anche di questo. Troppo strani. Inconcludenti, li considera. Vigliacchi, prevedibili eppure al tempo stesso imperscrutabili. Gli uomini nascondono i sentimenti negli angoli più reconditi della propria anima che neanche loro li ritrovano più. Con tutte le parole che non esprimono caricano di significato i silenzi. Trattano la vita e l'amore come i loro orgasmi: circospetti e dolci per un po', irruenti, precipitosi e appassionati poi, ma sempre per un tempo inferiore a quanto ci si aspetti. Travolgenti per pochi attimi, quindi refrattari a tutto. Il marito ne è stato un altro. Il marito. Chissà dov'è finito quel disgraziato, pensa Giulia. Ricorda che dall'ultima volta che lo ha sentito sono passati almeno otto mesi. Il padre di Giulia, deceduto neanche un anno prima, le aveva lasciato in eredità l'azienda a cui aveva dedicato una vita intera, trascurando gli affetti. Il marito le chiese il divorzio poche settimane dopo, non senza ricorrere a mille cavilli giudiziari pur di pretendere e ottenere una parte consistente di quel patrimonio. Quindi, dopo aver fatto naufragare l'azienda con mosse azzardate, è sparito. Come le sia venuto in mente di sposarsi, nonostante tutte le delusioni subite, non se lo spiega. Doveva capirlo che con gli uomini avrebbe sofferto, già dal primo, un tipo che la prese quasi di forza, minimamente preoccupato delle emozioni di lei. Poi, la sera, come scoprì in seguito, andò al pub a vantarsi con gli amici della sua ultima conquista, offrendo da bere a tutti. Di questo, di farsi adescare sempre dagli uomini sbagliati, a cominciare dal primo con cui è stata, pensa che suo padre qualche colpa l'abbia. L'ha fatta sentire sola quanto avrebbe voluto sentirsi amata. Le ha fatto sentire il desiderio di fuggire, inseguendo la figura paterna che le è mancata. Cedendo a lusinghe e parole rassicuranti e poco importa se fossero solo menzogne. Il risultato è stato consegnarsi alla mercé di grandi bugiardi, quelli più bravi a riempirla di favole. E lei, troppo stupida, o forse troppo vogliosa di crederci. Tanto è inutile prendersela col padre e col destino. Gli uomini son quelli, c'è poco da fare. La nevicata si è fatta più intensa. Giulia pensa se non sia il caso di ripararsi in qualche locale, in attesa che smetta, ingannando il tempo al cospetto di una cioccolata calda. Varca l'ingresso del bar più vicino. L'elegante vetrina esterna è decisamente in contrasto con l'atmosfera che ritrova all'interno. La clientela è prevalentemente maschile e molti, al suo arrivo, fischiano e fanno complimenti non proprio da gentiluomini. Qualcuno ride, tutti la guardano, il barista si avvicina e le chiede cosa desideri. Giulia si sente a disagio, vorrebbe andarsene ma poi decide di restare e ordina la sua cioccolata. In quell'imbarazzante apoteosi di volgarità, risolini mal celati e sguardi furtivi, l'unica solidale sembra essere la radio. La canzone che sta passando è in sintonia coi suoi pensieri: ho scoperto con il tempo e diventando un po' più dura che se l'uomo in gruppo è più cattivo quando è solo ha più paura Giulia si sofferma su quelle parole. Le ricordano, più che gli uomini al bar, il violinista. Tutte le volte lo ha incrociato solo e in disparte ma, soprattutto, lo ha incrociato ogni volta. Quando lei passa per andare al cimitero, lui c'è. C'è sempre. C'era anche oggi, quando non aveva nessun motivo per essere lì. Nessun motivo se non sperare di vederla. Che stupido! pensa. Ci sono maniere migliori per far colpo su una donna. Quindi la sua attenzione si sposta sugli avventori. Uno le fa l'occhiolino. E ce ne sono anche di peggiori considera. Paga la consumazione ed esce. Il tempo non è affatto migliorato, anzi. La neve, fattasi più fitta, ha già cancellato le orme dei passi con cui è arrivata. Giulia anziché incamminarsi verso casa torna indietro, in direzione del cimitero. Pensa che se si affretta potrebbe ancora trovarlo nei paraggi. Cosa dire, cosa fare, non ne ha la più pallida idea. Non sa nemmeno chi sia. E non è detto sia migliore degli altri. Gli uomini non cambiano diceva la canzone. In fondo, neanche le donne. E a quaranta anni è troppo presto per smettere di amare.
  25. Probabilmente lo avevi già notato, ma questo capitolo è in realtà una copia del capitolo 4. E hai anche fatto due commenti diversi per postare lo stesso testo! Dici che se io faccio il contrario, pubblico lo stesso post in entrambi i capitoli e cerco di farli valere come fossero due, se ne accorgono? Scherzo, le impressioni sul capitolo le lascio nel pomeriggio all'episodio 4, in cui sono presenti già gli altri commenti.