Eudes

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  1. Visto che rispondi volentieri alle domande, te ne faccio io qualcuna: 1. Autori preferiti? 2. Ci son generi e argomenti prevalenti nella tua scrittura? Insomma, di cosa ti piace scrivere? 3. Hai altri hobby, oltre lettura e scrittura? Quali? 4. Di dove sei? 5. Cosa fai nella vita? Basta così, per ora.
  2. La questione credo sia un po' diversa. Tu non puoi usare il Peter Pan o il Pinocchio con fattezze Disney, perchè quel tipo di rappresentazione è sotto copyright della Disney. Ma puoi tranquillamente utilizzare quelli originali, di Barrie o di Collodi, in qualunque modo, perché di quei testi il diritto d'autore è scaduto e i personaggi sono di dominio pubblico. La loro storia, e le età descritte in quei libri, restano libere di essere utilizzate. Tutto quel che devi fare è non ispirarti alla rappresentazioni fatte da altri autori contemporanei o di cui qualcuno detenga i diritti. Non è che se non esiste un Peter Pan vecchio, e lo inventi tu, poi tutti quelli che vogliono farlo invecchiare devono chiedere i diritti a te. Per la cronaca, comunque, in alcuni fumetti, tipo quelli di Dylan Dog, Peter Pan invecchia.
  3. La risposta c'era. Ed è la stessa che ti avevo dato in chat. Tranquillo, con un po' di metodo imparerai a cercare meglio sfruttando le opzioni di ricerca.
  4. Contrattazione proficua che lascia wivern "provato"? Uhm...mica me lo aspettavo da Arya. Da wivern un po' magari sì.
  5. Ormai langue solo la scelta del capitano. Secondo me, il più adatto al ruolo è @Joyopi Vincitore del miglior racconto maschile nel 2016 Attualmente Campione in carica nel Penna e & Spada; I titoli non gli mancano; ora si prendesse pure le responsabilità. (Vediamo cosa ne pensa lui )
  6. "Fanculopensiero" la Feltrinelli ho ha pubblicato. Quindi, superare la soglia della diffidenza, dell'editore o dei lettori, non è impossibile. Per quanto, come per più o meno più o meno tutti quelli che si sono espressi, il rischio di ricevere pregiudizi, prima ancora di leggere il manoscritto, c'è.
  7. Ce ne sono di molto più lunghi, ma certo è un bel tomo anche lui.
  8. A me lo sembrano tutti. Ma sarà che appunto non è che se un libro mi piace smetto di chiamarlo mattone. Infatti alcuni di quelli proposti e li ho letti e mi son piaciuti. Sarà proprio perché, come ribadito su, per me lo sono un po' tutti i "classici vecchio stampo discretamente lunghi". Forse per qualcun altro il termine "mattone" è più sinonimo di "indigeribile". Ma se li avesse ritenuti tali, a questa proposta non mi sarei proprio avvicinato.
  9. Beh, ha quasi 700 pagine, almeno la mia edizione. E, a quanto ricordo, almeno perdere la sensazione di sospensione del tempo, ha un ritmo molto tempo, non sempre agevole da seguire per chi vive in una società che corre. Ma credo che col termine "mattone" non volevamo alludere a nessuna qualità dispregiativa, ma solo lunghezza standard superiore alla media degli altri libri proposti di solito nei gruppi di lettura e di qualità culturale più elevata del solito. Insomma, consideralo una sorta di sinonimo di "classico vecchio stampo"
  10. Vero...ricordatevi che in questo contest le ultime sfide "regolari" hanno avuto la differenza di un punto. Quindi, meglio premunirsi con qualche punto di vantaggio in modo di avere buone chance di sovvertire la situazione, nel caso si mettesse male!
  11. Pure io eviterò di fare favoritismi...cederò il mio voto al miglior offerente, senza preclusioni verso nessuno.
  12. @Luna: per farlo riflettere sul fatto che lo massacreremo, qualora si ritirasse davvero.
  13. @Joyopi: sembra che sia andata male a entrambi. Continuiamo a farci dare due di picche (che so, magari invitando gente come @mina99 e @Kuno ragazzi giovani e talentuosi dal tocco imprevedibile) o lo prendiamo come un segno che sia il caso di smetterla?
  14. Ad @AlexComan: sì. Ormai l'ha promesso (anche se il furbone sta cercando di iscriversi all'ultimo minuto nella vana speranza di finire in panchina) quindi, con le buone o con le cattive, sarà dei nostri.
  15. Peccato, ma non c'è nulla di cui farsi perdonare. Buon lavoro con l'editing.
  16. @Federico72 non è che ti vada di iscriverti a quest'ultimo contest di Uomini vs Donne, visto che la squadra dei maschietti è ancora incompleta e insomma...abbiamo bisogno di te! Tanto, il peggio che può succederti è "prenderle" da una donna. E che sarà mai... In ogni caso, è un gioco con una nutrita schiera di utenti del wd...avresti buona compagnia.
  17. Fossi in te partirei da qui e qui, ma dei titoli proposti ho letto solo La ragazza con l'orecchino di perla (a me è piaciuto, rende molto bene l'atmosfera del periodo e la vita del pittore) Se ti piacciono i fumetti, consiglierei inoltre di procurarti la collana di Jan Dix della Sergio Bonelli Editore (sono 14 numeri in tutto)
  18. Mi fa piacere rivederti da queste parti. Bentornata.
  19. Ma infatti gatti marinai, ma persino avvezzi a treno o camion, esistono. Ma siamo sempre là: sono abituati a considerare quella nave o quel treno "il territorio" in cui muoversi. A quelli poco abituati il viaggio spaventa. Comunque, con un gatto abituato a frequentare la zona porto immagino una licenza di questo tipo possa anche starci.
  20. Non lo contende. Vi ha già doppiato e di brutto.
  21. Racconto con descrizioni vive ed efficaci. Tuttavia, almeno secondo me, presenta una problematica che dovresti cercare di risolvere. Problematica che si manifesta a partire da questa frase: E' da qui che manifesti al lettore che la prospettiva è quella di un gatto. Finché non lo manifesti chiaramente, ci sta che le descrizioni possano anche coincidere con quelle a cui si riferirebbe un uomo. E per me hai fatto bene a non tirare troppo a lungo il doppio gioco, rilevando abbastanza presto che stiamo osservando tutto il paesaggio dal punto di vista di un gatto, altrimenti diventava un inganno al lettore e questi giochetti, se anche possono essere divertenti, è comunque sempre meglio non tirarli troppo per le lunghe. A questo punto, però, avresti dovuto osare di più: farci davvero vedere le cose dalla prospettiva di un gatto, in maniera non più confondibile con quella di un uomo. Lo hai fatto pochissime volte, tipo quando parli di fuse. Per un gatto, tutto è gigante, fa il ruffiano alla ricerca di coccole e cibo, si infila nei pertugi, si arrampica, insegue uccelli, topi e insetti e, probabilmente, queste cose hanno per lui maggior interesse della vita degli uomini. Strusciano e annusano tutto ciò che non porta il loro odore perché è trasmettendo a oggetti (e persone) il loro odore stanno lanciando il messaggio questo è mio territorio. Che è uno dei motivi per cui si spostano malvolentieri dai posti che conoscono e che considerano "casa loro". Quindi che sogni di non è così probabile. E, per quando intelligente possa essere questo gatto, che riconosca è abbastanza improbabile. Sono considerazioni troppo "umane" per apparire gattesche. Troppo efficace il tuo modo di scrivere, però troppe cose mi sono sembrate fuori contesto se viste con gli occhi di un gatto. La chiusa finale invece mi è piaciuta. Per quel che può valere la mia opinione, penso che dovresti tenere confondibile con quella umana la prospettiva iniziale, ma rendere più "felina" la seconda, dal momento in cui sveli che l'attento osservatore protagonista del tuo brano è un gatto.
  22. No, o almeno non subito. Si contestualizza dopo un discreto numero di pagine, e forse pure in maniera un po' forzata. Sì, quello volevo dire. Non sei il primo a reputare la prima parte sembra farraginosa, decisamente è da rivedere. Per quanto, non la cambierei nella sostanza (ovviamente, si può anche non essere d'accordo coi concetti che il personaggio esprime). @Pietro97 E' una cosa a cui non avevo pensato mentre scrivevo il pezzo, però credo che alla fin fine tu abbia ragione. Di un tizio del genere si può dir male quando si vuole, e magari anche a ragione, dal momento che considera i suoi impulsi sessuali prevalenti su tutto il resto. E pur tuttavia mostra segni di fedeltà, è con la propria donna che vuole sfogarsi, non pensa di tradirla mentendole e tornare da lei come se niente fosse, ipotizza solo che potrebbe lasciarla quando non vedrà più in lei ciò che potrebbe vedere negli occhi di un'altra donna. A conti fatti, a me sembra meno stronzo di tanti altri. Avevo fatto copie e incolla dello stesso paragrafo. Ho cancellato il paragrafo ma non mi sono accorto di non aver tagliato l'ultima lettera. Evvabé, capita.
  23. Commento Tu non ce l’hai, quindi non puoi capire. Le tue voglie partono dalla testa, almeno così dicono; io sono schiavo delle sue. Mi ci sveglio la mattina, già preda delle sue richieste, e passo l’intera giornata a scacciare le sue fantasie. Perché tu non ci sarai oppure non ne avrai voglia. Vuoi che io ricordi, in ogni momento, come tu sia donna, ed una donna vale molto più di un corpo. Lo so, non ci crederai, ma lo so. Saperlo però non cambia le cose. È il tuo corpo quello che davvero vuole, il territorio in cui ha voglia di esplodere, io lo assecondo soltanto. Perché mi conviene, perché il piacere che ne ricavo è immenso e non potrei farne a meno, perché sono preda delle sue ossessioni, perché altrimenti non riuscirei a pensare nient’altro. Se lasci che si sfoghi dopo, soltanto dopo, diverrò una persona normale ed il sesso non occuperà tanto spazio nella mia testa. Saperlo sazio mi permetterebbe di stare lontano da simili ossessioni, schifarle addirittura, aver modo di dedicarmi anche al resto. Ma tu sarai ancora lì e a te non sarà bastato. Penserai che io ti abbia usato e dimenticato. È vero. Accade qualcosa di simile nella mia testa. Sei lì, ma non conti più. Le mie fantasie, i miei desideri, la mia voglia di te si sono tutte esaurite in quel liquido che ti è finito addosso. Imparerò forse a venire incontro alle tue esigenze, ad assecondare, oltre le sue, anche le tue richieste, soddisfare le tue voglie. Ma non sarò meno falso di prima. Avrà ancora voglia di te, prima o poi, vorrà tornare ad esplorare il tuo corpo. Ho bisogno che tu mi lasci tornare, per questo mi sforzo di capire cosa ti piace, di cosa hai bisogno, cosa cerchi. Io cosa voglio da te lo sai bene. Non pensare di essere migliore di me solo perché a te il sesso non basta. Cerchi tenerezza, comprensione, affetto, fiducia, protezione e chissà cos’altro e sei convinta che questo ti renda migliore, più giusta. Ricorda, anche se tanti affermano il contrario che, prima ancora che uomini, siamo animali: i nostri istinti prevalgono. E questo vale anche per voi donne. Le tue qualità non te le ha regalate il caso. La natura ti vuole così, dolce e protettiva, pronta a dare la vita per i suoi figli. A me non ha mai chiesto tutto ciò. Lo chiedi tu, e ti dirò, ne hai anche il diritto, ma sono cose non mi appartengono. Quello che la natura mi chiede, prima ancora dei muscoli, delle capacità o l’intelligenza, è tanta voglia di sesso, da sfogare quanto prima e da far tornare in fretta, in modo che non ci si senta mai sazi. Il mio bisogno impellente di spargere seme tra le tue cosce è una legge di natura di cui sono vittima quanto te. Non ignoro l’amore, se è questo quello che credi. È bellissimo amarti, pensare a te quando non ci sei, aspettare con ansia il momento in cui tornerai tra le mie braccia; per quanto vivi e piacevoli siano i ricordi resteranno sempre niente in confronto alla gioia che può dare sfiorare la tua pelle, baciare le tue labbra, sentire il tuo respiro, ammirare il tuo sorriso, vedere i tuoi occhi illuminarsi per un pretesto qualsiasi: un complimento, una gentilezza, un regalo, una qualunque sciocchezza che possa renderti felice. Sapere di essere l’artefice delle tue sensazioni e sentirmi bene per questo, fare l’amore con te e sentire che l’universo non conta, come non contano le bollette non pagate, lo stipendio che non arriva a fine mese, i soprusi nel lavoro e le ingiustizie della vita. Non conta nulla se non i nostri corpi avvinghiati l’uno all'altro, a farci sentire come fossimo il centro dell’universo, il resto è periferia, qualcosa così lontano dalle nostre emozioni da non tenerne considerazione alcuna. È bellissimo amarti, lo so, ma non sempre dura. Non è colpa tua. Non dipende dalla tua pelle che invecchia, dall’abitudine di averti vicino, dai problemi quotidiani, quelli stessi che consideravamo periferici e senza importanza le prime volte, ma che il trascorrere dei giorni riavvicina a poco a poco, fino a sovrastarci. Dipende da quello che siamo: esseri imperfetti incapaci di godersi le cose più belle o di tenerle vive. Può dipendere, lo ammetto, anche da altre donne. Perché per quanto io ti ami, per quanto possa essere forte il nostro legame, per quanto tu possa sembrarmi superiore a tutte le altre, non smetterò di guardarle. Non credere mai ad un uomo che dica “ho occhi solo per te”. Mente. Tutti gli uomini - persino i gay - guardano le donne da cui sono circondati. Lo fanno per abitudine, a volte con indifferenza e senza malizia, altre con rimpianto, oppure con desiderio. Lo fanno perché farlo è nella loro natura, confrontano chi hanno scelto con le altre, a cui forse hanno rinunciato per sempre, chiedendosi se ne sia valsa la pena. Mi è impossibile non guardare le altre e mi è impossibile non confrontarti con esse. Se continuerò a perdermi nella luce dei tuoi occhi, saprò che di loro nulla m’importa, che il destino mi ha già offerto quello che non troverei in nessun altra e posso solo ringraziarlo per averti al mio fianco. Sono stato sincero finora e voglio esserlo fino in fondo, per amara che possa essere la verità: da quel confronto un giorno potresti uscire sconfitta. Ed allora il nostro passato si sbriciolerà tra ricordi lontani, cancellati dalla voglia di un futuro diverso, che non abbia più te come protagonista. i
  24. Un po' mi sento come una squadra di provincia che ha sprecato un'occasione, giocando contro una grande non ancora al massimo della forma, e a cui resta qualche rimpianto per aver sprecato la possibilità di fare il gran colpo, piuttosto di essere soddisfatti per essersela giocata alla pari contro una squadra di maggior qualità. Insomma, credo che @Joyopi sappia fare moooolto ma moooolto meglio di quanto visto in questa sfida e chissà che non lo mostri già col prossimo avversario. In ogni caso ha prevalso, nonostante tutto anche con merito, quindi complimenti a lui per la conquista della cintura e auguri per il proseguo dell'avventura.
  25. Genere: mainstream Limite 7500 caratteri Arbitro Marcello Racconto dell'avversario (Joyopi) Commento «Lo abbiamo trovato.» Lea quasi non credeva a quella parole. Dopo sei anni dall’ultima volta che si erano visti, qualcuno era riuscito a rintracciare il padre. «Sicuri sia lui?» «Tutto corrisponde. È cambiato. Parecchio, direi. Ma sì, è lui» rispose il titolare dell’agenzia investigativa cui si era rivolta. «Vi raggiungerò appena possibile». Alle soglie dei trent’anni, Lea provava sentimenti contrastanti nei confronti del genitore. Non era ancora riuscita a perdonarlo, eppure si sentiva responsabile della sua sorte. Al lavoro chiese qualche giorno di permesso e si organizzò per raggiungerlo. Prese l’autostrada. Non poteva permettersi di fare come sei anni addietro. Erano i tempi in cui era ancora studentessa e suo padre l’aveva convinta a intraprendere un lungo viaggio insieme, percorrendo strade di provincia e fermandosi in ogni luogo ispirasse la loro curiosità. «Voglio avere un po’ di tempo per stare insieme» confessò lui «e trovare il coraggio per rivelarti un segreto.» «Tutto qui? Non bastava un’email? Una lettera? una telefonata? Spiegarmi tutto a casa? Avevi davvero bisogno di questo viaggio?» «Cosa vuoi che ti dica? Non so usare il computer, né mi viene facile parlarne. O scriverne.» «Stai per morire?» chiese Lea, con tono più ironico che preoccupato. «No, non è questo.» L’itinerario lo avrebbero deciso strada facendo, la meta però era stata fissata in anticipo: nordovest della Francia, cattedrale di Chartres. Non ci arrivarono. «Cos’ha di tanto speciale?» chiese Lea «abbiamo splendide chiese anche in Italia» «Vedremo anche quelle. Vorrei visitarla perché la considero una sorta di cattedrale nel deserto.» «Ovvero?» «La zona è meta di pellegrinaggio e fa parte della via Turonensis eppure non c’è niente da quelle parti che giustifichi l’erigervi una cattedrale di tale maestosità.» «È gotica. Quelle gotiche, a loro modo, erano tutte capitali nel deserto.» «Che intendi?» «Che sono state state progettate nel medioevo. Tempi di schifo, città e castelli costantemente assediati. Il deserto era nell’anima. Si cercava qualcosa che aiutasse a confidare nel futuro. Capolavori di cui essere orgogliosi, da lasciare ai posteri. Le chiese mastodontiche, costruite per esaltare la magnificenza del Signore ed incutere timore al popolo, servivano allo scopo. Si poteva progettare ben poco, a quei tempi, se non le chiese.» Quindi Lea, presto stufa dell’argomento, deviò la sua attenzione ad altro, come le applicazioni del cellulare, rimuginando sui segreti del padre. Era curiosa. Interi pomeriggi a guardare serie tv no-stop l’avevano persuasa che i segreti davvero importanti riguardassero solo pochi argomenti: soldi; giri criminali, come vittime o come carnefici; donne, figli o intere famiglie di cui nessuno sospetti l’esistenza; malattie mortali; vendette, tradimenti e poco altro. Le tornò alla mente la sua gemella, morta quando Lea aveva ancora tre anni. Non la ricordava affatto, però ci sperò, magari fosse stata ancora viva! La vacanza iniziò bene, nonostante lei e il padre fossero due mondi a parte. Lui adorava sostare i luoghi solitari immersi nella natura, lei no: raramente quei posti venivano raggiunti da una connessione Internet. Con gli alberghi, a volte, accadeva lo stesso. Suo padre aveva la passione per il disegno, riteneva che disegnare ciò che si ha di fronte sia il modo migliore per raggiungerne l’anima. Disegnare però richiede tempo e pazienza. Provò a farle un ritratto, ma dovette accontentarsi di bozze schizzate in fretta, Lea non era il tipo da restare in posa troppo a lungo. Mentre lui si dedicava alle proprie passioni, la figlia cercò di non annoiarsi girovagando e fotografando qualunque cosa ne avesse colpito l’attenzione. Anche su questo però lui ebbe da ridire. «Ai miei tempi ti saresti portata una manciata di rullini da trenta scatti ognuno. Saresti stata costretta a scegliere cosa immortalare.» «Quindi meglio adesso, no?» «No. Scegliere ti costringe a valutare l’importanza di ciò che osservi. Con gli occhi costantemente rivolti all’obiettivo di quell’aggeggio è come se mettessi un filtro tra te e il resto. Non guardi l’insieme, guardi solo ciò che può essere inquadrato.» Nonostante i frequenti diverbi, il padre assecondava spesso i capricci di lei. Lo convinse a partecipare a falò con gente sconosciuta, partecipare ai karaoke e idioti balli di gruppo caraibici e, il giorno che la loro auto fuse, persino registrarsi su blablacar. «Il modo moderno di fare l’autostop. Ti iscrivi al sito, spieghi che stai cercando un passaggio, quando e per dove, ci si incontra e si parte insieme» «Noleggiare un’auto proprio no, eh?» «Eddai, così è più divertente! Ti costa anche meno». A Lea, che sentiva il peso di essere cresciuta come figlia unica, piaceva molto stare in compagnia, anche di perfetti estranei. Finché arrivò il giorno in cui, seduti ai tavolini di un bar della riviera ligure, lui si decise a rivelargli quel famigerato segreto. «Si tratta della tua gemella.» «Lo sapevo! È viva?» «Avevate entrambe una malattia al cuore, che non vi avrebbe permesso di superare l’anno, se non attraverso una costosissima operazione in una clinica americana. Non potevo permettermela. A meno che… a meno che non vendessi una di voi a un trafficante di organi per salvare l’altra.» Lei trasalì. «Perché me lo hai detto? A cosa è servito davvero, a scaricarti la coscienza? E perché hai salvato me? Scegliere ti costringe a valutare l’importanza di ciò che osservi, lo hai detto tu. Cos’altro aveva lei che non ti convinceva, oltre un cuore malato come il mio?» Non cercava davvero risposte, si sentiva solo in colpa: la sua vita era dipesa da un gesto orribile da parte del padre, tale da aver provocato la morte della sorella. Altro che serie tv, vivere certe esperienze sulla propria pelle è completamente diverso! Lasciò il lido, agitata e in lacrime. Suo padre tentò di seguirla. Lea corse, sempre più veloce, finché non raggiunse un autobus in partenza. Da lontano gli lanciò un «vaffanculo!» e fu l’ultima cosa che si dissero. Lei, accusato il colpo, era tornata a casa, ormai in grado di affrontare la questione. Lui no, era sparito. Col trascorrere degli anni, appena poté permetterselo, Lea assunse un investigatore privato. Trovarono documenti e carte di credito nei pressi di Marsiglia, e là finirono le tracce. La donna ripensò alla cattedrale di Charthes, una delle tappe di chi affrontava il cammino di Santiago tramite la via Turonensis. Pensò che forse suo padre, per espiare la sua colpa, si fosse spogliato di tutti i suoi beni terreni e avventurato in qualcosa di simile. Aveva consigliato l’agenzia di battere quella strada e si rivelò una valida intuizione. Lo ritrovarono a vagabondare proprio nei pressi della famosa cattedrale, a far domande ai turisti, mostrando ritratti a matita. Parlava italiano e lo capivano in pochi: stava cercando sua figlia. Vestiti sporchi, barba folta e ingrigita e aspetto trasandato lo facevano apparire invecchiato di quasi venti anni. Mostrava anche evidenti sintomi di alzheimer. «Ciao papà» disse lei quando se lo ritrovò di fronte, sperando la riconoscesse. «Lea! Quando ti sei tagliata i capelli? Sembri più adulta. E… non potevi dirmelo che andavi dal parrucchiere? Ti ho cercato dappertutto» rispose, come se la sua memoria fosse ferma a quei giorni. Lea guardò l’uomo, così diverso da come lo ricordava, con un misto di rimorso e commozione. Quindi volse il suo sguardo alla facciata della cattedrale e il pensiero al labirinto all’interno. «Andiamo, papà. Il viaggio è finito. Si torna a casa».