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queffe

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  1. Per la settimana dal 29 ottobre al 4 novembre ho scelto: Neon di @Plata
  2. L'incipit mi ha convinto davvero poco. Innanzi tutto, per consentire al lettore di visualizzare meglio, anche se "38" per antonomasia è una pistola, ti consiglierei di precisare e definirla "38 special" (visto che è una rivoltella, come la definirai poco dopo), escludendo che il lettore se la figuri come una P38. Un dettaglio da pignoli, ma per me bisogna sempre puntare alla massima precisione descrittiva, a meno che il non detto, il non precisato, abbiano una precisa funzione narrativa. Taglierei "ormai", vincolando fortemente l'incipit al presente (scelta fondamentale, mio parere, per la drammaticità e la suspense: nulla deve dare la sensazione al lettore che qualcosa sia già accaduto, che gli manchi qualche elemento. È naturale che gliene manchino: gli manca tutto, altrimenti non ci sarebbe nulla da narrare, ma il lettore questa sensazione in un incipit di questo genere non la deve avere. Deve sentirsi proiettato in una situazione che può visualizzare chiaramente, la drammaticità deve prevalere, senza che siano necessarie riflessioni e domande. Non importa chi siano i due, non importa nient'altro che l'immagine di uno senza dubbi né pietà che punta un revolver alla testa di una altro che piange. Eviterei anche la ripetizione de "l'altro" e ti consiglierei di chiarire anche subito la focalizzazione (che del resto assumerai subito dopo): La canna della 38 special puntava alla testa dell’uomo, che piangeva implorando di non ucciderlo. Ma lui non abbassava la mira. Sempre a proposito di chiarezza interpretativa, modificherei anche l'inizio del periodo successivo: Non avrebbe mai pensato di potersi scoprire così pronto a uccidere un uomo. Era un magistrato. Ed era anche un cristiano convinto. Si potrebbe discutere sul fatto che in un'azione nella quale legittima difesa e istinto di sopravvivenza stanno dominando sia credibile una quasi digressione riflessiva, ma credo che per chiunque non perda completamente il controllo (e il tuo personaggio dimostra, nel breve racconto, di continuare a razionalizzare) l'affiorare (anche prepotente) dell'immagine di sé che sta per uccidere un proprio simile, sia perfettamente credibile. E questo stacco ti consente, poi, di introdurre il protagonista. Condivido il parere di wyjkz31: se metterai mano a questo racconto, chiaramente scritto un po' in fretta ma che ha dalla sua un'idea interessante, cerca di essere più neutro nella rappresentazione del protagonista e lascia al lettore ogni interpretazione. Come ho detto, ho trovato leggermente forzata la boa. O, piuttosto (per uniformità di giudizio e rifacendomi alle aspettative che avevo sullo sviluppo del tema e che ho tirato in ballo anche nel commento al racconto del campione in carica), l'ho trovata distante dalle mie attese. E, tuttavia, riconosco che in un racconto così breve e intenso la ragione è semplicemente ciò che, reale e immanente, si oppone a tutto ciò che era stato abbracciato con un atto di fede. Mi piace il messaggio di fondo: alla prova dei fatti ogni convinzione può risultare irrimediabilmente incrinata, se non distrutta. Quest'uomo ha giudicato per una vita senza alcuna empatia. Solo ora sa cosa vuol dire davvero e, per contrappasso, si troverà lui ad essere giudicato. Anche se la propria sentenza contro di sè l'ha già emessa lui stesso. Ho dato un pari (anche considerando che il mio voto risultava ininfluente) perché secondo me i due lavori della sfida grossomodo si equivalevano, avendo entrambi alcuni difetti e qualche pregio che potrebbe valer la pena sfruttare non lasciando "morire" qui i racconti. Forse il tuo racconto avrebbe prevalso, nel caso il mio voto alla fine fosse stato determinante, ma nella specifica situazione ciò ha poca importanza. A rileggerti.
  3. Ti dirò che proprio sull'Amen che Ljuset ti ha "contestato" ho trovato un primo indizio incoraggiante riguardo la figura del sacerdote. Infatti per il cristiano l'Amen ha diverse accezioni (da "Amen dico vobis.../In verità vi dico..." che apre ogni discorso di Gesù, al "così sia" che rappresenta la totale adesione del fedele), tutte comunque riconducibili ad una forte locuzione affermativa. Trovo perfettamente credibile che nel dialogo intimo di un sacerdote con Dio l'Amen apra un pensiero o una battuta del personaggio e la cosa a me ha passato una buona sensazione sul registro che hai dato a Padre Domingo. Tuttavia il racconto prende poi subito una piega che poco incontra le aspettative che avevo riguardo lo svolgimento del tema. Qui più che una ricerca ho trovato un allontanamento e l'interpretazione letterale di alcuni passi della Bibbia più una via per l'autogiustificazione di un giustiziere della notte che la ricerca del sacro o dell'incontro con la divinità. Nella tua interpretazione trovo un personaggio più vicino alla superstizione (la "pretesa" che frasi della Bibbia parlino a lui, siano state scritte in un lontano passato affinché lui le trovasse e le mettesse in pratica, per me altro non è che superstizione, infatti) che alla Fede. Non si tratta solo di estremismo religioso (tema attuale e sul quale si può sempre, lecitamente, costruire narrativa) ma proprio di tua forzata o non chiara interpretazione del tema, per come io me lo aspettavo svolto (e qui ammetto la totale soggettività del mio giudizio). Certo: non cerano restrizioni interpretative nella sfida e, anzi, era ammessa un'ampia libertà e, dopotutto, non v'è dubbio che per il tuo personaggio la religione svolga un ruolo fondamentale, ma non è questa la religione convenzionale (di un sacerdote). Forse avrei largamente preferito tu avessi narrato il contrasto fra la volontà e il desiderio del personaggio di farsi novello Arcangelo Michele, giustiziere mandato da Dio che non trova conferme nelle Sacre Scritture e deve "piegarsi" all'insegnamento d'Amore di Cristo, piuttosto che questa ricerca di uno spaesato che tenta la divinazione. Dal punto di vista del tema, quindi, un'occasione mancata, secondo me. Al di fuori delle mie attese, invece, il racconto non è male e, magari un po' messo a punto, potrebbe essere un discreto prologo per la storia di un (quasi) insospettabile serial killer. Magari non sarebbe originalissimo, ma gli sviluppi potrebbero anche portarti ad approfondire temi interessanti. A rileggerti.
  4. Le votazioni per la sfida n.6 sono chiuse, questi i risultati: Campione @Joyopi : 2 voti Sfidante @Ljuset : 5 voti Voti "X" = 3 (compreso il mio, che esprimo qui e motiverò nei miei commenti). Quindi il nuovo campione è @Ljuset a cui vanno i miei complimenti. Grazie a chi ha letto, commentato e votato. La prossima sfidante, @Emy , può da ora lanciare la propria sfida nel topic apposito.
  5. Per la mia poesia Una vita in officina avevo commentato un racconto della signora Emy.

    Ho allegato solo quello di stamattina ma scorrendo in alto vedrà il primo commento che ho fatto giorni fa. 

    Non avendo visto una specifica guida tecnica sul come inserire un commento a un lavoro in sezione "OFFICINA" , pur avendo letto le regole, avrò fatto confusione e non è stato allegato.

    Non so neanche se il modo attualmente utilizzato è corretto (quello usato ora per farglielo avere) 

    Guardi qui c'era il commento e la discussione che avevo fatto.

    Non so se vale. Veda lei.

    Saluti antonio asmodeo

     

  6. Tocca a me. Ecco i lavori della settimana dal 29 ottobre al 4 novembre: La tredicesima fatica di Ercole... di @Fiona Neon di @Plata Un semplice risveglio, o poco più di @Andreaj La piazzetta di @Elisah15 Ode per un'amica di @Roberto Ballardini La creatura del barattolo di @Bruno Traven
  7. @emmegi13 Fatto.
  8. Anche noto come cefalo corazzato . Questa sua caratteristica lo rende spavaldo e, quindi, piuttosto aggressivo.
  9. Mosho : Guru con poco entusiasmo, le cui dottrine non sono molto convincenti. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  10. @Asmodeo Non hai inserito il link a un commento regolamentare fatto prima di pubblicare quasto tuo lavoro. Rileggiti, per cortesia, il regolamento di sezione e commenta un altro lavoro qui in officina, poi manda il link via MP a me o a qualsiasi altro staffer che trovi online. A quel punto questa discussione verrà riaperta e potrà ricevere i commenti dei lettori.
  11. @massimopud mi impegno solennemente a trovare un termine adeguato per significare: "Essere soccorsi da un genio" e di utilizzare questo come esempio pratico.
  12. Qashqare: Verbo infinito dal quale è derivata la coniugazione al passato remoto, prima persona singolare, che dà il nome a un noto SUV. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  13. Ma che, scherzi? In questo gioco la cattiveria è un valore aggiunto! Chiedi a @luca c. se non è d'accordo! (E se non l'hai fatto apposta, datti comunque il tono di quello che è riuscito nell'intento di rubare la "zeta" per questo turno! ) Pensa che io son due turni che mi faccio soffiare la "P", ma chi la fa, l'aspetti!
  14. Non hoi preferenze: la carta è sempre la carta. Se poi devo annotare qualcosa è assolutamente insostituibile (ho provato a usare le note sul mio e-reader, ma non mi trovo granché bene). La brossura è più pratica da portare con sé, la copertina rigida ha molto più fascino. Il libro è qualcosa che ho bisogno di possedere, prima ancora che leggere: lo sento mio già dal momento in cui lo prendo fra le mani e lo annuso. (Ho smesso di farlo in libreria perché mi guardava male anche chi poteva capirmi. Spesso lo sguardo severo di qualche altro cliente o del libraio mi comunicava qualcosa del genere: «E che diamine, abbiamo tutti voglia di annusare libri, ma abbiamo imparato a trattenerci e lo facciamo solo in privato. Non sei capace di farlo anche tu?» ) La lettura poi amplifica il piacere del possesso. Da anni non entro in una biblioteca (pur apprezzandone il valore), né chiedo un libro in prestito ad amici o parenti. Va da sé che non ne presto dei miei. Chiedetemi in prestito tutto e troveremo un accordo, difficilmente saprò dirvi di no, ma non chiedetemi un libro. Piuttosto vi chiederò quand'è il vostro compleanno e se mi siete simpatici ve ne regalerò una copia (non la mia, di certo), ma prestarvelo proprio no. Sono quasi maniacale in questo Ma in quanto a praticità non posso nascondermi che se parto per un viaggio, come per una semplice giornata in cui prevedo di dovermi fermare per qualche attesa, portandomi dietro il solo e-reader ho più di 150 libri con me (e credo che la memoria sia piena solo al 25% circa: potrei averne quattro volte tanti) e un mese di autonomia senza una sola ricarica della batteria (tengo sempre la retroilluminazione molto bassa). Quindi se purché il libro sia di carta non ho alcuna preferenza per il tipo di copertina, l'ebook mi tenta sempre. Non soddisfa il mio bisogno di possesso, ma ha decisamente altri aspetti positivi.