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  1. @Unius Però non credo si tratti di censura, bensì di diritto d'autore. Capirai che se ciò che ci piace, per essere fruito liberamente viola tale diritto, è giusto non abbia patria qui da noi.
  2. @Ginseng Evidentemente non hai letto con attenzione il regolamento. Qui, come dovresti sapere, c'è l'estratto di quello della sezione poesia. Si può pubblicare una sola lirica al giorno. Ti prego inoltre di fare dei commenti un po' più approfonditi (i tuoi sono sempre al limite della regolarità), eventualmente seguendo le linee guida di cui al regolamento citato sopra.
  3. Scusa se puntualizzo, siamo OT, ma ormai (non essendoci più il tuo testo) non portiamo nemmeno via lo spazio ad altri commentatori e possiamo perderci un po' in queste sottigliezze interpretative che vanno al di la dell'analisi del tuo testo. Stiamo parlando di adeguatezza/inadeguatezza dei commenti: visto che il contest prevede la scrittura a tema, e questo tema deve, giocoforza, condizionare il racconto e ingabbiare la creatività dell'autore, il lettore può liberamente considerare il tema parzialmente o completamente non rispettato e giudicare di conseguenza. Può non voler né fare ricorso, né screditare la decisione arbitrale. Semplicemente considera, secondo il proprio punto di vista, un tema non centrato, e lo manifesta nel proprio commento. Poi può anche sostenere ciò che per te è insostenibile, ma non stiamo parlando di 1+1 e qualsiasi "opinione" in merito è impossibile, stiamo parlando di qualcosa che è interpretabile. Personalmente non ho nemmeno il dubbio sul significato di "pacco", né sul fatto che come doppio senso sia azzeccato. Tantomeno sul fatto che un pacco fisico venga realmente recapitato, nel tuo racconto (come da imposizione). Quindi la nota di Ljuset per me è sbagliata nel merito. Ma non nel principio: se secondo il suo parere di concorrente un racconto è fuori tema può dirlo senz'altro. Perché la più o meno rispettata aderenza (non è capitato per questo tuo, ma talvolta certi racconti vengono ammessi dalla giuria anche se l'aderenza è debole) fa certamente parte dei parametri di giudizio e degli elementi che vanno detti dai commentatori. Avrebbe potuto dire: "secondo me questo raconto dovrebbe essere spostato nella sezione v.m.18.". Sarebbe stato un suo parere. Che avrebbe potuto dare senza alcuno spirito polemico nei confronti dell'arbitro che ha facoltà di decidere in tal senso e ha già preso la propria decisione. Cosa gli avresti risposto? Che questo parere, non essendo elencato nei parametri da contemplare nel commento regolamentare di WD, non è permesso? Ti dirò di più: mi è capitato, più di una volta, da concorrente, di risolvere un pari merito fra due racconti per i quali mi restava un solo voto e che consideravo equivalenti per qualità "letteraria", basandomi sulla maggiore o minore aderenza al tema o sul rispetto di una boa. Insomma: l'autore che (va da sé: a mio personalissimo parare) più esplicitamente e più strettamente si era racchiuso in quella gabbia che il giudice gli aveva imposto, ha avuto il mio voto a scapito dell'altro. E del parere dentro/fuori per aderenza stabilito dai giudici me ne sono fregato totalmente. Credo di averlo anche poi detto nel mio commento, a motivazione del fatto che il mio giudizio era positivo, ma il mio voto non era arrivato perché altri racconti di uguale valore sottostavano ai vincoli dati in modo più brillante. Boskov era sicuramente un grande, ma qui non siamo alla Federcalcio. Né al bar, dove i tifosi discutono delle partite di ieri (e dove alla fine vale comuqnue quella sua battuta, che sembrava banale, ma che nello sport è una regola d'oro. O almeno "era", perché adesso abbiamo la VAR... ).
  4. Devo dire prima di tutto che non concepisco la critica a questo tipo di scelte se non con la motivazione già ampiamente data da Francesco nel suo libro: chi non approva (la scelta di vita, come la semplice meta di un viaggio, che è una disapprovazione di minor peso, ma è poi solo un sottoinsieme, diciamo, di una disapprovazione che ha la stessa radice) è solo perché non vuole correre il rischio di dover mettere in discussione le proprie, di scelte. E la propria incapacità di arrivare ad ammettere che chi le fa ha ragione. È addirittura banale: chi non approva e critica proietta in chi fa la scelta le proprie aspettative e rifiuta la possibilità di mettersi in discussione. Credo che anche le critiche più razionali muovano da un rifiuto aprioristico. Posso concepirlo, oggi, solo in un genitore, che si ritrova a temere per una stabile indipendenza economica del proprio figlio. Comprendiamolo (penserete che dovrei dire "comprendeteci", ma io mi chiamo fuori per motivazioni sulle quali, forse, tornerò se ne vedò l'utilità nell'ambito di questa discussione): siamo cresciuti (noi, che siamo diventati genitori a cavallo del salto di millennio) in un modo di cui ha fatto deliziosa macchietta Checco Zalone in Quo vado: l'ambizione al posto fisso e, più in là - non troppo - ad una pensione retributiva l'abbiamo respirata dai nostri genitori. È una malattia che abbiamo contratto per contagio aereo da chi viveva con noi. Come non proiettare sui nostri figli tardo-millenials tale ambizione? E come non sentirci preoccupati per il clima di precarietà che invece si respira oggi? Ma la disillusione che viene dalle scelte dei propri figli (che, constato anche da famiglie di amici e conoscenti, molto spesso non coincidono con le nostre proiezioni su di loro e sul loro futuro) non impone di mettere in discussione le proprie, di scelte: le nuove generazioni sono diverse, vivono in tempi diversi, e quando abbiamo fatto noi genitori le nostre scelte di vita era un'altra cosa e quella cosa in un certo senso propaga i propri effetti su di noi anche oggi (non ultimo il fatto di averlo tutt'ora un posto fisso "conquistato" allora, e una pensione che non è così terribilmente lontana, dopotutto, e che per buona parte sarà retributiva). Questo, in linea ideale, il punto di vista di un cinquanta/sessantenne. Non è perfettamente rappresentativo, ma (insomma) nemmeno un caso proprio isolato. Ma quando certe scelte le fa un nostro coetaneo, o qualcuno che, pur più giovane, ha iniziato come noi quando le regole del gioco non erano ancora cambiate e le "istruzioni generiche" valevano più di oggi, ecco che, invece, l'ipotesi di mettersi in discussione diviene inevitabile. E qui, sarò quasi manicheo, non c'è discussione: il rifiuto, la critica, muovono solo dal rigetto istintivo di mettere in discussione le proprie scelte di vita. Non vedo una via di mezzo. Perché se si esaminano le cause della scelta di Francesco e di chi cambia strada come lui, non si può che essere d'accordo, non si può che considerare che viviamo davvero in una gabbia. Gabbia che non è solo "ufficio": è tutta la vita. Poi c'è la realtà: anche se fossimo disposti a mettere in discussione "tutto", il sistema di cui facciamo parte svincola la volontà del singolo dalla reale possibilità che ha questi di tentare un proprio "riscatto", come dice giustamente @perseveranza. Francesco aveva il vantaggio di non avere ancora una famiglia da mantenere, di non avere ancora legami "irreversibili", di partire da una posizione di limitatissimo vantaggio nella società di oggi. Ad esempio se solo fosse stato un imprenditore (onore - si fa per dire - e onere - questo invece reale - ) anziché un dipendente, si sarebbe accorto di quanto più serrati sarebbero stati i bulloni che lo vincolavano al proprio asse di rotazione (metafora meccanico-ingranaggesca... ). Per molti è diverso, oggettivamente molto diverso. Allora perché "filosofeggiare"? Per arrivare ad essere scontenti di una vita e di un mondo con i quali, bene o male, abbiamo imparato a convivere? Se ho dentatura buona e ho imparato a stingere i denti (uso non a caso le metafore citate da Francesco nel libro), perché dovrei mettrere in discussione questa mia competenza acquisita? (Con tutto ciò che ne consegue, poi: per cadere in depressione constatando che non ho vie di uscita? O magari per accorgermi che di questa gabbia, che credevo chiusa dall'esterno, ho invece le chiavi in tasca, e non me ne ero mai accorto?) Ci vuole un gran coraggio. Capisco, quindi, la critica. Non la concepisco (nel senso che è lontana da me), non la condivido, ma la capisco benissimo. Ribadisco, come ho già detto in un mio intervento precedente (non voglio sembrare ciò che non sono): io sono tutt'altra cosa da Francesco. Per quanto sia convinto di aver raggiunto una consapevolezza simile alla sua, devo ammettere che in un certo senso ho accettato quasi tutti i compromessi cui mi ha costretto e costringe il mio lavoro e sono perfettamente inserito nell'ingranaggio sociale moderno, dal quale sono consapevole di poter uscire solo con immenso coraggio e con una radicale messa in discussione di quasi tutte le scelte che ho fatto in passato. Ma ciò non mi impedisce di ammirare chi come lui ha, invece, svoltato. E di provare un po' di invidia. E di ammettere che non c'è alcun argomento valido che possa mettere in discussione la logicità e la qualità del downshifting. Scusate la pappardella. Non avrei finito, ma è meglio che per il momento mi farmi qui.
  5. Perdona il mio ritardo, @Nuwanda . Anche se hai già fatto rimuovere il testo ti dovevo ancora il mio parere (e non voglio sottrarmi, dal momento che ero giudice... pensa che non sei nemmeno l'ultimo che mi resta da commentare ). Ho letto ottime cose da te, ma questa volta non mi sei piaciuto. Sì, d'accordo, siamo nel surreale spinto (in tutti i sensi ) però i doppi sensi li ho trovati troppo scontati. Certo: questo tuo è un divertimento senza troppe pretese (e non ti sto criticando per la volgarità), ma preferisco decisamente quando si gioca con le parole in modo più ricercato. Che non vuol dire "pulito" (= non volgare) ma linguisticamente meno banale (e a te non è che difettino le capacità, per questro mi aspetto decisamente di più quando ti leggo). Poi questo non è certo un obbligo per l'autore (ci mencherebbe!) ma il mio parere resta tale. Sull'aderenza ho lasciato decidere a Ginevra (trovo giusto che a "sentenziare" sull'ammissione sia sempre chi propone il tema, la cosa viene fatta il lunedì subito dopo il contest e a quel punto i giochi sono fatti). Tuttavia i concorrenti - come ha fatto @Ljuset - non violano nessuna regola dando il proprio parere sull'attinenza al tema dato. Specie se argomentano. Poi l'autore fa di tale parere ciò che vuole (come di tutto il resto dei commenti che riceve) e non può esserci alcun condizionamento nelle scelte dei giudici. Quindi ben vengano i giudizi personali dei concorrenti. So di non aver aggiunto nulla di utile ai commenti che avevi già, però mi sembrava giusto farti conoscere il mio parere (ancorché non positivo). A rileggerti.
  6. I pantaloni di @Bango Skank sono da arresto in flagranza di reato (roba da buoncostume... ). Va bene che in Olanda sono più aperti di noi, ma mi meraviglia che Gretije non abbia fatto intervenire la sua squadra in forze!
  7. Ciao @Joseph.santella , ti consiglio di leggere (o rileggere) il Regolamento generale e quello di sezione. Alla pubblicazione di un tuo lavoro in officina devi far precedere un tuo commento approffondito al brano di un altro autore e inserirlo in testa o in coda del tuo post. Inoltre sarebbe segno di educazione e rispetto per la comunità di WD se prima di iniziare a interagire nel forum ti presentassi brevemente nella sezione di ingresso. Chiudo. Quando avrai fatto un commento regolamentare segnalalo a me o a qualsiasi altro componente dello staff che trovi online e la discussione verrà riaperta.
  8. Benvenuto anche da parte mia
  9. Benvenuto anche da parte mia!
  10. Ciao Nicola e benvenuto anche da parte mia
  11. Ciao e benvenuto!
  12. Benvenuto!
  13. Ciao @Zeebo e benvenuto!
  14. Benvenuto, Michele!