CharlieC

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  1. Anche a me hanno spedito al guest book del mio sito la medesima comunicazione. Confermo che sono AEP e che l'entusiasmo e la pulizia di intenti sono i loro punti di forza. Benvenuti! Carlo
  2. ho chiesto che tu mi spiegassi quali sono queste leggi della fisica in parte reali ( così come le hai definite tu) non una sfilza di link. Tanto per farti capire (anche se temo sia difficile, vista la tua estrazione culturale): un buco nero non è una legge della fisica ma un oggetto. Leggi della fisica - inesistenti ma citate nei link- sarebbero ad esempio, quella che permetterebbero di viaggiare nel tempo o all'interno di un buco nero, al fine di accedere alle profondità dell'universo. Ebbene, queste presunte leggi cui ti appigli sono una colossale castroneria, indegna di essere minimamente prese in considerazione da una mente scientifica seria. La velocità delle luce, penso che tu lo sappia, giusto?, non è raggiungibile da un qualsivoglia oggetto, è impossibile farlo, pena la trasformazione della massa dello stesso oggetto al valore di infinito. Insomma è un limite imposto dalle attuali leggi fisiche. Se un astronave viaggia a quel valore di velocità il suo raggiungimento CONTRASTA con le attuali leggi fisiche.E' cioè un'invenzione fantascientifica, roba da scrittori di fantasy. Va bene così, chi si permette di criticare? Per colmo di pazienza mi sono preso la briga di riportare quanto contenuto in uno dei link da te citati ( facile nascondersi dietro un link senza argomentare): .....In particular, perpetual motion machines and other power generating devices supposedly based on zero point energy are highly controversial and, in many cases, in violation of some of the fundamental laws of physics. No device claimed to operate using zero point energy has been demonstrated to operate as claimed. No plausible description of a device drawing useful power from a source of zero point energy has been given. Thus, current claims to zero point energy-based power generation systems currently have the status of pseudoscience. Ma ripeto, mi aspettavo che tu rispondessi, come avevo auspicato, con argomentazioni tue sulle supposte "leggi della fisica in parte reali" ( è grossa, ma ti rendi conto?), esponendoti al contraddittorio, come ho fatto io, in un terreno che ammetto senza problemi non essere il mio. Invece no, giù link su link, come fanno quelli che non capendo nulla dell'argomento molto non hanno da argomentare e però un'insopprimibile attitudine al disprezzo vero l'altro li spinge a farlo. Mentre io sono stato trattato con scherno 'perchè su google "solo sotto il tuo nome compare scatola litica". Ora di questa altra tua perla danno fastidio non già le osservazioni di carattere tecnico ma due cose:Primo la palese violazione di privacy, il sottile far intendere 'tanto lo so chi sei.' Secundis: visto che sei tanto bravo in archeo, come mai sei andato su google e hai cercato il termine scatola litica? non bastava la tua presunzione? c'era bisogno di cercare conferme sul web? Allora adesso le domande salgono a due: - quali sono le leggi della fisica in parte reali? desidero, cortesemente, che me le spieghi con tue argomentazioni, SENZA LINK -legittima e innocente curiosità: chi sei? leggo dal tuo profilo: Nome utente:Alexander Arussil IV d'Artirion Località: Nell'oscurità, in attesa... Età:25 Occupazione:Studio Archeologia, scrivo, massacro la gente di botte su World of Warcraft, massacro i mob di botte su World of Warcraft ^_^ Interessi:Archeologia, Scrittura, Lettura, Cinema, Manga, Fumetti, Giochi di Ruolo, Armi Bianche, distruggere il mondo ehm, 'sti massacri sono solo frutto di fantasia eh? e poi: vuoi distruggere il mondo da solo? ho capito, ho capito, tutto bene, la chiudo qui :-) :-) :-)
  3. degnare? e sarei io il saccente? mah
  4. quali sono queste leggi fisiche che sottendono Stargate, e quali le tecnologie per il volo spaziale su cui si basa Star Trek (sia le leggi che le tecnologie in parte reali)? possibilmente senza citazioni: la tua saccenteria mostra che ne puoi fare benissimo a meno.
  5. già, perchè "l'invasione degli ultracorpi" o alcuni splendidi romanzi di viaggi nel tempo si basano "comunque su leggi fisiche reali in gran parte". scusi, che intende per leggi fisiche reali in gran parte? può citare qualche esempio di legge fisica reale in gran parte? Certo,una vera nobildonna dell'alta borghesia russa di fine 800 certe cosacce non le fa, il libro non è buono. Vabbè, chiudo qui.
  6. ti ringrazio tanto, e non solo per l'apprezzamento positivo, è un giudizio veloce ma che reca espressioni di una valutazione sul piano letterario me di scrittura. Perdona l'ignoranza, chi è L.? potresti citare il titolo del racconto? saluti
  7. L'amico laureando in archeologia - che dice di non intervenire quasi mai, e però è stato invitato a postare il suo commento (mi fa piacere, significa che c'è parecchia gente che mi legge) - segnala difformità dal vero. Accetto le osservazioni di buon grado, precisando ancora che non sono un esperto, e l'ho scritto. A scanso di equivoci, preciso che quanto descritto è una libera interpretazione dei fatti secondo fantasia. Dopo di che, ogni osservazione è bene accetta. Ricordo però che qui si parla di scrittura, possibilmente di letteratura. Quest'ultima prevede, anzi a volte pretende, una interpretazione della realtà. Con tutto ciò che la cosa comporta. Per fare il primo esempio che mi viene in mente: Manzoni è convinto di descrivere la Lombardia del 600. Ma si tradisce: un ras brianzolo di quel tempo non manda gli scagnozzi dal curato per avvertimento, lui la ragazza la fa rapire e ne dispone come e quando vuole. Il comportamento descritto è bensì di un signorotto ottocentesco, che in qualche misura deve sottostare a un sistema di leggi che due secoli prima era puramente formale, visto il caos civile e legislativo che vigeva sotto gli spagnoli. Non lo dico io, ma esperti critici letterari. E allora, diciamo che Manzoni ha scritto il falso? simpaticamente @ sweetty vabbè ci abito anche io Pianura padana, che ti devo dire, magari non piove così, però cerchiamo di valutare anche il contenuto letterario di uno scritto, al di là di pur sacrosante puntualizzazioni, motivando le proprie osservazioni letterarie.Non possiamo consumare due tre post discettando se in Padania smette di piovere in un modo o in un altro :-))). Credimi, rispondo e scrivo senza acredine ci mancherebbe. con simpatia Una curiosità, sei anche tu archeologa?
  8. "mi venne da riflettere" si attacca alla frase successiva, quindi quello che si capisce è: le persone di qui pensano che ci sia un guerriero sepolto sotto il campo di mais. Poi si cita de André, quindi viene da pensare che sia il mais (anche se de André parlava di grano) che ispira al protagonista l'idea del guerriero sepolto. Poi si torna al guerriero celtico, ma non viene mai detto che è un'idea dell'amico, quindi si ripomba nella leggenda della gente di qui. Al massimo: l'amico si è convinto che la leggenda sia vera. Insomma, è tutto un po' confuso. Dispiaciuto di che? Il ciottolo misurava alcune dita o era infisso nel terreno per alcune dita? Dopo 2500 anni? Cosa significa "in modo regolare"? Un carotiere? Nella pianura Padana la pioggia non ha cambiamenti così repentini, a parte nei temporali estivi. Accovacciato forse? Riformulerei la seconda frase e toglierei i ":" dalla prima. L'uso dei pronomi possessivi qui non è corretto, "le sue" rimane senza referente e anche "sulle mie" fa fatica a ricondursi al "la mia mano, poi l'altra". Si capisce, ma non va bene. Esiti? 2500 anni con solo un palmo di terra sopra? Cioè? C'è una scatola in pietra (scatola litica) che fa da urna per le ceneri. Scavano la buca, mettono le lastre di selce per tenere la buca, poi ci mettono dentro questa scatola litica e quindi coprono con la lastra che loro hanno appena sollevato? Ma le urne non erano a forma di vaso? E che è il solco grigiastro? infinito Quale cane? E cosa c'entra la battuta sulla preghiera e chi la dice? Pastore del campo? Forse "padrone". E poi non erano nel bosco? Da qui confesso che mi sono persa. Questo chi sarebbe, davvero il guerriero/contadino celtico? Non mi risulta che vestissero così, certo non con tela di sacco e cinture di corda. E lui e il cane saltano sui tetti quando il protagonista si sveglia di notte? a parte la scena finale, che è onirica, questo pensavo fosse chiaro, tutto quanto raccontato è realmente accaduto. Ovvio che nella realtà il pastore e il suo cane fossero un pastore e un cane normali. La pioggia ahimè - anzi, ahitè - smise di cadere al termine dell'avventura di scavo. Che si concluse con una metaforica pernacchia: aperta la scatola litica scorgemmo un tronchetto di faggio tagliato con la sega. Insomma il tombarolo era passato prima di noi. Quanto ai famosi 2500 anni, se guardi in terra nelle campagne italiane, non è diffcile trovare qualcosa di antico, anche molto antico. per questo la legge prevede che tutto quanto si trovi oltre i 10 centimetri di profondità è roba dello stato. Non pensi che se fosse tanto raro trovare coccetti, frammenti, urne cinerarie avrebbero abbassato quella misura? Altro aggiunger non saprei, salvo che il mio amico Andrea (il Gilberto della storia, per capirci) è morto nel 2004.
  9. Pignoleria. Sobbollire, più che nel linguaggio narrativo o parlato si usa nella termodinamica dei processi chimici: sta a significare il riscaldamento prolungato di un liquido al punto di ebollizione con esito di totale evaporazione.
  10. silver, il miglior giudizio è quello del cosiddetto lettore qualunque. Quando in scuola di scrittura a Milano leggevo in pubblico qualcosa di mio, al termine il direttore editoriale di Feltrinelli (cui, diciamo, stavo simpatico) mi strizzava l'occhio e si rivolgeva alla platea ( che invece si sarebbe aspettata il suo, di commento) e faceva: "Che ne pensate? forza, giudicate voi" Loro restavano sul colpo, balbettavano qualcosa, poi usciva sempre un bel dibattito. E lui ascoltava, accidenti se non li ascoltava, perché il critico più genuino è la gente, è lei che detta i gusti, non i sapientoni editoriali. Alberto era, ed è, un democratico. E come ho scritto da qualche parte, dovrei andare a trovarlo per conversare di letteratura italiana dell'ultimo novecento. Ma non ho mai tempo, forse non saprei manco più che dire. E questo è male -) Grazie, silver, il tuo encomio gratifica e illumina certe fessure volevo imprimere alla macchina da presa narrativa uno stacco, netto. Di chi si volta di scatto e ci resta di sale. Tutto qui, forse ho esagerato, non so. i puntini, nelle intenzioni, volevano rappresentare l'attimo di esitazione dell'io narrante. In effetti è il discoro indiretto. Da perfezionare, indubbiamente. Ciau
  11. E' un pezzo interessante, la voce è decisa e al tempo stesso pacata. Ascoltandola mi sono ricordato di quelle voci narranti dei bei romanzi di Urania di una volta. Sapiente l'uso dell'ironia, come a smorzare o bilanciare l'orrore dei fatti, e qui si apre il punto di domanda: questa vena ironica sottile l'hai usata appunto come contraltare oppure ti è servita per comunicare al lettore che 'massì, è solo un gioco di fantasia, da non prendere sul serio'. In effetti il tema di fondo mi è parso esso sì importante. Qui si tratta di decidere tra la schiavitù della tecnologia, che seduce ma porta a una inevitabile solitudine ( ne ho rintracciata parecchia nella prima parte del racconto) oppure cedere alle lusinghe di un amore esclusivo e dunque limitante. La sua incarnazione - la badante- entra nel racconto quasi in sordina, mostrando di non stupirsi dell'atmosfera da fine del mondo, e trascina il protagonista in un mondo che percepisco agreste ma che non vedo perché domani non debba essere uguale. Le concatenazioni fantastiche sono assortite, tanto che a tratti si percepisce del compiacimento, come si intendesse accentuare una capacità tecnica e elaborativa indubbiamente di spessore. Forse non avrei insistito in tal senso ma, come dire, quando un'immagine tira l'altra che è un piacere, sarebbe un peccato limitare il flusso. Come, infine, sarebbe intrigante pensare a un romanzo. Il timbro c'è, la predisposizione a volare alto anche, occorre verificare se si conserva un certo equilibrio .
  12. Sono socio fondatore di un Gruppo archeologico, ma di archeologia dei celti in Nord Italia ne capivo poco. A dirne di più pensavo a un'invenzione propagandistica. Non ho modificato il convincimento però devo dire che le tracce rinvenute sul campo mi hanno in parte fatto ricredere. Una nota doverosa: quando parlo di reperti celtici non mi riferisco ai Galli di Cesare ma alla civiltà di Golasecca, che prosperò sulle rive del Ticino tra il VII e il V secolo AC e intrattenne rapporti commerciali con i primi etruschi di Toscana. In effetti, visitando il Museo di Volterra, ci si imbatte in tombe etrusche antiche identiche a quelle del Ticino. Poi, e per un motivo che mi è oscuro, la civiltà etrusca fa passi da gigante, quella di Golasecca si estingue. Per chi volesse saperne di più sui celti in Lombardia invio al prezioso museo di Sesto Calende. Questo racconto volle essere una bonaria presa in giro degli ardori di chi fa quel bellissimo mestiere (che liti sulla forma di un ciottolo che potrebbe anche essere di fiume e basta) ma anche un attestato alla la terra in cui vivo. IL GUERRIERO L’appuntamento era in un campo di mais tra Briga e Gozzano. Aspettavo un amico con le suole nel fango e il cappuccio alla fronte. C’era pioggia quel pomeriggio, chi se lo scorda, un’acqua sottile, silenziosa e spiccia. Come la gente di qui, mi venne da riflettere. “Come il guerriero sepolto qui sotto”, mi lesse dentro Gilberto saltellando tra le pozze. Maledetto, a momenti ci restavo. Per ripicca presi a burlare: “Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa non è il melograno …” Non volevo ferire la sua passione per l’archeologia, lo giuro, mi uscì di getto, vuoi perché al guerriero celtico sepolto in quel campo non credevo e sia per il misto di paura e ilarità di fronte al mistero. Gilberto mi fissò truce. Aveva gli occhi dipinti come il cielo: grigi e stizzosi. “Guarda che è una cosa seria”. Indicò un boschetto a due passi. “Lo vedi quel cippo?” “No” Non vedevo niente, amico mio, uno sciame di gocce solcava le lenti. “Quella specie di pietra?”, domandai distratto. Di un fanatico, di un pazzo che scava persino in giardino, ecco di chi mi ero fidato. “E quella per te sarebbe una tomba?”, aggiunsi studiando i mocassini. Temevo per le scarpe, altro che celti. Gilberto non replicò. Per lunghi e umidi istanti si studiò le galosce – gialle, sgargianti, pertinenti all’impresa- e credetti volesse menarmi. Invece accennò in direzione del bosco. “Dai, che ci andiamo”. Aveva le palpebre socchiuse, mai capito se a causa della pioggia o di un tic nervoso. Magari si era anche dispiaciuto. Buono, stai calmo, nessuno lo ruba il tuo guerriero! Ora avanzavamo su una pista diretta verso il bosco, un inferno di buche e di trappole: i mie mocassini imbarcavano acqua e lanciavano esseoesse. Tirarono le cuoia durante la traversata del faggeto. Socchiusi anch’io gli occhi, per non esplodere inviperito, ma nel riaprirli scorsi qualcosa. C’era una pietra triangolare in centro radura, un ciottolo di alcune dita infisso nel terreno. “Tutto qui?”, feci. Sì, tutto lì, un capriccio minerale di natura, l’esito casuale di un lavoro distratto, peggio, una mattana di Gilberto. Eppure… …e tuttavia, a un’attenta osservazione, quel ciottolo svelava una sua ragione di esistere, insomma appariva funzionale a uno scopo. Intanto mostrava segni di lavorazione. I bordi dell’isoscele, ad esempio, risultavano lisci, esenti da ruvidezze. Ma era la posizione che incuriosiva. Una pietra qualunque, un frammento staccatosi dalla roccia, non va a conficcarsi in così nel terreno. Gilberto avvertì la mia esitazione. “E’ piantato sul lato di base, in modo regolare”. “Certo, su questo non ci piove”. E dai, non volevo, mi era scappato. “Se ci fai caso”, sorvolò, anzi accalorandosi come un tacchino, “è l’unica del bosco. Hai visto? No? E guardati intorno ”. Parlava ponendo domande e fornendosi le risposte. L’istante successivo, senza avermi dato l’agio di osservare, e sotto una pioggia battente e selvaggia, cavò di sacca una specie di cavatappi, un lungo tondino con punta elicoidale e manubrio sulla cima. Anche su quell’arnese, e più ancora sull’uso che ne andava facendo, avrei avuto da malignare. Con una spinta decisa lo aveva conficcato nella mota, per metà dello stelo, quindi, con identica furia, l’aveva estratto, e poi infilato, e di nuovo ritratto. Insomma uno stantuffo umano con appendice ferrosa. Avrei avuto da sorridere, dicevo, ma non lo feci. La pioggia aveva smesso di battere, scendeva con cupa lentezza, come avesse sbollito la rabbia ma non si rassegnasse. “Hai sentito?” Un gemito, qualcosa di simile a un sospiro. Guardai al suolo, inquadrando la scena che segue. Gilberto era curvo in avanti, a gambe divaricate nella posizione del cesso alla turca e i pugni al manubrio. Ma la faccia! La faccia, distorta nel gesto di tendere il mento, mi apparve stravolta, diversa dal viso a me noto. Non so, era atteggiata in una smorfia febbrile, come di un bracconiere piombato sulla preda. “Hai sentito?”. Aveva dato un colpo di stantuffo arrestandosi a metà tiro. Decisi di avvicinarmi, incerto se scoppiare a ridere o lasciarmi sopraffare da un brivido: elettrico, emerso all’improvviso, per niente ordinario. Poiché non amo manifestare le mie debolezze, qualunque causa le sveli, risposi seccato. “Non ho sentito un bel niente”. Lo dissi forzando sul tono, in modo innaturale; allarmato, direi. Gilberto non capì. Afferrò la mia mano, poi l’altra, e mi impose, le sue sulle mie, di impugnare l’attrezzo. Al resto ci pensai io, stantuffando nel modo già visto . L’impatto con un che di consistente mi prese alla sprovvista. I suoi esiti sciamarono svelti, rigando lo stomaco, fin quasi alla gola. A un passo dal cippo, sotto un palmo di terra, si avvertiva qualcosa. Mi arrestai, anch’io nella postura da cesso alla turca, e lo fissai, a bocca semiaperta. “Dammi qui”, fece Gilberto, e mi scacciò dal manubrio. Per estrarre con forza il cavatappi e ripetere il sondaggio, stavolta più a destra. Di nuovo il tonfo. Sordo, irreale, minaccioso. Diversi sondaggi più tardi, tutti castrati dal medesimo urto, eravamo entrambi nel fango a scavare. Come cani. La lastra affiorò dopo un’ultima rasatura di cazzuolino, il ridicolo ma liturgico arnese usato dagli archeologi per rimuovere il terreno. Appena fu in vista vi posai la mano e lisciai. La pietra era priva di scabrezze ma segnata da ampi crateri. Colpi di mazza e scalpello, senza dubbio. Come ormai ero certo che lì sotto ci fosse una tomba. Non del guerriero delle fantasie del mio amico, questo no. Di un poveraccio, piuttosto, comunque vissuto millennifa. Sollevammo la lastra con la cura di una levatrice. “La scatola!”, strillò Gilberto alla fine del parto, come un bimbo che rompe l’uovo di Pasqua. Ci avventammo col muso nella buca e guardammo la sorpresa. Dal fango era emerso un solco grigiastro, di forma quadrata, i cui bordi ricordavano quelli del cippo: lisci, con quelle increspature. “La scatola?”, alzai il viso sfiorandogli la bocca. Respirava a fatica, sentivo l’alito alla menta liquirizia. “La scatola litica”, annuì nel mentre ci alzavamo: increduli, intirizziti, la faccia di lui e le mie lenti rigate di sporco. Mi spiegò tutto. Scavavano una buca, la foderavano con lastre di selce e nel mezzo deponevano l’urna con le ceneri, quella appena sollevata fungendo da coperchio. Infine il cippo, l’equivalente di una croce. “Piano, accidenti, e fai piano!”. Mi ero messo a scavare. “Sta fermo, dai qua!”, mi strappò di mano il cazzuolino, infilando il collo nel fosso. “Rischi di spaccare tutto”. Si riferiva all’urna, supposi. Poiché aveva smesso di piovere e per incanto era spuntato il sole- coi suoi raggi fiacchi, obliqui, espulsi da occidente- e poiché ero stufo della saccenteria di quel profanatore, mi rizzai per sgranchirmi le ossa. Accesi una sigaretta e fissai il tramonto. Per un tempo che adesso giudico breve ma che allora mi parve indefinito. Il latrato del cane e la visione di Gilberto- in ginocchio, col volto all’insù, le mani giunte in preghiera – funzionarono da scossa. Provai a riacquistare il controllo: “Dimmi un po’ per caso preghi per l’anima sua?”. Nessuna risposta, se si eccettua il verso del cane. Che insisteva ad abbaiare, ma senza cattiveria, come intendesse avvertirci. Basta, ero stufo di quella situazione: il cippo, la tomba, le scarpe, ed ora frate Gilberto. Stavo per dirgliene quattro quando un altro sovrapporsi di immagini mi svelò, in rapida sequenza, dapprima Gilberto che si affannava sul fosso, poi una sagoma tra le ombre dei faggi che seguiva la scena. Anche questo non so spiegare, di certo mi venne spontaneo, insomma gli feci così con la mano. Quel tizio e il suo cane m’ispiravano. “Fesso!”, urlò il mio amico, “è il pastore del campo. Se scopre che siamo qui per scavare ci denuncia!”. Aveva spedito all’inferno Celti, requiem e sensi di colpa e ora pestava la buonanima del buco. Mentre raccoglieva gli attrezzi osservai ancora il cosiddetto pastore. “Sei sicuro sia uno del posto?”. Quell’uomo vestiva in modo singolare: tunica in pelle, corda in vita tenuta con fibbia e calzoni abbondanti in tela di sacco. “Chi vuoi che sia, il guerriero?”, rispose acido Gilberto, spingendomi a forza sul sentiero. Durante il cammino- una sorta di fuga in Egitto, sotto un diluvio di via via via ! e quant’altro – il cane abbaiò a intervalli regolari. Stavo per ficcarmi nel fuoristrada quando un fischio lo zittì di colpo. Mi voltai e vidi l’uomo che scuoteva il braccio. Lo agitò più volte, in segno di saluto, ma questo lo capisco solo adesso. Non so, è un capriccio del sonno. Ma nelle notti di inverno, quando mi sveglio all’improvviso con il cuore che batte, e la pioggia di fuori picchia peggio di lui, in quelle notti, dicevo, mi alzo e corro a guardare. Dalla finestra frugo tra i tetti, le vie, i due campanili- quello smilzo e gentile di San Gottardo o l’altro robusto ma austero della piazza- in cerca di chi so essermi amico. Pochi istanti e sento il fischio, cui fa seguito un abbaiare lontano. Le due ombre sono lì, nel silenzio dei Corsi e incuranti dell’acqua, mentre spiccano balzi e rivaleggiano a chi salta più in alto. Una gara vinta dal cane, ma l’uomo non sembra crucciarsi. Se lo attira al viso, ne cinge il busto e ripone la guancia sul dorso. Per un tempo che giudico infinito li osservo in controluce, come statue muscose di una Pietà silvana. Ma è un lampo. Dopo il quale li vedo staccarsi e riprendere il gioco: lontani, leggeri, a balzi più ampi. Fin che il sonno li inghiotte e i colpi svaniscono.
  13. senza alcun dubbio, volevo che il lavoro uscisse così. E cerco di immaginare come risulterebbe un romanzo interamente così. Difficilissimo, quasi impossibile, almeno per me. Certo, mi è capitato di 'dover' descrivere il flusso di pensieri di una persona dopo un elettroshock, ma intanto è durato poco, un 4 pagine, e poi è stato diverso. Tutto sommato ne uscii soddisfatto. Grazie!
  14. è così, il ragazzo è confuso, snocciola gli avvenimenti senza intenderne la portata. Il dramma di Caterina gli provoca appena fastidio, ci capisce poco, al momento gli interessa solo Valeria. In fondo la vita è proprio così: spesso, troppe volte, si mostra superficiale o indifferente. Grazie!
  15. Dovrebbe, a rigore, condannarti alla fucilazione immediata. Epperò si tratta evidentemente di una scelta stilistica, siamo vicini al flusso di coscienza, quindi il problema da porsi, invece di quello della correttezza formale, è, più semplicemente, se funzioni o meno. Se la si legge "con l'occhio critico", non funziona, ma se ci si limita a leggerla come lettore non obbligato alla recensione?Secondo me, in questio caso, funziona. Ho letto tutto senza inciampare o dover tornare indietro. Semmai un problema potrebbe nascere dal fatto che non usi questo metodo in maniera costante. Momenti di flusso si alternano ad altri in cui il periodare è più consueto e frammentario. Tra le due cose ci deve essere equilibrio, mi pare che in questo brano ci sia, ma sei sulla lama del rasoio, anche se non mi farei, al tuo posto, tanti problemi mentre scrivo, ma solo in sede di revisione. Se ti viene istintivo direi che il tuo istinto ti guida abbastanza bene e non cercherei di mettergli le briglie In sostanza mi è piaciuto, la storia emerge con chiarezza ed è una soria abbastanza drammatica e tutt'altro che banale. grazie Nanni, per le osservazioni. Hai colto in pieno il mio intento: spingermi sulla lama del rasoio. Il flusso di coscienza - rispondo anche a kitty - è un modo di scrittura sul quale chiunque dovrebbe cimentarsi. La scrittura piana, ancora kitty, è stucchevole. Possiamo parlare di scrittura 'entomologica' di Flaubert, ma è tutto un altro discorso, in Madame Bovary il distacco codifica l'imparzialità dello scrittore. Nel suo ultimo libro, Il romanzo e la realtà, Angelo Guglielmi afferma che la realtà sfugge, non è dunque possibile rappresentarla letterariamente con una pur accurata descrizione, risulterebbe piatta, e non lo è. Ciò che la rende intellegibile è il linguaggio, ponendosi di sguincio. In questa caso c'è un tipo che d'improvviso smette di amare la sua ragazza provocandole una crisi adolescenziale atroce. Ora, uno può assumere un registro drammatico e tutto fila liscio ma in questo modo rischia l'abbaglio. Perché il ragazzo quel dramma non lo vive - meno male per lui- e questo è l'aspetto essenziale da affrontare. Come manifesterà il suo sentire? se è un superficiale, come l'autore vuole che sia, l'unico assillo sarà il pensiero di uscire dall'impiccio e godersi in santa pace la nuova fiamma. Ma evidentemente non può, si sono messi di mezzo famiglia della ex e dottori, perciò accetta la tortura della partita di scacchi. Non senza fastidio e sciatteria morale, un approccio che contrasta con il dramma di Caterina evidenziandone i chiaroscuri che una descrizione 'piatta' avrebbe omesso.