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Marcello

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    arte, cultura e civiltà dei Paesi Bassi
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  1. Come detto, è il grosso vantaggio di lavorare come freelance. Io non dimentico mai che il manoscritto è di proprietà dell'autore e che sarà lui a decidere cosa farne in seguito: auto pubblicarlo, proporlo a tutti gli editori italiani o anche tenerlo nel cassetto sotto le mutande pulite. Io propongo, suggerisco, manifesto perplessità... Se proposte, suggerimenti e perplessità non trovano udienza, amen. Se poi quelle proposte dovessero riguardare l'intera struttura del romanzo o se l'autore volesse convincermi che vado ha mangiare è una forma corretta, be' sono sempre libero di dire che non mi sento all'altezza di affrontare un percorso di lavoro su quel romanzo. Non c'è bisogno di inscenare duelli all'Ok Corral, a mio modo di vedere.
  2. È anche il mio modo di procedere, condivido.
  3. In certi casi sì...
  4. Bene@theluz Ora @Alcheringa Edizioni vado a modificare l'informazione nel topic iniziale, così non ci sono più dubbi.
  5. Lo dicevo io all'amico Carlo, che non avrebbe funzionato la cosa...
  6. Sono quasi sempre d'accordo con te @Black , ma questa volta mi sento di esprimere un'obiezione. C'è modo e modo di camminare e credo che ognuno di noi abbia più "passi", diversi a seconda dell'occasione. Per quanto mi riguarda ne ho almeno due: uno "veloce", che è il mio modo naturale di camminare quando ho una meta precisa e cammino in un luogo che conosco alla perfezione (esempio: il chilometro e mezzo che mi separa dalla piazza. Vado in centro per un qualche motivo preciso e cammino a passo quasi marziale, guardando dritto di fronte a me> in dieci-dodici minuti sono a destinazione); un altro, molto più lento, che uso quando mi trovo in un luogo diverso da quello che mi è abituale e devo comunque raggiungere una meta. Non mi fermo a guardare le vetrine, ma il passo è più lento, lo sguardo si perde ogni tanto ad ammirare un palazzo, o a sbirciare una via secondaria che non conosco > posso impiegare anche venti minuti per coprire la stessa distanza. E poi ne ho almeno un altro: quello del turista, quando mi trovo in un luogo che non conosco e – li sì – mi fermo a guardare ogni cosa che attira la mia attenzione: dalle vetrine a come sono vestite le persone, dall'architettura degli edifici ai modelli di auto e così via > in questo caso posso metterci anche un'ora e più per coprire quel chilometro e mezzo. Ne consegue che nel primo esempio scriverei che "cammino di buon passo o di buona lena o senza indugi" senza bisogno di dire velocemente; mentre nel secondo non mi viene un'espressione felice per eliminare l'avverbio ("di passo lento" mi piace poco), per cui credo proprio che scriverei "cammino lentamente". Nel terzo esempio invece userei proprio il "show...", raccontando ciò che vedo, senza dunque necessità di qualificare la camminata con un avverbio specifico. Ok, scriverò un saggio dal titolo: "Del camminare, usi e costumi"
  7. Lo so, è per quello che sfrutto l'occasione prima che tu sia troppo brava...
  8. Lo abbiamo ideato per te @Emy : non si potranno usare né gli articoli, né le preposizioni Lasciatemi fare lo scemo un giorno all'anno!
  9. Anche le tracce saranno innovative; "quasi" a prova di fraintendimenti. E comunque in ogni caso: è rigore quando...
  10. E preparatevi al grande contest ideato per essere estivo e trasformato in natalizio... Questo piacerà anche a @simone volponi, me lo sento... @swetty sta prendendo gli ultimi accordi per il Var, ma avrete presto suo notizie.
  11. E dai, per una volta datemi l'illusione del comando Tanto @Niko sta rientrando ed è probabile che da stasera io sia già agli arresti.
  12. Sono pienamente d'accordo che ci sono: ho detto soltanto che lo lascio fare ad altri. Per me fare editing è faticoso; se poi devo anche rischiare di litigare e (cosa non di poco conto, che tu stesso sottolinei) mi vedo costretto a chiedere cifre esorbitanti che rendono l'operazione antieconomica... preferisco passare.
  13. Io direi semplicemente che "camminava lentamente".