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  1. Spero che @Aporema Edizioni sappia già le risposte per le domande formulate. In paricolare, se partecipasse alle fiere di settore, vedi "Fiera di Francoforte" o "Più libri più liberi”, la fiera organizzata dall’Aie a Roma per promuovere i più “piccoli”, qualche dato sottomano potrebbe averlo. Generalmente, si indicano come editori piccoli coloro che hanno un fatturato inferiore a 16 milioni di euro. "Il numero concreto" è preso da questa fonte: http://www.ilpost.it/2016/12/07/editoria-italiana-2016-nielsen-aie/# Sempre dalla stessa fonte: Ecco perchè alcuni non potrebbero definirsi nemmeno "piccoli" editori.
  2. Tralasciando il discorso Borsa, con i relativi pro e contro, del precedente articolo terrei per buoni questi punti: Riguardo, invece, al punto non discutibile: Facevo riferimento al fatto che l’editore, sul proprio sito, deve rendere noto che tipo di società ha formato. Ringrazio @wyjkz31 per la precisazione: Aggiungo che le S.a.s e le S.n.c. sono tenute, comunque, a redigere le scritture contabili e iscriversi all’INPS e all’INAIL. In particolare, il libro degli inventari può fornirci un quadro dell’azienda.
  3. @queffe Non ci siamo compresi. Facevo riferimento a quanto scrivevi qui riguardo al rapporto editore e autore: Per condividere un progetto bisogna conoscerlo. La CE con la quale si sta firmando è in attivo o in rosso? Da quanti dipendenti è composta? Dove ha la sede legale? Ci sono CE che intendono impegnare completamente l’autore nei processi di impresa, tipo selezionare i manoscritti, fare editing, fare promozione sul proprio territorio. Sì, ma a quale marchio ci stiamo legando? Come mai uno dei nove punti elencati non può essere raggiunto? Quali spese impediscono, ad esempio, di essere presenti sulle piattaforme online? Le CE devono rendere tutto più chiaro e cristallino, comunicare quali sono gli investimenti, i relativi guadagni e puntare a raggiungere degli obiettivi. Se un autore esordiente punta ai grandi, vedi Rowling, King e ecc., il nostro editore a che modello di azienda fa riferimento? Se qualcuno mi fa l’elenco della spesa, vorrei anche che mi enunciasse i costi sostenuti voce per voce. Si potrebbe essere titolari di una tipografia o fare l’editing in proprio, senza quindi sostenere le stesse spese di chi non ha questi beni. E ancora, un piccolo editore quando si può definirlo serio? Se l’editore è una S.n.c. o una S.a.s. deve renderlo noto sul proprio sito, quando ce l’hanno, ma questo a volte manca degli elementi basilari, tipo “Lo staff”. L’unico elemento di serietà, per me, resta il bilancio: è quello che ci fa capire come una CE opera e intende migliorarsi. Dobbiamo sempre ricorrere a degli obblighi di legge? Sì, tra i miei “vorrei” aggiungerei la quotazione in borsa della CE. Qui un articolo che non parla di utopia, anzi, di un obiettivo possibile per facilitare lo sviluppo: La quotazione in Borsa delle piccole/medie imprese
  4. @swetty, i “costi d’impresa”, i servizi occorrenti all’attività produttiva dell’azienda, rientrano nelle consuetudini di un’attività commerciale. Che senso ha elencarle se non si riesce a fronteggiarle? Dato per scontato, quindi, che il nostro imprenditore ha dei soldi da investire, altrimenti si tratterebbe di un’azienda fallita, il problema non si pone. Se proprio si vuole fare la “lista della spesa”, le CE dovrebbero mettere il loro bilancio online e così ognuno di noi potrebbe apprezzare il loro virtuosismo, invece di queste parole basate sul nulla. Paghi l’affitto? Ma il locale non era tuo? Ecc. Qui un esempio di come si comporta un’azienda leader nel settore: Mondadori - Relazione semestrale 2017 @Queffe Come mai alcune CE non forniscono questi dati? Perchè l'autore dovrebbe collaborare alla realizzazione di un progetto che non conosce? Le piccole CE parlano di spese, dove sono? Grazie.
  5. Perdonami @Spartako, chiedo umilmente scusa, ma stiamo facendo un discorso serio? Mi scuso anche con lo staff, ma questo mi sembra un caso abbastanza particolare... Mi stai dicendo che fare l'editore è già un rischio e non se ne possono prendere altri? Ma cosa te ne fai della struttura, della stampa, dell'editing, della promozione e ecc. se non hai un libro che faccia "funzionare" tutti questi meccanismi, così gravosi? Si parte sempre e solo dall'autore e dal suo romanzo, il resto, lasciatemelo dire, è "cornice". Quindi bisogna "accaparrarsi" il romanzo sul quale si crede, puntarci una bella somma sopra e sperare che vinca sul mercato. Purtroppo, parliamo di "scomesse legalizzate". Il "gioco" è questo, però, bisogna saperlo prima di sedersi al tavolo e giocare con quelli che hanno più fiches. @sefora Cosa hai contro i numeri al lotto? Lo scrittore fa 37 e fare l'editore 14. Punta tutto sulla ruota del WD Fonte: Smorfia I 50 euro possono andare bene come esempio, ma sembrano per qualcuno pure troppi...
  6. Sinceramente, posso scrivere che sei molto simpatico? Prima dai e poi togli con molta disinvoltura Il senso c'è, eccome! innanzitutto, l'editore dimostra un "reale" impegno, sia in termini di investimento sia nello sforzo promozionale, per recuperare almeno quanto speso. Lo stesso discorsop che si faceva riguardo a "Quanti libri in una anno dovrebbe pubblicare una CE?" Ecco, così, in base alle proprie disponibilità, riesce a seguire davvero gli autori sui quali ha "scomesso". Se non si vuole "rischiare" esistono altri lavori forse più "sicuri"
  7. Certo che è alla cieca, nessuno sa quanto può vendere un libro, nemmeno le big. È possibile fare una media di quanto guadagna un autore di una piccola CE? Ipotizziamo, se arrivano a 100 euro, proponete 50 euro di anticipo. Fattibile?
  8. @Aporema Edizioni Grazie Quindi, non è tanto quello che "desidera" l'autore ma cosa una piccola CE può offrire. Volete conoscere i criteri con i quali un autore sceglie una CE, in maniera realistica? A parità di prezzo, quindi partendo dalle CE free (fortunatamente esistono), si inizia a valutare i servizi offerti. Se una piccola CE soddisfa completamente i nove punti e un'altra non ci riesce, evidentemente, ci sono delle differenze, che nulla centrano con le “pretese” degli autori. L’autore al quale interessa il punto 9, così combattuto, non è uno “sprovveduto” o amante delle logiche legate al “consumismo” cieco e irresponsabile. Se un libro vende di più su un sito rispetto a un altro, perché privarsi di quest’opportunità? Discorso diverso, invece, se una CE non vuole proprio sottostare a delle logiche di mercato, perché affermare, ad esempio, meglio vendere su Facebook rispetto ad Amazon è un discorso legato sempre a un proprio tornaconto, privo di qualsiasi idealismo di sorta. Appena @Aporema Edizioniriprende un po’ di fiato, mi piacerebbe leggere una risposta alle domande di @Renato Bruno, molto interessanti, che qui riporto:
  9. Io continuo a non capire quale sia l'argomento di questo topic Sicuramente è colpa mia, quindi chiedo aiuto Il titolo: "Sono un autore esordiente e vorrei...", sembra suggerire che si discuta dei desideri degli autori, ma quando questi sono troppo "ambiziosi (trattasi sempre di desideri ) ecco subito partire degli attacchi che reputo ingiustificati. Chi è che non vorrebbe viaggiare in Ferrari e poi si accontenta di una Cinquecento? E ancora, in tutto questo, lo strapotere delle piattaforme online come rientra in questi ragionamenti? Dovremmo discutere delle regole di mercato... Perchè un libro può raggiungere lo stesso prezzo di un biglietto al cinema? Perchè la Disney produce i cartoni animati più venduti? Grazie.
  10. Perchè si iniza a "giocare" prima le partite gratuite, per comprendere le proprie capacità, quando poi si raggiungono risultati accettabili, si può provare a gareggiare con i professionisti (chi vince un contratto con un grande editore deve avere dei buoni requisiti). I concorsi, comunque, non vanno distinti in base alla quota di partecipazione, ma al prestigio letterario che questi sono in grado di offrire.
  11. @Pawn371 Ma intendi delle fanfiction? Fanfiction su wikipedia
  12. Trovo questa discussione un po’ surreale… Come dire: “Stai attento a quello che desideri altrimenti…”. Credo che puntare al raggiungimento degli obiettivi prefissati debba essere la meta su cui puntare. Questo per gli stessi motivi che portano poi gli autori esordienti a rivolgersi prima a determinate CE, che garantiscono maggiori garanzie. Naturalmente, durante questo percorso ci saranno delle rinunce contrapposte ad altri vantaggi concessi. Alla domanda: Si inizia valutando i pro e i contro delle offerte, in maniera del tutto soggettiva, tenendo in conto gli elementi fondamentali, alla base di ogni rapporto. Lo strapotere delle piattaforme online è un argomento poco attinente con le aspettative degli autori… E onestamente faccio difficoltà a capire come possa rientrare in questi ragionamenti. Diciamo che si scrive e si pubblica per i lettori. In verità, si potrebbe scrivere benissimo per se stessi e qualcuno pubblicandoti potrebbe trovare dei lettori interessati, ma questo è un altro discorso. Il punto qui è raggiungere i lettori: le piattaforme online esercitano uno strapotere perché ci riescono meglio degli altri. Il problema non lo crea “l’utilizzatore finale”, come quello che mette benzina nella sua macchina, ma è di chi mette in commercio autovetture inquinanti. Perciò, allo stesso modo, questo “strapotere” viene ceduto alle piattaforme online, proprio da quegli editori non in grado di fornire mezzi alternativi e più economici. Questo continuo puntare il dito contro chi usufruisce di un bene messo in commercio da un altro e qualcosa di paradossale. Tutto poi si riduce a una “lotta tra poveri”, tesa sempre a fare l’interesse di questi grossi capitalisti. I termini poi “strozzinaggio”, “truffatori”, non fanno a bene a una discussione che si intendeva tenere sui binari di un civile confronto dialettico… Incredibile!
  13. Questo lo penso anch'io, infatti, nei post prececenti scrivevo: Personalmente, l'idea di avere un agente mi stuzzica ancora. Confidare, ad esempio, su qualcuno che cura i tuoi interessi (soprattutto perchè da questi dipendono anche i suoi) e avere un editing free (perchè questo dovrebbe essere parte del suo investimento di rappresentanza. Naturalmente diamo per scontato che il testo abbia già superato dei criteri di selezione) capace di darti quella marcia in più con gli editori, non dovrebbe essere un aspetto da sottovalutare. Un agente dovrebbe spendersi anche nella promozione per aumentare i guadagni.
  14. Ciao @acherusa, cosa intendi per "periodo in chiusura"? Nessuna motivazione, anche minima e certamente opinabile, per giustificare l'esclusione? Grazie.
  15. Qui, invece, un'intervista più recente: https://giovannituri.wordpress.com/2015/03/03/qualche-domanda-sul-premio-italo-calvino/ Oltre seicento partecipanti divisi per 35 lettori, dovrebbe fare circa 18 romanzi a testa. Da tenere in conto, comunque, che i testi vengono poi scambiati per letture multiple.