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Agony

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  1. La sacerdotessa (67°contest)

    Autore: Agony & Nalea Titolo: La sacerdotessa Vincitore 67°contest Sensi(a)bilità La sacerdotessa. C'era una volta in un tempio lontano una giovane fanciulla che aveva preso in tenera età i voti per investire la carica di sacerdotessa, un ruolo molto importante nella sua tera natia dove molte persone rischiavano di perdersi tra gli incanti del desiderio e perire nel peccato. La sacerdotessa aveva un compito: indicare loro la via giusta e svolgere riti importanti per la salvaguardia degli abitanti. Ciononostante le era proibito di ambire a qualsiasi elemento profano. Lei doveva essere una creatura pura, l'elemento di unione tra il divino e l'uomo, un ponte che doveva restare assolutamente immacolato. Niente aveva scalfito il suo animo che da giovane assieme ad altre adepte era cresciuta tra quelle mura bianche, nulla aveva covato nel suo animo trasparente, alcun desiderio, alcun capriccio, alcuna colpa aveva compiuto in quella giovinezza sobria e devota. Infine, crescendo, solo lei fu scelta per investire la carica della sacerdotessa. Per lei ogni rito le veniva naturale: parlare col divino, santificare il fuoco e l'acqua, perfino recitare a memoria i testi antichi riusciva a compiere con estrema naturalezza senza una minima sbavatura. Tutti coloro che le stavano attorno credettero che la sacralità stessa si fosse incarnata nel suo corpo e divenne per tutti amata come la dea scesa in terra. Un giorno, mentre si dilettava a meditare dinanzi ad un'antica quercia vecchia di secoli, sentì una voce: -Sarete pura, ma lo siete perchè nulla di questo mondo avete visto, e se solo i vostri occhi potessero curiosare attorno, niente di quello che siete si potrebbe mantenere. La voce era di una figura nera, che si era seduta accanto a lei. Non era un umano ma la sacerdotessa non si scompose. -Vi sbagliate spirito: io non ho bisogno di vedere poiché so già quel che accade nel mondo. Il mio compito qui è far si che la gente fuori possa trovare la speranza per sopportare le loro sofferenze. E' la mia distanza verso di loro che li incita a seguire il mio esempio, fossi una peccatrice nessuno mi ascolterebbe. -Voi vi credete migliore di qualsiasi umano, la realtà è tutta la vostra saggezza si regge in piedi sulla vostra stessa ignoranza su quello che vi circonda. Voi non conoscete niente di quello che dite di salvare poiché mai l'avete visto. Se credete che mi sbagli provate a guardare uno solo dei riti a voi reclusi e capirete tutto. Detto ciò lo spirito nero svanì nell'aria. La sacerdotessa riflettè su quelle parole e il giorno dopo decise di assistere di nascosto ad un matrimonio. Matrimoni, funerali, nascite e altre celebrazioni le erano proibite di celebrare perchè erano riti per gli uomini, lei in quanto dea reincarnata doveva solo astenersi agli affari divini. Ma quando nascostasi vide quel matrimonio il cuore iniziò a batterle forte: mai aveva visto tante persone riempire la sala delle celebrazioni mondane, mai aveva visto le persone indossare abiti di festa, risa, gioie nel volto, bambini che porgevano fiori, donne che adoravano la sposa... la sposa! Quanta gioia nei suoi occhi, quanti gesti d'amore riceveva dalle damigelle che le aggiustavano ripetutamente i vestiti. Ma quando vide lo sposo il mondo le crollò addosso: mai aveva visto un uomo tra le mura del tempio, gli unici uomini che aveva mai visto erano gli scriba eunuchi e gli anziani sacerdoti che si occupavano appunto dei riti mondani. La castità di cui fino a quel momento era un pensiero tanto naturale da non esser mai stato un problema ora le era diventato un peso nel cuore. Lo sguardo di quello sposo, tanto innamorato, tanto desideroso e pieno di passione l'aveva colpita nel profondo dell'animo, un animo che mai aveva pensato nascondesse qualcosa oltre ai sentimenti già conosciuti. La sacerdotessa si scosse, si intimidì, volle andar via ma restò a guardare, allora provò paura, poi piacere, poi desiderio: quando il matrimonio ormai stava finendo capii che aveva per la prima volta desiderato qualcosa: ricevere anch'ella quello sguardo appassionato. Tutto era finito con quello sguardo. Il petto continuava a batterle di continuo e iniziò a sentirsi sola, malinconica, la dea aveva smesso di esistere e era nata in lei la donna che aveva ripreso possesso del corpo e dei sensi. Ora voleva vedere, voleva vivere. -Non è così difficile come sembra- le disse lo spirito nero quando rivide la donna vicino alla quercia- basta uscire dal tempio. -Ma io non sono mai uscita, non so come sia fatto il mondo fuori da queste mura. -Allora ti aiuterò io: voglio solo in cambio il medaglione da sacerdotessa che porti al collo. -No, questo è il simbolo di quello che sono. Io non voglio smettere di essere una sacerdotessa: voglio solo dare uno sguardo alla città e tornerò prima che la notte finisca, non posso dartelo. -Allora me ne darai metà, l'altra metà la terrai tu e se deciderai di ritornare qui entro sera te lo renderò senza indugio. Così venne fatto e lo spirito nero accompagnò la sacerdotessa fino alle porte della città, dalla quale purtroppo, come lo spirito già ben sapeva, mai piu' tornò. Appena lasciate quelle mura che l'avevano separata dal resto del mondo per tutta la sua vita, la fanciulla vide uno splendido ragazzo su di un fiero cavallo baio vestito dei tessuti tra i più belli che ella avesse mai visto e ne rimase folgorata. Anche la ragazza era di una bellezza fuori dal comune e non ci volle molto perchè i due si conobbero e che fra i due sbocciasse una splendida storia di amore. Gli anni passarono e il contrasto tra la città e il tempio crebbe a dismisura: i peccatori che chiedevano la grazia e la salvezza continuavano a frotti a recarsi nel tempio a pregare, ma delle dolci parole speranzose che ricevevano nulla era in grado di alleviare le loro perdizioni. Privati dell'immagine sacra che aveva tradito le loro speranze, il dubbio che gli dei non esistessero si era espanso di bocca in bocca e per la causa che nessuno, nemmeno i piu' vecchi cittadini, mai avevano visto la sacerdotessa al tempio tutti man mano si convinsero che mai era esistita una figura simile e la rabbia di esser stati ingannati portò alla rivolta i credenti che attaccarono il tempio spinti forse anche da nuovi predicatori di altri credi. Così, nel giro di nemmeno una generazione, il tempio che un tempo aveva visto nascere la nostra sacerdotessa ora non è che un cumulo di rovine e solo pochi viaggiatori o vecchi scaramantici vi tornato per osservare un luogo che tanto aveva significato un tempo. Un giorno passò di li anche un giovane fanciullo, un ragazzo della città ch'era ben poco più che un delinquentello sotto protezione di bande criminali. Nonostante la sua indole discutibile si era recato li, un giorno che non aveva niente da fare, perchè aveva saputo che ogni tanto appariva uno spirito che rispondeva alle domande dei passanti, forse l'ultima fiamma di oracolo di una ormai passata religione ed egli cercava una risposta a una domanda che lo attanagliava da che aveva ricordi: cercava sua madre, quella che lo aveva abbandonato in tenerà età per motivi a lui ignoti, di lei gli restava solo un ritratto che la raffigurava di una bellezza estasiante e adornata da tessuti splendidi e ori vari, ora, a lui non interessava poi molto rivedere la madre, anzi le serbava rancore per averlo abbandonato, ma tutte quelle gioie gli facean gola, e nonostante non provasse alcun sentimento, ben disposto era a finger amore verso la madre per usufruire del suo elevato status sociale quando l'avrebbe trovata.. Le rovine erano silenziose e visto che l'ora era ormai tarda decise di coricarsi ai piedi di una quercia che pareva antica. Durante la notte venne svegliato da un suono sinistro e vide davanti una figura nera indistinta. Spaventato da ciò che vide il ragazzo cercò di scappare ma dopo che fu' lontano gli venne il dubbio che fosse quello lo spirito e tornò indietro: infatti lo spirito era rimasto li ad aspettarlo. -Non c'è bisogno di esser così spaventato, ti stavo aspettando. -Voi aspettavate me? -Si, so che siete qui per una domanda e io sono qui per darvi una risposta. -Spirito del buio, io sono cresciuto come orfano per le strade, ma voglio sapere chi è la persona che mi ha dovuto abbandonare mentre ero ancora in fasce, so che ella potrebbe togliermi da tutta questa miseria e darmi finalmente la vita che merito. -Io ti farò vedere la persona che ti ha abbandonato, ma in cambio tu dovrai cercare per me la metà di questo medaglione, i miei occhi saranno i tuoi e solo dopo che avrò ritrovato quello che cerco manterrò la mia promessa. Detto questo lo spirito diete la metà del medaglione al ragazzo e entrò dentro i suoi occhi per vedere attraverso di lui. Il ragazzo non sentì alcun fastidio, anzi fu' come se non fosse cambiato nulla tanto che quando si risvegliò la mattina credette di aver sognato, ma quella sensazione scomparve quasi subito quando guardandosi in tasca vi ritrovò il mezzo medaglione datogli dallo spirito. Tornò in città senza pensarci troppo su, in suoi pensieri erano tutti indirizzati verso il furtarello che aveva programmato per quella sera, doveva essere un colpo semplice, pochi rischi e bottino adeguato da buon topo d'appartamento quale era. Appena passato sotto il grande arco che introduceva nella Capitale all'angolo della strada vide una vecchia e sporca mendicante che lo fissava, era sgradevole alla sola vista, la sua pelle era avvizzita e maleodorante e non aveva con se altro che i pochi stracci consunti che la coprivano. -Cos'hai da fissare vecchia strega? Gli disse il giovane col suo solito fare strafottente, ella lo disgustava e parea quasi cozzare con le sue brame di lusso e ricchezza con la sua sciatteria deprimente. -Il tuo volto ragazzo, mi ricorda quello di cui mi innamorai anni orsono e che mi portò alla rovina completa. -Ah stolta vecchia, non vedo come una persona con il volto come il mio possa innamorarsi di un grottesco sgorbio come te, stai lontana megera o ti farò pentire di essere venuta al mondo per rubare aria a persone di ben altra levatura. -Figliolo tu cadi nell'inganno dello scintillio degli ori e dei colori delle sete, ma ricorda la vista è un senso effimero e spesso distorce quel che è la realtà, l'ho imparato a mie spese molto tempo fa quando compii la stoltezza di spezzare questo medaglione che rappresentava tutto ciò che ero e barattarne la metà per uno sciocca brama... -Bah mi risulta difficile pensare che tu fossi qualcosa di diverso dall'essere inutile che si para ora davanti ai miei occhi sta lontana da me e spero vivamente di non veder mai p'iù il tuo volto bitorzoluto. Detto questo si voltò e se ne andò, ma quel mezzo medaglione che la megera aveva estratto dai suoi stracci non lo aveva certo lasciato indifferente, la megera sicuramente lo aveva sottratto allo spirito cercando di ricavarne denaro per un pasto decente che potesse mantener in vita quell'inutile ammasso di rughe per un giorno ancora... Era quello il medaglione che egli doveva recuperare per aver accesso finalmente a tutte le ricchezze che la madre sicuramente poteva dargli così, di nascosto, seguì la vecchia all'imbrunire e appena vide che non v'era anima viva intorno la afferrò alle spalle tentando di strapparle il medaglione dal collo. La vecchia tentava di ricacciarlo con le sue dita callute e urlava frasi come “No non farlo, finiresti come me” “ tu sei mio...” e mentre stava per terminare quella frase con uno strattone ben assestato il giovane riuscì a strapparle il medaglione dal collo ed ella sbilanciata cadde a terra battendo il capo contro un sasso, e li spirò. Il giovane sbarrò gli occhi, egli era si un delinquentello ma non aveva mai ucciso nessuno e terrorizzato dalle conseguenze che avrebbe subito se lo avessero scoperto fuggì verso il tempio con in tasca il medaglione. Appena fu li vide la sagoma nera di pura ombra che tendendogli la mano disse: -Ahhh vedo che lo hai trovato, ora dammelo e il tuo desiderio sarà realizzato. Ed egli così fece, prese il medaglione dalla tasca e lo mise nella mano della metifica ombra che soddifatto gli chiese: -Bene, ora prima che io soddisfi la tua richiesta dimmi, dove hai trovato la parte mancante del medaglione? Ed egli gongolante e impaziente rispose: -Lo aveva con se una vecchia e calluta mendica, sicuramente lo aveva sottratto dal tuo tempio sperando di ricavarne denaro, ma cosa importa ora fammi vedere dove è mia madre, voglio finalmente entrare in possesso di quel che è mio di diritto! -Bene, così sia... Detto questo lo spirito con un gesto della mano indicò al giovane una pozzanghera d'acqua che al suo gesto come per magia cominciò a mostrare delle immagini indistinte, il giovane vi si avvicinò e pian piano che le immagini si schiarivano egli inorridì... -Ehi spirito, che scherzo è mai questo? Quella altri non è che la mendica a cui ho sottratto il medaglione, ti ho chiesto di farmi vedere dove è mia madre! -E io l'ho fatto, figliolo, tua madre è li, dove l'hai lasciata dopo averle tolto la vita per la tua brama...eppure anche ella aveva provato ad avvertirti avendo subito un destino simile al tuo anni prima. Anche ella mi vendette la sua anima per un puerile desiderio dettato dall'effimera vista e dopo averlo ottenuto cadde in rovina. Il ritratto che tu hai visto era reale, ella era veramente bellissima e divenuta ricca quando sposò l'uomo che tanto aveva desiderato vedere, ma come tutti i doni effimeri della vista ben presto tutto questo ha avuto fine e prima che tu nascesti l'uomo rimase vittima della peste che colpì queste lande 30 anni fa e con lui tutta la sua casata, si salvò solo tua madre con te in grembo, non le rimasero nemmeno gli ori e le ricchezze visto che poco dopo la peste arrivarono gli sciacalli, sempre pronti a saccheggiare le case dei morti. Tutto quello che aveva desiderato così ardentemente e per cui aveva venduto tutta se stessa sie era rivelato una gioia effimera di cui ella pagò le conseguenzew per tutta la sua vita essendo stata costretta ad abbandonarti perchè non aveva di che sfamarti. -Quindi tu mi stai dicendo che io ho ucciso mia madre? L'unica persona che mi restava al mondo? Non è possibile! Stai mentendo! -Voi umani, sempre alla ricerca della felicità senza la fatica di guadagnarsela, volete quel che vedete tutto e subito ed ora te come tua madre ne pagherai le conseguenze, dovrai vivere il resto della tua vita con questa peso sulla coscienza, addio. -No aspetta io non volev... Lo spirito non gli fece neanche terminare quella frase e scomparve più velocemente di un battito di ciglie e il giovane non lo vide più...mai più.
  2. La ballata dell'eresia (66°contest)

    Autore: Agony & Nalea Titolo: La ballata dell'eresia Vincitore 66°contest "Inferno moderno" Sesto girone, eretici. Eretici della musica. La ballata dell'eresia. Era una domenica calda d'estate, una coppia di giovani ragazzi sedevano alla riva di un lago mentre si godevano la freschezza d'acqua e il riposo di un pic nic. Lui teneva in mano la chitarra e intonava le mie canzoni cercando di farle apprezzare alla sua dama che, di altra educazione, con generi diversi era solita allietarsi. Or m'era preso desio imitarlo e suonai i miei stessi pezzi senza preavviso con le dovute variazioni che purtroppo loro non potevano udire, almeno così avrebbe dovuto essere. -Cos'è questo suono? -Fors'io che tocco le corde di chitarra? -No, m'era parso di sentire altre note. -Magari una corda consunta che genera note sporche, colgo l'occasione per cambiarla allora. Mentre il ragazzo compiva tal atto la dolce compagna espresse un disappunto: -Non vorrete disturbar ancora i testi e le canzoni di quel bardo? -Cantante sarebbe termine odierno. Mi par di capire che lo strumento non è l'unico che stona alle note sue, qual'è il problema? -Oh Freunde, non questi suoni! Ma intoniamone altri più piacevoli e più gioiosi! L'amor suo colse la richiesta di classica, quanto avrebbe voluto farle comprendere che se la musica non è solo il suono di un'orchestra poteva esser anche la libertà di un suonatore, che senza troppo peccato ama soltanto suonare e lasciarsi ascoltare privo di canoni e pieno d'amore e dolore. -Mi dispiace esser prevenuta, ma non comprendo la differenza: la musica di oggi mi par troppo aliena, chi è che erra, chi è che sbaglia? Lo mostrerei io, che son già qua, e invero ragionavo su come porre la cosa se la chitarra senza nota non mi avesse già aiutato lasciando rotolare la corda nuova verso di me. Il giovane se n'accorse tardi ma quando vide che la nota era divenuta più lunga di un gomitolo di lana restò rapito e decise senza dubbio di seguire filo ignorando se questa Arianna era un caso benigno o fatale. La donna, sempre curiosa, lo seguì e assieme vennero verso il mio loco, caldo come l'estate, ma colmo di dannati. Ci eravamo persi a metà del cammino, la lunga tracciava una via troppo lontana per esser del caso e con, l'avanzar, iniziai a insister di tornare indietro e di tirare la corda da là, ma non ne voleva sapere e più curioso che spaventato proseguimmo sino ad accorgerci che ci eravamo inoltrati entro delle mura, mura antiche dal tempo consunte, abbandonate dalla mente e dalla carta sicchè non videmmo alcuna presenza ne indicazione stradale. Ma, ahimè, accadde che quando fummo troppo all'interno e il capo della nota trovammo, le fiamme si destarono lungo quelle pietre e improvvisamente il tutto divenne lo scenario di una tragedia infernale. Inutile aggiungere che ci stringemmo forte intimiditi da cotal stregoneria e pieni di timore ci guardammo attorno alla ricerca di una via d'uscita. E non v'era e avrei iniziato a dannarmi per esserci esposti a questo inferno se non fosse che iniziai a sentire un fischiettare e vedere una presenza che avanzava ivi verso di noi. Costui tenea alle spalle una chitarra tracolla e, mani in tasca, avanzava con passo sicuro senza che le fiamme recassero danno alla sua salute e al suo vestiario, che di semplice scelta parea essere dei nostri giorni. Quando vidi, però, la sigaretta in bocca e quel volto attorniato dalla chioma a me troppo conosciuta allora esclamai: -Il poeta è tra noi! -Ma qual poeta?- gridò la fanciulla. -Porta a seco un'acustica, non versi e scritti. M'inchinai dinanzi al miracolo di quel suono in cotanta sventura e trattenendo il verbo della dama attesi che lo stimato spirito mi concedesse udienza. -Pargoli d'esperienza che ignari vagate, lasciate ogni pregiudizio voi che entrate, qui si vaga nel sentiero della povertà, del dolore, peccato e di vizi senza carità. -Seguì un momento di silenzio ove ruppe in una soave risata. -Spaventarvi non era mio desio, ma altrimenti non avrei saputo come accoglierivi nel loco. -Tu se' lo mio maestro e segno della musica d'onore, ditemi perchè questo viaggio in un posto tanto deplorevole? -Udii per caso il vostro parlare e in aiuto alla tua opinione scelsi di farvi scender quaggiù, per mostrarvi le risposte alle domande che vi poste lassù. La signorina della musica voleva sapere, bene qui nella città dolente giacciono gli spiriti di questa e di quell'altra era, uniti nell'unica colpa di aver reso puttana la musica d'uman concepimento. Camminate meco e alcuno danno vi sarà torto. E così facemmo e sapeste quale pena, quale sventura erano vittime quelle anime eretiche: di una città ardente ogni cosa era usufruito per suddividere le anime in base alle colpe: chi per soldi, per negligenza, per vizio, per fama, per censura, per la gloria sua a scapito dei discepoli e così via ogni peccato era selezionato meticolosamente da un mostruoso organo delle cui canne erano formate dalle gole di coloro che perirono per mano di chi mentre li mandava all'altro mondo con l'udito si serviva della musica per coprire le loro urla di dolore. Ora quell'organo avrebbe urlato forte tanto quanta era la pena da infliggere e con dolore o rabbia in base a quale suddivisione sarebbero dovuti andare i peccatori. A loro le mani venian mozzate per esser gettate sulla tastiera perchè sarebbero state quelle stesse mani che peccaron in vita a drecretare la pena da morto, suonando o meno secondo la loro coscienza. Così marchiati venian trainati da sirene grottesche nei siti destinati e qual stupore quando vidi portar via le anime chi non avrei mai sospettato! Lully il francese, natio florense, che vissuto alla corte del Re Sole estinte la concorrenza dell'altrui composizione, e assieme a lui tanti, altri nomi a me illustri che or ritrovavo a marcire tra le fiamme d'inferno. -Quale fu il mio errore di giudizio nell'adorare sti falsi maestri? -Sol qui si sa se furon falsi o giusti, ma anche nelle scuole, che tu chiami conservatori, vi camminan tante menti che se con la bocca parlan da profeti, con l'udito son sordi alle nuovi note. Costeggiando così l'enorme creatore di oscure litanie, che parea non voler mai finire arrivammo in una radura, ivi venimmo colpiti dai lamenti di quella che da lontano ci parea gentil donzella ma che a sentirla lamentarsi v'era da rimaner terrorizzati tant'ea l'asprezza della voce sua. Venimmo tosto informati che trattasi dell'equin signora che in vita dilettavasi a defenestrar lo timpano altrui ragliando senza armonico rispetto versi dedicati a quello che dei defunti è il mese. Ella era stata tosto fornita di giogo e briglie che la tenevan solidamente ancorata all'aratro suo, etterna pena concordata per chi per soldo o vanità avesse martoriato il sacro pentagramma. Tentammo di interloquirvi mentre i satanassi le schioccavan le carni di sonora scudisciata ma altro non ottenemmo che la solita ragliata narrante di città che si spengon d'istante nel penultimo mese della calenda. Dal nostro accompagnatore vate e menestrello venimmo informati che lo suo nome in vita era Gaetana e che per colpa del malefico sortilegio del tubo catodico era stata strappata dalla sua mezzadria e lanciata tra le stelle senza che di esse avesse la luce. Mentre la vedevamo di fatica allontanarsi trascinando lo peso dell'etterna sua pena, lo nostro sguardo attirato venne da due degli aguzzini suoi, nonostante le corna, la rossa pelle e gli equini arti inferiori, le loro facce ci parean aver un che di famigliare, essi pungolavano di puro istinto sadico le carni di quella mula da soma dall'aspetto umano esibendo un sorriso malefico che sapea di vendetta ascoltando di volta in volta lo suo eterno lamentarsi. Il nostro vate e menestrello ci disse poi che li nomi di codesti due sadici aguzzini in vita eran Luigi e Rino... Poi ci imbattemo in un tizio che si professava re ma che in realtà era re di niente. Imperterrito continuava con la sua falsa corona a cantar senza decoro della sua famiglia una squallida revisione delle riprovevoli gesta. Continuava a ripeter che niente avevan fatto nonostante la fuga per non risponder delle loro azioni come il più disgustoso ratto, nella sua orrenda e cacofonica litania continuava a professar falso amore per la sua terra natia, ma poiché quivi siam negli inferi e chiunque vi sta deve soffrir la sua pena scoprimmo che da nessuno qui viene ascoltato ed errare in eterno esilio gli tocca con il peso d'un pianoforte sulla schiena. Codesta era la sua pena per aver offeso il buon gusto, il paese, la musica e coloro che dicea esser la sua gente. Allontanantoci da codesto altro eretico ci voltammo per proseguire il nostro tristo viaggio senza porgergli il benche minimo e immeritato viatico. Ci parve di camminar per anni mesi o forse ere, attraversando lande brulle infestate da mostruose fere, ci imbattemmo in ogni sorta di sacrilego della nota commercialmente torturato, in ogni mare in ogni luogo in ogni lago annegato. Ognuno di coloro che in vita condusse Euterpe a farsi puttana, languiva nella sua etterna pena con la speme che ogni giorno l'è più lontana. Infine la nostra guida, ci informò che oltre quell'arcata del nostro mondo v'era la soglia, mapprima di poter lasciare tosto questa terre di morte, ci volle far vedere un'altra anima dalla triste sorte. Essa in vita sua non aveva mai cantato o suonato eppure in altri modi la Dea aveva trasformato. Ci disse che la donna Ventura di spettacolo, nonostante non avesse di note la benché minima cognizione ebbe a scempiar la Dea tanto da meritar punizione. Servendosi dell'orrendo spettacolo raccattava personaggi di infimo e dubbio talento e a far sembrare tali scempi come qualcosa di bello riusciva nel suo intento, e fiera della sua incompetenza musicale avea continuato a far danni con la violenza di un fortunale. Tal punizione quindi le era toccata, in un banco di scuola in catene era stata imprigionata e colui che nell'altro mondo collega era dello nostro guidatore e mentore, colui che di fiere dell'est, di pulci d'acqua era cantore, le infliggeva la pena della sua infinita dannazione, tenendola in sofferenza d'etterna interrogazione, finalmente per la sua ignoranza ella pagava punizione, addogni ovvia sua risposta errata il cantore la colpiva di sonoro sganassone, estraendo poi dalle folte chiome un tristo archetto di violino continuava a scudisciarne le terga in una notte che non volgerà mai al mattino. Visti infine queste e altre cose la smarrita via era finita, giunti alla fine delle mura l'erba verde tornava a mostrarsi. -Rilancia il rotolo di nota e da dove veniste così tornerete. Congedarci senza grazie e senza onori mai avrem potuto dopo tali valori, e mentre il mi compagno trattava ancora di qualche teoria, io osai un'ultima cortesia: -Scusassi cantore, ma se quivi giacciono i dannati d'arte, perchè la vostra presenza in questo sistema? Egli sorrise, e rispose con garbo: -Io vago, io canto, della libertà ne sono il vanto, ma v'è un vizio che non abbandono, tra i tanti che condono. Di questi è il mio vecchio fumo, dove in paradiso ne ignoran anche il profumo e se ben hai capito io qui mi trovo bene, difatti qui... deh, v'è sempre da accendere.
  3. L'umano dietro la luce

    Potrei ingelosirmi... posto anche io una foto va, visto che non ne metto da eoni... un qualcosa di particolare stavolta (stavolta...)
  4. RACCONTI 68° CONTEST: HALLOWEEN TIME

    Un caso interessante per il Dottor D. Vi era da tempo, negli angoli oscuri dell'umana perversione un occhio che puntava verso le orride coscienze altrui. Non puntava per svago, ne per passione, puntava perché questo era il suo verbo e ad esso era devoto, rapito e affascinato. Egli si vantava del potere che aveva, un potere attribuito dalla conoscenza dell'occhio, l'occhio vedeva, l'occhio sapeva e quello che conosceva gli permetteva di gioire su se stesso, in un piacere intimo e sublime al tempo stesso. L'occhio non era da solo, l'occhio portava piacere ma il piacere veniva provato intensamente dal nulla empio di ogni cosa e lo strabordare delle sue sensazioni, quasi fosse in vita, provocava incidenti, incidenti causati dai casi e ad essi reincarnati in atti. Testimonianza di Gregory: Mi guardano, mi fissano di continuo. Che la mia anima possa trovar riposo il giorno che la morte, mossa dalla pietà, venga a cogliermi da quest'inferno: sono giorni, anni che l'agonia persevera nella mia mente, niente dà più pace, niente dà speranza alcuna. Oh Liliane, amore mio, perdonami per quello che ti ho fatto, perdona quest'uomo che ha ricambiato il tuo puro e candido amore con la maledizione di una mente corrotta. Il mio amore per poco non ti ha ucciso, le mie mani, dalla felicità dell'unione ci hanno portato soltanto a questa tragedia che non so rimediare. Quando ti incontrai ero felice, io, giovane ma timido ragazzo che aveva difficoltà anche soltanto a rivolgerti la parola, tu, la ragazza col sorriso che sbocciava come la più bella delle rose. Quando mi accorsi che ogni volta che ci incontravamo nel parco mi ricambiavi lo sguardo con quel sorriso capii finalmente che avevi deciso di concedermi la grazia di conoscerti, tu che sei e resterai per sempre la più splendente luce che abbia mai illuminato questi pazzi occhi.. Perdonami, mi guardano, li sento, non mi permettono di gioire nemmeno nei ricordi. Non voglio perdermi ancora, non voglio dimenticare, io devo scrivere. Il mio problema risale dai giorni d'infanzia, nulla è chiaro se non la presenza stessa dell'oscurità che avvolge i miei ricordi allo stesso modo cui cinge la mia ragione. La rabbia, l'ira, l'aggressività avevano iniziato a uscire dal mio corpo senza che potessi impedirne il flusso e vergognandosi di me i miei genitori mai mi avevano mostrato in pubblico per troppo tempo, il timore che li potessi disonorare era più forte della loro voglia di aiutarmi e in quei giorni di solitudine l'unico mio appiglio era mio fratello maggiore Ewan. Era il mio amico, il mio confidente, il mio psichiatra, il mio confessore e infine forse era anche la cosa più vicina a quel che si potrebbe definire “un padre”. Quando poteva mi stava sempre accanto e a lui ho fatto affidamento per tutte le volte che il lume mi è venuto a mancare. Ho un vago ricordo, tre persone in una stanza della nostra casa: io, mio fratello e uno sconosciuto. Lo sconosciuto era una donna e la donna era a terra morta, che fosse morta lo dimostrava la macchia di sangue che bagnava i suoi capelli, e le mie mani sporche anch'esse dello scarlatto fluido dimostravano nient'altro che l'avevo uccisa io. Eravamo grandi, ma fu mio fratello a prendere in mano la questione e mai più mi sarei ricordato di questo incidente se non fosse riaffiorato durante la seduta di ieri. Si Liliane, avevo deciso di farmi curare da uno psichiatra. So che ho sbagliato a non dirtelo ma era mio compito rimediare alle mie colpe senza portare imbarazzo o preoccupazione ad alcuno. Il dottor D. ha compreso il mio disagio e assieme abbiamo lavorato per risolvere questa malattia dell'anima. Seduta dopo seduta e con pratiche di ipnosi ho trovato alcuni miglioramenti e alla fine ho capito chi era il mio vero nemico. Non avrei potuto far altrimenti: la mia rabbia era incontrollabile e dopo pochi anni dal matrimonio avevo scoperto che il mio autocontrollo si stava sgretolando come argilla nel mare. Mi implorasti di invitare da noi il mio fratello con cui da anni non avevo più rapporti e quando arrivò preoccupato provai speranza e disprezzo allo stesso tempo. Avevo paura di sentirmi messo al confronto con lui e di risultare un mostro, le cose migliorarono, la sua presenza mi calmava, ma poi il crollo avvenne più violento che mai: quando mi svegliai per via dei tuoi pianti, ti vidi piena di lividi e mi accorsi di averti picchiata violentemente mi sentii morire dentro e, se non fosse stato per mio fratello, quella stessa notte mi sarei tolto la vita per il profondo disprezzo che provavo per me stesso. Il giorno dopo decisi di recarmi dal dottor D. I giorni passarono e ogni mattina la casa si riempiva dei segni della mia ira: oggetti rotti, il gin e il brandy che si riducevano sempre più rapidamente a vetri vuoti e spesso ridotti in pericolose schegge, mio fratello che in privato mi raccontava di aneddoti spaventosi accompagnati subito da parole di conforto e io che, terrorizzato, giorno dopo giorno imploravo il dottore a salvarmi da questo flagello. Ma un giorno, uno qualunque, rividi la scena: la vecchia casa dove vivevo ancora giovane, la ragazza sdraiata in mezzo alla stanza. Accanto a lei mio fratello, in piedi, che la guardava. Io, che entro dentro la stanza e richiudo la porta alle mie spalle e allora mio fratello lascia cadere qualcosa e corre verso di me, mi porta verso il corpo e mi fa toccare il suo viso. Un viso dolce, un viso freddo. Mi spavento e cerco di rianimarla. -È morta e tu l'hai uccisa. -Cosa? Fratello, io... -È morta e tu l'hai uccisa! L'urlo fu così forte che lo sentii provenire dalla mia coscienza. E quando il dottore mi fece svegliare allora capii, capii chi era il mio vero nemico! Chi era il traditore che mi aveva soltanto usato per mascherare i suoi crimini distruggendo la mia vita, la mia reputazione, il mio rapporto con te. Quel giorno tornai a casa di corsa spaventato e rendendomi conto di quanto tempo ti avevo lasciato nelle sue mani, la nostra vita nelle sue mani! Perché non ci ero arrivato prima? La mia amnesia, i tuoi lividi che si formavano di notte, quando non potevi distinguere chi era realmente il tuo carnefice... la violenza! Mio Dio, cosa ti aveva fatto! L'avrei ucciso, avrei messo fine a questa miserabile e crudele farsa in cui mi aveva rinchiuso dall'infanzia. Era il 31 ottobre. Le foglie secche accumulate davanti alla porta si sgretolarono sotto i miei passi e ad ogni gradino la mia collera aumentava e quando entrai dentro vi vidi conversare seduti sul divano, notai immediatamente la bottiglia di scotch sul tavolo e i due bicchieri ancora umidi per l'utilizzo. Tu, povero mio amore, eri esausta dagli ultimi eventi e ti eri addormentata aiutata dall'alcool e lui, quel viscido aspide, era accanto a te fingendo di vegliarti, aspettando che i tuoi poveri occhi si assopissero del tutto, di colpo mi riaffiorò alla mente l'immagine della donna stesa in mezzo alla stanza e capii che lo stava per rifare, avrebbe ucciso mia moglie per far ricadere ancora una volta la colpa su di me! Non l'avrei permesso. Intanto mio fratello, sentendomi entrare, si era alzato venendomi incontro: -È esausta, lasciamola dormire un poco. -Giusta osservazione, che ne diresti allora di uscire fuori a fare una passeggiata? -Ma come, sei appena tornato. -Avevo intenzione di parlarti di una cosa molto importante, ed era mia intenzione parlartene il prima possibile. -Va bene, lasci che prenda almeno il cappello. Così fatto uscimmo e quanta voglia avessi di uccidere mio fratello quel giorno lo sapete benissimo, cielo quanto avrei desiderato poter trasferire tutte le mie colpe a lui per poterne uscire indenne e invece la mia figura, la mia reputazione era sporca quanto il fango e se avessi ucciso mio fratello così su due piedi e fossi tornato a casa che cosa avrei detto a mia moglie? Di certo non avrebbe potuto credere a nessuna delle scuse che avrei potuto tirar fuori, dovevo crearmi un piano. Mentre così ragionavo accadde la tragedia: probabilmente un furto o un inseguimento ma correva verso di noi una carrozza a tutta velocità e il cavallo, impazzito forse per uno sbilanciamento del carico in curva, era scivolato finendo per trascinare il carro esattamente verso di noi. Io in quel momento vidi la morte in faccia e non so in che modo pregai per potermi salvare e poter rivedere la mia Liliane. Dal diario di Liliane anni dopo l'incidente della carrozza: Fu mio cognato Ewan a darmi la notizia della morte di mio marito. Non so se quel giorno provai più dolore per la sua perdita o sollievo per la fine delle nostre sofferenze, amavo mio marito e sapevo che non erano opera sua quegli scatti d'ira, ma di un demone che era in lui, glielo leggevo negli occhi in quei momenti...ma negli ultimi giorni non riuscivo a distinguerli più l'un dall'altro. Ewan fu un vero amico per me e decidemmo di andare a vivere insieme altrove, in un posto nuovo, a vivere una nuova vita senza più sofferenze. Non riuscivo più a stare senza di lui, troppo forte era il legame che ci aveva unito durante quei giorni bui e se non fosse che ora ci siam maritati avrei detto che allora lo sentivo come un fratello. Il matrimonio con Ewan non l'ho mai vissuto come un tradimento nei confronti di Gregory, non eravamo amanti mentre stavo con lui e solo anni dopo il mio lutto ho scoperto di provare qualcosa per suo fratello. Ewan mi ricorda Gregory nei giorni più felici, è come se l'anima di suo fratello fosse rinata pura in lui e non so se sia per il forte legame creatosi sembra conoscermi intimamente da più tempo di quanto sia in realtà. Ora sono felice e anche se sto vivendo questa nuova vita, ogni giorno prego per il mio defunto consorte, che riposi in eterno e trovi nell'aldilà quella pace che non ha mai avuto in vita. Ultima testimonianza di Ewan prima della sua morte: Non riesco a capire cosa stia facendo mio fratello nel tempo libero, torna la sera stanco e l'unica confessione che riesco ad estorcergli è che ama fare le passeggiate per cercare di lenire il suo malessere interiore. Provo pena per lui, da piccolo i nostri genitori si vergognavano del suo problema e l'hanno tenuto per anni segregato in casa permettendogli di uscire solo per poche ore alla settimana. Chiunque uscirebbe destabilizzato da un'infanzia del genere. A forza di crescere da solo temo che abbia avuto problemi per distinguere il vero dall'immaginifico: ricordo ancora di un singolare e triste episodio che ci accadde da piccoli; era venuta a trovarci una nostra cugina, Elizabeth, e portava con se una grande bambola di porcellana, molto bella, che quasi sembrava una bambina vera. La presentammo a Gregory che non si ricordava di lei e appena gli sorrise lui abbassò la testa e scappò intimidito nella sua stanza. La sera, quando Elizabeth tornò a casa, mi accorsi che era partita senza la sua bambola e mi misi a cercare per la casa la stanza dove poteva essersene dimenticata. In una sala del primo piano vidi la bambola per terra, rotta, piena di segni di inchiostro sui cocci della faccia. Mentre cercavo di capire che era avvenuto mi accorsi di esser osservato e notai mio fratello nascosto dietro la porta, gli andai incontro e vidi le sue mani sporche d'inchiostro. Cosa stesse scrivendo non ne ho idea, a mio fratello piaceva molto scrivere in assenza di altri svaghi, ma ci rimasi male nel sapere che aveva rotto un oggetto altrui molto prezioso e nemmeno si fosse degnato di chiedere scusa. Lo percossi e lo portai davanti alla bambola urlandogli “Perché l'hai fatto? Perché l'hai rotta?” ma lui in tutta risposta iniziò a piangere e urlare rispondendo “Non l'ho uccisa, non l'ho uccisa!”. La sua reazione mi sconvolse a tal punto che allentai la presa e lo vidi rifugiarsi nelle sue stanze. Che cosa gli fosse preso non ebbi mai a saperlo. Crescendo avevo la speranza che la sua malattia si attenuasse e infine svanisse, per molti anni non ho avuto contatti con lui e credevo che le cose andassero meglio, quando ho saputo che si era sposato e che aveva problemi con la moglie ho temuto il peggio e la notte che le ha fatto violenza avrei quasi chiamato il manicomio se le lacrime di lei non mi avessero fermato. Non riesco a capire come una persona possa far del male in questo modo e non ricordarselo nemmeno. Ora ama stare quasi tutto il giorno fuori casa continuando a ripetere che va fuori a fare delle passeggiate, prego il cielo che non commetta qualche follia. La povera Liliane è esausta, credo che le offrirò un po' del mio scotch per rinfrancarla e farla dormire un po'. Dal taccuino del dottor D. Oggi è entrato uno strano individuo senza prenotazione, approfittando della mia ora di pausa è entrato nel mio studio frettolosamente, notai subito che era sconvolto e continuava a ripetere tra se che “se ne era andato”, che “si era liberato”, che “l'aveva visto morire con i suoi occhi ma che continuava a seguirlo”. Con tono cordiale e rassicurante, per non sconvolgerlo ancor di più lo convinsi a espormi il suo problema ed egli mi guardò incredulo e sbottò un: -Mi segue, dottore, lui continua a seguirmi! -A chi vi riferite? -Mio fratello, è ovunque, l'ho visto morire con i miei occhi ma è ovunque! -Spiegatevi meglio figliolo. L'uomo tremava come una foglia in balia di una tempesta, persino la voce era talmente convulsa e singhiozzante che temetti crollasse totalmente da un attimo all'altro. Lentamente indicò col dito tremolante, lo specchio che si trovava appeso ad una parete: -Che cosa vedete li? -Due uomini, io e lei per la precisione. -Ma l'altro è Ewan! -Ewan? Chi è Ewan? -Mio fratello... di Gregory... -Oh ma allora voi siete il fratello di Gregory Winston, Ewan! Si ricordo, mi parlò spesso di voi nelle nostre precedenti sedute. Piacere di conoscerla sir, io sono dottor D un medico psichiatra e Gregory è un mio paziente da qualche mese. -Si, io lo so... -Ah lo sapete? Capisco, dunque mi stavate dicendo che vostro fratello...? -È morto signore... -Le mie più sentite condoglianze, davvero mi dispiace, oggi sembrava aver riacquistato un tassello importante per la sua guarigione. -Si, lo so... ma vede dottore, mio fratello mi segue. -Vi segue dove? L'uomo continuò a indicare lo specchio. -Ma io continuo a vedere solo noi due. -Io non capisco... Capii che era scosso, probabilmente la morte del fratello l'aveva colpito a tal punto da crearsi questa immagine mentale del defunto. Lo feci sedere e cercai di tranquillizzarlo, dopo alcune ore finalmente sembrò ragionare e lo vidi metter mani nel portafoglio per guardare i suoi documenti. -Io sono Ewan... -Certo signore, ora ascolti il mio consiglio: vada dalla sua cognata, di sicuro ora avrà bisogno di qualcuno che la conforti. -Si, io sono Ewan e devo andare, ma quegli occhi, i suoi occhi mi fisseranno di continuo... L'uomo se ne andò, quasi svuotato della sua consistenza, un guscio vuoto che vagava nella terra dei vivi. Lo vidi attraversare la strada dalla finestra e allora potei finalmente sorridere alla fine del mio ennesimo caso. Io sono il dottor D. e sono il medico della vostra mente. Il mio compito è quello di trattare le “malattie dell'anima” come voi oggi amate chiamare quei fenomeni di cui voi non osavate neppure proferir parola, ma si sa, siamo nell'ottocento e le madre scienza ha soppiantato la stolta superstizione: tutto è spiegato scientificamente, il mondo è umanocentrico, non esistono forze superiori o arcani accadimenti. Scientia imperatrix mundi Il nulla è stato smascherato e con esso tutte le favole medievali che sono state disarcionate dalle loro cavalcature di cartapesta. Nessuno è più lieto di me di codeste innovazioni. Homus faber malum et fortuna sua. O almeno questo è quello che credono... Biografia autori Agony (nato a Roma il 13\12\1983 – defunto a ? il ?) Nalea Erie (Nata a Orbetello il 6\12\1986 – defunta a ? il ?) Non v'è bisogno di raccontarsi, di cos'erano e fecero prima d'incontrarsi vi basti saper quando son nati, cos'han fatto insieme e che infine se ne son andati Fu in un bel giorno nel dei morti il mese, che si incontraron senza tante pretese Tra l'incontro, un pranzetto e due parole, parea un incontro del tutto normale galeotta fu la musica progressiva, che li fece avvicinare suonando ossessiva e dopo i primi e normali dubbi dell'inizio nei giorni seguenti nacque il sodalizio esso era spirituale, di lavoro e d'amore e di giorno in giorno si alimentava con rinnovato ardore la loro produzione letteraria fu di successo e a lungo continuativa come il dell'amor sodalizio che li univa vincevan riconoscimenti ad ogni occasione e non v'era loro libro che non toccasse quota “un milione” Da tempo oramai eran celebrità affermate ma evitavano chirurgicamente il mondano e di gala le serate nonostante il successo ben poco erano cambiati per loro era un gioco come dal giorno che s'eran incontrati dei guadagni e della fama di certo non eran bramosi gli bastava fosse ancora come quel gioco di cui prima d'esser famosi un bel giorno poi tutto d'un tratto accadde quello che si può dir, uno strano fatto come il giorno in cui al mondo letterario son apparsi di nascosto e senza clamore dalle scene son scomparsi furon formulate le teorie più assurde fantasiose e forti tra cui ovviamente quella che in realtà fossero morti questo è possibile ma nessun purtroppo ne sa di più quel ch'è certo è solo che nessuno li vide...mai più... (-Cara! Mi passi per favore quel cocktail di papaya? -Certo tesoro, però tu gentilmente potresti dire a questo nativo che per il massaggio pomeridiano voglio l'olio di Jojoba? Lo farei io ma non parlo bene l'inglese lo sai! Grazie! -Amore...da quando secondo te i polinesiani parlano inglese?... … …) Mai più...
  5. 68° CONTEST - HALLOWEEN TIME

    io e Nalea ci siamo con il solito racconto a 4 mani (devo pensare a come farla fuori per la biografia...)
  6. VINCITORE 66° CONTEST - INFERNO MODERNO

    grazie a tutti! @ Enrica: ovvio che ho messo l'equin signora all'inferno, passi la voce da asino ragliante, passi che ha avuto l'ardire di stuprare "ma il cielo è sempre più blu" di Rino, ma che sputtani anche "ciao amore ciao" di Tenco proprio no merita le pene dell'inferno nel peggiore dei modi
  7. Vi piace disegnare?

    ora capisco molte cose...
  8. Vi piace disegnare?

    beh dai...pensavo peggio...finché non decidi di sostituire il cervello con uno Zilog Z80 non mi preoccupo...
  9. Vi piace disegnare?

    http://img27.imageshack.us/i/espressionismo.jpg/ http://img188.imageshack.us/i/kraken2e.jpg/ http://img196.imageshack.us/i/krakenkh.jpg/ http://img33.imageshack.us/i/provanaufragocopia.jpg/ http://img682.imageshack.us/i/tomorrow.jpg/ li ho postati anche nell'altro topic, ma visto che se ne riparla... p.s. Jack, se vogliamo Dis è anche più biomeccanica di Giger...ho il forte dubbio che prima o poi proceda a applicarsi qualche innesto cibernetico XD
  10. Dio è morto

    Ho appreso la notizia solo oggi... che dire, una delle più belle voci del panorama rock-metal se ne va, rimarranno fortunatamente tutte le testimonianze eterne del suo talento con i Sabbath, i Dio, i Rainbow e in ultimi gli Heaven and Hell... Rest in peace Ronnie...
  11. Biodiversità

    Che uomo pieno di risorse Valo...mi tiri fuori anche L'avvelenata di Guccini (hai un quarto d'ora di mia stima incontrastata per questa citazione) Mhhhh comunque se io devo dire cosa credo mi differenzi della maggior parte dei miei contemporanei...beh direi senza dubbio la curiosità: molti spesso mi definiscono, immeritatamente, una persona estremamente acculturata (spesso mi apostrofano come "Lucapedia") ma tutto questo non è vero, il fatto è che sono estremamente curioso e ogni volta che scopro qualcosa di nuovo non mi do pace finchè non mi sono informato a livelli maniacali su quella specifica cosa. Quindi si, direi la curiosità senza dubbio, cosa che non trovo in molti miei contemporanei, ovvero si limitano a prendere quel che di superficiale gli viene messo a disposizione su un argomento e non hanno interesse ad approfondire.
  12. L'umano dietro la luce

    ehm...COFF COFF :evil:
  13. La Festa della Donna

    Povere generazioni odierne, cresciute senza una figura paterna che che mischi amorevolmente le vertebre a suon di bastonate...senza una madre che gli deformi il costato a vergate...senza un padre che deformi il costato sia a loro che alla madre... In che epoca buia viviamo... Facezie e frecciatine nemmeno troppo velate a parte, riconosco che vi sono virgulti altamente maleducati e irrispettosi, ma a mio modestissimo parere non è portandosi al loro livello, non è diventanto a propria volta maleducati e irrispettosi che gli si insegna che quel che stanno facendo è errato. "onora il padre e onora la madre e onora anche il loro bastone, bacia la mano che ruppe il tuo naso perchè le chiedevi un boccone" diceva un poeta di nome Fabrizio. In quel modo non si ottiene un reale rispetto, si ottiene semplicemente un surrogato dettato dalla paura, un'ipocrisia bella e buona, il rispetto vero lo si conquista con i fatti, con il buon esempio. Io non ho mai avuto bisogno di bastonate o distruzione di beni personali per far si che mia nonna abbia le mie premure, mi è stato insegnato con il buon esempio, con gli insegnamenti sul valore della famiglia. Posso capire la reazione di Unius...dico davvero, ma condividerla no, piuttosto che si guardi in faccia i genitori dei teneri virgulti e gli si dica "cosa hai insegnato a questi bambini\ragazzi?" "credi che la cosa migliore che puoi fare per loro sia mettere mano al portafogli e comprargli quel cellulare senza nemmeno avergli dato in minima infarinatura sul come ci si comporta?". Che il male si estirpi alla radice invece di metterci la coscienza a posto tirando due bastonate (parlo in senso metaforico ovviamente) e credendo di aver dato un reale insegnamento...non si pretende rispetto se non si da l'esempio in primis noi stessi...
  14. La Festa della Donna

    Ecco già questo ragionamento è leggermente più sensato dei precedenti, qui è possibile intavolare una discussione costruttiva: vero all'epoca ERA COSI' e in tal modo andava vissuta la vita, ma come sicuramente anche tu saprai, da quell'epoca ad oggi (anche nella tua sardegna, in tutto il mondo direi) tante persone hanno letteralmente sputato sangue per donarci quei pochi diritti i cui noi abusiamo oggi e dire "si stava meglio prima" beh sinceramente lo reputo un'offesa verso quelle persone che han preso botte (o alla peggio sono morte) per donarci un mondo migliore di quello che avevano loro, ora si può dire che non lo stiamo sfruttando al meglio? certamente, ma al giorno d'oggi non ci sono solo bambocci discotecari, lobotomizzati dal grande fratello o donne di facili costumi..no perchè oggi comunque ci è data la possibilità di istruirci (purtroppo molti non ne fanno buon uso ma almeno hanno scelta) e di discernere cosa sia meglio per noi...alltrimenti non saremmo qui a discuterne...al'epoca non era permesso discuterne... Ogni società ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma quella in cui viviamo oggi di certo non è la peggiore (almeno non in tutti i campi)...ripeto al costo di sembrare petulante...persone valorose (uomini e donne) han sputato sangue per donarci questo mondo che è mille volte meglio di quello di allora in quanto a libero arbitrio...ora sta solo a noi impegnarci per goderne appieno (cosa che concordo con te non molti fanno) senza stare a pensare che si stava meglio prima perchè cosi' non è di certo. (e dire che di solito sono io che sono definito anacronistico dai miei contermporanei...)
  15. La Festa della Donna

    beh come detto nel mio precedente post (in cui ti ho portato un esempio pratico di cui tu evidentemente non hai tenuto conto visto quel che hai scritto nel tuo post successivo) beh ti auguro veramente di trovarlo il tuo personalissimo varco interdimensionale per tornare a quella società...me spero vivamente che durante il passaggio in questo famigerato stargate le tue molecole si mescolino e che in quella società ti vi arrivi come donna...sono sicuro che saresti talmente contento da non voltarti per voler tornare...
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