Mid of Goban

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    Uno solo: la donna della mia vita.

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  1. Un'iniziativa di Escrivere.com, per brevi racconti horror (12mila-35mila caratteri), ambientati in luoghi reali di cui si conoscono miti o leggende popolari. L'obiettivo è di realizzare una specie di "guida turistica dell'orrore". È possibile partecipare al concorso inviando fino a 2 racconti. I racconti possono anche essere corredati da foto e/o illustrazioni. I racconti selezionati verranno pubblicati in un'antologia distribuita gratuitamente. Qui il bando completo del concorso: http://escrivere.com/groups/collaborazioni/forum/topic/bando-completo-di-creep-advisor/
  2. Quel contratto sembra la versione editoriale di stage che vengono offerti da molte aziende ai neolaureati: lavora (gratis) per noi, in cambio avrai un'esperienza da aggiungere al curriculum. Nel frattempo quelle aziende si arricchiscono con manodopera spesso volenterosa, motivata e soprattutto a costo zero. Un'esperienza da curriculum NON È un compenso. Prova a dire ai tuoi amici di andare in un supermercato, e poi alla cassa proporre una cosa del tipo: "guardate, vi pagherò solo quando supererò i mille euro di spesa. Nel frattempo voi potrete dire di avermi conosciuto, e che io ho fatto la spesa da voi!" L'idea che la casa editrice debba essere la prima a guadagnare è sbagliato, perché non sta guadagnando sul suo lavoro ma alle spalle di quegli autori e collaboratori che verrebbero pagati dopo. Come dire che una fabbrica assume operai, ma comincerà a pagare gli stipendi solo se il prodotto sarà arrivato a una certa soglia di vendite. Non esiste.
  3. In questi giorni ho pensato un po' a quest'idea, e ogni volta che ci pensavo mi dicevo che tutto sommato non era male. Però ogni volta sentivo che mancava "qualcosa". Oggi ho capito cos'è il "qualcosa" che mi mancava, e sono passato a buttare giù i miei pensieri. Moltissimi hanno risposto che l'idea non era male, ma che la musica doveva essere adatta al testo. Un po' come la colonna sonora di un film. Però, al contrario del film, la lettura è personale. Mi spiego. Il film è un prodotto finito. Comunque, è "più finito" rispetto a un romanzo. La mediazione tra pellicola e fruitore è minima. Un romanzo ha bisogno di passare attraverso la lettura. C'è uno strato di mezzo che lo rende poco adatto all'accompagnamento di una colonna sonora, perché anche la colonna sonora è immediata, mentre il romanzo non lo è. La dimostrazione più semplice riguarda il tempo di lettura. Anche a voler scrivere un pezzo apposito per una scena thrilling, per esempio, la resa non sarà mai come quella di un film: alcuni leggeranno la scena d'un fiato, magari "lasciando indietro" la colonna sonora. Altri invece, abituati a leggere lentamente, saranno solo a metà scena quando la musica terminerà. Insomma, proprio per il fatto che esiste una differenza tra l'immediatezza della musica e la mediazione della lettura, un romanzo non riuscirà mai ad amalgamarsi completamente a un'eventuale colonna sonora. Si, lo so, ho scritto da cani ma spero comunque di aver reso il concetto. Diverso sarebbe invece il discorso per concept album ispirati alle vicende di un romanzo. Però in quel caso la lettura e l'ascolto non dovrebbero essere concomitanti. Semplicemente per il lettore la musica diventerebbe un'estensione del romanzo quando non sta leggendo. Similmente a quanto detto da elphie.
  4. Rispondo anch'io al sondaggio, e come chi mi ha preceduto dico B. Ma, come Tagliacarte ha precisato, non sarei disposto a pagare un sovrapprezzo per la "colonna sonora". Quindi se per esempio l'ebook "liscio" costasse 4€ e l'ebook "colonnato" 6€, opterei per quello liscio. Il fatto è che con i supporti puramente digitali (come ebook e tracce mp3) secondo me l'accostamento è poco azzeccato. L'utente finale tendenzialmente usa questi due formati proprio perché "sa cosa vuole". Se volesse solo l'album, comprerebbe solo quello, magari su iTunes. Se volesse solo il romanzo, comprerebbe solo quello, magari da Amazon. Il "digitale" è un formato che di per sé dà molta libertà al fruitore, molto più dei formati fisici come libri e CD. Quindi qualsiasi accostamento tra diversi formati potrebbe risultare forzato (ed essere visto solo come una scusa per alzare il prezzo). Proprio per questo motivo, se decideste di portare avanti l'idea, il mio personalissimo consiglio sarebbe di lasciare all'utente la decisione finale, con tre diversi "pacchetti": ebook, mp3, ebook+mp3. In questo modo resterebbe intatta la libertà di scelta dell'utente finale. Altrimenti il rischio è quello che talvolta mi è capitato di vedere in libreria, ovvero che l'unica edizione disponibile di un testo è in versione "super-brossura-sburro-pawa-da-100-euri", e l'acquistavano solo i collezionisti.
  5. Sefora, ti aiuterei più che volentieri ma non ne conosco nessuno così approfonditamente da sapere le cose che ci chiedi... La mia unica conoscenza trans lavora come cameriere in pizzeria. Sul lavoro gli permettono di usare la divisa femminile, ma non so se gliel'abbiano concesso i proprietari o se sia permesso per legge. Peraltro, non so neppure se abbia cambiato sesso o meno. L'ho visto di tanto in tanto fuori da un locale della mia città che è un famoso ritrovo per la comunità LGBT. Ho scambiato due chiacchiere in pizzeria, qualche tempo fa, è lì che mi ha detto di essere trans. Sembra una persona chiusa. Ho notato che non parla molto con i suoi colleghi, ma forse è un'impressione che ho avuto solo dopo che ho saputo della sua condizione. Più di questo non ti so dire, purtroppo.
  6. Allora la questione è più semplice, e posso risponderti senza troppi giri di parole. Sì, io come lettore e come (aspirante) scrittore apprezzo molto la rapidità così come l'hai esemplificata nel tuo primo post. A prescindere dal mezzo con cui l'autore la trasmette.
  7. Non è male come idea, non ci avevo pensato. Da mettere anche questa nella lista delle possibilità.
  8. Io capisco il tuo punto di vista. La tua riflessione sul dualismo (chiamiamolo così) tra scenicità ed esposizione è interessante. Ma secondo me è un po' fine a sé stessa. Con questo non voglio sminuire il tuo pensiero, sia chiaro. Solo che secondo me si tratta di un "non problema". La questione dei gusti "lettore moderno", che pure esiste a livello di tendenza come hai giustamente precisato, è comunque incentrata su un concetto astratto che è poco riconducibile al lavoro di ciascuno scrittore o aspirante tale, in quanto ognuno di noi è terribilmente "concreto" durante la stesura delle proprie idee. Ognuno di noi sceglierà la scenicità o l'esposizione in base al proprio gusto personale e alle proprie esigenze narrative. E poco male se questo andrà contro la tendenza del lettore moderno. Se Manzoni avesse scritto per quello che all'epoca era il "lettore moderno", probabilmente non avrebbe ambientato i Promessi Sposi nel Seicento, non sarebbe andato a sciacquare i panni in Arno, né avrebbe infarcito il testo di tutti quei passaggi che a scuola ci parevano così noiosi. Se Garcia Marquez avesse scritto per quello che era il "lettore moderno" degli anni '60, avrebbe inserito nel testo riferimenti politici allora molto di moda, e probabilmente Macondo non avrebbe avuto quel tocco magico che la sua prosa è riuscita a conferirgli. Spesso gli autori più grandi vanno contro la tendenza del loro pubblico di riferimento. Eppure riescono comunque a piacere. Anzi, il più delle volte emergono proprio grazie a questo contrasto. Ma è mia convinzione che non cerchino appositamente il "contrasto" per emergere: semplicemente si adeguano, e adeguano il loro stile al messaggio che vogliono comunicare e alle premesse narrative che costruiscono. Insomma, non si fanno problemi su ciò che è "di tendenza" in quel momento: scrivono quello che vogliono, nel modo in cui lo vogliono. La "tendenza" diventa una questione da affrontare solo se si cerca il successo commerciale. Ma in quel caso dovremmo parlare della differenza tra ciò che il lettore vuole veramente e ciò che invece gli editori gli fanno credere che voglia. E finiremmo un tantino OT.
  9. La risposta, secondo me, sta nella tua ultima domanda. Non esiste il "lettore moderno", come concetto astratto. Ma esistono i lettori, tanti piccoli lettori concreti, ognuno dei quali con le sue preferenze e le sue idiosincrasie. Peraltro lo stesso "lettore concreto" può, in un determinato periodo della sua vita, preferire l'esposizione alla scenicità per poi cambiare idea. Chi glielo impedisce? Non solo: un lettore può apprezzare l'una e l'altra tecnica nello stesso momento in determinate opere, e disprezzarle in altre. Prendo come esempio il "lettore concreto" che conosco meglio: me stesso. Tendenzialmente apprezzo la scenicità. Purché porti "ciccia" alla narrazione. Mi annoiano terribilmente certi autori moderni che sotto il dictat dello "show, don't tell" mi mostrano persino le scene in cui il protagonista va al cesso per pisciare. Di contro se scritte bene certe scene mi tengono incollato al testo (vedi le "Cronache del ghiaccio e del fuoco" di Martin). Allo stesso tempo però non posso dire di disprezzare l'esposizione. Probabilmente il mio romanzo preferito è proprio "Cent'anni di solitudine". E anche un altro romanzo in cui l'esposizione la fa da padrone è nella mia top ten, ed è quello da cui avevo tratto il mio nickname quando mi ero iscritto qui, ovvero "I figli della mezzanotte" di Rushdie. Esistono però romanzi in cui l'esposizione mi ha annoiato. Per esempio "Il fiume della vita" di Farmer, che ha una bellissima idea di fondo ma la cui narrazione mi è risultata così ostica da farmi decidere di non continuare la lettura della saga. Insomma, non esiste un "valore" da trasmettere. Esistono solo opere scritte bene, e altre scritte meno bene. Io leggo le prime e cerco di evitare le seconde, indipendentemente dalla tecnica narrativa utilizzata.
  10. *************** Riesumo questa discussione perché ho un problema simile a quello che Daniele aveva esposto un paio d'anni fa. Stavo scrivendo per il contest di Penne Matte. Il mio doveva essere un racconto di massimo 20mila caratteri, come da regolamento, e andava pubblicato sul loro "social-sito" per partecipare al contest. Solo che dopo pochi giorni di scrittura ho notato che l'idea aveva del potenziale, e l'ho ampliata. Il testo non può più partecipare al contest, poiché ormai supera abbondantemente il limite consientito (sono a 35mila, ma devo aggiungere altro materiale, quindi direi che a fine stesura arriverà a 40-45mila battute). Non è un racconto, ma non è neppure un romanzo. Diciamo che è una "novella". Però mi sta piacendo, e volevo pubblicarla perché anche altri potessero leggerla. Non spedirò mai la novella a una CE per ottenere la pubblicazione in cartaceo, però credo che nel mercato degli ebook potrei trovare una collocazione accettabile. E quindi volevo chiedere un parere a voi su come comportarmi. Le mie idee sono principalmente due: 1) autopubblicazione; 2) ricerca di una CE che pubblichi esclusivamente in digitale, anche testi brevi (per esempio la Nativi Digitali ha una collana per opere di 70mila battute o meno). Entrambe le soluzioni hanno i loro pro e i loro contro. L'autopubblicazione mi consente una maggiore libertà. Potrei anche decidere di distribuire la novella gratuitamente, per esempio. La CE, di contro, mi consentirebbe di avere un lavoro professionale dal punto di vista dell'editing e dell'ebook. Voi cosa mi consigliereste? In alternativa, avreste altre idee oltre alle due che mi sono venute in mente? Grazie a tutti.
  11. Ci sono molti esempi, come ha detto anche Yatta. Per me non è affatto strano: basta che non sia una "città capoluogo", per dire. Difficile sostituire la capitale d'Italia con una città inventata, perché Roma è troppo riconoscibile. Discorso identico per Napoli, Palermo, Reggio e compagnia. Ma se usassi una cittadina più piccola andrebbe benissimo. Per esempio, io sono di Bergamo. Potrei ambientare un mio romanzo a Treviglio, che non è una città come Milano, ma non è neppure piccola: 30mila abitanti, che nel Nord significa "cittadina". Oppure in una cittadina inventata di nome Scantriglio, sempre di 30mila abitanti. Se decidessi per Scantriglio potrebbe suonarti strano solo se tu fossi di quella zona, e solo se io dessi riferimenti precisi (per esempio, descrivendolo come confinante a un comune davvero esistente, come Caravaggio). Ma in tutti gli altri casi non suonerebbe strano affatto. Prendo te come esempio: se scrivessi qualcosa di Scantriglio, ricalcandolo su Treviglio e non dando indicazioni precise se non "provincia di Bergamo", a te sembrerebbe strano?
  12. Le soluzioni a disposizione sono 3, tante quante le problematiche che incontri. 1) modifichi leggermente trama e personaggi per renderli "napoletani". In questo modo potresti ambientare il romanzo nella città che conosci meglio. È la soluzione più semplice e meno faticosa. 2) ti documenti in maniera molto approfondita su un'altra città: Roma, Milano, Firenze o quant'altro. Non è impossibile, ma ti costerà fatica, anche perché così come Napoli anche le altre città hanno delle tematiche e realtà specifiche, che spesso un forestiero non può capire del tutto. L'ideale sarebbe documentarsi e fare almeno un paio di viaggi nella località in questione. Resta comunque la soluzione più complessa, anche se di certo è molto interessante. 3) crei una località di fantasia, che magari ricordi i caratteri di una zona che conosci bene (nel tuo caso, la Campania). Ricordo di un villaggio inventato, situato in un non meglio precisato punto del Sud America, di nome "Macondo": ha fatto la fortuna di un certo Gabriel Garcia Marquez...
  13. Conosci una casa editrice che regala 500 copie a un esordiente? Dimmi qual è. Qui. Ora. Subito. Direi che l'idea di freccetto di vendere su piattaforme come ebay può essere presa in considerazione, soprattutto se abbassi di molto il prezzo di copertina. Tanto se sono regalate è tutto guadagno.
  14. Grazie mille per il tuo aiuto, sefora. Preziosa come sempre.
  15. Ciao a tutti. Ho effettuato una ricerca rapida, ma non ho trovato materiale nel forum, quindi inizio una nuova discussione. Ho bisogno di farmi un'idea su ciò che accade durante una separazione quando ci sono di mezzo dei figli. Supponiamo che una coppia si sia separata dopo che il marito ha scoperto che la moglie si prostituiva anche dopo il matrimonio. A quel punto il marito ovviamente non vuole l'affidamento condiviso dei figli, e cerca di ottenere l'affidamento esclusivo. Come funziona? Il padre ha la possibilità di ottenere l'affidamento esclusivo? Se sì, quali potrebbero essere i termini? (diritto di visita della madre, diritto alla casa coniugale, ecc.) Inoltre, è possibile che in questo caso il marito ottenga la separazione con addebito? Se sì, anche in questo caso, quali potrebbero essere i termini? In particolare: la moglie (che escluso il "lavoro" di prostituzione è disoccupata) avrebbe diritto al mantenimento? Infine, ogni quanto tempo può essere riesaminata la sentenza? Che speranze ha la moglie di vederla cambiare, e cosa deve fare per sperarlo? Oltre a queste informazioni, qualsiasi altra info legale su separazione e affidamento in casi simili è ben accetta. Grazie.