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Riddle Seeker

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  1. Anche io mi ricordo! Quanto tempo è passato... bentornata (fortunatamente non tutti cambiano nick come me, così è più facile identificare le vecchie conoscenze tra gli utenti)
  2. Mi rivolgo a tutti coloro che hanno inviato la sinossi da fine luglio in poi: qualcuno ha poi ricevuto una risposta oltre a quella automatica? Io l'ho inviata il 26 luglio e da allora non ho più avuto notizie (ma sono consapevole che era periodo di ferie). Vediamo se ci sono altre opinioni
  3. Tanti auguri @wyjkz31! (ormai in ritardo)
  4. Ciao @MartaD e scusa per il disturbo... per caso sapresti dirmi quanto a lungo resteranno aperte le selezioni?
  5. Auguri!
  6. Io c'ero e ricordo vagamente le variazioni del tuo nickname in r-astro/rastrello e simili... Nel frattempo anche io ho cambiato nome (a supporto della tesi che tutto è mutato) Bentornato!
  7. In realtà io trovo anche un'altra analogia tra matematica e scrittura. Ho osservato che in matematica esistono persone con due tipi di attitudini diverse: c'è chi ha moltissime idee e ha una propensione all'astrazione, al ragionamento di alto livello e c'è invece chi si sofferma solo su poche idee alla volta, fino a sviscerarle del tutto, dedicandosi a una loro formalizzazione dettagliata e precisa. Si potrebbero vedere queste due attitudini come "trama: molte idee, pianificazione generale" e "stile: descrizioni, scelta del lessico, ecc... ". Per me la questione di quale sia più importante non si pone. Sia in matematica che in scrittura (e chissà in quanti altri campi) non è una buona cosa andare solo in una direzione. C'è bisogno di muoversi sia in ampiezza (idee, trama, ...) che in profondità (dettagli, stile, ...). Non esiste un elemento più importante dell'altro, a mio parere. P.S. Bella discussione, davvero interessante!
  8. Hai ragione @Silvano Brancusi e seguirò il tuo consiglio. Sono consapevole che le critiche servono ad andare su e migliorarsi, il problema è che scrivo già da un po' e ne ho ricevute parecchie, ma purtroppo ho dei lunghi periodi di stacco tra un racconto e l'altro che me le fanno dimenticare. Probabilmente per me il tuo discorso vale al contrario: c'è il rischio concreto che abbia fatto qualcosa di migliore in passato (senza bisogno di pensare al futuro). Con questa sorta di ritmo altalenante dopo un po' il rischio di abbattersi è concreto, perdonami.
  9. Tanti auguri, anche se temo di essere in ritardo!
  10. @Silvano Brancusi grazie mille per essere passato a leggere. Confesso che il tuo commento mi ha gettato giù di morale, data la mia premessa: il mio intento era quello di rendere questo racconto più chiaro, ma a quanto pare sono ancora ben lontano da raggiungere questo scopo. Volevo renderlo chiaro anche al lettore "medio". Per quanto riguarda il "lasciar perdere la poesia" direi che mi sembra evitarla già accuratamente. Tolte le prime due righe del racconto e le ultime due, non c'è nulla di vagamente poetico o lirico (a mio parere). Comunque, a parte queste divagazioni, ti ringrazio moltissimo per essere passato a commentare!
  11. Commento: --- Nota: con questo racconto ho partecipato all'edizione 98 del Mezzogiorno d'Inchiostro (prompt: il sonno). Dopo un periodo di riflessione l'ho sistemato seguendo i consigli ricevuti, sperando di averlo reso più comprensibile. Buona lettura.
  12. Sleep Pipeline Oscurità. Incertezza. Rottura. Fallimento. Dolore. Depressione. Alberto aprì gli occhi. Si sentì soffocare dal buio, la testa schiacciata su un lato del cuscino, il corpo percorso da brividi di freddo e tremori, le mani sudate. Avvertì il cuore pulsare nelle orecchie, nel cervello, come se avesse appena corso una maratona. Si alzò di colpo e cercò l’interruttore, accese la luce. Alla vista del letto disfatto si calmò e trasse un profondo respiro: era in camera sua, al sicuro. Prese il cellulare e guardò l’ora: era l’una. Cercò di calmarsi, si sedette. Cominciò a grattarsi la fronte. L’esperimento anti-depressione non stava funzionando: non era riuscito a guadagnare un solo momento di serenità da quando l’aveva iniziato. Sbuffò, aprì il cassetto di un comodino, frugò in mezzo ai libri di scuola e tirò fuori il suo diario. Esperimento “Sleep Pipeline” 20/04 Ce la posso fare da solo. So che ne posso uscire. Lo farò di soppiatto, nel cuore della notte: mentre tutti dormiranno, comincerò a cambiare. Diventerò più sicuro, più forte, più intelligente. Ho trovato un sacco di persone che nel corso della storia sono state in grado di cambiare. Basta dare una direzione ai miei pensieri, proprio come hanno fatto loro… Larry Page – co-fondatore di Google, ha avuto l’idea del motore di ricerca in seguito a un sogno lucido; Stephen King ha scritto Misery dopo un incubo avuto in aereo; Friedrich Kekulé sognò un serpente che si mordeva la coda e al risveglio capì che la molecola del benzene era esagonale; “Il trillo del diavolo”, di Giuseppe Tartini, e Frankenstein di Mary Shelley sono nati da sogni… La strada del sonno è quella giusta; in fondo la depressione non è razionale e può essere risolta solo a un livello inconscio. Il piano è questo e dovrò sforzarmi di seguirlo: ogni mattina, quando il mio cervello avrà prodotto un sogno in output, io lo prenderò e lo ributterò dentro la notte successiva, come input… così via fino a quando non sarò cambiato. Prima notte Input n. 0 Questo è l’inizio, non è il risultato di nessuna elaborazione. È l’impulso al cambiamento e dovrà essere abbastanza forte da creare un effetto domino. Farò crescere la mia autostima, non mi tirerò indietro di fronte alle difficoltà. Non sono una nullità, posso fare qualsiasi cosa. Non mi importa di quello che pensano gli altri, nessuno è in grado di ostacolarmi. 21/04 Prima mattina Output n. 0 Ho sognato di scrivere sul diario. All’improvviso mi è scivolato ed è caduto a terra, rompendosi come se fosse fatto di vetro. Le pagine sono andate in frantumi… forse una parte di me sa che sono destinato a fallire. Mi sveglio, deluso… ma non demordo. Non è questo il mio destino. Non più. Seconda notte Input n. 1 Anche se sono caduto, posso sempre rialzarmi. Devo stringere i denti e resistere. Questo è solo l’inizio, ho ancora tanta strada da fare. Prenderò i frammenti del diario e li riparerò. 22/04 Seconda mattina Output n. 1 Mi sono rialzato, chiuso dentro una gabbia, il diario di nuovo intatto stretto sul petto. Ho aperto la bocca e da lì sono uscito. Ho lasciato il mio corpo dietro le sbarre, l’espressione vuota. Volteggio nello spazio nero. Mi sveglio. Terza notte Input n. 2 Sta funzionando. Mi sto staccando dalla persona che ero, è il momento giusto per cambiare 23/04 Terza mattina Output n. 2 Alberto chiuse il diario, ansioso. Non sarebbe mai riuscito a ricacciare il sogno della terza notte dentro la testa. Quello che aveva prodotto era orrendo, il blocco era troppo forte. Dopo tre giorni si trovava già in difficoltà. Doveva davvero finire così? Sapeva che il cervello poteva riorganizzarsi e cambiare. Se desiderava migliorare, con il tempo ce l’avrebbe fatta. Tornare indietro era inutile, restare fermi era stupido. La volontà di agire era ciò che aveva dato il via all’esperimento, doveva solo mantenerla. Si ritrovò con le gambe e i piedi addormentati, sentì un formicolio. Smise di grattarsi la testa, vide le dita sporche di sangue. Prese il telefono: erano le due. Doveva riaddormentarsi in fretta; sarebbe servita almeno qualche ora di sonno prima si raggiungere uno stadio REM, parte fondamentale di quel progetto. Più si ripeteva di dormire, meno ci riusciva. Tentare di mandare giù quel ricordo amaro, l’output della terza notte, non era d’aiuto. Prese a girarsi convulsivamente da un lato all’altro, senza riuscire a trovare una posizione comoda, riprese a grattare la fronte. Un aiuto esterno era l’unica soluzione: camomilla, valeriana, qualunque cosa ci fosse stata in casa… Si alzò in un mare di sudore. Erano le quattro del mattino. Le lenzuola erano umide e sgualcite, le coperte buttate giù da un lato del letto. Stando attento a non svegliare nessuno, si diresse in cucina. Sua madre doveva tenere delle gocce di valeriana da qualche parte. Aprì una credenza e ci rovistò dentro. Estrasse un piccolo flacone. Vuoto. Tornò in camera, sconsolato. Ormai la notte stava passando, così come il sonno. Da una certa ora in poi qualsiasi tentativo sarebbe stato vano. Nonostante tutto pensò a un’ultima mossa, molto rischiosa, che poteva metterlo nei guai. Ricordò quello che aveva letto una settimana prima, sull’importanza degli stimoli durante il sonno profondo, in grado di riattivare porzioni di memoria e di rinforzarle. Avrebbe potuto semplicemente ricevere uno stimolo che rievocasse l’output della terza notte, anziché pensarlo intensamente prima di addormentarsi. Prese di nuovo il diario e lo aprì. Fissò la pagina per qualche minuto, poi fece partire il registratore sul telefono. Lesse ad alta voce: 23/04 Terza mattina Output n. 3 Ho vagato nell’oscurità per un tempo infinito, se di tempo si può parlare. Ho rivisto molte persone del mio passato, tante storie dimenticate… fino all’inizio. Ho riesumato quel giorno. Il primo. Non credevo fosse possibile tornare così tanto indietro. Ero appena uscito dal mare, verso la luce. Ho pianto. E poi ho visto. Ho visto il volto disgustato di mia madre. Disse di gettarmi via, come un rifiuto. Disse che l’avevo distrutta. Ho visto il viso deluso di mio padre. Eppure non era colpa mia… io non volevo nemmeno uscire dal mare, non volevo vedere la luce. Concluse la registrazione. La impostò come audio sveglia un’ora più tardi, il volume al minimo in modo da non essere svegliato, ma solo stimolato. Sarebbe andato a dormire senza pensarci. Si sentiva stanco, senza più forze. Rileggere quelle parole era stata una tortura. Si chiese come il cervello avesse dato vita a quel sogno e a come lo avrebbe processato. Rimandò tutte le domande all’alba. Si stese. La porta della camera si aprì. «Alberto…» disse sua mamma, in vestaglia «cosa stai facendo?» «Io… nulla. Mi stavi origliando dalla porta?» «Ho sentito tutto. Alberto, ti prego… non un’altra volta.» La donna si allontanò per qualche secondo. Quando fu di ritorno, teneva in mano altri due diari. «Perché continui a farlo?» «Fare cosa?» «Questa storia ti sta facendo andare fuori di testa. Avevi promesso di non provarci più, a me e al dottore.» «Io non ricordo, mamma. Te lo giuro… No!» Aveva preso il suo diario, quello nuovo. «Ti sto aiutando Alberto, credimi. Non permetterò che tu impazzisca.» Chiuse la porta, senza aggiungere altro. Alberto strinse i pugni. Come poteva aver riempito altri due diari? Quella era la prima volta che tentava l’esperimento… o forse no? Cancellò la registrazione dal telefono, ormai era inutile. Rimase sveglio a torturarsi, fino alle cinque del mattino. Pensò di dimenticare quella notte: avrebbe ostruito la sua sleep pipeline. L’unico modo era darsi pensieri opposti a quelli delle sere precedenti. Dare comandi inversi al cervello. Un reset. Chissà, forse non sarebbe più ricaduto in brutti periodi. Era comunque riuscito a piantare pochi, piccoli semi per il cambiamento nelle scorse due notti. Certo, non si illudeva di aver risolto tutto. I mostri della mente abitavano ancora in lui, ma ora sapeva di essere in grado di attaccarli. E tanto bastava. La flebile luce dell’alba si fece strada attraverso le fessure delle persiane. Speranza. Fiducia. Luce.
  13. Refuso: schiena credo manchi una virgola tra "bestiame" e "portava" Ripetizione concentrarsi/concentrarsi La vicenda finora è stata narrata dal punto di vista di Daniele, ma questa frase mi porta fuori strada. a volte usi le minuscole e altre volte le maiuscole. Direi di uniformare. "voler scendere la valigia" non è corretto, forse volevi dire "voler prendere la valigia"? questa precisazione è davvero superflua. Non l'ho trovato un racconto molto interessante, anche se credo che il tuo scopo fosse semplicemente quello di raccontare un'esperienza di vita quotidiana. Daniele sembra il tipico studente/adolescente con gli ormoni in subbuglio, che in questo caso si ritrova a confrontarsi con alcuni ragazzi stranieri più grandi. Sarebbe stato utile dire o far capire la loro nazionalità. "Il libro perduto" sembrava un titolo da racconto fantasy, invece qui il contesto è completamente diverso. Non so se abbia qualche significato. A me sembra che tu abbia messo in risalto il comportamento tutto sommato educato di Danile rispetto a quello degli stranieri. A parte gli errori che ho segnalato, mi sembra che la scrittura sia comunque buona: l'ho letto senza troppe difficoltà. A rileggerti.
  14. Complimenti ai vincitori di questo mega-MI
  15. Io purtroppo non trovo un modo per aggiustare, né trovo altri spunti interessanti. Senza inquinare oltre il topic ufficiale,vi auguro una buona gara.