Vai al contenuto

bwv582

Lettore
  • Numero contenuti

    113
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

9 Neutrale

4 Seguaci

Su bwv582

  • Rank
    Sognatore

Informazioni Profilo

  • Provenienza
    Marche MC-AN/AP

Visite recenti

147 visite nel profilo
  1. Era il migliore

    @Adelaide J. Pellitteri, ti ringrazio per il breve e sentito commento. Ammetto che mi sia passato di mente, però proprio perché lui "è un po' senz'anima" - aspetto che volevo rendere anche nel dire solo «Giova...» con indifferenza, quando il protagonista ammette la propria inferiorità (a fatica) nonostante tutto - ho pensato che una vendetta, volendo, non l'avrebbe nemmeno soddisfatto. Marco è insensibile, lui vive in silenzio (espressione che ho anche usato in modo un po' nascosto), nell'indifferenza propria e totale verso qualsiasi cosa. Giova(nni) vorrebbe un po' di attenzione e basta, prova a impegnarsi, invidia il compagno di classe, detesta tutte le fan che attira su di sé. Alla fine ho scelto "lo scatto di maturità" invece che l'altra soluzione. Lui ammette questa inferiorità e lo stringergli la mano resta pur sempre una lieve voglia di vivere di gloria riflessa, magari in un futuro lontano. In realtà volevo anche rendere un po' una ricerca o una voglia (passata) di un'amicizia, che si trasforma in rassegnazione per l'apaticità - si dice come parola? - del compagno di classe e, infine, in invidia. Lo so, quando mi ci metto sono piuttosto contorto nei ragionamenti.
  2. Un saluto a tutti

    @AndC Ho visto ora questo thread. Forse può essere insensato darti il benvenuto dopo aver commentato racconti vicendevolmente... però lo stesso, benvenuto al forum anche da parte mia - mi sa che mi sono iscritto, tipo, il giorno prima di te o giù di lì. Benvenuto al forum e buona permanenza. Senza che mi do al "quote" selvaggio, mi ritrovo nel tuo messaggio. Conosco anch'io il sito da anni (anche se, circa, dal 2013) ricavandone molte informazioni sulle case editrici e seguendo vari thread. Ho deciso, allo stesso modo, di partecipare attivamente. Ciao e alla prossima lettura.
  3. Ciao a tutti

    Magari in questo forum molti vorranno chiederti l'amicizia... A parte gli scherzi, benvenuta al forum e buona permanenza; se avrai ispirazione ci si legge in officina.
  4. Cenere

    Ciao, volevo lasciarti un breve commento... lo avevo già fatto ma IE11 è morto e ha cancellato tutto. Ci riprovo. Sarà breve poiché non sono proprio un fan di questo tipo di narrazione "diretta" e "drastica" (lo hai visto leggendo il mio racconto, credo ), ma volevo lo stesso darti qualche parere. Magari trovi spunti interessanti o motivi di discussione costruttiva. Di refusi te ne sono stati segnalati una tonnellata, inoltre non sarei stato molto in grado proprio perché non sono nelle mie vene i "meccanismi" di questa narrazione: ho ancora molta strada da fare anche per una "prima persona" più lieve. Quindi evito anche di proposito di segnalare qualcosa che, magari, fa parte di questo stile narrativo. Ammetto, però, che la narrazione mi ha attirato anche se, forse, personalmente, non è nelle mie corde (scusami, quante volte l'ho detto?). Stilisticamente molto ritmata e musicale, ma affascinante per il dipinto di realtà, così diretto, così forte che offre. Detto questo, non ho colto a fondo, credo, la trama come susseguirsi degli eventi. Per me non c'è proprio una trama, mi è sembrato più un viaggio reale, metafora di un viaggio introspettivo interno. Si accompagnano la realtà degradata del mondo e una rabbia "esistenziale" nei confronti di questo stesso mondo, oppure una rabbia-invidia nei confronti di suo fratello che ha una "famiglia". Quello che mi ha veramente colpito è l'essenza e l'intensità delle immagini: alcune di queste sono dei veri e propri capolavori di realismo resi in quelle tre parole che raccontano ogni minimo dettaglio nella sua essenza. Parlo di perle che definirei poetiche come Questa per qualche motivo che non so spiegarmi, mi piace veramente molto come immagine. Questa mi sembra molto bella, ma dico in senso assoluto, qui la vedo un po' fuori. Non capisco questa sentenza anche se la foto "scompare" o "non c'è più"; forse c'è un'immagine che non colgo. Definizione affascinante, mi permetto. Ce ne sono anche altre molto suggestive, anche se decisamente devastanti: sono più un'emozione feroce, che prende a pugni e arriva diretta in testa. In queste si vede palesemente una rabbia repressa del protagonista verso il mondo, azzarderei (come detto), una specie di rabbia-invidia contro suo fratello "con la sua famiglia perfetta". Interessante l'utilizzo di frasi o gesti ricorrenti per legare e dare ritmo al racconto (la Camel che si accende e poi si butta, "non c'è amore senza sofferenza", "3-2-1..."). Non capisco molto la grande attenzione dedicata "alla fata del regno dell'immondizia" che (so che) poi ricompare anche alla fine, come conclusione di quello schiaffo di realismo che il protagonista vede di fronte. Però nella prima apparizione le è stata donata un'importanza enorme, con una grande quantità di dettagli rispetto alle altre scene. Non che sia male, però intanto ti metto questa pulce nell'orecchio. È stato un piacere leggere e commentare. Molte di queste immagini sono davvero emozionanti...
  5. Salvare innumerevoli volte un testo

    Lavoro: va via la corrente alle 15.25 circa, l'ultimo salvataggio in word risale alle 12.40 della mattina. Funzione di autosalvataggio ogni dieci minuti di default, ci sono anche i file "qualcosa_autosave.asd" (vuoti) nella cartella di office in %user%\AppData\Local ma niente, nessuna traccia di niente... Non parlo di preistoria: tre settimane fa e word 2013. Detto questo Io scrivo direttamente qui, so che c'è da non fidarsi, soprattutto perché IE11 si sconnette ogni tanto da solo, ma c'è un'efficiente salvataggio automatico incorporato nei post - anche se in alcuni post ho letto di non fidarsi troppo. Finora ho perso per problemi di IE11 [a causa di un problema IE ha chiuso e ricaricato la pagina, cit.] i commenti al primo racconto di @barbosauro e cenere di @ m.q.s. . Tra l'altro penso che prima o poi dirò anche nelle questioni tecniche che IE11 dopo aver taggato una volta non tagga più come si vede sopra (neanche Paganini!). Capisco, in questo non sono distante da te. Io salvo anche sulla casella di posta inviando il file a me stesso come allegato, soprattutto quando è un romanzo o un racconto che voglio tenere con cura. Ovviamente resta salvato lì dal duemila e credici e non ha le cento revisioni che faccio in seguito...
  6. Azzardo

    No, no, casomai vale quanto ho detto che sottolineo Anche perché paragonare una cosa così artistica al personaggio (seppur studiato) di un gioco che si odia più di amare non è il massimo. Però, essendo stato giovane e avendo fatto anche questo nella vita, sono rimasto sorpreso da questo carattere così simile (puro paragone, non altro).
  7. Paura e confusione in romanzo storico

    Allora calma, prendi con le molle quanto ti ho detto. Se vuoi usarlo come "documento introduttivo" o come "introduzione storica fedele all'originale", lascia perdere le frasi. Io credevo stessi narrando in generale.
  8. Era il migliore

    Ciao e grazie ancora per i commenti; come al solito, @AndC, con la precisione di un editor. Ti ringrazio, se sarà solo o male accompagnato non so dirlo, devo ancora riprendermi dall'ansia... Ti ringrazio anche - non quoto per motivi di spazio - per il commento generale. Dopo un mese (circa) di frequentazione di officina, non ho notato in me particolari cambi dal punto di vista dello stile, però mi sembra di riuscire a raccontare meglio quello che ho dentro. Non lo so, magari il prossimo racconto è cestinabile e torno al punto di partenza. Un ringraziamento anche per i numerosi suggerimenti riguardanti le ripetizioni; come ho detto sto pensando di fare come @Adelaide J. Pellitteri (che saluto) con gli spiedini alla Jolanda e riscrivere il racconto dopo tanti commenti per applicare i suggerimenti e vedere il risultato. Sto pensando, quando ricontrollo il tutto, di usare un "la partita di basket ci vede in svantaggio" oppure "la partita di basket ci vede correre verso la sconfitta" (forse un po' troppo "visionario")... Comunque voglio trovare una frase piuttosto breve, che dica che "si sta perdendo" ma senza troppe parole. Per le ripetizioni, quoto solo questo perché effettivamente volevo far incontrare questi sguardi, però forse ho fatto l'eccesso opposto; non deve esserci, effettivamente, eccessiva concentrazione su questo punto. In questo ricontrollerò. Devo ricontrollare bene e informarmi: per un po' alle superiori il basket l'ho giocato, ma dicevo solo "allenatore". Credo che "coach" si usi, "mister" è generico ma ho il sospetto che funzioni solo per il calcio. Cercherò. Anche questo è il bello, a seconda delle zone d'Italia, si cambia anche modo di abbreviare i nomi. Da me è come l'ho scritto, senza la "o" o la "a" aperte. Riordinerò anche la "faccenda" della rotonda; me l'avete segnalato in molti, lo rileggerò con altri occhi e vedrò di sistemarlo per farlo capire meglio. Volevo rendere velatamente presente questo fatto, anche per accompagnarlo al suo disagio esistenziale nella scomparsa del compagno di scuola. Oltre che per un puro sentimento di amore-odio per quelle materie che studia molto per cercare di riuscire. Aggiungo anche che qualche volta dico qualcosa di simile alla mia fidanzata; non è una frase "costruita", l'ho presa da qualche immagine usata da me in altri ambiti. Oltre ad aver colto il senso di questa frase specifica, posso dire che, secondo me, questa è la scena più bella di tutto il racconto e quella che dice di più. Volevo costruire un momento in cui Giova(nni) si rende conto di essere inferiore a Marco nonostante le scaramucce in allenamento e volevo rendere il gesto e questa confessione un'ammissione - dolorosa per il suo orgoglio - di non poterlo mai raggiungere. Si arrende, capisce di essere stato stupido ma ammette la sua invidia. Ho voluto dare questo piccolo "gradino di crescita". Poi, magari, ora l'ho spiegata malissimo... (questa emoticon dice più di molte parole... era una piccola piccola piccola chicca) Marta l'ho volutamente tralasciata. Je se vole bene, per carità [], però mi sono incentrato più su loro due e su questo rapporto di mancata amicizia <-> invidia. Prima di dire male qualcosa non trovando le parole, rimando alle letture precedenti, come ho detto qualche commento sopra. Infine, il punto del banco e della rosa vorrei lasciarlo, ma devo cercare di renderlo meglio. Volevo dare quest'idea di mancanza in senso definitivo/distruttivo/esistenziale da ambo le parti: non c'è in partita e una folata di vento fa cadere uno dei fiori che i compagni hanno messo sul suo banco per commemorare la sua scomparsa. Non volevo e non mi piaceva nominare esplicitamente la morte, ma volevo renderla con questa immagine. Ci ripenserò meglio. Per quanto riguarda l'OT cosa dire se non... un saluto a entrambi!
  9. Azzardo

    Ciao, ho letto questo racconto. Nella speranza (vana credo) di poter fare un commento approfondito su refusi o altro, volevo farti un commento breve, magari dandoti delle impressioni o motivi di discussione (o di insulti per me) o... qualsiasi cosa ti sia utile. Ho avuto un'impressione molto forte, davvero, che potrebbe farmi cadere molto in basso, magari, per chi odia il genere. Però questa ironia del protagonista, questo senso di "peggio non va" o "sto meglio ora", le risposte con un mezzo sorriso nonostante lui sappia o decida di ignorare deliberatamente la realtà (sono indeciso tra le due), l'ironia complessiva un po' distruttiva... mi hanno ricordato molto il personaggio di Niko Bellic. Sono stato giovane anch'io e non spiego troppo perché almeno per chi non lo sa, può pensare a qualcosa di complesso, artistico, filosofico, ... A parte gli scherzi, l'ho letto solo due volte, ma qualche refuso o frase che non mi convince mi è venuta davanti agli occhi. Te la segnalo. L'intervista mi piace com'è raccontata perché dà l'idea di queste riviste che vendono sulle emozioni facili (e sterili direi) dei VIP. Comunque ho segnato un "e" dopo la virgola, un "cristiani" che mi sembra ridondante perché c'è il "santi" prima che secondo me lo sottintende e un doppio spazio prima di "lo". Il "senza tasti" mi sembra di troppo ugualmente, ma ci può stare perché mi fa pensare al contrasto tra le due generazioni: alla più "antica" resta strana l'idea di un telefono senza tasti. Adoro questa descrizione. A parte i dubbi di italiano sul "manco" che mi limito a trasmettere, altra immagine molto bella: un pugno in faccia rispetto all'idillio precedente. Non dico nulla perché ignoro; anni fa sul 9 nelle Marche c'era Odeon o TeleA non ricordo cosa; ma comunque canali sui quali non mi sono mai soffermato... Questa scena inaspettata di per sé è fantastica. Quando poi ho letto il finale ho riso per metà della pausa pranzo come un cretino... Simpatica, è la metafora di come quando si vuole fare assolutamente qualcosa si rischia l'imbranataggine... A me succede spesso. Te la segnalo perché è troppo lunga la frase, però è complicato dividerla perché è proprio un elenco "puro": l'unica soluzione è isolare i singoli termini, ma ho il sospetto che si cada nell'eccesso opposto, cioè spezzare troppo. Non riesco a capire questa immagine. Internamente la castagna è ruvida, quindi magari posso intendere che quelle venature sembrano essere capelli messi a caso. La castagna con il guscio è liscia, però ha quella specie di cerchio irregolare, tipo una pettinatura strana, magari. La castagna che si coglie dall'albero ha il riccio fuori: sospetto che sia questa l'immagine corretta, però è davvero esagerata, sembrerebbe uno spauracchio... Una di quelle regole italiane su cui faccio una fatica tremenda: credo sia "messa", nel caso di verbo essere ausiliare si coniuga anche il participio passato con il genere del soggetto. Mamma mia come l'ho detto male... Uhm... mi lascia molto perplesso questa forma anche se so che è tipica del parlato. Fantastico... Interessante anche il modo di raccontarlo; non è proprio una prima persona diretta o al di sopra, sembra quasi di una confessione. Ciao e spero che il mio commento, anche se breve (non farti ingannare, la maggior parte del post è composta citazioni del racconto ), ti dia spunti interessanti e/o ti sia utile. Ciao e alla prossima lettura.
  10. Paura e confusione in romanzo storico

    Ciao, ho letto questo frammento prima di mezza giornata di lavoro, ma ora l'ho ripreso e ti lascio un commento che, anche se breve, spero ti sia utile o ti dia spunti interessanti. L'impressione che ho avuto è che fosse il seguito dell'incipit che hai postato qui poco tempo fa, ovvero che il narratore fosse quel prete che ha seppellito suo fratello e che ha vissuto grandi eventi che vuole raccontare. Sto andando a memoria (IE11 fa scherzi, non navigo su troppe pagine nel dubbio ), spero di non averti confuso con un altro utente o di ricordarmi bene. Anche perché in quell'incipit si parlava di Ravenna se non erro. Dal punto di vista della storia, non ho molto da segnalarti, stai descrivendo semplicemente degli eventi. Lo fai in modo sereno, tranquillo e impersonale, ma gradevole da leggere: l'immagine è quella della voce di un documentario che narra. Non mi intrometto nei fatti, per interesse personale conosco solo la storia greca e romana (al massimo). Per lo stile, però, ci sono alcune cose che ti segnalo, generalmente frasi che mi sono sembrate troppo lunghe o povere di virgole (ma non solo). Dimmi che ne pensi. Questo è un esempio e ti ho spezzato la frase nel commento. Ovviamente ho usato una perifrasi per riprendere il discorso che può essere o meno condivisa. Volevo solo dirti il senso di quanto intendevo. Il "però" in grassetto lo metterei tra virgole. Per il resto ti ho spezzato la frase e, al posto dell'ultima "e" ci ho messo una virgola che mi sembra scorra meglio per la lettura. A parte la ripetizione del verbo "fuggire", molto più sentita di quanto sembri, dividerei l'elenco, facendone singole frasi. Questa frase, oltre ad avere molti "chi" che si ripetono, la dividerei analogamente a prima perché è davvero lunga. L'elenco risulta poco leggibile. Anche in questo caso ti ho diviso la frase. Lo stile, come detto, è gradevole, da racconto, da documentario. Non noto delle informazioni su protagonisti o altro perché ti soffermi e offri un background storico: ben spiegato e anche necessario se fa parte di un romanzo storico. Solo che, personalmente, accorcerei le frasi. Ciao e alla prossima lettura.
  11. Era il migliore

    @Le267 La spiego meglio. Il tuo racconto è stato uno dei pochi per cui ho dato un commento negativo. Non alla trama che, come ho detto, reputo fantastica. Il giro mentale è stato: - commento spesso, mi piace leggere i racconti e quando posso commento anche; - capita che sono anche negativo, sono sincero nel bene o nel male poi se me lo merito posso ricevere insulti. Da qui mi sono detto «ma non è che sorge un pensiero del tipo "commenta sempre e non scrive mai" o "chi non sa fare sa criticare" o...»; non sono molto ottimista, l'ho già detto. Così ho trovato il coraggio di esordire qui. Potrebbe rendere l'idea una frase, piuttosto usata anche nelle Marche , che ho letto di recente in un racconto che è sparito non so dove, si chiamava "so far piovere" o un titolo simile. Un racconto che mi è piaciuto, forse un po' drastico, ma dal finale bellissimo e molto divertente in un certo senso. La frase la edulcoro ed è (circa) "è facile fare i ... bip... con il culo degli altri". È molto bello quello che hai detto e lo credo anch'io; se si potesse dare un +1 qui lo avrei messo. @Andrea28 Ti ringrazio di aver commentato; mi hai fatto notare quelle cose che da solo non vedrei mai. Di quelle che sfuggono sempre. Il "tenga" me lo hanno detto proprio tutti; imparerò a usare di più i congiuntivi nei racconti in prima persona. Esatto, però l'io-narrante, da compagno/stimatore dell'amico e (direi anche) diciottenne, non ha proprio il rispetto assoluto nei confronti dell'autorità, per così dire. Tra l'altro era una cosa che volevo accentuare dicendo che l'ha tenuto fuori "per disciplina", una cosa su cui il protagonista, anche per indole giovanile, non concorda molto. Questo è uno dei particolari di cui parlavo prima. Per me è sempre stato invisibile questo dettaglio (e l'ho riletto, tipo, venti volte se va bene, frase per frase). "Alla" l'ho tolto anche per quel motivo. Non so se sia davvero così chiaro perché in fondo si parla di scuola in generale. Però lo rileggerò anche guardandolo con questi occhi. Altra segnalazione che apprezzo molto e condivido. Nel senso "maschio" ma non in modo ruvido o classico. Che ne so, non lineamenti squadrati; efebico potrebbe avvicinarsi molto, ma non l'ho usato perché era una parola che contrastava con lo stile. Anche questa è un'ottima lettura. Unendola con quella di @Le267 - non perché le altre sono sbagliate, sto segnalando quelle che secondo me sono più complete nei due aspetti - si ottiene quanto c'è sotto, per così dire. L'avevo detto anche in un'altra risposta che inserivo questa presenza di "invidia" non molto colta, mentre tu leggi molto l'invidia. Se "in medio stat virtus", posso dire comunque di aver reso quello che volevo trasmettere fondendo le varie interpretazioni. Un appunto a parte, su questa segnalazione, non sei il primo che me lo dice. Il punto è che ho concepito - poi non so se ho reso, ovvio - il racconto come una sorta di concatenazione di flashback "vivi" (per questo ho usato il presente indicativo anche se introdotti da pensieri con verbi all'imperfetto) del protagonista che va a rendere omaggio alla tomba dell'amico/compagno di scuola/compagno di basket perduto. Quindi ho pensato come lecita la visione di un "futuro nel passato": magari rivedendo quei ricordi come ci fosse dentro, ha queste considerazioni che vengono fuori da una vita comunque vissuta in futuro rispetto al flashback che sta rivivendo. Vi ringrazio per le considerazioni. Alla prossima lettura e/o al prossimo commento.
  12. D-15 (capitolo 1)

    Non ci avevo pensato, effettivamente questo è un incipit. Quindi non so, se senti forte questo collegamento lascia pure, a prescindere da quanto ti ho detto. L'unica cosa è che ho scritto su "Città Vecchia" con le maiuscole che mi ricorda l'Italia più che gli USA solo perché qui da noi ci sono tutti questi borghi medievali. Diciamo che mi ha dato questa immagine istintivamente. Non so come funziona. Per il resto sono sulla tua stessa barca e discretamente depresso in tal senso perché ho inviato un romanzo (fantasy) a una casa editrice [non taggo e non specifico, sennò sembra che ho un secondo fine ] in cui ho scoperto - cercando su Google e dopo essermi iscritto qui - che il nome di un posto è anche il nome di un'altra casa editrice e di una canzone (se non erro) è una cosa che mi ha fatto andare in depressione. Chissà se mi scarteranno per questo o se accetteranno un "trova-e-sostituisci" con un altro nome. Scherzi a parte, credo mi scarteranno perché non sono un granché ma prima di revisionarlo o rivisitarlo cambio nome perché non si sa mai... Comunque so che ci sono molte discussioni a tema che sto seguendo sui nomi dei luoghi, i nomi dei personaggi o altro, se non erro la sezione è "scrivere".
  13. Era il migliore

    Ciao @Le267, grazie per aver commentato e per avermi spronato. Magari puoi pensare che non è così, ma è stato leggendo il tuo racconto che ho preso coraggio. Posso dirti che un messaggio più profondo non c'è a meno che la mia testa lo abbia inserito inavvertitamente. La lettura "filosofica" è esattamente questa e io, personalmente, sono abbastanza depresso e pessimista - ci ho messo molto di mio in questo senso. Questa è una sfumatura nascosta che ho inserito. Dagli altri commenti, però, deduco che forse è "troppo" nascosta. Io, come detto, non ho usato mai la prima persona nei racconti. Ho voluto provare perché qui ne ho letti molti, davvero eccezionali dal punto di vista emotivo (ho sempre paura di essere "patetico" quando mi emoziono in officina ) scritti in prima persona oppure in una terza persona però "quasi" fusa con il protagonista stesso. Ho voluto sperimentare questa cosa ma sono rimasto "agganciato" - magari sbagliando - all'idea che i pensieri diretti del momento dovessi metterli comunque tra apici. Anche in alcuni commenti che ho fatto a dei racconti in prima persona credo di aver detto questa cosa, magari non spiegandola dal mio punto di vista come ora. Non so, continuerò a leggere, oppure chiederò pareri tecnici o ne cercherò se già esistono discussioni a tema. Per il passaggio passato-futuro nel passato (la leggo così), ho tentato un piccolo flusso di coscienza: Giova sta ricordando e, tra l'altro, gli viene in mente che in quei momenti pensava una cosa quando, in realtà la verità era diversa (ma lo avrebbe scoperto in futuro). Qui non mi è chiaro che cosa intendi Volevo essere velatamente ironico. Praticamente dicevo che Giova, innamorato di Marta, da beta-reader prova una grande sofferenza nel dare (eventuali) commenti negativi, tanto che il suo cuore "minaccia di scioperare" (immagine idiota, magari ). Però le vuole bene e vuole aiutarla: è abbastanza maturo da capire che la sola esaltazione e gli elogi non servono a nulla e sono più dannosi che utili, quindi "costringe il suo cuore a lavorare" in contrasto con lo sciopero paventato nella frase precedente. Ho capito il punto e penso che, effettivamente la frase necessita, potrei dire, di una revisione nell'architettura. Il "mentre" voleva essere un semplice "accompagnamento temporale" ma forse può risultare proprio un "io la amo, ma lei comunque mi emoziona con quanto scrive" senza intravedere un sentimento reciproco dichiaratamente esistente. L'unica cosa nel suggerimento che mi hai dato è che vedo uno stacco, forse eccessivo, qui... ... si passa dalla scena al flusso di vita senza una preparazione (quello che volevo rendere con la mia frase). Posso proporre una via di mezzo, non so se è meglio. «Prova a rompere il ghiaccio, ma le leggo negli occhi che non sa cosa dire. Lei è la stessa del liceo, continua a scrivere ed emozionarmi, magari sperando nell'attenzione di chi voglia, un giorno, pubblicarla. Passa il tempo, ma la amo ogni giorno di più». In questo modo con il "lei è la stessa del liceo" voglio introdurre la sua persona, quello che continua a fare e a causare nel protagonista. Che ne pensi? Personale opinione ben accetta in ogni caso. Per quanto riguarda il "calcare la mano" ho il sospetto di aver dato al protagonista aspetti troppo depressivi tipici del sottoscritto come ho spiegato prima. Solo che se provo ad alleggerire potrei creare troppo distacco o togliere quel disagio esistenziale lasciato dalla morte prematura del suo compagno di classe. È un bel dilemma. Ti ringrazio ancora per il commento. Alla prossima lettura e/o al prossimo commento.
  14. Era il migliore

    Ringrazio @Rica per il commento molto dettagliato. Credo che questo non sia così sbagliato perché, comunque, rende le prime impressioni, le sensazioni iniziali che suscita il racconto. Spesso lo faccio anch'io (dicendo "la prima impressione è..."). Sì, è un gergo piuttosto calcistico, ma anche nel basket si usa, o almeno quando giocavo anch'io alle superiori, poi non so. Il primo me lo ha segnalato anche @m.q.s. , credo nasca anche da un'interpretazione errata del sottoscritto di pensare alla prima persona un utilizzo minore del congiuntivo (tipico dell'italiano parlato). Apprezzo anche il secondo, effettivamente è meglio staccare. Per la prima sono parzialmente d'accordo, come ho detto, non so se per rendere la prima persona "realistica" posso controllare tutte le ripetizioni: inizialmente ho scritto che alcune di esse sono volute - il verbo avere come quella segnalata, ma anche il nome "Marco". Qui magari mi appello a chi usa la prima persona in modo abituale o che, comunque, è più tecnico. Per la seconda non so nemmeno io, ho sempre letto "mister", "coach", "allenatore" in minuscolo. Ottima la terza. Anche queste fanno parte del (mio) modo di rendere la prima persona e l'accostamento ai sentimenti del protagonista: ho voluto enfatizzare di proposito. Che ne dici, magari ne lascio uno solo? Se sì direi il primo. Forse è proprio brutto il discorso diretto attaccato al pensiero. Volevo togliere il pensiero finale, il "cosa sto facendo", ma alla fine l'ho lasciato per marcare quel "sto cercando di parlare con uno dei più antipatici e idolatrati della scuola, uno che forse non sa nemmeno come mi chiamo"... Ahia, sottolineato e isolato così hai perfettamente ragione; più che altro potrei dire "fuori luogo" rispetto alla narrazione personale. Forse non ho capito questo commento. Comunque l'antefatto è che volevo un nome lungo di quelli che, in modo colloquiale, si potessero accorciare. L'ambiente resta pur sempre discretamente amichevole e volevo che l'effetto di chiamare con il nome corto il protagonista fosse di "falsa-indifferenza o abitudine" per Marco e "amicizia" per Marta. Ho pensato che "Giovanni" potesse rendere l'idea: un nome lungo e, nel parlato, difficilmente pronunciato per intero ma spesso abbreviato in vari modi. Ho amici con questo nome, spesso chiamati "Gio" o "Giova". "Giovà" l'ho sentita solamente dai vecchi di una volta... Questo è il motivo del "non-accento". Questa è una delle ripetizioni volute di cui sopra. Ho pensato che nel "pensiero", nella quotidianità non si passa molto tempo a controllare troppo formalmente le emozioni. Che ne dici? D'accordo, ma mi piace più di quello precedente. Volevo dare l'idea dell'impotenza contro gli eventi; forse potrei pensare a qualcos'altro. Si tratta di una di quelle "sottigliezze" che ho usato. Praticamente volevo lasciar intendere che il comune, solo dopo l'incidente, ha deciso di rivedere la viabilità. Quindi ho scritto "forse quando il comune ha deciso di spendere soldi per una maledetta rotonda" (circa) per questo motivo e credevo che l'aggettivo "maledetta" collegasse la scelta del comune con il fatto dell'incidente stradale che ho sottinteso. Ti ringrazio per il commento, soprattutto le virgole che non ho visto - sono andato in ansia da post... Grazie anche per gli altri suggerimenti; alcuni anche profondi. Alla prossima lettura.
  15. Era il migliore

    Il precedente messaggio era diretto a @m.q.s. ; non sono molto pratico con i tag... Ringrazio @Rica per il commento così "sentito" e motivato che ho letto, per ora, di fretta con il tempo che mi corre dietro (condivido le virgole, comunque). Intanto ho scritto per "disambiguare", poi lo leggerò con calma e risponderò. Grazie a entrambi di nuovo. Intanto posso aggiungere che è la prima volta in assoluto che uso la prima persona per scrivere e forse per questo ho combinato qualche disastro...
×