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Adelaide J. Pellitteri

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Su Adelaide J. Pellitteri

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  1. Era il migliore

    @bwv582 tranquillo non si tratta di contorti ragionamenti (ne so qualcosa anch'io) piuttosto di ciò che vuole dire l'autore e quello che arriva al lettore. Ognuno ha il proprio filtro, si lascia irretire più da alcune parole che da altre e allora cerca il sotto-racconto, scava da sé e qualcosa riesce sempre a trovarla. Ciao, alla prossima.
  2. Era il migliore

    @bwv582 "Non voglio essere il primo, ma cerco di non essere l'ultimo". Mi è piaciuta molto questa frase e mi è piaciuto anche il racconto, seppure con qualche piccola pecca che gli altri hanno già messo in evidenza. Marco era un bravo senz'anima (per non dirla proprio come Cocciante) e all'inizio avevo immaginato una storia di vendetta da parte del narratore (tu) e invece lui muore e costringe te ad abbandonare il basket, hai passato la palla ma lui non c'era ( e a quel punto non aveva più senso giocare). Da lettore ho apprezzato il passaggio da invidioso (odiavi tutte le ragazza che gli andavano dietro) a colui che riconosce l'importanza di ognuno e il suo ruolo. Venuto a mancare Marco, le cose sono cambiate (il "tu passavi la palla e lui che faceva canestro" non esisteva più). Rimane una storia di ammirazione (non direi amicizia) tra un volenteroso mediocre e un eroe strafottente. A rileggerti.
  3. giallo

    La scrittura è bella (ti ho già apprezzato altre volte), ma sono rimasta spiazzata dalla trama e diverse incongruenze. All'inizio mi sembrava un lui poi, per un attimo, ho creduto (e sperato) che con le mani di carta pesta volessi rappresentasse qualcos'altro (immaginavo una metafora). Invece si forma la coppia, una storia d'amore strana, questo sì. Per quanto riguarda le osservazioni sulla scrittura ti hanno già detto tutto gli altri. Impossibile sfuggirsi mi stona con le sagome sfocate che mi suggeriscono piuttosto l'idea del non vedersi (o non riconoscersi). sembrerebbe un messaggio, perché leggere un libro al giorno non è impossibile, ma... Tu aspettavi sempre lei e poi sei andata da lui per dirgli di andare con lei (qui ancora mi sembravi una metafora) invece poi finisce che lui cucina per te e tu già lo ami. Non so, davvero non ho capito. La scrittura in sé, cioè le immagini e l'atmosfera che crei, è bella, ma trama ha delle lacune.
  4. Spiedini di spada alla Jolanda

    @Ludwig von Drake Noooo, ahahaha (Ok provvederò)
  5. Spiedini di spada alla Jolanda

    @Ludwig von Drake @Floriana @bwv582 ok, ci ho lavorato un po' e lungi da me l'idea di arrendermi, ecco il risultato. In fondo la revisione, sebbene sembri la più fastidiosa è davvero la più interessante nella stesura di un testo. Non occorre che lo rileggiate (ci mancherebbe) ho messo in evidenza i cambiamenti apportati seguendo i vostri suggerimenti. Ciò che non ho cambiato è stato per mia scelta. Grazie a voi, mi sembra sia davvero migliorato. Apre un occhio, nell'aria un delizioso puzzo di pesce. Annusa Zenzero, pinoli tostati e filetti di spada devono già essere in forno raggomitolati con pancarré, curcuma, granella di pistacchi e scorza d'arancia. No, non ci sono dubbi, l'odore che sente è quello degli spiedini di spada alla Jolanda. Riavvolta nel lenzuolo crede di essere aromatizzata e già in forno anche lei; l'afa contribuisce a darle questa sensazione. Sguscia dal letto intontita dal sonno. Si trascina in cucina. L'odore potrebbe deliziare affamati e inappetenti alle otto della sera, ma di fatto - alle otto del mattino - può solo stendere un branco di elefanti. Gli spiedini alla Jolanda se li era inventati in una giornata di incazzatura tremenda. Una di quelle giornate che, nate male, possono finire anche peggio. Davanti ai fornelli - tra canini e molari - masticava brutti pensieri, ed erano stati così tanti e così brutti che avrebbe potuto usarli come stracci e benzina per dare fuoco al mondo intero. Solo che non era certo una piromane e, allora, sbatteva solo rumorosamente gli sportelli dei pensili in cucina. Un fuocherello, anche misero, l'avrebbe calmata? Immaginava le sarebbe bastato ridurre in fuliggine l'intero guardaroba da cucina: strofinacci, presine, grembiuli e... to', anche le tende a quadrettoni. Di tutto un bel falò. Tra pompieri e servizi in Tv si sarebbe concessa un po' di distrazione. Non le stava più bene la vita della casalinga felice. Aveva anche lei i suoi sogni, quelli grandi. Voleva emergere dalla nebulosa della quotidianità. Aveva diritto o no al suo successo? Si era resa conto improvvisamente di avere tenuto un certo suo talento sempre a bada, come un cane al guinzaglio, buono solo a farle compagnia. Lo esibiva con moderazione, tenendolo sempre sotto controllo, magari per non fargli prendere coscienza di se stesso, della sua capacità di poter vivere in piena autonomia, perfino lontano da lei, la regina del mestolo: la Jolanda. Sì, perché i sogni, come i cani, sanno vivere perfettamente senza di voi: lo sapevate? Non è che sono tutti felici di starsene lì estate e inverno, ai piedi di un camino - acceso oppure spento - a sentire dei vostri desideri mai realizzati. E no, non è affatto vero! E infatti alla fine si stancano, sogni e cani, e vi mollano, fosse solo per cercare un altro padrone più coraggioso e audace di voi. Dal freezer aveva tirato fuori i filetti di spada, doveva preparare la cena, le mancavano, però, gli ingredienti principali: voglia e pazienza. Il sogno faceva ancora su e giù con il pranzo e la discussione che aveva messo fuori discussione, la possibilità di realizzarlo. Continuava a sbattere gli sportelli picchiando l'aria della sua casetta, sette camere in cima ad un palazzo con un bel giardino pensile e vista sopra l'infinito. Smuoveva refoli odoranti di candeggina e ammorbidenti alla vaniglia. Lui l'aveva portata pure in mongolfiera, come poteva accusarlo di tenerla con la catena al piede? Tra una parola e l'altra additava ogni felicità goduta. Prove alla mano, in ogni stanza un altarino di foto incorniciate. Cammelli e slitte da neve, regge madrilene e fiordi norvegesi, le rovine di Cartagine, poi rovine in generale; siti ridotti a mucchietti di polvere dove ci voleva una gran fantasia per vederci ancora le vecchie civiltà. Quindi? Lui si poneva la domanda delle domande: si era mai vista una casalinga felice - libera di gorgheggiare con gli amici su facebook, disquisendo di letteratura spicciola e con la casa invasa da edizioni di prestigio e decine di best seller - prendere sul serio la proposta di una CE? Un casa editrice, Ulisse testimone, ha la voce di una sirena, ammalia seduce e... Vedeva già la gente in fila per il firma-copie, immaginava di essere ospite alla Rai, a Quante storie, con l'Augias a farle i complimenti, poi gli applausi, le critiche, ovviamente tutte positive; che i sogni - quelli veri - sono sempre liberi da inciampi e retroscena, non deludono, non affannano, solo gratificano, che è una meraviglia. La realtà invece... "Con un paio raccontini mandati per gioco credi di essere la Munro?" Queste erano state le ultime parole del coniuge, lucide e obiettive, e il pasto si era concluso con il silenzio della casalinga che, tra le varie forme di confronto, pare sia la più civile e decorosa. Intanto la cucina era diventata un ring, gli avversari? Tyson contro Tyson, lei contro se stessa. I filetti di spada già scongelati lanciarono una sfida, e la Jolanda, cioè sempre lei, trovò coltelli e frullatori e fiamma e sale e spezie che, con quelli e una buona dose d'iracondia, si poteva tirar fuori un'atomica perfetta. Nella padella - sempre la Jolanda - abbronzò i pinoli, poi grazie alle lame del frullatore - che falciando e falciando le davano anche una certa soddisfazione fisica - sbriciolò il pancarré, cui aggiunse del latte e del formaggio, poco però, che con il pesce non ci azzecca niente. Aveva proseguito - con l'espressione concentrata di un ricercatore attratto dalle reazioni chimiche - con la curcuma, lo zenzero, la granella di pistacchi, poi della scorza d'arancia pestata e ripestata e pe-ssta-ta e ri-pe-ssta-ta ancora; il tutto senza badare al quanto basta che si trova sui libri di cucina. Sembrava una fattucchiera davanti al calderone, la Jolanda, spruzzava aromi con le sue dita lunghe, gli occhi stretti e le narici larghe. Alla fine, a cena neppure li assaggiarono. Lei, ostinata nel civile e rispettoso silenzio della casalinga, neppure apparecchiò. Li gustarono solo il giorno dopo. Il "riposo" doveva aver fatto bene agli spiedini, perché il sapore era una poesia. "Passeranno alla storia" aveva detto lui, additando il piatto vuoto. Immaginava, forse, di renderla felice. Giunge in cucina, non c'è traccia di spiedini in forno. D'altronde chi avrebbe potuto cucinarli se lei era a letto? La finestra è spalancata, l'odore viene da lì, ma non solo. Prende a sniffare l'aria come un cane in cerca di tartufi. Da qualunque parte si volti sente più forte l'odore. A destra, a sinistra, dal salone, dallo studio, dalla camera per gli ospiti... Tutte le finestre sono aperte. Buona abitudine quella di aprirle appena alzati, il marito ha preso l'incarico e lo esegue con precisione e correttezza da trent'anni. Tutta la città le sembra emani odore di spiedini alla Jolanda. Mistero. Riflette. Possibile? No! Non vuol credere sia vero! Aveva scribacchiato la ricetta sopra un foglio per quella chiacchierona della sua vicina. In calce aveva scritto: dodici ore di riposo e il successo è assicurato.
  6. Spiedini di spada alla Jolanda

    @Ludwig von Drake Nell'aria un delizioso puzzo di pesce. Questa variante potrebbe funzionare?
  7. Spiedini di spada alla Jolanda

    @Ludwig von Drake Ciao, grazie anche la te per esserti fermato a commentare (commento articolato e apprezzato). L'ho cambiata mille volte perché notavo la stonatura, ma alla fine (che certo volte sono de coccio) ho usato la prima "concepita", quella che ha dato l'input al racconto. La più gettonata era stata "Svegliata da un delizioso puzzo di pesce sgranò gli occhi" ma mostrare la Jolanda con gli occhi già sgranati non andava bene con la sgusciata dal letto intontita dal sonno. Insomma gira gira c'era sempre un'immagine che cozzava con le altre, poi mi sono arresa e non avrei dovuto, dovevo stare lì a rompermi la capoccia, fino a tirare fuori la frase giusta. suggerimento accolto assieme ai refusi. Grazie per l'attenzione e i suggerimenti alla prossima
  8. Spiedini di spada alla Jolanda

    @Floriana Grazie Floriana, sono contenta che tu abbia sottolineato le frasi che anche a me sono piaciute di più. Seguendo qualche suggerimento riuscirò a migliorarlo.
  9. Spiedini di spada alla Jolanda

    @bwv582 intanto grazie mille per esserti fermato a commentare. Concordo su parecchi punti e sono ben accetti i tuoi suggerimenti, su altro mi "difendo" e qui mi spiego (a parte qualche refuso tipo affamanti ovviamente errato, so che tho oppure to' sono corretti entrambi, anche se c'è un errore anche qui, ho messo l'accento piuttosto che l'apostrofo). Per quanto riguarda le tante "e" in una sola frase, è una formula che nella scrittura ha un nome preciso che al momento mi sfugge e io l'amo molto, mi dà la sensazione dell'accumulo. Il racconto è in terza persona e forse se fosse stato in prima persona avrebbe reso meglio, infatti l'uso di alcuni vocaboli che hai trovato pesanti nascevano per mettere in contrasto le due donne Lei e la Jolanda, l'aspirante scrittrice e la casalinga (ho cambiato il punto di vista in corsa e il racconto ne ha risentito maledettamente). Il conflitto di fatti non emerge bene, lo capisco solo adesso grazie ai tuoi appunti. Sicuramente per me rappresenta un passo indietro circa il mio modo di scrivere e le mie mire. Siete eccezionali sull'individuare sviste, errori ed erroracci, davvero grazie. Concordo assolutamente sulle troppe ripetizioni e tutto il resto.
  10. Spiedini di spada alla Jolanda

    La sveglia un delizioso puzzo di pesce. Zenzero, pinoli tostati e filetti di spada devono già essere in forno raggomitolati con pancarré, curcuma, granella di pistacchi e scorza d'arancia. No, non ci sono dubbi, l'odore che sente è quello degli spiedini di spada alla Jolanda. Riavvolta nel lenzuolo crede di essere raggomitolata anche lei tra zenzero, pancarré, filetti di pesce, e pure in forno; l'afa contribuisce a darle questa sensazione. Sguscia dal letto intontita dal sonno. Si trascina in cucina. L'odore potrebbe deliziare affamanti e inappetenti alle otto della sera, ma di fatto - alle otto del mattino - può solo stendere un branco di elefanti; da qui il delizioso puzzo. Gli spiedini alla Jolanda se li era inventati in una giornata di incazzatura tremenda. Sì, una di quelle giornate che, nate male, possono finire anche peggio. Davanti ai fornelli - tra canini e molari - masticava brutti pensieri, ed erano stati così tanti e così brutti che avrebbe potuto usarli come stracci e benzina per dare fuoco al mondo intero. Solo che non era certo una piromane e, allora, sbatteva solo rumorosamente gli sportelli dei pensili in cucina. Un fuocherello, anche misero, l'avrebbe calmata? Immaginava le sarebbe bastato ridurre in fuliggine l'intero guardaroba da cucina: strofinacci, presine, grembiuli e... tò, anche le tende a quadrettoni, più che in misto lino in puro nylon. Di tutto un bel falò, e tra pompieri e servizi in Tv si sarebbe concessa un po' di distrazione. Non le stava più bene la vita della casalinga felice. Aveva anche lei i suoi sogni, quelli grandi. Voleva emergere dalla nebulosa della quotidianità. Aveva diritto o no al suo successo? Si era resa conto improvvisamente di avere tenuto un certo suo talento sempre a bada, come un cane al guinzaglio, buono solo a farle compagnia. Lo esibiva con moderazione, tenendolo sempre sotto controllo, magari per non fargli prendere coscienza di se stesso, della sua capacità di poter vivere in piena autonomia, perfino lontano da lei, la regina del mestolo: la Jolanda. Sì, perché i sogni, come i cani, sanno vivere perfettamente senza di voi: lo sapevate? Non è che sono tutti felici di starsene lì estate e inverno, ai piedi di un camino - acceso oppure spento - a sentire dei vostri desideri mai realizzati. E no, non è mica vero!? E infatti alla fine si stancano, sogni e cani, e vi mollano, fosse solo per cercare un altro padrone più coraggioso e audace di voi. Praticamente un eroe. Dal freezer aveva tirato fuori i filetti di spada, doveva preparare la cena, le mancavano, però, gli ingredienti principali: voglia e pazienza. Il sogno faceva ancora su e giù con il pranzo e la discussione che aveva messo fuori discussione, la possibilità di realizzarlo. Continuava a sbattere gli sportelli picchiando l'aria della sua casetta, sette camere in cima ad un palazzo con un bel giardino pensile e vista sopra l'infinito. Smuoveva refoli all'odor di candeggina e ammorbidenti alla vaniglia. Lui l'aveva portata pure in mongolfiera, come poteva accusarlo di tenerla con la catena al piede? Tra una parola e l'altra, additava ogni felicità goduta. Prove alla mano, ogni stanza era tutta un altarino di foto. Cammelli e slitte da neve, regge madrilene e fiordi norvegesi, le rovine di Cartagine, poi rovine in generale; siti ridotti a mucchietti di polvere dove ci voleva una gran fantasia per vederci ancora vestigia di vecchie civiltà. Quindi? Lui si poneva la domande delle domande: Si era mai vista una casalinga felice - libera di gorgheggiare con gli amici su facebook, disquisendo di letteratura spicciola e con la casa invasa da edizioni di prestigio e decine best seller - prendere sul serio la proposta di una CE? Un casa editrice, lo seppe bene Ulisse, ha la voce di una sirena, ammalia seduce e... Lei vedeva già la gente in fila per il firma-copie, immaginava di essere ospite alla Rai, a Quante storie, con l'Augias a farle i complimenti, poi gli applausi, le critiche, ovviamente tutte positive; che i sogni - quelli veri - sono sempre liberi da inciampi e retroscena, non deludono, non affannano, solo gratificano, ch'è una meraviglia. La realtà invece... "Con un paio raccontini mandati per gioco credi di essere la Munro?" Queste erano state le ultime parole del coniuge, lucide e obiettive, e il pasto si era concluso con il silenzio della casalinga che, tra le varie forme di confronto, pare sia la più civile e decorosa. intanto la cucina era diventata un ring, gli avversari? Tyson contro Tyson, lei contro se stessa. I filetti di spada già scongelati lanciarono una sfida, e la Jolanda, cioè sempre lei, trovò coltelli e frullatori e fiamma e sale e spezie che, con quelli e una buona dose d'iracondia, si poteva tirar fuori un'atomica perfetta, da fare della terra l'ennesima Hiroshima. Nella padella - sempre la Jolanda - abbronzò i pinoli, poi grazie alle lame del frullatore - che falciando e falciando le davano anche una certa soddisfazione fisica - sbriciolò il pancarré, cui aggiunse del latte e del formaggio, poco però, che con il pesce non ci azzecca niente. Aveva proseguito - con l'espressione concentrata di un ricercatore attratto dalle reazioni chimiche - con la curcuma, lo zenzero, la granella di pistacchi, poi della scorza d'arancia pestata e ripestata e pe-ssta-ta e ri-pe-ssta-ta ancora; il tutto senza badare al q.b. - ovvero il quanto basta che si trova sui libri di cucina. Sembrava una fattucchiera davanti al calderone, la Jolanda, spruzzava aromi con le sue dita lunghe, gli occhi stretti e le narici larghe. Alla fine, a cena neppure li assaggiarono. Lei, ostinata nel civile e rispettoso silenzio della casalinga, neppure apparecchiò. Li gustarono solo il giorno dopo. Il "riposo" doveva aver fatto bene agli spiedini, perché il sapore era una poesia. "Questi involtini passeranno alla storia" aveva detto lui, immaginando forse di renderla felice. Giunge in cucina, non c'è traccia di spiedini in forno. D'altronde chi avrebbe potuto cucinarli se lei era a letto? La finestra è spalancata, l'odore viene da lì, ma non solo. Prende a sniffare l'aria come un cane in cerca di tartufi. Da qualunque parte si volti sente più forte l'odore. A destra, a sinistra, dal salone, dallo studio, dalla camera per gli ospiti... Tutte le finestre sono aperte. Buona abitudine quella di aprirle appena alzati, lui ha preso l'incarico e lo esegue con precisione e correttezza da trent'anni. Tutta la città le sembra emani odore di spiedini alla Jolanda. Mistero. Riflette. Possibile? No! Non vuol credere sia vero!? Aveva scribacchiato la ricetta sopra un foglio per quella chiacchierona della sua vicina, In calce aveva scritto: 12 ore di riposo e il successo è assicurato.
  11. Come tirar fuori un racconto dal nulla

    sé però Il racconto del racconto. Tiri fuori l'idea dalla sensazione fisica (prurito degli orecchi) e alla fine il testo risulta ricco di cose: la moda che non soddisfa (niente che ti piaccia e che sia sufficientemente caldo), la gente Freddofila (qui hai fotografato magnificamente la nuova società, mi piace tantissimo), illeggibili (perché siamo in un racconto che se no sarebbero inguardabili, fantastico). Questo racconto ovviamente va oltre le "correzioni" più o meno condivisibili. Il finale è così come lo preannunci tronco, poco studiato, solo per chiudere, che tanto è la cosa più difficile (arreso?). Mi è piaciuto il fatto che nonostante stessi descrivendo il come proseguire nelle stesura del pezzo, noi lettori abbiamo visto il racconto stesso, cioè: i maglioni freddi/caldi, belli/ brutti, la commessa sotto l'occhio vigile del proprietario che fa di tutto pur di vendere. Insomma un bel corredo di immagini e pensieri. Piaciuto, @Nannialla prossima.
  12. Scheda personaggi

    Probabilmente non ci azzecca niente con la "scheda" dei personaggi ma nell'Amleto all'inizio c'è stilato l'elenco dei personaggi (nome e ruolo), lo stesso si trova nelle commedie. Se i personaggi sono tanti potrebbe essere utile. A me è capitato di perdermi leggendo Zona d'ombra di Riccardo Bruni (se avessi avuto l'elenco sottomano avrei dato un'occhiata).
  13. In Via dei Matti numero 0

    @Ylunio Credo sia la prima volta che ti leggo, sì, la prima. Nelle pareti bianche si concentra la voglia di eliminare anche i ricordi, la tua protagonista non vuole neppure che si possa riconoscere la posizione dei mobili. Deve essere stato tutto troppo bello, e a ricordare proverebbe troppo dolore, ma non le basta lasciare la casa, ha bisogno che quella casa dimentichi loro. Nessun indizio neppure per chi verrà dopo di loro. Ci sono immagini molto belle nel tuo racconto, te le hanno già fatte notare. Qui mi piace la precisione del particolare, "non il dolce già cotto, ma mentre sta ancora cucinando e lei si lecca le dita". Qualche frase potrebbe essere alleggerita, ma le ripetizioni a me non hanno dato alcun fastidio. Hai saputo creare un bella atmosfera, mi ha catturata. Alla prossima
  14. Mi presento

    Sei più avanti di molti di noi, me compresa. Benvenuto
  15. Cosa rende un libro un buon libro?

    Sono d'accordo con te su molti punti, ma circa la frase che ho riportato sopra devo dire di no, non siamo dei predicatori, non dobbiamo indicare nessun baratro a nessuno, Dobbiamo analizzare solo la strada che stiamo percorrendo (neanche a me piace il mondo di adesso, quello della mia giovinezza era più bello, ma sono certa sia stato bello anche per gli altri?), dobbiamo cercare di mantenere una certa obbiettività, tenendo conto dei sentimenti degli altri, del vissuto degli altri, cercando quelle sfumature che gli altri (stessi protagonisti) non sono capaci di comprendere, afferrare, distinguere (per fretta, mancanza di attenzione); ovviamente usando i nostri occhi, il nostro stile, partendo da quello che siamo noi. Non si tratta di seguire le mode (diventando l'artista Jolly) ma di vivere in esse, non portiamo più la marsina, né il cappello a tricorno, ma andiamo ancora vestiti. Cambiare significa seguire l'evoluzione naturale dell'uomo (niente rimane immutabile) anche restringendo i testi per dargli la possibilità di essere letti (mi riferisco al racconto breve) dobbiamo cercare sempre di non smarrire, per l'appunto, il valore umano (l'unico motivo per cui valga veramente la pena scrivere). Noi autori siamo il fanalino che sta dietro ad ogni essere, ne osserva i movimenti, prendendo nota dei suoi inciampi e dei suoi successi. Anche usando ironia e spensieratezza (dalle mie parti si dice che "scherzando, scherzando si dicono le cose vere), di cui tutti abbiamo bisogno, come @lapidus Lo so diciamo la stessa cosa, sappiamo bene quale sia il nostro ruolo. Non credo che il mondo stia morendo, sta solo perdendo delle belle occasioni e saprà rimediare (se non si tocca il fondo non si riemerge). Ho molta paura per quanto durerà questo procedere verso il basso, ma ci sono già state tante epoche nere rovinose per l'uomo, per la sua dignità e la sua umanità. Grazie@Renato Bruno per questa bella conversazione
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