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Francesco5

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  1. @Skorpiòs Ciao, sulla questione sinonimi. Ok che hanno significati simili ma accezioni diverse, comprendere è più profondo che capire. Però l’importante è che tu ne sia consapevole e quindi che sia una tua scelta Per le ripetizioni, a me è d’aiuto rileggere a voce alta o di qualcun altro. Perché ci sono errori e refusi che il nostro occhio proprio elimina inconsciamente
  2. @Floriana Ciao Floriana piacere mio e grazie innanzitutto. Tieni presente che è pur sempre uno stralcio e quindi non si può comprendere l’insieme. Si parla anche di disturbi psichiatrici quindi razionalizzare questo passaggio torna difficile. Puoi essere più chiara ? Grazie un abbraccio
  3. @Bango Skank Grazie del tempo speso e per le correzioni grammaticali. Per quanto riguarda certe immagini e certi termini, sono scelti con cura e fanno parte della mia idea di scrittura, un pò sregolata ed evocativa. Un abbraccio.
  4. <<Non riesco a toglierlo dagli occhi, Alfredo.>> Gettai via le lenzuola <<… le sue grida, le ho sempre qui nella testa, il suo urlo folle mentre precipita al suolo, mi mandano ai pazzi.>> Premetti i palmi contro le orecchie. Alfredo sedette sul materasso, accarezzandomi <<Coraggio! Mariano>> sentivo dirgli, ma non ero più in accanto a lui, ero in un angolo di quell’incrocio e stavo rivivendo quegli attimi. <<L’ha vista da subito, l’ha vista da subito!>> Alfredo mi scosse <<vista cosa Mariano?>> <<La morte! C’era la morte lì, inginocchiata ad attenderlo, Eros l’ha puntata negli occhi prima di caderle in braccio.>> Alfredo sorresse la mia testa tremante dalla febbre e dal delirio. <<… E il tonfo, quel tonfo sull’asfalto, il rumore del cranio che si sfasciava.>> Mi rotolai sul materasso, agonizzante. Sentivo la fronte scottare. Alfredo diceva qualcosa che non riuscivo a capire. Mi pareva che il letto fosse a strapiombo e che il mio corpo aleggiasse per la stanza. Rividi me stesso dal soffitto, in posizione fetale, e Alfredo che mi teneva una mano. Poi m’imboccò una pasticca di paracetamolo che mi rimandò a un torpore infermo, malato, dal quale entravo e uscivo continuamente, sognando di cadere nel vuoto. Quando riaprii gli occhi, tutto aveva assunto un’atmosfera Kafkiana. La carta da parati pacchiana e sbiadita si era scollata in diversi punti. L’afa era asfissiante e i venti di scirocco zufolavano fuori in cortile. Un grosso tafano ronzante si ostinava a schiantarsi contro la plafoniera sopra il mio letto, nonostante tutte le volte rintontisse e perdesse quota. Pensai che se fossi nato mosca, sarei stata proprio quella lì. Alfredo s’era addormentato sulla poltrona, colla testa franata all’indietro e le braccia sui poggioli. Di nuovo notte fonda. Vacillai sul pavimento tastoni sulle pareti, colto da un improvviso conato, pestai un piede ad Alfredo, facendolo rinvenire dal dolore. <<Ehi Mariano>> si asciugò le labbra <<che succede?>> Aveva gli occhi impiastricciati dal sonno e la maglia zuppa di sudore. Non feci in tempo a parlare perché sentii esplodermi dentro una bolla e gli spruzzai addosso una cateratta di succhi gastrici. <<Oh merda!>> sbraitò, portandosi fuori dal getto del vomito con uno scatto. Corsi in direzione del bagno, tenendo premuti i palmi contro la bocca che però lasciarono sfuggire fiotti sulla moquette e sulle pareti. Mi abbracciai alla tazza del cesso e scaricai il rimanente di bile, sentendo di là Alfredo che smoccolava. <<Gesù Cristo! Che schifo!>> Venne da me e gettò la maglia nella vasca da bagno. Aveva i capelli bagnati. Aprì il rubinetto del lavabo, insaponò la faccia e il pelame del petto, lamentandosi <<senti che tanfo.>> Ancora con la testa ficcata dentro la tazza, squarciato in due dai conati ormai a vuoto, iniziai a sghignazzare. Le risa rimbombarono dentro il water e quell’altro se ne accorse. <<Ridi, eh? Maledetto!>> Rise anche lui, strofinando il capo pieno di schiuma. <<Sto di merda, compare>> ammisi per la prima volta. Le ginocchia collassarono e finii steso sulle piastrelle. Alfredo m’infilò sotto la doccia, poi mi condusse di nuovo a letto e mi costrinse a bere una tazza di latte <<avrai le pareti dello stomaco parecchio malconce e il latte le sfiammerà.>> Raccolse bottiglie vuote sparse per la camera, ficcandole dentro un sacco <<questo whisky, amico mio, ti rovinerà.>> Diedi un succhione consistente al latte, freddo e amarognolo, lo sentii scorrere nelle budella come acqua sulle fiamme.
  5. @Skorpiòs Eccomi qua. Premetto che quanto sto per scrivere, nel bene e nel male non vuole né adulare né screditare, è solo il mio personale parere. Comincio con la prima frase. Trovo scontato leggere che Anthony abbraccia Selene "con dolcezza". Già l'abbraccio di per sé è un gesto dolce. Userei ad esempio : " ...abbracciò Selene accarezzandole la schiena". Un dolore simile non c'è bisogno di trovarlo nel "profondo" del cuore e poi il verbo capire secondo me non è il più adatto quando si parla di un dolore, meglio il termine "comprendere" . Anche "soffriva con lei" mi sembra banale, userei ad esempio "sentiva quasi suo quel tormento" . "Con la memoria ripercorse" ridondante, è gia chiaro che si stia parlando di un fatto remoto e che quindi Anthony stia ricordando. Meglio solo "Anthony ripercorse quegli attimi". "Sfocati dal tempo" ?? Chi vive davvero simili attimi ti può garantire che anche a distanza di una vita rimangono vividi ed indelebili. L'espressione "sparì davanti ai suoi occhi" non la trovo consona con quello che immagino tu voglia dire. La parola "sparì" mi lascia immaginare qualcosa che letteralmente si smaterializza. Imposterei la frase diversamente tipo " sentì crollargli il mondo addosso" o "sentì il terreno aprire una voragine sotto ai suoi piedi" La parola "padre" ripetuta. Puoi benissimi dire: " il poliziotto/carabiniere/militare quel giorno..." Ci sono tre cose in questo periodo che non mi soddisfano. Per una scena simile userei dei verbi più d'impatto. "Defluire" mi fa pensare a una folla di fan che defluisce alla fine di un concerto di Vasco. " Il sangue iniziò a sgorgare dal suo petto" Il dolore lancinante è un'espressione fin troppo usata e logora. Tra l'altro il vocabolo "dolore" lo hai già usato nel primo paragrafo. "Una fitta allo stomaco gli strappò via il respiro" Non riesco ad immaginare la scena di uno che si accascia mentre si preme la mano sul petto. ( petto lo hai già usato 'defluire dal suo petto') L'accasciarsi suppone la perdita del controllo degli arti. Ripetuto ('frastuono di uno sparo' primo paragrafo) Carissima, è inutile che vada avanti perché comunque elencherei altri casi simili a quelli citati. Hai descritto una scena di tensione e tristezza, emozioni fin troppo facili da suscitare. Secondo me però per arrivare davvero allo stomaco del lettore dovresti osare di più ed essere meno compassata nelle descrizioni. Non ho letto una metafora, un' iperbole. Anche il vocabolario mi sembra scarno ed è palese che tu scriva senza il migliore amico di uno scrittore: il dizionario dei sinonimi e dei contrari. Ci sono dei termini che mi sembrano buttati lì solo perché ricercati ma che in realtà hanno altre accezioni. " Le lacrime gremivano il suo volto " ?? Gremire non è affatto il termine adatto, si dice di un teatro gremito di gente, di un locale gremito di clienti. Ti prego di accogliere queste critiche in maniera costruttiva. La sostanza c'è, devi lavorare tanto sullo stile. Devi far sì che quando si legga un tuo scritto il lettore ti ritrovi. Devi imprimere personalità a quello che scrivi. Ti raccomando di tenere sempre al tuo fianco il dizionario dei sinonimi. Ti renderai conto di quanto sia fantastica la lingua italiana e di quanto ci sia sempre un sinonimo azzecatissimo che esprime meglio di un altro quello che intendi dire. Concludo citando il sommo Hemingway : " il successo è un per cento ispirazione e novantanove per cento, sudore." Un abbraccio Francesco
  6. @AryaSophia gracias
  7. @Skorpiòs Ok allora guidami te perché sono nuovo del posto e non so orientarmi
  8. @Sarinsaretta Nessun problema chiudiamola pure qui come suggerisce il moderatore. Lasciamo agli atti.
  9. Scusa non capisco cosa intendi per O.T. ?
  10. @Luna Grazie mille
  11. @Sarinsaretta Scusami ma secondo me ti sfugge il vero punto della questione. Le proposte che ho avanzato mi sono state richieste dall’editore, come indispensabili per la prosecuzione del rapporto editore/autore. Io scrivo solo e basta e sono anche un sociopatico, figurati se mi sognerei mai di avanzare proposte di mia spontanea volontà. A me invece è stato chiesto di fare sia da autore sia da pubblicitario ma a quel punto spendo duemila euro mi autopubblico e mi autopromuovo.
  12. @Skorpiòs ciao e scusa se rispondo solo adesso, ero impegnato in una discussione su un editore. Dunque io adoro Hemingway, Dostoewsky e Buckowsky ma anche i classici italiani ed europei. Ho scritto un romanzo pulp dal titolo *Editato dallo Staff* (inedito). Per il resto che dire, mi piacciono le persone di fuori Grazie mille!
  13. @Sarinsaretta Sono sicuro che se fosse capitato a te la penseresti diversamente. Detto questo, la mia testimonianza finisce qui, non volevo certo avere soddisfazione. Un abbraccio Francesco
  14. @Sarinsaretta Nessuno mette in dubbio che il sig. Capponi sia bravo a scrivere.
  15. @CapponiEditore Allora vi suggerisco di tenere un profilo più basso, più coerente con la vostra reale politica decisionale. Mi permetto anche di consigliarvi di inviare la bozza solo dopo aver parlato al telefono con l’autore, e una volta accertato che si possa passare -per usare le sue parole- “allo step successivo” . Onde evitare spiacevoli situazioni. Saluti Francesco Mineo