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Silverwillow

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    Sognatore
  • Compleanno 08/09/1978

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    Donna
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    Trento
  1. Le descrizioni – Usare i cinque sensi

    Personalmente amo le descrizioni che aiutano a "entrare" nella storia, purché appunto non eccessive e messe nel posto giusto( ho abbandonato libri proprio perché avevano pagine e pagine di descrizioni inutili, tipo abbigliamento dettagliato di tutti, pettinatura, ogni singolo pasto ) Cioè, se un luogo o un oggetto hanno importanza per la storia, per caratterizzare un luogo, un personaggio o l'atmosfera di una scena, vanno bene, ma non sfilze di dettagli messe senza apparente motivo. Ho letto un articolo tempo fa che parlava proprio di come inserire i cinque sensi e da allora mi sforzo di farlo Ancora però non sempre mi viene naturale inserire sensi che non siano la vista o l'udito. In genere cerco di immaginarmi nella scena, come se fossi uno dei personaggi e di solito funziona (un po' come nelle visualizzazioni guidate di certe discipline psicologiche). In genere, se sono nel pov di un personaggio, mi chiedo anche: "E' probabile che X noti questo?". Perciò distinguo anche in base al protagonista, se è maschio o femmina, se è un tipo concreto o con la testa tra le nuvole, ecc. E' anche vero però che a volte, specie in condizioni mentali estreme, si notano e ricordano dettagli assurdi. Penso comunque che per trovare un buon equilibrio tra mostrare troppo e troppo poco ci voglia molta pratica. Le sinestesie mi piacciono molto, ma se sono associazioni troppo personali c'è il rischio che il lettore poi non le capisca. Io ad esempio al giallo vivo associo più il fresco del limone, in questo caso non sarebbe un grosso problema, ma ne ho trovate alcune davvero incomprensibili. Forse è più adatta alla poesia, dove se ne trovano di bellissime. Per esempio l' "urlo nero" di una madre in una poesia di Quasimodo è cento volte più forte di un "urlo disperato" e resta più impresso, ma non la vedrei in un romanzo. Penso che come hai fatto tu, cioè trasponendola in qualcosa di concreto e subito evocativo, sia molto meglio
  2. Lunghezza di un romanzo

    Mi consola vedere che non sono l'unica ad avere problemi di "misure". Il primo libro che ho scritto si aggira sui 670.000 e ho paura che i seguenti li superereranno... Ci ho fatto caso quando ho visto che molti concorsi mettono limiti (in genere di 500.000 caratteri o meno) Mi sembra giusto tagliare tutto il superfluo, ma non mutilare il proprio lavoro per rispettare degli standard. È come se ti offrissero di esporre un quadro in una galleria ma dicendoti:"ritaglialo un po' lungo i bordi perché le nostre cornici sono più piccole". Da parte mia se vedo un romanzo fantasy con meno di 300 pagine spesso non lo considero, perché mi sembra improbabile riuscire a condensare una storia completa in così poco. Certo, dipende dai gusti. Mi auguro che ci siano anche editori che badano alla sostanza più che alle misure...
  3. Romanzi in cerca di autore [scad. 17/12/2017]

    Questo concorso mi sembra molto interessante, soprattutto perché non pone limiti di genere, lunghezza, età, ecc. Sto pensando di partecipare, però ho un dubbio che non sono riuscita a risolvere con le faq sul sito. Ho letto che il libro non dev'essere parte di una serie, a meno che non sia autoconclusivo. Io ho un primo libro di una serie fantasy, che però si conclude (il libro seguente inizia molti anni dopo, con protagonisti diversi),ma lascia comunque delle domande senza risposta. Lo posso mandare lo stesso, o rischio che non venga considerato? Dovrei avvisare di questo fatto all'interno del manoscritto, o da qualche altra parte? Avendo appena saputo del concorso,sto sistemando tutto di corsa per partecipare, e non vorrei che fosse per niente. Un altra cosa che non mi è chiara è se la formattazione(carattere,spaziatura,ecc.) è libera o ci sono preferenze. Grazie se vorrete rispondermi
  4. L'angosciante autopromozione

    @Stellina_90 Non sei la sola. Man mano che mi avvicino a finire il mio libro ho lo stesso incubo. Come farò a promuoverlo? Conosco poche persone, e nessuno nel campo della scrittura in qualunque forma. Ho un profilo facebook che non uso da mesi. All'inizio era un novità, ma dopo un po' mi veniva il prurito ogni volta che lo aprivo e vedevo le stupidaggini che c'erano, per non parlare dei commenti entusiastici fasulli alle imbarazzanti fotografie. Eppure conosco molta gente che impazzisce per queste cose e posta ogni giorno tutto quel che gli viene in mente. Fra l'altro mi sento sempre in obbligo di mettere "mi piace" ad amici e parenti per timore che si offendano, e dopo un po' era diventato un peso e mi sentivo falsa. Tempo fa ho visitato per caso il profilo di uno scrittore nuovo (proprio per farmi un'idea di come funziona) e ci ho trovato ogni giorno la stessa identica pubblicità del suo libro. Stop. Manco a dirlo, non aveva nessun "mi piace". Anch'io come te sono poco influenzata dalla pubblicità, anzi, se un libro è troppo pubblicizzato spesso non lo leggo per principio. Di solito ho già le idee chiare su ciò che voglio leggere e a colpirmi sono soprattutto le trame. Il problema è che, come diceva qualcuno, se nessuno vede quella trama, le persone potenzialmente interessate non lo leggeranno. Sono d'accordo su questo, alcuni autori si promuovono in modo quasi imbarazzante e, almeno per me, fastidioso più che attraente. Vorrei far conoscere il mio libro senza però stravolgere il mio carattere e sforzarmi di mostrarmi per quella che non sono. Dopotutto è ciò che scrivo che deve interessare, non le mie capacità imprenditoriali. Proprio perché so di essere negata nelle "public relations" spero di riuscire ad appoggiarmi ad una casa editrice, anche piccola. Ma per essere realista, mi sto anche interessando per l'autopubblicazione. Penso di fare una pagina facebook col titolo del libro, senza però mettere solo la pubblicità. Pensavo ad articoli sul fantasy in genere, sondaggi sui libri o personaggi preferiti, le mie letture, le novità, argomenti correlati. Ma non pubblicherò per forza ogni giorno anche se non ho niente da dire. Farò anche il profilo twitter, perché pare che ormai siano tutti là, anche papi e presidenti. In caso cercherò anche di fare promozioni, sia su amazon che su altri siti (il prezzo è una delle cose che io stessa guardo), magari regalandolo per un periodo. Per quanto non ami i social in genere, specie se diventano un obbligo invece che un piacere, farò uno sforzo, senza però stressarmi troppo. Per me il mio libro è quasi un figlio, quindi penso che mi sforzerò di tirare fuori gli artigli per dargli almeno una possibilità. Se poi piace se la caverà da solo, altrimenti avrò almeno fatto tutto il possibile. Sì, interesserebbe anche a me!
  5. Visioni nella nebbia

    @Anna Magic Grazie per il tuo commento e per l'incoraggiamento! E' proprio quest'atmosfera solenne e un po' sospesa che volevo rendere. La lunghezza dei periodi è una delle prime cose che cercherò di correggere, visto che me l'hanno fatto notare in molti. Sono comunque contenta di essere riuscita a rendere comprensibili gli elementi essenziali. Ciao
  6. Nomi Personaggi e Ambientazioni.

    Ciao @Marco93 o avuto un problema molto simile al tuo, ma dal momento che l'inglese nel mio caso c'entrava poco (è un mondo ispirato all'area greco-romana) ho deciso a malincuore di rinunciare ai nomi inglesi (più semplici perché riuniscono in una parola anche più di un concetto e in generale risultano più brevi). Secondo me i nomi inglesi, o comunque con un suono simile, anche inventati, stanno bene in un fantasy, mentre nomi italiani come Gianni o Francesca mi suonerebbero davvero strani. Forse è questione di gusti, ma se fossi in te non mi porrei il problema per i nomi propri, purché siano coerenti tra loro e non abbiano un suono troppo complicato perché il lettore possa pronunciarli o ricordarli. Per i luoghi, io ad esempio ho fatto un misto: i più antichi mantengono il nome in stile greco o romano di quando sono stati fondati, mentre i villaggi minori o luoghi più recenti, li ho messi in italiano. Lo stesso vale per luoghi di cui è utile che si capisca il significato(come appunto il luogo di un'antica battaglia o legato a un qualche eroe dell'antichità) e che in greco non capirebbe quasi nessuno. Qualche volta ho messo sia il nome originale che il modo in cui lo chiamano i locali, facendolo spiegare a un personaggio. Secondo me si possono benissimo mescolare le due cose. I lettori di fantasy italiani sono abituati a nomi inventati, e spesso nelle traduzioni vengono mantenuti uguali, mentre vengono tradotti quelli del posto ( come appunto nel "Il trono di spade" nell'esempio sopra, in cui i luoghi più significativi sono stati tradotti in italiano, mentre altri no). Ma anche qui non sempre, perché i luoghi senza importanza per la storia non devono per forza avere un significato. Secondo me l'unica cosa importante è che i nomi inventati abbiano un suono coerente tra loro, ma nessuno vieta di metterci nomi in italiano, visto che il libro è scritto in questa lingua .
  7. Cercasi Beta Reader

    @andrechan Ne ho già trovati due-tre, ma un parere in più non farebbe male. Ti avverto però che è il primo di una serie, quindi ha una sua conclusione, ma lascia molte questioni aperte. Se ti va mandami un messaggio privato con la mail a cui mandarlo. Ciao e grazie
  8. parole tipiche della cultura "umana" in un fantasy

    @Black Grazie per il parere! Credo che lascerò stare i termini specifici stranieri o troppo moderni e terrò invece i concetti. Il fatto è che sono parole che mi vengono spontanee, perché ormai si usano in italiano ( ho guardato per curiosità e ho visto che cocktail, deja-vu o privacy si trovano sui dizionari) e non hanno una traduzione immediata. Io ho letto moltissimi fantasy, però non ho mai fatto caso se vengano usate o no, forse perché mentre leggo mi concentro sul significato, non sulla singola parola, perciò a meno che il significato mi sfugga non faccio caso alle parole usate. @swetty è vero che "cavalleresco" si riferisce a una cultura medievale, ma è un concetto specifico, di cortesia e protezione verso i deboli legato a un preciso momento storico ( e non è detto che ci sia qualcosa di simile nel mondo inventato) Quindi volendo essere molto pignoli non andrebbe bene nemmeno questo. Lo stesso per platonico e stoico, visto che Platone e la filosofia stoica non sono mai esistiti in quel mondo. In generale il problema è se privilegiare la coerenza di ambientazione o la comprensibilità immediata (cosa che io come lettrice preferirei). Probabilmente alcuni lettori ci farebbero caso e altri no, ma per non rischiare di urtare qualcuno credo che seguirò i consigli e eviterò termini moderni dove mi è possibile. Grazie
  9. Cercasi Beta Reader

    @Kamil Ciao. Se vuoi io sono disponibile. Non ho ben capito il genere, ma leggo un po' di tutto. Se ti va bene ti mando la mail per messaggio privato. Sui tempi non garantisco però, dipende anche dalla lunghezza. Fammi sapere
  10. parole tipiche della cultura "umana" in un fantasy

    Il mio quesito è molto simile, anche se più ampio, quindi ho preferito metterlo qui che aprire un'altra discussione. Spero di aver fatto giusto. Intanto nel mio caso più che "cultura umana" direi "moderna" e "cosmopolita". Cioè: è possibile inserire in un romanzo fantasy classico (o anche in uno storico) dei concetti come privacy, aperitivo, pista da ballo ecc. O anche parole straniere entrate nella lingua comune, come deja-vù, cocktail. E' vero che sono moderne, ma esprimono un concetto che è già chiaro nella mente del lettore, senza fare giri di parole complicati. E per i balli, come "valzer" o "quadriglia" ? Sarebbe preferibile inventare dei balli da zero? Come lettori lo trovereste straniante? E, in questo caso, come le cambiereste? Io ad esempio ho sostituito "privacy" con "pudore" in una frase, ma non mi da lo stesso identico concetto (la frase era " a casa sua la privacy era un lusso" ) "Cocktail" pensavo di sostituirlo con "bibita", ma non è la stessa cosa. Dovrei dire "una bevanda mista" ?. Un'altra cosa sono i concetti moderni. Ad esempio un personaggio dice: "era una situazione surreale", ma poi mi sono resa conto che il concetto di "surreale" è abbastanza recente. Ho provato a sostituire con "irreale" o "inverosimile", ma anche qui il significato un po' cambia. Anche "platonico" o "stoico" o "cavalleresco" in un romanzo fantasy sarebbero fuori contesto, ma è difficile sostituire con altre parole. Per riprendere un po' la discussione sopra, io ad esempio "diavolo" lo metto, perché è vero che è un concetto cristiano, ma la parola è greca quindi nel mio mondo può non essere legata al cristianesimo. E poi ormai è un'imprecazione così comune da aver perso gran parte del significato cristiano. Stesso discorso per "inferno" e "paradiso"( che tra l'altro non sono concetti cristiani di origine). Per i termini moderni invece, all'inizio pensavo che (usati con parsimonia) avvicinassero in qualche modo la storia al lettore, ma forse è solo un'impressione mia, visto che qualcuno me li ha fatti notare. Secondo voi è proprio sbagliato usarli, cioè qualcuno potrebbe pensare che è un segno di scarsa attenzione, o è a discrezione dell'autore?
  11. Fantasy, quando é scontato?

    @Neyther È difficile valutare senza conoscere la trama, ma non mi viene in mente nessun fantasy così. Premetto che a me piacciono le storie non scontate o che non hanno divisioni nette tra buoni e cattivi. In genere in un fantasy ci si aspetta però che l'eroe, magari anche in modo inatteso, alla fine vinca. A meno che i ruoli non siano rovesciati, e il protagonista sia il "cattivo". Oppure che abbia ragione lui e i buoni abbiano torto. Io per esempio sto scrivendo una storia dove sia i buoni che i cattivi sbagliano e alla fine dovranno ricredersi entrambi. Dipende anche dal cattivo: se è uno che tortura bambini e animali, credo che nessuno vorrebbe vederlo vincere...
  12. Visioni nella nebbia

    @afe Grazie per il commento. Sono d'accordo con alcune cose che hai detto come i troppi aggettivi o alcune ripetizioni. Dovrò stare più attenta. Vorrei solo precisare che alcune di esse erano volute per sottolineare dei concetti (come quel "stavolta") oppure nel dialogo del dio perché parla in modo formale e un po' "ampolloso " . Dovrò pensarci su. Gli aggettivi in -mente cerco già di limitarli. In quel punto me ne sono sfuggiti forse troppi. Qui ad esempio serviva, nelle mie intenzioni, a rallentare il tempo. Cioè: queste visioni le passano nella mente veloci, per poi rallentare e fermarsi su quell'unica immagine (che è importante per la trama). Dovrò riflettere anche su questo, se farlo capire in un altro modo. quel "molto più in basso" è riferito al "lei". Cioè: erano fissi su di lei che era molto più in basso. Mi sembrava suonasse meglio così. Lo spazio all'interno delle virgolette all'inizio non lo mettevo, ma ho letto da qualche parte che sarebbe corretto dopo ogni segno di punteggiatura, così ho cambiato tutti i dialoghi. In effetti, andando a vedere, in molti libri non c'è, ma alcune edizioni, soprattutto quelle vecchie, invece lo mettono. Qualche articolo online consigliava di fare una scelta e attenersi a quella, purché fosse coerente. Mi dovrò informare meglio.
  13. Visioni nella nebbia

    @Emy Ciao. Non è molto che scrivo ed è la prima volta che pubblico qualcosa qui perciò ero ansiosa di avere un parere. Sono d'accordo sulle troppe ripetizioni. Non ci avevo fatto caso finora. Alcune però erano volute e, nelle mie intenzioni, volevano rafforzare alcuni passaggi. Capisco che si tratta di un prologo di una storia più ampia, però secondo me potresti fare a meno di questa informazione che sembra buttata lì a caso. Il lettore non sa chi gliel'aveva chiesto. O lo approfondisci con qualche dettaglio o lo elimini. Qui volevo creare nel lettore curiosità, ma sono d'accordo che non è essenziale. Non ho capito questa cosa degli occhi in basso. Volevi dire che la figura che Maryam vede è molto più alta rispetto a lei? Sì, esatto, volevo rendere di più l'idea delle dimensioni. Cioè: gli occhi sono fissi su di lei, che è molto più in basso. Le mani di Maryam sono poggiate in grembo, quindi presumo che è seduta anche se l'ho immaginata in piedi. La preposizione in non mi convince. Direi piuttosto su grembo. In effetti è in piedi, con le mani portate davanti, ma non sono riuscita a rendere l'idea, credo che lo toglierò del tutto. La "d" eufonica ho sempre pensato che fosse obbligatoria quando ci sono due vocali. E in molti libri l'ho trovata. E' un errore? Non è un prologo al primo libro, ma all'ultimo e serve a svelare il mistero della morte di lei e a introdurre il finale, dove appunto si scopre cos'è la "luce dal cuore della tenebra" che ha visto e anche chi era la divinità, che rimane misteriosa fino quasi alla fine. Non è Nettuno, per questo ho messo che non conferma né smentisce, ma nel contesto dei libri forse si capisce meglio. Maryam da per scontato che lo sia, perché è il dio che lei e la sua gente venerano. In realtà l'equivoco è voluto da parte del dio, che ha degli interessi personali. La nebbia e la luce sono degli indizi, per questo ho cercato di mostrare il collegamento della divinità con la nebbia e l'alba. Ma mi rendo conto che per chi non conosce la storia intera è più difficile. Grazie per i tuoi commenti! Dovrò rivedere molte cose, ma almeno ho un punto di partenza
  14. Tempo dedicato alla scrittura

    @ValeErre Anch'io ho spesso questo problema, tanto che appena mi ritrovo un nuovo impegno digrigno i denti pensando al tempo sottratto alla scrittura. Come te, anch'io fatico a scrivere tot pagine al giorno. Mi serve almeno mezz'ora-un'ora per raccogliere le idee, ma quando appoggio la penna al foglio vado avanti anche per ore, quindi mi servono periodi di tempo lunghi, piuttosto che un po' ogni giorno. I primi tempi scrivevo solo il sabato e la domenica, e il resto della settimana facevo tutte quelle cose che riuscivo a fare anche se ero stanca: controllare se un certa cosa è possibile, cercare nomi di personaggi o luoghi,(intanto metto "nome" o altro tra parentesi quadre e vado avanti) fare una traccia dettagliata delle prossime due o tre scene. Così poi appena avevo tempo ero già pronta a partire. Ho provato a scrivere anche una o due pagine alla volta, ma poi non riuscivo più a riprendere il filo e mi sembrava che le varie parti non fossero per niente scorrevoli messe insieme. Perciò scrivo almeno un'intera scena alla volta, ma come ho detto quando inizio devo già averne un'idea chiara. Spesso rifletto su punti particolarmente complicati della trama sul lavoro (e ho un quadernetto per le idee) , o in fila alle poste, ogni volta che posso. Adesso mi sono imposta di scrivere almeno tre o quattro volte la settimana, nei giorni in cui ho meno impegni, gli altri giorni magari la sera rivedo quello che ho scritto il giorno prima , correggo errori, ripetizioni, ecc. , cosa per la quale non serve essere freschi. In questo modo a fine settimana mi trovo almeno due-tre scene scritte e a posto (almeno come prima stesura) . Per finire il primo libro, mi sono presa tre giorni di vacanza in un posto tranquillo. I primi due giorni non ho scritto niente ( troppo presa dal posto), il terzo ho buttato giù le ultime venti pagine. Tieni presente però che nell'ultimo anno ho recuperato tempo da tutto il resto, limitandomi solo a lavoro, scrittura e cose indispensabili ( anche se mi concedo qualche libro, una gita o un film per trovare ispirazione ). Penso che il ritmo di scrittura sia una cosa personale, devi trovare quello in cui ti trovi meglio, senza forzarti a buttare giù qualcosa a tutti i costi perché, almeno nel mio caso, non ne esce niente di buono. Consolati pensando che non sei l'unica ad avere questo problema. Buona fortuna!
  15. Una storia travagliata

    @Yaxara Ho visto adesso la discussione. La mia storia è simile ma un po' diversa. Nel senso che ho avuto l'idea principale e ho buttato giù degli appunti e scritto la prima pagina della mia storia nel 2003. E' cominciata come un passatempo insieme a un'altra persona. Poi abbiamo perso interesse, ma l'idea mi piaceva (e per principio non butto mai niente ) così ho tenuto tutto e l'anno scorso ho ripreso in mano quel poco che c'era. Ho cambiato quasi tutto tranne l'idea generale e alcuni personaggi. Secondo me se una storia ci prende tanto da portarcela dietro per anni, ne vale sicuramente la pena, perché vuol dire che dentro c'è qualcosa di noi. Il problema è che con gli anni si cambia molto e quello che abbiamo scritto dieci o quindici anni fa magari non sembra più appartenerci e deve essere rivisto, come appunto hai fatto tu. Dal quel che ho letto in giro molti autori anche famosi hanno impiegato anni a passare dall'idea originale al libro definitivo. Spesso perché si è distratti da altre cose, manca il tempo o la motivazione ( pensa che quando ho detto ai miei di recente che uso tutto il mio tempo libero per scrivere un libro, la prima cosa che mi hanno detto è "Perché? Chi te lo fa fare?" ) . Ma se ci si pone l'obiettivo di finirlo, magari sacrificando per il momento il tempo per altre cose (nel mio caso pulire la casa E' un disastro... ) allora si può riuscire. Non sarà mai perfetto come lo vorresti, probabilmente. Io ad esempio oscillo molto tra momenti in cui mi sembra bellissimo e altri in cui penso "oddio, è tutto da rifare". La cosa migliore è avere dei pareri esterni Aspetto ancora le tue pagine, se vorrai mandarmele. Ciao
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