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Marco C.

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  1. Si @Ret, sono iscritto anche io, tra gli "umani" intendo.
  2. @sefora ci avevo pensato a "girarci intorno", ma gli asterischi mi danno subito l'idea di un romanzo per ragazzi moolto young, oppure di qualcosa di comico/volgare tipo i libri scritti dai cabarettisti di Zelig. Con gli asterischi già lo immagino scritto di traverso a pennarello con colori pastello, per capirci. E' un'impressione mia eh, però se devo censurare allora tanto vale cambiare titolo. @GiD infatti credo andrò in quella direzione, cambierò il titolo per i concorsi, non per le CE.
  3. Grazie a tutti per il contributo, ne faccio tesoro. Credo che cambierò il titolo per i concorsi, per le CE vedrò. Magari, come suggerito da @Fraudolente, proporro più di un titolo tra cui quello incriminato. Certo, sarà un po' come chiamare Corsa su circuito per auto aerodinamiche il Gran Premio, ma a lettura terminata sarà chiaro che la "volgarità" del titolo rappresenta la perfetta sintesi della crescita del protagonista. O almeno lo spero.
  4. Qui il disturbo ossessivo compulsivo ci attende sempre dietro l'angolo..
  5. Grazie mille @Dark_Lady, io odio la tecnologia!
  6. Ahahah! Grazie!
  7. Grazie per la risposta! L'impatto iniziale non sarebbe un grosso problema, se poi il romanzo venisse letto. L'importante è che non venga scartato in partenza per una forma di pregiudizio. Poi, se una eventuale CE deciderà per il cambio di titolo, come suggeriva @Dark_Lady, allora saremo già a buon punto. Mi preoccupano comunque anche i concorsi. Pensieri benpensanti tipo: “Sì, ma non possiamo piazzarlo bene con un titolo controproducente al prestigio del concorso”.
  8. Primo post dopo la presentazione, quindi abbiate pietà di me... So che esiste già un topic riguardo alle parolacce e l'ho letto, la mia richiesta è però più specifica. Mi spiego. Ho terminato il mio primo romanzo da qualche mese e sono agli ultimi ritocchi/correzioni. La percentuale di cavie sopravvissute alla lettura è abbastanza alta, quindi direi che ci siamo. Ora la mia intenzione sarebbe quella di cominciare a mandarlo al massacro (concorsi/case editrici), così che possa tornare a casa maciullato e pronto a farsi uccidere come Jeff Goldblum nel finale de La mosca. Ho però un problema: il titolo è una parola gergale che contiene la parola "cazzo" (per un minimo di scaramanzia non lo rivelo). Inutile spiegare che il titolo è abbastanza significativo per quanto riguarda la trama, il rapporto tra i personaggi, ecc., altrimenti l'avrei già cambiato. Compare anche nella frase conclusiva del romanzo, per capirci. La domanda è: che influenza può avere, secondo voi, come primo impatto presso le case editrici o nella partecipazione ai concorsi (anche prestigiosi)? Qualcuno ha esperienze di questo tipo? Ho fatto leggere il romanzo a quattro persone che concordano sulla potenzialità di questo titolo e anche sul fatto che un altro titolo sarebbe un ripiego. Tuttavia, da fruitore delle librerie, non mi vengono in mente molti titoli contenenti parolacce, se non quelli di personaggi famosi che diventano magicamente scrittori... Insomma, temo che il monaco venga valutato dall'abito, senza nemmeno venire s(p)fogliato.
  9. @AlexComan Grazie! Avevo già letto tutto, comunque. Un inferno, un inferno... @Dark_Lady Strage di fenicotteri fuori dalle mie finestre, non posso farci nulla, è più forte di me. Grazie e a presto! @Luna Majin Bu non lo ricordo tra gli abitanti di Gran Burrone ne Il Signore degli Anelli, ma l'ho letto tanti anni fa...
  10. Mi chiamo Marco, sono di Brescia. Leggo qualsiasi cosa, tranne i romanzi rosa. Scrivo qualsiasi cosa, tranne i romanzi rosa. A parte gli scherzi, leggo molto e mi piacerebbe scrivere altrettanto ma, come sappiamo, è più facile trovare il tempo per leggere che per scrivere. Dopo diversi racconti ho da poco terminato il mio primo romanzo, sono quindi a caccia di informazioni. Informazioni di ogni tipo, devo sapere tutto. Voglio sondare ogni millimetro del mercato prima di qualsiasi mossa. Mi succede anche quando ho bisogno di scegliere il dentifricio o la carta igienica. Una vita d’inferno. E’ così che ho trovato questo sito, poi a un certo punto mi ha detto una cosa tipo: «Devi registrarti se vuoi ancora dar sfogo alla tua paranoia anche qui». Eccomi.