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Anna Magic

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  1. @Anglares Sì certo, via via uno può cadere un pizzico in ogni atteggiamento. Interessante il kamikaze, ma mi pare di essere un po' l'opposto. Comunque, fa bene ridere dei propri punti deboli e situazioni-tipo, almeno a me.
  2. Sdrammatizzo un po' con un video che mi ha fatto letteralmente rotolare in terra dalle risate. Io mi sento un po' "snobbish writer", e voi? "The Nine Types of Writers" by Travis McBee:
  3. @Kora87 Buon per te, può darsi che quelli che sono capitati in mano tua fossero un po' migliori. Ciò che è toccato a me era, ti assicuro, illeggibile al punto da non poterne ricavare nemmeno un insegnamento spicciolo. Comunque le mie erano più che altro battute
  4. @Anglares Ti ringrazio, proverò a tenere in sottofondo questa tua intuizione.
  5. @camparino Grazie mille. Hai ragione, infatti sono sul punto di iniziare con le azioni e i dialoghi. A presto
  6. Rincasando da sola, Leonora guardava le sue scarpe scamosciate insudiciarsi ad ogni calcio dato alle foglie secche. Imbucando una scorciatoia, finì in un vicolo ombroso. Attratto dalla calda luce di un lampadario di cristallo, il suo sguardo si alzò per ammirare la finestra di un palazzo antico. Al suo interno faceva bella mostra un soffitto affrescato in stile neoclassico. Strano, non lo avevo mai notato prima – si disse la ragazza fissando le fini grottesche rosse, grigie e blu. Abbassando gli occhi, si trovò faccia a faccia con un’affissione irregolare. Era un piccolo manifesto di un grigio giallastro, coperto di decalcomanie alfabetiche affiancate da un disegno puntinato a china. Per poterlo vedere meglio, accese un fiammifero e avvicinò il viso ai caratteri più minuti. Sfiorò poi con i polpastrelli il disegno a puntini, il quale raffigurava una donna nuda che, con sguardo fiero, giganteggiava su un mare di parallelepipedi simili a edifici. O a libri, forse. Dalla sua testa si dipartiva una raggiera di linee ondulate, composte da puntini più radi. Con un lieve sorriso ironico, Leonora annotò indirizzo e numero di telefono dell’autore sul retro del pacchetto di fiammiferi. Il testo scritto recitava: Pittore e musa cercano opera d’arte maggiorenne. Requisiti: per nulla anziana, un po’ villana, molto marziana. Finalità: abuso di sale in zucca, tinte forti ed olio di lino chiarificato. Chiamare ore fasti. Quanto sembrava diverso da Claudio, chiunque avesse scritto quell’annuncio strampalato! Mentre imboccava a passi rapidi il lungo viale del suo quartiere residenziale, Leonora ripensò a ciò che il fidanzato le aveva detto. Le sue labbra si atteggiarono a un sogghigno sprezzante, ricordando la banalità inesorabile di frasi come Non posso più andare avanti così oppure Ora che le cose mi vanno bene dobbiamo sposarci presto. Perché non rispondi? Per liberarsi dell’amore ottuso di Claudio, aveva dovuto assumere un’aria indecifrabile e lasciare che lui le baciasse il collo, sussurrandole quanto fosse bella e indispensabile per lui. Aveva preso tempo, ma ne percepiva la rabbia a stento soffocata. I polsi le dolevano ancora un po’ per la sua stretta possessiva. Nell’ampia strada ormai buia dominava il silenzio. Dalle sue villette, illuminate fiocamente, emanava un senso di squallore asettico. Leonora entrò nel proprio cortile, rischiarato dalle luci domestiche. Il clangore del cancello richiuso dietro di lei fu il segnale al quale riprese la recita della normalità. Quel sabato mattina, lo spazzino cantava sguaiatamente, mentre le foglie autunnali scrosciavano sotto la scopa di saggina. Il suo rozzo canto tormentò il sonno di Leonora, che si alzò sospirando. Era assai presto, ma sentì l’urgenza di uscire. Scesa in strada, l’aria fresca le colpì il viso. Mentre guardava l’ampia periferia pianeggiante, lisciò con le mani la gonna del suo abito bordeaux, pensando a dove andare. Assicuratasi di aver messo l’agenda in borsa, decise di incamminarsi senza meta. Arrivata di fronte a un minuscolo giardino pubblico, si sedette su una giostra per bambini. In quella zona, le abitazioni non erano più eleganti villette, ma anonimi palazzi, così alti da toglierle il fiato. Si accese una sigaretta e iniziò a riflettere sulla sua vita recente. Da un balcone di un’orrida palazzina, una casalinga sciatta e occhialuta la fissava come se fosse una reietta. Del resto, la solitudine di Leonora in quel parco a quell’ora doveva sembrare qualcosa di insolito, se anche un uomo in un’automobile di lusso rallentò per guardarla. Quel guidatore, in giacca e cravatta, le riservò un’espressione allusiva, ma lei si disimpegnò tirando fuori flemmaticamente l’agenda e la penna. Il rombo impaziente della macchina che si allontanava le suscitò una vena di sarcasmo. Sulle pagine bianche annotò: - Una megera mi disprezza, dall’alto della sua gabbia domestica. - Libero professionista cerca ragazza sbandata da sedurre prima e dopo l’orario di lavoro. - Io sono una vagabonda, Claudio è stanziale. Me ne devo liberare prima che sia troppo tardi. - N.B.: il mondo potrebbe rivelarsi pieno di persone interessanti, vietato fermarsi alla prima che capita! Richiusa l’agenda con un tonfo, si alzò e si allontanò con passo deciso. Dopo ulteriori giri oziosi, si ritrovò vicina al centro della città. Le macchine, ora più numerose, producevano un brusio familiare, che le dava il benvenuto. Ma lei non si inoltrò per le solite vie. Fu invece attratta da un vicolo cieco in cui non era mai stata. A chiuderne lo sbocco c’era una chiesetta dalla facciata di pietra grigia, scolpita in modo essenziale. La mano della ragazza ne forzò il pesante portone, malamente riverniciato di verde penicillina. Entrando, l’odore dello smog esterno si mescolò nelle sue narici a quello di fiori appassiti. Un’anziana, con viso compunto e ignorando la visitatrice, stava cambiando l’acqua e i mazzi floreali nei vasi. Nei suoi modi c’erano più discrezione e rispetto del raccoglimento che sussiego. Leonora si sedette come se fosse stata sola, incapace di pregare ma rapita dalle opere d’arte. Le pareti bianche erano occupate solo da grandi tele secentesche, di artisti minori. Il pavimento era una scacchiera bianca e verde scuro, composta da veri marmi, fatto strano per una chiesa così modesta. Quel luogo nascosto e un po’ surreale le provocò uno scarto nel punto di vista sulla sua città e sulla propria quotidianità. In particolare, le riusciva difficile smettere di guardare due dipinti. In uno di essi, un santo barbuto era inginocchiato con devozione, quasi passione, sotto un piedistallo su cui si ergeva la Madonna, raffigurata in qualità di donna sensuale, dal sorriso compiaciuto. La si sarebbe detta una divinità pagana, o una cortigiana bramata da un vecchio, più che la Vergine Immacolata. Nel riquadro della finestra di sfondo, albeggiava o tramontava su una scialba pianura. Nell’altra tela un biondo angelo adolescente, vestito solo di un perizoma bianchiccio come le ali, avanzava tra rovine classiche col suo corpo insieme pasciuto e muscoloso. Offriva, a chi lo guardasse, la mano ed un sorriso dionisiaco. I resti di colonne antiche da cui proveniva si stagliavano contro un cielo turchese e rosaceo, patinato di secoli. Mentre osservava quelle opere di terz’ordine, si sentì afferrare da una profonda eccitazione sessuale. Non ne provava senso di colpa, malgrado la presunta blasfemia. Trovava che fossero molti dipinti religiosi italiani ad essere più intrisi di erotismo che di spiritualità. Guardando quegli incarnati dalla voluttà ipocrita, si ricordò delle sue prime lezioni universitarie. Un docente, forse l’unico che le piacesse, le aveva svelato le forti radici pagane di molta arte cattolica. Nelle sue dimostrazioni, quasi ogni madonna era Iside ed ogni angelo era un genio efebico oppure il dio Eros. Ho voglia di ricominciare a dipingere, pensò Leonora mentre si alzava, ancora pervasa da un desiderio privo di oggetto. Sorrise all’anziana, che la salutò con un cenno del capo, e tornò in strada.
  7. Ciao, mi piace come scrivi, hai verve! Se continui ti seguo. Riguardo la trama sei riuscito, pur nella semplicità, a creare una suspence rispetto a quello che potrà accadere alla protagonista, in relazione alla maglietta o altro (mi chiedo: diventerà pazza? il filo intorno al collo è metaforico o presagio di una morte vera? sta parlando dall'aldilà o da un istituto di sanità mentale? ecc.). L'etichetta che hai messo è di storia fantasy, anche se per ora la narrazione è quotidiana. Però il titolo parla di magia, dunque potrebbe per ora essere un indizio sufficiente a predisporre all'inconsueto. In tal caso, il fatto di iniziare da una situazione più normale potrebbe essere una buona strategia per creare contrasto con quanto accadrà dopo. Il personaggio è vivido e accattivante, e le sue sfuriate sopra le righe vanno bene a prefigurare qualcosa che non va, uno squilibrio sul punto di accadere. La madre per adesso è un po' una macchietta, ma ho visto donne molto simili, sempre attente all'apparenza e basta, a dir poco superficiali verso le proprie figlie. Senza contare che viene presentata attraverso il filtro della protagonista, molto giovane e un po' sui generis, dunque è normale che sia tratteggiata a tinte forti dato anche il conflitto tra le personalità delle due. Inoltre il tuo testo non è un mattone psicologico ma un fantasy, dunque un po' di leggerezza in più ci sta. Anzi, la caricatura che ne fai è simpatica. E poi complimenti per aver osato scegliere un punto di vista femminile anche se sei un ragazzo: per ora è convincente, ho conosciuto ragazze così, specie adolescenti. Lo stile è brioso, giustamente colloquiale, non ho grosse critiche da farti. Anche la grammatica e la sintassi nel complesso vanno bene. Ti dico solo due o tre cosette che fossi in te cambierei: - Non farei sempre dire alla protagonista "mamma" (nel discorso indiretto, nei pensieri ecc.). In un testo così fresco ci sta, ma è un po' troppo ripetitivo. Lo alternerei ogni tanto con "mia madre". - "Matthew Bellamy cantava alla radio con New Born", scrivi. Toglierei assolutamente quel "con", è ridondante. E una volta tolto, suonerebbe meglio se scrivessi "Matthew Bellamy cantava New Born alla radio". - In un'altra discussione mi hanno suggerito di scrivere il pensiero interno della protagonista in corsivo, senza virgolette. Però i criteri possono variare a seconda di chi recepisce il manoscritto, perciò prendilo con le pinze. Nel tuo caso, secondo quel criterio, dovresti scrivere: Odio lo shopping. La sintomatologia tipica... ecc. - "Ragionavo a questo quando mamma mi individuò" non va bene in questo contesto. Dovresti scrivere "Ragionavo su questo." Nel complesso lo giudico davvero un inizio promettente, e ti incoraggio a continuare. Buona scrittura!
  8. Magari provando anche a scrivere quello che non c'era, perché no?
  9. @Roberto Ballardini Capisco, ahimé, cosa intendi... Ma con tanta ricerca, si trovano sempre e comunque le proprie beatitudini.
  10. @Anglares Sono pienamente d'accordo. E' l'altro risvolto della medaglia di quello che io e @Roberto Ballardini dicevamo di simile. Si deve prendere tutto il pacchetto, ed anche se fa rabbia vedere buoni autori emergenti non avere il giusto riconoscimento economico è vero che come dici tu oggi ci sono anche altri mezzi. L'importante è non smettere di comunicare e cercare la bellezza.
  11. "Non si può servire a Dio e a Mammona." Oggi sembra esserci questa netta opposizione, o forse è sempre stato così. Del resto, però, a certa gentina senza scrupoli non l'ha ordinato il medico curante di fare l'editore e non un altro mestiere. Poi ci sono questioni politiche, ideologiche e molto altro. Mi fermo, altrimenti la faccio davvero fuori dal vaso.
  12. @Roberto Ballardini Anche se non ricordo troppi dettagli, mi è capitato di dare esami sulla storia dell'editoria ed un punto sostanziale a cui si arrivava sempre in svariati manuali è questo: a un certo punto l'editoria ha in massima parte abbandonato la sua funzione di filtro/manifesto culturale per diventare solo impresa commerciale. La sua stessa sopravvivenza in molti casi ne è dipesa, date le trasformazioni epocali nel modo di intendere qualsiasi mercato e strategia promozionale. C'è chi riesce anche a metterci dietro figure di autentico rilievo, ma spesso si tratta di editori che avevano già una certa tradizione consolidata o che lavorano su più linee e più target. Credo che sia questa realtà di fatto ad aiutare a comprendere certi risultati. Nello stesso tempo però, è stata determinata essa stessa anche dai gusti dei lettori, a loro volta probabilmente influenzati dalla fruizione televisiva, cinematografica e altro. Non mi metterò a dare giudizi su chi legge e chi pubblica certe cose, altrimenti mi esce il demonio e non serve a niente perché le cose sono sempre più complesse di quanto ci sembrino in un momento d'indignazione. Credo però che la critica (da crinè = discerno) si sia troppo venduta a giornali e simili ed abbia troppo perso la sua funzione di autentico discernimento, di scrematura. Anche in passato c'è sempre stato chi voleva leggere robette (l'esempio principe è sempre quello di Schopenhauer a cui fu preferita la pubblicazione delle memorie scandalistiche di Lola Montez, per non parlare dei romanzi d'appendice più beceri o trattatelli moralistici demenziali), ma c'era anche sempre qualche intellettuale che si imponeva. Quando poi i libri sono diventati un autentico prodotto di massa, le maglie del setaccio si sono ancora più allentate. So bene come va il mondo, e cioè che se piace e se vende allora si pubblica un facsimile, però credo che ci debbano essere a lato anche realtà più "illuminate" che facciano sempre da paletto allo sfacelo, che vengano sostenute da chi può permettersi di non mangiare solo di quello. Penso che in realtà alcune di queste situazioni ci siano ancora, sebbene ne siano state ridotte troppe alla morte e all'agonia. Chi sa pensare e valutare c'è sempre, e sebbene ridotto in minoranza non deve tacere e a ben vedere qualche appiglio forse ancora c'è. Secondo me, uno può leggere anche la peggior roba, ma se c'è qualcuno che per sensibilità e studi ha più discernimento di lui e questo lettore vuole davvero diventare un estimatore, allora deve avere l'umiltà di farsi guidare. Ovviamente senza rinunciare al proprio senso critico e alle proprie piste di ricerca individuale. Qualcuno che chiama la spazzatura col nome di spazzatura deve avere diritto di cittadinanza e parola in una società civile, anche se pochi lo ascoltano e ricompensano. Poi, consapevoli o inconsapevoli, si può fare i barboni che cercano nei cassonetti, a proprio rischio e pericolo. Io a volte lo faccio, pur sapendo che troverei migliore nutrimento altrove.
  13. @Lo Strappacarte Ciao, sì la tua critica è stata utile. Soprattutto, credo anche io di non aver delineato abbastanza bene l'epoca fin dall'inizio (ci sono elementi chiari nel seguito che sto scrivendo, ma comunque non basta perché un lettore potrebbe essersi fatto nel frattempo un'idea scorretta e doverla poi aggiustare, cosa che da lettrice detesto). E hai ragione sul fatto che in fase di riscrittura le descrizioni dovrebbero essere rese più snelle. Per ora continuo la stesura iniziale perché è già tanto se riesco a vincere la resistenza e continuare il lavoro ;-) Ma se lo riscrivessi terrei conto dei tuoi consigli e di quelli degli altri, almeno in gran parte. Perciò, grazie!
  14. @Anglares ops, credo di non averti taggato correttamente. Voilà, ora dovrebbe andare
  15. @Anglares Ma sì, in fondo ho aperto questa discussione per ridere di me stessa e per ricavarne eventuali aneddoti. In realtà è naturale che la scrittura diventi anche uno scavo in regioni inesplorate, che forse sono le stesse dei sogni notturni. Lo trovo un argomento affascinante e divertente, e mi pongo la sfida di superare le mie barriere. Anche se a volte mi vengono da esperienze davvero toste, non voglio definitivamente soccombere ai loro effetti. (Sì, ho avuto la fortuna di incontrare Dorfles anche di persona. Eccezionale)