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Anna Magic

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    Sognatore
  1. Dégagée 4

    @camparino Divertente, la frase sul treno sembra eccessiva in un romanzo, ma viene da un aneddoto reale! Un pazzoide mise in subbuglio il mio vagone con le sue sparate, però mi rendo conto che nero su bianco pare assurdo. Vedrò che fare. Per i dialoghi hai ragione, soprattutto riguardo a Claudio. Per il potenziale suocero il mutismo iniziale mirava all'effetto sorpresa, però magari potrei fargli dire un po' di più dopo. Ad ogni modo mi hai beccata, decisamente io coi dialoghi ancora non ci sono. In generale, anche in altra roba che ho scritto. Tornerò a lavorarci.
  2. Dégagée 4

    @camparino P.S.: era riferito in generale alle ragazze vittime di violenze e uccisioni, però mi sono in effetti chiesta se fosse stato il caso di specificare meglio. Ho optato per lasciare la cosa indefinita, per non interferire con la rapidità della scena, però forse con un piccolo tocco potrei ingegnarmi a risolvere il dubbio. Certo il clima femminista vagamente c'entra, ma non mi riferivo alle vere e proprie militanti, in quel punto. Semplicemente a fatti di cronaca nera inquietanti a danno di giovani donne "emancipate". Ah, e anche se Leonora è meno aggressiva in come appare, non ho certo preso il paragone con Valentina come negativo, anzi è un parallelo interessante. Ma non era cercato. La mia protagonista, almeno nell'aspetto, è modellata su una giovanissima ragazza che incrociavo spesso. Una tipa "insospettabile", ma che aveva un'aura capace di far uscire di testa quasi chiunque. Il carattere invece è la fusione di due donne che conosco. Le evoluzioni le lascio all'estro del momento.
  3. Dégagée 4

    @camparinoCiao, grazie. Mi segno i suggerimenti lessicali poi valuto. Riguardo al contratto di lavoro, pensavo si capisse da quello che diceva Claudio nella prima parte e le congratulazioni dopo, però in effetti non costa niente ribadirlo. Nella mia mente l'aspetto di Leonora non ha niente a vedere con quello di Valentina (se dici quella di Crepax), anche se dalla scena capisco come tu possa aver fatto un'associazione. Anche se dovrei descriverla meglio, e forse prima, la mia protagonista è più minuta, ha i capelli castano chiaro e il suo viso è tutt'altro che truce (scusami, ma Valentina per me è truce e cadaverica), anzi un po' da ragazzina. Però certo, l'epoca, il clima di curiosità disinibita e altri dettagli possono averti fatto pensare a quel fumetto. Non è intenzionale, però. Cosa combinerà non lo so ancora neanche io, vediamo dove mi porta il suo precario equilibrio tra follia e la crudeltà. Non ho ancora deciso se sarà più un romanzo di formazione o di corruzione. Di certo un po' entrambi. Ma l'erotismo non vuole essere fine a se stesso, non è scopo ma mezzo. Però ha una sua grossa parte, con cui mi piace giocare. Grazie ancora per il sostegno!
  4. Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    Grazie mille ♥
  5. Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    Intendo dire di rimuovere solo il doppione ovviamente, non il racconto del tutto. Thanks
  6. Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    Scusatemi, ho cliccato per errore due volte su "pubblica discussione", mentre inserivo in Officina il mio racconto a capitoli, episodio "Dégagée 4". Forse non c'è bisogno di chiederlo, ma cancellatelo per favore. Grazie
  7. Dégagée 4

    Con gesto chirurgico, Claudio aprì la ventiquattrore sulla scrivania massiccia. Le sue mani fecero rullare dei documenti sul cuoio luttuoso, finché ebbe trovato il fascicolo giusto. «Guarda, questo è il mio attuale contratto» disse, frustando con le scartoffie il ripiano di vetro verdastro. Leonora, molto più elegante del solito, aveva gli occhi fissi sulle mani del fidanzato, che armeggiavano nel ventre squartato della valigetta. Si sporse per prendere il documento, mentre Claudio era una sagoma in controluce: la sovrastava in attesa di risposta. Mentre leggeva condizioni e clausole, la ragazza sentì dei rumori provenienti da una stanza vicina. «Dev’essere mio padre», disse Claudio con lieve impaccio «Oggi ha passato molto tempo in studio.» Sentendosi in qualche modo spiata, Leonora tenne a bada la sua irrequietezza. Dopo aver finto interesse per il contratto, declamò da copione: «Congratulazioni, hai davvero fatto strada!» Lui, paonazzo, la guardò sorridere ed accavallare le gambe sotto la gonna del suo impeccabile tailleur avorio. I passi del padre scricchiolavano sul parquet del locale adiacente. «I miei sono d’accordo, lo sai. Aspettiamo solo il tuo sì» le disse mentre riponeva il fascicolo. «Ora devo andare o perderò il treno. Sai quanto ci tengo a vedere quella mostra.» disse lei indecifrabile, alzandosi e recuperando la pochette. «Sì, certo, amore» rispose Claudio, mentre l’aiutava ad infilarsi il cappotto bordato di pelo «Perdonami se stasera non posso accompagnarti…» «Non preoccuparti, ci sarà qualche mio collega di università al vernissage. Sai, di quelli che fanno sempre domande scomode. Ci sarà da divertirsi… Allora io vado, ci telefoniamo» si congedò Leonora, sopportando il bacio a stampo del suo ottuso fidanzato. «Ne ammazzano troppo poche! Non si sa mica che vogliono, ‘ste qua!» esclamò sardonico un uomo maturo, schiaffeggiando il giornale col dorso della mano. Leonora, preparandosi a scendere dal treno, lo guardò con la coda dell’occhio. Il trentenne seduto accanto a lui cercava di non contrariarlo, sorridendo remissivamente. Io so leggere la loro mente, ma loro non capirebbero la mia, pensò la ragazza, mentre si affrettava sulla banchina ferroviaria. Nella campagna circostante, la luce era del colore spento che precede il tramonto. Con una stretta allo stomaco, prese a correre su una lunga strada imbrecciata. Alla fine del rettilineo, suonò ripetutamente ad un cancello. Una giovane domestica bruna la fece entrare in casa senza dire una parola, poi la guidò verso uno spogliatoio dalla luce dorata. Sola e circondata da specchi, Leonora iniziò a sfilarsi un indumento dopo l’altro, con calma. Il suo caschetto ondulato si era scarmigliato, ma lo lasciò un po’ in disordine. Guardandosi nuda da ogni lato, si chiese se non fosse davvero dimagrita troppo. Accomodatasi su di una poltroncina rossa, accavallò le gambe sottili ed iniziò a fumare. Credo proprio che ci metterà ancora un po’ ad arrivare, mormorò al suo riflesso. La ragazza cominciò allora ad accarezzare dolcemente il suo seno appena accennato, sentendo i capezzoli tendersi sotto la mano. Percepiva la presenza della colf dietro le tende del camerino, ma ciò non la disturbava, tutt’altro. Aprì le gambe per adagiarle sui braccioli. Lentamente, iniziò a risvegliare il suo sesso con le dita, finché le sentì dissolvere nel calore umido. Gli specchi le rimandavano il suo sguardo intorbidito, mentre il profumo degli umori si diffondeva nella stanza. Il suo corpo iniziò a slanciarsi in dei moti convulsi di piacere. Ma prima di raggiungere il culmine, Leonora si arrestò bruscamente. Così sarà più bello, poi, pensò. Ancora piena di voglia, andò ad aprire la tendina ed invitò la domestica, perché la aiutasse a prepararsi. Al ritmo dionisiaco sprigionato dal giradischi, Leonora danzava nella penombra. Da terra, una grossa candela gettava una luce tremula sul suo corpo. Attorno al seno, al pube e alle gambe, un nastro di raso rosso la avvolgeva. Con un suo lembo giocava a bendarsi, o a mettersi un bavaglio. Nel buio del salotto, un uomo seduto in poltrona si godeva lo spettacolo. Il suo bicchiere di whisky e i suoi occhi brillavano. Non distolse mai lo sguardo lascivo dalla ragazza, che terminò la danza liberandosi del nastro. All’improvviso, si protese per afferrarle il polso ed attirarla a sé. Leonora, prona sul grembo dell’uomo, si sentì penetrare profondamente da due dita ruvide. L’affondo deciso la fece trasalire, prima di abbandonarsi a gemiti e sospiri crescenti. Non esisteva più nulla, se non la mano esperta che la frugava, e l’altra che le abbrancava i capelli. Dimenò il bacino sulla poltrona, finché il suo intero corpo fu scosso dall’orgasmo. Con il cuore in gola, alzò gli occhi velati al suo amante. Il cinquantenne continuò a carezzarle lievemente l’esterno della vulva e a prenderle in mano il sedere perfetto. Poi, tenendole il mento tra le dita, le disse nervosamente: «Bella… Sei troppo bella… Se non fossi quasi ridotto all’impotenza ti sposerei io. Non ti lascerei certo a quel cretino di mio figlio!» La ragazza rotolò sul tappeto e disse ridendo: «Pazzo… Tu sei completamente pazzo!». Per tutta risposta, il padre di Claudio la tirò per le gambe e si avventò a leccarla profondamente. Leonora chiuse gli occhi e si godé le sapienti attenzioni di quell’uomo vanesio, che non amava affatto.
  8. La stoffa magica 2 (prima parte)

    @Lo Strappacarte Ciao, ho letto anche la seconda parte di questo ulteriore episodio, ma la commenterò in un altro momento. Ad ogni modo, confermo che mi diverte seguire la tua storia. La trama mantiene sempre un equilibrio tra quotidianità e straordinario, senza perdere l'umorismo. La madre continua ad essere buffa nella sua frivolezza, che nella realtà potrebbe invece anche esser tragica. I due personaggi maschili saltano fuori dalla pagina nonostante tu li abbia tratteggiati solo attraverso battute fulminee, bravo. Interessante come la protagonista stia rivelando anche il suo esser donna, e non più solo il suo attaccamento a una sciatteria androgina. Come ha detto Lucille, la professoressa reagisce forse in modo un po' troppo stereotipato e automatico. Ti consiglio di seguire il suo suggerimento di focalizzare le sue battute sulla maglietta scollata come scusa per farla mandare fuori dall'aula. Oppure, se devono uscire tutti e tre, falli magari parlare più forte o agire più sconvenientemente o risponder male, che so. Coi contenuti ci siamo, mi piace anche che hai ravvivato la monotonia scolastica. Simpatiche le battute sulla discoteca. Lo stile è ancora brioso e adeguato. Però, a livello di scorrevolezza, il periodo che cito qua sotto mi pare davvero troppo lungo: Lo spezzerei o rimaneggerei un pochino. Trovo anche che "tal dinamica", all'inizio, sia un po' cacofonico, anche se non scorretto. Soggettivamente, in quel contesto metterei "tale". Per il resto, non noto scorrettezze. Nel complesso, ti ribadisco che sei bravo e hai mantenuto ancora viva la curiosità per la stoffa magica. Torna a imbastire trame!
  9. Dégagée 3

    @Anglares Ti ringrazio molto per la fiducia. Ho ricominciato giusto oggi a scrivere. A presto
  10. Paura dell'autocensura o di non averne

    Grazie per le opinioni, hanno tutte il loro valore per me. Angolazioni diverse. Comunque, ultimamente mi sento meno inquieta al riguardo.
  11. Le dee di Lesbo

    @camparino Copia pure. Eheheh, effettivamente possono intimidire persino una donna meno bella, figuriamoci un uomo, che può anche avere problemini...idraulici. Ciao
  12. Le dee di Lesbo

    @camparino Sheila? Mani da ladra? Ma qui c'è lo zampino di Occhi di Gatto! Scherzi balordi a parte, mi piace. Hai reso benissimo la sensazione che si ha di fronte a certe top model, la cui bellezza sembra fatta più per altre donne che per gli uomini. E in loro sembra suscitare il senso dell'irraggiungibile e quasi del divino. E poi diciamocelo, le stronze affascinano, quando godono dell'essere inaccessibili. Sì, sì, hai dato l'idea con pochi tocchi, bravo! Mi sembrava di sentire la musica della sfilata, una lampo aperta con fermezza e il tintinnare del ghiaccio nel secchiello dello champagne. E tanto profumo, chimico e di donna. Per me il mandingo coi capelli biondi ci sta benissimo, dà una pennellata fuori posto che ravviva il tema patinato.
  13. Dégagée 1

    @Sandro Bonera grazie ancora per la stima e i suggerimenti. L'appiccicosità della bevanda è legata a un mio strano ricordo estivo, in cui se ne era impregnata una stoffa, dando una strana sensazione al tatto. Ma hai ragione, il berlo non fa esattamente quell'effetto. Vorrà dire che nel riscrivere eliminerò il nome del marchio per sostituirlo con uno più generico, non volendo perdere quella memoria tattile.
  14. Dégagée 2

    @Sandro BoneraGrazie mille per il tuo commento costruttivo. Cercherò di farne tesoro in fase di riscrittura.
  15. Paura dell'autocensura o di non averne

    @valsiwho Grazie, sei carina ad incoraggiarmi. Un abbraccio
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