Vinicio Dolfi

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  1. "- se io disegnassi abbigliamento femminile, e mi proponessi a un sarto che commercializza solo abiti maschili, avrebbe senso che lo accusassi di scarsa professionalità per avermi risposto picche senza aver visionato i miei capolavori?" Ecco, concordo con questa affermazione. Penso che ci si debba rivolgere a chi si occupa di quello che vogliamo. Capisco la volontà di ripubblicare un testo già edito, ma bisogna proporlo a chi dichiara esplicitamente di occuparsene; non a chi dichiara di pubblicare solo testi inediti. Sono d'accordo.
  2. Grazie, uno scambio molto bello anche per me. E anche utile per le mie riflessioni. In questo momento non posso approfondire oltre, ma oltre al cosmismo un altro punto di riferimento per me è l'Empiriocriticismo. Da lì ho ripreso il concetto di coscienza come interazione che hai citato. Buona serata.
  3. Si, in effetti il mio primo roamanzo (o romanzone) si concludeva con l'approdo ad un mondo perfetto ma creato, appunto, da "non umani". Non a caso mi sono rifatto, in tal caso, a Jonathan Swift, che nel suo "Viaggi di Gulliver" esprime un'estremo pessimismo nei confronti della specie umana. E non a caso anche io, sia nel primo che nel secondo romanzo, parlo della fine del nostro mondo. Solo che, se nel primo la fine è definitiva e i protagonisti, unici tre superstiti, vengono accolti in un mondo alieno, nel secondo romanzo una parte superstite dell'umanità riesce a ricreare un nuovo mondo su nuove basi. Tra il primo e il secondo romanzo mi è infatti accaduto qualcosa. Ho stempearato il mio pessimismo. Credo proprio dopo aver conosciuto la filosofia cosmista; tu la definisci "deriva"; ma credo che il concetto di "deriva" sia relativo, nel senso che ognuno avverte come "deriva" ciò che si allontana dalle proprie convinzioni. Per quello che mi riguarda, credo che il mio atteggiamento sia mutato per caratteristiche personali. Sono sempre stato affascinato dall'astronomia e dai misteri dell'Universo in generale. Allo stesso tempo ho sempre avvertito come "sbagliato" questo mondo e desiderato un altro. Nella filosofia cosmista ho trovato la sintesi di questi sentimenti e di questi pensieri che già avevo in precedenza. Cosmismo significa, per me, sentirsi parte del Cosmo e operare in direzione dell'eliminazione delle sofferenze, sia di quelle prodotte dalla Natura che di quelle prodotte dalla società umana. Che questo sia possibile o meno, trattandosi di fantascienza, non è importante. L'importante è saperci scrivere una storia interessante. Poichè questi concetti mi appassionano, riesco, sono riuscito, a scrivere su di essi. Non credo riuscirei a scrivere storie basate su concetti opposti. Magari, potrei scrivere basandomi su concetti neutri; ma credo comunque che mi vengano meglio quelle basate su cose in cui credo. Non credo si debbano mettere limiti alle possibilità dell'evoluzione e soprattutto della creatività umana. A differenza di Swift e nonostante il grigiore dell'epoca attuale sono tornato a credere che l'uomo possa cambiare. La coscienza umana è un prodotto della società. Lo diceva Marx. Ma io, anche a prescindere dal marxismo (che giudico troppo meccanicistico) penso che la coscienza sia comunque un nostro prodotto, o, meglio, il prodotto di una complessa interazione tra noi e l'ambiente in cui viviamo. Entrambi questi elementi sono in continua evoluzione e si influenzano continuamente l'un l'altro. Quindi sono dell'opinione che la coscienza umana possa cambiare. Per quanto riguarda la perfezione, è chiaro che non può esistere. Qualche conflitto ci sarà sempre. Ma bisogna vedere come, a quale livello, in quale contesto. In un mondo in cui non ci sono grosse disparità economiche e che si basa sulla felicità di tutti resteranno comunque le differenze; se così non fosse non ci sarebbe giustizia, le differenze sono preziose. Penso semmai che un grosso difetto della società attuale sia quello di non accettare le imperfezioni. Piuttosto, al fine di creare storie, è appunto interessante indagare quali tipi di conflitto potrebbero esserci in una società utopica così delineata. Ci sto pensando.
  4. Concordo con Nemesis 74. Lavorando da decenni come libraio so cosa determina il prezzo dei libri. So anche che molti clienti, purtroppo, sono molto sensibili al prezzo dei libri, molto di più che ad altri articoli. Ci sono ovviamente anche quelli per i quali i libri non hanno prezzo; in Italia non sono molti, ma ci sono. Credo che un esordiente debba puntare su questi ultimi e in particolare sugli appassionati del genere a cui appartiene. Se si fa una buona propaganda, mirata, credo che il riscontro si ottenga, si possa ottenere comunque.
  5. Dal mio punto di vista, Matrix e simili sono distopie, non utopie. Per perfezione intendo la mancanza di ingiustizia, la mancanza di vilolenza e sofferenza. Un mondo in cui tutti sono felici. Ma vabbè, poichè la perfezione non esiste mai in nessun sistema, ho forse già in mente un fenomeno che intacca questa armonia; magari dovrò approfondirne la conoscenza prima di accingermi all'impresa.
  6. Vabbè, ripensandoci, potrei ambientare la nuova trama nel periodo di transizione dell'ultima storia. Si, sto riflettendo tra me, per quando avrò il tempo di realizzarla.
  7. Si, grazie, non ho ancora imparato a usare il forum! Bellissima la sezione Trame.
  8. Sto cercando una nuova trama. Io, fino ad ora, ho scritto due storie di fantascienza. La prima, molto lunga, credo mi sia servita più che altro per esercitarmi; 850 cartelle in cui si descrive la fuga dalla Terra morente di una manciatina di esseri umani che, ultimi superstiti della loro specie, vengono raccolti da esseri giunti a un elevatissimo grado di evoluzione da essere quasi divini; e alla fine si scopre che tali esseri si spostano a loro piacimento tra i vari Universi, ignorando le specie decadenti come la nostra perchè impossibili da "redimere". Il piccolo gruppo di umani viene salvato da loro soltanto perchè sono rimasti in tre....gli ultimi tre. La seconda, scritta qualche mese fa, 241 cartelle, mi è venuta meglio, è un pochino più allegra e, a differenza dell'altra, tra non molto sarà pubblicata. E' ispirata alla filosofia cosmista, che non conoscevo all'epoca in cui scrissi l'altra storia. Ho ripreso comunque personaggi e tecniche dalla storia precedente. La Terra muore, avvelenata dall' uomo (anche qui). Pochi milioni di superstiti sopravvivono sulla Luna, nei tunnel sotterranei creati dalla lava miliardi di anni fa e resi abitabili. I Lunariti svilupperanno una società e una scienza nuove e positive e si espanderanno nell'Universo per trasformarlo creativamente, ponendo fine a ogni sofferenza. Descrivo la lotta per creare questo nuovo mondo sulle ceneri del vecchio e la felicità a cui arriva infine questa nuova umanità, che giunge, secondo la filosofia cosmista, a eliminare qualsiasi tipo di sofferenza. Ecco, ora sono alla ricerca di una nuova trama, per quando avrò la possibilità di essere concentrato su un nuovo lavoro. Tuttavia, la difficoltà consiste nel fatto che mi è diffcicile uscire dal paradigma costituito dalla fine del nostro difettoso mondo che viene sostituito da un nuovo meraviglioso mondo. Giungo alla distopia per supeararla e arrivare all'utopia. Adesso, dovrei concentrarmi su una storia ambientata unicamente in quseto meraviglioso futuro utopico. Ma cosa può mai succedere in un mondo perfetto? Magari devo creare qualche imperfezione, qualcosa che proietta un'ombra su questo mondo luminoso.......mi dispiace, ma non è possibile costruire una trama se non c'è un contrasto di qualche tipo. E ho imparato nel corso dei due lavori che se ho una trama solida i personaggi, le ambientazioni e la narrazione mi si sviluppano automaticamente.
  9. Molto interessante. In effetti, immaginavo che il vostro problema fosse questo. E' sicuramente un lavoro molto impegnativo quello del comitato di lettura. Questo vi contraddistingue da tutti gli altri editori.
  10. Si, per essere sincero, la celerità della risposta mi aveva suscitato perplessità. Ma poi, leggendo appunto i vecchi post di questa discussione, ho capito il perchè. Inoltre ho chiesto consiglio a un paio di amici che hanno già avuto esperienza di pubblicazioni (io, finora, mai avute, come ho già detto) ed entrambi hanno lodato questa casa editrice consigliandomi di accettare (uno è un poeta della mia città; l'altra è una dottoressa in logopedia con la quale sono in contatto a distanza da anni). Io non avevo fatto caso alla grafica del sito; mi ha colpito il contenuto, il riferimento al romanzo Fahrenheit 451; il famoso capolavoro di Ray Bradbury il cui principale protagonista si chiama appunto Montag. Penso che non ci sia romanzo migliore per far comprendere la forza creatrice dei libri; e mi fa piacere che sia consigliato di frequente nelle scuole.
  11. Ok, ho capito.
  12. Si Niko, sono nuovo in questo forum e cercherò di rammentarmi le regole. Tuttavia, faccio notare che quando si apre una discussione non è molto facile delimitarla. In questo mondo tutto è interconnesso e quando si parla di una casa editrice è inevitabile che il discorso cada anche sulla distribuzione. Tuttavia, detto questo, cercherò di stare nei termini.
  13. Hai idea di quanti autori ci sono nel mondo? Se deposito 1-2 copie per autore, arriverei a depositarne centinaia di migliaia........... Anche un grossista (e io non lo sono: da libraio dettagliante ti dico che tutti i libri che espongo in negozio io li devo acquistare e pagare) deve pagare i libri che prende in giacenza. Quindi tiene quelli che sicuramente vengono richiesti più di frequente. Gli altri li prende su ordinazione. Proprio ieri ho ordinato a Fastbook un testo classico di filosofia, "Trattato sulla natura umana" di David Hume, edito dalla La Terza, che un altro fornitore mi aveva indicato come "non reperibile" e loro, pur non avendolo in giacenza, mi hanno garantito che ci sarà la settimana prossima. Questa è un'ulteriore dimostrazione della loro serietà rispetto ad altri distributori.
  14. E' normale che un distributore non abbia nel proprio magazzino le copie richieste, a meno che non si tratti di classici o best-sellers. Di solito i libri di una casa editrice minore (o in crescita) vanno prenotati. La procurabilità varia da titolo a titolo e dipende, più che altro, dal fatto che il libro sia stato stampato in un numero sufficiente di copie; in definitiva, se è stato libro più o meno richiesto. Lo so per esperienza. Come libraio, posso dire che è meglio un distributore come Fastbook rispetto ad uno come Messaggerie. Messaggerie non ha distributori locali; i libri arrivano alle librerie soltanto tramite corriere e soltanto se la libreria arriva ad ordinarne una certa cifra. Invece con Fastbook posso andare io fisicamente nel distributore di zona e prendo quello che voglio. E se il libro è edito di solito non si aspetta a lungo.
  15. A me hanno risposto dopo una decina di giorni proponendomi un contratto che ho giudicato ottimo. Non ci vedo nulla di male nell' assenza di copie omaggio riservate all'autore nè nella mancanza di guadagno se si vendono soltanto 50 copie. Credo che sia il minimo, per un piccolo editore, per coprire i costi. Se infatti non si superano le 50 copie significa che il libro non è andato bene. Il 10% su ogni copia venduta a me pare una percentuale più che dignitosa se si considerano i costi di un libro e quante persone ci lavorano. Mi hanno colpito sia la loro serietà che la loro passione, ben evidenti se si va a leggere il loro sito. E so che la loro distribuzione è molto buona (da libraio conosco bene il distributore Fastbook) ed in via di ampliamento, come mi hanno descritto nella proposta ricevuta. Insomma, per me, assolutamente nuovo in questo mondo, è la migliore casa editrice con cui sia entrato in contatto fino ad ora.