Banner_Sondaggio.jpg

Ghianda

Scrittore
  • Numero contenuti

    72
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

18 Piacevole

Su Ghianda

  • Rank
    Sognatore
  • Compleanno 10/07/1991

Informazioni Profilo

  • Genere
    Donna

Visite recenti

299 visite nel profilo
  1. Ciao @Emy In questo caso è voluta, volevo ricalcare l'idea di freddo che avvertiva a stare lì dentro. Magari provo a sostituire con un sinonimo Suona meglio, mi piace! ma di che? I suggerimenti sono sempre ben voluti, tra l'altro io volevo buttare tutto quindi ogni aiuto per migliorare mi rende contenta! Ti ringrazio anche per tutti gli altri suggerimenti che mi ritrovano in linea, quindi segno tutto e andrò a sistemare. Grazie soprattutto per le parole, sapere che a qualcuno quello che scrivo arriva mi dà un po' di coraggio Naturalmente appena riesco devo ancora passare a leggerti! Grazie anche a @Federico72 per il passaggio. Questo è il secondo MI che tentavo ma si vede che ancora non sono allenata. Al primo ho combinato un mezzo disastro e ora ho perso il tempo, chissà al terzo cosa accadrà
  2. @Ghigo Non ci avrei mai pensato a un'interpretazione così Ammetto di essere pessima con i titoli e i nomi, e questo come altri l'ho un po' buttato, poi ho pensato che potesse starci, ma in caso di illuminazione improvvisa lo cambierò Grazie comunque per il passaggio, corro ad aggiungere la i che perdo sempre pezzi. Purtroppo avevo finito in tempo ma mi erano rimasti 15/10 minuti per commentare un altro testo e postare, conoscendo i miei tempi non ce l'ho fatta.
  3. Un racconto elegante che mi è piaciuto molto. La seconda persona non è uno stile che amo ma riesci a usarla bene e non si fa sentire più di tanto. Giunta all'ultimo rigo ho ripreso dal primo ed è stato bello vedere come si uniscano in un cerchio continuo, così che l'incipit che in una prima lettura mi era parso confuso diviene chiaro. Bello, complimenti.
  4. La ripetizione di si era credo si possa evitare. Puoi eliminare si era aperto per intero, perché comunque uno scatolone ribaltandosi ci si può immaginare che si apra e dopo dicendo che le cose sono uscite fuori lo si comprende, oppure semplicemente togliendo il secondo si era. Oltre questa piccola, quanto inutile, osservazione, ti faccio i complimenti perché il testo è molto carino e riuscito. Inizialmente non mi convinceva il passaggio fra le due atmosfere differenti ma poi mi sono lasciata guidare. Il dialogo e il viaggio con Paciucco può essere certo qualcosa di già sentito, ma tu lo narri bene. Piaciuto molto, complimenti
  5. Vero, cancello. No no, per come immagino è completamente chiuso, c'e solo la porta da un lato e sulla parete opposta in alto una piccola finestra. Da lì lui riesce a osservare il cielo un pochino. In un primo momento avevo specificato questa cosa, poi l'ho eliminato pensando di aver detto troppo. Mi sa che non è chiaro così però. Grammaticalmente è corretta. Però non mi suona. Io userei il futuro e non il condizionale. Neanche a me suonava, proprio come uso di parole, ma non riuscivo a sostituirle e ho finito per lasciare così. Cambio assolutamente. Sì è metaforico. Confonde? Non ci avevo pensato, mi piaceva l'idea del bagnarsi nel sole. . c'era, non so in quale rilettura è sparito e perché. Tre ripetizioni del termine in pochissimo spazio. Troverei un sinonimo o cambierei espressione. Credo che cambierò espressione per intero. Mi ero appuntata di trovare una frase migliore ma anche qui per stanchezza ho finito per lasciare. Grazie @Andrea28 per gli appunti, alla fine ieri ero talmente stanca di rileggere che ho finito per metterlo prima di cancellarlo, totalmente pronta a ogni bastonata. Grazie anche per il commento e le parole
  6. commento Traccia di mezzogiorno Se fosse rimasto immobile avrebbe potuto non esserci, dimenticandosi persino di esistere. Ma il freddo della pietra gli ricordava costantemente la presenza del suo corpo disteso tra quelle quattro, strette, mura; con lui solo il buio. Il respiro prendeva forma nell’aria, diventando pesante, e lo sguardo ostinato cercava di oltrepassare il velo dell’oscurità, per fermarsi tra le pieghe del muro. Nulla sembrava rompere quella quiete e il corpo immobile sapeva che nulla doveva aspettarsi. Eppure qualcosa accadde. Fu forse proprio il suo accadere inaspettato che sconvolse l’animo. Si udì per primo un frastuono, e poi qualcosa cominciò a cadere dal cielo. Fuori era giunta la pioggia. Qualche goccia riuscì a intrufolarsi attraverso il buco della serratura e il bambino, incuriosito da ciò che accadeva, provò a toccarla; salì come un brivido su per la schiena. Che strana sensazione che era. Si avvicinò allora piano a quella stessa fessura da cui era entrata e con attenzione si mise a osservare. Vide la pioggia scendere e posarsi lenta su ogni cosa, gli alberi danzare nel vento, gli ombrelli colorati, le pozzanghere rimbalzare sotto i passi frettolosi, e poi il cielo farsi chiaro d’improvviso. Il suono che ne seguì non gli piacque per nulla e corse dall’altro lato della stanza. ‹‹Perché piangi?›› La voce proveniva dalla sua sinistra, oltre la parete, ma non riuscì in quel momento a esserne colpito. ‹‹Non lo so.›› ‹‹Hai paura?›› ‹‹Cos’è la paura?›› ‹‹È quando ti tremano le gambe e ti batte forte forte il cuore, e per questo credi di non riuscire più a muoverti.›› ‹‹Sì ho paura.›› ‹‹Perché?›› Non rispose. Cos’è che aveva sentito? ‹‹Anche io ne ho un pochino sai? Ma qui siamo al sicuro.›› Ancora la pioggia cadeva, rimbalzando su tutto ciò che trovava. Poteva vederla dalla piccola finestra in alto mentre scivolava sul vetro. Quel suono sembrò calmarlo. ‹‹Però chissà com’è a stare tutti interi lì sotto.›› A lui non interessava poi tanto saperlo, sarebbe di sicuro stato freddo. Aveva idea che ovunque fosse stato avrebbe sentito quel freddo. In poco tempo tutto passò e il cielo tornò sereno. Non c’è mai nulla di nuovo in un cielo sereno, ma almeno era un colore diverso da guardare. Disteso a pancia in su scrutava l’azzurro in attesa della prossima nuvola che avrebbe fatto capolino dalla sua piccola visuale, finché una musica non richiamò la sua attenzione. Dopo la pioggia più volte aveva guardato verso il buco della serratura, di sfuggita, come a volerlo nascondere a sé stesso, ma nulla si era mosso. Ora che qualcosa stava accadendo per davvero gli sembrava di non riuscire a muoversi. Si avvicinò piano, poggiando gli occhi socchiusi e ascoltando voci e rumori. Rapito da tutto quel trambusto li spalancò per bene e quanti colori lo colpirono allora. Persone di ogni genere e dimensione si muovevano in fila in una strana seppur allegra danza. ‹‹Il circo, sta passando il circo!›› Era ancora lei, oltre la parete. ‹‹Stai guardando vero?›› Com’era entusiasta. ‹‹Sì›› lui d’altro canto, non sapeva bene cosa provare. ‹‹Hanno anche un canguro.›› Tenne fisso lo sguardo e in quel momento in effetti vide passare un’animale che saltellando chiudeva quel curioso corteo. Tutto gli sembrava così bizzarro, nuovo e colorato. ‹‹Che bello che era.›› ‹‹È vero.›› ‹‹Ti piacerebbe andare lì? Con me.›› ‹‹Non sono sicuro di esserne capace.›› ‹‹Ti aiuterei io, saremmo insieme.›› Il suo silenzio sembrava dire tutto. ‹‹Hai paura?›› ‹‹Sì›› ne aveva tanta. Molte volte nei giorni che seguirono si ritrovarono a parlare e il tempo non sembrava più così immobile. La immaginava con lunghi capelli color del sole, e gli occhi come il cielo. La sua risata era come la pioggia. Lei gli raccontava storie su quello che accadeva fuori e lui la ascoltava senza ma sapere quanto di quello che diceva fosse vero, ma poco gli importava. Da quando parlavano gli sembrava che ci fosse meno grigio lì dentro, e fosse meno buia la notte. Nulla di nuovo sembrò sconvolgerli per molto tempo finché nel silenzio del sonno non li colse uno scoppio. ‹‹Cosa è stato?›› In entrambe le stanze il suono si era avvertito chiaramente. La serratura era scattata e la porta era ora socchiusa. Mentre lui la osservava paralizzato, la sua compagna non aveva alcun dubbio su come reagire. ‹‹Contiamo fino a tre e usciamo, d’accordo?›› ‹‹Va bene.›› I respiri di entrambi si udivano più forti nell’aria. ‹‹1, 2...›› ‹‹Aspetta. Non credo di farcela.›› ‹‹Si che ce la fai, ci vediamo fuori›› e gli sembrò di sentirla sorridere oltre la parete. Ma per quanto si sforzò non riuscì a seguirla, e sapeva in quel momento di deluderla. Sbirciò dal sottile spazio di porta che si era creato e vide una bambina dai lunghi capelli color del tramonto correre via lontano, finché non rimasero solo le stelle. ‹‹Hai fatto la scelta giusta, non starci a pensare.›› La voce proveniva oltre la parete alla sua destra, sembrava quella di un anziano. ‹‹Io ci sono stato e non è un gran che. Sarebbe stata una pessima idea uscire, meglio restare qui.›› ‹‹Davvero è la scelta giusta?›› ‹‹Sì. E chiudi quella porta che ti passa solo l’aria.›› Fece come suggerito ma non si sentì meglio, qualcosa sembrava mancargli. ‹‹Com’è lì?›› ‹‹Banale a tratti caotico, rumoroso e davvero sovraffollato.›› ‹‹Si sta davvero così male?›› ‹‹Cos’hai che ti manca qui? Silenzio, tranquillità, nessuna aspettativa, nessun impegno. Proprio non capisco cosa ti aspetti da lì. Sì fuori si sta male. Resta dentro e puoi sopravvivere senza problemi.›› Sopravvivere, era questo che voleva? Sapeva che voleva parlare ancora con la bambina dai capelli color del tramonto, vedere di nuovo quel corteo di strane persone seguite da un canguro, sentire la pioggia cadere sulla sua mano per conoscerne il tocco. Bastava questo per affrontare il resto? Non ne era sicuro. Giunse di nuovo il buio e il freddo intorno a lui. L’aria era immobile e solo il suo respiro gli ricordava che era lì disteso a terra. Era sempre stato solo, ma per il tempo in cui aveva sentito una voce amica al suo fianco, gli era sembrato ci fosse meno freddo intorno. E poi lei era andata via. Da quando lo aveva lasciato aveva sentito molte cose provenire da fuori: canzoni, filastrocche, schiamazzi di bambini; sembrava che tutto il mondo fosse passato davanti a quel piccolo buco di serratura. Nonostante questo, mai più aveva gettato uno sguardo in quella direzione. Mai più fino a quel giorno. Un piccolo raggio di sole lo venne a cercare, entrò proprio da lì, preciso, fino a sfiorargli un piede. Lo spostò d’istinto per poi rimetterlo al suo posto subito dopo. Era caldo. Si mise allora seduto bagnando dapprima le mani e poi il viso in quella linea sottile e inspirò a pieni polmoni l’aria che ne entrava. Il suo sapore era dolce, sembrava di sentirlo nel naso e nella bocca. Era così piccolo eppure riempiva l’intera stanza. Sbirciò ancora una volta attraverso la fessura e vide l’erba brillare e i fiori... poteva sentirne il profumo anche da lì. ‹‹Vecchio se tu ti sbagliassi?›› Non aveva mai più rivolto la parola al suo unico compagno rimasto. ‹‹Cosa dici ragazzo?›› ‹‹Se vale la pena uscire.›› ‹‹Fa come credi, sono troppo stanco ormai per queste cose.›› ‹‹Io credo possa valerne la pena. Se anche fosse solo per questo, credo che possa valerne la pena.›› Afferrò la maniglia ben salda e con coraggio senza guardare più indietro decise di cominciare a vivere.
  7. L'intero racconto è un po' una presa in giro e la parola "esperti" mi sembra svolga meglio il suo compito eliminerei le varie "e" congiunzione. Volevo cercare di dare una cadenza particolare, come una danza da leggere quasi senza pausa ma se stonano troppo rivaluterò il pezzo. Fatto senza pensarci, senza obblighi o altri fini. Solo per giocare con l'acqua Non lo so, era sottolineato appositamente un po' per giocare e un po' per creare l'effetto che volevo dare al racconto, però ci penso L'intenzione era di rendere una caricatura delle figure da esperti perciò non volevo rendere in questo caso i dialoghi veri ma esagerarli diciamo. Perciò le ripetizioni e il resto, se naturalmente danno molto fastidio penserò come sostituire Su di esso è riferito a cosa? Al quadro? Quel "su di esso" non mi suona bene. Sì al dipinto. In effetti rileggendo stona un po' anche a me Il testo è di due anni fa circa e non so se si è compreso leggendo l'idea che c'è dietro. Lo stile non è naturale ma voleva essere molto forzato e caricato, per questo anche il rivolgersi al lettore e alcune costruzioni non sempre semplici. Tutto è un po' una presa in giro, sfruttare la figura di "esperti" per spiegare la soggettività, un po' come fossero burattini, o parte di uno spettacolo. Ma non so se sia riuscita nell'intento o se sia a questo punto solo banale e basta. Grazie comunque @Pietro97 e @Emy per il vostro commento, soprattutto per le segnalazioni e i refusi per cui ho una svista incredibile! Prendo nota di tutto e lo riguarderò per bene
  8. Bello. Poche immagini suggestive che si creano forti in testa, e più lo rileggo più mi ci affeziono. Complimenti
  9. Ciao, ti lascio qualche appunto personale. Per essere un frammento le idee sono chiare e concentrare bene. Quello che non convince è la punteggiatura in diversi punti e alcune ripetizioni di troppo che rendono il tutto ridondante. Guardando a destra vedo la parola ragazza in linea. Dà una cadenza troppo evidente oltre a essere ripetitiva. Puoi cambiare per dare più armonia al testo o eliminare di netto ad esempio la seconda e l'ultima. Si è compreso che tutto è come sempre, che non c'è nulla di diverso è chiaro. Il continuare a ripeterlo credo sia un calcare troppo la mano. In ogni caso, se vuoi battere sullo stesso ferro, puoi comunque farlo passare anche attraverso immagini nuove al lettore o almeno con vocaboli differenti. La seconda parte mi sembra più omogenea, ma anche qui per essere poche righe ci sono davvero molti Mr. Fox. Eliminerei come punteggiatura il punto e virgola quasi ovunque, e i punti di sospensione. Mi piace il finale secco e in generale l'idea è buona e si presta a essere sviluppata. Non so se sia parte di un qualcosa di più ampio o sia un pezzo unico diciamo. In ogni caso, che fine ha fatto Meredith Jane?
  10. Pirandello - Strehler - teatro - Regio - istituto - neurologia - ganglio - anatomia - bulbo - lenti a contatto - ultravioletto - colore - oro STRINGABLUCODEFMVP
  11. Commento Perfettamente immobile sui due piedi osservava con aria seria il dipinto dinanzi a lui, “Giornata di sole“ recitava l’apposita targhetta; completamente rapito dalle figure e dai colori, non riusciva a staccarne lo sguardo. Con la mano si aggiustò gli occhiali, un mania da esperti d’arte più che espressione di un reale bisogno, e poi sporta leggermente la testa e il busto in avanti proseguì l’attenta e minuziosa analisi. Un piccolo prato, una fontana e qualche panchina facevano da sfondo a vari personaggi, tutti differenti tra loro, nelle pose e negli sguardi; chi sorrideva passeggiando sul sentiero, chi con lo sguardo attento bagnava le mani nella fontana, e chi su una panchina attendeva. Ogni pennellata raccontava qualcosa e l’uomo con gli occhiali era così assorto a raccogliere tutto da non accorgersi quasi dell’arrivo di un altro ospite, esperto anche lui, si intende, di quell’arte. ‹‹Salve.›› ‹‹Buonasera›› rispose ancora sovrappensiero. ‹‹Come le sembra?›› l’uomo fece cenno al quadro, giocherellando con la punta dei baffi, tic, anche il suo, prettamente del settore. ‹‹Meraviglioso, lo trovo assolutamente meraviglioso. Non riesco a trovarvi difetti.›› ‹‹Lei dice? Eppure da qui non sembra un gran che, direi persino un po’ bruttino. Quei volti, sarebbero un po’ spenti a mio dire.›› ‹‹Impossibile! Sarà la luce, magari in quel punto cade diversamente, oppure è l’angolazione; di sicuro l’una o l’altra. Provi a fare un passo avanti, dove sono io, vedrà che da qui è perfetto.›› ‹‹Forse ha ragione, o forse è lei in una prospettiva sbagliata. Perché non prova a fare un passo indietro, verso di me, vedrà che le cose sono molto diverse da come crede.›› ‹‹Ma no, le dico che è impossibile, è questo il punto giusto per osservare, lei si sbaglia.›› ‹‹Io invece le dico che da qui è più fedele, mi creda, lei non vede il vero.›› ‹‹Perché non viene a osservare, così si rende conto, è solo un passo avanti dopo tutto.›› ‹‹Provi lei, se è solo un passo ne faccia giusto uno indietro.›› Diffidenti l’uno nei confronti dell’altro si osservano e osservavano a loro volta il dipinto, così sicuri dei loro occhi eppur curiosi. Lenti intrapresero i movimenti, cambiando entrambi di posto e quasi si sorpresero di ciò che vi trovarono, mutamento che non di forma appare ma pur l’occhio inganna. Intrapresero da lì una strana danza, senza musica ma perfettamente a tempo: passo avanti, passo indietro, capo chino, sguardo attento, tic da esperto, e di nuovo dall’inizio; bastava spostarsi un attimo che tutto cambiava, senza tregua, senza spiegazioni, lasciando allibito lo sguardo che si soffermava su di esso. Era un curioso gioco il loro, in silenzio e in sincronia eseguivano tutti i movimenti, senza mai urtarsi o accavallarsi, ne conoscevano le regole eppure ogni loro mossa, per quanto accurata potesse essere, non era sufficiente, per nessuno dei due, per poter vincere. ‹‹Qui di certo c’è qualche inganno››, intervenne l’uomo con gli occhiali, ormai stufo. Prima che giungesse l’uomo con i baffi godeva di una visione perfetta delle cose, e ora, invece, non sapeva più come guardarle. ‹‹Un po’ sbalordito lo sono anche io lo ammetto, ma non credo che sia di inganni o stregonerie la colpa.›› Da principio convinto della mediocrità di ciò che vedeva, si ritrovava ora spiazzato, aveva notato che in alcuni punti la luce ricadeva sui volti in modo diverso, facendoli apparire come nuovi. C’era da perdere la nomina di esperto, se non ci si sbrigava a risolvere la faccenda. ‹‹Forse siamo entrambi troppo vicini. Vede quel bambino? all’inizio credevo che volesse rubare qualche moneta, altrimenti perché lasciarle intravedere sul fondo della fontana, eppure sembra così attento, come se cercasse qualcosa.›› ‹‹No, la distanza è quella giusta, proviamo piuttosto a spegnere queste luci, continuano a far cambiare i volti in maniera strana. Quell’uomo sembrava triste, solo, e invece ora appare sereno, mi pare di vedere quasi un sorriso sul suo volto.›› ‹‹Le dico io cosa sta succedendo, queste figure che appaiono così immobili si stanno invece prendendo gioco di noi, vorrebbero farsi beffe di due esperti quali siamo! Anche lei è cascato nell’inganno, vede?›› ‹‹Lei crede? Che sia dunque colpa del soggetto? Non staremo invece dimenticato qualcosa?›› Invero dimenticavano qualcosa, un piccolo particolare che cambiava ogni regola del loro gioco. Fermi e stanchi del loro girare presero piuttosto a pensare, ma ignoravano che tra tante variabili una, la più importante, la portavano con sé, indosso. Avevano considerato ogni cosa, avevano osservato da ogni angolazione, eppure ancora non ne venivano a capo, ancora forme e colori continuavano a danzare per loro. Ormai arresi si fermarono a scrutare come immobili ciò che ne restava; niente più passi, niente più tic, niente più sguardi seri, solo loro e il dipinto, nel silenzio della sala. Vicino la cornice, in basso a sinistra, stava una panchina, vi sedeva una ragazza che silenziosa leggeva sotto i raggi del sole; il mondo le girava intorno richiamando la sua attenzione ma lei si nascondeva tra le pagine del suo libro, ignorando tutto ciò che accadeva al di fuori di quella piccola barriera che si era creata. Eppure sembrava esserci davvero una gran confusione lì intorno. Non una di quelle rumorose o fastidiose, ma una placida confusione, una di quelle tipiche delle giornate molto calde, quando le persone si riversano nei parchi e nei giardini per godere del sole e del bel tempo, e allora si odono risa, e conversazioni tra le più varie, e passi sui sentieri, e i giochi dei bambini. Era quasi un piacevole sottofondo, il ritorno alla vita e l’esaltazione per essa. Proprio lì davanti una fontana zampillava senza sosta e un bambino di fianco ad essa continuava a sguazzare con le mani al suo interno. Sul fondo rilucevano centinaia e centinaia di monete, lasciate cadere nell’acqua in cambio forse di un desiderio o solo di una speranza. Chissà se era un gioco il suo spontaneo oppure era in cerca di una ricompensa, una piccola e personale pesca dell’oro. Dal lato opposto, su in alto, vi era un’altra panchina, vi sedeva un anziano signore, anche lui estraneo alla confusione comune. Se ne stava lì calmo, con lo sguardo sereno, ai suoi piedi diversi uccelli erano accorsi a mangiare le briciole di pane che aveva lasciato cadere al suolo. Di fianco a lui, invece, era poggiata una rosa, lasciata lì in attesa. Non era vestito nel migliore dei modi e forse anche per questo o per la barba e i capelli lasciati incolti le persone che passavano lanciavano più di un occhiata nella sua direzione. Commentavano il suo essere solo, il suo essere un barbone, il suo non avere nessuno in quella giornata che sembrava così perfetta per tutti. Dietro di lui un prato e un gruppo di bambini, giocavano a mosca cieca, ma chi era al centro bendato non riusciva ormai da tempo a trovare nessuno. Quanti schiamazzi e quante corse, tutti gli stavano addosso richiamando la sua attenzione per poi scappare via un attimo dopo per non essere presi. Godevano al pieno della giornata e strappavano un sorriso a chiunque passava. Al centro, sul sentiero, due giovani passeggiavano sereni mano nella mano prendendo possesso della scena. Si osservavano l’un l’altro e anche su di loro il sole splendeva radioso. ‹‹Si direbbe che il nome sia fedele al quadro, sembra proprio una piacevole giornata lì dentro.›› ‹‹Eppure quei volti continuano a non convincermi››, l’uomo aveva ripreso a giocare con i baffi, come sovrappensiero, ‹‹il sole splende, ma forse non per tutti.›› Ed è così che tutto si trasforma. Erano ancora loro, ancora lì dinanzi al quadro, e se il lettore non si sarà stancato potrà accompagnarli in quest’ultima danza. Leggeva la ragazza solitaria sulla panchina, dinanzi a lei il bambino era ancora immerso con le mani nella fontana, ma non cercava alcuna ricompensa, solo aveva perso una cosa a lui cara, caduta nell’acqua non riusciva ora più a riprenderla. Lì di fianco passeggiavano i due giovani, sul viso di lei si osservava un turbamento, riflettevano i suoi occhi in quelli di lui per cercare conforto, ma non ve n’era. Sul prato, poco più dietro, giocavano invece i bambini, era più uno scherzo il loro che un vero gioco, difatti chi era al centro bendato era ormai stanco non riuscendo a prendere nessuno e dovendo sottostare ad ogni angheria dai più grandi. In ultimo sulla panchina in alto vi era l’anziano signore. Era in attesa di un arrivo importante, la rosa poggiata lì di fianco ne era testimone, sebbene potesse apparire solo o trasandato, aspettava quel giorno sua figlia, andata a vivere lontano per far carriera; era infatti, la sua, una espressione serena, sapendo che a breve avrebbero goduto insieme della giornata. ‹‹In effetti, direi che un’unica figura sia illuminata dal sole di questa bella giornata, la più impensabile a mio parere›› lasciò andare i baffi, finalmente convinto di ciò che vedeva. ‹‹Non sono d’accordo con lei. Penso, invece, che ognuno a suo modo ne sia illuminato.›› ‹‹Non vorrà mica cominciare un altro balletto?›› ‹‹Assolutamente! Credo che una cosa fondamentale ci sia sfuggita in tutto questo››, si tolse gli occhiali e spostò la sua attenzione sull’uomo che gli era accanto. ‹‹Vede, io e lei, in quanto esperti, svolgiamo un compito importantissimo, osserviamo. Talvolta è semplice, altre meno, qualche altra volta è molto complesso, come in questo caso, ma dimentichiamo che anche nel nostro campo, come in altri, abbiamo bisogno di strumenti. I nostri strumenti sono gli occhi, o meglio lo sguardo. È d’accordo con questo?›› ‹‹Sicuro, come contraddirla.›› ‹‹Ebbene, siamo dotati di strumenti tanto personali quanto unici. Io non potrò mai avere il suo sguardo o i suoi occhi, perciò per quanto mi sforzi o mi sposti non posso vedere ciò che lei vede. Sono concorde che qui davanti abbiamo un quadro con una ragazza che legge, ma se si senta sola oppure no questo non so dirlo. Sono d’accordo che vi è un anziano che siede sulla panchina, ma se quell’anziano stia aspettando qualcuno oppure no, se sia sereno oppure no, questo dipende dallo sguardo di chi osserva.›› ‹‹È anche vero, mi permetta, che sono strumenti volubili i nostri. In fondo non è altro che un gioco, osservare, ha notato come basti poco per ricredersi o ingannarsi.›› Restarono entrambi in silenzio, prendendo atto di quelle parole. Avrebbero forse potuto arrivarci prima, è vero, ma hanno voluto giocare, essere attori di questa piccola messinscena, e noi con loro ne abbiamo preso parte. ‹‹Ed ora?›› ‹‹Ed ora si continua, vorrà mica fermarsi?›› ‹‹No di certo! Vada pure avanti la seguo.››
  12. Avevo letto questo testo velocemente lunedì e non ero riuscita a commentare, ci tengo a farlo ora che me ne sono ricordata perché è un racconto che mi ha colpito. Trovo affascinante l'idea di fondo e come sia stata sviluppata, è un'immagine della morte meno nota, più vicina all'uomo, materna. Mi piace la scelta del punto di vista e la figura del bambino, come se fosse spaventato ma allo stesso tempo consapevole. Non nego che sono arrivata alla fine commossa. In poche righe sembra arrivare tutto, informazioni ed emozioni senza per nulla risultare pesante, quasi una dolce ninna nanna. Amo molto questo tipo di narrazioni in apparenza semplici ma al contempo così piene. Davvero complimenti.
  13. Ciao Emy ti annoto alcune cose molte delle quali però sono impressioni personali perciò prendile come credi. La moglie che chiama per nome il marito e viceversa, e in generale la ripetizione continua dei nomi dei protagonisti. Nel parlare informale, come in una coppia, mi suona strano che ci si chiami per nome di continuo, tra l'altro sono solo loro due in casa, a chi altro possono riferirsi? Poi ci sta che in una situazione di agitazione uno chiami l'altro all'improvviso per nome un po' per riprendere il punto della situazione un po' perché è carattere di alcune persone nervose (e conosco diverse testimonianze ), ma credo ci sia comunque un uso esagerato. A questo si aggiunge anche il narratore che ripete molto spesso i loro nomi. Ecco, un lungo giro di parole solo per dire che secondo me il testo è pieno di Fabrizio e Anna e sotto questo punto di vista a volte la narrazione sembra rigida. L'espressione I cattivi mi sembra più adatta a un contesto favolistico, o comunque più leggero. Cambierei con criminali, colpevoli o simili. Qualcosa di più incisivo. cambierei con della cucina non mi piace l'allungamento della o, lascerei l'espressione secca qui toglierei la virgola Perché si riferisce genericamente agli Stati Uniti se chiama le sue coinquiline semplicemente? Sembra una cosa più grande in un primo momento, molto impostata. Magari l'intento era quello non ne sono sicura, in ogni caso potresti pensare di aggiungere una specifica o cambiare, del tipo chiama il college, o altro. Il cambio nome è voluto? Quindi è uscito? Io ho inteso così, non so se possono servire due parole per farlo capire con sicurezza La scelta dei tempi verbali è il punto che mi ha convinto di meno, ma si tratta di gusto personale perciò non lo annoto. Superato questo comunque il testo mi è piaciuto, avevo inteso subito si trattasse di una mail ma credo sia colpa della troppa modernità odierna. Le interazioni tra i personaggi mi sembrano verosimili, non ho trovato particolari stonature. Riguardo la storia invece non c'è una forte tensione ma credo tu abbia saputo comunque caratterizzarla bene e l'idea sebbene di base può risultare già sentita, è carina. In conclusione lettura piacevole ma sono curiosa, com'è arrivata l'ispirazione? Nel frattempo ti saluto, di certo ti rileggerò volentieri in giro
  14. capra - Sgarbi - taci - rispondi - interrogato - navigatore - galeone - arrembaggio - bordo - limite - unicità STRINGABLUCODEFMVP