Vai al contenuto

Stellina_90

Lettore
  • Numero contenuti

    130
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

56 Popolare

Su Stellina_90

  • Rank
    Sognatore

Informazioni Profilo

  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Sicilia
  1. Le illustrazioni nei romanzi

    Se possibile sì, spesso si sceglie un attore non del tutto somigliante perché recita bene e quindi per il protagonista serve proprio quello. Poi, se è una scusa becera pure questa, non lo so Ammetto di non essere molto ferrata, avevo fatto un corso di grafica Adobe (la famosa triade Photoshop-Illustrator-Indesign) e avevo sentito parlare di After Effects, con cui si ottengono anche effetti carini, non sono al corrente delle ultime novità, anche perché la CGI non è il mio campo, ma avevo visto che era possibile cambiare in modo convincente il colore degli occhi. Poi, con certe cose pazzesche che i truccatori sono in grado di fare, tra protesi e body paint, diciamo che la CGI si limiterebbe veramente solo a creature fantasy ed esplosioni che sarebbe troppo complesso o pericoloso riprodurre con veri esplosivi.
  2. Le illustrazioni nei romanzi

    Ah, cosa mi hai fatto ricordare! dovrebbe essere illegale toccare punti tanto dolenti certe volte mi chiedo, ma a registi e produttori, dopo i milioni che spendono per fare un film, 20 € di lenti a contatto colorate, che gli costano? le parrucche, se proprio costose, vanno sui 100-200 €, anche qui, spesa fattibile. Giriamo il coltello nella piaga un altro po'? Arya, l'elfa di "Eragon". Per millemila pagine, Paolini ci fa un mazzo così ripetendo quanto neri e lucenti siano i suoi capelli corvini. Film: l'elfa è rossa. Millemila pagine sulle "ali membranose" della dragonessa Saphira. Film: ali piumate. Oddio, son belle, eh...parliamoci chiaro, anche originali. Ma non dovevano essere così. Pure supponendo che un attore sia allergico a qualche sostanza nei colori per capelli o nelle parrucche (la vedo difficile, visto che ce ne sono anche di capelli veri) o abbia qualche problema con le lenti a contatto (Daniel Radcliffe avrebbe dovuto avere delle lenti verdi, ma per un problema che non ricordo alla fine non poterono farne uso), c'è la grafica computerizzata. Ai vampiri di Twilight hanno colorato gli occhi in postproduzione, non avevano le lenti a contatto. Diciamocelo: da quando esiste Adobe After Effects, i registi non hanno, ufficialmente, scuse. A parte l'avere il braccio corto, per quello non c'è rimedio. Interessante, prendo nota. Ovviamente, gelosa patologica come sono, l'artwork lo commissionerei io personalmente. Seguo un bel po' di bravi disegnatori su DeviantArt cui sogno, un giorno, di commissionare un pezzo. Di mio, ci son solo i disegni dei costumi (sì, sono una malata di dettagli, mi sono disegnata alcuni outfit tipici delle popolazioni descritte per poterne descrivere coerentemente nel libro), ma non sono di alta qualità, nel senso, non sono tipo coi chiaroscuri, sfumature ecc. Segno anche questa, grazie Luna. perla Ogni volta che leggo una descrizione di un naso lungo e dritto mi viene in mente lei. Prima di One Piece, avrei detto "Alicia Keys", che è praticamente Nico Robin in carne e ossa, occhi blu a parte.
  3. L'angosciante autopromozione

    Mi viene difficile da immaginare, di solito seguo la regola "scrivi ciò che ti piacerebbe leggere" ed essendo io pretenziosa con la prosa e la coerenza interna della trama, uso la mia inflessibilità come metro di giudizio, poi passa al vaglio di mio marito, che non è da meno. Quello che scrivo ora sarebbe la prima cosa che pubblicherei, le altre cose che ho scritto erano per fare pratica e per diletto. Ammetto di aver sempre trovato antipatici i "consigli" di scrittura, perché molti autori non trattano l'argomento come un consiglio, bensì una lista di regole da seguire, le più odiose sono quelle sui ritmi di scrittura, senza ombra di dubbio. Impormi di scrivere un tot di ore ogni giorno mi risulta angosciante e forzoso. Certo, ci si deve sforzare, ma seguire pedissequamente un set di regole non fa per me, ma grazie del consiglio, che comunque è molto valido, a prescindere dalle mie esperienze e antipatie personali.
  4. Le illustrazioni nei romanzi

    Quindi per voi è decisamente un no. Ma nel caso di artwork e film, dove inevitabilmente vi verrà proposta un'interpretazione del personaggio? Non è meglio un'illustrazione approvata (se non direttamente commissionata o realizzata) dallo stesso autore, che quantomeno sa che cosa aveva in mente quando scriveva? Sarà poi che sono io che sono fissata con le cose ufficiali (o "canon" che dir si voglia) e mi indigno quando vedo trasposizioni cinematografiche dove i personaggi cambiano colore di occhi e capelli e i draghi hanno due zampe e due ali quando nel libro sono chiaramente descritte le zampe anteriori (quindi 4 zampe, 2 ali) e ho la pretesa di una risposta ufficiale dell'autore. In fin dei conti, dal momento che sto leggendo un'opera scritta da qualcun altro, è inevitabile che questi abbia un suo punto di vista e quasi voglio che mi si dica "come" immaginarmelo, perché non appartiene a me in primis, altrimenti l'avrei scritto io. L'alternativa sarebbe evitare ogni descrizione, e ce ne sono di libri dove i personaggi sono un nome, un cognome e, raramente, hanno un'età, di modo che ci si possa immaginare qualunque cosa, so che nel libro di Ender's Game nessuno viene descritto, nemmeno Ender, di cui conosciamo solo nome, cognome, età. Fine delle generalità. Niente altezza, peso, segni particolari. La sua Carta d'Identità finisce qui. In quel caso, ok, posso capire il concetto del "non mi imporre come devo immaginarlo", ma se mi si dice che Harry Potter ha capelli neri arruffati e occhi verdi, è ovvio che qualora avessi voluto figurarmelo biondo non posso più farlo, perché l'autrice mi ha dato il suo punto di vista e non posso prendermela perché mi ha imposto come immaginarlo. PS: io con le descrizioni sono patologica, se mi immagino con esattezza i tratti somatici dei personaggi li descrivo e mi aspetto che vengano rispettati. Non che la Rowling scrive che Luna Lovegood ha il naso a patata, una faccia tonda e paffuta e una matassa di ricci crespi e scarmigliati...e poi l'attrice che scelgono è di una bellezza sconvolgente con un nasino stretto e dritto che farebbe vergognare Nico Robin di "One Piece". Ma magari questo è un problema mio e sono l'unica a volere delle versioni ufficiali a tutti i costi perché sono gelosissima della mia immaginazione. Mi interessa sapere che cosa ne pensate dei casi proposti e se pensate che la gelosia dell'immaginazione di uno scrittore sia accettabile (comprensibile lo do per scontato, è normale che uno ci tenga alle cose che immagina) oppure debba farsi da parte.
  5. L'angosciante autopromozione

    Diciamo che le mie seghe mentali derivano principalmente dal fatto che, a quanto pare, questo non basta. Come hanno saggiamente fatto notare altri, per quanto un libro sia valido, si deve trovare il modo di farne conoscere l'esistenza, perché la regola "il prodotto buono si vende da sé", a quanto pare, vale solo per il cibo e gli elettrodomestici. Per ora sono in fase di scrittura, quindi il problema non si pone nell'immediato, ma non ci si deve neanche adagiare per poi ritrovarsi a fare tutto di corsa in seguito.
  6. L'angosciante autopromozione

    Perfettamente d'accordo. Questo sì, il mio timore, e per quel che vedo, anche di altri commentatori, è principalmente il "metterci la faccia". Tralasciando le furbate e le creste sui biglietti dell'aereo non è facile mettersi a parlare davanti a un pubblico, per via anche solo delle assurde e inutili aspettative che ci si può fare e che potrebbero tragicamente infrangersi, tipico esempio, l'avere quattro gatti che forse per un po' ascoltano e tutti gli altri che passano oltre. Essere psicologicamente preparati a situazioni demotivanti se non addirittura demoralizzanti è, credo, lo scoglio della situazione. Soprassedendo, ovviamente, sulla scarsa autostima e la scarsa fiducia nelle proprie capacità che potrebbe portare a pensare "la mia opera non è così bella/epica/glamour/figa da poterci far sopra un discorso trascinante". Ovviamente, qui siamo perlopiù nel reame delle seghe mentali, un buon 99% di questo polpettone ansiogeno esiste solo e unicamente nella propria testa.
  7. Le illustrazioni nei romanzi

    So che di questo argomento si è discusso, ma trattandosi di un vecchio post datato 2013-14 con due soli interventi nel 2016 e che non ha avuto molto seguito, provo a riproporlo, vedendo quanti più utenti attivi si vedono oggigiorno nel forum, sperando possa nascerne una discussione interessante e magari anche utili linee guida. Il post in questione, esordiva con questa domanda: Devo dire, in effetti, che lo standard del romanzo è quello del muro di testo senza immagini, al massimo si concede una carta geografica e ti va bene se in copertina si vede un luogo o un personaggio, molti hanno solo della roba generica, tipo ricreare un libro antico (stile manuale di D&D 3.5) o cose generiche tipo una rosa, una schacchiera, una maschera...le copertine stile 50 Sfumature e Twilight, per capirci. Dovendo descrivere un metodo di narrazione illustrata che mi è molto piaciuto, citerei i volumi de "Le Cronache di Spiderwick" con i bellissimi acquerelli di DiTerlizzi su carta lucida ogni tot di pagine. Però viene da chiedersi: in un romanzo tipico, sarebbe accettabile? voglio dire, non si fa per abitudine o cosa? è inutile citare La Divina Commedia, che non è un semplice romanzo, e certe edizioni de Il Signore deglil Anelli, che non è un romanzo moderno, è un cult che può fregiarsi senza problemi delle illustrazioni, anche perché ne sono state prodotte parecchie, oltre a quelle dello stesso autore. A tal proposito, qualcuno fece saggiamente notare questo fenomeno: In questo senso, possono essere una buona ispirazione le linee guida date da @Black in quell'occasione: Trovo una soluzione interessante quella del primo punto. Convengo fin troppo col secondo (quindi no a mie illustrazioni, a meno di non seguire un serio corso di disegno e ammazzarmi di pratica ogni giorno) Sono recalcitrante (molto) sul terzo: io sono una fan del colore e mi sarebbe difficile limitarmi al bianco e nero Sperando di fare incetta di pareri, e spero soprattutto in quelli di editori e case editrici, insomma gente che ha dei dati alla mano su quel che piace e non piace al pubblico, inauguro questo revival, sperando non vada contro le regole (non so se è possibile riportare a un buon livello di visibilità un vecchio post semplicemente scrivendoci dentro e non me la sentivo di rischiare di scrivere 'sto malloppo per poi vederlo finire nell'oblio). Dimenticavo di esprimere il mio parere. A me piacerebbe sdoganare l'illustrazione nei romanzi.
  8. Nomi Personaggi e Ambientazioni.

    Trovo molto interessante questo esempio, avevo pensato una cosa simile ma non sapevo come realizzarla, grazie per gli esempi.
  9. L'angosciante autopromozione

    Sì, ma sono perlopiù pensionati. Dubito gli potrebbe interessare il fantasy (che è il mio genere). Mi arrangio via web, poi beh se vende bene, se non vende amen, io scrivo perché mi piace
  10. L'angosciante autopromozione

    @haganeyuri grazie mille per la dettagliata spiegazione in tutti i passaggi. L'idea del punto terzo mi piace, il problema è che non vivo più in Italia e per fare eventi qui dovrei prima investire su una traduzione in lingua spagnola (o inglese, ce ne son tanti). Ma vedendo quanto costa non mi conviene affatto. Dovrei vedere come farmi pubblicità via internet.
  11. 19 considerazioni sparse

    E lo posso anche capire, ma io non vivo più in Italia. Prima di farmi 4 ore e mezzo di aereo ci devo pensare bene, perché se poi l'evento salta per un qualche motivo... se hai viaggiato in aereo, sai come funziona coi biglietti: se li fai con mesi di anticipo costano magari una miseria (anche 40/30 € per dire), ma se ti azzardi a chiedere un biglietto per il giorno successivo, son capaci di voler 200 e rotti €. Non è che posso dire "ah vabbé famo domani, che oggi piove", tipo grigliata domenicale in campagna. A meno che i 200/300 € di aereo non me li pagano loro (e dubito fortemente che qualsiasi editore lo faccia. Se poi uno fa autopromozione perché ha pubblicato in self, "ciaone proprio").
  12. Show don't tell & Co

    Grazie, mi consoli Se vedessi ancora il cuoricino, ti darei una freccetta su
  13. Show don't tell & Co

    @Marcello ma tranquillo, sono io l'ingenua che non ha capito che la tua era una frase standard, in realtà già dalle tue molte assenze nel forum avevo intuito che fossi troppo occupato col tuo lavoro, altrimenti ti avrei scritto un MP, quasta storiella prendila per quello che è: un aneddoto che trovo divertente e mi fa ridere. @Luna grazie per averlo puntualizzato, ma me lo sono immaginata dopo qualche tempo di frequentazione del WD. Sai che rischi che mi venga voglia di sottoporti qualcosa, vero? Assolutamente. A parte l'umano sentimento di delusione per i molti punti smontati, l'esperienza è stata positiva e la ripeterei. Stavolta, però, mi impegnerei a scrivere qualcosa di apposito, anziché pigliare un paio di cartelle. Il fatto è che, come dice Marcello, il racconto breve è diverso dal romanzo e, sono onesta: non ho la minima idea di come si inizi e finisca un racconto in sole 8000-16000 battute. Sono pochissime! Mi sa che sto pagando l'aver iniziato col romanzo...ora, se devo narrare con un limite di battute, non so che fare Il giorno che ci riuscirò, ve lo farò sapere, se sarete interessati.
  14. 19 considerazioni sparse

    Se rileggi quel che hai scritto, però: Capisci che possa essere alquanto difficile interpretarlo come: C'è modo e modo di dire le cose. Se dici: Lo vedi da te che fa tutto un altro affetto. Siamo su internet, non posso sentire con che tono di voce lo dici, interpretare la tua espressione o i tuoi gesti, inoltre non ti conosco personalmente, quindi non posso sapere quali sono le tue intenzioni nell'usare un certo linguaggio. Quella prima frase, scritta così com'è, suona aggressiva e anche piuttosto giudicante, anche perché c'è gente che quando usa simili espressioni, intende davvero fare un discrimine netto tra i meritevoli e gli immeritevoli, purtroppo. Mi fa piacere che non sia quello il significato, ma facci attenzione che, com'è noto, un mezzo scritto come il web si presta a malintesi. Grazie per la risposta, comunque, per avermi chiarito questo punto e per avermi dato un'idea del mondo delle presentazioni, in particolare la schietta e onesta frase quotata, una delle spiegazioni più chiare che ho avuto fino adesso. PS: Se poi facessi un giretto in quel famoso post per parlarci (non sono l'unica ansiosa purtroppo) della tua esperienza, ci faresti contenti, al momento stiamo solo fomentandoci le ansie tra di noi
  15. Show don't tell & Co

    Non ho ancora avuto occasione di sottopormi a un editor, ma già so che non potrò pretendere di avere ragione su tutto, in realtà nemmeno lo voglio, perché mi interessa sapere che cosa un professionista vede in ciò che scrivo, cose che certamente io non posso notare, visto il mio livello di coinvolgimento emotivo e sentimentale con l'opera. Le critiche non sono sempre facili da accettare, specie quando ci vanno a colpire in qualcosa che pensavamo di aver fatto bene o su cui facevamo affidamento. Vedere una propria certezza sgretolarsi, non è mai piacevole. Ma è necessario per crescere. Nella mia esperienza personale, l'unico episodio che ho avuto fin'ora è stato quando, su suggerimento e incoraggiamento di @Marcello mi sono decisa a pubblicare qualcosa scritto da me in Officina al fine di farlo valutare. Una cosa molto buffa di questa storia è che alla fine Marcello non ha mai commentato quel post, forse nemmeno l'ha mai visto (e non riesco a ritrovarlo, forse la sezione viene ripulita periodicamente), del resto io non mi sono nemmeno premurata di informarlo, quindi faccio un onesto mea culpa. Alla fine, il post è stato commentato da @Black che forse se ne ricorda ancora, chissà. Beh, me l'ha distrutto: confusionario, non si capisce da dove inizia l'evento, i dettagli sono rivelati solo dopo, un'espressione non è piaciuta, il finale è aperto e a sorpresa. Non gli è piaciuto per niente, testuali parole. Ci son rimasta male? un po' sì, sarei ipocrita a dire il contrario. Me la son presa? no: ho preso un paio di cartelle su un centinaio che avevo, in medias res e le ho schiaffate in Officina aspettandomi una valutazione su elementi che mi aspettavo ma che invece non sono stati affatto commentati. Mea culpa, potevo anche avere la decenza di scrivere qualcosa di esclusivo, ma 8000 e passa parole son tante e, detto onestamente, non avevo ispirazione e ho preteso di cavarmela con poco; mi è andata male. Pace. Ho voluto essere pigra e la "furbata" mi si è ritorta contro. Però di una cosa sono stata talmente contenta da drizzare la schiena. Un concetto ben espresso da questa frase: Ecco, il motivo per cui volevo sottopormi a valutazione, principalmente, rigurda la scrittura. Nel post dove si chiede cosa si valuta di più tra trama e stile, io sono di quelli che hanno votato per lo stile. La prosa è la prima cosa cui penso, la trama deve solo essere solida, se sarà bella, innovativa o persino originale lo deciderà il pubblico, il mio unico dovere è renderla coerente, ma la prosa è il mio cavallo di battaglia, la scelta esatta di parole ed espressioni è ciò di cui mi faccio vanto e costituisce la mia punta di diamante. Ebbene: su prosa, scelta delle parole, avverbi(sti anonimi), preposizioni, congiuntivi(te), sintassi, grammatica, ortografia...chi più ne ha più ne metta. Niente. Non. Una. Parola. Sono fiera di me. Se di tutto quel che a Black non è piaciuto o ha addirittura detestato, il linguaggio e la prosa non fanno minimamente parte, posso camminare a testa alta e vantarmi con me stessa di aver ottenuto esattamente il risultato che volevo. Perché era proprio quello che volevo. Se il resto è degno del rogo la cosa può anche non tangermi, basta che non mi si critichi la prosa, sono la persona più felice e soddisfatta del mondo. La trama si può sempre migliorare, la scelta dell'ordine in cui indicare degli eventi pure. Ma lo stile è ben altra cosa e per rimendiare a scarse capacità di scrittura possono tranquillamente volerci anni. Ho costruito la mia prosa su anni di letture d'ogni genere, dai Piccoli Brividi alla Divina Commedia (mio nonno me la leggeva quando ancora andavo alle elementari) e fatica per raggiungere uno stile che sentissi mio e che mi piacesse leggere. Finché amici, parenti e professori mi dicevano che scrivo bene e mi prendevo non meno di 8 nei temi, era un conto. Ma che un editor professionista, su mille cose che mi ha criticato e smontato, non mi tocchi nemmeno di striscio la scrittura, per me è chiaramente indice che su di essa non c'è nulla da dire. E posso davvero dirmi realizzata già solo per quello, essendo l'elemento cui ho sempre tenuto di più e sul quale ho gettato volenterosamente tutte le mie energie e i miei sforzi. Poi, se un bravo editor mi aiuta a progredire ulteriormente su quel campo, ben venga, mi farebbe piacere. Mi dicesse che ho fatto pena, per quanto mi costerebbe, dovrei ingoiare la cocente delusione di aver fallito su qualcosa che considero di primaria importanza e rimboccarmi le maniche. Senza umiltà, il miglioramento è lento. Arrabbiarsi è comprensibile e condivisibile, ma poi ci si deve fare forza e andare avanti. Ciascuno di noi, certamente ha il suo cavallo di battaglia. Se il tuo cavallo di battaglia è un cavallo vincente, puoi anche evitare di sentirti male per tutti gli altri elementi che sono stati, anche aspramente, criticati: prendila con filosofia e migliorati in quell'ambito. Per quanto sia normale volere che tutti gli elementi della propria narrazione siano al top, non si può pretendere di riuscire in tutti quanti. Ci si focalizzi su uno di cui si va particolarmente fieri o che si considera di capitale importanza e vi si faccia affidamento come punto iniziale (e perché no, per mantenere intatta l'autostima anche nei momenti di burrasca, come ho fatto io nell'esempio riportato). Ma soprattutto: si può (e si deve) sempre migliorare. E pazienza se l'editor ti smonta, sta facendo il suo lavoro e lo fa per il tuo bene, a maggior ragione se lo sta facendo "aggratis", fosse un avvocato ti chiederebbe 50 € per il solo fatto che sei entrato nel suo studio e hai detto "Buongiorno". Non sottovalutiamo mai una consulenza gratuita, nessuno specialista è tenuto a elargirne e pochi lo fanno. Approfittiamone, dal momento che e finché ce lo concedono. Poi, che il rispetto e il tatto ci vogliano da ambo le parti non si discute, ma qui parliamo di civiltà ed educazione, cose che dovrebbero essere ovvie e automatiche.
×