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  1. @Fraudolente I Genesis al primo posto, poi Yes, King Crimson. Elp, ecc.
  2. Nome: Algra Editore Generi trattati: non vi è una predilezione specifica Modalità di invio dei manoscritti: web alla pagina www.algraeditore.it/index.php/proposte Distribuzione: Libro Co. Italia s.r.l. Sito: www.algraeditore.it Facebook: www.facebook.com/algraeditore
  3. Interessante ma da rivedere. Il personaggio è ben inquadrato nel suo fervore mistico, sebbene le debolezze che avrebbero influito sul suo momentaneo allontanamento dalla chiesa sono appena accennate, come negli esempi che seguono. Su questo passato si può costruire di tutto. Da un momento di debolezza carnale a un noir. Peccato non approfondirlo Qualche passaggio è superfluo e da ridefinire o chiarire. Da rivedere la punteggiatura che, in qualche caso, interrompe il ritmo di lettura. Un'ultima annotazione. Dopo ogni virgola va inserito uno spazio. La curiosità di saperne di più riesci a trasmetterla. Ora si tratta di proseguire.
  4. Grazie per il tempo dedicato. Hai perfettamente ragione. Era un vecchio scritto senza pretese. Purtroppo è un difetto evidente che sto provando correggere. Mi sa che devo ascoltare meno progressive: non vorrei che, con i suoi eccessi e barocchismi, abbia un'influenza deleteria sull'emisfero destro del mio cervello.
  5. @Rewind Ah ah. Allora ho fatto bene a cestinarlo.
  6. @Lo scrittore incolore Una storia piacevole e delicata. Ho notato però una scollatura fra le due sezioni da cui è composta. Vi è la prima, in cui Gina ed Armando si incontrano. La seconda, con l'evoluzione del loro rapporto e la conclusione. Viene dato ad entrambe lo stesso peso, mentre in realtà il vero dipanarsi della storia avviene solo nella seconda parte. Il raccordo funzionale fra le due sezioni, poi, affidato a Feuerbach e alla fobia l'ho trovato forzato. Poco convinto. Come se fossero state giunte due idee che erano destinate a narrazioni diverse. Sinceramente mi è piaciuta più la parte iniziale. Con l'ascensore a fungere da palcoscenico, con la narrazione scandita dalla claustrofobia e dal contatto forzato con degli estranei di cui si cerca di comprendere la natura. Anche l'innamoramento è gestito forse in maniera sbrigativa. Penso che al racconto avrebbe giovato una stesura più lunga. Magari, approfondendo anche la nascita del sentimento fra i due protagonisti, un po' troppo repentina. La stoffa però c'è. Continua così. Voglio rileggerti.
  7. @Letiziadilorenzo E' vero. Le opinioni che emergono sono stereotipate e venate di un certo populismo che le rende ancor di più indisponenti. Ma, per quanto paradossale, questo è un dettaglio. Perché, poco importa se siano un'esigenza narrativa o appartengano alla sfera politica di chi le ha scritte, esse sono funzionali allo scritto. Perfettamente. Se fossero edulcorate o politicamente corrette non avrebbero posseduto la stessa efficacia verbale. Con quel ritmo nervoso che si sposa alla perfezione con la narrazione. Con l'ipocondria sociale che esprime la protagonista. Perché il racconto è scritto bene. Molto bene. Complimenti.
  8. http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/34169-ill-be-back-america/?do=findComment&comment=607440 Note: questo è l'incipit di un giallo scritto molti anni fa, oltre una dozzina, e mai proseguito. Mancavano le idee su una conclusione plausibile ma, soprattutto, in libreria stavano cominciando a venir fuori molti giallisti. Troppi. Era la classica morte annunciata. Di quelle che aleggiano sinistramente nell'aria. Che ondeggiano nei non meno lievi discorsi con cui dare un effimero sollievo al tedio. Su una assolata panchina. Tra i fumosi effluvi di un circolo ricreativo. Sorseggiando innocuamente un caffè. Oppure semplicemente compiacendo il pigro naufragio dei propri pensieri. Una delle tante nubi oscure che offuscano il cielo d’autunno e che, da un momento all'altro, sai che riverseranno il loro carico di pioggia senza remore. Si resta ad attendere. Passivamente. Alimentando un sentimento ancestrale sospeso tra la curiosità e l’inquietudine. Sarebbe successo, prima o poi. Era certo. Lo sapevano tutti. E così fu. Nessuno stupore. Nessuna meraviglia. Se non nel ritardo con cui avvenne. Il Comune Senso della Giustizia avrebbe preteso una maggiore celerità, più immediata e decisa di quanto non fosse la legge dello stato. Quella che ciecamente si esterna nei tribunali e che non di rado affida al palato un persistente retrogusto di insoddisfazione, frutto del dubbio sulla sedicente imparzialità su cui si ergerebbe. Il Comune Senso della Giustizia, sempre lui, supportato da un vasto se non ecumenico consenso popolare, suggeriva quindi percorsi alternativi. Poco convenzionali, ma capaci di arrecare un maggiore appagamento e minori perdite di tempo e di denaro. Esprimeva un rapporto costo benefici decisamente favorevole. Poco importava se agli occhi della Cosiddetta Legge e del pur sempre Cosiddetto Stato, ciò avrebbe costituito un’aperta violazione delle regole o una fattispecie sanzionatoria non prevista dall'ordinamento. La chiamavano giustizia privata, vendetta. Ma pur sempre di giustizia si trattava, in fin dei conti. Mera argomentazione di carattere squisitamente lessicale. Una semplice questione di forma. E tra forma e sostanza, lo scioglimento del dubbio appariva tanto chiaro quanto evidente nell'indicare da quale parte si sarebbe inchinato il pubblico gradimento. Nove anni per riequilibrare il peso sbilanciato dell’equità. Nove anni di attesa. Poi la notizia. V. S. era stato ucciso sulla soglia di casa. Due colpi di pistola alla testa. La morte sopraggiunse immediata. Un lavoro veloce e pulito. Senza troppo rumore. Solo un po’ di inevitabile clamore popolare. Nel nome del popolo sovrano giustizia era fatta. Autodafé.
  9. @nemesis74 Divertente e veramente ben scritto. La bistecca con valore metaforico del desiderio è un'ottima idea. La lettura mi ha preso al punto da non aver voluto eseguire un'analisi attenta su eventuali refusi o similari. In fin dei conti è proprio questo ciò che conta nella lettura. Quindi bravo. Solo un paio di appunti "dattilografici". Il primo è su qualche spazio di troppo lasciato nella digitazione. Il secondo sulla punteggiatura che in conclusione di una frase è messa all'interno della stessa, prima dei cosiddetti caporali (« ») e non dopo, come credo andrebbe fatto. Almeno questo è quanto diceva il mio professore di dattilografia. Sull'accostamento a Pirandello avrei qualche riserva, dato che gli elementi esterni (la luna, la marsina stretta, il fischio del treno e così via) dall'autore agrigentino sono utilizzati non con valenza simbolica o metaforica, ma per far ascendere il protagonista ad un livello di percezione più autentico che gli permette di svelare la realtà, se non addirittura la propria vera identità (relativismo pirandelliano permettendo). Momento dopo il quale è diverso anche il sentimento con cui il lettore guarda al personaggio. La bistecca, in questo caso, gioca un ruolo diverso.
  10. @Silvano Brancusi Uno stile molto americano. Secco, asciutto, con pochi fronzoli. Qualche sbavatura, come segnalato da altri utenti. Anche la trama andrebbe rivista. La linearità del soggetto ci può stare. Abbraccia però un periodo ampio, dalla partenza al ritorno, senza però approfondire molto. Personalmente mi sarei concentrato di più sulla parentesi americana, in cui lo stile si sposa molto bene con l'ambientazione ed è un peccato che si risolva in poche righe. C'è da lavorarci su, ma la stoffa c'è. Eccome.
  11. @camparino Grazie per l'apprezzamento.
  12. Ho superato i 18 anni... purtroppo da molto tempo.
  13. @Bella zi Non sono romano e la mia frequentazione con Belli e Trilussa è piuttosto episodica. Mi ha colpito la musicalità dei versi. Quasi un ondeggiare che culla il lettore. O, se vogliamo, il volteggiare di una farfalla (non necessariamente blu). Una voce popolare per esprimere un dubbio umano. E' stato bello volteggiare. Alla prossima.
  14. @Sira Io sono prolisso ed adoro chi fa un uso sapente della sintesi, quasi chirurgico. I versi poi non forniscono spiegazioni, parlando direttamente all'animo del lettore. Mi piace.
  15. @Nanni Divertissement delizioso che dosa con gusto l'ironia. Anche la metrica è gradevole. Il rasoio come metafora mi ricorda un brano di Mario Venuti, tra l'altro, dal titolo "Rasoi".