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  1. Ciao @ElleryQ Sono iscritta da non so più quanto tempo, ma non ho mai partecipato all'officina, curiosavo solo tra i consigli sulle CE. Ho commentato questo racconto perché richiesto dal MI olimpico, poi non sono riuscita a partecipare per via di certi impegni presi. Non credo di avere il tempo materiale per partecipare alla vostra vita comunitaria, ma mi faceva piacere portare terminare questo intervento come meglio potevo. Quindi, se non è un problema, eviterei di presentarmi per nulla. Se poi un giorno deciderò di diventare membro attivo, magari ne riparliamo. Grazie comunque per l'invito. PS Chiedo scusa a @SilverWillow per aver intasato di commenti questa bacheca, non so come inviare messaggi privati.
  2. Ciao @Silverwillow Ho letto le tue osservazioni e ne condivido alcune. Vedo se riesco a darti qualche idea Se devi rallentare potresti usare qualcosa tipo: E infine, inattesa, ecco splendere la luce Qui, purtroppo insisto un pochino (non odiarmi) Non vorrei scrivere castronerie, ma quel "molto più in basso", essendo complemento, dovrebbe essere riferito al soggetto della frase, ossia "quegli occhi". O la giri dicendo "fissi su di lei, che si trovava molto più in basso" (ma non mi piace neanche un po') oppure devi ribaltare aggettivo. Io suggerisco comunque di riformulare Riguardo alla punteggiatura, hai ragione, ogni CE fa quello che vuole. Però non ho mai trovato un testo (nemmeno recente) in cui si usasse come hai fatto tu. Fai benissimo a informarti, però cerca di guardare le uscite recenti, non quelle vecchie. Così come per le eufoniche (un tempo accettate, ora assolutamente odiate) la nostra lingua si evolve, per cui controlla soprattutto i testi nuovi. (Se ti può consolare fino a un paio di anni fa non lo sapevo neanche io. Quando me l'hanno detto sono caduta dal pero)
  3. Ciao Ho letto molto volentieri il tuo racconto. Hai una buona capacità di descrivere luoghi e situazioni, anche se tendi a pompare il racconto infarcendolo di aggettivi spesso inutili. Ti scrive uno a cui viene mossa la stessa critica, per cui ti capisco e comprendo le tue difficoltà. Però ti invito seriamente a prendere in considerazione l'idea di limitarti un po' perché, anche se è piacevole leggere le prime due o tre descrizioni piene di aggettivi (anche un tantino poetiche), dopo un po' rallentanto il ritmo della narrazione e possono arrivare persino a dare noia. Non ho trovato grandi difficoltà, ma ti ho segnato tante piccole sbavature che spero possano esserti utili. Alcune sono opinabili, vedi tu se utilizzarle, altre invece sono fondamentali e ti consiglio di rifletterci su un pochino prima di ignorarle. Nel complesso bene, un po' più di accortezze (che sono certo ti verranno naturali maturando, man mano che proseguirai nella scrittura) e ne verrà fuori un ottimo lavoro. L'incipit è interessante, hai gettato le basi per un buon racconto, perciò vai, continua il tuo romanzo che potrebbe uscirne qualcosa di buono. In bocca al lupo A. PS Non prendere paura della quantità di segnalazioni, sono quasi tutti piccoli dettagli. La narrazione è al passato (remoto) però l'avverbio "stavolta" sottintende un presente (il tuo di scrittore mentre immagini la scena). Avresti dovuto scrivere "quella volta" o qualcosa di simile, che indichi un tempo andato. Hai la tendenza a creare periodi lunghi e molto elaborati, ricchi di aggettivi e dettagli. Personalmente, lo trovo accettabile, mi piace anche, però bisogna cercare di limitarsi un po'. Può andar bene per due, tre, quattro periodi, poi basta. In questo caso specifico, direi che l'informazione che i corridoi sono "di pietra" non è utile al lettore. Trovo invece che "deserti" rafforzi l'idea del momento. Lasciarli entrambi appesantisce, secondo me, la lettura. Se non ho capito male, la protagonista sta ricordando il motivo per cui si trova sulla scogliera (infatti ricorda di aver attraversato i corridoi di pietra). L'azione del "pregare", scritta così come l'hai messa, indica che pregava mentre si spostava tra i corridoi, non dopo aver finito il ricordo ed essere tornata al suo presente. Se l'interpretazione è giusta, allora è sbagliato il seguente "venire lì" perché, ovviamente, lei sta andando là... non so se sono riuscito a spiegarmi. Se invece l'interpretazione che ho dato è errata, e quindi significa che pregava da sopra la scogliera, allora hai sbagliato all'inizio, attaccando il periodo con quel "E intanto" Insomma, le due cose sulla stessa frase non vanno, scegli quella giusta e mantieni la coerenza. Eviterei il "come", appesantisce e non serve. Fu in quel momento che la voce che aveva udito => se togli l'inciso contenuto tra le due virgole ottieni questa frase. Vedi da te che così non va bene. Riformula in maniera diversa, ad esempio: "Fu in quel momento che la voce udita in sogno risuonò" Problema di formattazione. Il testo racchiuso tra caporali non va mai spaziato, né all'inizio né alla fine. E anche lo spazio che hai messo tra il caporale di chiusura e il punto. Vedo che però sei coerente e l'hai ripetuto in tutto il racconto, però non va bene. Probabilmente è una paranoia mia, ma le mani poggiante in grembo mi danno l'idea di una persona seduta, non in piedi. Tra l'altro, non è utile alla storia sapere che aveva le mani in grembo, senza contare che qualche istante prima si era stretta il mantello addosso (e quindi immagino avesse le mani sulle spalle o sui bicipiti) Però vedi tu... Eufonica. Ho visto che lo fai parecchie volte, eliminale tutte perché non sono tollerate Ennesimo periodo un po' lunghino e farraginoso. Io accorcerei tagliando il superfluo e trasformerei l'ultima parte. Puoi dividere il periodo in due e trovare un modo alternativo per far capire che è gigantesco senza dirlo (non so, magari può avere un mano grande quanto la protagonista stessa). Ovviamente sempre che sia importante per il lettore sapere che era gigantesco Qui ti sei lasciata prendere un po' la mano. L'immagine si coglie, l'hai descritto bene, ma comincia a essere un tantino pomposo il discorso. Un po' troppi aggettivi, secondo me (e detto da uno che ne usa parecchi è tutto un programma). Te li ho segnalati in grassetto. Vedi da te che sono un po' troppi. L'ultima frase rafforza la precedente ma non aggiunge nulla di nuovo, anzi peggiora il senso di pomposità della precedente. Io la toglierei. Oppure, se ti piace tanto, accorcia la prima e fa' in modo che non sia di troppo Inutile ripeterlo due volte. Inoltre, se mi posso permettere, occhi terribili e minacciosi avrebbero più effetto se la guardassero dall'alto, no? Una testa gigantesca che ti guarda dall'alto al basso di dà senso di oppressione e ti mette in soggezione. Una testa gigantesca che ti guarda dal basso invece no. Ripetizione che puoi benissimo evitare: per scacciare il gelo improvviso ed evitare che Anche gli aggettivi possessivi è sempre meglio usarli con parsimonia, forse qui potresti farne a meno Presumo sia un refuso. Fossei in te toglierei il secondo "chi", però => Tu chi pensi io sia? Ripetizione Ripetizione => Siete voi a mandarmeli? o magari usa un sinonimo ti / tuo / te Troppi, non va bene, riformula togliendone almeno uno, meglio se due. Questo è il classico intervento dell'autore che spicca come un papavero rosso in mezzo a un campo di grano. Se ritieni che questa informazione sia NECESSARIA al lettore, devi trovarle una collocazione naturale, in un contesto adeguato, non con un pensiero estemporaneao inserito in mezzo a un dialogo di questo tipo. Sarebbe stato più accettabile se l'avessi inserito nel discorso diretto, allora sì avrebbe avuto senso, ma così purtroppo è un punto a tuo sfavore. Tipo: <<Mia nonna mi raccontava sempre di questa storia. Diceva che... >> e lì attacchi il tuo pensiero rendendolo naturale e spontaneo Un'altra ripetizione di sogno, sinonimi! Disse è l'ennesima ripetizione del verbo. Poi però manca qualcosa. Messa così si passa dal soggetto umano al soggetto "speranza". Se metti anche solo un "con" il discorso cambia: disse, con una timida speranza che... Puoi /posso vedere / visto Usa dei sinonimi oppure cambia un po': Questo perché non puoi vedere abbastanza lontano. Io invece sì, e so per certo che tu, Regina Maryam... Gli avverbi in -mente è meglio usarli con parsimonia Stringere le mani davanti a sé, dà l'idea che abbia steso le braccia dinnanzi a sé avverbio -mente Immagino che colore sia voluto e tu non intendessi CALORE. Purtroppo però una persona non può SENTIRE un colore scivolare via L'immagine è poetica, ma non è realistica La virgola prima della e sarebbe da evitare. A meno che tu non voglia enfatizzare ciò che viene dopo, ma non mi pare sia questo il caso. Poi, quel "che" può essere tolto: Vide se stessa saltare da quella stessa scogliera in un mattino tempestoso e poi il tempo scorrere avanti veloce, le stagioni avvicendarsi una dopo l’altra. -mente Al contrario di cià che fai di solito, qui hai spezzettato, anche troppo forse. Diciamo che tutta la descrizione della visione non è proprio il massimo, potrebbe essere costruito meglio, vedi tu se e come fare Virgola tra soggetto e predicato NON va Non mi suona bene quel "prima". Di solto è "impiegare istanti per" non "impiegare istanti prima di". Vedi tu... Eufonica Ripetizione COme sopra Perché semplicemente non: Fermare la distruzione del mondo dipendeva solo da lei Qui, come la parte relativa alla visione, hai usato tantissimo i puntini di sospensione, che invece mancano del tutto nel resto del racconto. E' un'anomalia del tutto evitabile e che renderebbe il discorso più coerente con la narrazione esterna che hai scelto. ESEMPIO: Non avrebbe esitato un momento se solo non ci fossero andati di mezzo i suoi figli. Pensò a Tethis, così seria e di buon senso, e a Salix, il suo cucciolo dagli occhi sognanti. La parte dell'aria da signora messa così come l'hai scritta non molto senso. L'assumeva sempre? No. Quindi al massimo puoi dire che "a 10 anni era in grado di assumere un'aria da signora" E poi cosa vuol dire "aria da signora"? Che è seria? Che è altezzosa? Saccente? Io non l' ho capito.