Aljena

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    Donna
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    Paesi Bassi
  1. L'angelo nell'acqua petrolio

    Piaciuto. Forse un po' confuse le descrizioni dell'ambiente e delle varie azioni compiuteda Camila durante la sua scalata, fino alla rideiscesa nelle fogne. Bello il finale.
  2. Settepiani

    Buongiorno. Ringrazio Elena e Costanza dell'agenzia Settepiani per il loro chiarimento e la risposta ai dubbi da me espressi nel mio intervento. Ci tenevo a dire che, l'essermi riferita a loro con "signor X", non era intesa come una mancanza di rispetto. Volevo solo rendere per quanto possibile generico il mio esempio, parlando di Settepiani ma, in realtà, di qualsiasi altra agenzia letteraria. È un tema delicato e difficile e io non volevo offendere nessuno. Il vostro lavoro è serio, ma la mia passione per la letteratura e la scrittura lo è altrettanto, e ammetterete che, al giorno d'oggi, negli intricati meandri dell'editoria è fin troppo facile, per uno scrittore sprovveduto, essere preso in giro, sia pur in modo perfettamente legale. Detto questo, ho molto apprezzato la vostra chiarezza. Ho una domanda: nell'email di risposta che ho ricevuto da voi, è riportato il prezzo richiesto per un eventuale editing, diciamo 150 euro, da versarsi in due rate, la prima subito e la seconda alla consegna del lavoro svolto. Non si parla però dei costi per la ricerca degli editori. Anche sul sito non mi pare di aver trovato alcun riferimento ai costi. Grazie dell'ulteriore chiarimento.
  3. Settepiani

    Io avevo inviato il mio manoscritto a questa agenzia, e entro due mesi dall'invio ho ricevuto la risposta. Sono stati molti gentili e si sono complimentati per il mio romanzo. Fin qui tutto bene, perché, in fondo, se vogliono conquistarmi come "cliente" è anche comprensibile che mi coprano di lodi. Il problema è un altro. Intanto la scheda di lettura era di quattro righe contate, non una di più. Lo credo bene che fosse gratis, ci mancherebbe... E poi non c'era un riferimento preciso, in quelle quattro righe, da cui si capisse che il romanzo l'avevano letto davvero. Non un dettaglio della trama, nemmeno il nome della protagonista. O un suo tratto caratteristico. Niente di niente. Cioè, potevano anche essersi basati semplicemente sulla sinossi, o aver letto il romanzo di qualcun altro. Prima o poi vorrei aprire un nuovo topic sulle agenzie letterarie in generale, ma per il momento dirò quello che penso su questa specifica questione. L'agenzia Settepiani, rappresentata o gestita dal signor X, per quanto seria e professionale possa essere, è nata da poco, non ha una grande esperienza alle spalle e punta (cito letteralmente) alle medie e piccole case editrici, cioè proprio quelle con cui noi tutti, scrittori di questo forum, abbiamo quotidianamente a che vedere, basta leggere le centinaia di interventi all'interno dei topic. E perciò io mi chiedo: che cosa mi garantisce che il signor X, dell'agenzia letteraria Settepiani, possa davvero fare meglio di me, o di chiunque fra noi, nell'editare il mio romanzo e contattare le piccole case editrici? Che cosa ne so di lui, delle sue capacità, dei libri che ha letto o editato finora? Proprio nulla. L'unica cosa che so, è che di certo non ha letto il mio romanzo, pur affermando di averlo fatto e coprendomi di lodi. Rispetto il suo lavoro, ma questo non mi sembra un buon punto di partenza...
  4. Il seme bianco

    Ecco, infatti, anche quel "Con noi pubblichi gratis" sbandierato sul sito, con la ragazza belloccia che tiene una pila di libri in mano, mi fa un po' troppo pensare al "compri adesso e paghi nel 2020" di certe pubblicità di materassi...
  5. Il seme bianco

    Io avevo inviato a Castelvecchi, dal quale non avevo ricevuto alcuna risposta, neppure un rifiuto. Due giorni fa, invece, mi è arrivata l'email del Seme Bianco negli stessi termini riportati sopra. In generale sono molto scettica nei confronti delle case editrici che attingono, per così dire, al materiale scartato da marchi più importanti. Il sistema delle 100 copie online, poi, mi sconforta: in pratica il mio libro verrebbe "pubblicato" ma non esisterebbe materialmente prima della centesima copia venduta. Ma non è un po' un controsenso aspettare di aver venduto un libro prima di stamparlo? Dico così, da inesperta, naturalmente...
  6. Meno di niente

    Il mio è un commento lampo. La scrittura è scorrevole. L'inizio mi piace perché, come è già stato sottolineato, mostra subito con un'immagine chiara la situazione di cui si sta parlando. Poi però, più vado avanti con la letturae più mi sembra che non si tratti più di un racconto, cioè di una finzione, ma di una pagina di vita vissuta. È come se non ci fosse più alcuna separazione fra voce narrante e autore, e l'autore/autrice ci stesse raccontando della propria angoscia in tempo reale. Questo non è bene. Il lettore non dovrebbe mai avere l'impressione di trovarsi sotto gli occhi un diario intimo. Anche la realtà dev'essere filtrata attraverso un punto di vista narrativo per poter diventare racconto. Se poi questo frammento è finzione dalla prima parola all'ultima la sostanza non cambia, perché suona ugualmente come la riflessione di un momento di dolore reale. Questa è la mia opinione.
  7. L'erudita

    Probabilmente la mia testimonianza non aggiunge niente a quanto è stato già detto nelle precedenti pagine... ma tant'è, ve lo racconto lo stesso. Anch'io avevo spedito il mio manoscritto alla Giulio Perrone, e dopo forse nemmeno un mese ricevo un'email da L'Erudita. Naturalmente conteneva l'invito a recarmi a Roma per definire i dettagli. A quel punto io decido di telefonare e mi risponde il gentile direttore, di cui non ricordo il nome. E non appena gli faccio notare che io vivo all'estero e quindi non posso così facilmente "andare a Roma", lui subito mi dice che "gli spiace tanto, ma non se ne farà nulla". Di conseguenza ho tratto le mie conclusioni, confermate poi da quanto ho letto in questa discussione: all'autore è addossata tutta la responsabilità della promozione e vendita del libro, e un autore che abita a duemila chilometri di distanza risulta da questo punto di vista assolutamente inutile.
  8. Il killer dei treni - Capitolo 1

    Commento lampo. Bruno Traven, ho l'impressione che tu non rilegga abbastanza i tuoi testi, perché se lo facessi, sicuramente eviteresti brutte ripetizioni come in questa frase: Una simile raffica di ripetizioni fa passare la voglia di leggere.
  9. Consiglio per progetto

    Per quanto mi riguarda, qualsiasi progetto che metta insieme creatività, originalità e scrittura non può che incontrare la mia approvazione; purtroppo il mondo dell'editoria è quello che è: viene dato sempre più spazio a opere mediocri solo perché firmate da grandi nomi che spesso con la cultura non hanno nulla a che vedere (per esempio calciatori o personaggi dello spettacolo). Per chi ha come unica risorsa il proprio talento, i mezzi più a portata di mano sono i social e internet, quindi tanto vale farne uso. L'idea poi è buona; ti consiglierei, però, di mantenere comunque lo stile della scrittura a un certo livello. Se ti interessa, mi propongo come lettrice.
  10. Introduzione a "Nadelwald"

    Hai ragione per quanto riguarda il "muro di testo": confesso di aver compattato tutto per farlo stare nelle 3500 battute... Ed è anche vero che tendo ad esagerare con la punteggiatura: però i due punti e il punto e virgola sono sacri...! Grazie per le critiche!
  11. Introduzione a "Nadelwald"

    Il mio nome è Edith; sono nata a Z*, la città libera più vicina alla Foresta di Nadelwald. Sono io che ho tradotto le cronache di Nadelwald dal Dialetto Antico: da anni, ormai, mi dedico a questo lavoro, al punto che, nella Foresta, mi chiamano quella che copia: il che non mi dispiace. Le cronache che ho deciso di riportare, risalgono agli anni critici della divisione e della guerra: ho conosciuto personalmente la cronista che le ha scritte. Ci tengo a dire che non mi importa molto di creare un'opera di alto valore letterario: in fondo non sono una scrittrice, e se ho potuto conoscere così bene le creature alate di Nadelwald, è soltanto perché ho vissuto in mezzo a loro, osservandone da vicino abitudini e carattere. Forse, un giorno, si comincerà ad avere una conoscenza più profonda della Foresta e delle sue creature; finora se n'è parlato male, o non se ne è parlato affatto, e questo perché se ne aveva una gran paura, e si sperava che tutto, le creature alate, le loro armi, i loro metodi, restasse confinato entro gli stretti limiti della Foresta. Spesso si parla di loro come se fossero solo una strana razza di bestie: quelle creature che camminano come gli uomini e volano come gli uccelli, dette anche scolte, per via della loro abitudine di fare la guardia sui rami, restano ancora un mistero, anche se non del tutto impenetrabile: si fingono bestie o lo sono davvero? Sanno ragionare, ricordare e raccontare; ma poi finiscono per agire d'istinto, e diventano crudeli senza nemmeno rendersene conto... Le Figlie di Nadelwald si rivolgono l'una all'altra chiamandosi sorelle, fossero anche le peggiori nemiche; per loro, gli uomini comuni si dividono semplicemente in due categorie: i contadini, cioè quelli delle fattorie attorno alla Foresta, e gli uomini di città, e cioè i bottegai, o notai. Dalla nascita fino ai dodici anni circa, vengono allevate insieme in luoghi chiamati Recinti, semplici costruzioni in legno, in cui le piccole dormono e mangiano sempre insieme, sotto la guida costante di una o due bègeelders (guide); questa è l'unica forma di casa che le creature alate conosceranno nella loro vita, perché, per il resto, dormono mangiano e vivono quasi sempre all'aperto. Entro i confini della Foresta si parlano indifferentemente due lingue: il Dialetto Antico e il Dialetto Dolce; il primo è un idioma di origine nordica, dal suono molto gutturale; l'altro, invece, è un idioma più dolce, appunto, e più raffinato nell'espressione. Molte parole, poi, hanno un'origine mista, cioè una radice “antica” e una terminazione “dolce”, come ambtena: funzionaria. Ogni Recinto sceglie l'una o l'altra come lingua principale, e ciascuna sorella deciderà poi di esprimersi come preferisce. La Foresta di Nadelwald è formalmente un regno, visto che è posta sotto l'autorità di una regina; tuttavia non vi si trova un vero e proprio apparato amministrativo, e le creature alate non praticano ciò che si chiama normalmente attività politica; ciascuna di loro avrà il ruolo cui è predisposta per natura: guerriera, soldato, danzatrice o maestra. Le rivalità tra l'una e l'altra sono piuttosto frequenti, ma il piccolo organismo sociale risulta, nel complesso, abbastanza equilibrato e compatto: specialmente dopo che il periodo critico della guerra è stato superato... ma non voglio anticipare nulla.
  12. Brucia la luce

    La trama è coerente, il presupposto mi pare chiaro: si parla di fate, e l'io narrante è proprio una fata, creatura dal genere apparentemente femminile, o almeno questo è ciò che si evince dal racconto. Lo stile è fluido, e anche la scelta lessicale rende gradevole la lettura: niente grossolanità o spigolature. Ho solo due cose da dire. 1) Ella è un pronome pressoché caduto in disuso, chissà perché. Ma non si usa più, e potrebbe suonare obsoleto. 2) La forma corretta è: al quale solo esseri fatati potevano accedere. Per il resto, sintassi, grammatica e scelta lessicale sono ineccepibili. Detto questo, il tema e il contenuto mi fanno un po' arricciare il naso, ma questa è soltanto un'opinione personale, sia chiaro. Non mi piace il moralismo che sottende il racconto: esseri fatati e liberi, dotati di poteri particolari e di una propria storia, cadono, è il caso di dire "fatalmente", nell'inghippo di sentirsi attratti dai sentimenti e dalle perversità umane: ma perché...? Come se gli esseri umani fossero poi creature così affascinanti e dopo tutto superiori: tutto ciò mi pare un po' scontato. E "Le coppie che si dichiaravano amore sulle sponde" mi suona quanto meno come un eufemismo... Il personaggio, però, è ben definito, e in effetti viene anche a me la curiosità di sapere come continua il racconto. Renderei però un po' meno scontata la descrizione di Elia, o lascerei un po' più nell'ombra le sue doti fisiche: in fondo non abbiamo bisogno di sapere che era "alto e con i capelli corvini"...
  13. Gli espedienti narrativi

    Ciao, io ti dico la mia, poi puoi anche pensare che non abbia senso. Anche molti racconti di G.de Maupassant, uno dei miei autori preferiti, sono costruiti in questo modo: due personaggi si incontrano, uno dei due si interessa all'altro per qualche ragione, e gli chiede di raccontare la propria storia. È un'espediente molto usuale, nella letteratura dell'800. Considera che, a quell'epoca, l'unico modo per ascoltare delle storie era quello di farsele raccontare; il mercato dell'intrattenimento ruotava su due cardini principali: teatro, per chi poteva permetterselo, e libri. In questo contesto, le "storie" e gli spunti erano merce rara e preziosa, ovvio perciò che l'oralità del racconto fornisse poi anche lo spunto per impostare la cornice di un romanzo. Oggi come oggi, forse, l'espediente potrebbe suonare obsoleto: ma naturalmente, tutto dipende da come l'autore sa porgere la propria storia.
  14. Montag

    Anche a me hanno risposto, quindi tutto bene, per adesso...!
  15. Premio Italo Calvino XXXI edizione [scad. 16/10/17]

    Nulla, la partecipazione al concorso è gratuita.