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nanoFatato

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Su nanoFatato

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  1. Posso farti una domanda? Perchè hai cominciato a scrivere? Tutto quello che dici è sacrosanto, è il tuo pensiero e va bene così, ma sei proprio sicuro che se analizzi il motivo per cui hai iniziato a mettere i tuoi pensieri su carta tu non possa tornare a provare piacere in quello che fai? Si sbotta continuamente per un sacco di cose, nemmeno tutte meritevoli, e forse questa "goccia che fa traboccare il vaso" potrebbe essere un'occasione per riordinare quello che ti passa per la testa. Tanto sai meglio di me che le passioni non si spengono mai completamente ma, casomai, si assopiscono per svegliarsi più forti.
  2. Lettura gradevolissima! Fa piacere avere un buon numero di argomenti spiegati con semplicità e tutti nello stesso posto, grazie per dedicarci del tempo.
  3. Gullover: Fan sfegatato de "I Viaggi di Gulliver" KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  4. Mezzo pomeriggio per condensare 87000 parole in 1996 caratteri. Che dire, a telegrammi non mi batte nessuno!
  5. Ho appena ricevuto la tessera dello "scrittore in crisi tra il primo e il secondo romanzo" e mi sento un po' perplesso. Da un lato sono felice come un bambino perché, dopo solo un pugno di racconti, ho sentito la necessità di scrivere una storia ben più complessa e ci sono riuscito senza perdere i capelli, dall'altra mi sento come svuotato da ulteriori idee. No, non idee, spinte. Le idee, più o meno, me ne vengono in mente sempre e, quelle che passano illese l'esame delle "24 ore dopo", vengono salvate per futuri racconti, ma la voglia di sedermi per affrescare una nuova storia ad ampio respiro è pari allo zero. O forse non ho ancora avuto l'idea giusta. Sapere di essere in compagnia però mi rinfranca
  6. Per racconti brevi/lunghi non faccio la scaletta, anche perchè personalmente sviluppo l'idea prima nella mia testa piuttosto compiutamente. Se ci si approccia a un romanzo (breve o lungo) credo che la scaletta sia d'obbligo, anche se chi scrive fatica moltissimo a farla, in quanto la maggior parte delle ispirazioni mi sono venute proprio scrivendo. Farne una per sommi capi credo che sia l'ideale, così da avere ben chiaro il tuo obiettivo, e sicuramente una breve descrizione per ogni capitolo ti aiuta a non perderti quando vuoi cercare qualcosa che hai scritto ma non ti ricordi dove. Personalmente mi aiuta moltissimo buttare prima giù la storia dettagliata dei personaggi, anche con cose che non necessariamente userò, e poi devo solo metterli nel contesto scelto e la storia si scrive praticamente da sola (più o meno...)
  7. Mi è scappato il tasto invio... Per il ritmo e il non adeguato approfondimento alla storia, il motivo è da ricercarsi probabilmente nella funzione del racconto, era destinato a una serata tra amici la notte di Halloween, dove ognuno avrebbe scritto un racconto di massimo due facciate. Avrei potuto rimaneggiarlo prima di postarlo ma non ci ho pensato @Aljena, grazie per la tua risposta Hai assolutamente ragione per gli anacoluti Onestamente volevo proprio dare la sensazione della tipica casa di campagna con la nonna che prepara i dolci e racconta favole davanti al caminetto, e comunque dare un tono da favola nera.
  8. Buongiorno @Floriana Nessun motivo in particolare, volevo sottolineare l'attenzione della bambina. Avrei potuto scegliere un altro modo ehehe, nell'angolo della stanza Joe sta zappando senza sosta, mi è sembrato un motivo più che valido per sudare. Grazie per le precisazioni sulla punteggiatura! Per il ritmo e
  9. @Eudes grazie per il tuo commento! Capito, grazie per la dritta Valida alternativa, ci devo un po' pensare Avevo in mente l'immagine di una bimba che, ferma sulla porta di casa, grida con la vocetta petulante alla nonna che sta lavando i piatti, ma evidentemente non ho reso l'idea con sufficiente forza Già, ceffato completamente ahaha! Appena prima scrivo "Il padre lo guardò allontanarsi lungo il sentiero" quindi intendo che lo dica il padre, ma forse non è formulato bene La frase di chiusura "Com'era dolce!" dovrebbe rivelare proprio il fatto che la bimba ha mangiato la zucca, dici che non è palese? Assolutamente sì! Ti ringrazio anche per le precisazioni grammaticali @m.q.s. grazie anche a te per i tuoi commenti! Hai ragione, ogni tanto mi scappa una descrizione al posto di un'immagine Ripensò? Rimembrò? Dici che non ti piace per come suona o perchè è un verbo errato in questo contesto? Vero!
  10. <<Nonna! Il nonno ha dimenticato di raccogliere una zucca!>> La bambina era ferma sulla soglia con le mani sporche di terriccio e un gran affanno per la corsa appena compiuta. <<No tesoro, non si è dimenticato, quella zucca è maledetta.>> La nonna continuava a lavare i piatti con tranquillità. La piccola entrò nella grande cucina a passi lenti, attenta a non sporcare. La sua voce era appena un sussurro, aveva capito subito che si era imbattuta in qualcosa a cui dedicare il massimo dell’attenzione. <<Perché è maledetta?>> La nonna chiuse il rubinetto con un sospiro e si girò a guardare la nipotina. <<Perché quella è la zucca di Joe, tesoro.>> Sostenne per qualche secondo il suo sguardo confuso, poi, prendendola in braccio, si sedette sulla poltrona nell’angolo. <<In ogni campo di zucche c’è una zucca di Joe e devi stare molto attenta a non mangiarla o raccoglierla per nessuna ragione al mondo.>> <<La zucca di Joe?>> La piccola si pulì le mani sul vestitino guardando la nonna con gli occhi pieni di paura. Lei si sistemò meglio lo scialle e con la mente riandò a una pigra domenica pomeriggio di tanti anni fa, non tanto dissimile da questa, dove sua nonna le raccontò per la prima volta la storia che adesso avrebbe ripetuto a sua nipote. Joe era un ragazzo bello e forte come una quercia, unico orgoglio dei genitori che lavoravano la terra per avere di che vivere. Aveva ventidue anni e i capelli dorati come il grano maturo, con un ricciolo ribelle che gli scendeva sulla fronte e che faceva palpitare le ragazze di tutte le fattorie in un raggio di cinque chilometri. A Joe non pesava il lavoro del contadino, anzi, era contento di passare la vita all’aria aperta e dava volentieri una mano, soprattutto da quando una brutta infezione aveva costretto sua madre a non affaticarsi troppo. Un tardo pomeriggio, in cui si prospettava una brutta burrasca, Joe era deciso a finire di zappare un campo di zucche prima che la pioggia trasformasse tutto in un letto di fango. A nulla valsero le proteste dei genitori, che erano sempre molto protettivi nei suoi confronti e, calato il cappello in testa, prese la zappa e uscì, noncurante dei nuvoloni che andavano addensandosi. <<Ciao mamma, ciao papà, io vado. Dopo mi fermo al pub per una bevuta e una partita a freccette, io e Mick siamo quattro pari e questa è la bella!>> <<Mi raccomando Joe, non fare tardi. Se vedi che comincia a piovere come Dio comanda, torna a casa.>> Il padre lo guardò allontanarsi lungo il sentiero. <<E fagliela vedere a quel buono a nulla di Mick!>> Joe agitò la zappa in segno di risposta e continuò per la sua strada. Dopo una mezz’ora arrivò nel campo si mise subito a lavorare di buona lena. Il cielo stava diventando sempre più scuro e non per il calare della sera, ma Joe non se ne preoccupava e zappava senza sosta, fermandosi di tanto in tanto solo per asciugare il sudore dalla fronte. Cominciò senza preavviso, come di solito cominciano queste cose, e le poche gocce iniziali diventarono via via sempre più fitte. <<Ora basta, se mi prendo un malanno il mio povero vecchio non riuscirà a seminare tutto in tempo.>> Com’è beffarda la sorte a volte. Sollevando la zappa per assestare l’ultimo colpo, un fulmine saettò dalle nuvole furibonde e colpì la catenina che portava al collo. Joe sembrò non accorgersi di nulla e si accasciò come una bambola caduta dalle mani di una bambina disattenta. Un istante dopo il temporale si scatenò come un cane rabbioso che era riuscito finalmente a spezzare la catena che lo teneva prigioniero. La terra, i cui frutti nutrivano Joe e la sua famiglia, si trasformò ben presto in un pantano che inghiottì il suo corpo esanime. Non fu mai più ritrovato, lasciando i genitori nell’angoscia di non sapere con esattezza cosa fosse successo al loro unico figlio. Da allora, fino a oggi, in ogni campo di zucche ne matura una con un piccolo gambo a ricciolo, proprio come quello di Joe. <<Chiunque raccolga o mangi anche solo un pezzetto di quella zucca vedrà, nei trenta giorni successivi, una tragedia terribile abbattersi sulla propria famiglia.>> Baciò la nipotina sulla fronte. <<Adesso, tesoro mio, devo andare a dare da mangiare alle bestie. Resta qui a giocare.>> La bimba non disse nulla, terrorizzata. Guardò la nonna allontanarsi e uscire dalla porta, allora salì sul divano e sbirciò dalla finestra, in direzione del campo dove in lontananza spiccava l’arancione della zucca di Joe. Com’era dolce!
  11. Questa sera volevo leggere qualcosa che potesse darmi un po' da pensare e il tuo racconto capita a fagiolo Uno stralcio di vita di un personaggio che sa che sta per arrivare la sua fine, ma non per questo si piange addosso, anzi, si concede solo un paio di pensieri bui prima di ributtarsi nella vita caotica. Mi piace il glielo-dico/non-glielo-dico alla sua compagna e al suo amico, la paura di dare un dispiacere a chi ci vuole bene è forza motore di tante decisioni che effettuiamo, buone o sbagliate che siano. Non usi descrizioni fisiche, mi piace, non sarebbero state funzionali allo scritto Il contenuto è di un certo peso, e tratti l'argomento con sufficiente delicatezza, senza scadere nel facile sentimentalismo, non c'è tempo, nella vita del personaggio, per queste cose (quantomeno non ancora), e la crepa? La sua costante presenza è una rassicurazione per il protagonista? Stile scorrevole e di facile comprensione, in definitiva mi è piaciuto molto, grazie per averlo postato!
  12. Cerco di risponderti anche se sono nuovo in questi lidi: comincia con le cose di cui sei sicura e a cui non rinunceresti mai, da lì parti ad aggiungere/modificare/eliminare quello che senti meno importante. Se sei veramente convinta di fare il mestiere dello scrittore allora dovresti impiegare tutte le tue forze al perseguimento di ciò, diversamente cerca un compromesso. Altrimenti la tua coscienza non ti farà dormire la notte e vivrai in un incubo perenne pieno di rimorsi (sono stato troppo sottile? :P), a parte gli scherzi, è normale avere dei dubbi, specialmente quando si tratta di cose per noi importanti. Statisticamente è molto difficile che tu possa incontrare un successo immediato e istantaneo con i tuoi scritti (ma te lo auguro con tutto il cuore), personalmente mi darei una specie di "scadenza" per vedere se riesco a ottenere qualcosa, altrimenti passerei al piano B riorganizzando le priorità, intanto il tempo passerà e sono sicuro che attraverserai situazioni che ti faranno "mettere in prospettiva" quello che stai passando adesso, e potrai gestirlo meglio. Sto attraversando un periodo simile con il mio lavoro e ho veramente pochissimo tempo da dedicare alla scrittura, e questo mi fa dispiacere molto ma al momento non posso permettermi di abbandonarlo quindi stringo i denti e vado avanti. Due settimane sono un po' pochine per abituarsi a un ambiente di lavoro, conoscerai i colleghi, entrerai meglio nel flusso lavorativo e ti abituerai alla nuova situazione bilanciando meglio i pro e i contro. Quando ti sarai abituata un po' di più le cose non ti peseranno come adesso e avrai voglia di scrivere, una volta tonata a casa. Se dopo due/tre mesi non cambia nulla allora, probabilmente, non è il lavoro che fa per te (e non succede nulla, sai quante persone cambiano lavoro prima di incocciare quello giusto?). Per finire con la banalità della settimana: prova ad adottare un'attitudine positiva, è tutto questione di prospettiva.
  13. Ho spulciato un po' nella mia libreria e ho trovato questi due titoli che forse possono esserti d'aiuto: Le più belle leggende del Trentino Shiles - La grande famiglia dei folletti carnici cercati, rivelati e illustrati da Gianni Pielli (questo si può assimilare a una specie di Fate "nostrano")
  14. Vado pericolosamente sulla linea dell'OT. Da piccolo ho diligentemente divorato i classici della mia età: Verne, London, Twain, Salgari, etc. Ma c'era un titolo che rifiutavo di leggere con tutte le mie forze, nonostante mia madre (la persona che ha coltivato la mia passione della lettura) mi dicesse che mi sarebbe piaciuto sicuramente: Michele Strogoff. Ho provato una volta a leggerlo ma mi sono arenato dopo una ventina di pagine. Il motivo? la copertina della mia edizione era qualcosa che mi disgustava, mi sembrava stupida e mi attirava come una dichiarazione dei redditi. L'ho riletto con vergogna solo parecchi anni dopo e, indovinate un po', mi è piaciuto. Alle volte le esperienze che ci precludiamo hanno radici in cose molto sciocche.
  15. Abbandonare la lettura di un libro è, per me, una decisione difficilissima. Infatti l'ho fatto solo una volta parecchi anni fa (il titolo mi sembra fosse "Elogio della noia", neanche a farlo apposta...), un po' perchè se decido una cosa cerco sempre di andare fino in fondo e un po' perchè mi sembra di fare un torto allo scrittore che poveretto ha sudato tutte quelle parole sulla carta. Stesso discorso per i film, se ne comincio uno devo vedere come va a finire Ultimamente devo dire però che leggo molto meno e molta narrativa moderna, quindi vado sempre con i piedi di piombo quando scelgo qualcosa da leggere.