Banner_Sondaggio.jpg

Domenico De Ferraro

Scrittore
  • Numero contenuti

    11
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

0 Neutrale

Su Domenico De Ferraro

  • Rank
    Sognatore

Visite recenti

147 visite nel profilo
  1. ALDILA’ DEL VERO Aldilà del vero traditi da un verbo che induce a pregare nel male , nel bene , nella sorte che avversa appare, sulla porta come ombre raminghe , chete guardinghe ,cretine nella scena che scivola angusta per mostre e riviste per giorni difficili che ti portano lontano , oltre ogni intendimenti , oltre questo giardino di rose sanguinanti , oltre il metro e la misura delle cose, un muro che si sgretola nel tempo che tiene l'immagine in tanti deliri, colori che viscerali , scivolano via tra l'acqua sporca ove saltano i ranocchi, dove pinocchio canta la sua canzoncina. In questo delirio vedo e provo tanto rancore , tra i sensi ,tra le dune del deserto ove il vento modella la sabbia ed i ricordi d’un tempo trascorso . Tradito dal progresso , da un amico , da una donna grassa , tradito dal dire che corre dentro un discorso che si anima lungo un rosario, sopra un fiore , dentro questa morte senza senso . Povero uomo da un anno che piange , che taglia e ritaglia, che cuce e finge di non credere, di ridere ,di bere, oltre ogni dire , errando in groppa a impavidi idiomi , frasi sottili , oscure parole dove si cela il destino d’ognuno. Tradito da noi se stessi , dalla volontà di capire d' andare avanti oltre questo giorno che si spegne e riaccende passioni in meretrice sostanza, bizzarra ragione , figlia dell'intelletto, della speranza che tutto assolve . In questo dilemma senza domani , giustificando le colpe altrui , giustificando la sorte ,si parla , si teme l’incapacità altrui . E se avanza d’un passo l’ardire ,ognuno può dire d'essere modello, figlio dei suoi tempi , figlio del vento . Cent'anni trascorsi , viaggio ai confini fisici , uomini che reclamano la propria dignità , la propria vita spesa nel fare del bene al prossimo , abbandonato in strada, lodando la donna cannone , rincorrendo il bimbo malandrino , ascoltando il vecchio suonatore d’armonica che nella sera ti delizia con una sua canzone , ti rende vivo tra i morti , ti rende santo tra i santi . Un tempo comune , un domani rubato ai tanti anni trascorsi in silenzio , un placido dormire ed oltre ogni dire nel fare che pena questo dolore che bussa alla mia porta . Io solo in questo mondo , che bramo la bellezza , che desidero d'essere compreso , uomo ,forse uno dei tanti , dei molti di chi non ha nulla da perdere. Signorina , dolce donzella che vegli il mio sonno , accarezzo il tuo corpo , bramo il tuo corpo , temo il tuo rifiuto , creo difronte alla realtà , difronte a mille difficoltà io non arreco . Tutto ciò che provo è forse , soltanto un ostacolo , papocchio , capocchie , pennacchi , peccati incompresi , astruse frasi congiunte con lingue galeotte che tramando , attendono il definitivo decesso. Non porgere orecchio , non dire ciò che non vorresti Non urlare dentro l’orecchio Non porgere l’altra guancia Perché mi tratti cosi? Cosa vuoi che ti dica ? Non so, vorrei essere salvo Prego accomodati, No rimango qui Su quella linea ? Si , su questo confine Sei folle No sono il vento Sei in divieto di sosta Accidenti perché non m’aiuti ? Non posso ,sono un rinnegato Io ho pagato un biglietto per entrare Potrai essere rimborsato Bello, vivo d’aria e speranza Io di morte e accidenti Cosa sono questi segni ? Io non disegno io vorrei essere te io la tua felicità io la tua morte Mi prendi in giro , ancora non ho finito di pagare il funerale Non posso venire all’esequie ,oggi sono impegnato. l’appuntamento e difronte all’ostello della gioventù ed il morto lo portano in macchina più tardi. Sai che allegria lo puoi dire forte ci sarà un gran ricevimento Grande Direi assai lugubre, poco originale. Elevati carmi migranti , per mondi gentili , verso mondi sovrumani , paradisi metafisici ove vivono uomini e bestie , dove la legge genera la meraviglia , l’attimo , un solo attimo, un solo amore che si muove per strade bagnate con il capello in testa , per mondi metafisici , escrementi di idee , di un volere che volge alla fine. Ippogrifi giorni di pace, logiche eremite , noi decidiamo la sorte di codesto uomo , di codesto cane. Noi chi siamo ? Noi , figli del verbo , inseguiti da balde battone , ammiccanti ai lati delle strada deserte , sotto una luna che parla di te, di me , confusi in questa vita che passa e soddisfa la speme , il genio d’un migrante rinchiuso dentro mille ingranaggi. Un parlare che nasconde in se , tanti dilemmi , lemmi ,enigmi. Gerusalemme celeste , estremismi che generano un malessere che gela il cuore ed il vivere . Sospesi sulla linea di un dialogo millenario , cupole dorate , minareti colorati ,scivola la sabbia dentro la clessidra , si tramuta in serpente , in oca , in volpe , sbalordito dello scorrere del tempo , impaurito a piedi fin sopra il colle , dove tramonta il sole , dove la morte errando si riposa , discutendo con il becchino del suo compenso. Non aver paura di sbagliare, vai avanti figliolo , fino al termine di questo viaggio , fino al domani che adduce a nuovi tradimenti ad ingrate conclusioni che tramutano il nostro canto in un sordo dialogo tra popoli e culture. Canto inutilmente e non mi do coraggio Non farti del male ,vivi Io cado dalle nuvole Prenditi un passaggio con un angelo Non vedo nessun angelo Siamo qui alla fermata del tram. Dove siete? Qui tra il rosso ed il nero. oh siete matti a portare appresso una pistola Non sparare cazzate Io non sparo la luna Neppure noi spariamo ai cretini Morte che ama l’amore che nel suo piccolo crea speranze , dolci canzoni cosi ben vestita sembra una donna prosperosa che balla il tuca ,tuca fuori il bar mostrando l’ardire della sua era , nell’eco delle vittorie , nell’eco dei canti , dei morti , dei rinnegati , degli incapaci dei giovani che salgono il monte , salgono nella ragione con l’ira con la forza del leone mentre indifferente la massa assiste al massacro , nessun si domanda perché siamo qui a protestare a lottare a chiedere i nostri diritti , tutti in fila, tutti ritti , tutti morti, tutti vivi , che cosa noi siamo , nella storia , afflitti , vecchi in questo povero d'amore che nasce e risorge , lascia e spergiura , si rende odioso, poi rinasce consuma questa sua passione in un campo di calcio, fuori i palazzi del potere , il pianto nell’aria , nell’eco d’un incontro , un lavoro , che muto sta, una mano che affonda il coltello , spara poi fugge , noi prede di tanta ferocia , ingannati dal fato , dal fasto , noi indietro nel tempo, vittime ignare d’un folle e dei suoi adepti , nel nome di un dio che non perdona nessuno , neppure se sei malato o innocente , se sei bimbo o vecchio, prigioniero tra le pagine di questo libro ingiallito , che narra di te e di me , del tempo che fummo, nel nome del padre e del suo popolo , disperso in questo universo , aldilà del mondo che noi credemmo, d’amare di credere , d’essere salvi nel canto che s’eleva a sera dopo aver fatto ritorno a casa.
  2. L’AMORE , QUELLO VERO DI DINO FERRARO Stare alla finestra ad osservare i passanti per strada , i bar aperti illuminati di luci colorate, le coppie d’innamorati , ratti per vie solitari , là tra i tanti palazzi, fatti di pasta frolla , morbidi palazzi che ondeggiano nel vento come arbusti, smilzi e sinistri , silenti , uniti nell’abbraccio, in una promessa vaga nel viaggio che ci porterà tutti , verso un altro giorno , verso altre odissee . Palazzi simili , opachi , inclinati sotto il chiarore della luna pallida , tra le nuvole, tra temporali ed altri tempi, smarriti lungo il percorso per giungere a casa . E cosi difficile , guardare negli occhi della verità , vedere il vero viso dei propri figli , fino al termine di questa vita, allibiti in un vento di note bizzarre, saltellanti, l’une sulle altre, nell’alito che soffia, sulla cappella ingrassata del pene gonfio di sperma , sbuffante , ridicolo, mostruoso , sotto il mento della luna pallida che bacia il cielo, la terra ed altri amori che rimangono nella memoria d’ognuno che si confondono con quel senso intimo chiamato pudico . Dopo essersi lavato , epurati dal male che attaccato alla pelle ti trascini dietro come una vecchia borsa , come questo sogno pallido ,assorto, bello ,tanto bello che non ha occhi per guardare fino in fondo a se stesso. Vivo di giorni futili, forse sono bella , come lo era mia nonna , ho perso l’abitudine di conquistare lo scettro per nulla e maledire questa vita che mi ha costretto a vendermi per pochi spiccioli, ad angoli di strade oscure, strade che dormono nella mia mente che mi portano dove non voglio, dove non credo , sia possibile giungere. Vorrei cambiare quartiere, andarmene via da qui , far dimenticare a tanta gente il mio sesso nero ,rosa , dolce come un bacio feroce . Vorrei piangere ma non posso , in tanti, mi direbbero cambia vestito ,cambia aria, cerca di stare allegra al capo non piace vederti in questo stato. Ma io piango , piango sul mio destino su questa favola bella al gusto di lampone , dal sapore di marmellata fatta in casa . La strada è fatta di tante occasioni , di tanta gente che la vive d’incontri che non potrai mai capire, mai catalogare in quello strano senso che induce gli uomini a sentirsi diversi ,complici , amanti per brevi momenti di una creatura che te la dà per pochi euro, che ti stringe, ti sorride, ti stravolge in fretta come il vento che passa, senza nome ti porta via , verso un altra esistenza , un nuovo gioco di visi e nomi , amori mai partoriti che ti fanno stare , cosi bene che continui a ballare , ridere in quella strada, piccola dove vendi il tuo corpo , la tua vita , con il senno di poi , ragioni ed altro non sai perché c’è tanta gente, che gode a guardare e non parlare. Ma tutto ciò non ha senso , nulla è certo come te , come la tua vita il tuo corpo in affitto , tutto si risolve, nel vago ago che infila e cuce buco dopo buco che ridere , l’alba giungerà ad illuminare questa strada , dove hai partorito , dove tutto è nato , dove tutto è morto. Ed ho creduto di poter cambiare, di essere qualcosa altro, le mie lacrime nascoste , scendono leggere, sono stelle cadenti , sono giorni oscuri, legati a questo carro a questo essere se stessi, fatto ad immagine sua, di tanti , di nessuno e continuo a vivere dei miei ricordi che cadono , goccia dopo goccia, sulla ruota, nella corsa , verso qualcosa di bello , nell’abbraccio effimero in ciò che provo e non sò dire chi mi ama in vero o chi mi chiama per nulla . Perché la sera mi rende diversa ed io sono sua, mentre godo , mentre penso a tutto il male che mi hanno fatto , a tutto le cose che avrei voluto fossero state o come io avevo creduto fossero. Ma adesso non ha più importanza, sono quella che sono e mi vendo per pochi denari , tutto qui , il perdono, tutto qui , il mio ardire, la mia voglia di vivere , tu mi dirai, non è vero , ed il vento ritornerà e si prenderà anche me , questa volta. Dove sono, chi sono , cosa sarò domani ? quanti amanti avrò? quanti baci conserverò nella mia memoria, dentro me stessa. Le luci si fanno rade , ombre antiche , fuggono ratte , sotto la volta celeste , tra gli spetrali palazzi , nei vicoli bui e fondi che trasudano di ricordi e dolori , di miseria novelle dei suoi abitanti , che giorno dopo giorno, nota dopo nota , nell’aria tetra , raminga, t’invita a comprendere a denudarti a metterti comodo, a provare ad ascoltare , l’ennesima canzone popolare . Di chi è quel cuore, che batte forte? sotto quell’arco antico, brullo , purulento, invecchiato insieme alla croce della vecchia cattedrale che immane aspetta , attende ancora di udire il tuo grido , di vedere la volontà di redenzione che trasuda dai pori della pelle, evapora nello spirito . Universi , storie cosi simile a questa donna di nome Carmela , venuta da un lontano paese in cerca di fortuna , finita a battere sotto l’arco del peccato , lottando contro i tanti mostri della citta, nascosti nell’oscurità della sera. Ciao come stai ? Bene Come ti chiami ? Ha importanza No Mi chiamo Carmela Mi piace hai un bel nome Grazie Vuoi venire con me No, voglio parlare Parlare ,dopo paghi Si pago, non ho nulla da perdere Bene , perché io non so parlare, so solo fare l’amore Bene, io mi chiamo Giovanni Simpatico No , sono uno stronzo Perché Perché ho moglie , tre figli e sto qui a parlare all’una di notte con te senza combinare nulla . Avevi detto solo parlare. Non ti disperare Non mi dispero, non voglio morire Morire , morire, mi fai ridere Ti faccio ridere, non credo . Io sono un cadavere che cammina Ma tu mi vuoi prendere proprio in giro No, avevo detto che avremmo parlato Va bene continua Continuo a non capire perché sono morto Quando sei morto ? Credo ieri sera quando ho visto quel mio amico in ospedale con un proiettile conficcato dentro una gamba. Grande, sei un killer , un ammazza sbirri No , te lo detto sono uno stronzo, meglio un cadavere che cammina Mi fai ridere, mi fai piangere , basta con questa farsa , Se vuoi fare, pagami prima o vuoi che chiamo il mio boy friend Ti pago in anticipo, non agitarti, non voglio farti del male, non ho nisciuna intenzione di prendermi gioco di te , sono troppo scalognato , più sfortunato di paperino. Basta con i doppi sensi , te faccio solo vedere , poi mi paghi Non voglio vedere nulla, mi basta parlare Va bene mi seggo sulle tue gambe e ti canto una bella canzoncina Fallo , mi piace essere coccolato. Lo sapevo sei un bamboccione No, sono uno sbirro, travestito da stronzo Minchia, me lo sentivo , mi vuoi arrestare No, ti voglio parlare della mia vita Va bene farò questo sforzo, ti ascolterò Bene , farò finta di non aver capito nulla La strada è un luogo di perdizione , oggi sei pazzo , domani sei libero di essere quello che vuoi, la luna sul mare, rappresenta tutto il romanticismo di una frase , un onda che segue a ruota libera i pesci dietro una nave , trainata da una balena sulle onde del mare , come un tiro di sigaretta aspirata avidamente. Tutto si confonde, tutto diviene, cosi simile alle tante vite che lottano per sopravvivere per essere qualcosa altro che s’ incontrano nelle parole mai udite, gocce di saggezza ,aspetti di questa folle esistenza che si consuma velocemente , cosi velocemente che la mente si sente preda di tante vessazioni, di tanti stravolgimenti , eccessi che si fingono forme amorfe , figure , punti di una storia che si ripete e non finisce mai di stupirti. E i due continuarono a parlare, lei una contadinotta dall’aspetto di cocotte, lui uno sbirro che ha dimenticato la strada di casa. Si sono incontrati , si continuano a parlare a dispetto del male che l’attende a dispetto dell’amore molesto , di quell’amore venduto e comprato, mai rinnegato , reso schiavo del vizio e dalla corruzione. Ti va di venire con me? No , ho paura Hai paura di morire? Stai parlando con uno che è morto già tante volte Beh tu sei morto, ma io devo sopravvivere Accidente ti facevo più furba Mettitelo in testa, io non sono una gallina Ed io non sono un gallo Ma quando mi baci ? Io non bacio se non ti pago prima Non voglio essere pagata Interviene il magnaccia Adesso voi due mi avete stancato Vai via è il mio protettore Io sono uno sbirro , non ho paura Quello ti ammazza , scappa Io non scappo Sei morto Te l’avevo detto , che ero morto La finite voi due , tu , vattene via Se non vado via, cosa mi fai ? Ehi ti ho detto vai via, sè non vuoi finire male stasera Vattene , stupido No, voglio rimanere Io ti sparo E spara , io t’arresto Brutto, stronzo Uno sparo poi le grida , due , tre energumeni si buttano addosso allo sbirro che prova a scappare , senza distintivo , senza riuscire ad afferrare la sua pistola , il suo destino . E il suo destino che si compie in pochi attimi , un divenire che volge ad un epilogo mai scritto , ad una svolta radicale , ridicola in una morte cercata, dentro l’alcova di una donna di malaffare, dentro un amore malato , tutto si consuma nel breve sospiro , nella sorte che regala istintivamente un altra occasione , un momento interminabile per poter cambiare, essere qualcun altro. Ma il protettore, non conosce la legge e non sa leggere le carte, nè tanto meno conosce la parola pieta o comprensione, lui è quello che lo mette nel buco, quando vuole, senza pagare e per questo lo sbirro deve abbuscare , deve imparare che non si scherza o si fà o si parla , e sé qualche volta si vive , forse si muore pure a dispetto del male e del bene che accompagna ognuno fino alla fine della sua storia , fino dove vogliamo, giungere per essere finalmente , uomini o donne che amano , parlano a dispetto di un destino diversodal proprio nome , da quell’amore nell’amore che a volte è vero a volte morto.
  3. BALLATA DELLA CALDA ESTATE La vita corre dentro la nostra estate , corre dentro un sogno ,per strade sempre più sporche tra mostri e turisti che si moltiplicano cercando di aggredirti. Oltre questo muro, dove vivono tutte le paure del mondo, dove il vento porta il suo lugubre canto , vento che ci porta via , verso un altra dimensione , verso sere estive, tra baci ed effusioni . Manganandosi nù tarallo nzogna e pepe , abbascio mergellina, sentenne l a voce delle onde del mare , sentenne mille voce ,vecchi e piccirillo, tutta nata storia che all'intrasatte te piglia per mane te porta lontano addò la voce delle creature si fa doce come lo suonno , come ò cielo messo dietro la cape come cuscino e cammino insieme all’ate inizino ad una maledizione, una disoccupazione che continua a rendere un inferno chesta vita che ti travolge in mille domande, senza alcune risposte . Ricordo ogni cosa, ricordo la guerra, quando la fame si faceva amare , tanti sacrifici , tante domande , domani, ricordi e sembra tutto pazzesco , scivolare in una indifferenza sociale, sembra pazzesco, vivere insieme a te , ed il mare ci porterà dove abbiamo incominciato ad amarci, dove il sole cadeva all’orizzonte, nei i tuoi grandi occhi blù , nel il tuo sorriso , ogni cosa svanisce , scema dentro una costante ricerca filosofica che forse ci renderà liberi uomini e donne del proprio tempo . Ignudi come Adamo ed Eva noi danziamo in questo paradiso con tutti gli animali di questa terra , noi danziamo nelle città infocate, nelle cattedrali dipinte, nell'aria silente poi per mano voliamo lontani dove il giorno nasce dove la notte finisce, dove la vita ha preso inizio , dove i nostri occhi si sono incontrati per caso nel buio del caos. Disoccupazione , disperazione , madre di tante maledizioni ed io ho preso il tram delle sette, solo nei miei stracciati calzoni ho trascorso il mio tempo, il mio morire lento come un figlio ribelle, seduto, guardo dal finestrino fuggire la vita tra le dita dell’aurora , vedo fuggire mille immagini , giorni oscuri, lievi , veloci come un pensiero che fa capolino dentro la mia coscienza. Lassù vedo Palloncini colorati , portano in cielo tanti bigliettini, tanti omini, tante donnine, tante domande senza alcune risposta che si confondono con il dovere in un ordine disordinato che detiene un potere millenario. Ed odo il grido di dolore di immigrati e poveretti, seduti per terra di fronte al mare di fronte a se stessi ogni cosa si schiude ,nella meraviglia nella voce di un blues suburbano che dice in faccia chelle ca pensa. E ci stà chi nun tene paura di nisciuno , qualcuno importante , chiù di te e di me , guappo con le lente scura fa due passi miezzo a chiazza insieme al cane con tutto chelle rabbia cuorpo sputa faccia a chilli quattro carognoni assetato fuori ò bar dello rione. Maledizioni, tutte in fila uno dopo l'altre, incomprensibili belle, fredde come stelle del jazz che s'arrangiano a cantare abbascio i locali del centro . Siente nun te nascondere viene annaze strunzo che dimane si muorto , si muorto miezzie i libri, mezzi i debiti , dentro a questo inferno che ti brucia la pelle che ti tiene prigioniero dentro una prigione e nu te lamenta nu parla chesta e la vita chesto ò blues chesta a sciorta di chi nu fa niente dalla mattina alla sera. Assistete pigliati una birra , penza si fosse felice, si fosse assieme a chiu bella dello quartiere penza e nun torna dietro a cheste sbarre ,penza a cosa eravamo , figli di una terra sporca di sangue innocente , sporca , ignuda, figlia dell'arte, di una cultura millenaria, di una voce negra, di una voce sincera . Ed il mondo si è dimenticato di noi, ed andato avanti fregandosi di noi delle nostre difficoltà dei nostri errori dei nostri figli , di chi eravamo, di quando si giocava a carte in cantina con una bottiglia di vino ed eravamo fratelli , figli della stessa terra, senza denti con tanti debiti, noi felici in una realtà che non ci impediva di vivere per davvero dentro questa logica fenomenologica che sfocia in conclusioni, assiomi, finzioni , epigrammi, ascite purulenti , tutto scorre ,tutto và, dove deve andare nell'incomprensibile atto fenomenico che rende la nostra vita un gioco , un amore travolgente , in mezzo alla gente cercando l'altra metà di noi , cercando un anima gemella , gementi, piangenti, raccontiamo i nostri dolori, fritti , impaginati, messi a bollire in pentole di rame. Porzioni amorose ,ricette che tramuteranno il rospo in un principe. A piedi si va , insieme a te che sei cosi bella , cosi bella che il mio cuore palpita forte cosi forte che lo sento cantare le laudi al signore del cielo e della terra, ed il volo degli uccelli sopra i tetti grigi della città , impauriti , cinguettano narrano le morti stagioni , il caldo orrido che infonde amori d'un tempo immemore , di un essere in cui eravamo un solo corpo, un solo spirito in questa calda estate italiana.
  4. All'ombra Del Bosco Di Giandomenico Ferraro All’ombra nel bosco seduto in silenzio , sotto i grandi alberi alfabeti son volato via verso il cielo come un angelo disperato , secco come la morta pigna appesa ad un ramo . Tra tanti dolori,lacrime mite , timide gocce di rugiada , languidi baci , al centro del caos , cosa ho compreso ,cosa abbiamo rincorso tra mille interrogativi , ci siamo persi in questo gioco infausto in una metropoli senza legge , catapultati nel traffico delle otto che veloce , scorre portandosi via ogni dubbio, ogni maledizione. Ed ogni mezzo è buono per giungere dove vorremo ma le soluzioni sono tante ,tante le strade da percorrere per essere qualcuno. Cosi in mezzo al caos dei versi , nell'ossesso di un sistema che trascende ogni cosa, la mente erode il debito contratto , seduto al sole che brucia la pelle, la mente vaga nel bel meriggio, nella legenda che ci conduce tra bassifondi , fondachi colorati , sogni sotterrati fuori l'uscio di casa ,tutto è cosi difficile,rimbecillito ,facile a dirsi, poi la nube di fumo appare dalle cime del vulcano ed un mostro antico emerge dal mare , emerge dalla memoria collettiva, emerge attraverso una generazione lasciva nel regolare metri non conformi alla logica borghese. Lontani da ciò che siamo da ciò che rappresentiamo,erranti figure equestre ,espressioni volgari d’un popolo in rivolta , nella parola beata che aleggia nell'aria con tutte le sue miserie i suoi sistemi ippocratici ,ospedali, barelle, scale che salgono verso il cielo nel tempo percorso nell'ossesso di un senso che anela alla meraviglia , alla pace agognata, cheta nell'acqua che scende e bagna l’animo inquieto. Tutto è già venduto , tutto ricomincia adesso o domani, perduto nei limiti iperplastici nelle tante rime eclettiche , chimere arrostite al fuoco di un altra estate . Immagini perdute , baci rubati alla morte che non ha più nulla da dire , avulsi in un incubo che esplode all’intrasatte , un boato di sillabe rimbomba sulle labbra sporche di rossetto che non ti aiuteranno mai a capire cio che sei, fregato dal prossimo , tutto cosi falso , tutto un inganno , senza senso , senza spine intorno al capo per sentieri d’altri tempi in altri giorni ,spesi a comprendere quando arriverà una salvezza che ti condurranno oltre tanta ipocrisia. Ed il sole entra nelle ossa delle parole le rosica , le mastica , scopre il senso di ciò che è poi tutto si conclude velocemente , come in un orgasmo tutto s’inchina al peccato commesso, alle pagine omesse alle varie questione filosofiche rincretinite , fregati dalla televisione dal bestemmiare per empi luoghi , veggo et imploro clemenza . Caduto di nuovo in un incomprensione che ti lascia allibito, in piedi incompreso in mezzo ad un prato con tutto quello che ho passato ,sofferto, tutto è vano, tutto cosi poco ortodosso, senza un alibi , un abito da indossare per stasera , passa e il vento verso valle , soffia la bella canzone tenebrosa tra le ossa dei morti uccisi ieri. Tutto cosi disonesto , tutto cosi strano come l’eco del colpo di pistola esploso in un vicolo oscuro,che ha colpito per mano ignota il cuore di un orco , i passi seguo della donna chiatta che guarda attraverso gli occhiali una vita tradita , senza ragione , senza denari, senza una nova gonna, senza quel perché che ti rende simili a milioni di persone in marcia in fondo ad una strada senza uscita che balla, bella, folle . Fatto ,tutto cosi futile, fino a notte fonda la donna canta la sua canzone , canta la sua vita , canta il suo amore carnale, tutti ascoltano con orecchie di coniglio tese sul senso , tese sul sentire sul dire rime meretrice per temi vari morire, eremita ,migrante lungo la strada che ti trascina oltre una nuova avventura. E non aggio capito niente , me sò montato a capa, me sò fatto nu miezzo bicchiere di vino, sona ,sona questo strumento ,sona ,sona a campagnola li consigli , ed io nun credo chiu a niente , nun parlo, nun tengo manco l’uocchio per chiagnere , altro sono, cosa m'importa quando sarò morto , quando nun c'è sarò chiù con tutte le mie stronzate , i miei turbamenti imbottiti di stroppole e sunetti , atterateme vicino a Virgilio , vicino a Vincenzo, senza sapienza , estate nà bella esperienza , fatta ad immagine di un mondo che non esiste più . Arrampicarsi sopra gli specchi ,dentro una logica di un uomo ferito , contro a mille ragioniere, contro gendarmi, dirigenti , religiosi, contro la sinistra, contro la destra . Fatta a là , mettiti cà, statte zitto , roseca adderete le spalle , longa , longa , st’anema in pena ,appise cielo ,me so cresciute le scelle , mò son Vincenzo, mò so Gabriele , mò son muorte accise , sento ancora a gente sepolte sotto a terra , sotto un cielo stellato, sotto a chiavica , sotto a mille domande senza risposta che proseguono all'infinito con tutto quello che non ho imparato, compreso , cercato tutto è una gran pigliata per lo culo. E se seggo contro ogni legge, seggo contro una logica che non salverà mai la mia anima, ne mi condurrà ad una perfetta conclusione ad un equilibrio tra il dare e l'avere che trascende nella sua bieca antitesi una salvezza utopica , spergiura, malvagia , sparagna che non t’inganni , fatti nù bello bagno a lido mappatella beach. Dolce cosi dolce nel silenzio che aleggia nel piccolo sentiero ove siedo ed ascolto il mondo ,che ruota intorno a me , tutto è nulla, tutto è come ho immaginato fosse , come il mondo di ieri che mi ha reso fesso tra i fossi , taccio, ora son folle tra la folla , tra molte vite, tra molte madri , tra molti giorni ,tutto è all’incontrario, forse come il mare che giunge su spiagge affollate in cerca di pace , in cerca di un posto al sole , in cerca di un immagine ,di una esistenza diversa ed il mare ruggisce e porta a riva altre vite , altre nenie , altri amori sedotti da duce pan degli astri che c'attende dietro l'angolo , dietro ciò che noi crediamo se sia giusto o meno , se sia tutto vero ,quello che abbiamo creduto, per tutto quello che abbiamo veduto,all’ombra nel bosco .
  5. All'ombra Del Bosco Di Giandomenico Ferraro All’ombra nel bosco seduto in silenzio , sotto i grandi alberi alfabeti son volato via verso il cielo come un angelo disperato , secco come la morta pigna appesa ad un ramo . Tra tanti dolori,lacrime mite , timide gocce di rugiada , languidi baci , al centro del caos , cosa ho compreso ,cosa abbiamo rincorso tra mille interrogativi , ci siamo persi in questo gioco infausto in una metropoli senza legge , catapultati nel traffico delle otto che veloce , scorre portandosi via ogni dubbio, ogni maledizione. Ed ogni mezzo è buono per giungere dove vorremo ma le soluzioni sono tante ,tante le strade da percorrere per essere qualcuno. Cosi in mezzo al caos dei versi , nell'ossesso di un sistema che trascende ogni cosa, la mente erode il debito contratto , seduto al sole che brucia la pelle, la mente vaga nel bel meriggio, nella legenda che ci conduce tra bassifondi , fondachi colorati , sogni sotterrati fuori l'uscio di casa ,tutto è cosi difficile,rimbecillito ,facile a dirsi, poi la nube di fumo appare dalle cime del vulcano ed un mostro antico emerge dal mare , emerge dalla memoria collettiva, emerge attraverso una generazione lasciva nel regolare metri non conformi alla logica borghese. Lontani da ciò che siamo da ciò che rappresentiamo,erranti figure equestre ,espressioni volgari d’un popolo in rivolta , nella parola beata che aleggia nell'aria con tutte le sue miserie i suoi sistemi ippocratici ,ospedali, barelle, scale che salgono verso il cielo nel tempo percorso nell'ossesso di un senso che anela alla meraviglia , alla pace agognata, cheta nell'acqua che scende e bagna l’animo inquieto. Tutto è già venduto , tutto ricomincia adesso o domani, perduto nei limiti iperplastici nelle tante rime eclettiche , chimere arrostite al fuoco di un altra estate . Immagini perdute , baci rubati alla morte che non ha più nulla da dire , avulsi in un incubo che esplode all’intrasatte , un boato di sillabe rimbomba sulle labbra sporche di rossetto che non ti aiuteranno mai a capire cio che sei, fregato dal prossimo , tutto cosi falso , tutto un inganno , senza senso , senza spine intorno al capo per sentieri d’altri tempi in altri giorni ,spesi a comprendere quando arriverà una salvezza che ti condurranno oltre tanta ipocrisia. Ed il sole entra nelle ossa delle parole le rosica , le mastica , scopre il senso di ciò che è poi tutto si conclude velocemente , come in un orgasmo tutto s’inchina al peccato commesso, alle pagine omesse alle varie questione filosofiche rincretinite , fregati dalla televisione dal bestemmiare per empi luoghi , veggo et imploro clemenza . Caduto di nuovo in un incomprensione che ti lascia allibito, in piedi incompreso in mezzo ad un prato con tutto quello che ho passato ,sofferto, tutto è vano, tutto cosi poco ortodosso, senza un alibi , un abito da indossare per stasera , passa e il vento verso valle , soffia la bella canzone tenebrosa tra le ossa dei morti uccisi ieri. Tutto cosi disonesto , tutto cosi strano come l’eco del colpo di pistola esploso in un vicolo oscuro,che ha colpito per mano ignota il cuore di un orco , i passi seguo della donna chiatta che guarda attraverso gli occhiali una vita tradita , senza ragione , senza denari, senza una nova gonna, senza quel perché che ti rende simili a milioni di persone in marcia in fondo ad una strada senza uscita che balla, bella, folle . Fatto ,tutto cosi futile, fino a notte fonda la donna canta la sua canzone , canta la sua vita , canta il suo amore carnale, tutti ascoltano con orecchie di coniglio tese sul senso , tese sul sentire sul dire rime meretrice per temi vari morire, eremita ,migrante lungo la strada che ti trascina oltre una nuova avventura. E non aggio capito niente , me sò montato a capa, me sò fatto nu miezzo bicchiere di vino, sona ,sona questo strumento ,sona ,sona a campagnola li consigli , ed io nun credo chiu a niente , nun parlo, nun tengo manco l’uocchio per chiagnere , altro sono, cosa m'importa quando sarò morto , quando nun c'è sarò chiù con tutte le mie stronzate , i miei turbamenti imbottiti di stroppole e sunetti , atterateme vicino a Virgilio , vicino a Vincenzo, senza sapienza , estate nà bella esperienza , fatta ad immagine di un mondo che non esiste più . Arrampicarsi sopra gli specchi ,dentro una logica di un uomo ferito , contro a mille ragioniere, contro gendarmi, dirigenti , religiosi, contro la sinistra, contro la destra . Fatta a là , mettiti cà, statte zitto , roseca adderete le spalle , longa , longa , st’anema in pena ,appise cielo ,me so cresciute le scelle , mò son Vincenzo, mò so Gabriele , mò son muorte accise , sento ancora a gente sepolte sotto a terra , sotto un cielo stellato, sotto a chiavica , sotto a mille domande senza risposta che proseguono all'infinito con tutto quello che non ho imparato, compreso , cercato tutto è una gran pigliata per lo culo. E se seggo contro ogni legge, seggo contro una logica che non salverà mai la mia anima, ne mi condurrà ad una perfetta conclusione ad un equilibrio tra il dare e l'avere che trascende nella sua bieca antitesi una salvezza utopica , spergiura, malvagia , sparagna che non t’inganni , fatti nù bello bagno a lido mappatella beach. Dolce cosi dolce nel silenzio che aleggia nel piccolo sentiero ove siedo ed ascolto il mondo ,che ruota intorno a me , tutto è nulla, tutto è come ho immaginato fosse , come il mondo di ieri che mi ha reso fesso tra i fossi , taccio, ora son folle tra la folla , tra molte vite, tra molte madri , tra molti giorni ,tutto è all’incontrario, forse come il mare che giunge su spiagge affollate in cerca di pace , in cerca di un posto al sole , in cerca di un immagine ,di una esistenza diversa ed il mare ruggisce e porta a riva altre vite , altre nenie , altri amori sedotti da duce pan degli astri che c'attende dietro l'angolo , dietro ciò che noi crediamo se sia giusto o meno , se sia tutto vero ,quello che abbiamo creduto, per tutto quello che abbiamo veduto,all’ombra nel bosco .
  6. Estate di sangue Passeggiando sul lungomare Sera vieni vestita del tuo sogno ,inclina nel dare e nell'avere appari tra quelle stelle che brillano a migliaia nel cielo caldo d’estate ove si consuma questa vita che si dissolve in un breve sospiro . Aspettando di comprendere chi sa quante cose, beltà di un tempo remoto ella si scinde in questo verso, sporco di tanti sentimenti , sporco di sperma che cola dalla bocca del vulcano ,scende da sopra il monte, scivola verso il mare ,verso una calda vagina, nella gola profonda della donna cannone, nella notte che accoglie la morte e le sue meraviglie che cela il cuore sepolto sotto la lava che erutta verso di noi impetuoso, portando con se ogni dolore, ogni lode . Morte senza nome ,senza anima legata ad un senso incompreso ,legato alla sorte, alla sua sconfitta. Inutile ,tutto cosi oscuro ,un congiungersi in altre forme in altre lingue in questo viaggio che ci porta così lontano da ciò che siamo da ciò che stiamo per divenire. Le voci della città echeggiano tra i vicoli stretti ed angusti dagli occhi socchiusi, i miti corrono in groppa ai motorini, insieme ai scugnizzi, insieme alle bellezze che acerbe mordono il sesso, nero, aspro ,sincero nella sera estiva ove la calura tutto appaga, confonde con inganni ed ignominie ed altre sentimenti che non hanno corpo , non hanno spirito. Il mondo è dominato da orchi , padroni ingordi che hanno portato via tutte le speranze a milioni di popolazioni . Bussando porta a porta , di bocca in bocca ti rivedo assai cresciuto, sembri cosi alto come un pino mediterraneo , pendi nell’ alito del vento nell'eco delle parole alate che portano via con se la bella riverenza il bel dire che arde nel fuoco della poesia ,che ha battuto il ferro, piegato l’acciaio , ha imprigionato i suoi fantasmi nell’incomprensione di essere questo verso scialbo, buono a sciacquarsi la bocca dopo aver bevuto l'amaro calice della sconfitta. Passo avanti , mi beo di tante scusanti lasciate a metà di chelle che buono, di chelle che nun sai , cerco di scomparire di sciorinare, scialare , mi faccio un spiniello di erba , fumo la terra, fumo il cielo, fumo il male che emerge dalla costola della donna che balla in mezzo alla piazza in mezzo a tanti pazzi questo blues mediterraneo , questa tarantella napulitana , mezzi ubriachi , chi ti chiama, chi vorrebbe dialogare ,chi vorrebbe capire perché le stelle in questa sera rossa e apparentemente serena si spengono lentamente nel suono delle chitarra. Si segga , stia comodo tutto e pronto per incominciare , tutto si potrà fare a meno anche di noi di come noi ragioniamo, il nostro pensare nella sera sotto le stelle cosi stupidi da non vedere la punta del naso l'ennesima bugia. Cosi tutto quello che noi abbiamo schifato, sputanne in faccia alla sciorta ,con l'uocchio chine mane vacante ,senza sapere se suonno o fantasia che si regge la gonna si strofina contro a luna , sotto, chiu sotto, alla morte pensane che la vita non ti abbia capito , che il voto e il volto di un passato , di un tempo addietro come i tanti morti messi al sole ad asciugare ad aspettare, che ogni cosa cambi , con il viaggio intrapreso. Nun c'è scusante una parola bona , chiatta, sulagna appesa ad una lingua che sappia esprimere tutto il bene che provo, un passo un altro ancora e il mare ci bagna, il cane abbaia, la costa sporca ad onore di cronaca che c’è chi si sdraia nuda sulla sabbia . E nun tengo chiu pazienza , nun tengo chiu la voglia di cantare , figlio di tanti guai, morso dalle zoccole , figlio di una poesia disperata, raccontata ai confini di un universo , nun tengo chiu scuorno , scetame quando sono muorto, quando tutto è passato quando ò munno si veste a lutto , quando i carri armati cadranno nei fossi dove vengono gettate le ossa di questo di questa storia infame. Pazzo , falso ,solo, contro un destino , dalle molte intenzioni , dalle molte paure solo con te che lontano congiungi il mio cuore alla dolcezza di un tempo che arride ai beati , ai santi , ai folli agli ubriachi che camminano barcollano nel vago dire, nell’incertezza di una bellezza che brucia nel silenzio dei propri anni , per periferie sconosciute per sotto gli alberi della cuccagna . Mesto , accise sincero a tal punto da non poter più ritornare indietro a salvare questa umanità che si dissolve in mille dubbi , legata a mille gambe che s'alzano sul palcoscenico al grido della folla, amore pagato , rubato per pochi spiccioli , tutto s'ammesca tutto e accusi scocciante , scetate fai apprese, scinne trase ed esci ampresse, ampresse in questa fossa in questo cuore ferito accise pigliate a schiaffi . Un’antica di maledizione ci portiamo indrio , chi l'avrebbe mai detto , chi l'avrebbe mai compreso , dove saremmo stati capaci d'arrivare, noi figli della città di pulcinella , noi figli del re della scalogna , noi figli di una carogna , noi impiccati per i piedi sotto sopra ,dentro questa cristiana politica in queste istituzioni evangeliche forse perduti nella nostra innocenza , nella nostra morale che reclama l'anima inquieta, l'amore mai santo ,puro cosi puro che esplode dentro tutt'e le parole mai dette in un solo verso , dentro un solo universo Sono solo cazzate , dette da me , insieme le tante promesse insiemi ai messi e alle eterne cicliche esperienze che hanno segnato lo scorrere lo svolgersi dei fatti , una follia cosi funesta piena di rancore , mi viene incontro ed io muoio , nel buio, da solo con i miei ridicoli versi, buoni soli a poter scacciare i tanti spettri di una società , di un tempo addietro ,buoni soli a rendere meno duro il sonno all’eterno che mi sovviene nel dire che vado declamando all’alba nella bellezza perduta di una giovinezza esegeta ove genero et mi trasformo. Incompreso non sò dire, chi sono , dove ahimè son sepolto. In questa ennesima estate musicale , sento il calore delle stelle vicino al cuore, sento le voci di chi conobbi , di chi fu ucciso per pochi denari ad un angolo di strada con alle spalle il suo tempo ed il suo angelo in una insanguinata sera d’estate.
  7. PICCOLA STORIA POETICA DI NOSTRA VITA DI DINO FERRARO I fatti della vita ed i suoi tragici eventi possono andare per lunghi periodi come vuole Iddio, nella sua grande saggezza, egli ci ha lasciato il libero arbitrio, la vaga certezza di poter conquistare una nostra terra , un amore ed oltre ogni mistero o reticenza acquisita trascendere noi stessi in un processo di conoscenze effimere che ci perseguita oltre ogni limite. La città adagiata sulla costa , s’arrampica sui dolorosi colli , quasi spingendosi verso il cielo, verso un luogo paradisiaco ove un idillico vivere bucolico senza tempo eleva i suoi abitanti dall’inferno in cui vivono, fino al sospirato posto di lavoro sito in paradiso, perseguito , cercato, raccomandato, pregato intensamente per l’intera triste vita trascorsa. Ora Pinuccio era un tipo assai strano lo confesso simpatico , non proprio stronzo , come poteva sembrare ma un giusta via di mezzo tra quel che si può essere a detta di tutti un cialtrone ed un cantante neomelodico ora per la diritta via andava , rimando ,rappando e di sua vita ne aveva fatto assai casini , imbrogli , immemore di glorie passate. Pinuccio narrava cosa gli passava per la testa di sua virtù fallace di ciò che il bicchiere mezzo pieno contiene di sua arroganza avanza ,parlava assi forbito e con sicumera esprimeva ciò che sentiva nel suo animo ed incontro il mondo ed oltre ogni luogo andasse, pizzerie , paninoteche , piazze e ristoranti declamava la sua triste storia di uomo e poeta delle gran glorie d’altri paesi egli decantava a viva voce la bella vita d'un tempo antico. La sera scendeva ignuda ,mesta con i suoi affanni e le sue stelle i molti secoli , le mille promesse mai avverate , i mille viaggi fatti intorno al mondo in una realtà che affoga l’ardore di pochi in un bicchiere di vino , ingrata vita che spesso ti costringe a scendere a patti con chi stà in alto con una megera morte in cui l'uomo rassegnato nel suo misero destino, vive una vita difficile. Così per vicoli in festa tra illuminare che fanno luce alla vita dei santi con la sua innocenza , Pinuccio giocava a mosca cieca , ingoiava una gioia popolare migrante in sfere spirituali che lasciano in se una profonda amarezza. Mezzo ad una vita , tra il cielo la terra , tetro vivere inerme, decantando versi infami di volgare fattezze che fedifraghi fuggono via dalle sue mani , dal suo trascendere idilli e moti dello spirito. Tutto è nulla , ed anche la sua maschera di poeta , illusa esistenza , che sorride del caso, del non comprendere cosa vuol dire lo bello dire per rime e meretrice enigmi , cicatrici profonde sulla sua pelle mostrava agli occhi della gente e ragionando meco della sua colpa , di cosa egli rappresentasse si perdeva in vani ragionamenti senza capo ne coda . Per giunta ogni giorno che passava Pinuccio si rallegrava di cosa diventava , egli faceva il garzone dentro un bar dalla parte del mercato e per pochi spiccioli si cimentata nella nobile arte del barista mentre a sera, riposte le vesti di garzone , diveniva per sua gioia poeta demenziale. La danza delle parole corrono picciole per la testa si tramutavano e fuggono, imitando il bello dire di antichi lignaggi , scorrendo tra le dite del tempo , tetre visioni malvagie chimere che lo rendevano furioso gli facevano sbattere il muso sul sedere delle muse ove pretendevano corpo le sue intuizione. Pinuccio non perdeva mai tempo e si dava da fare a scrivere , vivere una vita infame sotto il giogo del padrone , di sua iniziativa preparava gran spettacoli che rendevano lieti gli spettatori con canzoni or poemi che echeggiavano memorie d'altri tempi. Pinuccio tirava a campare con quelle sue buffonate, la gente rideva e ne faceva eco il buon esito delle recensioni sulle pagine di diversi giornali. Di Pinuccio i giornalisti elogiavano il suo bel dire in chiare lettere e del suo strambo rappresentare , l’esistenza che e diversa ed uguale per tutti gli uomini di questo mondo, neri, rossi, sporchi, ricchi, poveri , era osannato per la semplicità scenica ed i buffi vestiti che indossava le sue movenze da istrione eleganti e claunesche. Una sera durante uno dei suoi spettacoli all'aperto Pinuccio fu colpito dalle fattezze di una fanciulla, provò a parlare con lei ad allacciare discorso a renderla sua, ma la fanciulla già innamorata di un altro uomo non prestò caso alle tante attenzione di Pinuccio che invitò ad non importunarla e di stare alla larga da lei in quanto fidanzata. Apriti cielo lampi e tuoni nella mente di Pinuccio la gelosia si scatenò, animato di rabbia e con il sangue agli occhi volle conoscere il moroso della bella fanciulla. Il fidanzato della bella fanciulla era alto due metri con muscoli d'acciaio e mascelle dure , mani enormi , Pinuccio non aveva speranza di poter vincere , ne di poter mettere a tappeto quel colosso duro come una pietra, alto come un monte , forte come un toro. Ma Pinuccio come Davide contro Golia scagliò la sua fionda ed in poco tempo, stranamente il colosso colpito da una pietra in fronte, cadde all'indietro è quasi non si rialzava più , ci vollero tre infermieri ed un pompiere per trasportarlo in un autoambulanza che si diresse al Pellegrini per medicare le ferite. Pinuccio vincitore , voleva ora impalmare la sua bella, mostrato il suo coraggio, reclamò le sue grazie, la sua parte , ma fece male i conti poiché all’avvicinarsi alla bella, ebbe tanti sputi in faccia, schiaffi e pugni e vaffa che mai più dimenticare , potè per lungo tempo. Pinuccio bastonato come un cane con la coda tra le gambe , prese a girovagare per strade solitarie e tenebrose gira , rigira vagabondo con un malloppo appeso in gola che sembrava un pallone tondo come il mondo , come Maradona attaccato al suo pallone ed ilare risate si poterono udire durante il suo passaggio. Giunto al capo di Posillipo là veduto un gran strapiombo fece ammenda dei suoi peccati, dichiarate sue illusioni, debolezze d'uomo disposto a cambiare e non avendo più speranza di poter conquistare la sua bella ed altre donne, di poter far parte d un'antologia poetica , in maniche di camicia con fare assai atletico, spiccò il volo dalla cima della rocca , allargando le braccia come un angelo volò fino in paradiso a conoscere di persona Dante, Petrarca , Oscar Wilde , Bukowski, Pirandello e Pasolini. Ora il suo fantasma apparve una notte di stelle lucenti graziose assai et splendide , lucenti come gli occhi di un gatto pronto ad afferrare il povero topo nella sua tana, lo spettro di Pinuccio incominciò a tormentare un povero spazzino padre di dieci figli , che tutti evitavano di parlare con lui causa il suo brutto odore. Lo spazzino di nome Giovannino era un appassionato di filosofia ed amava leggere classici del pensieri antico e moderno . Si crogiolava di detti ed aforismi, di filosofie illustre che in pochi comprendevano che per lui erano discorsi assai chiari , lucidi , semplici. Agli occhi di molti era un matto anche se il suo capo gli aveva offerto diverse volte un aumento di stipendio perché s’iscrivesse all’università e potesse conseguire quella sospirata laurea che lo avrebbe reso dottore in filosofia. Ma la vita è strana , spazza che ti passa i figli crescono, aumenta la famiglia, tanti guai, tante privazioni , rendono spesso un uomo duro a comprendere soluzioni intellettuali per chi ha tanto nei confronti , di chi ha troppo poco. Una notte il povero Giovannino incominciò a sentire una strana voce nei suoi sogni , vedeva una strana figura assai buffa saltare e declamare versi , citare filosofi, ed annunciava una nuova era , un nuovo uomo su questa terra che avrebbe cambiato l’umanità. Giovannino in primo tempo ebbe un tantinello di paura , voleva svegliarsi da quel dormiveglia , scacciare quell’incubo che lo perseguitava cosi brandiva la scopa come una spada rincorreva Pinuccio salterino , meneghino che faceva sberleffi e scorreggie , doppi, tripli , salti mortali. Oh signore cosa mi tocca vedere , chi sei malvagio demone ? strano mostro , malvagio buffone, esci fuori dai miei sogni. Cosa ti ho fatto di male, che mi perseguiti con le tue citazioni, i tuoi poemi strambi? Dammi pace fammi capire , cosa ho fatto di male. Pinuccio abbuffato come un pallone, rosso in viso, tal da sembrare un gatto sornione, sguainava il suo sorriso e replicava dicendo: Non mi conosci e vero sono stato assegnato dal grande Socrate in persona a farti da guida in modo da farti giungere ad una conoscenza assoluta. Ma tu cosa farfugli Socrate , dove lo hai incontrato tu a Socrate? egli ti manda da me ad ammaestrarmi sulla filosofia? Mi sembra una follia ed il folle peggiore che abbia mai visto in vita mia, sei proprio tu folle menestrello dei miei stivali . Non giudicarmi prima ancora di non avermi conosciuto. Triste, esprimere giudizi vani su persone che non condividono la propria fede o la propria ragione, il mondo e fatto di tanta gente buffa come me, ma io uomo non son più e mi dicono d’essere, ora uno spettro, un fantasma un anima inquieta che cerca la sua pace attraverso il limbo, ed in questa vana ricerca ho intravisto te che sognavi di essere qualcuno , proprio come me un tempo in vita . Ho rincorso sogni e glorie , vani amori mai raccolti, baci e carezze che sono fuggite via con il vento degli anni. Mi dispiace non poterti abbracciare o guardarti in viso bene in questo mio dormiveglia tu vaga immagine m’appari quasi sbiadita, figlia forse d’un incubo, d’un amore crudele che ha ucciso desideri e speranze. Vorrei sedere con te per poco e aiutarti a capire . E poi dov’è Socrate ? Aristotele , Hegel o Kant che io amai tanto a lungo nei miei studi. Lessi tante pagine di quella brava gente che in cuor mio , mi convinsero a cambiare modo d’intendere e volere. Oh che bello sarebbe sè il grande Socrate t’avesse mandato a me ad annunziare tempi migliori , io baluardo , fiamma orfica che brucia le sue passione nel braciere della filosofia. Vanagloria e tu mi tenti in errore , io so chi tu sei , un povero diavolo che prova a punzecchiare noi dannati , che li spinge la nel fuoco ed arsi noi dalle fiamme della mesta sapienza brucio , ed imploro perdono per il mio ardire alle somme vette del sapere divino. Ti sbagli Giovannino, io son qui a guidarti come Virgilio guidò , Dante per i gironi infernali , fino al paradiso in cerca di quel l’ amore che appaga ogni senso ed ogni mente , che scaccia ogni paura dal cuore. Non aver paura lasciati andare che ti conduco alla somma saggezza. La vita è strana , strano incontrare un buffo folletto nei propri sogni , strano sognare ad occhi aperti una realtà diversa , un mondo migliore ? ed i nostri sogni son scintille di quella fiamma che brucia nel bracieri degli dei . I nostri sogni son fragili come le parole al vento che corrono lontane , tanto lontane che poi li vedi ed intravedi in altri sogni , in altri intendimenti in quel moto dello spirito che persegue giustizia ed onore. Giovannino non si faceva capace e si rivoltava ogni notte nel letto , non riusciva a dormire a trovare un luogo , una porta per uscire da quel ridicolo fastidioso incubo che ogni notte aveva. Incontrare poi Pinuccio che gli voleva ad ogni costo decantare i suoi versi che sarebbero stati d’ispirazione alla sua futura filosofia. Dottrina sociale politica , etica che avrebbe condotte le masse indigenti verso una nuova società , verso una salvezza universale . Se da una parte quel desiderio di giungere ad una somma conoscenza lo tentava assai, Giovannino pensava al momento che si fosse svegliato da quell’incubo terribile che lo perseguitava e lo conduceva nelle alte sfere del sapere. Un povero spazzino , senza gli occhi per piangere , con pochi soldi per vivere, divenire tutto ad un tratto un filosofo pari a Croce , Vico , Nietzsche, Schopenhauer Hegel, Locke e tanti altri miti pensatori che avevano provato a cambiare il modo di pensare degli uomini , delle masse a sollevare l’angusta società a trascinare gli ultimi a quei posti ove seggono solo gli aristocratici , i borghesi, chi dice di aver avuto ogni cosa della vita. Sembrava incredibile, cosa gli capitasse, uno strano sogno, uno strano incubo che gli tormentava l’animo , lo faceva arrabbiare e vaneggiare in amene speranze, poi a cosa sarebbe servito capire, riuscire a risolvere un male che attanaglia l’animo di chi vive in perdizioni e lassi costumi. La vita scorre muta le nostre intenzioni così Giovannino si svegliò un bel mattino e tornò a spazzare per terra, come aveva sempre fatto , non volle più leggere libri di filosofia, dopo quei incubi . Ma Pinuccio continuava a tormentarlo con le sue poesie , cosi una notte invece di fargli la solita predica Giovannino gli chiese di dargli tre , quattro numeri buoni da giocare al banco lotto, anche per essere ripagato dai tanti tormenti che il demone Pinuccio ogni notte gli infliggeva. Fortuna volle che i numeri uscissero sulla ruota di Bari e Giovannino padre di dieci figli , tutto ad un tratto si ritrovò ricco sfondato, tanto ricco che poté prendersi una laurea in lettere e filosofia , comprare una casa grande , come un castello là sulla rocca tufacea che domina a strapiombo il mare partenopeo dove Pinuccio si gettò allargando le braccia per divenire un angelo, un demone , una piccola storia poetica di nostra vita.
  8. LA BATTAGLIA DELLE BLATTE di DINO FERRARO Le parole scorrono tra le dita della notte, illuminata da una bianca luna ,scorrono tra i tanti ricordi che volano timidi sopra le nostre teste, all’interno di un universo metafisico , in un tempo passato che non farà mai più ritorno . Credere in se stessi , in ciò che siamo stati, nei propri ricordi ,ingrati, innocui che si sono accumulati dentro noi , ci hanno spinto a sperare di poter ritornare giovani, innocenti come il primo giorno di scuola , come il sogno di un fanciullo che ha dormito tra le braccia di sua madre, piegati dal caso, fino ad un ultimo respiro che si dissolve nel vago dire che persegue regole , metriche antiche. La vita può essere spesso ingiusta ,forse crudele in un attimo sei in lei che gioisci , vivi di una gioia , senza limiti ignaro di cosa sia la sofferenza altrui , a volte sei parte di lei d’una tragedia popolare in compagnia di vecchie mignotte che seggono fuori l’uscio delle loro case fatiscenti. Rimani là ignaro spettatore , nell’ attesa di clienti d’ogni ceto sociale ed è un via, vai , continuo , un richiamo sordo fatto di puro sesso , un eco che avvolge la città, le sue maledizioni i suoi desideri nascosti. Ecco in questa storia , avremmo potuto essere tutti felici, pensa se non ci sarebbero stati , mai guardie e ladri , ne vincitori , ne vinti , ne carcerieri , ne carcerati. Sarebbe stato bello come il primo giorno di scuola , senza dover affrontare i soliti bulletti di quartieri , passare attraverso il male di un epoca di una citta che cresce su i suoi delitti nei suoi sogni infranti, tra mille voci che si susseguono, diventano una. Bello, tanto bello come questo mattino radioso che m’accoglie con il fiato alla gola, mi porta in giro per strade derelitte , figlie di una storia antica , svergognate , sciupafemmine, stracche , nel loro iperrealismo orfico , tutto potrebbe essere bello, come in una bella giornata di sole. Ed io alle quattro di mattina , ho dovuto correre in centrale per un fattaccio urgente , causa un malandrino , trovato morto nei pressi della vicaria , vicino alla ferrovia. E mi faceva male lo stomaco . Sono sceso dal letto e ho scorreggiato cosi tanto che la signora del piano di sotto avrà sentito tutto. Bella giornata, quanti morti stesi al sole, tante vittime e non c’è nulla da capire , forse avremmo potuto cambiare pelle come i serpenti al sole, cambiare colore , divenire tutt’ altre persone, vivere in un mondo , ove si ha il diritto ad essere se stessi e no marionette, figli di zoccola, lasciati giocare da soli a pallone in mezzo ad una strada. Ed io mi continuo a domandarmi chi me lo fa fare, non guadagno più di un infermiere e pure sono un ispettore di polizia. Mio padre , mi avrebbe voluto Medico o Avvocato, io non sono arrivato mai alla laurea , però ho studiato tanto, giorni, mesi , anni , tutte le leggi di questo mondo, tutti i commi , tutti i perché di questa vita . Non ho trovato risposta, alle tante mie domande . Però quando ero in ufficio insieme ai miei colleghi , mi sentivo orgoglioso di me stesso , migliore di loro, più colto , capace di grande imprese , capace di risolvere grandi misteri. Poter acciuffare criminali, ed altro in poco tempo. Divenire famoso , più famoso di Sherlock Holmes , dell’ ispettore Vinci , buonanima , collega di mio padre . Perché io sono un figlio d’ arte un Vicolo figlio di un povero poliziotto che ha sgobbato giorno e notte senza mai arrivare al grado di maresciallo. La città ti rapisce con la sua bellezza , con il suo amore clandestino ti coinvolge , così mi butto a capofitto in mille indagine, inseguimenti che portano a volte, cosi lontano fin sopra la luna , fin sopra un altro pianeta , che ti fa parlare e divenire amico di strani personaggi, imbecilli, crudeli, senza capelli , senza denti, strani esseri che popolano i nostri peggiori incubi. Sono giunto in centrale , Giovanni m’aspettava con quella sua faccia di schiaffi in piedi su i gradini dello scalone principale. Giovanni , vice brigadiere , al mio servizio , come assistente, padre di dieci figli , di cui sei , sposati con diverse donne non italiane , un suo figlio, Filippo ha sposato una sud americana, una portoricana un gran bel pezzo di gnocca, con due seni stratosferici , che quando la vedo, mi ballano gli occhi e nonno di già otto nipotini e quando vado a casa sua , per via dei vari inviti a cena o di compleanno dei suoi nipoti e figli , perché Giovanni pretende che io sia presente a tutte le sue feste , fatte in casa sua e non ci sono ragioni o scuse per dissentire . È quasi inutile , inventarsi mille scuse e mille improvvisi malanni, capace di prendermi pesolo , pesolo e portarmi a casa sua dove seggo sempre a capo tavolo, con grande entusiasmo della sua numerosa prole. Battimani e bottigline di coriandoli, spari e botte a muro, mi fanno tante feste e dispetti ogni qual volta che vado a casa del mio assistente Giovanni Sputazzella. Ed ogni volta , trovo qualche avvenente tardona , desiderosa di sposarmi , ne avrò conosciute a migliaia, a casa sua , fanno la fila , tutte donne di mezza età , molte vedove , alcune belle, certe veri cessi scardati che non vi racconto. Tutto opera della moglie Caterina di professione Capera , ovvero parrucchiera a domicilio. Tutte le sue cliente ed amiche ambiscono a vedermi ammogliato e si perché ho raggiunto una matura età, ed non ho mai preso moglie . Non ho trovato mai qualcuna , che facesse al mio caso non è mai scoccato in me quella scintilla con cui mi sentissi attratto a tal punto da vedermi ammogliato , padre, con tanti marmocchi per casa. Ho amato e conosciuto tante donne , ho trascorso tante ore a letto con certe topone , smargiasse, belle figliole. Ma ci tengo alla mia libertà e forse cosi facendo morirò solo , senza avere eredi. Giovanni m’aspetta fuori la questura, impaziente , mi corre incontro, mi dice veloce , veloce hanno trovato un tizio morto giù al porto, non si sa da dove venga , forse e un alieno , forse qualcuno importante , sceso da qualche nave in crociera. Beh cosa aspettiamo andiamo a vedere. Subito Signor ispettore, il tempo di togliermi questo colletto che mi stringe il collo . La macchina è pronta. Bene . Giovanni non facciamo casino come a solito . Chi conosce per adesso la dinamica dei fatti ? Nessuno signor ispettore. La telefonata lo presa io , sono stato avvertito dalle guardie municipale in servizio , che hanno trovato il corpo riverso nel secchio dell’immondizia. Nel secchio dei rifiuti? Senza alcun rispetto. Si sono divertiti. Sali in macchina , Giovanni . Andiamo a vedere cosa e successo. Il corpo è ancora li o all’ ufficio di medica legale? No e ancora lì. Bene ,accelera ed attacca la sirena . Voglio capire cosa e successo, voglio risolvere il caso in poco tempo. Anzi facciamo una scommessa, Giova' se riesco a risolvere il caso in pochissimo tempo , dammi due giorni al massimo, io mi sposo con qualche amica di tua moglie. Veramente dite , ora telefono a mia moglie e gli lo dico. Aspetta non dire ancora nulla , fermo che fai mi vuoi vedere morto. Mi dispiace ero in viva voce , ha sentito tutto, il mio telefono di ultima generazione e velocissimo. Puozze passa nù guaio a te ò telefono veloce. Ogni promessa è una promessa, fatta davanti a nostro signore. Ma che palle . Giova' che sei. Mi trattate male perché vi voglio bene e vi stimo, ispettore ed io lo sapete ,voglio solo il vostro bene. No , tu vuoi il mio male. Di questo te lo assicuro. Ma ora tua moglie veramente a sentito ciò che io dicevo in proposito del caso da risolvere ? Sissignore ha sentito tutto. Quella all’orecchio fino e la lingua lunga. Giù al porto i due giungono in poco tempo la macchina corre follemente in mezzo al traffico , la guida Giovanni buttando all’aria durante la folle corsa tre vecchiette ferme al semaforo e incapando una utilitaria dove due fidanzatini facevano l’amore provocando un tamponamento a catena che porta al ferimento di ottanta persone, tutti passeggeri di un autobus di linea, diretti a san Giovanni a Teduccio. Per non parlare poi delle tante malaparole che s’odono nell’eco delle sirene spiegate al vento. I chi ta muorte e che te stramuort , abbondavano sulla bocca degli stolti , che un vecchiarello di novanta anni salta dalla sedia e dice : è arrivato il terremoto, questo fece innescare un panico generale ed un ripercussione psicologica sulle decisioni del sindaco di Napoli nel prendere seri provvedimenti su da farsi per liberare le fogne cittadine dall’ invasione di blatte in atto in quei cupi giorni della repubblica italiana. Ed il male , non vien mai da solo, ma sempre in compagnia di tanti accidenti. Non ci sono ragioni, mezzi termini per capire il significato linguistico delle blatte intente a voler a tutti costi prendere il potere in città'. Una guerra nelle fogne era in atto, milioni di scarafoni neri , rossi , grossi come sorci si preparavano alla guerra contro gli esseri umani. Milioni di scarafoni, coadiuvati da insetti di ogni specie s’alleavano per poter conquistare una propria terra in cui vivere. Questa alleanza si allargò con l’ amicizia fatta da un vecchio scarafone con Ibrahim proveniente dal Congo immigrato in Italia da otto anni , disoccupato cronico , perennemente preso a calci da chiunque all’angolo della via Conte di Tarchia, semaforo otto . Ibrahim nù buono guaglione che s’era imparato pure a parlare napoletano. Che faceva ridere i connazionali con barzellette spinte, ed aneddoti vari. Un tipo segaligno che si faceva tre seghe alla sera prima d’addormentarsi nel suo sacco a pelo guardando riviste porno. Le blatte volevano vincere una guerra, contro ogni forma di potere , contro gli umani invasori di quella terra che nella notte dei tempi era stata dei loro padri. Nobili scarafoni che discendevano dal sacro scarabeo egizio , proveniente da una costellazione di alfa centauro. La vita potrebbe essere bella per tutti , per le blatte come per Ibrahim che continua a lavare i vetri delle macchine per pochi spiccioli comprese le tante sputazzate in facce che ogni sera raccoglie e che non gli le toglie nessuno, ed anche sé lui nel suo gentile idioma apostrofa tante malaparole gli automobilisti sorridono incosciente sentendo quel povero negro urlare a squarciagola . Beato te , Giovanni che non hai mai capito nulla della vita e ti sei dato , da fare con tua moglie, facendo dieci figli. Magnifico , tanto bello e non sai quando t’ invidio. Avrei avuto io tanta pazienza , nel costruirmi una famiglia . Oggi non mi sentirei cosi solo. Non dovrei correre con te qui giù al porto a vedere chi ha ammazzato un morto che era già morto, da chi sà quando tempo. Avete ragione ispettore cosa volete farci. Fatevi una ragione , meglio una fumata. Un bicchiere di vino, ho qui una bottiglia piena . Giuvà ma tu sei pazzo, bevi in servizio. lo sai che potrei metterti agli arresti per questo. E una grave mancanza. Ma visto come vanno oggi le cose , chiudo un occhio e una bella fumatina ed un bicchierino di vino me lo faccio alla faccia di chi mi vuole male Ben detto , alla vostra salute Ispettore Vicoletto. Vicolo Giovanni faccio di cognome Vicolo , no Vicoletto. Scusate, Ispettore volevo aggraziare il cognome , alla salute . Si per vicolo e vicoletti me lo vorresti mettere nel culetto Ma quando arriviamo ? Ci siamo quasi ,il tempo di girare l’angolo e siamo li dal morto. Dentro un secchio di rifiuti il poveretto era capovolto a testa in giù con i piedi che uscivano dal secchio, le mani legate dietre la schiena. Era un alieno, come era stato detto, uno della costellazione di alfa centauro , chi sa come finito nelle grinfie di spietati assassini che bazzicano il lungo ed in largo il porto. Poveretto, aveva cosi tanto viaggiato , attraversato universi sconosciuti per poi venir ad essere assassinato qui in questa maledetta città da quattro camorristi con le mani macchiate di cacca. Intanto nelle fogne il fermento della rivolta si propagava. Milioni di blatte erano pronte all’assalto, coadiuvate da Ibrahim che sapeva parlare bene il blattesco , poiché aveva passato anni in loro compagnia , la rivolta brillava all’orizzonte. Gridi di battaglia, canti di guerra , inni di vittoria , a morte , a morte il sudicio essere umano. Ibrahim aveva portato con se nelle fogne anche un suo amico uno scozzese che era giunto in città' viaggiando a scrocco sui treni regionali , aveva una lunga barba bionda occhi azzurri e un bel sorriso, di notte si chiamava Marx ed aveva studiato tanto nella sua vita, cosi tanto da sapere a memoria tutta la storia d’Europa . Conosceva di fisica ed astronomia, di matematica e di medina nucleare, un vero genio nello giocare a scacchi. Un gran rompiscatole che aveva allevato una squadra di pulci ed una zecca di cane a fare i salti mortali. Aveva concepito uno spettacolo surreale ed unico nel suo genere che non aveva pari al mondo. Le sue pulci erano simpatiche e assai carine la zecca era la capo squadra , poi c’ era una cimice, maritata ad una pulce che era sempre incinta. lo spettacolo l’aveva ideato Marx anzi l’aveva sognato una notte , mentre poco dopo lo imprigionavano dentro una cella della Bastiglia . Sonnacchioso , sopra una panchina, sotto le stelle di Parigi. Là poteva sentire ogni voce ed ogni sussulto, mormorio delle acque della senna ed i gridolini degli amanti che echeggiavano nell’ aria primaverile della dolce Parigi con i suoi bistrò, con le sue comuni, con la sua filosofia di un vivere aldilà di ogni morale. Vivere una vita ai margini di una società , ove nessuno e libero d’ essere ciò che vuole , dove siamo tanti numeri , visi uguali , facce della stessa medaglia che pende sul petto di un valoroso eroe. Eroi , uomini, topi, scarafaggi esseri umani abitanti di sconfinate periferie ove s’ alimenta il sogno della rivolta, ove il giorno del giudizio s’attende in silenzio pregando , pagando il dazio d’ essere ciò che si è. . Marx non ha mai guadagnato molto, con i suoi spettacoli le pulci a volte , anzi spesso gli recavano uno strano prurito, a volte scappavano per ritornare con qualche nuova amica dispettosa e civettuola che s’ atteggiava a bella femmina e faceva arrapare tutte le pulci maschie della sua piccola scatola ove Marx li teneva protette dal mondo, da strani nemici, da occhi indiscreti. Quanti bambini hanno sorriso ai suoi spettacoli , quante ragazze hanno sorriso e si sono innamorate di Marx di quello sporco barbone dalla pelle chiare e vermiglia, dai lunghi capelli biondi , cosi simile ad un vichingo, ad un guerriero gallo , cosi simile alla libertà che viene e và e ti porta a sorridere innocente durante quei piccoli spettacoli di pulci volanti. Il morto l’ abbiamo tirato dal secchio dei rifiuti , gli abbiamo preso le impronte digitali, abbiamo rovistato nelle sue sacche , guardato nel portafoglio, senza un becco di un quattrino e uscita fuori una quasi stracciata carta d’ identità , abbiamo scoperto da dove venisse ed abbiamo avuto la certezza che il morto era un alieno ovvero un turista extraterrestre proveniente dalla costellazione di alfa centauro. Si chiama George Abramovic Letterman di razza adamica della specie saura umana. Era un ingegnere e dovrebbe avere , forse moglie e figli sul suo pianeta. Chi sa perché lo hanno ammazzato , strane , le punte delle sue dita rosicchiate ,tagliuzzate , l’ orrore sul suo viso e una strana smorfia quasi di meraviglia, come se avesse visto qualcosa d’ incredibile ,qualcosa che lo ha condotto inesorabilmente alla morte. Perlustriamo la zona del delitto , troviamo numerose piccole tracce , cacatine d’ insetti, ali di moscerini spezzettate , uno strano , fetido, odore nauseabondo. Giovanni ma tu la senti questa puzza ? E come no ispettore fa girare lo stomaco . Mi viene quasi da vomitare. Una puzza di scarafone morto. Eh proprio cosi, una puzza di scorreggia di scarafaggio. Chiamo la polizia mortuaria, dopo aver preso ogni informazione sulla salma e gli oggetti , che aveva in tasca il contesto in cui si trova , faccio ipotesi di come può essere stato ucciso da chi e perché avrebbero dovuto uccidere un turista extraterrestre incensurato , anche se la risposta e lampante, per rubargli i soldi o qualche oggetto prezioso. Anche se tutti gli indizi e le tante piccole ferite sulle mani mi fanno pensare ad una lotta animalesca poi mentre sto a telefono con la polizia mortuaria che dovrebbe portare il cadavere all’obitorio per l’autopsia vedo uscire dalla bocca del malcapitato due o tre scarafaggi tutti bagnati , incredibile , sporchi insetti esclamo. I scarafaggi escono dalla bocca del morto che ha sotto il mento , non come noi , sotto il naso. Che ha tre occhi ed un naso a patata , piccole antenne , spuntano dalla sua testa lunga ed appuntita. Mi precipito ad acchiappare i due scarafaggi che escono dalla bocca del cadavere, uno corre, cosi veloce che s’infila dentro un tombino fa un salto di tre metri svolazzando come un piccione impazzito per poi scomparire da li a poco nella saitella, facendomi marameo, marameo . L’ altro credo una scarafona femmina invece la catturo , tirandogli addosso la mia giacca. La vorrei interrogarla fargli sputare fuori tutta la verità o la certezza che lei , la causa della morte del povero turista extraterrestre, quando la guardo farsi piccola, piccola , alle mie domande . Sei stata tu ad uccidere George ? O e stato il tuo amico ? Capisce sei complice di un mostruoso omicidio . Parla, confessa o ti butto addosso il mio assistente Giovanni sputazzella che con una sputazzata ti fa scomparire subito dalla faccia della terra. La scarrafona non parla , non da alcun segno di pentirsi, di voler collaborare con la giustizia . Ho fatto venire un interprete per poter riuscire a carpire qualche indizio, atto a risolvere questo caso. La scarafona parla per ben mezz’ora con l’interprete lo scarafonese , parla , parla confessa ogni cosa , dietro la promessa di voler essere liberata e d’essere portata lontana da dove si trova in compagnia della sua famiglia , di sua madre e padre e dei suoi figli , vuole essere portato a scarafolandia dove vivono tutti gli insetti felici e contenti. all’ interprete un vecchio spazzino in pensione che ha imparato lo scarafonese durante il suo duro lavoro, confessa ogni cosa, gli dice della rivolta che preparano le blatte nelle fogne , dei milioni d’ insetti accorsi alla guerra contro gli umani , dei due uomini Ibrahim e Marx , amici loro di come hanno ucciso l’extraterrestre dopo averlo ubriacato di dolce parole , di birra, e di promesse per un mondo migliore dove poter vivere tutti insieme insetti ed extraterrestri. Il delitto non paga , la morte arriva sempre puntuale , come il tram delle otto, come la partita a pallone come l’innamoramento, come la rabbia di non potercela fare a conquistare un posto fisso alle poste. Tutto va compreso nello scorrere degli eventi , il principio dell’infausta vicenda , cosa sta per accadere . Convoco una seduta d’ urgenza , la presenza del sindaco, il nostro prefetto e tutte le forze dell’ ordine della citta, per poter far fronte all’ attacco imminente dell’ esercito di blatte. Il sindaco , saputo la notizia , corre in mutande al palazzo comunale cosi Generali e Prefetti , consiglieri comunali e ministri , ascoltano cosa ho da dire in merito all’ attacco imminente. Decidiamo dopo dieci, lunghe ore di discussioni in merito, di fa scendere in campo tutte le forze anti blatte e derattizzatori della zona e fa scattare una massiccia risposta anti insetticida contro gli invasori ed assassini rintanati nel sotto suolo pronti ad uscire in assetto di guerra contro di noi umani. Alle sette del mattino, prima che il sole splendesse alto ed infuocato nel cielo , scatta la nostra controffensiva , guidata dal generale d’armata Baffoni contro le terribile blatte non c’è speranza di poter sopravvivere. Viene lanciato nelle fogne una quantità impressionante di gas nervino , ed altri terribili gas asfissianti et potentissimi insetticidi che distruggono in poco tempo ogni cosa vivente che vive nel sottosuolo. Dieci ore dopo l’ attacco alcuni uomini , scendono nelle fogne a controllare il risultato del nostro attacco e trascinano, fuori sacchi colmi di scarafaggi morti, compresi i due poveri , Ibrahim e Marx morti stecchiti anche loro durante l’ attacco programmato dal Generale Baffoni. Ritorno a casa stanco mi faccio accompagnare da Giovani. Anche questa volta c’è l’ abbiamo fatto hai visto Giovanni di la verità sono stato bravo ? Bravissimo , tanto bravo che mia moglie v’aspetta a cena stasera per farvi conoscere la vostra futura moglie. Ma che dici, io scherzavo. Ispettore non vi potete tirare indietro , anche perché ho un testimone. Un testimone e chi sarebbe ? Eccola qua la piccola scarafona, ha sentito ogni cosa ed e pronta a testimoniare della promessa fatta da lei. Tu sei pazzo, io non mi sposo. Voglio stare solo , con me stesso con la mia pazzia , con i miei incubi. Sono un misantropo e ne tu e questa piccola scarafaggio mi farete cambiare idea Ispettore voi avete giurato. Allora ora spergiuro . Fai finta di non aver mai sentito. Per me non c’è problema ispettore, ma vi rammento che mia moglie non dimentica ciò che avete detto, ne tanto meno le tante femmine in attesa sotto casa vostra . Giovanni ma tu sei una cambiale in scadenza e non si può mai scherzare , dire una piccola bugia che nasca un dramma , una storia infame più nera ed ingrata di uno scarafaggio.
  9. ODE A POSEIDONE Pentecoste Dello Spirito Silenzio s’ode sulle tombe degli antichi achei che han veduto il volto degli dei , le tante terre conquistate , le mille voluttà dell'animo che moribondo dorme sugli allori d’un tempo perduto , come il giorno e la notte. Temuta, casta madre seduta sotto i spogli alberi , ove Iperione al suono del suo zufolo fa fuggire i demoni , lugubre ombre che emergono dalle tante elocuzioni in mezzo ad un mondo che ruota intorno al proprio interesse . Ed il fuoco avanza e tante sono le vittime di questo regno oscuro , dove risuonano i canti esegeti , reflussi gastrici , eruttazioni , ombre del tempo che avanzano nel delirio di molti anni e con eloquente esperide , al suono di minuscoli liuti , musiche , onomatopee, echeggiano nell'universo sopito di un dio dalle molte teste. Seggo sopra il mondo disordinato, sbatacchiato , truculoso, accise , rassignato, sulla panza impazza, inganna e non sò dire se è vero o si giunti alla fine di questo viaggio, dentro a questa vagina gigante ove si rimembra tutta la storia passata . Amori perduti già raccolti in versi , giacciono storditi sulle pagine ingiallite di una terra erosa dai secoli, sulle elucubrazioni che descrive il verbo elleno , le molte lingue a te legate , ad un mistero che non conosce schiere d'angeli o demoni. Molti si sa degli altri , molto noi cerchiamo tra gli antichi templi dorici , dormenti negli assolati pigri pomeriggi grecanici , giunge la voce della terra ferita, fugge fino all'ultimo sospiro si discioglie come un lampo , come l’eco delle voci prigioniere del tempo e sia lode agli dei e alle molte madri , che hanno adorato il loro mistero. Mille passi tra i silenti sentieri , semitici intenti , son finito tra le vecchie rovine estruso, franco, congruo di chemioterapici camici ed armi , la volontà che avanza , la vaga sembianza di te scolpita nella nostra memoria, noi giunti da molto lontano , sull'ali del vento , sull'onda del mare , con il volere degli dei, padri , nemici di una umanitaria effimera, ignuda nei tanti interrogativi. Ove noi giungemmo , siam ritornati diversi , scalzi , scugnizzi, sfastriati, disillusi, distiche citazioni : Nec caput nec pes sermoni apparet , intrise nel suono della shofar , nell’eco delle onde del mare . Fatto, si rivive nelle belle canzoni , nelle belle parole nate sotto i pioppi selvaggi , nell'odore della campagna agreste , eremita , migrante , sognante sulla scia di una nuova avventura , ho consumato questa vita informe, fino al midollo, in compagnia di Arsenio Lupin , con Minny e Topolino che saltellano di gioia, nella bella stagione, in una ragione prosaica fatta di parole volgari ,sincere e tutto passa in fondo , facce scolpite sulle facciate dei sarcofagi , scolpiti nella roccia vulcanica , nelle parole legate al carro d'apollo che corre ed oltre và , verso il fine di una logica divina . Ora ascolta un bel giorno tutto rinascerà, tutto sarà definito da un non sapere , dove andremo, dove noi saremo , io , oltre questo gioco di parole, in questo bel luogo, mi beo di un sapere antico, trascendo i miei limiti e adempio gli antichi oracoli ,ammiro le belle donne, le belle gambe . Vedo ed oltre , cerco tra i solchi segnati dagli orchi , nell’ ecchimosi, di emule gesta , rassegnato, spaparanzato al sole di giugno con un gelato in mano , con questa pazzia , mezzo ubriaco , vago tra le culle di una civiltà madre , tra amici , un tempo perduti e molte avventure racchiuse nell'efebie tombe di barbari ,bramini, Buddha di cristallo, in questo giorno , in cui i più forti ha girato il viso agli ultimi , dove il pianto ha bagnato la fonte , ha tradito Telifrone, io sotto un albero, ancora libero, ancora vivo , tra molti secoli signore dei tuoi sogni , dei tuoi amori , della tua voglia di piangere meco. Strano , cosi strano, che la strada mi ha portato, dove io volevo dove i tanti , hanno dimorato nella morte, noi figli di questo strano viaggio , figli di questo sogno , sulla scia sciamanica , scalognato , storto , appigliato all'ultimo ulivo , poi la via ti riporta da dove tutto è iniziato , da sotto gli archi dei templi , da quella morte temuta , da dove rinasce ed esclama, la sua gioia di vivere, di ridere ,pazzesco , tanto strano che il corpo muta forma , muta i suoi propositi, le sue illusioni, le sue intenzioni che s'intrecciano , si chiudono , s'aprano, fino ai grandi templi dorici, dimenticati in sperdute periferie , in memorie lacustre , in questi giorni equestri. Annunzio un tempo per dormire, un tempo per cantare , in questo vento , in questa calura , chiatta , chiatta , abballa si muove lenta con il sedere enorme , poi nella favola che ho descritto con maschera di ferro, nel fuoco, con una mano sulla bocca , sulla morte che avanza, inerme , sento lo spirito , alzarsi sulle rovine di questa civiltà , su i tanti amori , sulla bella stagione che avanza , mezzo a tanti dubbi , ignaro io trascendo me stesso , scemando , scrutando , dimenticando l'accidia , il bello ed il brutto , vissuto che ci resi simili per un istante , poi siamo spariti , in una scena , in un disegno , in un altro sogno, noi abbiamo rischiato di rincontrarci. Annunzio giorni nuovi , giorni di tante armonie , di morte presunte effimere , vecchie tanto vecchie come questo mio cuore che siede davanti a te , sotto i templi dorici dei padri achei. Io annunzio un nuovo viaggio in questa storia , fatta di tante bugie di poche cose apprese , di sentimenti efebici, fatti di sesso , di spigole, di astici arrostiti, si volta pagine e siamo già li dove tu vuoi , che noi siamo a governare, questo mondo, questa vita infame , fatta di voli di gabbiani , di altre mistiche in musiche echeggianti, nell'armonia di un tempo che mai possederemo. Ritorneremo ai nostri posti dopo aver pranzato , dopo averti abbracciato , dopo che ti ho tanta amata , io fuggo e mi perdo nella mia vita, nelle mie fantasie , nel bel verbo, buono io non sono ed esploro l'animo umano, sono il nervo , sono il vento , che passa e si porta via ogni tristezza , ogni concetto astratto , come un gioco, come l'odore di te che esala dalla terra , come il cinguettio degli uccelli , come il dolce silenzio che circonda questa area sacra dove i tanti templi , stanno in attesa che tu ritorni ad amare a venerare un amore mai morto. Forse son morto anch'io, forse son dimentico dei miei errori , delle mie sconfitte, forse vivo in altre vite in questa gioia che inseguo tra svaniti sogni , tra musici erranti , tra passeggiate solitarie, tra boschi e campi incolti , forse son morto ieri , quando ti ho visto abbracciato ad un altro , forse ero già morto e non sapevo d'essere vivo , in questa vita , tra molte offese ed illusioni , forse vivo e creo un giorno migliore, una vita , dove tutti possono sentire rime e ritmi , morte , vite illustre , forse io non comprendo, forse piango su questa mia tomba, su questo mio passato, che trascrivo in fretta, forse sono , ciò ch'ero, forse sarà bello raccontare a chi ascolta , questo stupido sentimento , fatto di tanti mostri , fatto di pochi versi , fatto di un amore , raccolto per terra, sopra un onda , che arriva a riva, con molte vite. Novello epitaffio , fatto di molte voci , raccolte lungo il viaggio, nell'immagine , nel ricordo , io dormo , sotto gli alberi etruschi, nel cuore di Poseidone.
  10. LA FATTUCCHIERA E LO MUNACIELLO Difficile credere che tutto possa divenire poesia , lo slancio di una coscienza che svela l'arcano interrogativo di chi siamo , cosa rappresentiamo nella sua sofferta sequenza , l'animo ha molti visi , alcuni buoni , altri difficili da capire , ed il moto della nostra coscienza , spesso ci conduce per dimensioni sconosciute per mondi sovrumani che racchiudono una gloria passata, una triste storia , una rima felice. Quindi assettate ed ascolta: Ci steve una volta una vecchia che teneva cent'anni era na bona vecchia ci mancava nu dente e nu teneva una coscia, nu pezzo di legno la sorreggeva e dato che andava spesso a pisciare a volte pigliava il monopattino . Povera vecchia , steve sempre sola e quando si faceva sera , sognava ad occhi aperti dentro un mare di stelle , una via sicura per tornare a casa soia. La vecchia era una fattucchiera assai conosciuta , sapeva preparare mille fatture, ricette , filtri d'ammore e tutta la gente dello rione gli andava a chiedere nu cunsiglio , na bona parola, nu filtro per calmare i tanti dolori che il corpo porta seco lungo questa infame vita . Un giorno quando lo munno si era scordato della povera vecchia che si chiamava Antonietta da sotto lo lietto ascietta fore all’ intrasatte nu munaciello con un naso a peperone, discolo, russo , russo, che faceva paura a guardarlo, nu gnomo può essere ogni cosa , può essere a volte , una cosa bona , a volte una cosa assai malamente, la vecchia Antonietta nu mosse pilo, ne sguardo , ne mosse lo culo , ne la vocca solo la mano tremava, era perché la mamma soia gli aveva detta di farla tremare innanzi a chi ti vuol male. Accusi lo munaciello di nome Gennarino Parsifal , figlio di Rocco detto l’orco , si facette avanti e con piglio d'avvocato , si presentai, scartellandosi dicendo : buona sera signora , come stai Tunetta , benedetta non ti ricordi chiù di me ? La vecchia Tunetta voleva difendersi, dire ma chi sei ? esci fuori da questa stanza, mo’ chiamo le guardie, mo’ chiamo l'esercito , mo’ telefono a chi so io. Calma , gli disse lo munaciello Gennarino, lasciando , trasparire una smorfia ,una linea che profonda rigava il viso , come un solco dentro una terra arida, dove le piante sono secche ed avvilite , senza rami , senza fiori . Ma , ride bene chi ride ultimo, lo munaciello si fece avanti e fece comparire dal nulla un vaso chino di denari , di pietre d'oro zecchino , diamanti e rubini e piú lo guardavi quel vaso affatato , più meraviglie uscivano , ogni cosa si tramutava in ciò che volevi , ogni cosa diveniva bella, come vecchie promesse mai mantenute , che stanno in riga sopra un cornicione e pian piano diventano mille note , allegre, vivace , figlie di una vecchia canzone popolare. La vecchia Tunetta nu poteva credere ai suoi occhi si facette la croce di traverso, si asciuttai lo sudore con lo fazzoletto buono e con lo sciato dello rose, asciugò le sue vecchie lacrime, quelle lacrime di figlia abbandonata da questa vita in lotta contro ogni maleficio, contro ogni calunnia . Tu mi vorresti prendere per lo culo , gnomo ignorante , mi vorresti imbrogliare, munaciello cornuto, bicorne, burlone , figlio di rocco detto l’orco , figlio dello sciacallo, figlio di una vecchia zoccola dei quartieri spagnoli? Che ti credi , io ti conosco buono , mi ricordo di te della tua famiglia , da dove vieni . Cosa vuoi da me parla che se mi sfastrio , piglio la scopa e te la dò sopra lo zuccone che hai. Lo munaciello spaventato , ma non tanto disse: Perché mi mi tratti accussi malamente , figlia dello cielo, figlia della lupa mannara, mamma toia , pure io me la ricordo e di come ti voleva bene ed ora per questo , eccomi qui ad assolvere un suo desiderio. Regalarti questo vaso affatato , che ti farà assai felice. Chiagne la vecchia , nun tene chiu parole, lo dente traballa dentro la bocca , traballa questa vita , che passa e si porta via la nostra meglio gioventù , si porta via l'amore la tristezza , l'indole ribelle , si beve l'amaro calice ove abbiamo bevuti , la nostra speranza di essere migliori. La vecchia Tunetta si alzò dal letto , la mano non tremava più , non tremava la sua mente , neppure l'occhio che vide la madre morire ed il padre svanire nel nulla una bella mattina , accompagnato dal canto degli uccelli , neri corvi, dolci usignoli , là nel fitto bosco, svanì suo padre con tutte le sue paure , con tutte gli anni passati insieme a ridere a credere , che un giorno si potesse divenire migliori di come si è in questa vita, ma nulla accade a caso, tutto può succedere, tutti possiamo divenire qualcosa altro , tutti possiamo udire, un allodola cantare nel pallido pomeriggio di nostra ragione , rima dopo rima , amori dopo amori , tutto può accadere , andando avanti. Esci fuori ignobile munaciello , dammi ciò che mi devi dare , dammi questo vaso pieno di orrori , questo vaso pieno di maledizioni, questo vaso di Pandora, dove io nacqui dove io crebbi , dove ho sperato di divenire bella , madre di dieci figli. Nulla ho avuto , fino ad ora , son sola come trent'anni fa, sola come due secoli fa , continuo a far fatture e filtri d'amore, continuo a dar consigli a chi giace nella fossa dei serpenti, nella fossa dei leoni , insieme alla sua morte , insieme alle sue disgrazie, io provo a cambiare lo destino altrui , provo e attraverso i miei sogni di fanciulla , ritorno giovane come un tempo fui , ritorno nel ventre di mia madre buonanima. Vedi vecchio gnomo , forse dovrei chiamarti amico mio forse vecchia serpe, scarafaggio, iena, serpe velenosa, cacca di cane, piscio di sciacallo , vedi amico mio io ti sono grata per ciò che fai per me , ti sono grata per il tuo sacrificio per il tuo timido sorriso che appare nascosto sulle tue rosse labbra, ma io m' aspettavo che da un momento all'altro, ben altro, io aspettavo che mia madre ritornasse all’improvviso in compagnia di mio padre a prendermi per mano per andare finalmente con loro nei vasti campi elisi ad acchiappare farfalle e glorie dall'ali colorate. Si , ti sono grata, vecchio scarrafone, questo vaso lo regalo a Felicetta , che dopodomani si sposa, lei ne sarà veramente felice , sarà per lei come un fulmine a ciel sereno nella sua misera esistenza , la sua triste storia di ragazza madre , diventerà una favola bella, un sorriso, una dolce carezza da regalare a suo figlio che stà per nascere, forse questo, farà si che il suo ragazzo non debba più emigrare, andare lontano là in Australia ad acchiappare canguri per lo zoo ,coccodrilli per il circo, forse tutto , doveva succedere , tutto doveva essere, come le nuvole nel cielo , cambiano forma, aspetto , come i nostri pensieri , diventano belli e brutti , sotto il cielo. Io cosa me ne faccio a questa età di un magico vaso , te lo ripeto ho quasi tre secoli , ovvero trecento anni , di un vaso affatato che sforna argento, diamanti , oro , perle, banconote da cento euro. Cosa me ne faccio dimmi tu munaciello bello figlio di Rocco detto l’orco ? Hai ragiona Tunetta , hai ragione non ho parole , ma questo era il desiderio che dovevo esaudire a tua madre buonanima , prima di morire , voleva che ti portassi questo alla fine dei tuoi anni , forse ció nasconde un terribile segreto, una prova , qualcosa che mettesse in gioco il tuo buon nome , il tuo giudizio per la vita trascorsa. Ma quale giudizio, noi simme lazzare felici ,simme a sfaccima da gente , ci piace fa chelle che ci pare, simme scazzamauriello , fattucchiere, simme mazze e scope , maniaci, mostri orripilanti , accumparimme dentro ò scuro , facime mettere paura alle povere creature , uhe quanne e bello fare lo monacello , fa zumbà da sopra alla sedia il padrone , come è bello fa mettere paura, preparare un filtro malefico , fa murì all'intrasatte tutta la giunta comunale. Come è bello far credere di essere cattivi, quando noi non lo siamo per davvero , quando il mondo che in noi , ritorna a galla come il pesce guarracino : Si proprio lo Guarracino che jeva pe mare le venne voglia de se 'nzorare, se facette un bello vestito de scarde de spine pulito pulito cu na parucca tutta 'ngrifata de ziarelle 'mbrasciolata, con lo sciabò, scolla e puzine de ponte angrese fine fine. Cu li cazune de rezze de funno, scarpe e cazette de pelle de tunno, e sciammeria e sciammerillo d'aleche e pile de foche marine , con buttune e bottunera d'uocchie de purpe, secce e fera, fibbia, spata e schiocche 'ndorate de niro de secce e chele di granchio . Doje belle catenelle de curallo e conchiglie, no cappiello aggallonato con penne d'aluzzo salato, tutto tostato e steratiello, gerava da ccà e da llà; la 'nnammorata pe se trovà! La Sardella a lo barcone steva sonanno lo calascione; allo suono dello pesce trobbetta ieva cantanno st'arietta: "E allarè lo mare e l’onne schiumose la figlia di zia Lena ha lasciato lo nnamorato pecchè niente ha realizzato ". Lo Guarracino che la guardaje della Sardella se 'nnamoraje; se ne jette da na ruffiana la cchiù vecchia maleziosa; l'ebbe bona pagata pe mannarle la mmasciata: la ruffiana pisse pisse chiatto e tunno nce lo disse. La Sardella lo sentette rossa rossa se facette, pe lo scuorno che se pigliaje sotto a no scuoglio se 'mpizzaje; ma la vecchia mamma subito disse: "Ah schefenzosa! De sta manera non truove partito 'ncanna te resta lo marito. Se aje voglia de t'allocà tanta smorfie non ne devi fa; fora le zeze e fora lo scuorno, anema e core e faccia de cuorno". Ciò sentenno la zià Sardella s'affacciaje alla fenestrella, fece n'uocchio a zennariello a lo speruto 'nnammoratiello. Ma la Patella che steva de posta la chiammaje faccia tosta, traditora , sbrevognata, senza parola, male nata, ch'avea 'nchiantato l'Alletterato primmo e antico 'nnamorato; de carrera da chisto jette e ogne cosa 'lle dicette. Quanno lo 'ntise lo poveriello se lo pigliaje Farfariello; jette a la casa e s'armaje e rasulo, se carrecaje comm'a no mulo de scopette e de spingarde, povere, palle, stoppa e scarde; quattro pistole e tre bajonette dint'a la sacca se mettette. 'Ncopp'a li spalle , sittanta pistune, ottanta bombarde e novanta cannune; e comm'a guappo Pallarino jeva trovanno lo Guarracino; la disgrazia a chisto portaje che mmiezo a la chiazza te lo 'ncontraje: là l'afferra per lo crovattino e le dicette : "Ah malandrino! Tu me lieve la 'nnammorata e pigliatella sta mazziata". Tuffete e taffete a meliune le deva paccare e secuzzune, schiaffe, paccaruni e perepesse, scoppolune, fecozze e conesse, scerevecchiune e sicutennosse e ll'ammacca osse e pilosse. Allo vociare allo rommore pariente e amice ascettero fore, chi con mazze, cortielle e cortelle, chi con spate, spatune e spatelle, chiste con barre e chille con spite, chi con ammennole e chi con antrite, chi con tenaglie e chi con martielle, chi con torrone e sosamielle. Patre, figlie, marite e mogliere s'azzuffajeno comm'a fere. A meliune correvano a strisce de sto partito e da chillo pisce angelo Che benedisse sarde e sardelle! acqua santa e stelle di mare ! Sarache, dientece ed achiate, scurme, tunne e alletterate! Pisce palumme e pescatrice, scuorfene, cernie e alice, mucchie, ricciole, musdee e mazzune, stelle, aluzze e storiune, merluzze, ruongole e murene, capodoglie, orche e vallene, capitune, auglie e arenghe, ciefere, cuocce, traccene e tenghe. Treglie, tremmole, trotte e tunne, fiche, cepolle, laune e retunne, purpe, secce e calamare, pisce spate e stelle de mare, pisce palumme e pisce prattielle, voccadoro e cecenielle, capochiuove e guarracine, cannolicchie, ostreche e ancine, vongole, cocciole e patelle, pisce cane e grancetielle, marvizze, marmure e vavose, vope prene, vedove e spose, spinole, spuonole, sierpe e sarpe, scauze, nzuoccole e con le scarpe, sconciglie, gammere e ragoste, vennero nfino con le poste, capitune, saure e anguille, pisce gruosse e piccerille, d'ogni ceto e nazione, tantille, tante, cchiu tante e tantone! Quanta botte, mamma mia! Che se dettero , vossia ! A centenare le barrate! A meliune le petrate! Muorze e pizzeche a beliune! A delluvio li secozzune! Non ve dico che gran fuoco se faceva per ogne luoco! Ttè, ttè, ttè, ccà pistulate! Ttè, ttè, ttè, ccà scoppettate! Ttè, ttè, ttè, ccà li pistune! Bu, bu, bu, llà li cannune! Ma de cantà so già stracquato e me manca mo lo sciato; sicchè dateme licienzia, graziosa e bella audenzia, io ringrazio a tutti quanti chiedo venia per la sete con salute de tutti quanti ca se secca lo cannarone. Cosi come il pesce che si mangi il pesce più piccolo, come la iena ride , come il re di quel paese assai lontano , che teneva cento amanti , che teneva per le palle un drago che buttava fuoco , come è bello essere munachicchio , come bello essere fattucchiere , compagni di viaggio in questa orrenda esistenza, nui accumparimme sempre all'intrasatte e ti facimme caca sotto. Gnomo briccone , Fattucchiera maligna scarrafone, orco con tre corna tutti noi siamo , quello che tu rifiuti di essere noi siamo le tue paure , le tue insoddisfazione. Buh !!! ti sei messo paura, ti sei fatto russo , russo come nu cocomero , come un peperone , come è bello, essere gnomi bricconi , cornuti ,ubriaconi , che fanno tante malefatte , escono da sotto lo lietto e ti fanno arrizzare i capelli in testa . Spiritello porcello , ali di pipistrello , coda di rospo , questo gli ingredienti per il filtro della felicita, questo il filtro per l'amore eterno , che dona l'eterna giovinezza , l’eterna bellezza , ma tu non mi arragnere di malaparole , che se mi sfastrio , ti faccio diventà bello e buono, pulcino ballerino. La sera scende come sempre , dolce amica di tanti anni porta con sè vari inquietudini , porta consiglio , porta un sogno, un pensiero felice , un domani che bussa forte a questa mia porta e confesso, ho paura d'aprire per non vedere cosa m'aspetta , cosa succederà , andando avanti ed io non credo alla morte , ma ad un amore che non ha mai fine , credo nella ragione, nelle vecchie leggende e di questo ed altro , monacello caro ti son grato , per avermi fatto di nuovo sorridere e cantare con te è stato cosi bello , che mi son sentita , giovane come un tempo. Ora vorrei aprire la porta di questa stanza , abbracciare i miei genitori , abbracciare mia madre e mio padre , andare dove non c'è potere e non c'è bisogno di sortilegi per cambiare la vita altrui e quella propria. Non aver paura Tunetta chiudi gli occhi e allunga le mani davanti , non aver paura ogni cosa si compie nel bene e nel male , ogni cosa si tramuta in ciò che desideri , perché e quello che vuoi, quello che sogni dentro di te , in seno a questa vita , lasciati andare non aver più paura di cosa sei e di cosa potresti essere , non trasformarti nel tuo contrario, nelle tue paure , non essere il corvo e lo sciacallo , non essere la rana morta nel calderone , non essere altro , ma sii , solo la sera che ritorna in compagnia delle stelle e dei sogni che verranno con la notte. Io chiudo gli occhi e sogno un altra vita, io sogno lo morto che balla con lo vivo, io sogno in un alito di vento , in una vita senza peccato , io sogno un altra esistenza , una felicita che verrà e mi porterà assai lontano , sulle sue ali , sulle sue note . Mi porterà dove ho sempre sognato d'essere , dove ogni cosa è incominciata, dove son nata dove son morta, come strega , come fattucchiera , come rana salterina, come questa lacrima che scende sopra lo viso , scende veloce, come una valanga e si porta via ogni maledizione , ogni rovina, ogni giorno passato, ogni dolore patito, come, ieri, come oggi , come il vento che mi e passato vicino , mi ha accarezzato il viso e si son voltati tutti a vedere a salutarmi , come te , pure io vivo in un mondo d’ immagini e dolci speranza in questa mia eterna canzone , in questo mio funesto delirio . Vai non perdere tempo , non aver paura sii forte Tunetta t'aspetta tua madre e tuo padre , dietro quella porta. Io vado però tu non fare lo bruglione , dagli a Felicetta lo vaso affatato e fà che sia felice , con suo figlio, con suo marito, fà che tutto possa essere , come io ho detto, perché si saccio , gnomo briccone, cornuto e ricchione che ti sei fregato lo vaso e non hai mantenuto la tua parola verrò dall'altro munno a pigliarti a calci nello deretano. Stai tranquilla Tunetta tutto sarà fatto , tutto sarà come tu desideri che sia. Mo’ dammi un bacio, abbracciami forte vecchia fattucchiera baffona, dai mustacchi niro, niro come lo gravone, fattucchiera dei miei stivali , strega malefica dall'alito fetido, dammi una stretta di mano. E tiè, tacchete sto vaso sfacciumuso, tacchete sto , sorriso, tacchetto sta bella fessa dorata e fritta. Mo’ si cuntento , mo’ fatta a là , non me guarda quando io scompare . Chi te guarda, tu piense a me , fatta a là , vecchia io mo’ divento nu principe, mò divento nu ranocchio, mo’ in questa storia , svanisco, esco di scena , faccio spallucce e maniateme le pallucce, io rimango tale quale a quello che ero un tempo , uno gnomo, il sogno di un bimbo, il figlio di Rocco detto l’orco ,homo homini lupus noi siamo. Io svanisco tra una scena ed un altra , io svanisco all'interno di questa storia tra le pieghe di questa leggenda all'interno di questa stramba storia ma tu non ti dimenticare mai di me, cosa sono stato , cosa ho rappresentato. Mannaggia a morte, mannaggia a sciorta che ci ha fatto incontrà, mannaggia a quando sotto ò lampione , dentro a chisto bar , dentro chesta tarantella , tu pigliati chelle che ti devi prendere, prenderti questa vita, io parto , vado dove posso essere felice, dove tutti sono uguali , dove si balla, dove i belli stanno al sole, dove le donne son il cuore , dove sei tu , sono io , dove noi viviamo ed amiamo, dove la notte segue il giorno , dove il brutto diventa bello , dove i giovani cantano questa gaia canzone intorno all'albero della vita , dove i fatui fuochi si vedono in lontananza , dove la vita ha ceduto il suo sogno alla morte , come per un attimo, ogni cosa si è avverata, si e avverato il fine promesso , il sogno rincorso , il gaio gioco delle forme. Il fiume ha trasportato a valle, questa vecchie carcasse, ha trasportato un canto antico , il ricordo di un amore , una promessa, due sposi , un piccolo pargolo roseo dentro una culla . Ascolta la sua voce, chiudi gli occhi ed ascolta, ascolta l'universo , muoversi intorno a te ,le gaie stelle , il canto degli antichi, alzarsi dalle viscere della città, salire piano , piano con i suoi tanti nomi , le sue tante storie , con gli amori mai conquistati , mai morti , noi siamo questa vita , questa storia ,questo dolce perdersi nel silenzio dei nostri anni, nel fine di questa lieta volgare fiaba.