Sasa866

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  1. Davvero complimenti, sei migliorato tantissimo! Qua e là ci sono ancora refusi e imprecisioni, ma in misura molto minore rispetto ai tuoi primi scritti. Il tema del racconto è avvincente, mi intriga molto e sono curiosa di leggere il continuo... bravo, davvero! Magari quando ho un po' più di tempo ti faccio la correzione punto per punto, se vuoi.
  2. Perché su internet è così che indicano la data. sul "non lo so perché TI HO MANDATO qui"... Astrid/Mara dice così perché in realtà è stata lei con i poteri psichici a proiettare nel futuro Raffaele. Su Astrid/Mara... hai ragione, per creare meno confusione avrei potuto chiamarla Astrid o con entrambi i nomi mettendo prima il nome di fantasia. @Floriana Grazie per gli spunti di riflessione che mi hai dato.
  3. Grazie mille!
  4. @Cappello di Meringa per il discorso bioplastica, recentemente ci sono passi avanti stupefacenti, anche nella produzione del biodiesel. Pensa che si può produrre biodiesel partendo dallo zucchero utilizzando un batterio. Ho ipotizzato che la bioplastica possa venire utilizzata per le apparecchiature medicali, per scopi governativi e che il popolo invece si debba arrangiare con altri materiali, visto che bisognerebbe dividere la produzione agricola tra alimentare e industriale. Ora comunque mi rendo conto di non aver approfondito a dovere il tema, visto che il lettore il problema se lo pone. Diciamo che potrei dedicare qualche riga al "contorno", ovvero la società in cui è ambientata la storia, anche per meglio collocare i protagonisti e immergersi meglio nel mondo immaginario. Ma ci devo ancora riflettere su. Per le esercitazioni, sto pensando di fare qualche prova di scene di combattimento, al punto in cui sono arrivata manca poco al classico scontro finale tra titani e c'è l'ulteriore difficoltà che lo scontro non è minimamente fisico. Ti viene in mente qualche libro d'azione su cui io possa "studiare" lo stile di scrittura? Grazie ancora per tutto.
  5. @Cappello di Meringa Aderisco alla lettura di "A spasso con Bob"!
  6. @Cappello di Meringa Finalmente ho un po' di tempo per leggere gli articoli che mi hai linkato. So che la bioplastica si può produrre (così come il biocarburante, tra l'altro) anche da materie prime vegetali, ma questo va in conflitto con la necessità di produrre cibo: Per produrre biodiesel per esempio bisogna destinare grandi appezzamenti di terreno. È questo il motivo per cui la nazione in cui è ambientata la storia (il Regno Arabo) è impegnato, al momento della narrazione, in una guerra di conquista dell'Africa: per espandere le terre coltivabili; inoltre pensavo di accennare, qua e là, alle strutture apposite per combattere la desertificazione (sempre per aumentare la superficie coltivabile). Ora mi accingo a scrivere un articolo per il mio blog sull'argomento (un blog dove raccolgo le ricerche che sto facendo per la mia storia), se ti fa piacere ti passo il link. ...mi entusiasma molto fare ricerche, ma sono arrivata a un punto di crisi in cui mi chiedo se non sia più interessante concentrare la storia su queste tematiche piuttosto che usarle solo come sfondo di narrazione.
  7. @Sandro Bonera Credo che tu ci abbia preso, a volte ho la "paranoia" di non spiegarmi a sufficienza, e vado all'estremo opposto. @darktianos Che bello rileggerti! Grazie per le osservazioni, penso che tu abbia ragione. @Bruno Traven Grazie per il tuo punto di vista, mi fa piacere che comunque l'intento si sia notato. Grazie a tutti
  8. Grazie mille! In realtà Mara non ha dodici anni, ma tra i quattordici e i sedici. Ci hai preso quando dici che ho l'ansia di non rendere bene i concetti. Ci lavorerò su
  9. Abbiamo capito che non ti piace il gergo adolescenziale, però parlando appunto di adolescenti che parlano tra loro, lo uso apposta. Ci sono tantissimi generi e stili letterari, mica devono per forza tutti i protagonisti devono avere il linguaggio che tu ritieni "cool".
  10. E secondo me non devi aggiungerci una donna per forza di cose. Il racconto va già bene così com'è.
  11. Sì, immaginavo che conosci bene quel mondo. E mi piace, attraverso i tuoi racconti traspare la tua passione. Comunque sì, i musulmani non mangiano sangue, va contro la loro religione. Ma diciamo che forse "il cattivo" della storia non è granché praticante
  12. Commento Ventidue gennaio duemilaquindici Mara stava ripercorrendo la strada che aveva fatto da casa a scuola. Si sentiva male al pensiero di non riuscire più a ritrovarsi. Sarebbe stato terribile restare a metà per il resto della sua vita. Inoltre, si stava anche rendendo conto di quanto le mancassero i suoi poteri. Sì, aveva dei poteri, che fino a quel momento aveva ignorato, o non gli aveva dato il giusto peso. Le mancava l’essere speciale. Arrivò dove si era scissa in due. Lì vicino notò un parchetto. Stanca, decise di entrare per sedersi su una panchina a riposare. Aveva appena varcato il cancello d’entrata, che rimase di sasso: una ragazza identica a lei era sdraiata pancia a terra a disegnare. La guardò con circospezione, poi chiese a una signora che era lì a far passeggiare il cane: “Scusi sa da quanto è qui quella ragazza?”, indicandola. “Quella ragazza quale?” Chiese la signora guardandola male. Poi si allontanò portandosi via il cane e borbottando sui tossici che rovinavano quel quartiere. “Le persone normali non possono vederla… Allora è lei! L’ho trovata! La mia parte irrazionale!”, si disse tra sé e sé. Si avvicinò cauta all’altra sé, e cercò di capire cosa stava disegnando. Il disegno era bellissimo, pieno di linee colorate che formavano ghirigori fino ai bordi del foglio, nell’insieme sembravano rappresentare una ragazza sdraiata pancia a terra. Le linee si fermavano solo in corrispondenza del volto, che rimaneva come un’ombra bianca e anonima immersa in un tripudio di colori. “Cosa disegni?”, si chiese alla fine. “Sto facendo un autoritratto”, disse la ragazza sdraiata, sorridendo. “Perché non disegni la faccia?” “Non so quale sia la mia faccia …” infine finalmente la Mara irrazionale si girò verso l’altra. “Puoi aiutarmi tu?” Mentre Mara faceva pace con sé stessa, in un’altra parte della città Raffaele si svegliò con calma, perché non avendo impegni particolari non aveva nemmeno puntato la sveglia. Si alzò e mise la caffettiera sul fuoco. Intanto che aspettava il caffè, prese il cellulare per guardare le notifiche. Questa cosa lo fece sentire strano: aveva la sensazione di aver già vissuto quella situazione. Fu così che ricordò il sogno stranissimo che aveva fatto. La caffettiera iniziò a borbottare così spense il gas e si versò il caffè nella tazza, intanto tutti i messaggi di una Mara disperata che chiedeva aiuto gli tornavano alla mente con una vividezza impressionante. “Devo aver mangiato troppo pesante ieri sera”, disse tra sé e sé mentre addentava un biscotto. “Stasera lo racconto a Mara così si fa due risate… E chi sa, visto che abitiamo nella stessa città con la scusa di un caffè potremmo incontrarci e diventare amici anche in real life…”, e mentre finiva di far colazione pensò a tutte quelle cose che avrebbero potuto fare e vedere insieme… Avrebbero invitato anche Vincenzo, perché no? Scrisse su messenger a Mara: “Ciao Astrid, non era ieri che dicevamo che sarebbe stato bello incontrarci per davvero?”, per qualche motivo “ieri” gli sembrava un tempo lontanissimo. Sorprendentemente (ma non era a scuola?) Mara rispose subito: “Sì, era ieri, perché me lo chiedi?” “Ci ho pensato, perché non ci vediamo oggi alla libreria del centro? Facciamo un giro e magari ci prendiamo anche un caffè, ti va?” La risposta arrivò dopo il tempo di una breve esitazione. “Sì, sarebbe fantastico”. Raffaele esitò anche lui un attimo. Poi scrisse: “Non hai idea di che sogno strano ho fatto stanotte… c’eri tu ma eri strana… Parlavi di saper leggere il pensiero… No, anzi, leggere no, ascoltare” Mara lesse il messaggio basita. ‘Ecco dov’è stata quella matta mentre io la cercavo in giro per la città!’, pensò. Poi digitò la risposta: “LOL. Per che ora ci vediamo?” Fu così che i due amici si incontrarono alle quattro di un pomeriggio brumoso davanti alla libreria più grande della città. Presero un caffè nella caffetteria passando ore lì dentro, parlando di così tanti argomenti che è difficile elencarli tutti. Poi fecero un giro tra i libri e scoprirono di avere gli stessi gusti letterari, ma avendo vedute leggermente diverse sullo sviluppo delle loro storie preferite, ne parlarono per ore. Fu per Mara una giornata inaspettatamente bella, piena di emozioni e colpi di scena, così che quando rientrò a casa era davvero stanca, ma, per la prima volta dopo tanto tempo, non si sentiva depressa, anzi! Prese il suo quaderno dove appuntava i propri pensieri, e descrisse il suo stato d’animo: “La felicità è uno stato d'essere in cui ci si sente appagati, sereni, ottimisti verso il futuro, in pace con sé stessi. Molti dicono che la felicità è più che altro un miraggio da inseguire ed è più importante focalizzarsi sulla ricerca di questo stato d'animo fugace che sullo stato d'animo stesso, pur cercando di apprezzare i rari momenti in cui ci si sente così, tra un periodo tribolato e un altro. Beh, oggi mi è capitato di sentirmi davvero felice. Ho sentito questo moto di soddisfazione e pace pervadermi l'anima, l'ho riconosciuto, abbracciato e vissuto in tutto il suo inebriante splendore. Ho percepito una luce interiore illuminarmi la mente e il cuore, e ho fatto il bagno in questa luce, sentendomi come una bambina che ride baciata dai raggi del sole che filtrano attraverso il fogliame di un albero rassicurante.” Si addormentò così, ancora vestita, con il quaderno in mano, e con il sorriso sereno di chi è in pace col mondo.
  13. ... un appunto... ma i musulmani mica non lo mangiano il sangue?
  14. Che dire. È un racconto davvero bello. L'unica cosa, ci ho messo un po' a capire che la corsa era vinta. Povera Lily, ora mi chiudo in me stessa a compiangere la sua morte
  15. Wow, ho avuto il cuore nel petto e un'espressione forse un po' simile a quella di Gianni nel leggere quel che gli hanno fatto. WOW. Sai decisamente scrivere. Due appunti piccoli piccoli: Mi stona un po', forse lo renderei così: "Estrasse un coltello dalla lama ricurva, lunga una ventina di centimetri" "Sentivo il coltello muoversi avanti e indietro, mentre scendeva più in basso. Il dolore era forte, ma non era niente in confronto all'orrore che stavo provando; era quella la vera, insopportabile, tortura."