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LoSmarrito

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  • Compleanno 08/03/1986

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  1. [Banfi mode] @skorpio Complimende! [/Banfi mode]
  2. @Emy @wyjkz31 @luca c. Grazie a tutti. E grazie anche al giudice che mi ha suggerito di farne qualcosa di più che un semplice raccontino... Vedremo, vedremo
  3. @Unius Grazie, grazie. A breve indicherò l'iban su cui versare la cospicua vincita in denaro che accompagna questo riconoscimento
  4. @Unius @darktianos Grazie a entrambi. Riguardo all'osservazione di @darktianos (sulla scena che gli occhi gli erano caduti in senso letterale) l'idea era di rendere grottesche frasi successive, che in un altro racconto sarebbero state ordinarie. Per esempio, quando dico "A Gwenilde caddero le braccia", senza aggiungere altro, intendevo metaforico o ....
  5. @JacopoM Grazie del commento. L'errore del tempo al presente è perché all'inizio tutto il racconto era al presente, l'ho portato al passato in un secondo momento. Solo che quel punto mi è scappato...
  6. Questo racconto potenzialmente potrebbe essere il primo di una serie. Cosa prova un pedone ad essere mangiato e raggiungere un riposo eterno che eterno non sarà? Cosa prova a raggiungere il fondo della scacchiera ed evolvere il proprio essere in qualcosa di completamente diverso? Il re e la regina cosa fanno a inizio partita, quando sono insieme? Perché tutti gli altri stanno lì vicini, a curiosare? Cosa prova il re a vedere la regina che scorrazza per la scacchiera, mentre lui deve rimanere fermo o quasi? E perché nessuno ha pensato ad aggiungere carri armati, droni e divisioni corazzate ai due eserciti? Chissà, chissà...
  7. @Jean per Jean Ah, quindi vuoi fare lo scrittore per conto tuo, eh? E allora io mi costruirò una casa editrice tutta mia, con black jack e squillo di lusso. Anzi, senza casa editrice.
  8. Mentegatto: Invasato che ha una passione sfrenata per I gatti, tanto da non aver testa che per loro KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  9. Ventaglio Strumento di difesa usato dai vampiri, agitato per allontanare le esalazioni del loro peggior nemico KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  10. "Eh? Da dove salta fuori questo aumento di prezzo? Hai deciso di farmi arrabbiare, mercantucolo da strapazzo?" Gwenilde non l'aveva presa bene, ma il suo stridulo gridolino era una reazione che mastro Hotus aveva ampiamente preventivato. La strega della Palude Oscura Ma Non Troppo™ non era tipo da alzare i toni molto spesso, tuttavia questa volta era inevitabile che si inalberasse. Che poteva fare lui, d’altronde? Aveva dovuto accettare l’idea che avrebbe litigato con la propria unica cliente abituale, un rischio mortale per ogni gestore di piccola bottega. A maggior ragione per uno i cui bilanci erano in profondo rosso da anni, ben prima di questa ulteriore grana che si stava profilando all’orizzonte. Anche se, in fondo, la magrezza dei suoi incassi era un cruccio che lui non poteva addebitare ad un destino infausto, al contrario. La penuria di acquirenti era infatti una diretta conseguenza di una sua vecchia e non così tanto brillante idea: aprire il tuo negozio là, nelle viscere più maleodoranti di una palude maledetta, un malsano acquitrino scansato come la peste dalla quasi totalità degli esseri umani provvisti di senno. Non poteva che prendersela con se stesso, per la gioia del suo portafoglio marcio, che in maniera desolante racchiudeva ormai solo falene morte Sob, riuscì solo a pensare mastro Hotus. Più di una volta il fallimento della sua attività gli era sembrato un epilogo ineluttabile, benché a più riprese avesse provato a ravvivare i suoi affari. In tempi passati aveva messo in circolo voci di un favoloso tesoro sotterrato nel suolo fangoso della Palude, o in alternativa di un drago sputafuoco che teneva in ostaggio una meravigliosa principessa. Panzane grosse come una casa, ma che per un po’ avevano funzionato e avevano attirato eroi danarosi, cavalieri milionari e principi azzurri come se piovesse; ma ogni volta finiva che quei fustacchioni tutto muscoli e niente cervello incontravano l’orrida Gwenilde, la scambiavano per una malvagia avversaria e combattevano contro di lei. Perdendo puntualmente. E venendo mangiati da lei. Insomma, non ci si poteva aspettare che quella vecchia strega comprendesse i suoi assilli. Ma l’avrebbe costretta a cambiare, lui era pur sempre l’unico fornitore di ingredienti magici nel raggio di decine di chilometri e lei si sarebbe dovuta adattare ai cambiamenti. Anche la millenaria megera avrebbe apprezzato le novità nel suo negozio. Per quanto ci sarebbe voluto per tempo, sul momento non stava gradendo affatto. “Ehi, ti ho fatto una domanda! Sputa il rospo!” “Se sapessi sputarli da solo, non avrei bi-bi-bi-bisogno di comprarli da qualcuno per ri-rivenderli a te. No-non sei da-da-da-d’accordo, Gwen?” gli rispose lui, con la sua tipica parlantina da misantropo introverso e insicuro. “Risparmiami le tue battute di spirito.” “Va bene. Il punto è che, a partire da inizio mese, le code di rospo che espongo in negozio provengono in esclusiva dal co-commercio equo e solidale. I goblin che si occupano di sezionare e ta-ta-tagliuzzare sono proprietari del loro allevamento di anfibi, sono trattati con dignità e hanno il permesso di ingozzarsi con quello che avanza del ca-cadavere del rospetto. Ovviamente, non essendo loro maltrattati e sottopagati, il costo della manodopera lievita in misura sensibile e parimenti anche il prezzo al de-de-dettaglio ne risente.” “E secondo te me ne frega qualcosa, se quei sgranocchiabudella sono pigliati a frustate o a calci in culo? Per me, chi li sfrutta a sangue se li può pure inchiappettare a sangue, mentre ballano in gruppo una delle loro quadriglie da ritardati. Piuttosto, dammi le mie code e togliti dalla testa la presunzione di potermi fregare. Altrimenti ti trasformo in un tacchino, così poi me lo racconti, cosa si prova ad essere spennati!” Gwenilde si strofinò nervosamente il porro sulla narice, un bozzo di carne grosso anche per gli standard stregoneschi. Un gesto innocuo solo in apparenza, giusto per rammentare al mercante perché quella specie di donna era soprannominata la Sventura Infausta dal Duplice Naso. Hotus, incapace nei rapporti umani com’era, non poté trattenersi dall’agitarsi a quella vista. Sbracciò impaurito, come un bambino che aveva appena visto l’Uomo Nero, il mostro zombie che abitava nella pozza di pece accanto a casa sua. Ma il mastro violentò la sua natura introversa, contenendosi e sforzandosi di non scomporsi troppo. Era deciso a non desistere dal suo proposito di innovazione. “Sono serio. Se-Se-Sei libera di rifornire il tuo ca-carniere da qualcun altro, se il mio modo di condurre la mia bottega non ti aggrada, Gwen. Ma siamo amici da vent’anni, sai che no-no-non lo sto facendo per dispetto o in… inic...” Hotus deglutì, faticando nel terminare la frase “per i-ni-mi-ci-zia personale.” “Io e te? Amici?” la strega ridacchiò con uno stridio inumano, che spaventò a morte le cornacchie appollaiate sulle gabbie appese al soffitto. Ma non sembrava veramente intenzionata a minacciare il poveruomo. Il denaro non era un grosso problema per lei, la sua rete non ufficiale di conoscenze influenti era un segreto di Pulcinella: era risaputo che Gwenilde costituisse una fonte non ufficiale di intrugli e pozioni, a cui i potenti del regno non potevano rinunciare. Ma il semplice sospetto che lui cercasse di prenderla in giro le aveva fatto rizzare le antenne. In senso letterale, anni fa si era aggiunta due antenne sulle tempie, con la forma e le capacità di quelle di una termite, celate sotto il suo cappello a punta per non disagiare troppo i suoi clienti più danarosi e amanti del bello. Le stregonerie per auto-tramutarsi in una chimera non mancavano certo, nel suo grimorio. La strega stava dunque in allerta, ma al momento stava trattenendo i suoi istinti più distruttivi. Hotus gli era più utile da vivo, in fondo. La donna infilò allora la mano in una delle mille tasche del suo abito sdrucito e da essa tirò fuori un foglietto imbrattato di zolfo. Sospirò, consapevole che dato l’andazzo non sarebbe stata una faccenda breve. “E sia, mettimi in conto queste dannate code di rospo. Mi occorrono anche tre dozzine di ali di pipistrello velenoso.” “Da allevamento in gabbia, allevamento a terra o allevamento alla-alla-all’aria aperta?” A Gwenilde uscirono gli occhi fuori dalle orbite per la sorpresa, tanto che dovette chinarsi e ravanare sul pavimento, per recuperarli e ficcarli di nuovo al loro posto. Hotus avrebbe tanto voluto permettersi una risata ma si trattenne, ne andava della sua vita. “E… che novità è questa, invece?” chiese lei, una volta rimessasi in piedi “Che diamine cambia, tra uno e l’altro?” "Chia-chia-chiaro che cambia qualcosa. Un allevamento a stretto contatto con l’aria mefitica della palude rassoda la membrana delle ali, rendendole più toniche. Inoltre, aumenta la percentuale di neurotossine al loro interno e permette di ridurre la somministrazione di ormoni della crescita delle ghiandole venefiche. Ne con-consegue che un’ala di migliore qualità garantisce un effetto potenziato sulle tue pozioni. Puoi ridurre le dosi, quindi meno consumi, meno sprechi e meno tasse sullo smaltimento rifiuti: sa-sai meglio di me qua-quanto sia esoso il Bleargh della Palude, quando passa nel tuo laboratorio a ripulire l’immondezzaio che rimane dopo i tuoi esperimenti. Non c’è pa-pa-paragone, gli allevamenti all’aperto sono il top!” “Soprattutto per chi poi va a rivendere i loro prodotti, vero furbacchione?” “Se de-desideri il meglio devi sborsare un piccolo extra, questo è no-no-normale.” “Sì, sì, basta che la smetti, che ti venga una maledizione, e poi la crudele figlia del demonio sarei io. Vorrei anche delle zampe di topo, ne hai di normali o hai introdotto qualche diavoleria anche lì?” “Le vuoi piccole, medie o grandi?” “Io… Medie andranno bene.” “Con artigli annessi o già pulite?” “Puoi anche darmela ancora sporche di terriccio, non fa niente.” “Di maschio o di femmina?” Una vena nervosa comparve sotto il collo di Gwenilde. “Quella che costa meno...”, “Ratto di palude, di campagna o di città?” “HYAAAA! MA LA VUOI PIANTARE?” Mastro Hotus si riparò dietro il bancone, una reazione provvidenziale che gli salvò la vita. La strega aveva infatti superato il limite di sopportazione ed il suo urlo agghiacciante fu rapidamente accompagnato da lampi e fasci di energia, che riverberarono per tutto il negozio, investendo tutta la merce e raggiungendo ogni angolo della bottega. Un rombo che si sentì per chilometri e chilometri, che il villaggio adiacente alla Palude scambiò per il muggito di una bestia ignota e pericolosissima, tanto che contadini, bambini e massaie si barricarono lesti nelle loro casupole. Alla fine dell’urlo di Gwenilde, quando le onde d’urto magiche si quietarono e Hotus poté fare di nuovo capolino oltre il tavolaccio, di ciò che stava all’interno dell’edificio erano rimasti solo bottiglie in cocci, oggetti in frantumi e cornacchie sotto shock. Pure le pareti della catapecchia erano innaturalmente incurvate, ridotte maluccio dallo sforzo immane a cui erano state sottoposte. Ma la strega si era già pentita del suo gesto e non solo perché si era ripromessa di trattenersi. Hotus era il suo unico contatto umano da secoli e bastò un’occhiataccia bene assestata del bottegaio, per convincerla a evocare un controincantesimo per riportare tutto allo stato originario. “Dammi le prime venti zampe che ti capitano sotto mano e facciamola finita.” implorò lei. “Come-me-me preferisci. Ti serve altro?” “Sono a posto così…” ribatté Gwenilde, la cui titubanza era però palese. “S-s-su, se non li compri oggi dovrai comprarli do-domani. Cosa c’è annotato, sulla tua lista della spesa?” “Io avevo scritto anche una manciata di lingue di serpente.” “Conservate al naturale, sott’aceto o sott’olio?” “Ma fa’ un po’ quel che credi, a me gira la testa.” “Ti do quelle sott’olio, allora. Sono arrivate con l’ultimo co-corriere non morto, hanno la data di scadenza più tarda.” Hotus allunga la mano con il barattolo di lingue verso la sua cliente, ma all’ultimo momento la ritrae: “Ah, dimenticavo di informa-marti: da oggi, la conservazione delle lingue di serpe è effettuata senza olio di palma!” A Gwenilde caddero le braccia. “Basta, ti scongiuro. Che vuol dire quest’altra roba?” "Che sono trattate con ingredienti selezionati e testati, che non nuociono alla salute." "Sì, ma le lingue di serpente mi servono per i veleni! Devo preoccuparmi di intossicare le mie vittime con sostanze sane, adesso?" "Hai ragione. Dalla prossima volta te le ordino con doppio olio di palma, OK?" "Grazie per la tua premura." esclamò Gwenilde, che stava rispondendo alle esclamazioni del suo interlocutore senza alcun entusiasmo, Non vedeva l'ora che quella via crucis giungesse a termine, gli ultimi cinque roghi a cui l'avevano condannata erano stati una passeggiata, al confronto. "Ma poi che male fa l'olio di palma, scusa?" "Fa-fa-fa..." Hotus ci pensò, preda di un'esitazione che l'aveva colto alla sprovvista "Fa male, di sicuro, non so cosa fa ma lo fa." "Sì, ma io lo devo sapere per tempo! Non posso infilare nel mio calderone roba di cui non conosco gli effetti! Che mi venga un colpo, per quel satanasso di mia nonna era tutto più semplice, il grimorio di famiglia recita solo Lingue di Serpe e Radici di Felce Selvatica, non sta a dannarsi per fare distinzioni, non si perde a dirti se quella lingua doveva essere lunga, grossa, piccola, corta, in salmì, con l'olio, senz'olio, bianca, rossa, nera, proveniente dalla bocca o dal profondo del buco del-" Gwenilde si arrestò, non per rispetto verso Hotus, ma perchè la sua centenaria gola aveva terminato il fiato e si era come bloccata per un paio di istanti. Ormai quell'ugola era ormai a fine corsa, per fortuna ce n'era un'altra nuova pronta all'uso, nello scrigno del suo covo. Ah, gli stolti che talvolta arrivavano ancora sotto casa sua a sfidarla, siano ringraziati gli Inferi. "Oggigiorno è indispensabile rimanere al pa-pa-passo coi tempi." commentò intanto Hotus, comprendendo come la sua cliente fosse attaccata alle tradizioni e volesse realizzare i suoi intrugli alla maniera di un tempo "Triste ma-ma-ma-ma necessario. Altrimenti, esssere tagliati fuori e fallire è un attimo." "Sì, ma non posso stravolgere tutto! Te lo immagini, se cambiassi tutte le ricette delle pozioni in modo che siano più sbrilluccicose? Cioè, da quando in qua i miei beveroni dovrebbero essere colorati e con le stelle filanti che fuoriescono al posto delle bolle? Le mie antenate si rivolterebbero nella tomba!" "La tomba che tieni sotto casa tua?" "Proprio quella!" "Ma c'è mo-modo e mo-modo, potresti assumere qualcuno che faccia il lavoro pulito per te, Ad esempio, impiegare un te-te-te-testimonial. Una bella ragazza che accetti di comparire sui cartelloni insieme ai tuo-tuoi incantesimi." "Se è per quello, posso anche evocare un famiglio avvenente che se ne occupi gratis. Per la costruzione di quelle creature, la parte più difficile è costrirgli un cervello; ma in questo caso potrei direttamente saltare quella fase. Però la questione di principio resta. Ne va della mia dignità." "Mah, tu intanto pensaci. Ormai i signori tendono ad avere un occhio di riguardo versio chiunque presti attenzione all'estetica. Potresti illuderli, appiccicando un faccino giovane sopra il tuo e restringendo il tuo busto. Un corpo snello e ben to-tornito, avvolto in un vestitino attillato, ti garantirebbe qualche extra interessante nel tuo co-compenso. Ringrazia il fatto che tu non abbia praticamente concorrenza, altrimenti la smetteresti di far tanto la superiore e correresti in fretta ai ripari." "Vuoi che fracassi di nuovo il tuo negozio? Stavolta non lo riparo, eh!" "No-no-no-no-no..." mastro Hotus sistemò le merci appena vendute in un sacco polveroso di juta "Ah, che sbadato, forse do-dovevi acquistare anche qualcos'altro." "In realtà sì, delle fibre essiccate di mandragora." "Con o senza glutine?" "Certo che tu ti diverti a infierire, eh? Lo vedi come sono messa!" "OK, non insisto." Mastro Hortus consegnò il sacco in cambio di un pugno di monete, ma si rese conto di aver dimenticato qualcosa. Un'ultima, vitale comunicazione, che si era prefissato di riferire a qualsiasi cliente che da quel giorno in poi sarebbe capitato nel suo emporio. Mentre Gwenilde era sulla soglia della bottega, lui la chiamò per nome e dopo le gridò: "Mi-mi raccomando, scarica la mia app per essere sempre aggiornata sui nuovi arrivi nel mio negozio!" Lei ebbe un sussulto, come colpita da un sasso sulla nuca. E, quando si girò, i suoi occhi apparvero vividamente rossi, come la bocca di un vulcano che stava per eruttare e travolgere con la sua lava tutto quello che avrebbe trovato sul suo cammino. Sulla mano libera di Gwenilde, invece, aveva fatto la sua comparsa un enorme, minaccioso fulmine globulare. "Scarica? Vuoi vedere che cosa è davvero una scarica?". Mastro Hotus stava per vederlo. La vita di un commerciante è un inferno continuo, d'altra parte, ma che ne sapeva Gwenilde dei suoi sentimenti. Quella andava matta, per gli inferni.
  11. Allora, premessa: di Hold'Em mi ero appassionato qualche anno fa, pur non avendoci mai giocato mai "per soldi": mi ha sempre affascinato il suo lato matematico - probabilistico, da buon ingegnere e appassionato di teoria dei giochi. Quindi, la nomenclatura ed I termini specifici che hai usato mi erano familiari e non ho avuto difficoltà a comprenderli, ma per uno non avvezzo al gioco parole come "chip leader", "fold" e "bui" avrebbero bisogno quantomeno di una piccolo legenda come nota a margine. Detto questo Questa è un'osservazione fatta anche conoscendo il gioco: in questa mano il protagonista doveva essere di piccolo o grande buio, se ha dovuto foldare è perché qualcuno prima di lui aveva rilanciato. Io, visto lo stato del personaggio, gli avrei fatto urtare una o due pile di fiches, al che si sarebbe potuto creare un qui pro quo che avrebbe messo ancora più in confusione il protagonista (buttare le fiches in mezzo al tavolo vuol dire automaticamente chiamare il rilancio o rilanciare a sua volta). Immaginati il conciliabolo nel pubblico e tra gli avversari, a quel punto... Una scena del genere avrebbe reso più grande e palpabile il caos mentale del protagonista. Il fatto che il verbo "iniziano" sia sottointeso mi piace poco qui, a livello puramente stilistico. Preferisco una scelta del genere con frasi più brevi. Molto incisivo, mi piace, eh eh. Tra l'altro, mi piace anche l'uso di colori in contrasto con loro (il rosso della sala, il blu degli occhiali, il giallo della maglietta, il bianco delle piastrelle, il marrone della Xxxxx... ). Ad immaginarsela in testa, aumenta la sensazione di surrealtà delle scene. Non credo che le poker room su internet appartengano a una persona sola, ci sono organizzazioni, società... Io avrei usato piuttosto "amministratore delegato" p un altro ruolo dirigenziale, qui. Io non avrei usato virgolette per "bamba", ormai è un termine che si usa e la maggior parte delle persona sa bene cosa significhi. Poi la minuscola su Devi, ma mi sembra che te l'abbiano già segnalata. Io avrei usato ridare, visto che si suppone che l'oggetto consunto una volta possedeva già, tale lustro. Senza la virgola tra "Johnson" e il seguito sembra quasi che il campione delle WSOP non sia Johnson ma un altro e che gli avversari in realtà siano tre. Non capisco poi come facciano materialmente ad essere passati quaranta minuti... Manca uno stacco nel filo narrativo, ossia una frase o due in cui il protagonista, dopo essersi drogato, perde del tutto la cognizione del tempo e va in catalessi oppure esce dal casinò oppure qualcos'altro... Non avrà mica lucidato banconi per mezz'ora, no? Spero per Wu che lo svedese fosse quasi senza fiches, altrimenti il call con coppia di tre... Brr Io però lo avrei fatto vincere facendogli settare i sei anziché i tre, visto il personaggio Ma che casino rispettabile! A parte quello, non capisco se sia Wu o no a rubargli l'orologio... Però, l'immagine di un demone che "ti ruba il tempo" anche per colpa dei tuoi errori è da brividi, ma forse un po' troppo nascosta. Come dare un background al protagonista e far capire cosa faceva il protagonista prima di darsi al gioco d'azzardo, mi piace Capisco la voglia di creare un'immagine, ma non posso credere che non avesse mai pianto in vita sua, da piccolo ne avrà versate di lacrime, inevitabilmente. Io avrei scritto piuttosto che era la prima da molti anni. Conclusione? Anche io, come chi mi ha preceduto, ho l'impressione di un finale frettoloso (se l'uomo è un giocatore professionista avrà probabilmente un agente che lo andrà a cercare, per esempio) e ho trovato Wu un po' troppo stereotipato come demonio tentatore. L'associazione di idee tra poker e altri vizi è a sua volta un vecchio stereotipo, a suo modo. Detto questo, gli stati di eccitazione, di dipendenza e tutti gli altri sono stati resi magnificamente. Questo racconto, se dovessi descriverlo in una frase, è una collezione di tante belle immagini" a cui però ne manca una o due per acquisire una completezza perfetta.
  12. Il fu Smarrito Ora non lo è più. Cioè, perdersi qua sotto è impossibile
  13. Eh, almeno nel futuro avremo cabine per suicide automatici (Futurama docet): niente casini con club strain, codici che non si capiscono e tutto il resto... Per il resto, come domande all'aspirante suicida io avrei aggiunto quelle che ti chiedono durante una normale visita medica di controllo, o prima dell'operazione (allergie, peso, altezza). Più la domanda se ha già fatto testament o meno, con tanto di offerta di un servizio extra in caso di risposta negativa.. Ma è una sottigliezza talmente piccola!
  14. Personalmente mi accodo ai suggerimenti degli altri, se presto o tardi dipende molto dall'intreccio e dall'ordinamento con cui disponi gli eventi della storia. Poi, dire "terzo capitolo" in realtà è relativo... Il tuo romanzo è uno di quelli con due pagine a capitolo o con venti pagine a capitolo? Capisci che cambia molto, tra uno e l'altro. PS: Nota di colore... WD, almeno sul mio pc, aveva tagliato il titolo di questo topic in "Quando arriva il coprotago..." ed io sono stato così malfidato da scambiare la "t" per una "f", all'inizio.
  15. Incazzato: Teso come la randa di una vela KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY