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Roberto Ballardini

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  1. scarico - carico - batteria CBIDAMUNELFOPTVGRS
  2. Terms of endearment (Voglia di tenerezza) 1983, buono nesso: attore, Jack Nicholson
  3. Per un momento, prima di vedere l'immagine, ho temuto che avessi messo su James Blunt At my most beautiful
  4. Sordi - cinecittà - Ben Hur - Incassi - dindi - Avidità - magna magna - usurai - necessità - esigenza - libertà - fiaccola - olimpiadi - pentahlon - tiro - vagante - gorgo- risucchio CBIDAMUNELFOPTVGRS
  5. Il lato nerd venne fuori tardi, intorno ai quarant’anni, dopo il divorzio. Soltanto allora Andrea Donato si rese conto di possedere una sterminata cultura musicale, cinematografica e televisiva, e una spiccata passione per la fantascienza. Lo stupì rendersi conto di averla coltivata clandestinamente, come una frivolezza di cui vergognarsi in relazione agli impegni concreti del lavoro e della vita familiare inculcatigli prima dalla sua famiglia contadina e comunista, in Romagna, e poi da quella di sua moglie in Friuli Venezia Giulia, leghista e iperattiva. Nel momento in cui entrambi quegli impegni gli vennero a mancare fu colto da una crisi di panico, in principio, e poi da una inebriante sensazione di libertà. Va detto che in entrambi i casi non fu lui a decidere. Di decisioni difficili non ne aveva mai presa neanche una e comunque, anche in seguito, avrebbe cercato sempre di evitarle o lasciare che altri le prendessero al posto suo. Non assumersi responsabilità gli era sempre venuto naturale. “Sono incinta” aveva detto la moglie mentre preparava la cena, senza nemmeno voltarsi. “È fantastico” le aveva risposto, senza pensarlo veramente. “Davvero, Andrea? Davvero?” Anita si era messa a piangere. Il suo tono sarcastico sembrava voler sottolineare che lui di sicuro non ricordava quando avevano fatto sesso l’ultima volta. E invece lo ricordava, perché era stata lei a prendere l’iniziativa facendogli perdere la seconda parte di Autopsia di un alieno, X-Files, terza stagione, decimo episodio. Andrea aveva una memoria infallibile per le fiction e quella puntata era stata trasmessa più di quattro mesi prima. Anita non aveva ancora messo su un grammo, ragion per cui… Quella sera, prima della cena che nessuno dei due avrebbe toccato, sua moglie aveva vuotato il sacco e lui il suo. Dopo undici anni di accumulo, il peso era diventato intollerabile per entrambi. Nei giorni successivi, quando il fallimento del loro matrimonio divenne uno psicodramma collettivo e Andrea una specie di appestato, fu come se ogni conoscente portasse scritto in faccia il pensiero dominante che sanciva il drastico cambiamento di stima nei suoi confronti e la presa di distanza dalla sua persona. Vattene, stronzo! Così recitava quel pensiero, o almeno lui ebbe quell’impressione. Il contesto familiare nel quale aveva sempre e comunque rivestito il ruolo dello straniero, stava logicamente schierato all’unanimità dalla parte di Anita. La sua arretrata famiglia d’origine sembrava lontana anni luce, nel tempo e nello spazio, e Andrea non fece mai nulla per accorciare le distanze, nemmeno nel momento in cui il matrimonio implodeva. Non avrebbe sopportato il facile pianto di sua madre, né l’aprioristica disapprovazione di suo padre, baluardo di una non ben specificata tradizione che perpetuava come un mantra il classico Eh, niente è più come una volta…Pensava che, teso com’era, se avesse rinfacciato a lui l’arroganza del piccolo uomo che era sempre stato e a lei il ruolo della povera sguattera che aveva sempre rivestito, avrebbe potuto convertire in ex anche i propri genitori. Annibale, suocero e datore di lavoro fin da quando si era trasferito a Udine, lo licenziò. Il suo negozio di ferramenta era l’unico contesto lavorativo che Andrea conosceva oltre ai campi di famiglia. L’angoscia per la perdita di qualcosa che quando ce l’aveva lo rendeva infelice, lo fece riflettere. Il cambiamento, per quanto ne fosse atterrito, mise in moto una spinta propulsiva verso un futuro incerto ed eccitante (perlomeno a livello di immaginazione) che lui non era abbastanza lucido per organizzare come avrebbe dovuto, ma che galvanizzava il suo appetito spirituale di novità. In sostanza, si sentiva come se avesse appeso al collo un cartello con la scritta EX a caratteri cubitali, e nulla in mano o nella testa per poter impostare una nuova appartenenza sociale. L’unico dato di fatto era il non-rimpianto per tutto ciò da cui si stava volente o nolente allontanando. Dopo vent’anni di matrimonio – che grossomodo si sarebbero potuti suddividere in 4 mesi di paradiso, 8 di purgatorio e 228 di feroce psicanalisi coniugale - tornò in Romagna, prese in affitto un bilocale all’estrema periferia di Ravenna e decise di condividerne lo spazio ridotto con un cane, la prima creatura vivente che gli venne in mente dotata di una discreta sensibilità e priva dell’uso della parola. I gatti non li prese nemmeno in considerazione. Ne aveva avuto diversi, da ragazzino, e il loro sistematico sadismo nei confronti delle specie più vulnerabili gli era rimasto impresso in modo negativo. Nei primi tempi di vita solitaria e disoccupata, si incollò al televisore e guardò tutti i film e i serial che gli capitarono davanti agli occhi (ma buona parte li conosceva già). A distanza di anni avrebbe ricordato con piacere quel periodo di assoluta improduttività che visse come una specie di ribellione e di purificazione dal culto del lavoro che osservavano fanaticamente i genitori di Anita e, in misura minore, anche i suoi. Andrea e Obi aumentarono di un buon 15% la propria massa corporea. Lui lasciò barba e capelli al loro corso naturale e si lavò poco e malvolentieri. Il cane non se ne fece un problema, anzi, ogni tanto lo annusava volentieri. La fissa degli usi e costumi orientali gli prese in seguito alla visione delle pellicole wuxia uscite tra la fine del 20° secolo e l’inizio di quello successivo. Andrea trovò un negozietto imbucato in una viuzza del centro storico in grado di soddisfare le proprie aspirazioni. Avrebbe voluto chiedere al proprietario qual era la molla che spingeva un uomo a commerciare in mobilia e arredamento propri di una cultura così diversa e lontana, in una cittadina come Ravenna dove il 95% della popolazione pensava che futon fosse un modo come un altro per mandare qualcuno a farsi fottere. Non lo fece. Tutti quei giorni di letargica solitudine lo avevano privato dello stimolo a comunicare. Fu sua sorella Marzia a irrompere nel bozzolo in cui si era inumato, non appena era venuta a sapere del suo ritorno. Quando entrò nell’appartamento, sgranò gli occhi incredula e aprì tutte le finestre, spedendo fuori le due creature quasi aliene che lo occupavano, con un calcio nel culo. Sul marciapiede, Obi guardò il tronco dell’albero più vicino, come se cercasse di ricordare qualcosa senza riuscirci. Andrea si chinò e gli alzò la gamba posteriore, nel tentativo di rimettere in moto i circuiti del suo istinto animale ma il cane, irrigidito dal lungo periodo di inattività, emise un guaito lancinante, neanche gliela stesse rompendo. Infine pisciò senza assumere nessuna posa particolare, ostentando indifferenza. Andrea dovette sollevarlo affinché non si bagnasse le zampe per poi lasciare impronte d’urina per tutto l’appartamento. Sembrava un guanto bucato, pieno d’acqua. Quando l’animale ebbe vuotato la vescica, l’uomo si rese conto di dover pisciare a sua volta, d’urgenza, e tornò dentro il condominio, supplicando la sorella di lasciarlo rientrare. Fu ancora lei a trovargli un nuovo lavoro, in uno dei negozi dove faceva le pulizie. In dieci minuti Andrea ci arrivava a piedi, la mattina, e questo gli permise di mantenere il lusso (per lui lo era davvero) di non possedere un’auto. Dovette fare uno sforzo sovrumano per tornare in mezzo alla gente, ma il posto di commesso alla Videoludica gli fu congeniale fin dal primo istante. Per la prima volta nella vita veniva pagato per qualcosa che voleva fare, non che doveva. Con film e musica non ebbe alcun problema fin dall’inizio, anzi, ma con i videogiochi stava a zero. I colleghi, però, furono carini e nel giro di un paio di mesi si portò in pari, comprò il Nintendo 64 e gli si aprirono le porte del paradiso. The Legend of Zelda: Majora’s Mask, Mario Kart 64 e Resident Evil 2 gli entrarono nel sangue e lo contaminarono di un amore imperituro e inossidabile. Ricominciando a muoversi durante il giorno, Andrea perse qualche chilo mentre il cane, costretto a poltrire in attesa che tornasse la sera (ma sembrava non chiedere di meglio), ingrassò ancora di più e divenne drasticamente obeso. Dopo aver passato insieme al padrone innumerevoli ore davanti al televisore, guaiva come un disperato se non gliela lasciava accesa prima di uscire. Aveva persino sviluppato delle preferenze. Secondo Andrea, prediligeva i documentari sugli animali non per un senso di appartenenza (a suo avviso, Obi era assolutamente convinto di non essere un animale), ma perché gli piacevano le voci doppiate e suadenti dei commentatori. O forse perché guardare gli animali selvatici, dal centro di un letto (fosse pure rasoterra, all’orientale), con la ciotola piena poco distante, gli dava un innegabile sensazione di superiorità. I colleghi avevano tutti uno pseudonimo riportato sulla targhetta identificativa. Un’idea del titolare per favorire l’empatia con la clientela giovanile. MaxPat, Red XIII, Silverado, Impitù, Ciube. Il suo glielo trovò la cassiera siciliana, con la quale stabilì fin da subito un’intesa privilegiata. Si chiamava Samanta ed era un’irriducibile fan di Star Wars. Decisamente sovrappeso, ma Andrea se ne innamorò ugualmente e anche lei si prese una cotta per lui. “Ehi, Pagoda” lo chiamò. “Sì?” “Ti piace davvero lo pseudonimo che ti ho dato?” “Sì, è forte.” “Mi sembrava indicato, per via della tua passione per la roba orientale.” “Lo è, infatti.” “E il mio? Lo trovi pretenzioso?” “No, mi piace” rispose. Non le disse che Organa a lui era sempre sembrato un nome da baldracca. In quel momento riscoprì il piacere di mentire per amore, ma successe una cosa bizzarra nel momento in cui fu la donna a farsi avanti. Sam non era tipo da perdere tempo. Andrea si chiese più di una volta come fosse possibile essere allo stesso tempo innamorati di qualcuno e riluttanti a starci insieme, eppure era così che si sentiva. Arrivò alla consapevolezza della grande differenza che correva tra l’idealizzazione di una donna e le implicazioni pratiche di un rapporto, quelle che il proprio inconscio aveva già intuito e rifiutato: era convinto che Sam avesse scelto lui proprio per l’apparente docilità e che l’avrebbe presa come un invito a imporsi. Appena si fosse resa conto di quanto fosse tenace la sua resistenza passiva, si sarebbe impegnata a demolirla a furia di logoranti discussioni. In ultimo avrebbe tentato di farla passare per insensibilità andandoci giù ancora più pesante. Avrebbe cercato di sovvertirgli abitudini e convinzioni per mantenere e rafforzare le proprie. Niente che nel suo piccolo, Andrea non avesse già sperimentato. Decise di non essere ancora pronto per una nuova relazione, e dentro di sé cominciò a sospettare di non poterlo essere più. Quando Sam gli propose di uscire insieme, Andrea rifiutò e lei si sentì umiliata. Non gli parlò per una settimana e in seguito si mantenne fredda nei suoi confronti, come per dimostrare a sé stessa di non aver bisogno di una nullità come lui. Finirono comunque a letto insieme, un paio di mesi più tardi, un martedì mattina di settembre in cui Andrea si era preso qualche giorno di malattia per una brutta influenza e Sam uno di permesso per fargli visita. Poco prima di mezzogiorno si ritrovarono nudi sotto le coperte, abbracciati e sudati, e guardarono per l’ennesima volta Star Wars - La minaccia fantasma, il primo episodio della saga in ordine cronologico e l’ultimo in ordine d’uscita. L’anno dopo, il 2002, sarebbe uscito quello successivo. Obi era stato traslocato sul divano, davanti al televisore del soggiorno. Contrariamente alle previsioni, non aveva fatto storie, ma verso l’una cominciò a guaire. Andrea lo trovò davanti alla porta d’ingresso e il cane lo guardò implorante. Tornò in camera a vestirsi per portarlo fuori. “È strano. Sono anni che non cerca d’uscire. Devo sempre costringerlo io.” “È colpa mia. Ho stravolto le sue abitudini. Mi dispiace” disse Sam con un bel sorriso. “Non credo. Sembra inquieto, non contrariato.” “Sta invecchiando. Forse gli scappa più spesso.” “Di solito piscia nella lettiera, come i gatti.” “Ti aspetto qui. Poi guardiamo qualcos’altro?” “Sì, scegli tu” gli disse indicandole le mensole piene di film che spaziavano lungo un arco temporale di almeno cinquant’anni. Mentre usciva dall’appartamento vide con la coda dell’occhio, sullo schermo del televisore in soggiorno, le immagini di un film catastrofico in cui la gente si buttava da un grattacielo in fiamme. Aveva tolto il volume perché non interferisse con quello della camera da letto. Sembrava fatto bene. Pensò che, appena tornato, avrebbe controllato la guida dei programmi per vedere cos’era, ma poi se ne dimenticò, si infilò sotto le coperte e fece di nuovo l’amore con Sam. Dovettero rassegnarsi alla presenza del cane perché non ne volle sapere, questa volta, di rimanere da solo in soggiorno. Andrea gli mise su il suo dvd preferito, un documentario intitolato L’ultima grande balena americana, e poi si dimenticarono di lui. Più tardi lo presero nel letto, tra di loro. Una specie di compromesso per potersi riappropriare del televisore e guardare quello che volevano, ma l’animale era inquieto e tornò vicino alla porta d’ingresso. “Non ha mai fatto così” disse Andrea, come per scusarsi. “Portiamolo a fare una passeggiata.” “Sicura? Credevo volessi vedere un altro film.” Lei alzò le spalle. “C’è un bel sole. Magari farà bene a tutti quanti, prendere un po’ d’aria.” Fuori c’era una strana atmosfera. Poca gente e un silenzio battuto dal vento che suonava come il preludio a un cambiamento importante. La città sembrava svuotata e ripulita dagli ultimi colpi di coda dell’estate. Scintillante di una solitudine nuova e di una sensazione di stordimento dovuta ad un cambio di pressione. I capelli blu cobalto e i polpacci abbronzati e tatuati di Sam tra il calzino bianco e il pantalone aderente appena sotto il ginocchio, saltavano agli occhi. La donna prese la mano di Andrea con la decisione riservata alle cose sulle quali si pensa di poter contare e lui si lasciò imprigionare nella stretta di quelle dita calde e robuste. Le prime avvisaglie del fronte di aria nuova in procinto di subentrare infuse loro nuova energia, o forse fu la sensazione di abbandonare la vecchia pelle sulla soglia di una stanza usata per entrare scalzi in quella successiva. Eppure, dalle prime folate che attraversarono come spiriti il pomeriggio assolato di settembre, quell’aria sembrava troppo dura, difficile da respirare e dopo mezz’ora scarsa di cammino sentirono nostalgia del tepore viziato dell’appartamento. Il cane barcollava, esausto. La donna lo prese in braccio e lo portò per tutto il tragitto di ritorno. “Vuoi darlo a me?” le chiese Andrea. “No, così si abitua alla mia presenza.” “Buona idea.” Tanto buona che il cane le si addormentò addosso e non si svegliò nemmeno quando lo posò sul divano e gli stese addosso la sua coperta. Andrea guardò il proprio corpo, tutt’altro che tonico, nello specchio del bagno, e quello di Sam mentre si spogliava in camera, alle sue spalle. Gli sembrò tutto molto familiare, intimo, come se avessero già passato insieme innumerevoli altre serate come quella. Qualcosa era cambiato, ma se rimaneva circoscritto alle due stanze del suo appartamento, sentì di potercisi adattare facilmente. Si lavò i denti, sforzandosi di ignorare quel vago senso di inquietudine che non riusciva a razionalizzare, dopodichè si infilò con gioia sotto le coperte.
  6. @Alienik Ciao, faccio qualche piccola e personale osservazione: Bel nome. I tramonti, logicamente, sono un po' inflazionati. Bisognerebbe dimenticarseli, per un po' Preferirei un "nè di essere coinvolta nelle paturnie degli amanti". Parlando di paturnie, non è che debbano essere vissute necessariamente come un conflitto Quell'ormai mi pare un inciampo, in lettura, di cui farei a meno Suggestivo refuso refuso Questo dev'essere uno dei periodi troppo lunghi che ti sono già stati fatti notare. Troppe congiunzioni, in effetti. Qualche punto e risolto il problema. Meglio un punto, dopo Sabba refuso Toglierei "alla purga" per evitare la ripetizione con lo stesso termine nella frase precedente Ho trovato il racconto molto grazioso e accattivante. Ben scritto e documentato. Molto bene lo stacco dopo l'incontro con la strega e il non essersi dilungato in orrorifici e inutili particolari. Sobrio e elegante. Complimenti.
  7. Sordi - cinecittà - Ben Hur - Incassi - dindi - Avidità - magna magna - usurai - necessità - esigenza - libertà - fiaccola - olimpiadi CBIDAMUNELFOPTVGRS
  8. Ok. Grande scelta. Onore a Kathy Bates. Sempre lì tutti a osannare quella fighetta di Meryl Streep... Guarda mo' che chicca che metto su... Come Back to the Five and Dime, Jimmy Dean, Jimmy Dean (Jimmy Dean, Jimmy Dean) 1982, ottimo (ma non so fino a che punto film di questo genere possano essere comparabili ad altri, vabbè'...Tanto ormai giusto sognarceli, possiamo) nesso: attrice Kathy Bates
  9. So lonely
  10. Ciao Pat! Sordi - cinecittà - Ben Hur - Incassi - dindi - Avidità CBIDAMUNELFOPTVGRS
  11. @Sira Siretta, tieni le mani sul volante e non postare messaggi quando guidi
  12. spericolato - cascatore - buccia - indigesto - dieta - amido - mais - utilizzo - norme - effrazione - legge - far west - Oklahoma - petrolio - trasporti - viabilità - Grande Raccordo Anulare - Roma (capoccia) CBIDAMUNELFOPTVGRS
  13. spericolato - cascatore - buccia - indigesto - dieta - amido - mais - utilizzo - norme - effrazione - legge - far west - Oklahoma - petrolio CBIDAMUNELFOPTVGRS