Cristiano Roscini

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  1. Oggi ho firmato con loro. Mi hanno fatto una proposta, ne abbiamo discusso insieme e sono venuti incontro alle mie esigenze. Sono soddisfatto, ero molto tentato dall'autopubblicazione ma credo di aver deciso al meglio.
  2. Aggiungo il mio libro tra le opere cortesemente rifiutate... mi hanno risposto a un mese di distanza, l'invio era stato fatto via mail.
  3. Condivido quanto detto da Mattia, il racconto in sè è interessante ma è da ripulire. Mi sono preso la briga di spulciarlo un po', spero che le mie osservazioni possano esserti utili. Offersero? Sarà anche corretto grammaticalmente, ma suona malissimo. Avrei preferito "Offrirono". Manca la maiuscola. Come descrizione "maleodorante" non mi dice granchè, avrei usato un altro aggettivo. Qui non si capisce bene cosa si intende per "mio": cioè, probabilmente ti riferisci al dolore, ma non è spiegato bene. Avrei scritto "Senza rendermi conto che quella parodia di guerra rendeva il mio stesso dolore una parodia. Sei passato all'uso del presente: perchè? Manca l'accento su "la". Manca una virgola dopo "confortarci". Anche questo "passabilmente" non mi piace. A mio parere fai un uso eccessivo degli aggettivi, io lo toglierei. Rende più fluida la lettura. Nella prima parte del dialogo chiudi con un trattino. Dovresti farlo anche nella seconda, altrimenti non è ben chiaro quando il protagonista parla e quando no. In generale, il racconto in sè si fa leggere bene. Mi dai l'idea di essere un fan de "Il trono di spade", ma magari sbaglio. Ci sono alcune cose che non mi convincono, tipo l'uso della cavalleria in una guerra iper-tecnologica, anche se si parla di iene giganti e non dei classici cavalli. Per me la parte iniziale è ben scritta, aldilà di qualche piccolo refuso. E' il finale invece che mi lascia un po' confuso: ma alla fine, il protagonista è morto oppure no? Perchè prima dici E poi invece Ecco, qui mi sono un po' perso. In ogni caso, questo è una storia che può benissimo essere ampliata, fino a farla diventare qualcosa in più d'un racconto breve. Il materiale c'è.
  4. @Doria Anzitutto ti ringrazio per l'interessantissima analisi. Ciò che hai scritto mi trova completamente d'accordo, soprattutto quando parli della debolezza della parte in cui l'uomo ricorda la sua vita: è proprio lì che volevo apportare qualche modifica importante. Nella parte finale l'uccellino che riprende il volo e le rane che tornano a gracidare volevano, nelle mie intenzioni, fare da contraltare al suicidio dell'agricoltore: la vita che finisce, la vita che continua. Era questo l'intento originario. L'uso del corsivo infine, lo hai inquadrato con esattezza: è una cosa che faccio spesso quando scrivo, lo uso per separare le diverse situazioni temporali. Ho scritto diversi racconti più recenti, sicuramente ne posterò altri. Sto anche per pubblicare un libro, che appena pronto pubblicizzerò negli spazi del forum dedicati. Grazie di nuovo, buona serata.
  5. Questo racconto lo scrissi dieci anni fa ed è sempre rimasto nel cassetto. Ve lo ripropongo così com'è, ho provato ad aggiustarlo un po' ma alla fine mi sono reso conto che l'avrei stravolto troppo.
  6. Una fiera luna piena d’una notte di primavera. Le stelle brillano in cielo come tante lucciole in una campagna sterminata, mentre un filo di vento solca l’aperta distesa di campi, baciando la pelle ruvida di un agricoltore disteso sulla sdraia della veranda di casa sua. L’uomo con gli occhi chiusi sembra spaventosamente vecchio, il corpo provato dall’ineluttabilità degli anni giace accasciato sopra la vecchia compagna di tante notti di solitudine. La mano sinistra poggia delicatamente le punte delle dita sopra una piccola damigiana posata a terra, piena a metà di quel buon vino casalingo che soltanto chi produce riesce ad apprezzare fino in fondo. Sopra di lui una lampadina in affanno emana un fioco pallore, che attrae tuttavia intorno a sé migliaia di insetti danzanti. Stormi di pipistrelli fanno la guardia alla casa dall’alto, i grilli cantano negli spazi immensi. L’uomo non sta dormendo; i suoi occhi chiusi nascondono allo sguardo freddo della luna i ricordi di una vita lunghissima. Quante serate ha passato su quella veranda, di fronte a quell’incredibile silenzio interrotto solo dalla natura! E quante volte ha rivisto con gli occhi della memoria i fotogrammi della sua tormentata esistenza! Ma non si è mai più permesso di piangere, nossignore. Perché c’era stato un tempo in cui anche le lacrime erano diventate un lusso: troppe ne erano state versate perché potesse farlo di nuovo senza farsi scoppiare il cuore. Troppe. C’erano stati lunghi periodi nei quali vi si era abbandonato senza moderazione, giorni in cui aveva visto pericolosamente da vicino il baratro e ogni volta ne era uscito appena in tempo. Per questo aveva deciso di non piangere più. Mai più. O almeno, così era stato finora. In questa ammiccante serata primaverile invece, una lacrima inizia a solcare lentamente le profonde rughe stampate sul volto dell’agricoltore, facendosi largo tra gli innevati peli della barba. Poco dopo un’altra lacrima inizia il suo lento percorso dall’altra parte del viso. Ora l’anziano agricoltore ricorda tutto. La donna dai lunghi capelli color granturco era stata sua moglie per circa vent’anni, un tempo lungo come un batter di ciglia per un uomo che ha ormai quasi raggiunto il secolo di vita. Il volto di lei impresso nella memoria del vecchio è quello del giorno in cui si erano sposati, quando i suoi occhietti maliziosi brillavano di luce propria e il sorriso più bello che esista al mondo le illuminava il volto. L’abito bianco che indossava quel giorno pennellava il suo piccolo e aggraziato corpo come neanche il più bravo dei pittori avrebbe potuto dipingere. Bellissima. Ed era stata anche la moglie migliore che un uomo potesse avere, piena di premure nei confronti della casa e del marito. Da lei ebbe tre piccoli capolavori, due maschi e una femmina: fu il periodo felice di tutta la sua vita. Poi le cose cambiarono. Venne la guerra, e una bomba caduta dal cielo piombò sopra la scuola che frequentavano i loro bambini, uccidendo il più piccolo. Qualche mese più tardi fu la figlia ad andarsene improvvisamente, colpita da una pallottola vagante durante un rastrellamento. La fortezza di affetti che l'uomo aveva eretto attorno a sé e ai suoi familiari si stava sgretolando rapidamente, lasciandolo impotente come davanti a un terremoto di inaudita violenza. Riprendersi da quel doppio schiaffo che il destino aveva rifilato loro non fu un’impresa facile per nessuno dei tre familiari superstiti, e se ci riuscirono – ricorda ora – fu solo grazie all’amore reciproco che li tenne uniti in quei drammatici giorni. Un gufo volteggia rapidamente di fronte alla veranda con un frenetico batter d’ali; lo stagno in fondo alla vallata è animato dal monotono gracidare di centinaia di rane, il cui canto si disperde nell’aria e sale in cielo ordinato come una preghiera. L’uomo si porta stancamente il collo della damigiana alla bocca e il vino che ne sgorga gli riscalda l’anima. Torna poi a posare la bottiglia a terra, quindi emette un sospiro profondo, interminabile, il sospiro di un uomo che ha vissuto le guerre di un mondo ancora lontano dal vedere le luci dell’alba. Nella sua testa rimbalzano domande che non hanno mai conosciuto risposte. Si trova a chiedersi con una certa curiosità se riuscirà ad averne qualcuna una volta morto: in tal caso, forse sarebbe meglio cominciare a preparare un elenco. Ma ciò che più desidera in assoluto dalla morte è la possibilità di riabbracciare i suoi cari, che è certo lo stiano aspettando seduti su una nuvola, accanto agli angeli. Ha tanta voglia di rivedere gli occhi severi ma pieni d’amore dei suoi genitori, i volti sorridenti ed eternamente felici dei figli. E soprattutto, freme dalla voglia di rivedere lei, cinquant’anni dopo. Sua moglie emise il suo ultimo respiro in una fredda mattina di novembre, con la mano del marito stretta alla sua fino all’ultimo istante. Il male che l’aveva posseduta aveva devastato il suo corpo con la rapidità e il cinismo di uno sciacallo, senza che nessuno riuscisse ad aiutarla. La morte della donna segnò il definitivo declino della famiglia: due anni più tardi, l’unico figlio rimasto decise di arruolarsi volontario nell’esercito e salutò il padre nel freddo di una stazione ferroviaria, gli occhi giovani ma già troppo pieni di strazio, con in spalla uno zaino pesantissimo e un buffo berretto in testa che lo faceva sembrare uno scolaretto. Si sarebbero rivisti soltanto una volta ancora, durante le feste di Natale di quello stesso anno, per accorgersi che tra di loro si era creato un muro di inspiegabile silenzio, invisibile ma troppo pesante da sostenere: dopodiché, il ragazzo scomparve per sempre inghiottito da qualche remota regione asiatica, luogo in cui forse avrebbe trovato la maniera di liberarsi dai fantasmi del suo passato. Quello stesso giorno, per uno strano scherzo del destino, l’uomo concluse l’acquisto di una sperduta fattoria di campagna, a coronamento del sogno che aveva avuto sin dal giorno in cui si era sposato. Epoca in cui comunque non avrebbe mai immaginato di doverci invecchiare da solo. Un altro intenso sospiro. L’anziano agricoltore apre lentamente gli occhi, poi con la mano destra si sfila dalla tasca dei pantaloni un vecchio fazzoletto ricamato, dono di sua moglie in un compleanno di un milione di anni fa. Si asciuga le lacrime che faticano a smettere di scendere, quindi rimette ordinatamente in tasca il fazzoletto. Un passerotto plana sulla ringhiera innanzi a lui, annunciando con il suo melodico cinguettio che un nuovo giorno è prossimo a venire. L’uomo rivolge lentamente lo sguardo verso est e a conferma di ciò nota che una luce primordiale comincia ad accendere le tenebre laddove il cielo bacia la terra. -“Se così ha da essere, così sia”- proclama con un filo di voce e con gli occhi rivolti ora all’unico spettatore presente. Il braccio destro scompare sotto la sdraia e quando riappare, impercettibilmente tremolante, la sua mano impugna un fucile. Si sistema l’arma dritta davanti a sé, con la canna rivolta verso l’alto, poi inizia ad inclinarla in direzione della faccia. –“Vado a raggiungerli”- dice al passero che lo fissa incuriosito. Apre la bocca, preme il grilletto e scende di nuovo la notte. Un colpo violento e improvviso squarcia la serenità della valle. Le rane interrompono il loro monologo e tutto intorno pare fermarsi per qualche istante. Un piccolo passerotto, inconsapevole testimone di un suicidio, rotola rovinosamente a terra spinto dallo spavento. Ancora stordito dallo sparo, tenta di riprendere immediatamente il volo ma le ali sembrano rigide come fossero di legno e il tentativo fallisce miseramente. Dopo qualche secondo prova di nuovo e stavolta, dopo una partenza ondeggiante, riesce nell’intento. Si libra leggero nell’aria, mentre le rane riprendono timidamente la loro litania e man mano che la mente si libera dallo shock avverte un brontolio salire dallo stomaco. Il sole comincia a fare capolino ed è arrivata l’ora di fare colazione.
  7. Racconto breve dal sapore mitologico, che presuppone necessariamente una seconda parte. Così com'è, a mio parere è più adatto alla sezione "Frammenti". L'uso dei puntini di sospensione a volte lascia troppo sospese le frasi, in almeno un paio di casi li eliminerei. Ecco, in questi due casi mi sembrano eccessivi. Qui invece non mi piace il "pure", lo toglierei proprio. Aspetto il seguito.
  8. Vorrei spezzare una lancia a favore di questo editore, che oggi ho avuto occasione di conoscere di persona. Mi è sembrata una persona assolutamente corretta, che ha risposto a tutte le mie domande sul contratto che mi hanno proposto senza troppi voli pindarici. È senz'altro un EAP, sebbene pubblichino gratuitamente i vincitori dei loro concorsi; la proposta che mi hanno fatto non è molto diversa da quelle che ho letto precedentemente. Non avendo pregiudizi di alcun genere sull'EAP, non ho scartato a priori la loro offerta, riservandomi tuttavia la facoltà di confrontarla con eventuali altre proposte.
  9. Ammetto di essere alle prime armi in fatto di pubblicazioni e quindi piuttosto ignorante in materia. Però mi domando: se una CE non distribuisce libri nelle librerie, gli stessi non sono neppure ordinabili e non viene fatta alcun tipo di promozione da parte loro, che differenza con l'auto-pubblicazione oltre al fatto che, in questo secondo caso, guadagni di più perchè non devi dare percentuali a nessuno?
  10. Racconto nonsense, leggero, che si legge tutto d'un fiato. Non dice niente, ma un racconto non deve per forza dire qualcosa, è già tanto se riesce a farsi leggere fino in fondo. Questo c'è riuscito.
  11. Quindi un centinaio di pagine word, se non vado errato. Mi risulta difficile pensare che l'abbiano letto in tre giorni.
  12. 3 giorni dall'invio del manoscritto? O era di 10 pagine o non l'hanno manco aperto, a naso.
  13. Io tra i vari racconti che ho scritto ne ho uno sul genere fantasy-horror che mi piacerebbe far valutare, però è molto più breve di quello che hai richiesto, sulle 4600 parole. Se può interessare, lo invio.
  14. Sulla scia delle vostre recensioni positive sabato ho inviato anch'io il mio romanzo presso questa casa editrice (assieme ad altre). Oggi mi hanno mandato una mail dicendo che hanno ricevuto l'opera e che quanto prima mi faranno avere una risposta. Mi hanno inoltre chiesto come penso di pubblicizzare l'opera e se sono disposto a partecipare a eventi di presentazione. Che dire, speriamo bene. La prima impressione è buona.
  15. Non è il mio genere preferito, però è un racconto ben scritto. Mi piace molto la scelta del titolo, incuriosisce.