attila

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  1. La storia, così come la conosciamo, è una totale mistificazione. Nella necropoli di Giza, sotto una zampa della Sfinge, il professor Surian ne ha finalmente trovato le prove: quello che aveva sostenuto per anni, e che gli era costato l’allontanamento dal mondo accademico e dalla famiglia, è reale. La nascita dell’uomo, il corso degli eventi, tutto deve essere riconcepito e riscritto. Tra le mani ha informazioni potenti e pericolose, sa che in molti tenteranno di metterlo a tacere. Così, nonostante il loro rapporto si sia spento da anni, Anton Surian decide di inviare tutto il materiale a sua figlia, sapendo che il suo destino ormai è segnato. Julia, sulle tracce di quelle informazioni, inizierà un lungo viaggio alla scoperta di se stessa, di suo padre, ma soprattutto della verità sull’uomo e la sua creazione, sulle forze che manipolano la storia umana, e su quello che sta per succedere: i nostri progenitori stanno tornando.
  2. Lord William è un mistero: di età indefinibile, è un uomo curioso e passionale, ma schivo e riservato. Raffinato ed elegante, colto e intelligente, soprattutto carismatico. E ricco, indicibilmente ricco. Quando Milord entra nella vita di Julia lo fa in punta di piedi, quasi per caso, e il suo fascino la conquista. Ma la verità è molto più complessa di una semplice coincidenza: Lord William nasconde intenti segreti, storie lunghe secoli di manipolazione e potere e un grande amore passato, tanto forte quanto prematuramente finito. Senza rendersene conto le vite di Julia e Jonathan si intrecciano a quella di Milord, camaleonte contemporaneo che sa sparire senza lasciare traccia per poi ricominciare con nuove identità all’altro capo del mondo. Un uomo capace di abbandonare tutto, mutare se stesso e la sua vita, per mantenere salde le redini di un impero i cui confini travalicano le nostre conoscenze. In un lungo viaggio, che va da patinate mostre contemporanee a villaggi sperduti nella foresta amazzonica, Julia e Jonathan andranno alla ricerca della verità su un uomo che sembra essere la chiave di tutto, persino del destino dell’umanità. E nel farlo, scopriranno che il nostro mondo è molto più grande di quanto abbiamo imparato a conoscere.
  3. Ho seguito con interesse questa chat perchè ho un testo in valutazione presso la WLA. Mi pare di aver capito che le posizioni sono chiare e distinte e dipendono in parte dall'esito della valutazione ricevuta: chi ha ricevuto una valutazione positiva tende a parlare bene dell'Agenzia, chi l'ha ricevuta negativa invece ha qualche riserva a farlo; credo che sia normale, tutto sommato: ci sono giudizi oggettivi ed altri soggettivi, i primi sono fondamentali, i secondi deleteri perchè rischiano di fare più danni di quanti non ne risolvano. Ed è questo il vero rischio delle schede di lettura, la soggettività del giudizio. In un ambito serio e professsionale questo rischio non ci sarebbe, perchè io posso anche leggere una storia smielatamente romantica, genere che personalmente aborro, ma devo comunque essere in grado di capire se quella storia (per me orribile) ha potenzialità, quanto meno commerciali; invese a volte non succede, ci si lascia condizionare dal giudizio personale. Direte, bella premessa per l'invio di un testo a un'Agenzia! Sono un po' scettico lo ammetto, questione di esperienze pregresse; però, dal momento che non psso farne a meno, altrimenti non potrei mai arrivare a certi editori, sospendo il giudizio e spero per il meglio. Nel caso in questione, quello di NIP, anche io come Christopher credo che un po' di chiarezza in più da parte dell'Agenzia non avrebbe guastato. Inutile indorare la pillola in certi casi, inoltre non vedo perchè uno dovrebbe saper leggere tra le righe: ti pago per avere un parere professionale non per interpretarlo. Quando avrò ricebuto la scheda vi farò avere anche la mia testimonianza, sempre che la cosa interessi. Sperando che sia positiva. La valutazione, intendo.
  4. Rispondo in ritardo, scusandomi, ad @Acqua2015 e agli altri: Quando invii a libromania un romanzo in valutazione, fuori dal concorso Autogrill, non cedi niente, ci mancherebbe. Poi, se accettano di pubblicarlo ti propongono un contratto più o meno standard, che prevede appunto la pubblicazione in esclusiva dell'ebook per 20 anni (ameno che non sia cambiato qualcosa nel frattempo, io parlo di due anni fa), con l'opzione per un anno del cartaceo: significa che per un anno non puoi proporre il cartaceo a un altro editore. Se scaduta l'opzione decidono di non pubblicare più il cartaceo (in pratica l'ebook fa da cavia) i diritti del cartaceo restano tuoi. Ma a quel punto che ci fai? Come scrivevo, puoi giusto autopubblicarti. @MarcoPioggia Sono felice che a te sia andata bene, congratulazioni, però essendo stato segnalato al Concorso è indubbio che hai ricevuto maggior visibilità; poi dipende dal testo e da tanti altri fattori, chiaramente. Il discorso è sempre soggettivo. Resta il fatto che il libro che ho autopubblicato su Amazon (di altro genere rispetto a quello di libromania, a onor del vero) ha venduto molto ma molto di più, questo perché mi sono impegnato a promuoverlo, e forse anche perché più commerciale, chissà! Tuttavia, sta a dimostrare che il peso della promozione è quasi tutto sulle tue spalle, o forse fanno promozione adeguata solo ai libri in cui credono veramente per questioni letterarie o commerciali: ma allora perché pubblicare a random? Dopo che ti hanno anche costretto a rivedere il romanzo secondo i loro desideri, tra l'altro. Tieni conto che adesso sto cercando un editore per il libro autopubblicato e non ho pensato minimamente di rivolgermi a loro, tanto meno di partecipare al Concorso Autogrill. Non vorrei fare terrorismo, però preferisco procedere con cautela, anche da un punto di vista legale (aspetto da noi autori italiani fin troppo trascurato, a parer mio). Prima, per la smania di pubblicare avrei sottoscritto qualsiasi contratto capestro, oggi non più. A volte è meglio fare da soli (tranne in certi casi. Lol!). Un saluto
  5. @ElleryQ Grazie, molto esaustivo. Ad ogni modo il problema al momento non si pone, era tanto per sapere (spero che non mi tirerai qualche moccolo!). E poi se non ricordo male si trattava di un'opzione e non di una prelazione. Dovrò andarmelo a riguardare. Buona serata.
  6. @ElleryQ Dunque, riposto qui. Il mio dubbio riguardava la cessione dei diritti di trasposizione cinematografica, televisiva, teatrale, riadofonica ecc, ma in un caso particolare, cioè nel caso in cui un autore abbia ceduto i diritti di esclusiva di un'opera solo per la pubblicazione in ebook (è il mio caso). In questa particolare fattispecie, se un produttore volesse adattare la mia opera per una riduzione di qualsiasi tipo, da chi li dovrebbe acquistare i diritti? Dall'editore dell'ebook o dal sottoscritto? La faccio ancora più difficile. Mettiamo che dopo aver ceduto i diritti dell'ebook a un editore, sono così fortunato da cedere i diritti del cartaceo a un altro editore (perché il primo non vuole saperne) il povero produttore da chi acquisisce i diritti? Dall'editore dell'ebook o da quello del cartaceo? O fifty-fifty? Capisci che è un po' anomala come situazione. Non solo, ma esiste anche una terza casistica. Cioè, se io decido di atupubblicarmi il libro, a quel punto il povero produttore (sempre che nel frattmepo non mi abbia mandato dove merito) a chi si rivolge, a me o all'editore dell'ebook? Come si farebbe in questo caso a stabilire che il produttore debba acquistare i diritti da tizio o da caio se un po' sono di un editore e un po' di un altro? O addirittura un po' di un editore e un po' dell'autore? In poche parole, rinunciando ad acqusire i diritti di un'opera nella sua interezza (ebook e cartaceo) si ha comunque il diritto legale di arrogarsene tutti i benefici? Un bel pasticcio, indubbiamente! Infine, due parole sul diritto di prelazione. Nel mio contratto c'era anche questa ipotesi. L'editore chiedeva l'esclusiva di un anno (anzi, non la chiedeva, l'imponeva) per pubblicare eventualmente il libro anche in cartaceo, cosa che non è mai avvenuta. E intanto io per un anno non ho potuto proporre il libro a nessun altro editore ( va be' che avendo già ceduto i diritti dell'ebook, nessun editore sano di mente avrebbe acquistato solo quelli del cartaceo).
  7. @ElleryQ Ok, grazie darò un'occhiata
  8. In bocca al lupo, Pennywise.
  9. Concordo dfense, tornassi indietro non gli cederei i diritti per il solo ebook, senza garanzia del cartaceo. La speranza era di poter pubblicare con la casa madre NC, ma così non è stato, e me la sono presa in quel posto. Tra l'altro ho una criosità, chissà se qualcuno saprà rispondermi: facciamo un'ipotesi scolastica, mettiamo che un produttore qualsiasi voglia acquisire i diritti del libro per una trasposiziioe cine/tele/radio/teatrale, a chi dovrebbe chiederli all'editore dell'ebook o all'autore? Questione interessante. Per quanto riguarda il concorso a cui ti riferisci, credo sia un buon progetto, ma con una "sola" nascosta tra le pieghe: il primo premio va bene, perché prevede una pubblicazione cartcea con distribuzione nei punti vendita autogrill, e non credo sia male. Ma poi, se non ho letto male, prevede anche una decina di pubblicazioni nel solo formato digitale, e qui torniamo alla questione di partenza. Il brutto è che una volta iscritto al concorso non ti puoi più tirare indietro, cioè non puoi dire "Ok, l'ebook non mi interessa, speravo di arrivare primo", a quel punto sei costretto ad accetfare il contratto capestro. Infatti io, pur avendo un paio di romanzi pronti, mi guardo bene dal parteciparvi (a parte che se leggono il mio nome mi mettono all'indice), così come altro iipo IoScrittore, che prevedeono lo stesso trappolone. Non facciamoci prendere dalla smania dia prtecipare a un concorso più o meno invitante o di pubblicare a tutti i costi, ragioniamoci.
  10. Io sono un loro autore, o meglio di Libromania (joint venture tra De Agostini e Newton Compton). Ho pubblicato un ebook con loro. Sinceramente mi sono trovato male (discorso soggettivo, ovviamente), non fanno la minima promozione, è tutto sulle tue spalle, loro ci mettono solo il nome. Mi sono trovato così male al punto che aveano accettato di pubblicarmi un secondo romanzo (anche se per questioni formali lo avevano rifiutato, ma mi avevano scritto di ripresentarlo dopo qualche mese che lo avrebbero pubblicato; evidentemente non potevano pubblicare due titoli dello stesso autore contemporaneamente). Il problema degli ebook (e non vale solo per loro) è che se poi non diventano cartacei, come nel mio caso, ti rimane il cerino in mano: loro hanno i diritti dell'ebook per 20 anni! mentre i diritti del cartaceo restano dell'autore è vero, ma che ci fa? Quale editore accetta di pubblicare un libro cartaceo se poi i diritti del digitale li ha un altro editore? A quel punto l'autore più giusto autopubblicarsi. Anche l'editing che hanno fatto al libro, scarsino. Non solo, calcolano anche un forfait per la realizzazione dell'ebook, nel mio caso 350€, che reupereranno dalla percentaule spettante all'autore per le vendite dell'ebook. Inutile dire che sono ancora sotto. Non mi chiederanno di rimborsargli la differenza (questo è specificato nel contratto, i soldi sono a perdere) però è evidente che non vedrò mai il becco di un quattrino. Talmente la delusione di questa mia prima vera pubblicazione (per lo meno di un romanzo), che ho completamente abbandonato la mia creatura, che invece a mio avviso non è accia. Spero di riuscire a farmi conoscere con altri lavori, e recuperare il "basterdello". Difficilmente pubblicherò ancora con loro (immagino che la stima sia reiproca).
  11. Salve, aggiungo la mia esperienza con Delos Digital. Ho pubblicato un ebook (niente titolo, se no è pubblicità; o no?) con loro, collana Sherlockiana, e dovrebbero pubblicarmene altri due. In passato i tre apocrifi erano stati pubblicati nelle loro antologie su Sherlock Holmes, e nel "tomo" di Sherlock Holmes in Italia" (sto parlando dei cartacei). Quest'ultimo è stato appena ripubblicato nella collana Giall Mondadori dedicata al detective londinese. Che devo dire? Io mi sono trovato bene, con l'ebook sono riuscito addirittura a mettermi in tasca qualche soldino (considerato quanto poco vendono gli ebook in Italia), e poi mi hanno fatto esordire, non posso che ringraziarli. Alla fine ho un titolo pubblicato da Mondadori, anche se in antologia. Ho contatti solo con Pachì, persona squisita. Io li consiglio, poi è chiaro che dipende dal titpo e dal livello dell'opera che si propone. Ah, dimenticavo, non chiedono assolutamente contributi. Vi pare poco!
  12. Grazie per l'accoglienza, Buona Domenica.
  13. Il racconto è suggestivo, ma anche secondo me un po' prevedibile; poi è ovvio che nessuno si aspetta un colpo di scena da un racconto sofferto come questo, però un leggero spiazzamento ci starebbe bene: forse anziché lascialro "aperto", alla libera interpretazione del lettore, dovresti suggerire tu una conclusione: e se lei fosse veramente un fantasma? O se lui l'avesse uccisa davvero? Dico tanto per dire. Per come l'hai impostato, con quelle domande in corsivo (molto interessante, devo ammettere) sembra quasi un test piscologico, e forse per questo punterei sulla "follia" del protagonista. Magari sta sul lettino dello psicanalista! Lol! Comunque se lavori un po' sui dettagli, come ha suggerito qualcuno, ne viene fuori un buon racconto. L'aspetto piscologico è decisamente la parte migliore. E ricorda, a dare consigli siamo bravi tutti! Accettali solo se ti convincono veramente, o se pensi che possano migliorare il tuo lavoro. Ciao.
  14. Un Maestro Zen durante una lezione pose ai suoi quattro discepoli il seguente problema: <<Se pesaste i vostri zaini, con i libri, le penne, i quaderni e tutto quello che c’è dentro, all’inizio e al termine della lezione, cioè prima e dopo aver preso appunti fino a riempire tutti i quaderni e consumare tutte le penne, secondo voi gli zaini peserebbero di più o di meno?>> Al termine del tempo loro assegnato, il Maestro chiese ai discepoli di rispondere al quesito che aveva loro posto. Il primo discepolo rispose che gli zaini peserebbero allo stesso modo, giacché l’inchiostro delle penne si trasferirebbe sulle pagine dei quaderni, e il peso dello zaino rimarrebbe invariato. Il secondo, invece, disse che peserebbero di più, poiché la carta impregnata d’inchiostro si seccherebbe tramite un complicato processo chimico, di cui spiegò la formula, che porterebbe i fogli di carta a pesare di più, e di conseguenza anche lo zaino. Il terzo disse esattamente il contrario, e cioè che lo stesso processo chimico che aveva appena illustrato il suo condiscepolo, farebbe in modo che i fogli di carta pesino né più né meno che all’inizio, da cui però andrebbe sottratto il peso dell’inchiostro consumato, del quale le penne si svuoterebbero. Toccava ora all’ultimo discepolo, Satoshi (che significa Saggio), dare la propria risposta. Il Maestro gli chiese di proporre la sua soluzione al problema. Satoshi non fece nessun calcolo, e non diede nessuna spiegazione chimica al quesito, ma disse semplicemente: <<Io credo che la soluzione sia un’altra, Maestro. Io credo che il peso dello zaino dipenda dal peso che si dà alla cultura. Se per qualcuno di noi apprendere è un peso, allora il peso dello zaino sarà assai maggiore al termine della lezione che non all’inizio; se invece apprendere gli è indifferente, il peso sarà il medesimo tanto all’inizio quanto alla fine; ma se, come è per me, Maestro, l’apprendere non è compito gravoso, ma anzi arricchimento dello spirito tramite la conoscenza che porta alla saggezza, allora il peso dello zaino sarà infinitamente minore alla fine della lezione che non all’inizio; e sarà come non sentirlo.>> <<Dunque qual è la tua risposta?>> gli chiese il Maestro. Satoshi rispose: <<Apprendere non mi è di nessun peso, Maestro. Dunque per me pesare o non pesare lo zaino è un falso problema: non è lo zaino a pesare, ma la nostra ignoranza.>> Il Maestro si rallegrò con lui per aver dato la risposta corretta al problema che aveva loro posto, e da quel giorno lo nominò suo discepolo prediletto, e lo instradò sulla via della conoscenza che porta alla saggezza.
  15. – I – Missione Comboniana di Socotà, Abissinia, maggio 1938 Il dottor Fumagalli, un brianzolo taciturno e incline al pessimismo, responsabile dell’ambulatorio della missione, mi diede del pazzo per aver affrontato il viaggio in simili condizioni: avevo rischiato la cecità. Secondo lui la suppurazione agli occhi era dovuta all’uso eccessivo di chinino. Mi disse che appena possibile sarei stato trasferito a Makallè o Addis Abeba, dove mi avrebbero prestato cure più adeguate. Ero in viaggio da Axum a Lalibela, inviato dal mio giornale, La Nuova Eritrea, ad indagare sui misteri dell’Arca dell’Alleanza che si riteneva custodita in una delle chiese ipogee della “Gerusalemme d’Etiopia”. Non scrissi mai quell’articolo. Rimasi alla missione tre giorni. Tutto il tempo disteso a letto con gli occhi bendati, senza mai poterli aprire. Un traballante ventilatore a pale ronzava appeso al soffitto ed era l’unico rumore che proveniva dal villaggio, oltre ai colpi di tosse e agli scatacchi dei miei compagni di degenza, tutti abissini. Calcolavo lo scorrere del tempo ascoltando i rintocchi della campana della missione. Accanto a me c’erano alcuni lungodegenti, di cui un paio con gli arti inferiori amputati, ammirevoli per la rassegnazione con la quale accettavano la propria sorte. Potevo solo fumare e ascoltare musica. C’era un fonografo nella stanza adiacente. In seguito scoprii che era lo studio medico. Il repertorio lasciava a desiderare: marcette militari, canzoni popolari e l’aria di qualche opera lirica come l’Aida, che gli altri gradivano come lo stridere del gesso sulla lavagna. Quando non ne potevo più delle marcette mi alzavo e, brancolando, entravo nell’ufficio del dottore per cambiare disco. Mi ritrovai a suonare Faccetta nera. La conoscevano tutti. Quando la canzone terminò mi chiesero il bis. Nessuno di loro aveva il coraggio di entrare nello studio medico. Dopo qualche secondo la musica cessò bruscamente. “Chi l’ha autorizzata?” Mi rimproverò il dottor Fumagalli. “Quello è il mio fonografo personale.” “Mi scusi, credevo che...” “Non mi sembra il caso di eccitare gli animi,” bofonchiò. “Per un po’ di musica!... io credo invece che li rassereni. Guardi come sono tutti euforici. Ho fatto qualcosa di messianico, ho ridato la voce ai muti, anche se ancora non riesco a restituire la vista ai ciechi.” Il dottore, tutto di un pezzo, non apprezzava il mio umorismo. Non so perché fossi di così buon umore, a pensarci bene, ma tendevo a prendere le cose alla leggera. Ero nel fiore degli anni, non ci pensavo nemmeno a restare cieco. “Vuole metterci nei guai?” riprese a lagnarsi il Fumagalli. “Non lo sa che è proibito suonare Faccetta nera? Non attiri l’attenzione, o li avremo tutti intorno. La musica li attrae come il piffero di Hamelin.” Di che piffero stava parlando? Degli informatori del Sim? O dei ratti? Che i ratti africani fossero melomani era una novità. Quella sì che era una notizia! Avrei dovuto telegrafarla immediatamente a quella gran testa di Stazzi (Minugi) del mio direttore. “Non mi risulta che ci siano distaccamenti militari alla missione, dottore,” dissi annaspando verso il letto. Vedendomi brancolare si impietosì. “Parlerò con il falegname della missione che le costruirà un bastone per deambulare, per un po’ dovrà abituarcisi.” “Non vedo l’ora!” Niente, imperturbabile! Se avessi fatto il gesto di guardare l’orologio forse avrebbe afferrato. Subito riprese a lagnarsi. “Il paese è pieno di delatori, se lo vuol sapere.” “Davvero!... non le sembra di esagerare? L’Abissinia è grande tre volte l’Italia. Vorrebbe farmi credere che c’è un delatore a ogni crocicchio?” “Socotà ha 18.000 abitanti, altro che crocicchio. Ora cerchi di riposare.” “Non faccio altro.” “E allora cerchi di stare zitto.” Uscì sbattendo la porta.