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Silvano Brancusi

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Su Silvano Brancusi

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    Silvano Brancusi
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    Roma
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    Teatro. Letteratura. Musica.

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  1. io, tu o Ernest Hemingway 1

    Io, tu o Ernest Hemingway 1 “È inutile. Tu scodinzoli troppo figliolo, ti ci vogliono ancora un bel po' di anni prima di raggiungere la maturità sessuale. Vedrai verso i quaranta!” “Balle!” “Se ci fosse una donna, qui adesso, con chi pensi che preferirebbe venire a letto? Con me, figliolo, con me. E lo sai perché?” “Perché?” “Perché le donne lo sanno, lo sentono.” “Che cosa sentono?” “Che tu hai F R E T T A !” Diavolo, quel fagiolo al bar sulla spiaggia di Ostia aveva ragione. Ora che stavo sdraiato sopra il letto dell'ospedale di Avignone, chissà perché, le capivo quelle parole. Avevo capito che stavo per morire quando Louise, l'infermiera, era entrata in camera insieme a tutte le sue gambe nere e i suoi riccioli caraibici. Dalla Guadalupe che veniva la bella Louise; era nella mia stanza e armeggiava con i fili delle flebo, si chinava di qua e di là intorno al mio letto, raccoglieva, sistemava, spingeva un tavolo, avvicinava una sedia e io, in tutto quel can-can di gambe esotiche, guardavo fuori dalla finestra il cielo immobile, coperto di nuvole bianche. Adesso le capivo le parole del fagiolo. Avevo avuto troppa fretta. Avevo passato tutta la vita ad avere fretta, a correre; non mi ero mai fermato un attimo a ragionare sul porco mondo. No, dovevo sbrigarmi ad andare di qua o di là, prima della fine della fiera, anche se in fondo, di tutta questa storia, non ci avevo capito un bel niente. Ecco cosa fanno quelli come me, che non capiscono che diavolo ci stanno a fare qui nel canestro: chiudono gli occhi e corrono. Dunque anche questa volta, a quanto pare, avevo avuto troppa fretta: non avevo masticato abbastanza prima di ingoiare, perciò quella spina di pesce si era infilata nella mia gola. Che cosa ci stesse a fare poi una spina di pesce in un tajine di agnello, beh è proprio come cercare di capire da che parte gira il mondo; non c'è storia, non lo saprai mai. Quello che è certo però, è che la spina del dannato pesce ci era quasi riuscita a farmi fuori, e quando mi ero presentato all'ospedale tre giorni dopo quel pasto infelice, la signora con gli occhiali all'ingresso del pronto soccorso mi aveva dato un'aspirina e mi aveva liquidato dicendo che avevo solo qualche linea di febbre. Non ne voleva sapere di farmi entrare, diceva che avevo solo bevuto troppo e fatto troppe gozzoviglie la sera, che una buona dormita mi avrebbe rimesso a posto, e che il pronto soccorso era un posto serio dove prendevano in esame solo casi seri. Dunque, visto che mi avevano rifiutato al pronto soccorso perché il mio non era un caso “serio”, la signora con gli occhiali mi aveva spedito in un ambulatorio medico perduto nelle lande desolate vicino all’ospedale. Il calore di quella mattina mi sembrava infernale, il sole era insopportabile e ogni volta che mandavo giù saliva, era come inghiottire delle pietre. Lì all'ambulatorio un’altra donna con gli occhiali mi chiese un anticipo di cinquanta euro. “Non ho soldi, ho una carta.” che le dicevo. “Non accettiamo carte. Torni al pronto soccorso.” Tornai al pronto soccorso e aspettai. Stavo morendo. “Ah! È tornato alla fine, lei è proprio testardo eh? Sa, io ho sessant’anni, sono trentuno che lavoro qui e non ho mai mancato un giorno, l’unica volta che mi hanno ricoverata è stato per far partorire mia figlia quando avevo ventinove anni.” così che mi disse la signora con gli occhiali, quando un paio di ore dopo mi incontrò di nuovo nella sala d'aspetto. Se avessi avuto una pistola, le avrei sparato. Era metà luglio, nel pieno del festival di teatro d'Avignone, ero sceso giù da Parigi per recitare in due spettacoli, uno nel Festival In e uno nel Festival Off, ed ero molto fiero per questo. Potevo così pavoneggiarmi con gli uni e con gli altri; a quelli del In avrei detto: “Ma che ne sapete voi che state qui a fare il teatro comodo degli intellettuali borghesi!” e a quelli dell'Off : “Ma andiamo, questo è il teatro della parrocchia!” Invece quella spina mi aveva bucato la gola. Addio festival, addio teatro. Facevano 37 gradi fuori, e 41 gradi dentro di me. Stavo morendo. Basta poco, cosa credete, a volte basta proprio poco per uccidere un uomo: una stupida spina, o una stupida signora con gli occhiali. E non gliene frega niente alla spina, alla signora, non gliene frega niente a nessuno che tu ti chiami Silvano Brancusi o Peter Frame o Ernest Hemingway. Pronti, morti, via! È un attimo amici, e siete fuori dal gioco. “Signorina Louise...” le parole mi si spezzarono in bocca. Era difficile parlare, non mangiavo e non bevevo da tre giorni, solo flebo per colazione, pranzo e cena. Ogni tanto Louise passava con un fazzoletto bagnato con il quale aveva premurosamente avvolto qualche cubetto di ghiaccio. Me lo passava sulle labbra e sulla lingua per evitare che si spaccasse tutto là dentro. Non ci avevo mai pensato prima a quanto era buona l'acqua, più di qualsiasi altra cosa; birra, vino, champagne, beveteveli voi, a me datemi una goccia d'acqua, una sola, e sono felice così. “Sono qui Silvano.” “Se muoio qui, su questo letto... dimmi Louise, ti mancherò un poco?” “Non penso che morirai Silvano.” “Sto cercando di pensare a qualcosa di buono, qualcosa di cui essere fiero prima di morire, ma non mi viene in mente niente.” e Louise mi mise una mano sulla fronte. “Hai ancora la febbre alta tu! Fammi controllare.” “Louise... e se ci sposassimo?” “Lo sapevo, guarda qua.” “Potresti avere tutta la mia eredità.” “39, di nuovo!” “Ho un sacco di libri, su a Parigi, 59 Rue Colmet-Lepinay dalle parti di Montreuil, sono in cantina, chiedi a Si Esrii ad Sear, se non se li è fregati lui, stanno ancora lì.” “Adesso chiamo il dottore.” “Louise, molla il dottore.” “Ti darà una medicina, Silvano.” “Ti darò io un bacio, adesso, e poi faremo su e giù e tu resterai incinta, così una cosa buona l'avrò fatta. Io morirò, ma lascerò un altro Brancusi qui nel canestro.” Louise scosse la testa e i riccioli ondeggiarono sulle sue guance. Uscì dalla camera ridendo. Aveva ragione il fagiolo di Ostia, sempre troppa fretta, maledizione! Era tutto bianco in quella stanza, il muro, il letto, il pavimento e fuori dalla finestra ugualmente bianco il cielo e la torre B dell'ospedale. Funzionava così: infermiere passavano a turno ogni due ore, venivano per controllare se uno era ancora vivo; pressione, battiti del cuore, ossigeno, flebo e siringhe. In stanza con me, fino a quel giorno c'era stato un uomo anziano. Lui sì che era un duro! Era un francese veterano della guerra d’Algeria. L'ex militare era venuto a farsi levare una scheggia di un proiettile che aveva nell’occhio da 53 anni. Diceva che dopo un po’ aveva iniziato a dargli dei fastidi ma che non importava poi così tanto visto che comunque da quell’occhio non ci vedeva più niente. La notte dopo che lo avevano operato, era andato al bagno e si era vomitato l’anima. “Tutto bene signore? Vuole che chiami l’infermiera?” che gli avevo chiesto io con un filo di voce. “No, no, è quel formaggio che mi hanno dato per cena.” Beh, era andato avanti cosi per un bel po’ quella notte, poi il giorno dopo lo avevano dimesso e lui aveva preso la valigetta di pelle scura con la quale era arrivato, si era alzato dal letto e se n’era andato, dritto e sicuro sulle gambe, la testa fiera a un metro e novanta d'altezza e una benda da pirata sull’occhio. Quello sì che era un duro! Era stato un paio di giorni lì in ospedale, da solo, era entrato come al supermercato, gli avevano levato un ferro che aveva in testa, ed era uscito. Io ero sdraiato su quel letto da una settimana per una spina di pesce. Tutta la baracca teatro del quartiere Barouffe sapeva che stavo lì, e c'era un via vai di gente che veniva a trovarmi. Erano venute anche un bel po' di ragazze, era venuta anche Madeleine... Oh Madeleine, allora sì che mi volevi ancora bene!... Ah! Poi era venuto anche quel truffatore di Si Esrii Ad Sear, maledetto scroccone. Si era portato dietro il suo sorrisone e la sua faccia d'asino. Nonostante tutto, mi faceva piacere vederlo, anche se lo sapevo bene che era venuto solo per controllare se fossi morto, così si poteva fregare i miei libri al 59 Rue Colmet-Lepinay. Entrò un dottore con una cartellina sotto il braccio. “Silvano Brancusi?” “Sono io.” “Vediamo come va, se domani sta ancora così, la operiamo.” La verità è che non m'importava più niente, né dei libri, né di tutto il resto, avevo solo una gran voglia di salvarmi la pelle, di stare il più lontano possibile dai ferri di quel fagiolo col camice bianco, e credetemi, non era cosa facile.
  2. il rapimento della mia amata borsa azzurra

    @Letiziadilorenzo Cara signorina Lea, ecco cosa ne pensa Silvano Brancusi. Cosa fa la differenza tra un racconto, un libro scritto più o meno bene e uno eccezionale? Può fare meglio (lo credo veramente), lei deve trovare il suo stile, visto che la direzione l'ha già presa. Voglio leggere qualcosa che mi sorprenda per quello che si dice e per come è scritto. Altrimenti, lo stile colloquiale che io apprezzo tanto, diventa solo banalità da bar. Lei deve scrivere come parla al bar, se lo vuole, ma sempre con poesia! Lei mi capisce. Il mio consiglio è di abbandonare facili frasi fatte, modi di dire provinciali e parolacce (esempio: da paura ecc.ecc.), abbassano il tono, rompono la magia e mi sembra di leggere un commento su facebook e non un racconto o un romanzo e non importa quante visualizzazioni, like e critiche fanatiche riceve. Se vuole fare un salto di livello, lei deve essere al di sopra, al di sopra della moda, al di sopra dei dialetti, deve trovare qualcosa di più, io credo. Questo fa la differenza, una scrittura sorprendente e indimenticabile. Lei deve scrivere e io devo dire: Questa non può essere altri che Lea. I contenuti sono relativamente forti, nel senso che provocatori e attuali, quindi come era prevedibile, hanno scatenato molte reazioni. La politica scorretta (come l'ha chiamata lei stessa) tira più di un carro di buoi, si sa. Il personaggio funziona molto bene. Da distinguere dall'autore. Se tutto quello che uno scrivesse lo pensasse veramente sarebbe un inferno (Dante ci ha infilato dentro un sacco di gente... magari nella vita non era così severo). Celine si è schierato a favore delle leggi razziali, rimane un grande scrittore. Ciò detto, ovviamente non c'è nel mio sangue nemmeno un milligrammo di simpatia per lela polemica seguita. A presto, S.B.
  3. I'll be back America!

    @Renzo Ciao. Mai letto, mai sentito Kinsella in vita mia. Grazie per il passaggio.
  4. I'll be back America!

    @Sinoe Grazie davvero! Sono felice che ti piacciano, è uno stimolo a continuare a scrivere. Lo farò. ;-) a presto.
  5. 2 su Owers vincente

    2 su Owers vincente Il numero della mia carta di credito è: 4970 4430 9151 3693, valida fino al 10/18, il codice è 613. Il mio nome è Silvano Brancusi. Prendete tutti i soldi che ho e fateci quello che vi pare. È quello che volete: soldi. L'unica cosa che conta per voi: i dannati soldi. Non è che passereste tutta la vostra esistenza a cercare di fare altro, che ne so, fare una cosa che vi fa ridere, che vi fa godere, che vi dà un minimo di piacere. No, non è così. Se fosse così, allora sareste come me. Invece neanche per sogno. Voi passereste tutta la vostra esistenza solo a cercare di fare i SOLDI. Adesso io vi dico: Brancusi è migliore di voi, perché l'ha capito, lui, che i soldi sono una bufala. Silvano Brancusi è un essere umano che sta un gradino superiore a voi nella scala dell'evoluzione: voi siete homo sapiens nel senso che tutto il vostro sapere lo impiegate per fare solo una cosa: i soldi. Lui è homo Brancusis: vive per amore e solo di quello, si ciba di emozioni e sentimenti, tende a riprodursi più che può e se ne sbatte dei vostri quattrini!... Ahi Ahi Ahimè! Quante idiozie! Era bello fare il filosofo bohémien quando avevi la buona stella! E adesso? Ero seduto sul marciapiede, con le ginocchia vicino al petto, con le braccia intorno alle gambe e con la testa appoggiata sopra. Disperato. Dio, che brutta storia! In un attimo, chissà com'era successo, ero arrivato alla buccia del cocomero. Verde. Non ci era voluto mica tanto. E pensare che neanche un paio di settimane prima, era un cocomero grosso così! Finito il rosso, a grandi mozzicate. E tutto quello zucchero così buono... roba d'altri tempi. Ah solo a ripensarci, che fame! Non ci poteva mica credere uno, a vedermi così ridotto, che ero Silvano Brancusi... invece ero proprio io! Miserabile, il più ignobile di tutta la specie umana, l'essere più basso del sistema animale, l'ultimo dei rinnegati, il capo dei falliti... e altroché bei cocomeri rossi, non potevo permettermi nemmeno una baguette! Già, adesso aprivo il portafogli e potevo star lì a guardarlo anche per un bel po'... non si vedeva altro che la fodera. Verde. Insomma mi seguite o no? Non avevo più un soldo! Non ve la sto a spiegare tutta la storia, che è molto lunga, ma se ancora state qui nel mio canestro per un po', vi racconto come andò quel giorno a Parigi. Dunque, seduto su quel marciapiede, mi avevano appena derubato dei miei ultimi soldi. Anzi, a dire il vero ero io che li avevo praticamente regalati... Anzi, a dirla tutta non erano nemmeno miei quei soldi... erano della banca, io i miei li avevo già finiti da un pò... Diavolo, questa è la storia che vi racconto un'altra volta! Giù sul marciapiede dunque, decisi che ne avevo abbastanza di piangermi addosso come al mio solito, mi alzai in piedi e iniziai a camminare per la città. Oh! Parigi era splendida e crudele, mi guardava con uno sguardo impietoso dall'alto dei suoi palazzoni haussmaniani, attraverso le finestre piene di borghesia, piene di gente di successo, e mi sussurrava infidamente all'orecchio: Brancusi, sei un fallito. Statevi zitti voi! Non sapete chi sono io? Io avevo tutto quello che un uomo poteva desiderare! Avevo dei soldi, tanti, avevo dei sogni, tantissimi, e avevo l'amore; la donna più bella del mondo... Ah, avevo anche un lavoro, facevo l'attore, mica come voi fagioli, e fino a quel maledetto giorno avevo girato mezzo mondo in una manciata di anni grazie al teatro. Ero uno di quelli che stavano in prima linea sulla pista, io. Già, ma adesso sei un fallito... Vatti a cercare un lavoro vero! Vagavo senza meta quando mi ritrovai dalle parti di Barbès, su nel diciottesimo, il quartiere degli immigrati. Passai davanti uno di quei bar pieni di scontrini e cicche a terra. Uno schifo di posto. Sbirciando dal vetro si vedevano solo uomini, per lo più vecchi, arabi e neri, che fissavano televisori appesi al muro. Le corse dei cavalli. Beh, visto come sei messo, che altro hai da perdere, che mi dissi, ed entrai dentro. In tasca avevo due euro. Sì, ho mentito prima, non ero proprio al verde, avevo ancora due euro. Guardai gli schermi, iniziai a leggere i nomi dei cavalli. Perché gli davano quei nomi così assurdi? E ce ne era uno che si chiamava Owers! Proprio così, Owers! Maledetto Peter Owers! Che tu sia maledetto! Quell'uomo mi perseguita, è chiaro, è un sortilegio che mi ha fatto, è tutta colpa sua. Se sono a pezzi è a causa sua, lui ha portato via ciò che avevo di più prezioso nella mia vita. Mi ha assassinato. Mi ha tradito. Quante lacrime avevo versato solo a sentire quel nome. Non credevo che un uomo potesse soffrire così tanto, dentro. Non credevo che il rancore potesse fare così male. Non credevo di essere capace di sentire un amore e un odio così forti. Non ci credevo, prima. E va bene, allora... provaci ancora, Brancusi. “Vorrei puntare tutto su Owers.” e il fagiolo dietro al banco delle scommesse alzo gli occhi un istante e mi fissò annoiato. Poi riabbassò lo sguardo e automaticamente rispose: “Tutto quanto?” “Due euro.” che gli dissi io, bello fiero. “Piazzato o vincente?” “Mmm... vincente” sempre molto fiero. Scrisse qualcosa sulla tastiera e mi passò uno scontrino. - 2 Euro OWERS VINCENTE – c'era scritto. Presi una di quelle riviste dove facevano i pronostici delle corse. Di Owers non ne parlavano nemmeno. Dei dodici cavalli in corsa, il suo nome non figurava nemmeno fra i pronostici dei primi sei. Era il cavallo meno quotato di tutti. Naturalmente, c'era da aspettarselo, figurati se mi dava una mano adesso il Peter! Cominciò la corsa, al primo giro Owers con il numero 6 si teneva inaspettatamente in buona posizione. Mantenne la situazione per tutto il secondo giro e alla retta finale si trovava dietro Ufo Robot con il numero 2. A poche decine di metri dalla linea di arrivo, Owers si slanciò in un'accelerazione sorprendente, e io non stavo più nella pelle. Gridavo in mezzo alle gente: “Forza Peter! Vai! Vai! Sììììììììììììììììììììììììììì!” Tutta quella gente lì nel bar mi guardava, e non capiva con chi ce l'avessi io. Forse è suonato, che bisbigliavano gli arabi di Barbès. Ma oramai io non ascoltavo più nessuno. Fissavo dritto davanti a me lo schermo. Alla fine della fiera, Owers superò Ufo Robot di un paio di musi e vinse la corsa! Vinsi 245 euro in meno di cinque minuti. C'era da starne certi, quello era un segno, l'inizio della rimonta! Uscii fuori dal bar, alzai lo sguardo al cielo grigio, ai palazzi grigi di Parigi. E allora? Come la mettiamo adesso? Pensavate davvero che sarei rimasto seduto su quel marciapiede tutta la vita a farmi dire da voi quello che dovrei fare? Scordatevelo! Sono di nuovo io, Silvano Brancusi, e sono di nuovo ricco! Brancusi alla riscossa! P.S. Anche voi, come gli arabi di Barbès, vi chiedete ancora chi sia Peter Owers? Mollate la storia, ve lo dico la prossima volta!
  6. Caccia domestica

    Ciao @Lizz ho apprezzato il tuo racconto, innanzi tutto perché è corto e questo, a mio avviso, è un'ottima qualità, un valido motivo per essere letto. E nonostante sia breve, sei riuscita a creare l'ambiente che desideravi. Le tensione arriva, trapela dal tuo modo di descrivere la situazione. Spiazza un pò all'inizio il cambio di narrazione: prima l'uomo, poi tu, poi Mia, ma ve bene così, in fondo chiedere di usare un pò il cervello, non è chiedere tanto a un lettore... credo. "il velo di luce che cola nell'armadio accende scintille sulle sue lacrime." questa è molto bella, trovo, proprio bella! Commovente, poetica e concreta. mi è piaciuta anche: "Le dita diventano azzurrine" "Una lama di luce mi ferisce di striscio, mi colpisce alle spalle, infine mi inonda. " E ora che ci penso molte altre, insomma, per quanto ne so io, ci sai fare Lizz!
  7. Ci puoi scommettere!

    @Macleo Buongiorno! Grazie ancora una volta per aver letto e preso il tempo di scriverci due righe. A noi: 1 - No, non ne voglio sapere :-) 2 - Non so di cosa parli, se è un film, non l'ho visto, non guardo film. 3 - Troppo presto per svelare il segreto Macleo, non essere più impaziente di me. Il giorno che qualcuno mi pubblica, te lo dico! ;-) 4 - Oh! Diavolo, allora mi sa che sono nei guai... si vede che il giorno che lo hanno spiegato a scuola, non c'ero. "Tutto ok"... Ci tengo al tuo entusiasmo, la prossima volta mi darò da fare di più! Ma la parte centrale in corsivo qual'é? Non vedo corsivi. Accetto comunque la critica, sfoltire fa sempre bene. A presto! S.B.
  8. I'll be back America!

    @m.q.s. Ciao! Non avevo letto il tuo commento. Beh, grazie per il passaggio. Diciamo che se ti capiterà di leggere altri miei racconti, ti accorgerai da solo che in effetti sono una serie di avventure con più o meno gli stessi personaggi ricorrenti, almeno alcuni. Quindi quello che magari ti sarebbe piaciuto sapere in un racconto, ma che non ho scritto, forse lo troverai in un altro. Comunque sì, lo ammetto, i miei racconti sono BrancusoCentrici... A presto allora! S.B.
  9. I'll be back America!

    @camparino Ciao! Grazie, contento che ti sia piaciuto. Lavorare?..... non sono mica suonato! Saluti S.B.
  10. I'll be back America!

    @Ludwig von Drake @Domenico Santoro Grazie a entrambi per aver letto e apprezzato il racconto. Sì, ce ne saranno altri! Ahimé gli errori di grammatica in effetti ci sono (anche se alcuni fanno parte, come notato, del mio registro). L'inglese è sicuramente stilizzato, forse un po' banale effettivamente, ma più o meno il direttore disse proprio così. A presto allora! S.B.
  11. I'll be back America!

    I'll be back America! Non avevo mai visto tanti soldi in vita mia. Ero povero, prima. Adesso, con i soldi del primo spettacolo del grande Peter Frame, ero ugualmente povero, ma un po' meno di prima. Che ci faccio con questi soldi? che mi dicevo. Il grande Peter Frame mi aveva già detto che avrei fatto parte del nuovo cast per il prossimo show, avremmo iniziato a fine giugno. C'era tempo. Era gennaio lì a Parigi, un gran freddo tra la Rue du Temple e la République, dove abitavo io in quel periodo. Decisi di andarmi a fare un giro su per Clignancourt, al Marché aux Puces di Saint-Ouin. Tra un sacco di cianfrusaglie inutili, vidi un oggetto che attirò la mia attenzione: un organetto. C'era un vecchio con la scoppola e con mezza sigaretta spenta in bocca. Mi guardava, aveva il viso abbronzato, solcato dalle rughe, sembrava un foglio accartocciato e i suoi occhi erano azzurri e brillavano. “E' il tuo, ti sta chiamando.” che mi disse. “Quanto?” “Mille.” “E' troppo.” “E' un CASTAGNARI, ragazzo, un CASTAGNARI, il migliore organetto al mondo!” Oh il migliore! E' un Castagnari!... già... Come farai a vivere senza possedere quello strumento meraviglioso Brancusi? Pensa, quando sarai a Wimbledon per il tuo prossimo concerto; pensa a tutte quelle bellissime ragazze che s'innamoreranno di te, perché possiedi un Castagnari, e tutta quella gente laggiù ballerà al ritmo della tua musica. Silvano Brancusi, il più grande suonatore di organetto di tutti i tempi! che scriveranno su tutti i giornali. Mi ci vedevo bene con quell'attrezzo al collo, sì, già mi pareva di vedere quella ragazza mora con la frangetta che avevo incontrato nella métro poco prima. Com'era carina! “Oh! Suoni l'organetto, che meraviglia Silvano!” “Questo non è un organetto piccola.” “E che cos'è Silvano?” “E' un Castagnari piccola!” “Ooohh...” Già, e a quel punto saremmo andati direttamente al sodo, senza passare dal via. Ah! Che bella sarebbe stata la vita, se solo avessi avuto quel Castagnari... “Lo compro!” che gli dissi al vecchio con la scoppola. Passai i giorni seguenti a suonare ininterrottamente e la notte, quando andavo a dormire, mi sognavo di suonare. Ecco qual'era il piano: avrei preso un biglietto per Los Angeles, California, sarei arrivato lì con il mio nuovo Castagnari, mi sarei messo a suonare in giro per le strade e quello di sicuro sarebbe stato il momento della svolta! Qualche grande produttore mi avrebbe notato all'angolo tra la 45esima e Redondo Beach. Sicuro! Comprai un biglietto aereo e arrivai a Los Angeles verso fine febbraio, che già splendeva il sole caldo sulla west coast. Avevo in repertorio sei brani, e potevo suonarli a ripetizione per ore. Tanto, mi dicevo, nessuno resta più di dieci minuti a vedere il fagiolo che suona per strada. Le cose non andarono esattamente secondo i miei piani, chissà perché. A Los Angeles, non avevano le strade normali, come da noi, loro avevano solo delle superstrade a dieci corsie, e non ci andavano sopra con delle macchine normali come da noi, loro ci andavano sopra con delle macchine che sembravano astronavi e che facevano un gran casino quando passavano. Insomma, non trovai nessun posto dove suonare il mio Castagnari. Me ne andai a San Diego, un po' più a sud. Quando non sai bene dove andare, vai a Sud, di solito è una buona direzione. “Wow! Amazing!” già, proprio così Marmelade. Quando mi vide suonare sulla spiaggia, davanti all'oceano, seduto sul muretto del molo, Marmelade s'innamorò di me. Marmelade ce lo aveva già un amore, ma glielo avevano portato via, giù in Messico, da dove veniva lui, perché non aveva i documenti. Era proprio una brutta storia quella e Marmelade invece era una tipa dolce, con un sacco di lentigini e i capelli rossi, e poi, siccome era tutta lunga e alta, io la chiamai “The Giraf”. Avevo affittato una Dodge Challenger bianca. “Credo che andrò a San Francisco con la Dodge. Lì, di sicuro troverò la svolta. Vuoi venire anche tu Marmelade?” “Lovely!” così che diceva sempre. Qualche spicciolo lo avevo tirato su con il mio Castagnari. In America puoi fare dei soldi con qualsiasi cosa, si comprano tutto, si vendono tutto e tutto è “lovely” o “amazing”. Però la famosa svolta, alla fine della fiera, non era ancora arrivata. Ma dove diavolo stava quel produttore? A San Francisco non successe nulla. Comprai un biglietto per tornarmene a casa. I soldi erano finiti, ero di nuovo povero. Mi ero fatto un bel giro che diavolo e Marmelade poi era una in gamba. Il giorno prima di ripartire, mi misi a suonare lì vicino al molo 39. C'era uno con un Sax che ci dava dentro. In America anche il peracottaro dell'Alabama quando suona ci da dentro. Per questo, dico, hanno dato una pista a tutti; in qualsiasi bar tu entri, ci sarà sempre qualcuno che sta suonando, e fosse anche un vecchio fagiolo con l'armonica, una chitarra, un cappello da cowboy, suona bene. Quando il tipo del sax sbaraccò la storia, attaccai io. Dopo un po' che mi davo da fare arrivò un uomo con una camicia e un cartellino appeso al taschino. “Excuse me Sir.” Ma che vuole, perché ce l'ha con me, pure il tipo col Sax stava suonando qui. Forse non gli piace l'organetto, forse non gli piaccio io. Aveva un'aria così seria. Mi arresterà? “I'm the director of Ghirardelli. Would you like to work for us?” Proprio così che mi disse. Mi chiese di suonare lì da loro, al Ghirardelli, il ristorante migliore del canestro San Francisco! Io e il mio Castagnari! Finalmente, la svolta! Ma sapete come va la vita no? Il grande Peter Frame mi aspettava al freddo, in Belgio, per la creazione dello spettacolo più leggendario del teatro, e aveva un grande programma per il piccolo Silvano Brancusi. Non potevo restare. Mollai la storia di diventare il più grande suonatore di organetto del secolo, diedi un bacio a Marmelade, e tornai al mio vero sogno: diventare il più grande attore del canestro! “Will you come back?” “I will Marmelade, i will.”
  12. Non lo capisco

    @Dark Smile Neanche io! Veramente, ci ho provato un pò, forse non abbastanza, ma questo racconti io "Non lo capisco"! Non ho capito quasi niente, mi sono sì immaginato più o meno la situazione, l'aria che si respira in questo bar, la confusione mentale data dall'alcol, ma non sono riuscito a seguire nessun filo narrativo. Però a questo punto mi chiedo se ce ne sia uno, o se l'autore abbia volontariamente cercato di perdere il suo lettore. In tutti e due i casi, qualcosa a mio avviso non funziona: nel primo caso, la narrazione è talmente frammentata e complicata che un lettore medio, più o meno ignorante come il sottoscritto (mettiamola così) non capisce niente. Nel secondo caso, se cioè l'autore avesse volontariamente voluto confondere il lettore per dargli l'idea dell'ubriachezza ad esempio, beh... è complicato dire.. credo che i pensieri del personaggio possano essere confusi, ma il lettore per essere inserito, accompagnato nella storia, ci deve capire qualcosa, anche solo una piccola cosa. Il mio umile consiglio è di scegliere SEMPRE la strada più facile e diretta per dire quello che si vuole dire, senza usare troppe invenzioni complicate. Vuoi raccontare una notte dove eri ubriaco e hai investito qualcuno con la macchina? io direi: quella notte ero ubriaco e ho investito uno con la macchina. Inizierei così... Comunque sia, questo è solo il mio punto di vista. Se ti va di seguire il mio consiglio, allora il prossimo racconto scrivilo pensando di non essere più furbo/a di me :-) forse sarà più facile capirsi! un caro saluto. S.B.
  13. Sleep Pipeline

    @Riddle Seeker Ma nemmeno per sogno! Innanzi tutto chi lo ha detto che scrivevi meglio prima, Dante? Poi io sono convinto, te lo ripeto, che scrivendo si migliora, anche se non te ne accorgi subito. I frutti di un lavoro mica li puoi cogliere al volo! Non essere impaziente. Infine quello che hai fatto in passato lascialo al passato, chi se ne frega, pensa a quello che ti va di scrivere adesso. Non ti abbattere, non fare il fagiolo :-) Ah un ultima cosa: le critiche sono importanti, ma ti devono entrare in un orecchio e uscire dall'altro, fossero pure di Dante, non te ne deve importare, conta solo quello che vuoi dire tu. Ci sarà sempre qualcuno pronto a farti delle critiche, se cambi ogni volta non finirai mai. A un certo punto la decisione di ciò che è giusto e sbagliato, la prendi tu, goditela e vanne fiero! A presto! S.B.
  14. Silvano Brancusi

    Ciao a tutti, Qui è dove pubblico tutte le settimane dei racconti, poesie e scritti vari, miei e di altri. Spero che qualcuno possa visitare la pagina e apprezzarne i contenuti. http://silvanobrancusi.blogspot.be/ Ci vediamo! Silvano Brancusi
  15. “Lo hai letto?”  “Sì... è delicato dire.”  “Se hai da sparare, spara.”  “Sì, ma come nei western, devo cercare di farti volare via il cappello e non farti un buco in mezzo alla testa. E purtroppo non so se ne sono in grado... Ma in fondo, mi dico che anche con un buco in testa, ci proveresti ancora.”

     

    IL BLOG

    http://silvanobrancusi.blogspot.be/

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