Banner_Sondaggio.jpg

JPK Dike

Scrittore
  • Numero contenuti

    813
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

294 Strepitoso

Su JPK Dike

Informazioni Profilo

  • Genere

Visite recenti

1.954 visite nel profilo
  1. @Exper Thanks. Il filone è quello. Fa piacere tutte le volte che mi si dice "mi ricorda quello o questo..." Per ora Léon è in compagnia di Mad Max e Ken il Guerrirero E da nerd quale sono, amo certi paragoni.
  2. @Fraudolente Sono venuto in contatto con persone che mi hanno insegnato queste cose, e che uno scriva in italiano, inglese o giapponese, sono strumenti che dovrebbero essere comuni a tutti. Comunque i libri sono in firma, e anche se non sono al 100% in italiano, diciamo che l'italiano è la lingua di partenza
  3. @Exper Ma perché sei un saggio che usa le preview. Non siamo in tanti, ma chi lo fa trova delle cose interessanti. Personalmente sono un drogato di preview, tanto che quando non la trovo, perché magari c'è solo cartaceo, mi viene voglia di mettere 1 stella per stizza. Comunque Beta Reader. Magari in futuro propongo qualcosa di mio prima della pubblicazione.
  4. Developmental editing: struttura globale del libro: fabula e intreccio, la loro correlazione logica. Cronologia dei capitoli: numero, lunghezza, tipologia. Teoria dell'iceberg, curva di apprendimento... Line edits: Show and tell, dialoghi, paragraphing, anisocronia... Copyedits: grammatica, sintassi, refusi, punteggiatura... Mentre il paragraphing è la teoria che sta dietro alla creazione, alla struttura e alla concatenazione dei paragrafi.
  5. @Miss Ribston Ecco sì, il problema è che in Italia non abbiamo nemmeno i termini per queste cose, figuriamoci manuali e istruzioni. Mi piacerebbe parlare anche di paragraphing, cosa su cui l'editing interviene pesantemente.
  6. Ah, e se lo vuoi fare armati di pazienza e una buona dose di pesniero positivo. Ora che comincio ad avere più cose fuori, diversi lettori e persone che mi supportano è piacevole. Ma questi primi 6 mesi, non sono stati proprio una passeggiata e non li voglio vedere mai più Se vai con una CE, puoi sempre dare la colpa per le poche vendite a loro. Ma quando sei da solo, sei da solo. E puoi incolpare, a torto o ragione, solo te stesso. E dopo che il primo non vende, e non sai come fare a vendere, se non scriverne un secondo, con l'incognita di non vendere nemmeno quello, è molto facile rinunciare e mandare tutto alla malora. Devi essere duro come un mulo, e tirare avanti a testa bassa. Se poi cominci a vendicchiare, e ricevere feedback positivi, e persone che dopo averlo letto ti contattano per chiedere il seguito, allora la cosa si comincia ad alimentare da sola. Sebbene il culo sulla sedia ce lo devo costringere sempre e comunque, perché per ora gli elfi scribacchini in camera la notte non lavorano.
  7. @Nik3004 Una volta imparato Sigil è una passeggiata. Però, se come ero io, sei un completo novello di html e css, ci devi perdere dietro parecchio tempo per imparare. Per gli errori vale lo stesso discorso. Alla fine ne fai sempre meno, e con due o tre aiutanti li elimini quasi tutti, però comunque ci devi spendere tempo e fatica. Alla fine dei giochi, un tuo libro da 300 lo impari a memoria, e ti comincia a sembrare anche corto e veloce da editare, da tanto che ti sei abituato a farlo.
  8. @Nik3004 Per le copertine mi aiuta un disegnatore. Siamo partiti da una cosa semplice da poter creare in serie, e le stiamo piano piano sviluppando sempre meglio. Per l'editing: durante la stesura mi affido a qualche lettore beta. Diciamo che mi aiutano con i refusi e qualche problema di ritmo e dettaglio. 'editing vero e proprio però ci devo perdere una valangata di tempo da me. Per l'impaginazione ho imparato a usare Sigil, programma per la creazione di file epub.
  9. Sarebbe bene aggiornare il titotolo in copyedits. L'editing contiene anche e soprattutto line edits e developmental editing, entrambi ben più di sostanza. Lo faccio presente perché chi legge e fosse all'inizio, potrebbe pensare che l'editing sia solo rendere un testo grammaticalmente e formalmente corretto.
  10. Il problema di pagare una scheda di valutazione è che chi la compila baserà le sue osservazioni sempre e comunque su pareri soggettivi, e farsi pagare non rima con professionalità. O ci si prende un editor che sappia il fatto suo (e anche qui servirebbe un curriculum di titoli su cui abbia lavorato), oppure un valutatore professionale è l'ennesima italianata per scucire due soldi agli esordienti. Discorso diverso se la scheda di valutazione fosse fatta gratis dalla una CE, come primo giudizio su un testo appena accettato; ma se deve rimanere un servizio una tantum, allora per me è un po' una fregatura. Un Beta Reader, che sia un lettore e appassionato dei tuoi lavori, criticherà e punterà il dito su tutte quelle cose che non gli sono piaciute, e che inquinano i motivi per cui si è appassionato alla tua scrittura, o alla tua storia, in prima battuta. Quindi è molto utile, per mantenere la forma e la qualità stabili, senza tradire le premesse di partenza. Però ecco, punto focale della questione il suo leggere con piacere la tua storia. I consigli derivati da una lettura fredda, quindi fatta da persone a cui il libro non piace, non credo possano avere gran valore.
  11. @ValeErre Anche io lo odio, e ho dovuto faticare non poco per accettare di creare prime stesure pessime e piene di errori. Però il fastidio che mi arreca si ripaga da solo. Provaci. Devi accettare l'idea che per scrivere bene è necessario prima di tutto scrivere male.
  12. @heightbox Io non so Vercelli, ma bisogna vedere in che mese ha preso il caffè, il vento in piazza a Savona lo sbrezza ben benino il vento. Più che caffè, piglia tanta tramontana.
  13. Siamo minuscoli
  14. @Andrea28 Dipende da cosa serve all'autore. A me serviva un mondo vasto e variegato da un punto di vista naturalistico, dove poter affogare i miei protagonisti nella natura. L'Europa è troppo densamente poplata, e il cemento ormai vince sulla natura quasi ovunque. E a meno di non dirigersi sulle Alpi, o nei punti più isolati dell'Appennino (sacrificando però le infrastrutture umane), è praticamente impossibile sentirsi immersi nella natura, isolati dal mondo e allo stesso tempo aver anche a disposizione città e strutture degne di nota. In Italia poi quasi non esiste stacco tra città, da tanto che paesi e paesini sono cresciuti a colmare le misere distanze delle nostre città. Se penso alla mia Pisa, a 20 km c'è Livorno, Lucca, Viareggio, Pontedera e una miriade di paesini e paesoni in ogni direzione. Nemmeno sui colli come il monte Serra si ha l'impressione di essere lontani. Arrivi sù, e poi dalla parte opposta subito c'è Buti, Viciopisano e via dicendo. La bellezza dell'America del nord, quandi ci metto dentro anche il Cadana che userò, è la commistione tra urbanizzazione massima, territori sconfinati, natura selvaggia in tanti casi ancora parecchio pericolosa e possibilità di scelta tra quasi tutti i climi possibili immaginabili. A tanti europei può non sembrare, ma l'Europa è minuscola e le distanze tra le capitali uno sputo in confronto Le mappe che siamo stati abituati a osservare a scuola sono totalmente fuori scala, e ci portano a pensare che non esista molta differenza tra Europa e il resto dei continenti.
  15. @heightbox E' un bel problema, e secondo me il fulcro di quando dici di metterci troppo a scrivere un libro. Se tu riuscissi a risolverlo, e legare trama e personaggi all'ambientazione in maniera problematica, sono sicuro la tua velocità di scrittura aumenterebbe a dismisura. Peronsalmente senza questo tipo di collegamento, anche avendo super personaggi e super trama, non riesco a scrivere. Quando succede di avere un'ambientazione fumosa, è il momento esatto che mi blocco e non vado più avanti fino a quando non risolvo la questione. Piccola postilla: quando dico problematica, non intendo solo in senso negativo. Non deve essere unicamente una difficoltà, basta che il contrasto apra la strada a nuove e inattese possibilità.