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JPK Dike

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  • Compleanno 15/08/1988

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  1. Roanoke (Capitolo 6 - Voluspa)

    @Fraudolente Capisco cosa intendi. Ti posso dire che i periodi brevi sono da imputare, oltre a una predisposizione personale, anche alla prima persona e alla natura della frammento di sommario. La prima persona si sposa bene con paragrafi belli corposi, e periodi troppo lunghi è facile che stanchino il lettore. Comunque cercherò di lavorare sulla questione. @AnnaL. No, non c'è nulla perché le parti precedenti ricadono sotto il titolo di Fuga Da Lexington. Le ho pubblicate mesi fa e ancora il libro aveva titolo provvisorio. Grazie mille.
  2. Roanoke (Capitolo 6 - Voluspa)

    Mi sono dimenticato di mettere in eretto il duo arrivo di Yuki/lei ha visto.
  3. Roanoke (Capitolo 6 - Voluspa)

    In questo frammentino ho dovuto terminare la giornata - far passare diversi giorni - e giungere alla mattina della partenza. Potevo fare uno stacchetto bianco, invece ho continuato la narrazione, occupando il tempo della storia con un piccolo sommario sulla situazione dei personaggi. Questo credo permetta al lettore di staccare un attimo dalla scena, prendere un respiro e avere la sensazione del tempo che passa fino alla partenza. La prendo in braccio e la trasporto fino in camera. Parla solo quando la infilo sotto le coperte. «È lontana l'isola di Skye?» chiede con voce assonnata. «Molto,» rispondo. «Di là dall'oceano, da dove viene Jaime.» «Perché non viene con noi?» «Ha una responsabilità qui.» «Il lavoro sugli accoliti?» «E tu che ne sai.» «Vi ho ascoltato parlarne,» risponde rapida. «Quindi non mi devo più fidare quando fai finta di russare?» Scuote la testa, e sono sicuro stia sorridendo sotto le coperte. «Eh, almeno sei sincera. Quello è solo uno dei motivi,» rispondo. «Se dovesse venire con noi chi gestirebbe questo locale? E le ragazze che ci lavorano? Non le abbandonerebbe mai. Per niente al mondo. Credo nemmeno per tornare a casa.» «Sono una famiglia?» «Qualcosa del genere.» Famiglia. Ecco una parola curiosa. Una parola che nel corso della mia vita ha assunto molti significati differenti. Quella naturale, composta da mio padre e da una madre che non ricordo. Una famiglia di fatto, su cui non ti interroghi. Ne fai parte, punto e basta: per diritto di nascita. Eppure c'è stata anche un'altra famiglia nella mia vita. Non basata sui sentimenti, ma sull'onore e la lealtà. Il Taysha torturato ha sperimentato tutto ciò che resta di quella famiglia. E per quanto abbia provato a dimenticarla, ho paura che non riuscirò mai a liberarmene. Solo l'arrivo di Yuki ha acceso in me la speranza di riuscire un giorno ad accettarla. Lei ha visto qualcosa che a me era sfuggito: che una famiglia l'ho sempre avuta. Per lei le conversazioni tra me e Whiskey non erano differenti da quelle tra padre e figlio. E Yuki ha lottato con le unghie e con i denti per farne parte. Non è forse questo il motivo per cui mi ha urlato in faccia la sua volontà di accompagnarmi a Roanoke? Dopotutto non ho fatto lo stesso? Le ho permesso di restare a Lexington, così come ho permesso a Jasika di vedermi per chi sono in realtà. E ora ha scoperto che la famiglia era più ampia di quanto credesse. È diventata l'ombra di Jaime e lo tempesta di domande sulla Scozia e sulle sue leggende, mentre Claire non la smette di versarmi da bere, raccontandomi ogni sua avventura notturna. Un'altra aggiunta a questa strana famiglia? Non so come definirci, ma quando nel locale cala il silenzio e Jaime sale sul palco e canta per tutti noi nella sua lingua natia, così simile allo scrosciare delle acque di un torrente di montagna, non posso che sentirmi, finalmente, in un luogo che posso chiamare casa. Ma casa non è solo un luogo in cui restare, ma anche, e soprattutto, un luogo sicuro quando si è lontani. E l'Heaven resterà qui, come sempre, ripieno delle sue stranezze e dei suoi segreti, dell'odore del tabacco e del fracasso dell'ennesima rissa. Mentre un'altra casa ci aspetta più avanti sulla strada. E forse anche nuove amicizie e alleanze; questi pensieri si intrecciano nella mia mente, creando un misto di nostalgia e aspettativa. Il giorno della partenza nell'aria si respira odore di pioggia. Quando apro la finestra della camera un vento settembrino spazza via il tepore notturno e il basso brontolio di tuoni all'orizzonte sottolinea la fine dell'estate e l'imminente mutamendo del tempo. È freddo nelle cucine. Anche Jaime ha perso la sua solita vitalità e Yuki non la smette di tremare sotto la coperta che ancora tiene sulle spalle. Ha abbandonato i toni eccitati per l'arrivo di Halloween, e sorseggia mogia il té dalla sua tazza rosa shocking. In neretto @Fraudolente tutti link correlati tra loro che unificano i paragrafi. In corsivo i link che saltano i paragrafi "a senso unico" e si collegano a quello subito sotto. Il più debole, e che dovrò sistemare a ogni costo, è il duo Mentre un'altra casa ci aspetta più avanti sulla strada/il giorno della partenza. I dialoghi li considero come paragrafi particolari, e si incastrano tra loro naturalmente, tranne alle volte quando la battuta finale è definitiva come sopra. Allora serve ciò che si chiama una parola eco per legarci il sommario successivo. E' tutto molto work in progress, ma quando parlo di concatenazione dei paragrafi intendo questo. E quindi la narrazione, sebbene ancora approssimata e con diversi errori, risulta liscia e veloce.
  4. Anche ubriacarsi è un'arte

    Siccome parlavo con Fraudolente della composizione dei paragrafi e di come si collegano fra loro, ti faccio un piccolo editing come farei sul mio. Anche ubriacarsi è un’arte. C’è chi si ubriaca d’amore, e chi di speranze. C’è chi è ebbro di sogni, chi di follie. Avventure, misteri, passioni, lavoro, denaro, risate o malinconie, siamo tutti alla ricerca di qualcosa con cui ubriacarci, con cui riempire il calice della vita. Ne era convinto il mio vecchio, come era convinto, non senza ragione, che ubriachi lo siamo tutti, persino gli astemi. Per primo ho spostato la frase sugli astemi in in fondo al paragrafo. Ubriacarsi è il topic iniziale e quello finale, nel mezzo ci sono i dettagli. Inoltre così, il topic di chiusura ha il link (in neretto) che lo collega subito al dialogo dopo. “E gli altri?” chiedevo ingenuo. “Quelli che non inseguono i sogni, non cercano speranze, non vivono avventure, non sono in cerca d’amore e non hanno denaro?” “Quelli," rispondeva con un sorriso, "beh, quelli si ubriacano di mediocrità”. Ma lui no, lui si sentiva un’artista, e si sa, gli artisti usano solo i materiali adatti. Diffidava delle birre, mal tollerava lo champagne, aborriva i cocktail e a stento sopportava i liquori. Per ubriacarsi, diceva, per ubriacarsi ci vuole il vino. Perché anche le proprie sbronze devono essere capolavori. Qua ho aggiustato i dialoghi: ho tolto i mi (è chiaro a chi il vecchio parla) e il vecchio nella risposta (chi risponde è evidente dal neretto nel primo paragrafo) creato un nuovo paragrafo dal ma. Il ma è una di quelle parole che si usano per collegare logicamente i paragrafi, e in questo caso permette di crearne uno nuovo, e non apessantire la seconda linea di dialogo. Non ricordo quanti anni avessi quando iniziò a farmi certi discorsi, dieci anni forse, od anche meno. E voi ovvio, penserete che fossero inadatti ad un bambino. E forse lo erano davvero, inadatti, ma, se lo aveste conosciuto, non vi avrebbero stupito. Il mio vecchio stava solo cercando di insegnare a suo figlio tutto quel che sapeva. E tutto quel che sapeva riguardava il vino. Citava Mario Soldati “il vino è la poesia della terra”. E lui, quella poesia, voleva che imparassi a viverla. Diceva che c’era un vino per ogni momento, quello complice di giochi d’amore, e quello per brindare con gli amici, quello per festeggiare e quello per illudersi. "Ma non usare mai il vino per dimenticare”, raccomandana però. “Tanto i ricordi galleggiano. Se pensi sia il caso, con il vino, puoi affogarci le lacrime”. L'ultima parte l'ho spezzettata tenendo un solo argomento per paragrafo. E ho messo in risalto i link che collegano i paragrafi tra loro. Il ma come vedi è sempre un giolly. Si può usare, insieme ad altre parole, per "barare" e inserire un paragrafo che altrimenti non avrebbe collegamento logico diretto con quello precedente. Ho anche aggiustato il dialogo finale per renderlo più liscio.
  5. Show don't tell

    @Fraudolente Ma vedi. Tenerle a mente è un parolone. Se si parte dall'inizio, con la composizione classica di un paragrafo che di solito viene raffigurato come un hamburger: e ci si allena a costruirli così, in prima battuta in Tell, poi piano piano si può implementare elemento per elemento senza imparare a memoria nulla. E allora proveremo ad avere il dettaglio 2 in show e il 3 con un link che introduca "l'hamburger" successivo, dopo la conclusione. Poi si può crearne uno nuovo: questa volta lo show nel dettaglio 1, il dettaglio 2 si trasforma in commento, e si fonde il dettaglio 3 e la conlusione con un nuovo link all'"hamburger" successivo. E così via. Poi di cento pagine in cento pagine, scrivere così diventa naturale, e si può creare "hamburger" sempre più complessi e di diversa fattura, mischiandoli in modi sempre nuovi. Sia chiaro che per i dialoghi vale la stessa regola. Poi è chiaro che una volta conosciuti gli strumenti tu avrai il tuo modo di scrivere, differente dal mio. Questi sono solo strumenti: il come implementarli sta allo scrittore. Guarda posto un frammentino in officina su cui sto lavorando in questi giorni per mostrare cosa intendo.
  6. Show don't tell

    @Fraudolente Ti rispondo qui almeno non siamo OT. Dove mettere il limite. Non c'è regola: sta alla sensibilità dell'autore, e a cosa vuole dirlo e come, decidere. Nell'esempio di là, se il fatto che cammini lentamente ha rilevanza allora una figura retorica è buona. Se è una cosa non molto importante, allora basta anche un passeggiare. Buona regola però, è usare le figure retoriche in situazioni che hanno al loro interno un contrasto e che quindi risultano interessanti. Allora ci si può spendere qualche parola in più. L'esempio della farfalla sfaccendata potrebbe essere usato come ironia, se messo in contrapposizione col fatto che chi cammina è in ritardo per un appuntamento. Allora la figura retorica, oltre ad essere show, assume un secondo significato. Al tipo non gliene frega nulla di esere in ritardo, e magari gli piace fare aspettare la gente. Se invece ciò che avviene ha solo un significato letterale, allora bene usare il Tell e passare oltre velocemente con un semplice passeggiare. O almeno questo è come mi comporto io.
  7. Eloride il siracusano. Prologo

    @Penelope.pa3 Più semplice nel senso che non richiede un gran pensare. io sono un fan della semplicità, ad esempio da un punto di vista stilistico passeggiare è più semplice di camminare lentamente, ma più complesso per lo scrittore perché richiede uno sforzo in più di pensiero. Per il 3D è un problema tutto nostro. In America (ma sono sicuro anche in paesi europei che non siano il nostro) si insegna fin dalle elementari come creare i paragrafi (paragraphing) e come collegarli tra loro (logical Flow): con tutti i trucchi del caso (transition words, linking sentence ed echo words). E corsi di laurea in lettere o simili prevedono lo studio di queste tecniche nel dettaglio. Noi bisogna invece andare a braccio perché per qualche motivo nessuno ne parla.
  8. Eloride il siracusano. Prologo

    Piccola nota: ho scritto parafrasando ma non è del tutto corretto. La parafrasi tende a semplificare (invece di dire "Ho capito: farò quello che chiedi, come lo chiedi e quando lo chiedi" la trasforma in "Ho capito: quello che dici è legge"). Quella nel post sopra è più una perifrasi, sebbene nel mio cervello perifrasi e parafrasi abbiamo molte note in comune. Come trasformate il Tell in Show.
  9. Eloride il siracusano. Prologo

    @Penelope.pa3 Sì, da evitare tutti quesi verbi/azione che rimarcano l'ovvio. Guardo/vedo/tocco/annuso e così via. Se l'autore ha fatto un buon lavoro, il lettore non ne ha bisogno e può seguire la narrazione senza questi verbi che ostacolano l'immersività. La sola eccezione viene da quei verbi che portano almeno un'altra informazione oltre a chi fa l'azione. Spiare ad esempio può essere usato in quanto fornisce anche il come una certa azione viene svolta. Tante volte si vede roba come "cammino lentamente", proprio perché l'autore deve aggiunge una parola per spiegare come viene svolta l'azione. Ma è filtering della peggior specie. Doppio filtering. Può essere risolta con un verbo azione con doppio significato (passeggiare), o parafrasando (sono superato da una farfalla sfaccendata). Sta allo scrittore trovare la via per andare un po' più a fondo, e non accontentarsi della strada più semplice. I più grandi riescono a sfangarla sempre con un paragraphing di qualità. Allora nella costruzione del paragrafo, e nella loro concatenazione logica, inseriscono sensazioni che disegnano nella mente del lettore l'azione senza mai nominarla. Creano il movimento con la logica. Prima o poi ci farò un 3D, ma è un argomento lungo e complesso e mi serve tempo che non ho Anche perché le informazioni su internet sono praticamente nulle, anche in altre lingue.
  10. Romanzi troppo lunghi

    @butch Perché la quarta di copertina è inutile, soprattutto nella letteratura di genere e maggiormente in saghe da oltre 400 pagine. Può andare bene per i gialli, o un thriller, dove il lettore bene o male sa già cosa ci troverà dentro. Allora la qiarta serve per dare riferimenti temporali e geografici alla storia velocemente. Ma in un fantasy epico, o in uno space opera, una quarta di copertina vale meno di zero. E molte volte risulta dannosa perché scritta da parti terzi che magari il libro non l'hanno nemmeno gustato. Quindi che valore può avere? Per questo fatto gli autori di genere, fin da metà secolo scorso, hanno preso l'abitudine di creare un prologo, o in assenza un primo capitolo, che sia un concentrato della storia. Qualcosa che dica al lettore "nel libro c'è qiesto e questo, e se avrai la pazienza di restare con me ti mostrerò altre di queste cose", prima di cominciare la narraziome vera e propria. Una promessa al lettore.
  11. Fuga Da Lexington: Mutation By Design

    Roanoke ritarderà. Mi sono arreso all'evidenza che per il 31 gennaio non potrà essere pronto. E' abbastanza ampio da essere quasi un libro a parte. E per scriverlo sono dovuto andare oltre ciò che avevo fatto fino a ora. Ma invia a essere spettacolare: tenero e violento, ironico e spietato. Con appena un pizzico di fantastico.
  12. Romanzi troppo lunghi

    @AdStr Certo. Ho messo 180 perché spesso e volentieri lavori di meno caratteri non sono considerati romanzi.
  13. Romanzi troppo lunghi

    Allora per essere precisi diciamo che il libro di un esordiente, il primo che scrive, dovrebbe stare tra i 180.000 e i 360.000 caratteri. Poi non è detto che il primo che scrive sia il primo che pubblica. Quindi ci sta che la prima pubblicazione si riesca a fare con un libro più ampio, ma solo perché c'è dietro un percorso di crescita personale e di manoscritti lasciati nel cassetto.
  14. Romanzi troppo lunghi

    400? Diciamo che già gestire un romanzo base da 300 è lavoro da professionista, figuriamoci di più. Bene iniziare con lavori sotto le 200 pagine, e imparare a narrare una storia dall'inizio alla fine, rendendola leggibile e piacevole. Riuscirci renderebbe Eilidh già al di sopra della stragrande maggioranza degli esordienti.
  15. Cosa rende un libro un buon libro?

    Forse non conosce le regole del mercato, ma di sicuro deve conoscere la mente e i pensieri degli esseri umani, e sapere cosa funziona e cosa no, e come tenere incollato alla lettura un lettore. Non conosci Star Wars e Il Trono di Spade?
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