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Arkady

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  1. La prima regola è: mai barare. Illudersi con pensieri tipo "Lo mando così e li frego poi quando scopriranno dei seguiti...". Lietissimi, come no. Opere monche sono sempre le prime candidate al cestinamento, a meno che non si creda che in una redazione ci siano persone talmente stupide da acquistare qualcosa a scatola chiusa quanto al seguito. Il mio consiglio è di presentare, oltre al primo romanzo, anche un progetto dettagliato dei seguiti: caratterizzazione, logline, sinossi, personaggi, a che punto si è con la stesura... Con tutte le informazioni in mano, qualcuno deciderà se può valere la pena o meno (ammesso arrivi a essere letto). In caso contrario, semplicemente, non deciderà. Avrà perso tempo lui e lo avrai perso tu.
  2. Ecco, questo è un aspetto che mi interesserebbe molto conoscere. Capire quale sia la politca di una CE, serve anche per capire a chi si invia un proprio lavoro, e in questo caso mi incuriosisce capire il perché di certe scelte palesemente assurde. Mi spiego. Quando una casa editrice inizia l'attività (una di livello alto quale si pregia di essere Il Trampolino, sia chiaro, quindi con investimenti consistenti) ha già pronto un catalogo per immettersi subito sul mercato. Il perché, è ovvio (esempio La nave di Teseo, che fu fondata nel novembre del 2015 e nel 2016 iniziò con le pubblicazioni avendo già un piano editoriale stabilito nel periodo precedente - cioè il lavoro si programma, non si improvvisa). In questo caso, abbiamo una casa editrice che si organizza per due anni (per fare il sito? Aprire sedi all'estero? Organizzare il tour di scouting? Boh...) e quando poi si palesa, annunciando novità che stravolgeranno il mercato, non ha un catalogo, ma tre libri che non si trovano (checché ne dica Bastet che ne ha avvistata "una" pila a Roma) neanche nelle librerie Mondadori (partner esibita in sede di presentazione). Scusate, ma è come se affittassi un locale commerciale, annunciassi l'apertura di un negozio di abbigliamento, facessi l'inaugurazione e, come ultimo atto, andassi in giro per trovare capi di abbigliamento col quale riempirlo dato che è vuoto. Se ritenete sia cosa normale, alzo le mani e mi scuso in anticipo. Ora, credo che porre una domanda basata su un aspetto logico e di buon senso non sia fare polemica (del resto si è qua per porre domande, anche se di risposte neanche l'ombra), nella speranza ciò non provochi la solita reazione dei futuri autori ai quali, per inciso, auguro ogni successo.
  3. Se avete opere dedicate ai ragazzi, vi consiglio di partecipare al premio Battello a Vapore piuttosto che inviare random (fattibile ma dura). Oltre a essere una collana dedicata esclusivamente ai ragazzi, leggono di certo ciò che arriva. Le altre redazioni sono oberate e sotto personale (se non consideriamo le recenti ri-strutturazioni, leggi tagli). A parte le email di prammatica, dubito si possa sperare in altro.
  4. Buona domanda. Un'altra buona potrebbe essere questa: perché quando uno rivolge una domanda all'editore (anche tecnica, inerente la CE), autori, o pseudo tali, rispondono sempre in sua vece anche su argomenti tecnici della casa CE che non dovrebbero conoscere, lodandone il lavoro (magari dopo avertene dette peste e corna sulla CE in privato solo cinque minuti prima e chiedendoti quali siano i tuoi dubbi e perché ne pensi male?). Sta di fatto che questo thread è diventato surreale. Ci sono più addetti stampa de Il Trampolino che autori desiderosi di informazioni. Forza ragazzi, c'è bisogno di domande "scomode" per capire a cosa si va incontro, che di complimenti ad arte come se piovesse mi sono stancato.
  5. Il quadro di Friedrich è molto bello. Così tanto da essere stato usato, credo, per almeno altri 200 libri. Ecco, diciamo che non occorre certo uno sforzo creativo eccelso metterlo in copertina e appiccicarci sopra un titolo. Complimenti comunque all'autore e all'editore. Il progetto letterario va avanti a passo spedito.
  6. La domanda che invece pongo ai responsabili della CE è la seguente: come concepiscono loro il piano editoriale? Sappiamo che una CE che si professi importante, innovativa, con partnership di rilievo, sedi all'estero eccetera, di sicuro non è una che improvvisi il proprio lavoro. Un piano editoriale viene programmato con un anno di anticipo, lo si valuta sulla base delle proprie risorse, del target da seguire, delle linee guida della casa editrice, della mission che si è data, di un'attenta pianificazione col distributore... Per come concepisco io le cose, la tanto decantata "celerità" non è mai indice di qualità, e che un autore firmi il contratto e il giorno dopo siano già pronte copertine ed editor che lavori al testo, come dire... mi perplime? Neanche una tipografia qualsiasi è così veloce. Però concedo che i responsabili della CE sono in tour per l'Italia per trovare autori (si sa che in Italia si fa fatica a trovarne, bisogna andarli a cercare) e quindi forse un piano editoriale ancora non esiste. Al signor @frantoio posso dire che editor, famosi o meno, lavorano per chi li paga, con i chiari di luna che ci sono. Gli ideali albergano altrove. A @Sarinsaretta dico che la CE dovrebbe essere fresca fresca, anche se un loro titolo risulta del 2015 (mistero); i libri nel catalogo del loro sito sono tre e di due non c'è traccia negli store online (però a quello di Iaccarino hanno corretto il cognome sbagliato in copertina dopo che l'ho segnalato qualche giorno fa, WD serve eccome...). Ma forse all'estero, con le sedi che hanno in mezza Europa, hanno altri titoli pubblicati. Quanto alle vendite, se i libri non si trovano, la vedo dura. Spero di non aver usato un tono errato. Per quanto mi riguarda sono dati di fatto, nel caso mi scuso in anticipo.
  7. Conosco personalmente. Solo fantascienza. Seri, capaci, affidabili, cura maniacale e professionale. I loro libri sono ricercati, lavorano molto con autori stranieri. I pochi italiani sono quasi sempre già conosciuti e affidabili. Casa editrice che in pochi anni si è fatta un nome nel panorama fantascientifico italiano.
  8. Non ha senso perché Il BaV è una collana della Piemme, ma ha una redazione a parte, completamente staccata, almeno fino a poco tempo fa, dato che i rimescolii Mondadori hanno provocato un po' di trambusto. Tuttavia il personale è diverso, specializzato per ragazzi. Nel senso che se mandi un romanzo per ragazzi alla Piemme lo girano al BaV.
  9. Infatti non se ne trova traccia, da nessuna parte. Ma sono una capra con "l'Internet" quindi di sicuro è colpa mia. Viaggio spesso e mi sarebbe piaciuto visitare una loro sede all'estero. Tra l'altro, incuriosito dai loro prodotti, era mia intenzione acquistare "La collezionista di volti" di Gerardo Iaccarino, tuttavia, a parte il loro sito, non esiste da nessuna parte nelle librerie on line. Ho anche provato, visto che Il Trampolino è partner Mondadori, ad andare a colpo sicuro nel mio Mondadori Book Store di fiducia, ma il libraio mi ha detto che il titolo non gli risulta da nessuna parte. Pazienza. Inoltre, ma è solo un'annotazione e spero di rendere un servizio utile, la copertina nel sito "Editori per passione", dove in teoria si potrebbe acquistarlo, riporta un nome sbagliato poiché c'è scritto "Gerardo Laccarino", e non credo l'autore ne sia felice. Dettagli che possono sfuggire, ci mancherebbe.
  10. Ma pensa te... E io che ho speso una vagonata di anni nello scrivere sinossi col finale perché tutti, ma proprio tutti gli editori questo richiedono per avere un'idea chiara del meccanismo narrativo e se può funzionare. Ora però sono curioso riguardo a cosa ci sia alla base di questa scelta editoriale. Diciamo che una risposta tipo "Ci piace essere sorpresi" non la prendo in considerazione già in partenza.
  11. Modo sbagliato per esprimere un concetto condivisibile.
  12. @Dolcenera ti ringrazio per il tuo sfogo. Che condivido. A tutto ciò aggiungiamo pure che scrivere non è che lo consigli il medico, eh... Sembra quasi tutti debbano farlo, una sorta di imposizione genetica. Ho capito che l'Italia è paese di poeti, santi e navigatori, ma i secondi e i terzi che fine hanno fatto dato che siamo pieni di aspiranti primi? E i necrofori? Stanno quasi scomparendo, ragioniamoci su. Personalmente ci sono altre categorie che non sopporto oltre ai lagnosi: 1) Quelli che si alzano la mattina con in testa l'idea di scrivere un romanzo, e lo fanno, senza la minima consapevolezza riguardo al come. 2) Quelli che al centesimo rifiuto da parte del centesimo editore/agente non perdono tempo a porsi una che sia una domanda. 3) Quelli che dopo non essersi posta una che sia una domanda, vivono con la sola certezza che non sono capiti o al meglio è un complotto contro di loro. 4) Quelli che fatemi recensioni su Amazon che poi i grandi editori mi notano. 5) Quelli che definiscono recensioni i pareri degli amici o di sconosciuti (le recensioni sono un'altra cosa). 6) Quelli che mettono la dicitura "scrittore" prima, durante o dopo il nome e cognome sui propri profili social (perché i pittori, gli scultori, gli idraulici non lo fanno?). 7) Quelli che pensano che la parola scrittore sia una sorta di elevazione sociale, che dia un tono, altrimenti il punto n.6 non si spiegherebbe. 8) Quelli che sai, ho vinto centoquarantasette premi letterari e mezzo... quindi ciò dimostra che... che niente, assolutamente niente. 9) Quelli che si autopubblicano un ebook e poi ti dicono che, sai, io sono scrittore, quando tu dopo 25 anni di studio e sudore se qualcuno ti ci definisce ti vergogni se pensi agli scrittori, quelli veri. 10) Quelli che leggono tre libri all'anno e poi ti dicono che, sai, io sono scrittore.
  13. Giusto per aggiungere due righe. Non voglio entrare nel merito, ogni casa editrice si gestisce come meglio crede. Sta di fatto che per definire un 10% percentuale dignitosa, date prima un'occhiata al contratto di una major. E il discorso delle 50 copie può piacere o meno (forse sbaglio, ma la vedo anche come una spinta all'autore per darsi da fare perché sono sempre molti coloro i quali si siedono a casa e pensano un libro si venda da solo), ma se alla 51esima le pagano tutte, non ci vedo un grande scandalo. Diverso sarebbe stato se le prime 50 non le avessero pagate, allora si che si sarebbe trattato di "marciarci". Anni fa pubblicai con un marchio storico dell'editoria italiana. 6% e royalties riconosciute dalla 1001esima copia, senza le prime 1000 nel conto ovviamente. C'è di molto peggio in giro, ma lo sappiamo già.
  14. Almeno uno che ne parla bene. Anche se la percentuale dei commenti non è che sia proprio a favore di questo editore. @Nicodemo81c'è da capire se sei la classica eccezione che conferma la regola o se sono stati sfortunati tutti gli altri.
  15. Venti anni sono ridicoli, neanche in Mondadori te li affibbiano ch'io sappia. 1000 copie senza royalties? Facile, tanto sanno che neanche il 2% dei libri pubblicati le raggiunge come vendite, modo per mettersi al riparo. L'autore paga se la correzione bozze supera il 10% del testo? Per mia esperienza è facilissimo sia così, ma sta di fatto che mi puzza tanto di quota messa lì apposta. Scommettiamo che quasi tutti devono pagare? Ho visto far fuori case editrici perché non davano una copia omaggio, ma con queste premesse qui dovrebbe accadere un massacro. Oltre al fatto che mi sorge il dubbio se si possa considerare la Bonfirraro una casa editrice senza alcun tipo di contributo, dato che non mi sembra proprio.