Alessandra S.

Lettore
  • Numero contenuti

    52
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

14 Piacevole

Su Alessandra S.

  • Rank
    Sognatore

Contatti & Social

Informazioni Profilo

  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Sardegna
  • Interessi
    Fantasia
  1. King, Stephen

    Ho finito da poco Colorado Kid. So che tra i racconti di King questo ha deluso parecchi lettori, ma invece a me è piaciuto. Se l'intento era quello di rappresentare il mistero e l'attrazione verso di esso (in questo caso da parte dei reporter), c'è riuscito perfettamente. Inoltre il fatto che i vari indizi siano assurdi e il caso inconcludente lo trovo un elemento originale, che dà uno stimolo molto forte alla fantasia.
  2. Palahniuk, Chuck

    Ho iniziato la lettura di Cavie e sto avendo qualche difficoltà. Nonostante questo, credo che Palahniuk sia un autore particolare e con veri lampi di genio, quindi, anche se dovessi abbandonare la lettura di questo romanzo, non rinuncerò a leggere qualcos'altro di suo. Ho apprezzato moltissimo Invisible monsters.
  3. Il maggiordomo degli Szekely

    Ciao @Gabriele Ludovici , una curiosità: si tratta di un capitolo di una storia più ampia o un racconto a sé stante? In generale mi è piaciuto, mi affascinano le storie con elementi fantascientifici e tu introduci il discorso molto interessante sulla vita eterna degli umani e sulle questioni etiche che potrebbe comportare. Trovo che non ci siano particolari difetti nella scrittura, né da un punto di vista sintattico e grammaticale, né da quello della struttura. L'unico appunto che mi sento di fare riguarda il crescendo della narrazione, che a mio parere viene bloccato in parte dalla freddezza del narratore esterno. Racconti chiaramente i fatti ma mi sarebbe piaciuto se man mano fosse emerso meglio il risentimento del protagonista verso quella famiglia di non-morti, fino alla "risoluzione" finale.
  4. Non è un racconto paranormal romance

    Grazie @Gabriele Ludovici ! Devo proprio mettermi sotto con la caratterizzazione dei personaggi, perché sembra essere un mio grande punto debole un po' in tutte le storie che scrivo! Grazie per il tuo commento e per i suggerimenti!
  5. Non è un racconto paranormal romance

    Grazie @wyjkz31 , aspettavo una correzione del genere! Mi dispiace non essere riuscita a caratterizzare i personaggi, dato che si tratta di una storia paradossalmente autobiografica, in un certo senso... Cercherò di lavorarci, e seguirò tutti i tuoi consigli, o quasi! Riguardo il fascino discutibile del protagonista maschile ti mostro la foto di uno dei miei attori preferiti
  6. Essere in un limbo - non propriamente il blocco dello scrittore

    Ciao @Ylunio , ti capisco! Ovviamente non posso sapere le motivazioni più profonde di questa situazione/sensazione, ma ti consiglio di andare alla ricerca di qualche nuova esperienza nel mondo reale, e anche nella lettura, approcciandoti ad un genere o a un autore diversi dal tuo solito. Spero ti possa aiutare!
  7. La biblioteca

    Ciao @Bruno Traven , sì la storia si capisce, è semplice di per sé, e si capisce anche il parallelo che fai con i ricordi di Francesco. Come ti ho detto, la difficoltà che ho trovato riguarda il modo in cui l'hai scritta, quindi la forma, non il contenuto.
  8. Non è un racconto paranormal romance

    Questa è la storia di come ho iniziato a credere all'incredibile. Lo incontrai esattamente un anno fa, era dicembre ed io facevo un giro tra i negozi alla ricerca di qualche piccolo regalo di natale. Lo notai, sicuramente per quell'aria familiare, ma soprattutto perché mi fissava in modo imbarazzante e, anche se mi era già capitato altre volte di essere osservata in modo strano, quello sguardo era una novità persino per me. Era pallido e indossava un lungo cappotto nero che lo rendeva forse ancora più pallido, i capelli erano un po' spettinati, un lungo ciuffo nero gli cadeva quasi a coprire un occhio, un naso aquilino notevole troneggiava al centro del volto, simile a quello di mio padre ma più grande, le labbra sottili erano strette in una smorfia come se non riuscisse a deglutire. Per un momento pensai si stesse sentendo male, ma poi subito cercò di ricomporsi e di distogliere lo sguardo, anche se sembrava non riuscirci. Credo che intuì quanto potesse essere imbarazzante quel momento e si sforzò di sorridermi. Un sorriso sbilenco, ricordo, ma non c'era niente di inquietante in lui, anzi, lo percepii come totalmente innocuo. Gli sorrisi, e azzardai un cenno di saluto con la mano. Il cuore mi salì in gola quando lo vidi avvicinarsi. Mi capitava spesso di avere attimi di spavalderia e poi puntualmente perdermi in un bicchiere d'acqua nel momento del confronto decisivo. Ma quello fu uno di quei rari casi in cui mi tranquillizzai subito dopo che mi rivolse la parola. Panico da regali – mi disse, e fece un gesto con le braccia, come di resa. Sono abbastanza brava a fare regali. Se vuoi ti posso dare dei consigli, ma dovrei conoscere qualcosa della tua vita privata. Non sapevo da dove mi venisse quel coraggio, quella sfacciataggine. Non avrei osato chiedertelo – fece lui, con un sorriso questa volta per niente sbilenco. Che grande fortuna, pensai, finalmente una persona amichevole che guarda caso è pure affascinante, prego il karma che non sia un serial killer. Fu uno di quegli incontri perfetti, dove le parole scorrono senza ostacoli e non c'è tensione, ci si capisce con poco e si ride delle stesse cose. Queste sensazioni di solito non durano, la realtà si mette sempre in mezzo e il più delle volte rovina tutto, ma non ci pensai in quel momento, ero totalmente immersa nella conversazione con quella che mi sembrava la mia anima gemella. Renato, era il nome di mio nonno, sai? Già... un nome un po' d'altri tempi. I miei sono dei tradizionalisti. Secondo te, io che faccia ho? Cioè, che nome mi daresti? - gli domandai, notando uno strano sguardo che interpretai come imbarazzo. Giulia? Incredibile, pensai. No, non mi chiamo Giulia, ma questo era esattamente il nome che mi avrebbe dato mia madre, se fosse stata lei a decidere anziché mia sorella. Alla fine ci demmo appuntamento per il giorno dopo, nello stesso posto e alla stessa ora. Ci piaceva parlare, anche se non potevamo definirci dei chiacchieroni. Eravamo entrambi abbastanza persi nei nostri mondi, ma sembrava che provassimo un certo piacere a condividere un pezzo del nostro mondo con l'altro. La cosa mi entusiasmò, non lo nego, mi entusiasmò fin troppo. La seconda sera ci scambiammo i numeri di telefono. E da allora iniziammo a sentirci tutti i giorni, più volte al giorno, e a vederci più volte a settimana. Insomma, non devo certo raccontarvi per filo e per segno come si entra in confidenza con qualcuno, come ci si possa affezionare facilmente. Erano passati quattro mesi da quel primo incontro, prima che io facessi il mio azzardo. Non sono una che riesce a bluffare più di tanto, perciò, in un momento di grande connessione e tenerezza, azzardai un bacio. Solo un piccolo bacio sulle labbra, ma lui scattò più veloce del coperchio della spazzatura nella quale mi sentii subito sprofondare. Raramente ho sentito farfugliare qualcuno come fece lui. Compresi qualche stralcio di frase, perlopiù frasi negative che iniziavano con “non posso”, o “non puoi capire”; poi si scusò, vidi le lacrime che erano sul punto di traboccare, e mi voltò le spalle, avanzando lontano da me a grandi falcate. Sembrava sconvolto, ed io non lo ero meno. Pensai in quell'istante all'ennesima cantonata. Quali messaggi non avevo colto, cosa avevo frainteso? Non era interessato alle donne, o semplicemente non era interessato a me? Forse, anche questa volta, c'era un'altra. C'è sempre un'altra, da qualche parte. Eppure il suo comportamento non mi dava alcun indizio. Forse una Giulia... visto che la prima sera gli venne in mente quel nome. Realizzai in quel momento che tutto ciò che sapevo di lui lo avevo appreso dalle sue parole, dai suoi racconti, non ero realmente entrata nel suo mondo. Certo avevo visto alcuni aspetti del suo carattere frequentandolo per quattro mesi, ma non potevo sapere con certezza se fosse sincero. Un bel guaio non fidarsi delle persone. Decisi di seguirlo. Attraversai la piazza confondendomi con le persone che l'affollavano. Era una bella serata di primavera e i cagliaritani non perdono certo occasioni come queste per stare all'aria aperta a sorseggiare un drink o a mangiare gelati. Seguii Renato per la via principale, che scende verso il porto, lui era in preda a una fretta sonnambula e non si accorse di me. Costeggiammo il porto, dove coppie fiere del loro amore sedevano sulle panchine, poi svoltammo verso il molo. Lo vidi avvicinarsi ad un'auto parcheggiata abbastanza vicino al bordo, lo vidi entrare e mi fermai. Se fosse andato via in macchina non avrei potuto seguirlo, ma non successe niente. Rimasi per un po' ferma ad osservare, non riuscivo a vedere l'interno dell'auto, dovetti avvicinarmi ed osare di essere scoperta. Quando fui a fianco alla portiera potei chiaramente vedere che la macchina era vuota. Ora che ci ripenso, ricordo che la testa iniziò a pulsare e la vista mi si annebbiò leggermente, mi guardai attorno come se cercassi delle chiavi perdute: solo l'auto scassata e il molo illuminato dai lampioni, il mare mosso che faceva da colonna sonora. Aprii la portiera per guardare meglio all'interno: il tutto era molto usurato, sparsi qua e là c'erano resti di pasti, riviste e altra spazzatura non ben identificata. L'impressione era che fosse una macchina abbandonata. Possibile che Renato vivesse lì dentro? Rimaneva comunque il mistero principale: dov'era finito? Mi sentivo sopraffatta da quella situazione assurda e cominciai a rovistare tra quella spazzatura alla ricerca di qualche indizio che potesse chiarirmi le idee, quando avvenne qualcosa. Sentii il mio corpo attraversato da un'energia improvvisa, un brivido intenso percorse tutto il corpo lasciandolo tremante per un po' anche dopo l'ondata di quella strana energia. Era come essere passata attraverso una cascata, ma restando completamente asciutta, anche se più fredda del solito. Mi resi conto di essere sul molo, a quattro zampe, e l'auto era sparita. Guardavo il mare di fronte a me, che ora era calmo, non increspato da un'onda. Non ero sola, una coppia che camminava mano nella mano mi si avvicinò per assicurarsi che stessi bene. Mentre borbottavo una risposta positiva, ignorando di sembrare poco convincente, notai in lontananza una figura scura e slanciata, i capelli ondeggianti ad ogni passo. Dovevo muovermi: era lui, lo avevo ritrovato. Ero stanca e avrei fatto fatica a stargli dietro, se ad un tratto non si fosse fermato; al suo fianco c'era una fermata dell'autobus. Non aveva più scampo, pensai, come fossi una maledetta stalker. Vuoi dirmi che diavolo sta succedendo? - Sbottai non appena fui abbastanza vicino. La sua faccia divenne qualcosa di indescrivibile, davvero, tutt'ora non saprei dire quale marasma di emozioni lo percorse in quell'istante. M-mi hai seguito? Bah, mi sembra ovvio, no? Perché ti stupisci tanto? Mi hai seguito qui?! Qui dove, in viale Diaz? No, qui... qui! Insomma, non ti sei accorta di niente. Rimasi inebetita per un tempo difficilmente quantificabile. Sentivo che c'era qualcosa che mi sfuggiva, ma non riuscivo a focalizzare cosa. La testa mi stava per esplodere. Perché non mi illumini? - Conclusi, esasperata. Fu allora che scoprii di aver appena attraversato un portale, un portale tra un universo e un altro. Era stato questo a suscitare i brividi e il freddo. Mi trovavo in un universo parallelo, e qui viveva lui, Renato. Mi sembrava incredibile, ma non tanto da essere impossibile. Alcune cose assumevano una certa logica in questo modo: prima di tutto la sua sparizione all'interno della macchina scassata, e poi la sparizione della stessa macchina. Ma ancora non mi era chiara la sua reazione al mio bacio. Sapeva sin dall'inizio che appartenevamo a due mondi differenti, e questo fatto da solo non poteva essere una buona ragione per doverci allontanare. A quel punto era chiaro che mi nascondesse qualcos'altro, qualcosa di essenziale. Chi sei tu? - Gli domandai. E non aveva alcuna importanza capire cosa ci facesse un passaggio dimensionale in un molo di Cagliari, come questo potesse funzionare, quale implicazioni storiche e tecnologiche avrebbe potuto avere. Dovevo capire perché lui fosse fuggito da me. Prendemmo l'autobus e mi portò a vedere il luogo in cui era cresciuto. Per un po' restò in silenzio, dal suo sguardo capivo che quella doveva essere una grande rivelazione. Ma non realizzai subito dove mi trovassi, i ricordi riaffiorarono a poco a poco. In quel quartiere, l'Oasi, passavo l'estate con la mia famiglia quando ero bambina. Era davvero un'oasi per me, perché aveva sempre rappresentato l'allegria dell'infanzia e delle vacanze. In questa realtà alternativa, o semplicemente adesso, aveva ben poco del luogo che ricordavo. Ma quella villetta aveva indubbiamente qualcosa di familiare. Renato aveva vissuto lì con la sua famiglia: madre, padre e due sorelle. Una di loro si chiamava Giulia, e ora non c'era più. Non capivo come tutto questo potesse avere qualcosa a che fare con me, fino a quando una luce nella casa si accese e intravidi dalla finestra la figura di un uomo: era identico a mio padre. Poi la vista si annebbiò, il corpo si fece molle. Poi il buio. Ripresi conoscenza dopo pochi secondi, tra le braccia di Renato. Ammetto che in quel momento provavo sensazioni contrastanti, il suo abbraccio mi turbava, ma ancor di più mi turbava la notizia appena appresa: lui era mio fratello. Tu lo sapevi fin dall'inizio. Lo sai che mi hai illuso, sì? - Parlai velocemente, mangiando le parole per l'impazienza di esternare quel groviglio che sentivo dentro. Perdonami. Era così bello vederti e poter ancora parlare con te. Quasi avevo dimenticato che sua sorella, quella vera, era morta qualche mese prima. È stato come avere una seconda possibilità, passare del tempo extra con una Giulia un po' diversa... quella di qualche anno fa, tormentata dallo strano desiderio di essere un'altra. Percepivo il mio groviglio interiore dipanarsi attimo dopo attimo. La delusione, la rabbia, avevano già lasciato il posto ad un amore incondizionato verso il ragazzo che mi stava accanto, e infine ad un'intuizione che mi provocò un brivido alla nuca e che – ma ancora non lo sapevo – mi avrebbe salvato la vita. Dopo circa otto mesi da quel giorno incredibile, sono qui a raccontarvi la mia storia. Posso farlo perché ho scoperto la mia malattia, la stessa che aveva Giulia, in tempo per essere curata, grazie ad un passaggio dimensionale oserei dire provvidenziale, e ad un fratello che prima non avevo. Avevo sempre sentito la mancanza di qualcosa, ma le mie ricerche erano rivolte alle cose sbagliate, l'ho capito solo quando ho trovato lui. Era sempre stato lì con me, anche se non lo vedevo. Ora lo vedo.
  9. La biblioteca

    Ciao @Bruno Traven , ho letto con interesse il tuo racconto! Il personaggio principale, ovvero Francesco, mi ha fatto pensare vagamente a mio padre che, pur non essendo per niente analfabeta, non ha mai letto un libro di narrativa in vita sua. Questo fatto forse mi ha fatto comprendere in modo istintivo il tipo di personaggio di cui hai voluto parlare, e il suo approccio alla lettura è per me una tematica interessante. Quindi su idea e contenuti niente da dire; gli appunti che posso farti riguardano completamente lo stile, la grammatica e la sintassi. Come ha già fatto notare Ponghetta84, ci sono alcuni refusi, e la punteggiatura potrebbe essere rivista per rendere la lettura più scorrevole. Ancor più importante, fai attenzione ai verbi: a volte passi dal presente al passato remoto, anche all'interno della stessa frase; inoltre fai molte ripetizioni, spesso ripeti lo stesso soggetto più volte di seguito, appesantendo la narrazione. Per esempio, la parte in cui racconti la fiaba letta dal protagonista ho fatto quasi fatica a leggerla. Nel giro di pochissime righe ripeti varie volte i termini lupo, albero e lupetto, e descrivi quello che succede quasi come farebbe un bambino descrivendo un'immagine. Potrebbe essere anche una scelta stilistica... ma la usi un po' in tutto il racconto e, ripeto, non rende la lettura scorrevole. Qui, per esempio, scrivi: Potresti scrivere: La Deanna si avvicinò ad uno di quei piccoli scaffali, da qui trasse un libro e glielo porse. Lui osservò la copertina: vi erano due lupi, uno grande e nero, l'altro più piccolo e di colore azzurro. Lesse il titolo: "Lupo e lupetto". Cominciò a sfogliarne le pagine e notò che il libro era fatto perlopiù di disegni colorati, mentre le scritte erano poche, quasi insignificanti. Ecco, il mio è solo un suggerimento, ma potresti partire riscrivendo il racconto facendo attenzione proprio alle ripetizioni superflue. A rileggerci!
  10. Orablu Edizioni

    Sì, non pretendevo assolutamente una risposta sulla pubblicazione in così poco tempo. Solo che altre case editrici mi hanno inviato una mail di avvenuta ricezione, tutto qui, non sapevo cosa aspettarmi da questa. Un saluto
  11. Orablu Edizioni

    Ho inviato il mio romanzo l'11 febbraio. Tutto tace...
  12. PubGold

    Spero di non essere OT, ho letto la graphic novel Unlove e faccio i complimenti all'illustratrice Simona Valentina Tornabene (che ho scoperto essere grafica di questa casa editrice)! Davvero bravissima!
  13. Argento Vivo Edizioni

    Qualche giorno fa ho inviato il mio romanzo e chiesto informazioni sui corsi e ho ricevuto quasi subito una risposta. Lo dico per confermare la gentilezza e la prontezza di questa Casa Editrice.
  14. [Gioco] Catena musicale

  15. Fiori gialli al vento

    Anche a me è piaciuto molto, l'ho trovato coinvolgente e ben scritto. Ho letto i commenti quindi non ho molto altro da aggiungere, se non una precisazione per chi ha parlato di "protagonista invecchiata". A me non sembra ci sia l'indicazione nel testo di un invecchiamento... credo che il cambiamento dell'aspetto di cui parla l'autrice si riferisca al fatto che ora è morta, quindi suppongo che le sue sembianze siano quelle di un fantasma, uno scheletro o qualcosa del genere. @Ponghetta84 potrà smentire o confermare.