Vai al contenuto

Vincenzo Iennaco

Sostenitore
  • Numero contenuti

    1.535
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni vinti

    1

Vincenzo Iennaco ha vinto il 20 aprile

Vincenzo Iennaco ha inserito il contenuto più apprezzato di quel giorno!

Reputazione Forum

841 Magnifico

Su Vincenzo Iennaco

  • Rank
    Renna Ridens
  • Compleanno 18/07/1968

Informazioni Profilo

  • Genere
    Uomo
  • Provenienza
    Vercelli

Visite recenti

1.523 visite nel profilo
  1. Dica 33

    Congratulazioni dottori @Lizz e @Joyopi
  2. Contest di Natale 2017 - Scrittopoli - Off Topic

    Wow! Roba da far invidia alla UEFA. Staff, ora blindate @swetty prima che ce la portino via.
  3. I racconti della dodicesima luna - terzo ciclo

    Complimenti a @Ella F. e un bravo a tutti gli altri.
  4. Veramente un buon caffè

    Questa è l'unica stranezza che ho notato, la presenza di un numero in agenda che è praticamente inutilizzato da vent'anni, senza contare che in vent'anni può anche esserci un cambio di residenza e numero. Potresti semplicemente aggiungere che si sentivano solo per tenersi informati della morte di amici d'infanzia (dato che i parenti li hai sterminati tutti ). Se non li hai già rintracciati ti segnalo questi refusi di battitura. Per il resto il racconto fila via liscio. Sembra una gara a chi è più cinico, tanto che non so stabilire chi dei tre mi stia più simpatico, ma la hai orchestrata molto bene.
  5. La guerra di Piero (versione rivisitata de "Il corriere")

    Non saprei come fare senza manifestare la mia presenza. Forse andrebbe girato tutto in terza persona, così potrei alternare il suo viaggio con brani della realtà intorno a lui che vadano a relazionarsi col simbolico (ad esempio far vedere, prima del passo di Bletchley Park, la stanza con i medici attorno ai macchinari e il fratellino al suo fianco che pronuncia le stesse parole del cablogramma). Non sarebbe neanche male in un'ottica più ampia anche di caratteri.
  6. Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    @ElleryQ grazie
  7. La guerra di Piero (versione rivisitata de "Il corriere")

    @Macleo Grazie del commento. So che tu prediligi costrutti più ponderabili, mentre nel rimaneggiarlo sono rimasto ancorato a un approccio più astratto (però ho eliminato la vena umoristica, qualche passettino in avanti c'è ). Il coma è un territorio insondabile e presuppone una perdita delle facoltà cognitive. In realtà lui non sta sognando: la canzone la sta ascoltando realmente, ma non la riconosce in quanto la realtà in quel "posto" gli è preclusa; per lo stesso motivo non comprende il cablogramma con la promessa al fratello; quando orina lo sta facendo veramente, attraverso il catetere, ecco perché gli brucia farla e non si bagna i pantaloni. Questa mia visione più metafisica di una "dimensione altra" mi ha portato ad abbattere le barriere di spazio e tempo (tanto imponderabile quanto opinabile, me ne rendo conto) e a farlo viaggiare nella Storia introducendo però un simbolismo che vuole accomunare gli scenari di guerra alla battaglia contro il coma, una sorta di proiezione della realtà in quella dimensione comatosa: Alan Turing che decritta codici nella realtà sono i medici che lo monitorano attraverso i macchinari; lo sfondamento del portone indica l'uscita dal coma e con la tregua di Natale avviene il risveglio. Naturalmente il tempo reale è imponderabile, possono essere passate settimane come mesi. PS: comunque, nei territori di Scrittopoli cercherò di stare più con i piedi per terra. Ma tu tieni sempre le briglie a portata di mano, non si sa mai. Ciao, a presto.
  8. Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    Sono stato obliato assieme ai miei scritti. P.S.: ma prendetevi pure tutto il tempo, anche perché appena espletata la pratica scatta la terna successiva
  9. Gli algoritmi non sbagliano mai

    Ciao @Befana Profana Mannaggia a me, non dovevo instillarti questo dubbio. Ora mi tocca scoprirmi e son dolori. Sono il maschietto di quella figuraccia delle OL.
  10. La guerra di Piero (versione rivisitata de "Il corriere")

    Commento Saluto mia madre ed esco dalla porta-finestra che dà sul giardino. Il pomeriggio sta lasciando le consegne alle prime ombre della sera, una brezza leggera muove l'altalena facendo cigolare i cardini. Lorenzino pedala sul prato all'inglese con la sua bici, rossa come il tramonto incipiente. – Rientra in casa, Spiderman – lo saluto scompigliandogli i capelli. – Va' a farti la doccia e vedi di non fare arrabbiare mamma. – Quando m'impari a andare senza rotelle? Sorrido. – T'imparo domani, promesso – gli faccio il verso. Sono in ritardo per poterlo riprendere sulla grammatica; avrà tutto il tempo per impararla, del resto. – Ora fila dritto in casa. Monto sullo scooter e mi reco alla pizzeria. Rosetta mi sta attendendo sulla porta del locale. – Sei arrivato, finalmente! Dai, che c'è già una consegna da fare. Prendo i cartoni con le pizze e li sistemo nel borsone termico assicurato al motorino. Via del Monte è poco fuori città, ma il traffico moderato della sera mi fa pensare di poterci arrivare in un quarto d'ora. L'aria fresca mi frusta la faccia, alleviando come un balsamo magico la tensione del pomeriggio. Io e Ornella abbiamo litigato di nuovo. Sono sicuro che tutto si sarebbe sistemato, come sempre, intanto la cosa mi fa star male. Ok, Ornella certe volte esagera con la sua gelosia, mi esaspera e fa incazzare di brutto. Averle riversato addosso quel controcanto bilioso, però, mi fa sentire vuoto e infimo; come ogni volta, dopotutto. Ma il pensiero di lei che ora, molto probabilmente, sta ascoltando Perfect di Ed Sheeran, la nostra canzone del momento, sprofondata nel letto con le lacrime che le rigano il volto, mi procura una stretta allo stomaco. Poi la notte viene squarciata da un lampo improvviso, una luce intensa che mi inghiotte. Confuso e disorientato, guardo la ruota dello scooter girarmi a pochi centimetri dal volto. Mi alzo dall'asfalto tirando su anche il motorino. Quel flash abbagliante deve avermi fatto sbandare e perdere l'equilibrio. Rimonto in sella e proseguo nell'oscurità, spezzata soltanto dal cono di luce del fanalino anteriore. Sono in aperta campagna, l'aria si è fatta più fredda e non vedo nessuna casa nei paraggi. Mi devo essere perso. Il gelo mi intorpidisce i muscoli, la presa sulla manopola dell'acceleratore diviene malferma, lo scooter prende a strattonare. Mi sto già immaginando con la faccia di nuovo sull'asfalto quando, da dietro una curva, vedo emergere la sagoma imponente di un edificio. Non saprei come meglio definirlo; villa mi sembra riduttivo, ma non possiede nemmeno l'omogeneità architettonica per poterlo dire un palazzo. Anche a un ignorante in materia come me appaiono evidenti i diversi stili, come se fosse stato edificato da più proprietari secondo il proprio gusto. Le ampie finestre della facciata sono tutte buie, le intelaiature come tetre ragnatele. Arresto il motorino sul vialetto ghiaioso. Da un piccolo porticato poco più avanti sbuca un uomo con una sigaretta accesa, il tizzone che si ravviva a ogni tirata. – Ehi, che ci fai qui, ragazzo? – mi domanda avvicinandosi. Quando è nel cono di luce del fanale ne scorgo l'abbigliamento elegante. Indossa un completo scuro, a un'asola del gilet scintilla una catenina d'argento che poi sparisce in una tasca, sulla testa ha una bombetta. Mi ricorda l'investigatore privato di quei vecchi film che ama guardare mio padre, Pierrot credo si chiamasse. – Allora, giovanotto? – incalza il tizio, in una nuvola di fumo. – Ho una consegna da fare. Due quattro stagioni. – Due quattro stagioni? Non capisco! Non era pudding la parola d'ordine? Mah, qui a Bletchley Park è tutto un enigma. Seguimi, ragazzo. Svoltato l'angolo dell'edificio, Mr. Pierrot mi conduce a una baracca in legno. Una scritta in pece nera campeggia sull'entrata: HUT 3. – Va' pure, e attento a dove metti i piedi. Entro guardingo. Un tizio dai lineamenti giovani e gentili si muove frenetico da una parte all'altra dello stanzone lungo e largo, i capelli arruffati, sembra in preda a un'ossessione. E non posso dargli torto: tutt'intorno a lui ha un intrico di scaffali colmi di cilindri e altri dispositivi, un coacervo di cavi serpeggia sul pavimento. Sfiderei chiunque a raccapezzarcisi. – Le vostre pizze, signore. – Ah, excellent! Cominciavo ad avvertire un certo languorino – mi dice massaggiandosi lo stomaco. Poso i cartoni ancora fumanti su un banchetto ingombro di carte e disegni tecnici. – Ehm, se posso chiedere, cosa sono tutti 'sti macchinari? L'uomo continua a passare da una postazione all'altra con rapidi scatti; avanti e indietro, avanti e indietro. – Non lo so ancora bene neanch'io, ma se tutto va come deve andare sono certo che sarà una bomba. – Ah! – faccio laconico grattandomi la testa. – La lascio al suo lavoro, allora. Buonasera. Sto per uscire quando la sua voce mi blocca sulla porta. – Aspetta, ragazzo. C'è un cablogramma per te. – Un... che? Mi volto interdetto a guardarlo mentre mi porge un foglietto. – Un cablogramma. Un messaggio. Prendo il foglio e leggo: TI RICORDI STOP ME L'AVEVI PROMESSO STOP Confuso, rialzo gli occhi verso l'uomo ma lui è già tornato al suo febbrile balletto. – Non capisco. – Tempo, ragazzo. Ogni cosa a suo tempo. – bofonchia senza voltarsi. “Bah!” penso tra me uscendo fuori. Ciò che vedo mi lascia ancora più di stucco. La notte fonda è stata sostituita dalla luce del giorno. La luce lattiginosa di una nebbia fitta in cui non vedo un accidenti. Torno indietro al motorino, ma non lo trovo. Non distinguo più neanche la sagoma dell'edificio, né quelle degli alberi del parco, nulla, solo il nulla intorno a me. Sento calarmi addosso una cappa di puro panico che mi opprime il petto, il respiro rotto si condensa in piccole nuvolette davanti alla bocca. Punto, linea, punto. Non conosco il codice Morse ma credo che questo messaggio possa tradursi in una semplice parola: AIUTO! E adesso cosa sono questi tonfi sordi? Sembrano attutiti dalla spessa coltre di nebbia, ma cerco di individuarne la direzione; quanto meno segnalano la presenza di qualche anima viva. Allungo il passo verso quella fonte sonora, goccioline di sudore cominciano a imperlarmi la fronte come la corona di un Cristo morente. Poco oltre comincio a intravedere la sagoma di un altro edificio imponente, dalla forma alquanto bizzarra. Man mano che mi avvicino i contorni nitidi emergono dalle nebbie amorfe e mi trovo di fronte a una bizzarria, senza ombra di dubbio. Un gigantesco cavallo di legno sosta davanti a un muro di cinta. Le pareti di pietra grezza sembrano non avere confini, perdendosi nella prospettiva. Anche in altezza il muro si perde nel cielo plumbeo. L'unica via di fuga, o di accesso (ormai non so più cosa pensare, dove mi trovi, e se stia fuggendo da questa specie di sogno oppure gli stia andando incontro) è un alto portale in legno. Degli uomini seminudi stanno cercando di abbatterlo con un lungo tronco, all'estremità una testa d'ariete intagliata nella dura pietra grigioverde. Mi avvicino all'enorme porta, mentre dal ventre legnoso del cavallo fuoriescono altri uomini. Guardo meglio la testa all'estremità del tronco; non è quella di un ariete, bensì la mia. Questa visione mi pietrifica le sinapsi, mi assale la certezza di essere capitato chissà come in un luogo fuori dalle coordinate del raziocinio. La nebbia dell'esterno avvolge ora anche la mia mente. Chi sono? Da dove vengo? Da quanto tempo sono qui? Come si fa per uscirne? Perso in questi interrogativi non mi sono nemmeno reso conto che gli uomini seminudi hanno posato il pesante tronco e mi hanno sostituito ad esso. Ora sono tra le loro braccia muscolose e sudate e mi abbattono contro il massiccio portale. Sento i colpi della mia testa contro il duro legno ma non avverto dolore; anzi, quel dondolare avanti e indietro è quasi inebriante, mi procura un piacevole stordimento accompagnato dal canto armonioso con cui hanno preso a cadenzare i loro movimenti. Baby, I'm dancing in the dark with you between my arms Barefoot on the grass, listening to our favorite song When you said you looked a mess, I whispered underneath my breath But you heard it, darling, you look perfect tonight Questa dolce melodia mi penetra nelle orecchie e la sento sgomitare nella mente, fare breccia in maniera prepotente e aprire piccoli squarci tra la nebulosità del ricordo. È come se un chirurgo stesse operando su una cataratta, liberando man mano gli occhi della mia mente da diafani veli. Inizio a intravedervi sagome confuse, ma che sento di conoscere. Un ultimo affondo scardina il portone e gli uomini seminudi mi scagliano attraverso l'apertura. Atterro sopra un leggero manto di neve, lievi fiocchi scendono dal cielo grigio; li vedo depositarsi sulla manica del giubbino, sfrigolare per un istante e poi lacrimare via in una scia sbilenca. Mi alzo in piedi strofinando via la neve dai vestiti. Davanti a me solo campi innevati. Poco dopo degli uomini emergono dal terreno come delle talpe; dalle loro uniformi comprendo essere dei soldati, mi volto e ne vedo spuntare altri, in divise differenti. Sono accerchiato da due cordoni militari, solo e inerme in questo lembo di terra desolata, che ora capisco trattarsi della cosiddetta “terra di nessuno” che separa le prime linee di eserciti contrapposti. Però trovo strano che questi soldati siano usciti dalle loro trincee, allo scoperto. Il realizzarmi come bersaglio facile del loro fuoco incrociato mi procura uno spasmo alla vescica, la sento svuotarsi dolorosamente, come se stessi pisciando ghiaccio tritato. Abbasso vergognoso gli occhi alla patta dei pantaloni e la vedo asciutta. Non c'è dubbio, sono diventato pazzo e mi trovo nel regno della follia. “Mi arrendo” borbotto tra me, esasperato. Alzo le mani in segno di resa, quando i due schieramenti si mettono a intonare la stessa canzone dei seminudi di prima. Baby, I'm dancing in the dark, with you between my arms Barefoot on the grass, listening to our favorite song When I saw you in that dress, looking so beautiful I don't deserve this, darling, you look perfect tonight I soldati lasciano le rispettive armi nelle trincee e vanno formando dei capanelli intorno a me. Li vedo scambiarsi sigarette, fiaschette metalliche, fotografie, strette di mano. I loro volti lividi abbozzano sorrisi austeri, il vapore dei loro fiati si intreccia col fumo delle sigarette. Un gruppo alla mia destra ha improvvisato una partita a calcio, malgrado i lunghi pastrani rendano le loro movenze poco plastiche. L'atmosfera conviviale contrasta con la marzialità delle uniformi; devo essere capitato in un altro mondo, non v'è dubbio, sulla terra una scena simile sarebbe impensabile. Un soldato si avvicina a me porgendomi una fiaschetta. – Brandy? Bitte! – No grazie. Non bevo. – Italien! Oh, uno momento. Il soldato fruga nella tasca del cappotto, ne tira fuori un foglio spiegazzato e me lo porge. – Per te. Buono Natale! Poi gira i tacchi e torna al gruppetto da cui era venuto. Rimango un istante imbambolato a guardare il foglietto tra le mani, poi lo dispiego e noto il disegno infantile che contiene: due figure stilizzate, una piccola e l'altra un po' più grande, con dei grandi sorrisi. Tra di loro, un po' sghemba ma riconoscibile, c'è una bicicletta rossa. Subito dopo una deflagrazione improvvisa m'investe in pieno e si fa tutto buio. Baby, I'm dancing in the dark, with you between my arms Barefoot on the grass, listening to our favorite song I have faith in what I see... Questa musica familiare ora è assordante, mi è nella testa. Sento le palpebre pesanti, come se fossero state incollate col Bostik. Riesco ad aprirle in due fessure e una luce abbagliante mi punge con mille spilli. Gradatamente riesco ad abituarmi a essa e ora ho gli occhi completamente aperti. Riconosco subito quella che è una stanza d'ospedale, sul tavolo di fronte un piccolo albero di Natale s'illumina a intermittenza. Seduta su una sedia, mia madre e reclinata sul tavolo, la testa poggiata sulle braccia. Sta dormendo. Con la coda dell'occhio vedo il filo che mi pende da un orecchio, lo seguo, lo vedo divaricarsi e terminare nell'altro auricolare all'orecchio di Ornella. Lei mi sorride e piange contemporaneamente. – Mamma! Ha aperto gli occhi, mamma! – grida Lorenzino. Mi porge un disegno, due figure stilizzate e una bici. – Lo sapevo, lo sapevo! Me l'avevi promesso.
  11. Gli algoritmi non sbagliano mai

    Io sono un buon dispensatore di virgole, ma rivedrei la punteggiatura qui. Sostituirei con un punto e virgola dopo "lentamente" o dopo "quella sera". Ripetizione superflua. Se già dopo il concepimento non hanno più avuto rapporti, ciò comprende di per sé il periodo di gestazione, la nascita e via di seguito. Userei solo uno dei due termini, altrimenti sembra un dopo "a rate": il dopo dei nove mesi e poi quello col saldo finale. Allora non fanno effetto e risulterebbe strano che il Lifepad non se ne accorga. Ma potresti sviluppare una "sovversività emotiva" che si riesce a nascondere allo strumento. Ora faccio un piccolo esperimento (perdonami se ti viviseziono la creatura) e provo a commentare per gradi. Questo primo paragrafo l'ho trovato molto buono; nella sua brevità hai introdotto il personaggio, il contesto sociale di controllo che implica il Lifepad e la conseguente relazione con Elena. rivegetazione Messa così sembra che si riferisca agli spazi urbani. Lo anticiperei: ...seguiti dal lavoro, che occupava tuttora, di supervisore... Scusami se ti contraddico, ma se hai scelto i caporali, cosa c'entrano ora i trattini? Questo secondo paragrafo introduce il personaggio di Milena ed è basato in prevalenza sui dialoghi. Questi hanno un buon ritmo e riescono a proporre quella distanza "bioritmica" che li separa nell'interpretare la realtà. La farmaceutica di quel mondo lascia un po' a desiderare. Questa è una semplice battuta. Lascio a te l'infallibilità o meno del Lifepad. In questo passo, tramite l'arruolamento di Ada, avviene il punto di rottura, il ribaltamento nella soggettività del protagonista; laddove prima, con Milena, quella mansione sociale era definita utile e necessaria, ora nei confronti di un affatto caro si rivela una sorta di distopia dell'individuo. il paragrafo risulta un po' piatto emotivamente, ma credo che sia una scelta, attenendosi più alla forma alienante della burocrazia, e poi basta proseguire e leggere l'ultimo paragrafo dove c'è il moto di ribellione e tutta l'aleatorietà del singolo di fronte all'ordine costituito. Forse mi sarei aspettato qualcosina di leggere qualcosina in più riguardo al conflitto interiore di Tom. Anche l'azione verso il tragico epilogo appare un po' frettolosa, un po' come se ti fossi arresa anche tu davanti all'ineluttabile. Mi è piaciuto il finale aperto, che sembra suggerire che non siamo di fronte a una semplice fine ma piuttosto all'inizio di una rivoluzione. E Tom assurge a protomartire. La trama è semplice e lineare, non fai "vedere" granché di quel luogo ma se ne assapora l'essenza con la spersonalizzazione dell'individuo. Non ci sono androidi o cyborg ma "l'individuo performante" trovo che sia più angosciante. Di riflesso, la caratterizzazione dei personaggi è "ridotta" all'essenzialità e in funzione di questo organigramma sociale, con il breve scambio di vedute tra Tom e Milena e poi con l'apertura degli occhi del finale. Rispetto ad altri tuoi brani la scrittura l'ho trovata più fredda, ma credo che sia dovuto al contesto alienante della storia, e se da un lato si può rilevare una certa carenza descrittiva dall'altro, almeno per me, questa mancanza di "colore" ben s'abbina con le tinte grigie di quella società.
  12. Contest di Natale 2017 - Scrittopoli - Recinto della Befana

    Commento. Lirica breve ma potente, nella metrica classica del doppio settenario, o alessandrino. Questo brano è famoso per aver fatto da spartiacque alla corrente poetica più scapigliata dell'epoca e aver contrapposto così il metro spurio andreino nella poesia trashnascimentale del 28 A.C. (Andreas Caput). La leggenda vuole che il giovane poeta scatenò le ire della divinità Soverchium (cit. Simone, XXX, 69), che ordinò al satiro Kuno di spalancare i recinti delle sue mandrie infernali e lasciarle pascere delle carni frolle del giovane poeta.
  13. Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    Chiedo la cancellazione di queste poesie. Grazie. Vermi Senza fiato Casus belli
  14. Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    @queffe Chiedo di cancellare spostare nella sezione Oblio i seguenti brani: Lo sport più bello del mondo I colori dell'anima Aviatar
  15. Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    Richiedo la cancellazione delle seguenti poesie: Animelle a colazione Le sacerdotesse del nerbo Status symbol Dato che vorrei eliminare un bel po' di brani più vecchi, ma non vorrei oberarvi oltremodo, quanti brani posso inserire per volta e al giorno? Grazie in anticipo.
×