Vincenzo Iennaco

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Su Vincenzo Iennaco

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  • Compleanno 18/07/1968

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  1. @AlexComan Grazie del passaggio e degli apprezzamenti. Mi fa molto piacere aver suscitato delle emozioni; quando si tratta di sentimenti, il mio timore è proprio quello di risultare troppo mieloso e stucchevole.
  2. @Joyopi Ecco il quadro a cui mi riferivo: "La riproduzione vietata" di René Magritte. Con un titolo così ho avuto un certo timore reverenziale a postarlo.
  3. Voto 1
  4. Solitamente il grosso dei passeggeri scende proprio alla stazione d'arrivo, essere l'unico a scendere a quella stazione mi rende la dimensione un po' onirica. Il tema del viaggio c'è tutto, la boa aggirata astutamente, mi hai fatto venir voglia di leggere anche quella storia (passami poi titolo e autore ). Il titolo e la scena allo specchio mi hanno ricordato un quadro di Magritte dove un uomo è davanti ad uno specchio e questo lo riflette voltato di spalle, la schiena di un riflesso appunto. Anche la scena finale è malinconicamente pittorica. Tra i "difetti" mi sento di riportare anch'io le false aspettative create nel focalizzarti sulla ragazza in carrozza; forse l'avrei giocata su un livello più psicologico e di comunanza (chissà se si stava allontanando anche lei da un amore oppure gli stava andando incontro). Così come avrei ingannato di più l'attesa immaginando negli altri passeggeri le loro vite e le loro destinazioni. A vantaggio di quella fugacità che accomuna un viaggio alla vita. In sintesi, il giudizio è positivo. Come detto nel commento al racconto di Eudes, in un contesto generico avrei preferito il suo, ma qui il viaggio è più colonna portante del racconto.
  5. Ciao @Eudes Il racconto mi è piaciuto, presenta anche spunti di riflessione più ampi. L'analogia fra i differenti tipi di fotografia e le scelte dolorose che a volte presenta la vita (portando a sacrificare una parte del panorama per poterne godere solo uno scorcio) è molto calzante e simbolica. Il difetto, a mio avviso, risiede nel fatto che hai inserito forse troppo nel poco spazio a disposizione. Questo ha portato inevitabilmente a una stilizzazione di tutto, del viaggio, del rapporto padre-figlia, per non parlare di temi più difficili e impossibili da trattare in poche righe. Molto bene invece l'utilizzo della boa, che hai portato ad essere una presenza costante e incombente nel racconto. Nell'ambito del contest, il tema del viaggio, pur essendoci, mi sembra passare in secondo piano rispetto al resto. Il mio giudizio finale risulta quindi contrastante: in un ambito generico preferirei questo racconto; mentre nell'ambito della gara il racconto di Joyopi lo trovo pienamente imperniato sul tema del viaggio.
  6. Hai ragione, la mia osservazione difatti è stata dettata dal mio pessimismo che vede l'improbabile praticamente impossibile. L'idea l'hai resa; io vi ho visto dei disegni in base ai passi improbabili che mi sono immaginato. Il fatto è che qualsiasi passo disegna qualcosa sulla sabbia. Lasciato così in sospeso trovo superfluo dirlo. E poi, dando un minimo cenno dei disegni (es. piccoli sbuffi, ampi solchi) imprimi segni tangibili ai passi improbabili. Come detto, mi è piaciuta più la prima parte, poi le aspettative sono andate al ribasso. Ciò non vuol dire che il racconto faccia schifo e sia da buttare. A mio avviso, osando di più (e sintonizzando meglio Robert e l'ombra) ne verrebbe fuori un affresco più incisivo, anche disturbante perché no?
  7. Essendo un modo di dire è meglio usarlo nella forma originale "da cima a fondo". Meglio tenersi nelle grazie commercialisti e contabili Al posto di pagliaccio userei nerd o secchione, saranno più abusati ma meno letali. Tutto troppo veloce e serve solo a produrre una montagna di interrogativi. Queste ultime due righe hanno ingarbugliato un po' il tutto e disorientato la mia ricettività finale del racconto. Se per buona parte del racconto avevo visto nelle ossessioni di Eugenio quelle di un amore irraggiungibile, solo nelle battute finali ho scoperto che, forse, una relazione (e molto altro) c'è stata. Peccato essersela persa. Ma non buttarti giù per questo mio parere e goditi al meglio questi ultimi sgoccioli d'estate. (Tanto, siamo tutti rimandati a settembre, col MI)
  8. Scusa, ma se sono improbabili come fa a farli? Voglio dire, i passi li compie quindi risultano probabili, l'improbabilità risiede casomai nel non perdere l'equilibrio in quell'andatura. Cosa disegnavano? Dato che hai dovuto sacrificare molte parti per rientrare negli 8000 caratteri, non capisco perché hai lasciato questo superfluo. La prima parte, con la "battaglia" sulla spiaggia, mi suggerisce che siamo al periodo dell'insorgere dell'ombra (e dei primi misfatti), di quel lato oscuro che sta prendendo il sopravvento, e il vano tentativo di Robert di resistergli (suicidandosi con una pistola?). Questa è la parte che ho preferito di più, una sorta di retrospettiva interiore degli albori di una carriera psicopatica. Ma poi questo arrendersi all'ombra, cadere dentro l'ombra (e qui mi è piaciuta la scena nella sabbia, come se stesse sprofondando nelle sabbie mobili), l'ho avvertito falsato da un "dialogare" conviviale con quel lato oscuro: "mi raccomando, ora che siamo per strada fai la brava ombra; niente stupri né assassinii" oppure "che ne dici, ci facciamo una sveltina". Non sono un criminologo, ma secondo me essere succubi di un lato oscuro dovrebbe portare ad accondiscendere e assecondarlo incondizionatamente. Così come il finale in prigione; in quella reclusione traspaiono in Robert sentimenti di pietà e sollievo per molte vite risparmiate. Poi, probabilmente, sono io che non c'ho capito un'acca e ho sbagliato tutto. Allora in questo caso ho prodotto un commento per il cestino.
  9. @Ginevra Grazie del passaggio e dell'apprezzamento. Mi rallegra e incoraggia il tuo riscontro positivo sulla resa dei personaggi (conoscendo i tuoi standard descrittivi).
  10. Perché maledetto? Casomai ambiguo e anche la provenienza non è che sia un gran mistero. Troverei altri fattori per argomentare il suo odio per le banane (con toni più o meno grotteschi); tipo un'allergia, un'indigestione fatta in qualche vacanza tropicale o semplicemente perché gli danno acidità di stomaco. Lo eliminerei in quanto già lo sappiamo. Un mix di generi (dal comico-grottesco al pulp-thriller), un mix di POV (Guerrino-Arturo-aguzzino). Pur trovandolo gradevole e particolare, a mio avviso la mancanza di una carica identitaria ben definita smorza un trasporto più completo nella lettura. Mi sarebbe piaciuto assistere al mutamento in banana, anche solo tramite sensazioni.
  11. Eliminerei una delle ripetizioni. Io preferisco la seconda: Costeggiando la recinzione che delimitava le rovine, scese nel fitto della macchia, ... Grazie per questi termini a me nuovi; oltre a piacermi nella forma, li trovo azzeccati a identificare , più o meno, la territorialità nel racconto. Metterei in corsivo anche il primo, però. Ma è giunto al nascondiglio trattenendo il fiato per tutto il tempo? Lo lascerei semplicemente rilassarsi. Si girò su un fianco. Bel racconto, ma in particolare voglio farti i complimenti per le descrizioni del rifugio. Ero lì anch'io.
  12. - sostenendosi al tronco - mi disse che... - (Marco) Mi diceva (sempre) tutto. - Con questa affermazione sembra dire che sta divagando, declassando un po' quei ricordi di Marco e l'alloro, quel percorso simbiotico. Io non staccherei il paragrafo, continuando con "Vidi Arturo appoggiare la scala al tronco dell'alloro e raccoglierne con lo sguardo i rami." Ho eliminato "tutti" perché raccogliere con lo sguardo mi suggerisce già una visione d'insieme. - Dato che fin qui ha parlato dalla finestra gli farei dire "Scesi in strada e lo seguii". (ma questa è più una pignoleria) - Il farcire lo associo più a capponi e torte. Anche il rossastro in una composizione floreale non mi convince. "...vi aggiunse ciuffetti rossi, inserì la pallina..." - fino a rivestirla del tutto. Riformulerei questa frase perché mi ha dato un senso di... non so come spiegarti... provo con geolocalizzazione. Cioè, mette una cosa dietro a, che si trova in, ma davanti a. Es: Appoggiò la corona al muro, dietro la bara tra i quattro ceri artificiali. Di fronte al feretro Ana osservava... Arrivo forse a comprendere un senso di comunanza nel dolore e un rispetto verso l'ultraterreno, ma non riesco a comprendere la peculiarità al racconto di questa informazione arrivata così. tra capo e collo. Grazie per questo termine che non conoscevo. Mi è piaciuto. Attraverso gli occhi del fratello sei riuscita a rappresentare una sorta di "via crucis" di Arturo nel rito di passaggio del proprio figlio. Arricchita dal simbolismo e la simbiosi con l'alloro. Ho avuto l'impressione che anche la scrittura abbia voluto asservire quell'atmosfera di mestizia con la stessa compostezza di Arturo e Ana, fatta di silenzi e semplici gesti.
  13. Questo è sempre il miglior complimento. Ne sono felice e ti ringrazio per essere passata a leggermi.
  14. Ahia, mi è preso già il prurito. Scherzo, questo tipo di pulci non mi sono moleste; anzi, invece di succhiar sangue apportano linfa. Non volendo ripetermi col riformatorio e non piacendomi il sinonimo carcere minorile ho optato con la galera, ma in senso lato e anche gergale. Ben conscio però che se un minorenne mi verrebbe a dire di essere stato in galera il mio cervello tradurrebbe in automatico col riformatorio. Sono stato molto combattuto se lasciare questa frase o eliminarla del tutto. Nella sua peculiarità mi serviva solo a dire succintamente che non era stato in riformatorio per una marachella. Può anche essere superfluo. Ho deciso di mantenere l'azzardo per saggiarne i riscontri. Che, ahimè, stanno arrivando. (sembra che tu abbia una specie di calamita) Anche qui sono stato piuttosto combattuto. Di getto avevo inserito semplicemente una brandina nel retrobottega, poi non volevo che sembrasse dormire in mezzo agli scatoloni. Qui mi è venuta in soccorso la panetteria di mio nonno (che non ho visto, ma riportatami dai ricordi di mio padre) con alloggio sul retro e corte interna (per essere più precisi sul retro, oltre al forno, vi era la zona giorno, al primo piano le stanze da letto). Così ho optato per l'alloggio sul retro per rendere di più quel senso di piena accoglienza. Il commestibili di una volta è l'odierno alimentari. Traducendo: "Sono il garzone dell'alimentari, signora". Ma rientra più in un uso gergale della lingua parlata (fermandosi all'insegna sul negozio e non a tutto il negozio). La forma corretta e per esteso sarebbe: Sono il garzone del negozio di generi alimentari (o del negozio di generi commestibili). Ma chi spenderebbe tanto fiato se basta l'identificativo dell'insegna? Sul punto fermo e la maggiore incisività concordo in pieno. La frase l'ho così formulata per un discorso di sequenzialità: lui vede (conosce) prima Elena nella sua interezza e solo dopo lo sguardo si focalizza sulle sue mani (e l'artrite reumatoide). Però anche la tua sequenzialità sintattica con l'aggancio successivo mi trova d'accordo. E mo'? Grazie Rica per questo dilemma Non è un refuso, è proprio un erroraccio (ma forse sarebbe più corretto dire arcaismo) congenito. Io lo vedo così (forse anche quando lo leggo nella forma corretta). Ho come l'impressione che faticherete a correggermi questo difetto, neanche con mazzate (di cultura) in fronte. Comunque inizio la terapia: Purtroppo mi sono accorto di questo strafalcione troppo tardi per una correzione. Avendo collocato l'appartamento al terzo piano è praticamente impossibile che si regga su fondamenta (anche in senso figurato); casomai su piloni e colonne portanti. Certo che aprire falle già dalle fondamenta è assai incoraggiante. Intanto proseguo con la terapia: Concordo con te così come ho concordato con Macleo. Grazie per il passaggio e il tempo dedicatomi (e anche per avermi spulciato doviziosamente). Conoscendo la tua attitudine e dovizia nelle ambientazioni storiche mi fa molto piacere incontrare la tua approvazione in merito, oltre alle emozioni che son riuscito a suscitare.
  15. @Joyopi Grazie del passaggio e degli apprezzamenti. Sono lieto di aver suscitato emozioni a questo giro e anche che atmosfere e personaggi risultino soddisfacenti.