Giselle

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  1. Benvenuta, Elvira! Qui di lettori accaniti e scrittori per passione ne troverai molti. A rileggerti!
  2. Grazie a tutti! Le vostre risposte calorose mi fanno davvero piacere. @Giuseppe, sono curiosa di leggere i tuoi scritti! Aggiorno il topic con una bellissima recensione dell'amica e scrittrice Aislinn: aislinndreams.blogspot.it/2017/10/la-signora-dei-gomitoli-gisella-laterza.html
  3. Ci siamo. Con una certa emozione, vi presento il mio secondo libro: una raccolta di fiabe. Titolo: La signora dei gomitoli e altre fiabe su e giù per l'Italia Autore: Gisella Laterza Collana: Il cantiere delle parole Casa editrice: Rizzoli ISBN: 978-8817096416 Data di pubblicazione: 12 ottobre 2017 Prezzo: 12 euro cartaceo, 8,99 euro in versione ebook Genere: Raccolta di fiabe Pagine: 134 Quarta di copertina o estratto del libro: "La Signora e sempre in viaggio. Trova storie per le strade, dentro i pozzi, sotto i baffi dei gatti. Quando arriva in una nuova città, si siede in mezzo alla piazza, solleva la valigia, tira fuori i gomitoli, li srotola. Intreccia i fili e inizia a raccontare. Attorno a lei si radunano molte persone, soprattutto bambini, non perché le sue storie siano solo per loro, ma perché i bimbi, si sa, sono più attenti." Le fiabe della Signora dei Gomitoli percorrono l'Italia intera, da Torino a Otranto, da Bergamo a Napoli. Per scoprire che in cima alla torre più alta di Bologna viveva un tempo una principessa di nome Garisenda; che a Milano c'è una casa con l'orecchio e che se le si sussurra un desiderio, sicuro che si avvererà; che i primi abitanti di Lampedusa si chiamavano Sinibaldo e Rosina e amavano le tartarughe che venivano dal mare. Link all'acquisto: https://www.ibs.it/signora-dei-gomitoli-altre-fiabe-libro-gisella-laterza/e/9788817096416
  4. Benvenuto! (Un altro Tolkeniano! )
  5. Che presentazione completa! Benvenuto: vedrai che qui troverai ciò che cerchi. A rileggerti!
  6. Finito l'editing del libro in uscita... Ora sto lavorando a qualcosa di completamente nuovo. Chi mi segue su Facebook lo sa: sto scrivendo il libro su un viaggio che ho fatto a giugno, attraversando quasi tutta l'Italia. Per me è un'esperienza difficile ma molto stimolante: di solito scrivo fiabe, ma qui per la prima volta sarò io, in prima persona, senza il velo dei personaggi.
  7. @Madiel La faccio semplice anche se non lo è. Se al momento hai voglia di scrivere altro, dedicandoti a un progetto più frivolo, fallo. Credo che i libri scritti per necessità siano di solito quelli meglio riusciti. Solo un consiglio: non provare a pubblicarlo subito. Piuttosto, una volta finito il "romanzo frivolo", tienilo nel cassetto, prova a scrivere il seguito del tuo primo libro e prova a pubblicarlo. Infatti questo ha già un bacino d'utenza e la cosa più strategica secondo me è, con il secondo romanzo, continuare a rivolgerti ai lettori che già ti seguono. Quando poi il tuo pubblico si è affezionato a te come scrittore (non solo per il tuo genere, ma per il tuo stile), puoi provare, mantenendo il tuo nome, a proporre qualcosa di diverso, come il romanzo frivolo, mantenendo il tuo nome.
  8. @Antonio Sofia , che bello sapere che ci sono genitori come te! Ricordo che ho iniziato ad amare la lettura perché mia madre era una straordinaria narratrice. Sapeva fare le voci dei personaggi e le giuste pause, sapeva commentare la storia senza spiegarla troppo, lasciandomi libera di capire da sola. Mi sono rimasti impressi, letti da lei, soprattutto Pinocchio e La collina dei conigli. Del primo ricordo la voce sicura che mia madre faceva quando Pinocchio gridava al Grillo: "Voglio andare avanti!", e la vocetta viscida e antipatica del Grillo che rispondeva: "La strada è pericolosa...". Del secondo ricordo che mi ha spaventato: era un libro violento, oscuro e bellissimo. O almeno così mi sembrava. Quando sono diventata abbastanza grande per affrontare da sola romanzi complessi, attorno ai 7/8 anni, nostra madre ha iniziato a leggere Harry Potter a mia sorella, che era più piccola di me. E io li divoravo per conto mio, e poi tornavo ad ascoltarli interpretati da lei. Quindi posso rassicurarti su una cosa: anche quando tua figlia sarà un po' più grandicella, le resterà il piacere della lettura condivisa con il suo papà.
  9. Che bella presentazione. Mi hai incuriosito, colonnello!
  10. Mi stupisce che non ci sia la discussione. Dunque, parliamo di romanzo erotico? L'argomento mi incuriosisce perché credo che ci siano poche cose al mondo che mi fanno ridere come i romanzi erotici. Da qui la domanda: sono fatta male io, o sono fatti male i libri che ho provato a leggere? Forse sono io a non capire gli elementi chiave del genere, né perché abbia tanto successo, e appunto per questo mi piacerebbe sviscerare l'argomento. Partendo da tre domande, direi. Per prima cosa, i cliché. Trame, personaggi, situazioni. Che cosa ritorna, di che cosa si abusa quando si scrive un erotico? Ci sono alcuni cliché irrinunciabili, e altri che invece infastidiscono il lettore? In secondo luogo, come descrivere una scena di sesso (e non ottenere grasse risate)? Forse di questo abbiamo già parlato nel forum, ma riprenderei l'argomento per contestualizzarlo all'interno del genere specifico. Infine, quali sono i romanzi erotici scritti bene? Attendo le vostre idee, anche su uno solo di questi tre punti, o su altri.
  11. Benvenuta, Francesca! Abbiamo un po' di cose in comune: anche io penso che la libreria dica molto di una persona. E i miei maestri, e più tardi i professori, sono stati determinanti nel mio percorso, incoraggiandomi sempre molto nella scrittura. Qui troverai incoraggiamenti, ma anche consigli molto puntuali, se vorrai condividere i tuoi scritti. Ancora benvenuta, e a rileggerti!
  12. Non parlerei di "confondere e fregare il lettore" perché credo che il numero di pagine di un romanzo ne influenzi il prezzo fino a un certo punto. Solo per fare i primi esempi che mi vengono in mente, prendendo alcune favole illustrate e recenti: Topiopì, di Andrea Camilleri, è lungo 96 pagine e costa 16 euro; Qualcosa, di Chiara Gamberale, conta 192 pagine per 16.90 euro. Cento pagine di differenza, e solo 90 centesimi in più. Poi aggiungiamo Favola in bianco e nero, di Mauro Corona, che ha 98 pagine e costa 11 euro. Stesso numero di pagine di Topiopì, ma per Camilleri si devono spendere ben 5 euro in più. E l'editore è lo stesso (Mondadori). Mi pare quindi che il numero di pagine non sia un fattore determinante (o almeno non nella maggior parte dei casi) quanto lo è il nome dell'autore, o altri fattori su cui non so entrare nel dettaglio perché non me ne intendo, come la qualità della carta e della rilegatura, il costo dell'illustratore, della distribuzione, eccetera. A proposito, (ma dovrei ritrovare il topic) mi pare di aver letto proprio nel forum, o altrove, che stampare 50-100 pagine in più non incida troppo sui costi dell'edizione, perché il prezzo di un libro è determinato soprattutto dalla distribuzione. Ma dovrei recuperare informazioni più precise. E' solo per dire che, a parer mio, quando gli editori cercano di impaginare in un certo modo, lo fanno per rendere il libro più accattivante: a un lettore l'atto di girare le pagine più in fretta, perché sono stampate più "larghe", fa venire ancora più voglia di leggere. Poi, certo, non dico che gli editori siano sempre in buona fede. Ma tendenzialmente credo che ci siano dietro soprattutto discorsi di leggibilità, colpo d'occhio, eccetera.
  13. @JPK Dike Rispondo dopo mesi. Pardon, mi era sfuggito il topic. Non sono stata a fare i calcoli del rapporto pagina/caratteri del mio romanzo perché la proporzione, a parer mio, non è determinante. Più importante, per me come lettrice, è il "colpo d'occhio": se la pagina è ben bilanciata (tra dimensione dei caratteri, interlinea, bordi eccetera) e il lettore, aprendo il libro, trova il primo impatto gradevole, vuol dire che è stato fatto un buon lavoro e la brevità del testo non influirà sulle vendite. Se invece il lettore, buttando un occhio alle pagine, ha l'impressione di essere preso in giro, i casi sono due: o il romanzo va ampliato, o va impaginato in modo più accattivante (come mi pare sia stata la sensazione di @Marcello per Scorre la Senna di Vargas).
  14. Grazie, Black.
  15. Sorry, cambierei di nuovo nick (poi starò buona per un po', promesso!). E' che Eventyr mi piace tanto e mi rispecchia, ma non penso che qualcuno ne conosca il significato. Opterei per Giselle, che è come mi chiamano i miei colleghi da un paio d'anni, e che ormai mi è familiare. Posso? Grazie per il disturbo!