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Marco Penzo

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Su Marco Penzo

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    Sognatore
  • Compleanno 06/03/1988

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  • Genere
    Maschio
  • Interessi
    Calcio, tennis, musica, scrittura

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  1. Prima che il gallo canti avrai tradito i tuoi ideali avrai osato soggiogare i corpi invitti degli uomini vicini all’ultimo talamo. Volevi sognare, ma erri nel sostenere la causa sbagliata: il particolare, il necessario superfluo. Torna ad amare, sperare. Troverai solo allora i miti della collina, i sogni del futuro. Misurata la tua anima sarà nel cercare gli uliveti, le viti. E gli altri saranno i tuoi prossimi. Il verso del gallo ritorna per rinnovare ogni giorno i passi: gli attimi di continuo albeggiare.
  2. Rischiara l'animo pio apri il cuore al mondo salva il concetto di speranza vivi l'attimo di felicità.
  3. Al simposio si parla di amore. Noi amici del sapere ci rifugiamo da una società aliena dall’amore puro per tornare a noi, al nostro essere umani. Limite o limitatezza? In noi risiede la grandezza come la pochezza, e ritmando i colpi del cuore battiamo i calici per un sorso di vino. E sondiamo la verità in cerca di compassione di una nuova emozione.
  4. Pagine che riflettono in versi le vibrazioni poetiche dell'autore: emerge il tema della speranza come attimo di bene, momento germinale di una progettualità che aspira a vivere in una società che davvero assuma i valori universalistici nel palpito condiviso di autentiche relazioni umane.
  5. Ci ruberanno la memoria e ci diranno solamente: "Noi siamo tutti uguali, ma noi molto di più". La loro democrazia è fatta di inganno, quello dell'ingiusta misura, quello del narcisistico odio del prossimo, il grave disprezzo. Qui il nostro destino sembra una lenta, angosciante, amara discesa nella mediocrità.
  6. Un volo eterno, scivolando desto sui tetti, evoca un grido lontano, suoni poco netti; gracchiando svolazzante il corvo bussa a porte chiuse e forse mai aperte delle cripte della morte. Dormono tutti, lamentando la bellezza mai avuta, e uno spirito vendicativo canta un’ode perduta tra rovi rotti dai pianti di vittime decadute: risorti spiriti della notte in strade già battute vagano cercando la luce, fischiando le foglie, e cercando finite voci nella notte spoglie. Il corvo guarda le colline gridare per la libertà. Lo spirito decaduto vaga alla ricerca della verità. Fruscianti fiumi parlano di notte non più incessante. L’uomo trova la sua tomba sulla riva del torrente: il vero bello. Il corvo dall’occhio vitreo batte vago le ali: svanisce e appare con la luce di spirito pago.
  7. Hai scoperto la morte del cuore amico. I tempi dell'innocenza sono finiti e il passaggio all'età della responsabilità è il più tragico: i ricordi ora sono più forti, e i sogni spariscono sotto la polvere del sangue. E quei tempi in cui si giocava, e si giocava lottando, mentre ora si lotta giocando, sono con la morte del più caro amico; le tue armi, tuo orgoglio, tue sciagure, non ti hanno restituito l’amico guerriero, volto della tua gioventù. L’odio orgoglioso ti ha dominato, ma la vendetta ti ha reso solo vuoto di vana soddisfazione. Vera ingiustizia è illudersi dell’eternità. La fine ha portato compassione. Vecchio Priamo, ora si comprendono i tuoi pianti; ecco il corpo di Ettore, il crudele figlio, vittima della guerra, come tanti tuoi nemici.
  8. La raccolta racchiude una serie di tematiche che vanno ad affrontare in fondo il tema dell'incomunicabilità, della fragilità dei rapporti fra le persone. Il sogno, tema centrale dell'opera, non è visto come semplice aspettativa, ma come oggetto portante della formazione dell'individuo in una comunità che dovrebbe essere di uguali, ma che invece è ingannata dai poteri forti e dai falsi ideali. Si intrecciano le tematiche politiche volte alla critica del consumismo e di ideologie infami come quella fascista e quella nazista, riaffermando l'importanza di valori che dovrebbero forgiare veri cittadini. Troviamo nella raccolta riferimenti alla solidarietà, allo sviluppo storico, sia individuale che collettivo, per giungere a una visione di un presente deludente e povero di contenuti. Ma in fondo tutte le poesie sono accomunate dall'amore per la libertà. Come cantava Fabrizio De André: «Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato». Così la libertà si trova sotto un filo spinato che non le permette di fuggire, di esprimersi in tutto il suo splendore. La libertà non è licenziosità, ma affermazione della verità, della giustizia.